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	Commenti a: Battute per un cinema muto: Carlo D&#8217;Amicis	</title>
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		<title>
		Di: giuseppe zucco		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giuseppe zucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 09:06:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[nessun reclamo di uomini forti, francesco. piuttosto di uomini e donne responsabili, questo sì. e questa responsabilità per me dovrebbe essere una dote diffusa e collettiva, mica la medaglietta appuntata sulla giacca blu di un qualsiasi leader, o quasi leader, e men che meno forte e leader...

giuseppe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>nessun reclamo di uomini forti, francesco. piuttosto di uomini e donne responsabili, questo sì. e questa responsabilità per me dovrebbe essere una dote diffusa e collettiva, mica la medaglietta appuntata sulla giacca blu di un qualsiasi leader, o quasi leader, e men che meno forte e leader&#8230;</p>
<p>giuseppe</p>
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		Di: francesco forlani		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 08:20:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[caro Giuseppe
secondo me non è così.anzi trovo che più i padri facciano confusione più il silenzio delle madri si faccia ascoltare. Trovo infatti  che &quot;il femminile&quot; sia tutt&#039;atro che  &quot;presenza faible&quot; nel romanzo di Carlo. la madre di spinato canio è tutto, per esempio. Spinato Padre è convinto di essere l&#039;uomo giusto per lei, e spinato figlio vuole piacere a tutti i costi al mondo (e farlo ridere) perché voleva piacere e far ridere principalmente lei. E poi parlare di un&#039;emergenza della figura del padre nel romanzo italiano di questi ultimi anni, a mio parere è fuorviante. Come dire che i romanzieri italiani scoprissero &quot;la famiglia&quot; solo ora. Perché torno a ripetere, secondo me la battuta perfetta è la storia della famiglia spinato, la storia della grande famiglia (RAI),con tutto quello che di buono o malamente succede in essa). Insomma questo per dire che secondo me i romanzieri, almeno loro, non reclamano uomini forti :-)
effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro Giuseppe<br />
secondo me non è così.anzi trovo che più i padri facciano confusione più il silenzio delle madri si faccia ascoltare. Trovo infatti  che &#8220;il femminile&#8221; sia tutt&#8217;atro che  &#8220;presenza faible&#8221; nel romanzo di Carlo. la madre di spinato canio è tutto, per esempio. Spinato Padre è convinto di essere l&#8217;uomo giusto per lei, e spinato figlio vuole piacere a tutti i costi al mondo (e farlo ridere) perché voleva piacere e far ridere principalmente lei. E poi parlare di un&#8217;emergenza della figura del padre nel romanzo italiano di questi ultimi anni, a mio parere è fuorviante. Come dire che i romanzieri italiani scoprissero &#8220;la famiglia&#8221; solo ora. Perché torno a ripetere, secondo me la battuta perfetta è la storia della famiglia spinato, la storia della grande famiglia (RAI),con tutto quello che di buono o malamente succede in essa). Insomma questo per dire che secondo me i romanzieri, almeno loro, non reclamano uomini forti :-)<br />
effeffe</p>
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		<title>
		Di: giuseppe zucco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/07/09/battute-per-un-cinema-muto-carlo-damicis/#comment-137292</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuseppe zucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 21:32:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;dopo che è morto [mio padre] ho fatto due sogni su di lui. il primo non me lo ricordo tanto bene, lo incontravo in città da qualche parte e mi regalava dei soldi e mi pare che li perdevo. ma nel secondo sogno era come se fossimo tornati tutti e due indietro nel tempo, io ero a cavallo e attraversavo le montagne di notte. attraversavo un passo in mezzo alle montagne. faceva freddo e a terra c&#039;era la neve, lui mi superava con il suo cavallo e andava avanti. senza dire una parola. continuava a cavalcare, era avvolto in una coperta e teneva la testa bassa, e quando mi passava davanti mi accorgevo che aveva in mano una fiaccola ricavata da un corno, come usava ai vecchi tempi, e io vedevo il corno alla luce della fiamma. era del colore della luna. e nel sogno sapevo che stava andando avanti per accendere un fuoco da qualche parte in mezzo a tutto quel buio e a quel freddo, e che quando ci sarei arrivato l&#039;avrei trovato ad aspettarmi. e poi mi sono svegliato&quot;

(non è un paese per vecchi, cormac mccarthy, pp. 250-251)

ecco, qui, in questo bellissimo passaggio, mccarthy non solo anticipa la scrittura futura di &quot;la strada&quot;, ma piuttosto indica chiaramente cosa sta facendo la letteratura italiana oggi: riporta a galla la figura del padre.

