lo scheletro del Leviathan

16 luglio 2010
Pubblicato da

di Chiara Valerio

Si domandò se le creature darwniste ci mettessero tanto tempo quanto le bestie naturali o gli uomini a morire di freddo. L’anno è il 1914, il giorno è il 28 giugno. Francesco Ferdinando è stato assassinato, Aleksander, suo figlio, è un ragazzo che dorme sonni inquieti e avventurosi in una enorme camera. È un principe che si sveglia e trova il suo maestro di scherma, il conte Volger, a riempirgli di abiti una sacca di pelle. Con furia e malagrazia. Aleksander pensa a una esercitazione fino a quando non capisce che in corridoio Maestro Klopp, il primo meccanico dell’impero austrungarico, sferraglia e cammina rasente i muri, concitato. Con furia e malagrazia. Poi è solo fretta, mancanza di spiegazioni, corsa, sospetto e abbrivio. Cosa può essere più importante di ciò che vi spetta per diritto di nascita?, Avere degli alleati. Il principe Aleksander, su un camminatore da guerra dell’esercito austrungarico, scappa verso una terra neutrale. Un camminatore da guerra è una macchina armata con dentro cinque uomini e che procede con enormi passi meccanici e si piega su lunghe possenti ginocchia meccaniche. Coì comincia Leviathan di Scott Westerfeld (Einaudi Stile Libero, 2010, traduzione di Tiziana Lo Porto, illustrazioni di Keith Thompson).

Leviathan è un romanzo che riscrive, anzi ricama la storia della Grande Guerra, e divide l’Europa di due fazioni opposte, avverse e inconciliabili. I cigolanti e i Darwinisti. Le macchine di silicio contro le macchine di carbonio. I guasti meccanici contro le malattie o le debolezze. I carri armati contro le bestie di sintesi. I mostri di ferro e di acciaio contro quei mostri che sono tali perché brutti, inconsueti, perché sono fuori da qualsiasi senso delle proporzioni. Queste bestie senza Dio erano un insulto alla stessa natura. Forse valeva la pena scatenare una guerra per sbarazzarsene. Il camminatore da guerra del principe ereditario è una macchina dei cigolanti. Abbastanza veloce e affidabile da consentire la fuga e la salvezza al futuro e alle possibilità che Alek rappresenta. E questo è quello che si vede dalla terra e dal continente.

Oltremanica, in un cielo londinese nel quale le nubi si addensano veloci ed elettriche, c’è Daryn Sharp, adolescente e senza padre lei pure, travestita da Dylan Sharp, aspirante cadetto dell’aviazione britannica. Daryn/Dylan se ne sta appesa a un Huxley, imbracata a una medusa gigante e piena di idrogeno, che galleggia, respira, teme, in qualche modo pensa e si adatta alle circostanze. La medusa di sintesi è ancorata alla terra, ma l’acqua comincia a cadere, la medusa a impregnarsi e l’unico peso del quale Daryn può liberarsi è proprio in cavo di ancoraggio. Così lo scoglie ed è solo fretta che qualcuno arrivi, ricerca di spiegazioni da dare per giustificare il gesto, velocità, abbrivio e vento tra i capelli. Quando ormai sotto l’Huxley c’è solo l’acqua del mare tra l’Inghilterra e il continente, Dayn/Dylan viene recuperata dall’ammiraglia dell’aviazione darwinista, il Leviathan. Come il Leviathan fosse la sintesi di innumerevoli animali: dai microscopici batteri che facevano puzzette all’idrogeno nella sua pancia fino alla grande balena imbrigliata. Come le creature fossero costantemente in lotta tra loro, e il risultato di quella lotta fosse lo stesso equilibrio caotico e ingarbugliato che governava ogni altro rispetto alla natura.

Leviathan è un romanzo di avventura, di giovinezza, di travestimenti e di evoluzione. Evoluzione come mutamento, come progresso e come crescita. Il principe ereditario che cerca sempre vanamente di passare per un ragazzo del popolo, la ragazza, cadetto perfetto e il cui travestimento, per converso, inganna tutti. Nora Barlow, lo scienziato darwinista che porta con sé un carico preziosissimo e che odia la politica di Winston Churchill e forse anche Winston, il conte dei boschi, maestro di scherma e di strategia che, per ingannare gli altri e ottenere informazioni, inganna pure se stesso. Hobbes, il capitano del Leviathan, acquattato nelle interiora della macchina pulsante, come homo homini lupus.

In un territorio neutrale, in mezzo alle nevi perenni delle Alpi, il principe travestito male da ragazzo delle montagne e la ragazza, vestita perfettamente da cadetto, si incontrano e si salvano a vicenda, ma questo è solo l’inizio. Forse era così che si sopravviveva alla guerra: una manciata di gesti nobili in mezzo al caos.

