T & T

16 agosto 2010
Pubblicato da

di Manfredi Bortoluzzi

-Prego signore si accomodi, in cosa posso esserle utile?
-Ho bisogno che fermiate il tempo.
-Come dice, prego?
-Va troppo in fretta.
-Temo che abbia sbagliato posto signore. Perché non si rivolge all’agenzia qui di fronte?
-Ah, certo mi scusi. Grazie, grazie mille.

L’uomo prese il cappello dalla sedia accanto e si alzò avviandosi lentamente verso l’uscita. L’agente di sicurezza gli aprì la porta inclinando leggermente la testa e l’uomo rispose salutando con un cenno del capo, stancamente, confuso.
Le iniziali TT campeggiavano sul frontone dell’edificio all’altro lato della strada. Appena le vide, l’uomo cominciò a correre goffamente, senza curarsi del traffico aereo, tanto che riuscì appena ad abbassare la testa per non essere investito da un autovolante in corsa, che a sua volta, nonostante fosse già in fase di atterraggio, dovette cabrare bruscamente per riprendere quota ed evitare l’incauto passante.

Quando entrò nell’agenzia schiacciò il pulsante per il numero, guardò il pannello delle chiamate e rimase in piedi aspettando con impazienza il suo turno. Un impiegato gli si avvicinò:

-Perché non si siede signore, lì in fondo c’è posto.
-No, grazie, faranno presto, no?
-Che numero ha signore?
L’uomo girò leggermente il polso per lasciar vedere il cartellino.
-Ci sarà da aspettare un po’. È meglio che si sieda, starà più comodo.
-No, no. Sono sicuro che faranno presto –rispose l’uomo scosso da un leggero fremito nel corpo-.

L’impiegato si girò verso l’agente di sicurezza indicando il soggetto inquieto al centro della sala che continuava a fissare il pannello luminoso dei numeri. L’agente annuì e bisbigliò qualcosa nel risvolto della giacca.
Quando finalmente apparve il suo numero sul display, l’uomo si avviò verso lo sportello corrispondente agitando il cartellino come una bandiera.
-Prego mi dica –disse gentilmente il giovane impiegato dai capelli scuri-.
-Dovete fermare il tempo.
-Capisco. Non si preoccupi, è normale al ritorno da un viaggio. Quando è stato lei?
-Nel XVIII secolo.
-Il signor?
-Rambaldi.
-Vediamo… Il suo programma è uno dei più sicuri, è tutto in ordine; si tratta sicuramente di un po’ di discronia ma è del tutto normale, generalmente si sistema da sola, ci vuole solo qualche settimana. Ad ogni modo le prendo un appuntamento con uno dei nostri medici.
-Grazie, grazie –rispose l’uomo già sollevato, come se il solo pensiero di vedere un medico lo facesse già sentire meglio-.
-Giovedì mattina alle ore 11:00, andrebbe bene per Lei?
-Giovedì alle 11:00… sì va bene.
-Benissimo. Allora, questo è l’indirizzo della nostra clinica e qui c’è il nome del dottore che la riceverà.
-Grazie, molte grazie.
-Grazie a Lei signore e per qualsiasi altra cosa non esiti a contattarci. I nostri programmi prevedono un’attenzione completa ai nostri clienti, prima, durante e dopo il viaggio.
-Arrivederci.
-Arrivederci signore.

Il numero sul display scattò nuovamente e un uomo sui trentacinque anni si avvicinò allo sportello.

-Prego signore. Si accomodi.
-Grazie.
-Come posso esserle utile?
-Vorrei viaggiare nel tempo.
-Benissimo. E sa già quando vuole andare?
-Beh… veramente no, non ancora.
-E sa come funziona?
-Me ne hanno parlato, ho visto qualche depliant, ma tutto qui.
-Allora lasci che le illustri i nostri programmi.

L’impiegato rovistò in un cassetto sotto la scrivania, poi si alzò e si diresse verso la scaffalatura dove prese alcuni depliant.

-Ecco –fece mentre si sedeva e apriva una delle riviste sotto gli occhi del cliente- questo è uno dei nostri itinerari di base. Qui in fondo alla pagina c’è il prezzo per persona corrispondente ad ogni giorno di permanenza. Questa è la lista di alcune delle nostre destinazioni e qui troverà le norme da seguire durante il viaggio.