padre che è insieme rigenerazione del mondo e cura del mondo. padre che i lettori sognano ad occhi aperti leggendo i libri, e che poi cercano, o cercano di essere, qui e ora, quando assumersi le proprie resposabilità sembra un gesto tragico e anacronistico - il realtà, la piccola grande cruna dell&#039;ago della storia in cui passerà il nostro futuro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;dopo che è morto [mio padre] ho fatto due sogni su di lui. il primo non me lo ricordo tanto bene, lo incontravo in città da qualche parte e mi regalava dei soldi e mi pare che li perdevo. ma nel secondo sogno era come se fossimo tornati tutti e due indietro nel tempo, io ero a cavallo e attraversavo le montagne di notte. attraversavo un passo in mezzo alle montagne. faceva freddo e a terra c&#8217;era la neve, lui mi superava con il suo cavallo e andava avanti. senza dire una parola. continuava a cavalcare, era avvolto in una coperta e teneva la testa bassa, e quando mi passava davanti mi accorgevo che aveva in mano una fiaccola ricavata da un corno, come usava ai vecchi tempi, e io vedevo il corno alla luce della fiamma. era del colore della luna. e nel sogno sapevo che stava andando avanti per accendere un fuoco da qualche parte in mezzo a tutto quel buio e a quel freddo, e che quando ci sarei arrivato l&#8217;avrei trovato ad aspettarmi. e poi mi sono svegliato&#8221;</p>
<p>(non è un paese per vecchi, cormac mccarthy, pp. 250-251)</p>
<p>ecco, qui, in questo bellissimo passaggio, mccarthy non solo anticipa la scrittura futura di &#8220;la strada&#8221;, ma piuttosto indica chiaramente cosa sta facendo la letteratura italiana oggi: riporta a galla la figura del padre.</p>
<p>padre che è insieme rigenerazione del mondo e cura del mondo. padre che i lettori sognano ad occhi aperti leggendo i libri, e che poi cercano, o cercano di essere, qui e ora, quando assumersi le proprie resposabilità sembra un gesto tragico e anacronistico &#8211; il realtà, la piccola grande cruna dell&#8217;ago della storia in cui passerà il nostro futuro.</p>
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		<title>
		Di: Salvatore D'Angelo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/07/09/battute-per-un-cinema-muto-carlo-damicis/#comment-137290</link>

		<dc:creator><![CDATA[Salvatore D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 21:17:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[...se ne ricaverà una lezione molto importante che &quot;le età dell&#039;oro&quot; (metaforicamente parlando) molto spesso sono un mito. Ciò che resta è l&#039;io (individuale e collettivo) davanti alla realtà che gli è data di vivere e l&#039; agire in e su di essa con la miglior consapevolezza possibile...Ma sarà poi così? Boh!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;se ne ricaverà una lezione molto importante che &#8220;le età dell&#8217;oro&#8221; (metaforicamente parlando) molto spesso sono un mito. Ciò che resta è l&#8217;io (individuale e collettivo) davanti alla realtà che gli è data di vivere e l&#8217; agire in e su di essa con la miglior consapevolezza possibile&#8230;Ma sarà poi così? Boh!</p>
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		<title>
		Di: giuseppe zucco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/07/09/battute-per-un-cinema-muto-carlo-damicis/#comment-137289</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuseppe zucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 21:16:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[però non credo che la letteratura italiana contemporanea stia ridisegnando chissà quale mitica età dell&#039;oro. piuttosto credo, in via del tutto immaginifica e allegorica, che la letteratura indichi un ritorno alla responsabilità incarnata nella figura del padre, una responsabilità collettiva e individuale, supplendo alla completa deresponsabilizzazione della classe dirigente italiana, politica e non.

e la cosa mi ricorda il finale di un altro libro, &quot;non è un paese per vecchi&quot;, di mccarthy (aspetta che lo trascrivo)...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>però non credo che la letteratura italiana contemporanea stia ridisegnando chissà quale mitica età dell&#8217;oro. piuttosto credo, in via del tutto immaginifica e allegorica, che la letteratura indichi un ritorno alla responsabilità incarnata nella figura del padre, una responsabilità collettiva e individuale, supplendo alla completa deresponsabilizzazione della classe dirigente italiana, politica e non.</p>
<p>e la cosa mi ricorda il finale di un altro libro, &#8220;non è un paese per vecchi&#8221;, di mccarthy (aspetta che lo trascrivo)&#8230;</p>
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		<title>
		Di: Salvatore D'Angelo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/07/09/battute-per-un-cinema-muto-carlo-damicis/#comment-137288</link>