In un turbine di passato e futuro, con una prosa piana intervallata da illustrazioni leziose e bellissime, Scott Westerfeld disegna un mondo diviso per sempre e sempre di più in due, quelli che risparmiano le macchine perché pure le macchine muoiono, e quelli che considerano le macchine, e quindi a un certo punto considereranno pure gli uomini, pezzi di ricambio. Da questo punto di vista, il romanzo è per certi versi struggente, i darwinisti sono sempre l’evoluzione di cavalieri legati d’affetto e necessità al cavallo che è la loro macchina da guerra. Credevano davvero che un mucchio di aggeggi camminanti e di aeroplani a motore avrebbe resistito alla furia darwinista di Russia, Francia e Gran Bretagna insieme? Con un andamento rocambolesco, scanzonato, con intersezioni di storia e di fantasia, di plausibile di vero e di auspicabile, con un elenco di bestie inventate e una vera, il tilacino, che pare inventata e invece è così senza l’umana scienza della sintesi biologica, Westerfeld costruisce una realtà sempre più bizzarra di quello che ci si aspetta, sorprendente, speranzosa.

Le illustrazioni di Keith Thompson, ripeto leziose nel senso più euforico del termine, sono esse pure una sintesi di passato e futuro, ammiccano a certi disegni da feuilleton e rimandano una realtà di guerra dove, dopo una bomba, i bulloni e le lamiere saltano insieme agli arti, ai piedi e alle mani. Sono disegni per occhi adolescenti abituati alla ferocia delle immagini televisive. Sono illustrazioni di ispirazione vittoriana e tema contemporaneo, nel quale il futuro siamo noi. La traduzione di Tiziana Lo Porto è creativa, divertita e appassionata. E la storia, quando si volta l’ultima pagina del libro, non è finita, non è risolta, tiene in sé un mistero che prosegue nel prossimo Behemot. Io mi sono divertita a leggerlo. E poi, in fondo, il Leviathan, questa balena imbrigliata in milioni di specie e una rete di cavi e tiranti, un poco mi ha ricordato Mobydick 5, un cartone animato, quasi prototipo, e forse precedente, di qualsiasi letteratura steampunk, giovani vestiti come nella Grecia classica, che vivono sull’Isola di Pasqua, e che difendono la Terra e si muovono a bordo di una balena bianca volante. Eh, sì, è da allora che sto en garde. Venite sul Leviathan.

S. Westerfeld, Leviathan, Einaudi Stile Libero Big (2010), pp. 300, eu. 20,00.

Tag: , , , , , , , ,

8 Responses to lo scheletro del Leviathan

  1. plessus il 16 luglio 2010 alle 12:24

    Non so perchè, le illustrazioni all’interno di un romanzo mi danno l’idea di un invasione di campo, di un intrusione irrispettosa del testo. La recensione però mi ha incuriosito, qui siamo nello steampunk (credo) che gradii molto nello semisconosciuto Perdido street station di China Mieville.
    Segnalazione preziosa, mi sa che oggi passo in libreria.

  2. Sascha il 16 luglio 2010 alle 12:57

    Detto così, pare uno dei libri più brutti dell’anno (anche se non potrà mai essere peggio di Pygmy, di Chuck Palaniuk).
    Per i senzienti segnalo che è uscito la prima parte di Anathem, di Neal Stephenson, con il titolo Il Pellegrino (il romanzo è unico ma lungo, così la Rizzoli ha pensato di dividerlo. La stessa Rizzoli che pubblicò i primi due romanzi del Ciclo Barocco dello stesso Stephenson e poi si dimenticò di pubblicare il terzo. Consiglio caldamente di procurarselo in inglese, nel caso anche qui decidano di soprassedere al seguito…)

  3. cf05103025 il 16 luglio 2010 alle 17:44

    Non credo che lo leggerò.
    Mi pare un insieme assai macchinoso.

    Le illustrazioni di Keith Thompson dimostrano un’ indubbia abilità tecnica ma sono molto pesanti, la copertina poi mi sembra un marchingegno insopportabile alla vista.
    Interessante il particolare dell’italico stivale zeppo di anguille sguscianti…
    e del mostro/orco russo incombente.
    MarioB.

  4. chi il 16 luglio 2010 alle 19:09

    tuttavia, nonostante le illustrazioni pesanti, il marchingegno insopportabile in copertina, nonostante abbia intuito che cosa succederà nel secondo e nonostante sascha abbia notato che non ho fatto un buon servizio al volume, io ero partita con tutte le migliori intenzioni, le intenzioni di chi si è divertito a leggere. e questo. ad altre letture, in ogni caso.

  5. Tommaso il 16 luglio 2010 alle 21:48

    Scusate il commento forse troppo prosaico. L’ho trovato a 34 pence su Amazon.co.uk
    Fantastico
    Adesso sono curioso di vedere cosa mi arriva, per 34 pence

  6. Francesca il 19 luglio 2010 alle 15:36

    Scusate il commento non pertinente, ma non ho trovato altro modo per comunicare con Chiara Valerio.

    Sabato scorso ho comprato per caso il suo”Spiaggia libera tutti” e mi è piaciuto moltissimo. L’autrice scrive benissimo, è intelligente, colta, sensibile, spiritosa, ironica, nonostante abbia studiato matematica… (sto scherzando, anche io ho studiato matematica).
    Adesso cercherò gli altri suoi libri.
    Solo questo.
    Chiara, sei bravissima!

  7. chi il 19 luglio 2010 alle 18:30

    oh, grazie francesca. davvero.

  8. plessus il 23 luglio 2010 alle 12:36

    Leggo oggi una vivisezione spietata del romanzo ad opera di gamberetta.
    Qui: http://fantasy.gamberi.org/2009/11/25/recensioni-romanzo-leviathan/
    L’ho ordinato, speriamo bene :-)



indiani