carta st[r]ampa[la]ta n.20 – Mondiali

23 giugno 2010
Pubblicato da

di Fabrizio Tonello

“Il gigante è in ginocchio. Steso dal nervo sciatico, un dolore violento e improvviso, una scarica elettrica che parte dalla schiena e scende lungo la coscia. Gianluigi Buffon è fermo ai box, come una Ferrari che perde olio dal motore. Malinconico e arrabbiato” scriveva Alessandro Bocci sul Corriere della Sera del 16 giugno (p.48). Eh già, Buffon perde olio dal motore malgrado l’accurata manutenzione effettuata in tutti questi anni.

Il portiere della Juventus sembra aver stimolato i cronisti inviati in Sudafrica alla ricerca di eroi: il Mattino di Padova, per esempio, scriveva il 20 giugno, che “Gigi Buffon ha voluto riunire tutti i compagni per abbracciarli forte, uno a uno. «Non vengo perché ho dolore – ha confidato loro – ma lottate anche per me»”. Un saluto degno dei re spartani alle Termopili, dei gladiatori che entravano nel Colosseo, di Enrico Toti prima di andare a lanciare la stampella contro gli austriaci. Peccato che l’effetto retorico fosse un po’ rovinato dal seguito dell’articolo: “«Sono sicuro che farete una grande partita»” Certo, cos’era la difesa di Stalingrado dai nazisti in confronto alla sofferenza di dover guardare la partita in tv?

L’indisposizione di Buffon ha risvegliato un grande interesse qui a Nazione Indiana: ci sembrava che la stampa italiana non avesse indagato a sufficienza su quel “male subdolo”, sul “dolore violento e improvviso” che ha colpito il bravo portiere. Possibile che la sciatica colpisca anche in giovane età? Buffon ha risposto in televisione a Ilaria D’ Amico, nel corso di Sky Mondiali Show, citando il caso della compagna Alena Seredova: “Anche la gravidanza dà questi problemi, [il nervo] si infiamma a seconda di come si posiziona il bambino, ora non possiamo fare un’ esegesi del nervo sciatico, però sono informazioni che servono”. Mmmmmmh, “ora non possiamo fare un’ esegesi del nervo sciatico”, cosa mai vorrà dire?

La Stampa del 22 dava credito a un’altra versione, palesemente di fantasia: Buffon andrebbe presto sotto i ferri “per risolvere l’erna del disco”. Proprio così, “erna”, che ammesso voglia dire “ernia”, comunque con la sciatica c’entra poco. La nostra inchiesta ha invece dato ben altri risultati, assolutamente stupefacenti. Partiamo dalle verità ufficiali: “Di Buffon ce ne sono due. Il primo, Lorenzo, compirà ottant’anni a dicembre, ed è stato un grande portiere di Milan, Genoa e Inter tra il 1949 e il 1963. Gigi della Juve, il secondo Buffon, viene dallo stesso ceppo familiare”. Così scriveva la Gazzetta dello Sport nel luglio 2009. Zio e nipote, due generazioni accomunate solo dalla passione per il calcio e dalla bravura.

La realtà è un po’ diversa: Gigi Buffon non esiste. Di Buffon ce n’è uno solo, Lorenzo.

La nostra indagine è partita da un drammatico match tra Italia e Inghilterra 49 anni fa, a Roma, finito 3 a 2 per i fortissimi inglesi dopo che gli azzurri erano andati in vantaggio con Sivori e Brighenti. In porta, Lorenzo Buffon. Al 9’ minuto del secondo tempo l’incidente che cambiava il corso della partita, e della storia del calcio italiano: uscendo coraggiosamente sui piedi di Hayes, Buffon veniva travolto, subiva la frattura del setto nasale e veniva sostituito da Vavassori. Leggiamo la cronaca sull’Unità del 25 maggio 1961: “Buffon è stato sollecitamente avviato a bordo di una autoambulanza al Policlinico Italia. Qui è stato immediatamente visitato dal prof. Zappalà che ha diagnosticato (…) la frattura del setto nasale con spostamento delle ossa nasali verso sinistra. La prognosi è di quindici giorni salvo complicazioni”.

In realtà, le complicazioni ci furono. Sostanzialmente, la carriera del povero Buffon finì sul prato dello stadio olimpico: non recuperò mai il senso della posizione, la tempestività dei riflessi, la sicurezza nelle uscite che lo avevano portato in nazionale. Anche la sua vita personale iniziò ad andare a rotoli: quell’anno nacque la figlia che aveva avuto dalla celeberrima valletta di Lascia o raddoppia?, Edy Campagnoli. Poco dopo, la separazione. Nell’Italia del 1961 chi si separava era messo all’indice, così Buffon (secondo la versione ufficiale) salì su un aereo, destinazione Stati Uniti: “Per cambiare aria, lasciarsi dietro i pettegolezzi”.

La realtà era ben diversa: la meta di Lorenzo Buffon non erano le grandi praterie, bensì l’efficiente clinica in Romania della Dr.ssa Ana Aslan, che nel 1958 aveva scoperto il segreto dell’eterna giovinezza: il Gerovital. Il medicinale-miracolo convinse addirittura John F. Kennedy, Marlene Dietrich, Kirk Douglas e Salvador Dalí: logico che Buffon, già oltre i 30 anni e fortemente provato dalla ferita, volesse provarlo.

