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	Commenti a: Chi ha paura delle formule? #1	</title>
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		Di: Made in Caina		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Made in Caina]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 00:39:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot; Lo zero è due che sono uno &quot;.]]></description>
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		Di: Made in Caina		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Made in Caina]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 00:31:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot; Nessun limite a questa concatenazione, salvo &#039; il bordo di questo foglio di carta &#039; &quot;. J. Kristeva, Semeiotikè, 1978, p. 158.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8221; Nessun limite a questa concatenazione, salvo &#8216; il bordo di questo foglio di carta &#8216; &#8220;. J. Kristeva, Semeiotikè, 1978, p. 158.</p>
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		Di: sparz		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/05/31/chi-ha-paura-delkle-formule-1/#comment-135429</link>

		<dc:creator><![CDATA[sparz]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 21:04:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mah, l&#039;esistenza della matematica non mi pare abbia a che fare con l&#039;esistenza di Dio, anche se probabilmente &lt;a href=&quot;http://www.ibs.it/code/9788833916798/go-del-kurt/prova-matematica-dell.html&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;Gödel&lt;/a&gt; pensava diversamente. A Brown (&quot;&lt;em&gt;La matematica seduce perché mira a rappresentare il mondo come un’entità logica, determinata, compresa&lt;/em&gt;.&quot;) vorrei dire che la matematica non vuole necessariamente rappresentare il mondo, ma sul come e sul perché di ciò tornerò nella seconda puntata. Così come tornerò su quello che lamenta Tash, che invito a pazientare un attimo; del resto su un tema come quello del costante complicarsi delle strutture matematiche mi darà atto che non si combina un&#039;analisi seria in un post, tuttavia qualcosa da mordere lo troverà.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mah, l&#8217;esistenza della matematica non mi pare abbia a che fare con l&#8217;esistenza di Dio, anche se probabilmente <a href="http://www.ibs.it/code/9788833916798/go-del-kurt/prova-matematica-dell.html" rel="nofollow">Gödel</a> pensava diversamente. A Brown (&#8220;<em>La matematica seduce perché mira a rappresentare il mondo come un’entità logica, determinata, compresa</em>.&#8221;) vorrei dire che la matematica non vuole necessariamente rappresentare il mondo, ma sul come e sul perché di ciò tornerò nella seconda puntata. Così come tornerò su quello che lamenta Tash, che invito a pazientare un attimo; del resto su un tema come quello del costante complicarsi delle strutture matematiche mi darà atto che non si combina un&#8217;analisi seria in un post, tuttavia qualcosa da mordere lo troverà.</p>
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		Di: maurizio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/05/31/chi-ha-paura-delkle-formule-1/#comment-135427</link>

