carta st[r]ampa[la]ta n. 23

14 luglio 2010
Pubblicato da

di Fabrizio Tonello

Ogni giorno i giornali danno ampio spazio alle analisi economiche di professori universitari, banchieri, ministri del Tesoro e celebri uomini d’affari, previsioni che sono diligentemente riportate, spesso in prima pagina, dal più blasonato quotidiano italiano. Per esempio, il 4 agosto 2007, Francesco Giavazzi scriveva: “La crisi del mercato ipotecario americano è seria, da qualche settimana ha colpito anche le Borse, ma difficilmente si trasformerà in una crisi finanziaria generalizzata. Nel mondo l’ economia continua a crescere rapidamente: in Oriente, in Europa e nonostante tutto anche negli Usa (+3,4 per cento nel secondo semestre dell’ anno). La crescita consente agli investitori di assorbire le perdite ed evita che il contagio si diffonda.”

Infatti, pochi giorni prima la banca d’investimenti Bear Sterns aveva ammesso che i suoi fondi d’investimento che operavano sul mercato dei mutui immobiliari valevano all’incirca quanto un lecca-lecca. La Bear Sterns sarebbe poi stata inghiottita da JPMorgan Chase nel marzo 2008, preludio allo tsunami finanziario che sarebbe arrivato in autunno.

Per le previsioni sulla recessione forse dovremmo ignorare gli editorialisti troppo sicuri di sé e rivolgerci a dei guru che hanno dimostrato misteriose quanto reali capacità: per esempio l’ormai celebre folpo Paul, che il 12 giugno scorso prevedeva correttamente la vittoria della Germania sull’Australia (4 a 0). In mancanza della Sibilla Cumana Paul, il simpatico cefalopode dell’ acquario di Oberhausen (il mio Devoto-Oli lo definisce “polpo” ma trovo che il veneziano “folpo” renda meglio l’idea) ha dimostrato delle abilità insospettate, quanto meno nel calcio. Con grande sconcerto dei suoi ammiratori tedeschi, ha infatti previsto correttamente anche la sconfitta della Germania contro la Serbia del 18 giugno.

Tra gli umani, invece, il celebre businessman americano Warren Buffett, il 23 agosto 2008, dichiarava: “La Borsa? Oggi è più attraente” e così facendo “rincuorava Wall Street”, almeno secondo il nostro quotidiano lombardo che pubblicava con una certa evidenza la notizia. Infatti, se il Dow Jones quotava quel giorno 11.715 punti, due mesi dopo, il 23 ottobre, era ancora più attraente: 8.691, cioè il 26% in meno. La Borsa americana aveva perso un quarto del suo valore in meno tempo di quanto non ce ne voglia per leggere la trilogia Millennium di Stieg Larsson, ora opportunamente mandata in edicola dallo stesso quotidiano.

E se avessimo chiesto al tentacolare indovino? Lui, almeno, il 22 giugno 2010 ha scelto le cozze contenute nella vaschetta con i colori tedeschi, prevedendo correttamente il risultato di Germania-Ghana: 1 a 0.
Come si sa, il mese di settembre 2008 fu parecchio agitato sul fronte dell’economia. Il 15, per dirne una, scomparve Lehman Brothers, una cassa di risparmio di provincia che era in attività dal 1858 e gestiva 275 miliardi di dollari, poco meno del prodotto interno lordo della Grecia. Pluff, il 14 settembre c’era, il 15 era scomparsa nell’oceano atlantico.

Cinque giorni prima, il 10 settembre, il blasonato quotidiano dal cui archivio attingiamo queste informazioni, commissionava un articolo al direttore dell’Economist Bill Emmott, articolo intitolato: “Dagli USA una buona notizia”. L’autore parlava di “un raggio di sole che viene a squarciare i nuvoloni neri dell’ economia” (p. 36). Infatti, nei 30 giorni successivi il Dow Jones avrebbe perso 2.780 punti, il sistema finanziario americano sarebbe andato sull’orlo del collasso e sarebbe iniziata una rapidissima crescita della disoccupazione che, due anni dopo, non accenna a invertirsi. Un raggio di sole, indeed.

Al contrario, il folpo Paul non si è sbagliato sull’esito finale di Germania-Inghilterra (4-1), né su quello delle altre partite che la Germania doveva giocare, compresi i quarti di finale. E le pagine sportive del suddetto quotidiano, alla vigilia dei quarti di finale cosa annunciavano? “Argentina e Brasile favorite su Germania e Olanda” (30 giugno, p. 55). Infatti: Germania-Argentina 4 a 0 e Olanda-Brasile 2 a 1.

Ma torniamo alle previsioni economiche: una settimana prima della disintegrazione di Lehman Brothers, il 7 settembre 2008, cosa diceva l’uomo più potente d’Europa, il banchiere da cui dipende la sorte di tutti coloro che hanno un mutuo da pagare tra Lampedusa e capo Nord? “Trichet: toccato il fondo, ripresa graduale dal 2009” (p. 26).

Forse alla Banca Centrale Europea avrebbero dovuto mettere nell’acquario del nostro octopus vulgaris, pescato all’isola d’Elba, un modellino del grattacielo Lehman Brothers e osservare le sue reazioni. L’unico rischio sarebbe stato la morte istantanea: al contrario dei banchieri, i folpi sono animali sensibili.

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2 Responses to carta st[r]ampa[la]ta n. 23

  1. Sascha il 14 luglio 2010 alle 18:40

    Beh, si potrebbe aggiungere un dettaglio più pesante: il povero Giavazzi, economista di scuola ‘austriaca’ (insomma, un tipo da romanzi fantasy applicati al mondo reale), aveva lodato sul Corriere la decisione del governo americano di lasciar affondare Lehman Bros per ‘lasciar fare al mercato’. La cosa provocò, come si sa, un crollo precipitoso delle borse e del commercio mondiale costringendo i governi a intervenire massicciamente.
    Del resto, dopo un paio d’anni di imbarazzo, oggi gli economisti di scuola ‘austriaca’ (che considerano l’economia come Eterna Lotta fra il Bene e il Male) stanno ritirando fuori le loro storielle come se nulla fosse, Giavazzi compreso. Dopo aver accettato i soldi le banche si sentono di nuovo in grado di dettar legge e i loro dipendenti giornalistici maramaldeggiano…

  2. johnny doe il 14 luglio 2010 alle 19:29

    Ma non vi accorgete che è un teatrino truccato! Lavorano tutti ad una sola cosa:infinocchiare il parco buoi.Te li raccomando,economisti,istituti di rating,…quasi sempre pagati.E le banche,non dovrebbe esser reato rapinarle!
    Ma non vi ricordate il caso Parmalat?
    Per l’amor di dio,lasciate fuori Paul,sarebbe subito assunto da Soros e compagnia per i soliti trucchi.Più il popolo bue si fida,più lo infinocchiamo.



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