L’uomo annuiva seguendo con aria concentrata il dito del funzionario che scivolava sulla pagina plastificata del depliant.

-Dal momento del suo arrivo un ermeneuta…
-Ermeneuta?
-Un tutor, sì.
-Ah.
-Dicevo uno dei nostri ermeneuti la seguirà costantemente. I nostri tutors sono professionisti con una lunga esperienza come infiltrati tra i gruppi riceventi. L’idea è che il loro impatto sia minimo sull’ambiente di destinazione e che al tempo stesso l’operazione di monitoraggio si limiti ad una funzione di traduttore transtorico e transculturale. Tutti i nostri clienti devono seguire un corso di preparazione etnostorica prima di affrontare il viaggio, per evitare possibili shock dovuti alla distanza cronologica e culturale, come comprenderà, e anche per evitare di costituire un pericolo per i soggetti riceventi e soprattutto per non alterare il corso degli eventi. Ma per questo ci sono i nostri tutors.
-Capisco.
-Un’altra cosa importante, dato che molti ce lo richiedono, è che non possiamo tassativamente inviare nessuno a zone o epoche che noi definiamo “critiche”. Mi spiego: la carica di emotività che potrebbe scatenarsi dall’incontro con i propri genitori o altri parenti stretti, ex fidanzati, amici scomparsi, e ovviamente con se stessi non è stata sottoposta ancora ad un’efficace sistema di controllo e pertanto determinate date in coincidenza con determinati luoghi vengono automaticamente esclusi dal programma personale del cliente.
-Si può viaggiare quindi solo nel passato remoto?
-No, se Lei vuole andare a un concerto dei Beatles nessuno glielo vieta, sempre e quando non ci siano controindicazioni personali.
-E come si fa a saperlo?
-Prima di firmare il contratto il cliente dovrà fornire tutta una serie di dati personali, riempire un questionario e sottoporsi ad un test psicologico. Inoltre, con la firma del contratto, il cliente autorizza l’agenzia ad utilizzare il numero del Documento d’Identità Personale per svolgere le indagini anamnestiche che forniranno ai gestori le indicazioni necessarie per generare gli estremi delle situazioni critiche, che verranno escluse dagli itinerari possibili.
-Certo, certo. Però diciamo che se io volessi andare nell’Ottocento non ci sarebbero problemi.
-Generalmente prima del XX secolo non ci sono restrizioni.
-Ok.
-Le è venuta qualche idea sfogliando il catalogo?
-Ma… ancora non saprei.
-Posso permettermi di suggerirle un itinerario?
-Magari.
-Pensa di partire solo o accompagnato?
-No… no, sono solo.
-Allora, le mete più affascinanti, dal mio personale punto di vista, sono quelle più sconosciute. Come forse già saprà non tutto il passato è stato mappato, ovviamente, e ogni agenzia ha le sue concessioni in esclusiva, per non sovraccaricare certi periodi e per evitare il turismo temporale massivo, che avrebbe un impatto deleterio sul passato e di conseguenza anche sul presente. Quello che noi proponiamo, e proprio per questo la nostra agenzia si chiama Time Travelling, sono viaggi esclusivi durante i quali le uniche presenze anacroniche saranno gli ermeneuti, o tutors se preferisce, che peraltro, come le dicevo, sono praticamente indistinguibili dai soggetti che compongono il gruppo ricevente.
-Mmh, mmh –fece l’uomo annuendo con il capo-. E come vengono date le concessioni, scusi? Tanto per curiosità.
-Ogni agenzia ha i suoi pionieri che partono alla ricerca di periodi sfruttabili turisticamente. Si valutano le condizioni di sicurezza, le possibilità d’insediamento dei tutors, si fa una mappatura spazio-temporale e una proposta di sfruttamento che viene inoltrata all’autorità competente e voilà si inserisce il nuovo itinerario nei cataloghi.