		<dc:creator><![CDATA[maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 20:33:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gentile Brown fraintendi. Attravarso le parole, al canto, si può dare corpo a un pensiero religioso in forme più o meno avvincenti (spesso magnifiche, si pensi alle mitologie di Shiva o Dioniso, al Ramayana, al Mahabarata) e forse si tratta del meglio che l&#039;uomo abbia saputo produrre dacché esiste, ma Dio in quanto tale non è una robetta che si possa confezionare con carta e penna. Senza la pretesa di corrompere un ateo, che nella sua religione immagino animato da fervore incrollabile, vorrei ricordare l&#039;opinione del grande matematico, chimico, ingegnere e prete ortodosso Pavel Florenskij. Egli ammetteva tutte le difficoltà circa una qualsiasi dimostrazione razionale dell&#039;esistenza di Dio, problema che peraltro espresso in questi termini risulta ovviamente di somma cretineria, ma sosteneva non fosse ammissibile che la quasi totalità degli uomini, compreso i più saggi, da tempo immemorabile potesse farsi preda di una bufala di questa portata. Dunque, il semplice rispetto di tali uomini dovrebbe mettere sull&#039;avviso circa la complessità e la serietà del problema. Se poi uno nasce con l&#039;anima di schiavo non ha bisogno neppure della fede dei preti per esprimere la propia natura: infatti il conformismo e l&#039;asineria pubblica danno oggi sfarzosa prova di sè in infiniti altri modi. I Pigmei e gli Aborigeni solo apparentemente non sono società gerarchizzate perché al loro interno si riconoscono invece chiaramente i ruoli e le funzioni guerriera, sacerdotale/sciamanica, e produttiva. Se non usano la scrittura, questo non significa che non posseggano una ricchissima letteratura orale, una complicatissima riserva di miti e dei principi fondatori e generatori schiettamente e puramente metafisici. La società gerarchizzata nuoce quando la piramide si rovescia e i delinquenti si trovano sul suo spaziosissimo vertice. Per sfruttare un uomo non sono necessari procedimenti di scrittura, di regola è sufficiente un bastone. Di Florenskij consiglio vivamente la lettura: &quot;Le porte regali&quot;, saggio sull&#039;Icona e &quot;La colonna e il fondamento della verità&quot;, saggio di teodicea ortodossa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Brown fraintendi. Attravarso le parole, al canto, si può dare corpo a un pensiero religioso in forme più o meno avvincenti (spesso magnifiche, si pensi alle mitologie di Shiva o Dioniso, al Ramayana, al Mahabarata) e forse si tratta del meglio che l&#8217;uomo abbia saputo produrre dacché esiste, ma Dio in quanto tale non è una robetta che si possa confezionare con carta e penna. Senza la pretesa di corrompere un ateo, che nella sua religione immagino animato da fervore incrollabile, vorrei ricordare l&#8217;opinione del grande matematico, chimico, ingegnere e prete ortodosso Pavel Florenskij. Egli ammetteva tutte le difficoltà circa una qualsiasi dimostrazione razionale dell&#8217;esistenza di Dio, problema che peraltro espresso in questi termini risulta ovviamente di somma cretineria, ma sosteneva non fosse ammissibile che la quasi totalità degli uomini, compreso i più saggi, da tempo immemorabile potesse farsi preda di una bufala di questa portata. Dunque, il semplice rispetto di tali uomini dovrebbe mettere sull&#8217;avviso circa la complessità e la serietà del problema. Se poi uno nasce con l&#8217;anima di schiavo non ha bisogno neppure della fede dei preti per esprimere la propia natura: infatti il conformismo e l&#8217;asineria pubblica danno oggi sfarzosa prova di sè in infiniti altri modi. I Pigmei e gli Aborigeni solo apparentemente non sono società gerarchizzate perché al loro interno si riconoscono invece chiaramente i ruoli e le funzioni guerriera, sacerdotale/sciamanica, e produttiva. Se non usano la scrittura, questo non significa che non posseggano una ricchissima letteratura orale, una complicatissima riserva di miti e dei principi fondatori e generatori schiettamente e puramente metafisici. La società gerarchizzata nuoce quando la piramide si rovescia e i delinquenti si trovano sul suo spaziosissimo vertice. Per sfruttare un uomo non sono necessari procedimenti di scrittura, di regola è sufficiente un bastone. Di Florenskij consiglio vivamente la lettura: &#8220;Le porte regali&#8221;, saggio sull&#8217;Icona e &#8220;La colonna e il fondamento della verità&#8221;, saggio di teodicea ortodossa.</p>
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		<title>
		Di: Brown		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/05/31/chi-ha-paura-delkle-formule-1/#comment-135422</link>