		<dc:creator><![CDATA[Salvatore D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 21:12:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;... Qualcosa, nei pressi di quella linea, è andato storto…&quot;
Forse l&#039;aver ostinatamente continuato a pensare, da parte delle generazioni affluenti, che il mondo ( e per mondo intendo tutto) incominciasse proprio allora, con le generazioni affluenti, senza un prima e senza un dopo; e aver continuato a pensarlo ben oltre &quot;la linea d&#039;ombra&quot;. Il blob dell&#039;eterno presente dato dalla fortissima accelerazione massmediatica non ha fatto altro che rafforzare questo falso pensiero. Ma il fatto che se ne cominci a prendere atto è un buon segno, però. L&#039;altro passo è &quot;guardare indietro&quot; (vedi lettera di Sebastiano Vassalli) per imparare a &quot;leggere&quot; il presente e guardar meglio nel futuro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;&#8230; Qualcosa, nei pressi di quella linea, è andato storto…&#8221;<br />
Forse l&#8217;aver ostinatamente continuato a pensare, da parte delle generazioni affluenti, che il mondo ( e per mondo intendo tutto) incominciasse proprio allora, con le generazioni affluenti, senza un prima e senza un dopo; e aver continuato a pensarlo ben oltre &#8220;la linea d&#8217;ombra&#8221;. Il blob dell&#8217;eterno presente dato dalla fortissima accelerazione massmediatica non ha fatto altro che rafforzare questo falso pensiero. Ma il fatto che se ne cominci a prendere atto è un buon segno, però. L&#8217;altro passo è &#8220;guardare indietro&#8221; (vedi lettera di Sebastiano Vassalli) per imparare a &#8220;leggere&#8221; il presente e guardar meglio nel futuro.</p>
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		<title>
		Di: giuseppe zucco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/07/09/battute-per-un-cinema-muto-carlo-damicis/#comment-137287</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuseppe zucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 21:07:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ciao carlo,

quando si dice la telepatia! ho letto &quot;assalto a un tempo devastato e vile&quot; proprio prima di leggere il tuo romanzo, e oltre a trovare la risposta di david foster wallace, che ormai vaga liberamente per la rete, ho trovato anche il capitolo che giuseppe genna dedica ad una bambina piccolissima nel capitolo &quot;pulsazioni della vocazione a padre&quot;, e lì è scatta la scintilla delle associazioni di pensiero...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ciao carlo,</p>
<p>quando si dice la telepatia! ho letto &#8220;assalto a un tempo devastato e vile&#8221; proprio prima di leggere il tuo romanzo, e oltre a trovare la risposta di david foster wallace, che ormai vaga liberamente per la rete, ho trovato anche il capitolo che giuseppe genna dedica ad una bambina piccolissima nel capitolo &#8220;pulsazioni della vocazione a padre&#8221;, e lì è scatta la scintilla delle associazioni di pensiero&#8230;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: carlo d'amicis		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/07/09/battute-per-un-cinema-muto-carlo-damicis/#comment-137285</link>