-E per il futuro?
-I viaggi al futuro sono ancora sperimentali ed esclusivamente riservati a scopo scientifico.
-Capisco.
-Allora, le dicevo: ci sono molte mete preferite dai nostri clienti e per alcune, proprio per il numero di richieste, ci sono liste d’attesa molto lunghe. Per farle un esempio: per il 12 ottobre 1492 alle Bahamas le liste sono bloccate fino al 2072.
-E per i Maya?
-Guardi, per i Maya, noi abbiamo la concessione su tutto il Preclassico nella zona del Petén.
-Io invece sono sempre stato affascinato, da bambino sa…, dallo Yucatán, Tulum e quelle zone lì.
-Certo, bellissimo, ma purtroppo quel periodo non è raggiungibile da nessuno per il momento perché è ancora in giudizio tra la nostra agenzia e un’altra, che sostiene di aver mandato un pioniere prima di noi, che però risulta scomparso e quindi i documenti prodotti non sono attendibili.
-Peccato.
-Però io le potrei suggerire qualcosa di altrettanto esaltante, se non di più.
-Cioè?
-Ecco qui guardi –l’agente di viaggio aprì un catalogo e lo girò verso il cliente- siamo in Perù nel V secolo avanti Cristo, sulla cordigliera delle Ande a 3150 metri sul livello del mare, in pieno apogeo di una cultura straordinaria che si è espansa lungo tutte le Ande centrali. Il pacchetto comprende una visita al centro cerimoniale durante uno dei suoi rituali festivi più importanti: il sacrificio a Runapuma, l’uomo-coguaro. Abbiamo una lista di archeologi che se lo contendono, ma per una questione di marketing non possiamo permettere la divulgazione di informazioni sulle nostre destinazioni, altrimenti si perderebbe il piacere della scoperta. Per noi ogni cliente deve sentirsi come il primo uomo sulla Luna.
-Dev’essere una bella sensazione! –sorrise l’uomo accomodandosi sulla sedia, elettrizzato da quelle parole-.
L’impiegato incrociò le mani sulla scrivania, si sporse in avanti e inclinando leggermente la testa da un lato rispose con affettazione: -Indimenticabile!
-Ok, ma non c’è una lista d’attesa?
-Le nostre restrizioni riguardano solo certi professionisti di settori interessati alla divulgazione di informazioni sul passato. Il brevetto del cronotrasportatore appartiene alla Corporazione delle agenzie di viaggio, grazie al cielo, che lo gestiscono per il governo a scopo scientifico. Altrimenti che ne sarebbe del nostro lavoro –aggiunse l’agente lasciandosi scappare una risata mentre digitava qualcosa sulla tastiera del computer-.
-Il suo lavoro? –proseguì l’impiegato-.
-Gestisco un’impresa di aviotaxi.
-Allora non ci saranno problemi. Quando vuole partire?
-Al più presto.
-Benissimo! Allora cominciamo subito con la procedura. Guardi –disse l’agente allungando un plico di fogli sopra la scrivania- questo è il modulo da compilare con le informazioni generali, questo è il contratto e qui c’è la descrizione del pacchetto che Lei ha scelto con tutte le norme da seguire. Inoltre –proseguì il giovane girandosi sulla sedia con un piccolo sforzo per prendere uno dei libri incolonnati alla sinistra dello scrittoio- questo è il Manuale del crononauta: qui troverà tutte le indicazioni alla preparazione del viaggio, informazioni, consigli e norme da osservare; lo porti con sé, è come una guida.
-Va bene –rispose l’uomo ricevendo il materiale offertogli-.
-Ho bisogno del suo documento d’identità, per favore.
-Ecco.
-Gy-ör-gy Zeit-wan-derer –compitò l’impiegato trascrivendo nome e cognome sulla tastiera- così si pronuncia?
-Sì esatto.
-Con questo iniziamo la procedura anamnestica. Intanto mi serve una firma qui… e una qui sotto, per cortesia.
La penna graffiò la carta.
-Congratulazioni signore e grazie per aver scelto T&T.