		<dc:creator><![CDATA[Brown]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 17:35:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ maurizio: non sbagli, la scrittura e&#039; il piu&#039; efficace strumento di asservimento degli individui, conseguenziale dunque l&#039;invenzione di dio e della matematica. Anche Levi-Strauss non ha dubbi in proposito: &quot;l&#039;unico fenomeno che sembra sempre e comunque legato all&#039;apparizione della scrittura e&#039; la costituzione di societa&#039; gerarchizzate, di societa&#039; di padroni e di schiavi, di societa&#039; che utilizzano una certa parte della loro popolazione per lavorare a profitto dell&#039;altra parte&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ maurizio: non sbagli, la scrittura e&#8217; il piu&#8217; efficace strumento di asservimento degli individui, conseguenziale dunque l&#8217;invenzione di dio e della matematica. Anche Levi-Strauss non ha dubbi in proposito: &#8220;l&#8217;unico fenomeno che sembra sempre e comunque legato all&#8217;apparizione della scrittura e&#8217; la costituzione di societa&#8217; gerarchizzate, di societa&#8217; di padroni e di schiavi, di societa&#8217; che utilizzano una certa parte della loro popolazione per lavorare a profitto dell&#8217;altra parte&#8221;.</p>
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		Di: gianni montieri		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/05/31/chi-ha-paura-delkle-formule-1/#comment-135418</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni montieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 16:04:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[trovo questo articolo bellissimo. Io, invece, la matematica l&#039;ho sempre amata così come la letteratura. Ricordo un geniale docente che spiegava la matematica citando spesso dante, facendo degli incisi filosofici (di due ore) , fra una spiegazione e l&#039;altra. fantastico]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>trovo questo articolo bellissimo. Io, invece, la matematica l&#8217;ho sempre amata così come la letteratura. Ricordo un geniale docente che spiegava la matematica citando spesso dante, facendo degli incisi filosofici (di due ore) , fra una spiegazione e l&#8217;altra. fantastico</p>
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		<title>
		Di: maurizio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/05/31/chi-ha-paura-delkle-formule-1/#comment-135417</link>

		<dc:creator><![CDATA[maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 15:41:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[per Brown: La letteratura ha creato anche le religioni (non solo quelle del libro) e quasi tutto il resto che esiste, o sbaglio?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>per Brown: La letteratura ha creato anche le religioni (non solo quelle del libro) e quasi tutto il resto che esiste, o sbaglio?</p>
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		<title>
		Di: maurizio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/05/31/chi-ha-paura-delkle-formule-1/#comment-135416</link>

		<dc:creator><![CDATA[maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 15:37:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Che sia proprio il linguaggio matematico la poesia della materia? Perchè no?
Contributo a definizione di poesia: (Da Rainero Gnoli, parlando di mantra e altro nel 1972) &quot;...come espressioni linguistiche aconvenzionali, possono essere paragonati, da un lato ai gridi di animali, alle interiezioni o alle intonazioni della voce che, come essi, esprimono uno stato di coscenza indipendentemente dalle categorie logiche del pensiero e, dall&#039;altro lato al linguaggio poetico, che sebbene si basi su un linguaggio pratico e convenzionale non si esaurisce tuttavia in esso, ma si accresce di un senso, di una risonanza nuova che, se coesiste col senso storico e letterale della parola e si esprime anzi attraverso esso, non può essere identificata con esso&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che sia proprio il linguaggio matematico la poesia della materia? Perchè no?<br />
Contributo a definizione di poesia: (Da Rainero Gnoli, parlando di mantra e altro nel 1972) &#8220;&#8230;come espressioni linguistiche aconvenzionali, possono essere paragonati, da un lato ai gridi di animali, alle interiezioni o alle intonazioni della voce che, come essi, esprimono uno stato di coscenza indipendentemente dalle categorie logiche del pensiero e, dall&#8217;altro lato al linguaggio poetico, che sebbene si basi su un linguaggio pratico e convenzionale non si esaurisce tuttavia in esso, ma si accresce di un senso, di una risonanza nuova che, se coesiste col senso storico e letterale della parola e si esprime anzi attraverso esso, non può essere identificata con esso&#8221;.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Brown		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/05/31/chi-ha-paura-delkle-formule-1/#comment-135410</link>

