Post modem: Livio Borriello

22 giugno 2010
Pubblicato da

di
Livio Borriello

Quest’abisso assoluto cos’è?

è che le cose esistono.

continuare a guardarlo, come si guarda il palazzo di fronte o un cane che passa. continuare a resistere
un punto qualsiasi della mia vita.

l’ho vissuto.

questo punto è là, costruito da me come un oggetto, riempito da me come un oggetto. questo punto è un rudere abbandonato in un’area molto lontana da qui. gli sterminati punti contenuti forse in 33 anni della mia ( di tutte ) le vite ci separano.

in questo punto ci sono alberi di pino (una pineta), auto che passano. questo punto, era fatto di questa sostanza . (ora, di che sostanza?). era una sostanza maggiormente verde, escresciuta, fissatasi in forme dendritiche. sparsi, in quella sostanza, c’eravamo noi, mobili, con gli io.

dunque quell’evento lontano, in cui noi alzavamo un braccio e eseguivamo alcune funzioni linguistiche – questa cosa sarebbe anche il mondo.

non ero io, solo chissà che, non sono io nel tempo di allora, nella luce del 1961, è evidente, la massa luminosa, appallottolata, informe, soffice, la bambagia di proteine frolle, il globulo carnoso, che era stato fasciato di tessuti.

io ero solo questo futuro, ma chi può essere un futuro, una cosa a venire, e che potrà venire in questo o un altro luogo, laggiù?

la cosa che fui, e non fui più, e rifui, e in cui riebbi luogo, planando sulle interruzioni, sugli ignoti, sull’inaggirabile, questa cosa scorre, balza, germina, è detta.

la vita scorre. ciò è inammissibile, perché la vita è fatta di questa sostanza gassosa ma materica, di questo plasma o pasta in cui ci sono questa casa, questo attimo, questo colore, questo piacere. ogni grammo di questa roba che si perde è inghiottito dall’andare avanti, e specie questo in cui c’era questa felicità dentro.

capita a volte che un’altra cosa viva, un’altra simile di fronte a cui sei, si faccia varco di una fuga che non finisce, ti spalanchi un tunnel senza fondo dietro. è nella carne che la fa, nei suoi movimenti, nel dolciume che è qualche atto involontario, inconsulto – il punto da cui procedi
poi, una volta, una era in un supermarket, che stava abbastanza fermo intorno a lei mentre lei si muoveva. per un istante poi era ferma anche lei, dentro i vestiti era acquattata nuda in tutta la sua trepidezza, e vibrava un po’ come il pelame di un coniglio

costei però si rifletteva nel neurone e poi il neurone riempito di lei in lei, e così fino a ogni punto all’interno di quel punto.

la stessa cosa poteva accadere a oggetti acuminati, a oggetti colorati, oggetti con forma fluida, oggetti aperti, soffici, radianti, duraturi, seri, perduti e altre caratteristiche simili.

nel mondo c’è bisogno di violenza, per bandire la prevaricazione. la scrittura, il bianco da qui alla fine della riga, è il solo spazio da cui può rampollare la pura violenza dell’attimo

non c’era nessuna ragione perché questo accadesse, ma è accaduto. non c’è nessuna ragione perché il futuro accada, ma noi dobbiamo decidere che accada.

( da Il mai neonato, in pubblicazione c/o Passaggi, a cura di Eugenio de Signoribus e Enrico Capodaglio)

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6 Responses to Post modem: Livio Borriello

  1. véronique vergé il 22 giugno 2010 alle 12:25

    La nascita il punto della scrittura punto ermetico del corpo ha il colore luminoso del vegetale; lo dice nello spazio di eternità, margine bianca dell’io sempre in nascita, punto dell’anno 1961, punto particolare della biografia di Livio Borriello.
    Bellissimo il punto sguardo su lei in supermarket, animale vestito, la parola scova il fremito, la nudita, la pelle. Vedere in una molecola di attimo una verità su lei. La scrittura toglie il vestito di ambra.

    Grazie a due incantatori: Livio Borriello e Effeffe.

  2. viola il 22 giugno 2010 alle 13:34

    c’è in questa scrittura, che Livio usa come uno scandaglio sempre più affinato, un richiamo alla violenza come necessità contro la prevaricazione, una antica e caparbia fiducia nel pro-getto, nell’azione capace di determinare di fronte all’indeterminato della materia che fluttua, che mi pare una posizione molto presente in tutta la sua opera, una sorta di ethos guerriero e di fiducia nella “pasione”.

  3. Yanez de Gomera il 22 giugno 2010 alle 20:30

    sono sempre puntuali e illuminanti i photoshoperi di effeeffe, perchè riescono a cogliere le sfumature di ogni (valido) testo di prosa o poesia.

  4. lallabai il 23 giugno 2010 alle 07:57

    E’ che il corpo è inconcepibile, e però biodegradabile. Bisogna vedere di nascere a qualcosa, accidenti, finché si è in tempo, arcimannaggia, con tutti questi io-minuti (nel senso di piccoli e nel senso di porzioncine temporali), da farci un’adozione a distanza subito – pffiiu nella piscinetta, sì?…

  5. liviobo il 23 giugno 2010 alle 15:46

    grazie dei pertinenti commenti (sull’ethos guerriero… in effetti una versione precedente era alquanto influenzata dalla lettura di che guevara… la parola, certo, vela e svela il corpo… ed è altrettanto biodegradabile, anche se forse più inquinante). ha ragione peraltro anche un amico che mi fa notare che il filo conduttore è un po’ debole… in parte dipende dal fatto che è saltato qualche stacco fra i frammneti…
    grazie ovviamente all’effeeffervescente, sempre raffinatissimo nelle sue chiose visive…

  6. véronique vergé il 23 giugno 2010 alle 17:30

    bellissima il gioco dell’infanzia, sotto il silenzio verde dei fiori e dell’acqua in attesa, l’amicizzia amore nel viaggio degli anni sbocciato nel fiore blu malva.

    Grazie a effeffe, per la poesia dello sguardo, la delicatezza.



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