György Zeitwanderer guardò la macchina oltre il vetro con grande curiosità e un malcelato timore.

-Andrà tutto bene, vedrà. La prima volta fa un po’ di paura a tutti. Venga, da questa parte.
Il nuovo cliente della Time Travelling seguì la chioma nera, lucida, fitta e liscia della sua guida tra i corridoi dell’edificio fino alla sezione di Psicologia anamnestica.
-Ecco! È qui –disse l’uomo in camice bianco-. Uno dei nostri psicologi si occuperà di Lei, intanto si accomodi su quella poltrona –aggiunse indicando un modello Le Corbusier 20.25 corredato da un sistema encefalografico-.
György si sedette su di un lato della sedia, appoggiò la schiena cautamente, allungò le gambe e, finalmente, lasciò cadere dolcemente la nuca sull’appoggiatesta. Nell’attesa, lasciò vagare le pupille tra il bianco immacolato della parete circolare senza incontrare alcun punto, imperfezione od ostacolo su cui posare lo sguardo almeno per un istante. L’unica cosa che rompeva la continuità della stanza era l’apparato encefalografico sospeso davanti a lui, poco al di sopra della testa.
-Non si lasci ingannare dalle apparenze, non sentirà nulla. L’esame è fisicamente non invasivo. Sono il dottor Brown, benvenuto al nostro programma –disse un uomo con una scheda elettronica in mano avviandosi rapidamente verso una poltroncina situata dietro la chaise-longue, al di fuori del campo visivo del paziente-.
-Fisicamente non invasivo…
-Beh, psicologicamente sì, certo. Le dobbiamo tirar fuori tutto. Ma non si preoccupi, il lettore encefalico è programmato per stabilire solo certe ricorrenze che rimarranno nella memoria virtuale: nomi, volti, luoghi… ma nessun dettaglio intimo o personale uscirà da questa stanza, glielo posso assicurare. Allora, cominciamo?
-Cominciamo.

Da uno dei braccioli della poltrona dello psicologo uscì una piccola consolle e contemporaneamente il braccio del lettore encefalografico si abbassò sul volto di György Zeitwanderer, coprendolo con una maschera che avvolgeva le tempie e la fronte, gli occhi e il naso, mentre un morso di gomma, provvisto di una protuberanza a cucchiaio, si introduceva lentamente nella bocca.

-Respiri profondamente e si abbandoni.

Attraverso gli spessi occhiali della maschera, il bianco della stanza cominciò ad assumere i toni di un’aurora boreale. Le narici cominciarono a percepire lontane essenze ormai quasi dimenticate che, sprigionandosi dalle reticelle poste sotto il naso della maschera, risvegliarono immediatamente alla sua memoria immagini indistinte che cercavano di prendere forma sulla parete della camera.
Una gamma sconosciuta di sapori stimolò le papille gustative, finché le figure iridescenti che affrescavano la volta iniziarono ad assumere contorni più definiti. Istintivamente György succhiò il cucchiaio di gomma generando sempre nuove rappresentazioni che, sotto la stimolazione dell’iride, si concretizzavano come fantasmi nella stanza illuminata solo dal proiettore della macchina.

Durante la sessione il grafico sullo schermo dell’analista indicava i picchi emotivi che venivano immediatamente registrati dal computer ed inseriti nella scheda personale del paziente.

-Le immagini ricorrenti riconoscibili sono i suoi Idola –annunciò una voce bassa, profonda e invisibile-. Ora ascolterà delle melodie. Si abbandoni completamente.

La memoria di György Zeitwanderer si spalancò e le immagini sulla parete circolare divennero volti, movimenti, parole e cose che giravano costantemente come in una lanterna magica.

Dopo una quindicina di minuti un rumore nella testa, come un ventola che si spegne bruscamente, fece il buio ed il silenzio più assoluti. Pochi secondi dopo si diffuse gradatamente una luce nella stanza accompagnata dalla voce sempre più alta e chiara dell’analista.

-Come si sente?

Il braccio della macchina sollevò la maschera dal viso.

-Strano.
-Strano! È la parola più ricorrente tra i nostri candidati. Il flusso di sensazioni può essere difficile da gestire alle volte. Certi clienti non smettono di aspirare e succhiare per riprodurre gli stessi aromi e sapori e per noi diventa più difficile separare gli stati emotivi rilevanti e fargli generare i contorni degli Idola.
-Me lo immagino. È come uno di quei sogni dai quali non ci si vuole più svegliare.
-Ed è proprio quello che noi vogliamo isolare per evitare che il sogno diventi realtà!
-Ma come fate a sapere se uno mente per viaggiare verso qualcuno o qualcosa in particolare?
-I sensi non mentono.