		<dc:creator><![CDATA[Brown]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 13:09:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Piu&#039; che attutire il dolore la matematica addomestica al vero. Cio&#039; che la rende una dottrina comunemente accettata da tutti e da tutti riconosciuta come forma insostituibile del sapere, e&#039; il suo intento assolutizzante. Che e&#039; al tempo stesso un fortalizio della logica del controllo e un programma falsamente rassicurante. La matematica seduce perche&#039; mira a rappresentare il mondo come un&#039;entita&#039; logica, determinata, compresa. Ma il mondo naturale non e ne&#039; logico, ne&#039; determinato, ne&#039; compreso. 
A sua volta la letteratura fa i conti con la matematica nel senso che il numero si propone di conferire unidirezionalita&#039; al percorso di oggettivazione della parola cristallizzata graficamente. Lo scritto, infatti, sebbene riduca l&#039;esperienza del parlato in una struttura chiusa fatta di segni, linee, direzioni da seguire e ortografia, non e&#039; ancora in grado di assurgere a forma di verita&#039;. Condiziona certamente il lettore senza offrire alcuna possibilita&#039; immediata di confronto, ma rimane pur sempre circoscritto nell&#039;ambito delle opinioni. Nessuno scritto e&#039; assolutamente vero. Anche i comandamenti di Dio si prestano all&#039;interpretazione. Il numero sfonda questa barriera di opinabilita&#039; e trasforma l&#039;esperienza della comunicazione in esternazione di verita&#039;. Chi ha mai potuto negare che 2+2 faccia 4? Da qui l&#039;assunto che il numero, prodotto operativo della scrittura, non potrebbe esistere senza di essa. La letteratura dunque, non ha ignorato o esorcizzato la matematica, l&#039;ha creata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Piu&#8217; che attutire il dolore la matematica addomestica al vero. Cio&#8217; che la rende una dottrina comunemente accettata da tutti e da tutti riconosciuta come forma insostituibile del sapere, e&#8217; il suo intento assolutizzante. Che e&#8217; al tempo stesso un fortalizio della logica del controllo e un programma falsamente rassicurante. La matematica seduce perche&#8217; mira a rappresentare il mondo come un&#8217;entita&#8217; logica, determinata, compresa. Ma il mondo naturale non e ne&#8217; logico, ne&#8217; determinato, ne&#8217; compreso.<br />
A sua volta la letteratura fa i conti con la matematica nel senso che il numero si propone di conferire unidirezionalita&#8217; al percorso di oggettivazione della parola cristallizzata graficamente. Lo scritto, infatti, sebbene riduca l&#8217;esperienza del parlato in una struttura chiusa fatta di segni, linee, direzioni da seguire e ortografia, non e&#8217; ancora in grado di assurgere a forma di verita&#8217;. Condiziona certamente il lettore senza offrire alcuna possibilita&#8217; immediata di confronto, ma rimane pur sempre circoscritto nell&#8217;ambito delle opinioni. Nessuno scritto e&#8217; assolutamente vero. Anche i comandamenti di Dio si prestano all&#8217;interpretazione. Il numero sfonda questa barriera di opinabilita&#8217; e trasforma l&#8217;esperienza della comunicazione in esternazione di verita&#8217;. Chi ha mai potuto negare che 2+2 faccia 4? Da qui l&#8217;assunto che il numero, prodotto operativo della scrittura, non potrebbe esistere senza di essa. La letteratura dunque, non ha ignorato o esorcizzato la matematica, l&#8217;ha creata.</p>
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		<title>
		Di: Made in Caina		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/05/31/chi-ha-paura-delkle-formule-1/#comment-135408</link>

		<dc:creator><![CDATA[Made in Caina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 12:25:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[una (nuova) formula : 

poesia = prosa -a -b -c]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>una (nuova) formula : </p>
<p>poesia = prosa -a -b -c</p>
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