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	Commenti a: Flebo	</title>
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		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 13:31:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Andrea, tu mi commuovi sempre. E questo post tocca a qualcosa di molto intimo, doloroso. Il corpo in sofferenza, il corpo clinico, il corpo vinto. Perché la storia della fame, la storia dell&#039;albero in terra arsa è una storia di trionfo della libertà. Un giorno una bambina decide di non mangiare, di affrontare il regno del vuoto, con la possibilità di conquistare un terreno eroico: non avere più fame, nutrirsi con altre cose, immaginare un paesaggio della trasparenza, del blu guerresco. Non mangiare è la sola libertà che puo intraprendere una bambina in stato di dolore. Quando avevo sei anni ho rifiutato di mangiare, trovando piacere a fare male, angosciare mia madre e mi sembrava trionfare di tutto. E&#039; la minaccia di mia madre di portarmi all&#039;ospitale che mi ha fatto cambiare di idea. Non ho avuto la follia di seguire il mio digiuno. 
Il testo di Alice Keller è di un dolore vivo, aguzzo come l&#039;ago chiudendo il grido.
Non voglio fare l&#039;apologia dell&#039;anoressia, ma ancora oggi mi fascina, sveglia in me qualcosa che non so chiamare, ora non  ho fatto una tregua con il cibo, cadendo sull&#039;altro versante, la bulimia di cibo. Se l&#039;anoressia ha la sua lettera di nobiltà, la bulimia ha la sua lettera di solitudine e di desolazione.
Questo testo mi ha fatto pensare al libro le pavillon des enfants fous de Valérie Valère, libro che mi ha ha fatto compagnia durante l&#039;adolescenza, e che possiedo ancora nella mia biblioteca.

Un abbraccio a te Andrea.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Andrea, tu mi commuovi sempre. E questo post tocca a qualcosa di molto intimo, doloroso. Il corpo in sofferenza, il corpo clinico, il corpo vinto. Perché la storia della fame, la storia dell&#8217;albero in terra arsa è una storia di trionfo della libertà. Un giorno una bambina decide di non mangiare, di affrontare il regno del vuoto, con la possibilità di conquistare un terreno eroico: non avere più fame, nutrirsi con altre cose, immaginare un paesaggio della trasparenza, del blu guerresco. Non mangiare è la sola libertà che puo intraprendere una bambina in stato di dolore. Quando avevo sei anni ho rifiutato di mangiare, trovando piacere a fare male, angosciare mia madre e mi sembrava trionfare di tutto. E&#8217; la minaccia di mia madre di portarmi all&#8217;ospitale che mi ha fatto cambiare di idea. Non ho avuto la follia di seguire il mio digiuno.<br />
Il testo di Alice Keller è di un dolore vivo, aguzzo come l&#8217;ago chiudendo il grido.<br />
Non voglio fare l&#8217;apologia dell&#8217;anoressia, ma ancora oggi mi fascina, sveglia in me qualcosa che non so chiamare, ora non  ho fatto una tregua con il cibo, cadendo sull&#8217;altro versante, la bulimia di cibo. Se l&#8217;anoressia ha la sua lettera di nobiltà, la bulimia ha la sua lettera di solitudine e di desolazione.<br />
Questo testo mi ha fatto pensare al libro le pavillon des enfants fous de Valérie Valère, libro che mi ha ha fatto compagnia durante l&#8217;adolescenza, e che possiedo ancora nella mia biblioteca.</p>
<p>Un abbraccio a te Andrea.</p>
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		<title>
		Di: Milena		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/07/08/flebo/#comment-137069</link>

		<dc:creator><![CDATA[Milena]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 08:35:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Se chiudessi gli occhi e sentissi le parole lette, potrei vederti albero secco con il tuo albero accanto, mentre intorno tutto bianco ... 

M]]></description>
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