György si alzò faticosamente dalla poltrona, come se si stesse alzando dal letto dopo un lungo e profondo sonno.

-E allora? Qual è il responso?
-Tutto bene. Non ci sono controindicazioni rilevanti né altre cose importanti da segnalare, mi pare. Ma per il referto finale dovrà aspettare che la commissione valuti i risultati. Le faremo sapere entro tre giorni.
-Ma se ci fossero dei problemi…
-Non si preoccupi, nel suo caso sono solo esami di routine. Il suo programma è praticamente esente da prescrizioni. Ad ogni modo quando si presentano problemi si sottopone al cliente un programma alternativo. Ne abbiamo tanti che da qualche parte andrà di sicuro –il dottore gli tese la mano con un sorriso rassicurante e lo congedò-.

Al settimo piano di un vecchio edificio art decò John Cukor, ermeneuta di terza classe, glossava diligentemente l’ultima edizione del MdC IV. Non troppo alto, magro ma robusto, possedeva il fisico adatto per infiltrarsi a qualunque profondità storica, come indicato dal livello della sua licenza E-3. Libri, mappe e documenti di ogni epoca coprivano la scrivania di mogano attraversata dal fascio di luce della lampada d’acciaio. Il resto della stanza lo disegnava la luna a tratti di china, seguendo i contorni arrotondati delle pareti, i cerchi degli oblò e brillando qui e là sulle cromature dei mobili confusi su uno sfondo seppia.
Le palme del parco si agitarono leggermente. La buganvillea rossa della terrazza venne sferzata da una raffica di vento caldo. Cukor alzò lo sguardo da una mappa della Francia Antartica e vide l’autovolante nero oltre la gelosia di ferro battuto, a circa un metro e mezzo dal suolo. Si alzò stancamente dalla sedia, attraversò il salotto e uscì sulla terrazza.

Lo sportello del velivolo si aprì come l’ala di un gabbiano e un braccio di cuoio tese una busta.

-Quando?
-È tutto nelle istruzioni –rispose il pilota-.
-Come sempre… -Cukor teneva la busta tra le mani, la testa nelle spalle e la fronte corrugata mentre l’autovolante riprendeva quota abbandonando la terrazza-.

Aveva cominciato come pioniere, poi, per le sue qualità mimetiche, gli avevano offerto di fare il corso di ermeneutica e in breve tempo aveva già raggiunto il terzo livello. Si era guadagnato una certa notorietà nel settore. Era fidato, efficiente, responsabile, seguiva sempre le regole, ma soprattutto non aveva vincoli nel presente e questo ne faceva un ottimo impiegato per la compagnia.
Soggetti con situazioni sincroniche emotivamente instabili avevano già causato in diverse occasioni problemi seri alla Corporazione. Inizialmente ogni singola agenzia reclutava i suoi pionieri indipendentemente, in modo da ottenere forti commissioni sulle nuove concessioni della compagnia d’appartenenza, mentre i tutors venivano formati direttamente nei centri accreditati della Corporazione. Tuttavia, nonostante la durissima selezione e la difficoltà degli esami da superare, potevano presentarsi alcune anomalie tra i neodiplomati.

La completa soddisfazione nella vita presente era prerogativa fondamentale per assicurare l’inalterabilità del passato e questa era la condizione necessaria all’esistenza stessa della Corporazione: il risultato di una lunghissima, precisa e perfetta serie di cause ed effetti che avevano portato la storia ad aprirsi su se stessa. La Corporazione vigilava sulla Storia. Il desiderio di alterare lo stato delle cose, tra coloro che avevano accesso al passato, costituiva un rischio enorme e per questo gli uomini come Cukor erano preziosi per le varie compagnie che li impiegavano e per la sopravvivenza della Corporazione stessa.
Quando aprì la busta, seduto sul divano di cuoio scuro, John non ci mise molto a capire di cosa si trattava. Lasciò cadere le mani sulle cosce e la testa sullo schienale.

-Merda!

Alzò il capo e fissò le alte palme nel parco, inquiete, brillando sotto la luna. Non poteva tirarsi indietro! Un livello 3 implicava denaro, una vita più agiata, una conoscenza quasi illimitata, ma il contratto della licenza per esercitare la professione vincolava rigidamente il possessore alla Corporazione, imponendogli di accettare qualunque cliente e obbligandolo al più stretto riserbo sui programmi gestiti. Aprì il fascicolo, guardò la foto per un momento e lesse il nome a voce alta:

-György Zeitwanderer.

