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	Commenti a: ma è un ragazzo in gamba	</title>
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		<title>
		Di: tnigi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[tnigi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 May 2010 10:02:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Utili precisazioni. Lieta che tu abbia condiviso la storia di Nasser, che è molto bella. Non so se tu abbia mai avuto modo di contattare la maestra Marianna e di parlare con lei della sua esperienza. Filippo e Nasser hanno fatto qualcosa che probabilmente gli veniva naturale e lei non li ha ostacolti. ..  Ha l&#039;aria di essere una che sa giocare.. ed è già tanto che un educatore lasci spazio, se lo fa con consapevolezza. Credo che divulgare storie di casi concreti sia di grande aiuto per accendere la luce e stimolare domande complesse. Poi, certo, ogni insegnante costruisce la sua consapevolezza nel rapporto diretto con ragazzi in carne e ossa, ciascuno nel proprio contesto e con il proprio bagaglio di esperienze e di incertezze. Gli insegnanti stessi hanno bisogno di aiuto e confronto. Idealmente dovrebbero tenere al loro ruolo di facilitatori, indipendentemente dalla materia che insegnano. Grazie per tutte le indicazioni che hai dato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Utili precisazioni. Lieta che tu abbia condiviso la storia di Nasser, che è molto bella. Non so se tu abbia mai avuto modo di contattare la maestra Marianna e di parlare con lei della sua esperienza. Filippo e Nasser hanno fatto qualcosa che probabilmente gli veniva naturale e lei non li ha ostacolti. ..  Ha l&#8217;aria di essere una che sa giocare.. ed è già tanto che un educatore lasci spazio, se lo fa con consapevolezza. Credo che divulgare storie di casi concreti sia di grande aiuto per accendere la luce e stimolare domande complesse. Poi, certo, ogni insegnante costruisce la sua consapevolezza nel rapporto diretto con ragazzi in carne e ossa, ciascuno nel proprio contesto e con il proprio bagaglio di esperienze e di incertezze. Gli insegnanti stessi hanno bisogno di aiuto e confronto. Idealmente dovrebbero tenere al loro ruolo di facilitatori, indipendentemente dalla materia che insegnano. Grazie per tutte le indicazioni che hai dato.</p>
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		Di: paola lodola		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/04/30/33442/#comment-134213</link>