		<dc:creator><![CDATA[carlo d'amicis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 20:51:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao Giuseppe, felice di ritrovarti qua. Sulla questione dei padri penso dica molto il brano di David Foster Wallace che ha inserito in uno dei tuoi precedenti interventi, e che ho riletto da poco nella nuova edizione dell&#039; &quot;Assalto a un tempo devastato e vile&quot; di Giuseppe Genna. C&#039;è un sincronismo forse involontario, ma devastante, a cui hanno contribuito il protezionismo dei nostri genitori, il rito liberatorio del tubo catodico, la paralisi economica e sociale che ha reso l&#039;Italia &quot;un paese per vecchi&quot;: di fatto siamo ancora là ad attendere l&#039;arrivo dei &quot;grandi&quot;, raggelati dalla sensazione che non torneranno, impotenti davanti alla prospettiva di diventarlo (come scrive giustamente FF, non basta avere un figlio per sentirsi padri). Non so, penso che questo impasse sia molto di più di una semplice crisi &quot;da mezza età&quot;, o di una sindrome da Peter Pan: ci sono un paio di generazioni, ormai, che (sì, lo testimonia anche la letteratura, perfino con la sua ricerca di epicità) si guardano indietro per non sapere come andare avanti, e provano a ridisegnare se stessi attaverso la ricreazione mitica di un&#039;età dell&#039;oro, chissà se mai davvero vissuta, in cui padri che sembravano scolpiti nelle querce camminavano accanto ai figli fino alla linea d&#039;ombra, e ne benedicevano il passaggio. Qualcosa, nei pressi di quella linea, è andato storto...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Giuseppe, felice di ritrovarti qua. Sulla questione dei padri penso dica molto il brano di David Foster Wallace che ha inserito in uno dei tuoi precedenti interventi, e che ho riletto da poco nella nuova edizione dell&#8217; &#8220;Assalto a un tempo devastato e vile&#8221; di Giuseppe Genna. C&#8217;è un sincronismo forse involontario, ma devastante, a cui hanno contribuito il protezionismo dei nostri genitori, il rito liberatorio del tubo catodico, la paralisi economica e sociale che ha reso l&#8217;Italia &#8220;un paese per vecchi&#8221;: di fatto siamo ancora là ad attendere l&#8217;arrivo dei &#8220;grandi&#8221;, raggelati dalla sensazione che non torneranno, impotenti davanti alla prospettiva di diventarlo (come scrive giustamente FF, non basta avere un figlio per sentirsi padri). Non so, penso che questo impasse sia molto di più di una semplice crisi &#8220;da mezza età&#8221;, o di una sindrome da Peter Pan: ci sono un paio di generazioni, ormai, che (sì, lo testimonia anche la letteratura, perfino con la sua ricerca di epicità) si guardano indietro per non sapere come andare avanti, e provano a ridisegnare se stessi attaverso la ricreazione mitica di un&#8217;età dell&#8217;oro, chissà se mai davvero vissuta, in cui padri che sembravano scolpiti nelle querce camminavano accanto ai figli fino alla linea d&#8217;ombra, e ne benedicevano il passaggio. Qualcosa, nei pressi di quella linea, è andato storto&#8230;</p>
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		<title>
		Di: Salvatore D'Angelo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/07/09/battute-per-un-cinema-muto-carlo-damicis/#comment-137261</link>

		<dc:creator><![CDATA[Salvatore D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 12:03:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@effeffe

caro francesco, effettivamente, se clicco sul mio nome dopo aver postato il commento, non c&#039;è più il rimando al mio blog, come avveniva prima, ma escono varie mascherine. E ciò accade solo qui, non in altri blog dove scrivo. Non so da cosa dipenda, perchè mi sto appena alfabetizzando in questo linguaggio. 
Ti sarei grato se mi dessi un po&#039; d&#039;informazione o se tu potessi por rimedio all&#039;inconveniente da lì.
Scusa a te e a tutti per l&#039;OT.
Intendo prima leggere il libro di D&#039;Amicis e poi eventualmente raccogliere il vs invito a interagire nel thread dei commenti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@effeffe</p>
<p>caro francesco, effettivamente, se clicco sul mio nome dopo aver postato il commento, non c&#8217;è più il rimando al mio blog, come avveniva prima, ma escono varie mascherine. E ciò accade solo qui, non in altri blog dove scrivo. Non so da cosa dipenda, perchè mi sto appena alfabetizzando in questo linguaggio.<br />
Ti sarei grato se mi dessi un po&#8217; d&#8217;informazione o se tu potessi por rimedio all&#8217;inconveniente da lì.<br />
Scusa a te e a tutti per l&#8217;OT.<br />
Intendo prima leggere il libro di D&#8217;Amicis e poi eventualmente raccogliere il vs invito a interagire nel thread dei commenti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: giuseppe zucco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/07/09/battute-per-un-cinema-muto-carlo-damicis/#comment-137259</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuseppe zucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 11:31:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ciao a tutti,

mi spiace non aver potuto prendere parte al dialogo ieri sera, leggo solo ora - però mi sembra una buona idea questa, associare a una recensione un momento in cui scrittore e lettori possano incontrarsi e confrontarsi sincronicamente.

così, anche se fuori-sincrono, volevo chiedere una una cosa a carlo d&#039;amicis (tra l&#039;altro, ci siamo incontrati qualche giorno fa alla presentazione del romanzo a milano, alla libreria centofiori, ero quel ragazzo che ti aveva chiesto se la tristezza che pervade il romanzo, così bene evidenziata da belpoliti, fosse in parte dovuta alla conoscenza diretta degli ambienti televisivi).