Espirò lungamente, si alzò, prese il soprabito di cuoio nero ed uscì sulla terrazza con il fascicolo sotto il braccio.

-Cuchit, cuchit! Cuchit, cuchit!
-Miauuu! –i passi rapidi e felpati della gatta accompagnati da profonde fusa terminarono sugli stivaletti di Cukor, spingendo la schiena inarcata contro le fibbie di cuoio-.
-Dentro, su!

Chiuse la porta finestra e salì sul monoposto. Lasciò il parco, sfiorò le cupole di zinco del Museo di Belle Arti e attraversò il fiume. Nonostante l’ora, il traffico era abbondante e a Bellavista non c’era un posto dove atterrare. Finalmente vide un buco in una rastrelliera, inserì la modalità verticale, girò la poltrona di novanta gradi e discese lentamente fino a toccare gli ormeggi.

Il bar era affollato, come sempre a quell’ora. L’orchestra suonava e il bancone era pieno.

-C’è un po’ di posto?
-Prendi quello sgabello. Era da un po’ che non ti si vedeva!
-Sono stato in giro.
-Quando?
-Un po’ in ogni tempo.
-E tempo per una birra ne hai?
-L’ultima che ho bevuto era invecchiata di circa otto secoli, la facevano dei trappisti.
-Beato te! Qui si beve sempre il solito fondo di barile. A proposito… dammene altre due –gridò al barista-.
-Devo chiederti un favore Matte.
-Spara.
-Devo partire di nuovo e vorrei che ti occupassi di Cleo.
-Quella bestia selvaggia!
-Già. Sei l’unico che sopporta a parte me.
-E va bene. Contaci, andrò a nutrire il leoncino.
-Grazie. Le chiavi sai dove trovarle.
-Certo. Ho ancora i segni dell’ultima volta che te ne sei andato –tirò su la manica della giacca fino al gomito scoprendo un lunga cicatrice-.
-Ah, quello è niente. Vedessi cosa ha fatto al fattorino dell’impresa! Adesso non suona più il campanello, non si avvicina alla porta… scende direttamente in terrazza con l’autovolante e lo mantiene a debita distanza dal suolo.
-E la bestia? Che fa?
-Rimane sull’angolo del muro fissandolo negli occhi come un doccione mostruoso. Lui la insulta attraverso il vetro e lei gira la testa con sufficienza.
-Non potevi trovarti una bella moglie! Mi sarei fatto graffiare più volentieri…
-Sì, sì, grazie per il pensiero, ma è proprio per questo che è meglio la gatta –sorrise Cukor-.
-Senti ma com’è trombare con una che ha trecento anni?
-Falla finita.
-Eh, eh, eh, eh.
-Mi raccomando.
-Non pensarci. Me ne occupo io.
Addio Matte.
-Alla prossima John.

La luce verde della cassetta delle lettere si accese e pochi secondi dopo la porticella del piccolo montacarichi si aprì. György appoggiò il Manuale del crononauta sul divano, si avvicinò alla colonnina dell’ingresso e prese la busta.
La T&T era lieta di annunciare la sua ammissione al programma richiesto e lo invitava a presentarsi presso i suoi uffici per completare la procedura.

Soddisfatto si sedette e riprese la lettura interrotta del capitolo cinque: Interazioni sul campo e fenomeni di feedback.

Il giorno convenuto Zeitwanderer si fece accompagnare da uno dei suoi aviotaxi al trentasettesimo piano della T&T. Il mezzo rallentò per dare la precedenza a un velivolo della Corporazione, che si accingeva ad entrare nel colonnato di cemento adibito a parcheggio. Lentamente il taxi si adagiò al suolo e una delle guardie si avvicinò allo sportello.

-I suoi documenti signore.
-Ecco.
L’uomo in uniforme illuminò il logo della compagnia per verificarne l’autenticità.
-Prego, da questa parte.

Percorsero un lungo corridoio e in fondo, dietro una porta a vetri, una bella signorina in tailleur rosso gli andò incontro con uno splendido sorriso sulle labbra scarlatte.