		<dc:creator><![CDATA[paola lodola]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 May 2010 12:11:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie dei commenti e delle riflessioni. Del materiale si trova sulle scuole dei paesi di provenienza, qualcosa nel sito del centro Come per esempio, qualcosa pure presso il centro di documentazione dell’ismu di Milano dove periodicamente aggiornano le loro mappature sui sistemi scolastici nei diversi paesi. Ma si tratta, in generale, di informazioni orientative e non esaustive. Del resto per sapere cosa sa fare un ragazzo che ha studiato sempre in Italia sapere com’è la scuola qui è importante ma fino a un certo punto. Per capire le competenze, e soprattutto per valutare i possibili sviluppi, ci vuole tempo e uno studente cambierà in un senso o nell’altro anche a seconda del contesto in cui sarà ammesso. Per questo vale la pena farlo partire con i suoi coetanei e osservarlo. Nella peggiore delle ipotesi lo si boccerà a fine anno, nella peggiore. Sono convinta che i compagni siano lo strumento più efficace per l’apprendimento. Lo sapeva don Milani, più che mai attuale,  e lo sapevano i suoi allievi quando scrissero Lettera a una professoressa. Me lo ha detto anche Nasser che ha 16 anni e se ne andato dall’Egitto a 13, da solo, senza mai essere andato a scuola nel suo paese. Quando è venuto da me quest’anno, perché da Milano nord era stato trasferito in una comunità a Gratosoglio,  sapeva leggere e scrivere bene.  Gli ho chiesto “chi ti ha insegnato? Che brava insegnante avevi nell’altra scuola. Come si chiamava?” “si chiamava Marianna. Era bravissima, ma non mi ha insegnato lei, mi ha insegnato Filippo, il mio compagno di banco”. Nasser a 15 anni ha imparato a leggere e scrivere in poch mesi. Dal nulla, senza saperlo fare neppure in arabo. 
Quanto al lavoro di gruppo, che naturalmente funziona solo se c’è un gruppo, e al suo valore consiglio anche la lettura di Ultimo banco, per una scuola che non produca scarti. Raccoglie gli articoli apparsi sull’Avvenire di un altro prete che fa il doposcuola da una vita, Sandro Lagomarsini. C’è un pezzo che si intitola Il Lavoro di gruppo. Vale la pena. È chiaro che il ruolo dell’adulto è centrale perché è lui che coordina ed educa alla generosità e all’accoglienza. E’ stata Marianna a permettere che Filippo si prendesse a cuore Nasser, un’altra magari avrebbe delegato la faccenda all’alfabetizzatrice di turno con le sue tre ore a settimana, ammesso che la scuola ne avesse una, ed evitato che Filippo perdesse tempo a fare il maestro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie dei commenti e delle riflessioni. Del materiale si trova sulle scuole dei paesi di provenienza, qualcosa nel sito del centro Come per esempio, qualcosa pure presso il centro di documentazione dell’ismu di Milano dove periodicamente aggiornano le loro mappature sui sistemi scolastici nei diversi paesi. Ma si tratta, in generale, di informazioni orientative e non esaustive. Del resto per sapere cosa sa fare un ragazzo che ha studiato sempre in Italia sapere com’è la scuola qui è importante ma fino a un certo punto. Per capire le competenze, e soprattutto per valutare i possibili sviluppi, ci vuole tempo e uno studente cambierà in un senso o nell’altro anche a seconda del contesto in cui sarà ammesso. Per questo vale la pena farlo partire con i suoi coetanei e osservarlo. Nella peggiore delle ipotesi lo si boccerà a fine anno, nella peggiore. Sono convinta che i compagni siano lo strumento più efficace per l’apprendimento. Lo sapeva don Milani, più che mai attuale,  e lo sapevano i suoi allievi quando scrissero Lettera a una professoressa. Me lo ha detto anche Nasser che ha 16 anni e se ne andato dall’Egitto a 13, da solo, senza mai essere andato a scuola nel suo paese. Quando è venuto da me quest’anno, perché da Milano nord era stato trasferito in una comunità a Gratosoglio,  sapeva leggere e scrivere bene.  Gli ho chiesto “chi ti ha insegnato? Che brava insegnante avevi nell’altra scuola. Come si chiamava?” “si chiamava Marianna. Era bravissima, ma non mi ha insegnato lei, mi ha insegnato Filippo, il mio compagno di banco”. Nasser a 15 anni ha imparato a leggere e scrivere in poch mesi. Dal nulla, senza saperlo fare neppure in arabo.<br />
Quanto al lavoro di gruppo, che naturalmente funziona solo se c’è un gruppo, e al suo valore consiglio anche la lettura di Ultimo banco, per una scuola che non produca scarti. Raccoglie gli articoli apparsi sull’Avvenire di un altro prete che fa il doposcuola da una vita, Sandro Lagomarsini. C’è un pezzo che si intitola Il Lavoro di gruppo. Vale la pena. È chiaro che il ruolo dell’adulto è centrale perché è lui che coordina ed educa alla generosità e all’accoglienza. E’ stata Marianna a permettere che Filippo si prendesse a cuore Nasser, un’altra magari avrebbe delegato la faccenda all’alfabetizzatrice di turno con le sue tre ore a settimana, ammesso che la scuola ne avesse una, ed evitato che Filippo perdesse tempo a fare il maestro.</p>
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		Di: tnigi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/04/30/33442/#comment-134180</link>

