Note per un libretto delle assenze

12 luglio 2010
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di Francesco Forlani

all’amica Georgia

Erano verdi, rosse, e c’erano già alla tua venuta. Esistevano da molto tempo prima, nel mondo. Le cercavi con la coda dell’occhio non badando alla luce ma alzandoti  facendo leva sui gomiti, oppure lasciandoti quasi cadere dal letto a castelletto, da sopra, perché da sotto ce l’avevi dritta davanti a te. Una luce tenue eppure immensa, piccola e diffusa per tutta la cameretta. Era un gesto di madre – non erano certo i padri a chinarsi sulla presa per il lume- e insieme al respiro di chi dormiva nel letto accanto, in quello di sopra, sotto, c’era una luce appena appena colorata, a farti compagnia. Così se ti veniva d’aprire gli occhi all’improvviso ne scorgevi la mano sicura, i suoi fasci di luce come dita. Spariva durante il giorno come una lucciola. E all’improvviso, al crepuscolo la vedevi apparire. Un respiro lungo senza intermittenza, tra te e tua madre, era.

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6 Responses to Note per un libretto delle assenze

  1. Giorgio Di Costanzo (Ischia) il 12 luglio 2010 alle 19:10

    Un abbraccio fraterno a Georgia.
    Grazie, effeffe.

  2. véronique vergé il 13 luglio 2010 alle 10:51

    Gesto delicato delle madri, una fragile luce per evocare la presenza materna.
    In un raggio di parole luce, bagliore, faro della notte fanera Francesco Forlani
    celebra il vincole tra figlia e madre. Nel tempo passato si identifica a Georgia
    – con amicizzia- dire le cose che una figlia sente, ma non scrive.

  3. carmine vitale il 13 luglio 2010 alle 23:48

    io ci dormo adesso con la mia piccola e mi riocrdo ancora quella che mia madre portava nella nostra cameretta
    è cosi viva che mi pare averla ancora ytra le mani
    c.

  4. Fernando il 14 luglio 2010 alle 05:56

    good !

  5. Ares il 14 luglio 2010 alle 13:14

    Non vorrei interrompere quest’atmosfera tanto raccolta.. la vita perfortuna va avanti ..e Severino sostiene che siamo pure eterni in qualità di essenti..

    ..per me quel lumicino è stato il mio primo esperimento scientifico, si, con le dita lievemente inumidite con la saliva, infilavo un’estremita della spina nella presa di corrente volante che c’era in corridoio, l’altra estremità la tenevo con le dita, e questa si accendeva lostesso; il mio corpo faceva da conduttore, ma succome la sesistenza che precede il led era alta, non mi sono mai fulminato, anche se una lieve scossa l’ho presa..

    le conseguenze ?.. va bè non sto qui a tediarvi…

    .. poi sono cresciuto

    ..hem è inutile dirlo, ma non provateci a ripetere l’esperimento, le lucine di adesso non so se reggono ^__^

  6. selva il 15 luglio 2010 alle 10:51

    Cercavo un sorriso fino a poco fa. Trovato leggendo questo post.
    Grazie.

    clelia



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