-Benvenuto signor Zeitwanderer, l’aspettavamo.
-Grazie –rispose l’uomo un po’ intimidito dalla bellezza della ragazza-.
-Mi segua, le farò strada fino agli spogliatoi. Lì troverà roba adeguata al suo programma. Ricordi che non dovrà portare con sé nulla: anelli, orecchini, collane, piercing, nemmeno la biancheria intima. Un bodyscan l’analizzerà prima di entrare al cronotrasportatore.
-Mmh, mmh, ok, bene.
-Prego, si accomodi –disse la ragazza indicando la porta del camerino-.
-Grazie.

L’uomo si spogliò completamente e mise le sue cose nell’armadietto. Quando attraversò lo schermo del bodyscan vestiva solo un poncho di lana che lo copriva fino alle ginocchia e dei sandali di corda. Dopo il corridoio, una doccia secca lo sterilizzò completamente e finalmente salì sulla pedana del cronotrasportatore.

-Rimanga immobile e si rilassi –la voce metallica dell’amplificatore riproduceva le istruzioni del tecnico-. Passerà attraverso un cunicolo spazio-temporale. Per ritornare dovrà posizionarsi esattamente nello stesso punto all’ora stabilita. Non sarà difficile, troverà un logo della T&T che le indicherà il luogo esatto. Non abbia paura e ricordi che al suo arrivo l’ermeneuta la contatterà immediatamente e la seguirà costantemente. Tutto chiaro?
György Zeitwanderer annuì.

-Benissimo! Buon viaggio signore e grazie per aver scelto T&T.
Un tubo bianco con un vetro ovale scese rapidamente dal soffitto e quando risalì, pochi secondi dopo, il viaggiatore del tempo era scomparso.

Il freddo intenso e l’aria piccante colpirono György come uno schiaffo. Rimase immobile, intontito e spaventato come se si fosse appena svegliato in un luogo sconosciuto. Le stelle! Non aveva mai visto un cielo così intenso e stellato. La sagoma delle montagne… Improvvisamente un rumore alle spalle gli percorse la spina dorsale come un’anguilla gelida, mordendogli la nuca. Il respiro gli si bloccò a metà nel petto. Girò solo il volto paralizzato da una smorfia di terrore e vide un essere mostruoso e indefinibile dotato di lunghi artigli, il dorso curvo e piumato, un’enorme testa chiomata da lunghe e contorte spire, una feroce bocca zannuta e due profondi occhi vuoti e neri che lo fissavano a pochi passi di distanza.

Le zampe anteriori del mostro si sollevarono verso il cielo e la testa si abbassò minacciosa come quella di un toro prima della carica. György si girò completamente e cadde seduto con le gambe nude incrociate, sostenendosi su un braccio mentre l’altro lo teneva alzato di fronte alla faccia. Il mostro alzò la testa di scatto superando abbondantemente i due metri d’altezza, ma un istante dopo la abbassò nuovamente tra le zampe artigliate, come un felino impazzito che cerca di togliersi un collare. La testa rotolò al suolo e la zampa si protese verso il braccio di György che soffocò un grido.