		<dc:creator><![CDATA[tnigi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 May 2010 11:31:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sì, è importante. Solleva domande cruciali, cercando di mettere a nudo la difficoltà di trasformare in concretezza l&#039;idealità della lungimiarante legge italiana - problema del resto non nuovo, soprattutto in ambito scolastico...  Mi ha colpito leggere di insegnanti &#039;convinti di essere più importanti loro, e quello che sapranno insegnare, dei compagni di banco o di intervallo..&quot;

Certo, non è difficile immaginare casi di apparente protezione &#039;materna&#039; per il bene dell&#039;allievo, e insegnanti senza competenze interculturali specifiche che, non riconoscendo di essere anche loro parte del problema, lo proiettano tutto sugli allievi invece di tentare di risolverlo razionalmente valutando tutti i pro e contro. Ci sarà sicuramente chi, fra gli insegnanti, è rimasto indietro con la pedagogia, chi invece ha letto libri più aggiornati e continua a leggerli, chi ha viaggiato e chi no, chi si mette in gioco e chi non sa giocare, chi vive l&#039;appartenenza a un&#039;istituzione in modo passivo, aspettando soluzioni solo dall&#039;alto, chi invece si attiva in proprio e propone, dibattendosi magari fra mille difficoltà, non sempre e solo di ordine economico o &#039;di tempo&#039;, ma anche essenzialmente radicate nella nostra cultura.

Trovo però importante chiedersi anche, come fa l&#039;articolo, &quot;quanti sono gli insegnanti &#039;capaci di valutare per davvero uno studente moldavo o cinese o bengalese prima di decidere in quale classe inserirlo?&quot;  ma non me la sentirei di condannare senza appello gli insegnanti che hanno ancora poca propensione al rischio, pur condividendo la preoccupazione di cui l&#039;articolo si fa portavoce. In altre parole, se si va oltre il discrimine &#039;buoni e cattivi&#039; e si guarda al problema in un ottica di sistema, senza sopravvalutare nessuna delle variabili (per esempio si può demandare la soluzione al solo rapporto con i coetanei? Forse no.) e ci si chiede criticamente di quali competenze e risorse c&#039;è bisogno, forse il problema si potrebbe dividere e cominciare ad affontare?

Per cominciare mi viene in mente una domanda: quale supporto concreto riceve dalle istituzioni la classe docente per collegarsi con i vari Paese di riferimento e acquisire informazioni utili riguardo ai loro sistemi educativi, ai programmi e ai materiali didattici ecc? Esiste qualcuno che lo fa?

La rete può aiutare?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, è importante. Solleva domande cruciali, cercando di mettere a nudo la difficoltà di trasformare in concretezza l&#8217;idealità della lungimiarante legge italiana &#8211; problema del resto non nuovo, soprattutto in ambito scolastico&#8230;  Mi ha colpito leggere di insegnanti &#8216;convinti di essere più importanti loro, e quello che sapranno insegnare, dei compagni di banco o di intervallo..&#8221;</p>
<p>Certo, non è difficile immaginare casi di apparente protezione &#8216;materna&#8217; per il bene dell&#8217;allievo, e insegnanti senza competenze interculturali specifiche che, non riconoscendo di essere anche loro parte del problema, lo proiettano tutto sugli allievi invece di tentare di risolverlo razionalmente valutando tutti i pro e contro. Ci sarà sicuramente chi, fra gli insegnanti, è rimasto indietro con la pedagogia, chi invece ha letto libri più aggiornati e continua a leggerli, chi ha viaggiato e chi no, chi si mette in gioco e chi non sa giocare, chi vive l&#8217;appartenenza a un&#8217;istituzione in modo passivo, aspettando soluzioni solo dall&#8217;alto, chi invece si attiva in proprio e propone, dibattendosi magari fra mille difficoltà, non sempre e solo di ordine economico o &#8216;di tempo&#8217;, ma anche essenzialmente radicate nella nostra cultura.</p>
<p>Trovo però importante chiedersi anche, come fa l&#8217;articolo, &#8220;quanti sono gli insegnanti &#8216;capaci di valutare per davvero uno studente moldavo o cinese o bengalese prima di decidere in quale classe inserirlo?&#8221;  ma non me la sentirei di condannare senza appello gli insegnanti che hanno ancora poca propensione al rischio, pur condividendo la preoccupazione di cui l&#8217;articolo si fa portavoce. In altre parole, se si va oltre il discrimine &#8216;buoni e cattivi&#8217; e si guarda al problema in un ottica di sistema, senza sopravvalutare nessuna delle variabili (per esempio si può demandare la soluzione al solo rapporto con i coetanei? Forse no.) e ci si chiede criticamente di quali competenze e risorse c&#8217;è bisogno, forse il problema si potrebbe dividere e cominciare ad affontare?</p>
<p>Per cominciare mi viene in mente una domanda: quale supporto concreto riceve dalle istituzioni la classe docente per collegarsi con i vari Paese di riferimento e acquisire informazioni utili riguardo ai loro sistemi educativi, ai programmi e ai materiali didattici ecc? Esiste qualcuno che lo fa?</p>
<p>La rete può aiutare?</p>
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		Di: MA È UN RAGAZZO IN GAMBA di Paola Lodola (Nazione Indiana) &#171; Aliberti editore Blog		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/04/30/33442/#comment-133980</link>