alla fine, il romanzo è una piccola saga familiare. anzi, stringendo proprio all&#039;osso, il romanzo si avvera nel nome del padre: è la stilizzazione di una linea di sangue che passa dal padre al figlio al figlio del figlio. le madri stanno in disparte, il rapporto tra padri e figli emerge per contrasti e conflitti sottilissimi ed evidenti, un confronto che raggiunge l&#039;apice edipico di un calcio assestato dai figli sul volto dei padri. eppure i padri sopravvivono, non muoiono, restano vivi nella trama della storia come fantasmi persistenti che perdono la memoria e richiedono la cura dei propri figli - un po&#039; come la divertentissima parentesi narrativa dell&#039;appartamento di filippo spinato che non sarà mai di sua proprietà fino a quando andreotti non muore, altra figura metaforica e patriarcale che sopravvive ed impone la sua presenza, il peso della sua presenza. solo che non c&#039;è passaggio di consegne. c&#039;è vicinanza, convivenza, una paradossale forma di affetto, ma non c&#039;è alcuno scambio, nessuna fiducia nel possibile scambio di ruoli e posizioni tra padri e figli.

ecco, detto questo, mi piacerebbe sapere se d&#039;amicis ha calibrato la propria storia considerando anche l&#039;evoluzione generale e tutta italiana della figura del padre, se è consapevole del lavoro sincrono che altri scrittori italiani contemporanei stanno compiendo sulla figura del padre, (ricordo adesso che anche &quot;le rondini di montecassino&quot; di helena janeczek è un romanzo che rielabora la figura del padre come anello di congiunzione tra verita, menzogna, comprensione della storia), se l&#039;idea di narrare una storia di padri viene dalla conoscenza dell&#039;ultima letteratura italiana o per aver captato una sorta di spirito del tempo.

grazie

giuseppe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ciao a tutti,</p>
<p>mi spiace non aver potuto prendere parte al dialogo ieri sera, leggo solo ora &#8211; però mi sembra una buona idea questa, associare a una recensione un momento in cui scrittore e lettori possano incontrarsi e confrontarsi sincronicamente.</p>
<p>così, anche se fuori-sincrono, volevo chiedere una una cosa a carlo d&#8217;amicis (tra l&#8217;altro, ci siamo incontrati qualche giorno fa alla presentazione del romanzo a milano, alla libreria centofiori, ero quel ragazzo che ti aveva chiesto se la tristezza che pervade il romanzo, così bene evidenziata da belpoliti, fosse in parte dovuta alla conoscenza diretta degli ambienti televisivi).</p>
<p>alla fine, il romanzo è una piccola saga familiare. anzi, stringendo proprio all&#8217;osso, il romanzo si avvera nel nome del padre: è la stilizzazione di una linea di sangue che passa dal padre al figlio al figlio del figlio. le madri stanno in disparte, il rapporto tra padri e figli emerge per contrasti e conflitti sottilissimi ed evidenti, un confronto che raggiunge l&#8217;apice edipico di un calcio assestato dai figli sul volto dei padri. eppure i padri sopravvivono, non muoiono, restano vivi nella trama della storia come fantasmi persistenti che perdono la memoria e richiedono la cura dei propri figli &#8211; un po&#8217; come la divertentissima parentesi narrativa dell&#8217;appartamento di filippo spinato che non sarà mai di sua proprietà fino a quando andreotti non muore, altra figura metaforica e patriarcale che sopravvive ed impone la sua presenza, il peso della sua presenza. solo che non c&#8217;è passaggio di consegne. c&#8217;è vicinanza, convivenza, una paradossale forma di affetto, ma non c&#8217;è alcuno scambio, nessuna fiducia nel possibile scambio di ruoli e posizioni tra padri e figli.</p>
<p>ecco, detto questo, mi piacerebbe sapere se d&#8217;amicis ha calibrato la propria storia considerando anche l&#8217;evoluzione generale e tutta italiana della figura del padre, se è consapevole del lavoro sincrono che altri scrittori italiani contemporanei stanno compiendo sulla figura del padre, (ricordo adesso che anche &#8220;le rondini di montecassino&#8221; di helena janeczek è un romanzo che rielabora la figura del padre come anello di congiunzione tra verita, menzogna, comprensione della storia), se l&#8217;idea di narrare una storia di padri viene dalla conoscenza dell&#8217;ultima letteratura italiana o per aver captato una sorta di spirito del tempo.</p>
<p>grazie</p>
<p>giuseppe</p>
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