“Alfabeta2”: la rivista e il sito

6 luglio 2010
Pubblicato da

In edicola dall’8 luglio
il primo numero del mensile Alfabeta2
rivista d’intervento culturale


È attivo il sito alfabeta2.it

Attualità, interventi, discussioni


La rivista
«Alfabeta» durò dieci anni, dal 1979 al 1988. Ci pare che il nostro tempo sia contrassegnato da una nuova emergenza: di segno diametralmente contrapposto a quello di allora, un’emergenza culturale, antropologica, economica. Dunque politica. Nel riprendere un filo interrotto così a lungo abbiamo voluto affrontare la presente navigazione in nome della complessità, dell’interdisciplinarità, dell’antropologia del presente. Valori riflessi anche nell’impaginazione della rivista di oggi, che rifiuta di gerarchizzare argomenti e interventi, scegliendo invece di annodarli con le immagini di un unico artista in ogni numero. Più alla radice: mettere di nuovo a disposizione dei lettori un servizio di pronto intervento culturale, che sappia essere tempestivo nei confronti del presente – e dunque delle contraddizioni, delle disavventure prossime venture – non significa altro che scommettere, con ostinazione ed entusiasmo, sul valore inattuale dell’intelligenza.
Perché il tempo che abbiamo di fronte è sempre un altro: tutto da inventare.

Il sito

Un laboratorio d’idee, analisi e scritture. Il sito di Alfabeta2 costituisce, rispetto alla rivista, un polo complementare di discussione e ricerca aperto ai lettori. Sono consultabili sia articoli della rivista che loro materiali aggiuntivi (testi, immagini, grafici, link, documenti audio e video), in modo da permettere percorsi di approfondimento e di elaborazione collettiva degli argomenti. Il sito propone anche rubriche e testi destinati alla sola circolazione in rete. Crediamo che la rete sia un luogo di energie vive e di possibile condivisione tra realtà diverse. Per questo Alfabeta2 assume fin da subito una duplice prospettiva: quella sintetica e formalizzante della rivista mensile, e quella aperta, grandangolare e rizomatica del sito, crocevia di esperienze sociali ed esperimenti cognitivi.

INDICE

Umberto Eco Alfabeto per intellettuali disorganici, Andrea Cortellessa Intellettuali anno Zero, Andrea Inglese Voci sulla scomparsa dell’intellettuale, Augusto Illuminati Invictus, Daniele Giglioli L’università assassinata, Paolo Fabbri Zeroversità, Peter O. Chotjewitz Rimpianto d’Italia, Silvia Ballestra L’industria del libro di massa, Giacomo Sartori I bambini dei romanzi italiani, Franco Buffoni Le omertà vaticane, G.B. Zorzoli Il signor Obama uno e due, Cesare Bermani Storia e revisionismo storico, Paolo Bertetto Perché il cinema americano è contemporaneo, Serge Quadruppani Haiti: un paese globalizzato a morte, Jannis Kounellis La cultura è il sangue, Paul Virilio Futurismo dell’istante, Stefano Chiodi Un’opera d’arte politica?, Simone Pieranni, Se il Tibet diventa un brand, Massimo Ilardi Gli spazi striati del consumo, Federica Giardini, L’avvenire della differenza, Alberto Burgio Migranti: non è che l’inizio, Alessandro RobecchiIl Mondiale del capitalismo planetario, Franco Cardini Occidente: un’ideologia disincantata Marino Badiale e Massimo Bontempelli Civiltà occidentale, Maria Pia Pozzato Le tendenze culturali dei giovani, Mario Lunetta Francesco Leonetti, volterriano del Sud, Mario Gamba, Sai che ti dico? Che agli intellettuali italiani la musica non interessa per niente, Carlo Formenti C’era una volta «Alfabeta», Edoardo Sanguineti Un giuoco sociale, Edoardo Sanguineti, Epistolina per A.B., Niva Lorenzini In morte di Edoardo Sanguineti, Furio Colombo Voi siete qui, Mario Tronti Il diktat di Pomiglianoigliano.



Redazione: info@alfabeta2.it

Uffico Stampa: ufficiostampa@alfabeta2.it

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3 Responses to “Alfabeta2”: la rivista e il sito

  1. fabio teti il 6 luglio 2010 alle 11:11

    ottima cosa

  2. johnny doe il 6 luglio 2010 alle 19:21

    Dall’indice molta tenera carne al fuoco….speriamo non sia solo manzo…ad ogno modo,assaggeremo come sempre….fidiamoci della scrittura dell’inglès…

  3. robugliani il 7 luglio 2010 alle 17:05

    A una prima occhiata, non ci vedo l’ossatura della sua omonima. Ma, come direbbe Palazzeschi, i tempi son cambiati e gli uomini non chiedono più nulla ai poeti.
    E cmq l’Umberto è sempre di mezzo, come il prezzemolo.



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