Note per un libretto delle assenze

15 giugno 2010
Pubblicato da

di
Francesco Forlani1

E allora? Già, non te n’eri accorto, e forse nemmeno lo immaginavi che potesse accadere, capitare a te di ritrovare delle cose viste, ma tanto tempo prima, l’anima, il colore fino ad allora annegato in un mare di toni scuri, in centinaia di foto in bianco e in nero, una vastità di grigi, con scale appena percettibili, gli occhi del colore dei capelli e delle scarpe, come se il bianco avesse fatto assalto al nero o questi avesse attentato alla purezza, immacolata della carta, o forse né l’uno né l’altro, perché tra quello che era e si vedeva, perché certo si vedeva per come era, naturale, roseo, i capelli radi sulla fronte, il sorriso delicato come le mani, il volto, non v’era più nulla al passaggio dell’occhio alla camera oscura. Come per la sacra sindone incline al sacrificio del dettaglio, a fare di rosso sangue, grumi di colore denso e nero, e nessun rosa, giallo, nemmeno un’unghia sul telo imbrattato, qui, però al contrario, dalla icona senza colore venivano fuori le pieghe degli occhi, le rughe del tempo. Allora ecco, ora cedi alle tensioni dello sguardo, e le corde dell’anima lasci che suonino insieme ai ricordi qualcosa di simile a una canzone già sentita, per consapevolezza di essere stato felice, anche tu un giorno come quell’uomo nella fotografia.

  1. dopo aver visto per la prima volta una foto a colori di Albert Camus, contenuta nel libro curato da Catherine Camus, Albert Camus, Solitaire et Solidaire, Editions Michel Lafon, Paris, 2009 []

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11 Responses to Note per un libretto delle assenze

  1. véronique vergé il 16 giugno 2010 alle 08:28

    Francesco sublima il ritratto di Camus, spiccando colori in una poesia di vita.

  2. pasquale vitagliano il 16 giugno 2010 alle 16:54

    Leonardo Sciascia in una delle sue “cronachette” ha scritto una splendida nota sul “dagherrotipo”, cogliendone la capacità profetica di fissare in un istante tutto il destino dell’uomo ritratto.

  3. carmine vitale il 16 giugno 2010 alle 17:22

    si potrebbe pensare all’amore?
    io credo di si
    c.

  4. Yanez de Gomera il 16 giugno 2010 alle 20:33

    bel pezzo. bella foto.

  5. Salvatore D'Angelo il 17 giugno 2010 alle 00:38

    Eppure, per contrasto, commenterei questa foto a colori e questo bel pezzo (di vivo colore dei sentimenti), con questa musica “in bianco e nero”:

    http://www.youtube.com/watch?v=AEzsPGHsi90

  6. francesco pecoraro il 17 giugno 2010 alle 09:41

    la foto ha una data?

  7. Massimo il 17 giugno 2010 alle 12:08

    Meno vecchio, a colori. Un ragazzo di quarant’anni, come tanti di noi.
    Le mani parlano, gli occhi parlano.

  8. chi il 17 giugno 2010 alle 18:30

    bellissimo pezzo e bellissima foto, verrebbe da aggiungere variazioni. bello furlen.

  9. francesco forlani il 18 giugno 2010 alle 10:30

    scusa tash per il ritardo con cui ti rispondo. sulla foto non è indicata la data però visto che chiude la sezione 1952-1960 , la collocazione lascia presumere che sia dell’estate del 59, o del 58
    effeffe

  10. maria luisa il 18 giugno 2010 alle 10:55

    Sì, basta quel particolare che riapre il cuore e la memoria e ci si trova a sorridere di fronte a due soggetti sconosciuti ripresi anche decenni prima. Bel pezzo Furlen.

  11. giovanni il 18 giugno 2010 alle 19:24

    bello! camus sarà sempre dei nostri….complimenti!



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