Lorenzo alternava lunghi periodi in Romania per seguire le cure a brevi apparizioni in Italia per mantenere il segreto, di cui non erano stati messi al corrente neppure i dirigenti dell’Inter.Dopo i mondiali del Cile del 1962, a causa delle difficoltà fisiche rinunciò al posto in Nazionale: la sua ultima partita fu contro la Svizzera, il 7 giugno (vittoria italiana per 3 a 0). L’anno successivo giocò molto meno e e l’allenatore Helenio Herrera lo sostituì con Ottavio Bugatti e lo fece poi vendere alla Fiorentina, dove giocò una sola partita in tutto il campionato. Dopo una stagione in Serie C con l’Ivrea nel 1965, chiuse la carriera.

Rientrato segretamente in Romania, Buffon continuò con incredibile tenacia le cure, che tardavano a dare i risultati sperati: il Gerovital di allora era un prodotto incredibilmente primitivo, sostanzialmente un antidolorifico simile alla novocaina. Solo negli anni Ottanta, la Dr. Aslan, con la collaborazione del suo paziente italiano, riuscì a mettere a punto un cocktail di farmaci ultrasegreto che davvero funzionava.

Nel frattempo, Buffon si era anche rifatto una vita, scegliendo come compagna l’infermiera che, nei primi anni di cure, gli aveva praticato le dolorose iniezioni, lo aveva aiutato a fare ginnastica, gli aveva cambiato i pannoloni e aveva spinto la carrozzella nel parco di Bucarest, dove Lorenzo amava guardare i piccioni: “Mi ricordano quelli di piazza S.Marco a Venezia” diceva nei momenti di tristezza. La fortunata si chiamava Alena Seredova, era 30 centimetri più alta di lui, ma Buffon ne era perdutamente innamorato.

Gli anni passavano, e Buffon migliorava (cioè, ringiovaniva) ma non osava farsi vedere in pubblico, né sognare il ritorno alla passione di sempre, giocare come portiere. Un sovradosaggio di farmaci, poi, aveva provocato un effetto sconvolgente per l’anziano portiere: era tornato ad avere il fisico (e il cervello) di un bambino di 11 anni. Da pensionato al parco a teenager in un paese straniero: davvero l’eroico Buffon ha sopportato tutto per amore del calcio e della maglia azzurra.

Lorenzo sarebbe probabilmente rimasto in Romania se, nel dicembre 1989, la rivoluzione non avesse abbattuto il dittatore Ceausescu e con lui l’establishment medico del Paese, tra cui la Dr.ssa Aslan. La folla invase il suo istituto, distrusse i laboratori, disperse gli archivi degli esperimenti, fino a incendiare tutto l’isolato. Con l’aiuto della Seredova, che aveva messo da parte una buona scorta di farmaci, Buffon si ritirò in campagna , dove decise di sfruttare la sua “eccessiva” giovinezza rientrando in Italia e costruendosi una nuova personalità.

Con l’aiuto dei servizi segreti rumeni (molto interessati agli esperimenti della Aslan, di cui conoscevano il valore), Buffon si costruì una nuova identità: non più Lorenzo ma Pierluigi, non più il Friuli ma la Toscana, non più il 1929 come anno di nascita ma il 1978. La somiglianza, nelle fotografie, è evidente.

Dei lontani cugini furono arruolati per recitare la parte dei genitori e così “nacque” Pierluigi. Gli opportuni certificati furono compilati, fu creata una personalità che resistesse almeno ad indagini superficiali, come si fa per ogni “spia venuta dal freddo” che si rispetti. Nel caso di Buffon tutto era più facile, essendo madrelingua e pochissimo loquace di natura (i portieri non devono neppure inteagire troppo con i compagni di squadra).

Il “nuovo” Buffon fa il suo esordio in Serie A nella partita Parma-Milan (0-0) del 19 novembre 1995 a “soli 17 anni”. Con il Parma torna anche a giocare in Europa, in Coppa UEFA, contro il Vitória Guimarães il 24 settembre 1996. Naturalmente, se si fosse trattato di un vero diciassettenne di una squadra di provincia sarebbe inspiegabile il fatto che nella stagione successiva (1996-1997) fosse già titolare e l’anno successivo esordisse in Nazionale. Ma, naturalmente, il “bambino prodigio” del Parma aveva dietro le spalle centinaia di partite giocate e cinque scudetti: spolverata via la ruggine, ritrovò tutto il suo talento, facendo nella seconda carriera anche meglio che nella prima. Il successo portò anche alla felicità familiare: Alena Seredova, che da anni assumeva anche lei il cocktail segreto di farmaci della giovinezza faceva carriera come modella e sfornava poi due graziosì bebè. La trasformazione della coppia era completa, la felicità immensa.

Fino a quella maledetta infiammazione del nervo sciatico il 14 giugno 2010. Dopo la partita con il Paraguay, Vittorio Zucconi ha scritto su Repubblica: “la sciatica è una malattia della vecchiaia. “Crudele o troppo ben informato?

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4 Responses to carta st[r]ampa[la]ta n.20 – Mondiali

  1. Tommaso Talarico il 24 giugno 2010 alle 09:19

    Strepitoso! Davvero bello e ben costruito

  2. Maurizio Bosio il 25 giugno 2010 alle 16:41

    Che dire? La realtà del calcio italiano supera perfino la fantasia di Tonello. La storia di Buffon 1 e 2 è fantastica, comunque.

  3. Salvatore D'Angelo il 27 giugno 2010 alle 02:10

    Grande Tonello!



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