		<dc:creator><![CDATA[MA È UN RAGAZZO IN GAMBA di Paola Lodola (Nazione Indiana) &#171; Aliberti editore Blog]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 May 2010 20:23:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] da Nazione Indiana 30.04.2010 Condividi+Articoli correlati         Feed for this Entry Trackback [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] da Nazione Indiana 30.04.2010 Condividi+Articoli correlati         Feed for this Entry Trackback [&#8230;]</p>
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		Di: emilia zazza		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/04/30/33442/#comment-133913</link>

		<dc:creator><![CDATA[emilia zazza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 May 2010 12:11:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[fa luce su nuovi (almeno per me) aspetti della questione e offre spunti di riflessione. bello davvero.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>fa luce su nuovi (almeno per me) aspetti della questione e offre spunti di riflessione. bello davvero.</p>
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		Di: jan reister		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/04/30/33442/#comment-133896</link>

		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 17:16:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2010/04/30/33442/#comment-133893&quot;&gt;Ares&lt;/a&gt;.

L&#039;ho letto con molto interesse, è davvero un articolo importante.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/04/30/33442/#comment-133893">Ares</a>.</p>
<p>L&#8217;ho letto con molto interesse, è davvero un articolo importante.</p>
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		<title>
		Di: Ares		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/04/30/33442/#comment-133893</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ares]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 15:30:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gran bell&#039;articolo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gran bell&#8217;articolo.</p>
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		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/04/30/33442/#comment-133871</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 08:32:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Articolo molto interessante che sottolinea la difficoltà, ma anche la bellezza della missione dell&#039;insegnante: accogliere, fare crescere la giovinezza nelle migliori condizioni. Il problema è stesso: la povertà dei mezzi. Penso che un &quot;premier arrivant&quot; adolescente deve seguire classe con gli altri, ma anche classe specifiche di apprendimento della lingua della terra di accoglienza con professionisti: c&#039;è una pedagogia particolare per insegnare la lingua con ragazzi che parlano una lingua straniera a casa e non conoscono la lingua del paese dove si costruisce l&#039;avvenire loro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Articolo molto interessante che sottolinea la difficoltà, ma anche la bellezza della missione dell&#8217;insegnante: accogliere, fare crescere la giovinezza nelle migliori condizioni. Il problema è stesso: la povertà dei mezzi. Penso che un &#8220;premier arrivant&#8221; adolescente deve seguire classe con gli altri, ma anche classe specifiche di apprendimento della lingua della terra di accoglienza con professionisti: c&#8217;è una pedagogia particolare per insegnare la lingua con ragazzi che parlano una lingua straniera a casa e non conoscono la lingua del paese dove si costruisce l&#8217;avvenire loro.</p>
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