-John Cukor, il suo ermeneuta.
-Ma che diavolo… -balbettò Zeitwanderer- ma è pazzo per caso!
-Mi scusi, è da mezz’ora che cerco di togliere quella maledetta maschera, speravo di farcela prima del suo arrivo. Non era mia intenzione spaventarla, mi creda.
-Cristo santo! Mi ha quasi ammazzato di paura!
-La capisco, ma è stato solo un contrattempo, mi scusi ancora.
-Gesù!
-Sì, sì. Ma adesso mi ascolti attentamente, non abbiamo troppo tempo.
-Iniziamo bene! –disse Zeitwanderer rialzandosi da terra con l’aiuto della zampa di giaguaro-.
-Se vuole vedere il rito del sacrificio bisogna che ci muoviamo.
-Che diavolo è tutta quella roba che ha addosso?
-È una maschera cerimoniale, la usano i sacerdoti durante la celebrazione della festa. Rappresenta piscorunapumapasimi, che letteralmente significa: uccellouomogiaguaro.
-Mi avevano avvertito sulle doti mimetiche dei tutors, però una cosa del genere non me la sarei mai aspettata!
-Si metta questo sulla faccia –Cukor passò un contenitore di terracotta con del fango bluastro-.
-Lei è da molto che sta qui? –chiese Zeitwanderer eseguendo le istruzioni-.
-No, veramente no. Ci vengo solo quando me lo ordinano.
-Ah. Quindi non è Lei il pioniere di questo periodo!
-No.
-E che fine ha fatto il pioniere? Mi hanno spiegato che i pionieri generalmente rimangono nella concessione e che hanno buone percentuali –continuò György restituendo il vasetto-. Non è così?
-Non sempre.
-E allora? Il pioniere? E se Lei non è il tutor residente…
-Ermeneuta.
-Ermeneuta certo. Dico se Lei non è l’ermeneuta residente, allora chi è e dov’è? È in vacanza?
-Non c’è mai stato un pioniere qui –tagliò corto Cukor-. Si sbrighi o l’unica cosa che vedrà per 80.000 dollari sarà un bel mucchio di pietre senza la patina del tempo.
-Non capisco –disse György scendendo il sentiero e cercando di mantenere il passo veloce e sicuro di Cukor-. Com’è possibile che non ci sia mai stato un pioniere? E chi l’ha scoperta questa destinazione?
Cukor si fermò di scatto con il grande mascherone in mano, si voltò e fissò il suo curioso cliente, che quasi gli sbatte contro, dritto negli occhi.
-È classificato. Neppure noi lo sappiamo.
-Ma è sicuro? –chiese il crononauta intimidito da quella rivelazione-.
Cukor si fermò nuovamente.
-Se Lei è qui, vuol dire che è sicuro.
-Non la seguo.
-Lei viene dal futuro, e qui siamo nel passato. Questa dovrebbe essere la sua assicurazione sulla vita. Se le succedesse qualcosa qui non potrebbe esistere nel futuro e se non esistesse nel futuro non potrebbe aver comprato il pacchetto turistico che l’ha portata qui. Non ha mai sentito parlare del “paradosso del nonno”? –chiese Cukor sempre più innervosito da quell’interrogatorio-.
-Sì, sì, certo. Se torno indietro è ammazzo mio nonno prima che si sposi con mia nonna, non potrà nascere mio padre e quindi nemmeno io che pertanto non avrei potuto viaggiare nel tempo per uccidere mio nonno.
-Bravo.
-Quindi il fatto che io sia qui significa anche che sono ritornato a casa –continuò sollevato il turista-.
-Sì signore, proprio così.

Zeitwanderer saltellava allegramente da una pietra all’altra sul sentiero scosceso dietro la sua guida, animato da una sensazione d’invincibilità, d’ineluttabilità, come se le spaventose Moire fossero solo tre care vecchie zie intente a tessergli un maglioncino.

Usciti dal bosco videro il tempio sotto di loro. Chiuso tra le montagne, in una gola tra due fiumi, un complesso di edifici era illuminato da centinaia di torce.
Cukor si rimise il mascherone e discesero fino al fiume. Sull’altra riva, in una grande piazza quadrangolare chiusa su due lati da lunghi e bassi edifici, sotto un’alta piramide, una moltitudine di persone osservava un inquietante silenzio.

-Che sta succedendo? –chiese Zeitwanderer-.
-Ascoltano l’oracolo.
-Che oracolo?
-Non sente questo rumore?
-Sì lo sento.
-È il ruggito del dio giaguaro.
-Oh!
-In realtà è un rumore prodotto dai canali sotterranei del tempio che convogliando l’acqua del fiume producono un effetto acustico.
-Sembra davvero che un enorme giaguaro stia ruggendo. È incredibile!
-Mi segua, attraverseremo lì.
-Come? Pensavo che lo avremmo visto da qui.
-No da qui non si vede. Il momento centrale del rito si svolge nell’altra piazza, dietro quell’edificio a destra. Ci mescoleremo alla gente. Venga.
-Ma io… io non sono uno di loro mi riconosceranno!
-Di notte con il volto dipinto e gli effetti delle droghe sacramentali nessuno le farà caso e se anche la vedessero penserebbero di aver avuto una visione.
-E va bene. Siamo qui per questo, no?
-Non abbia timore, so fare il mio lavoro.

Cukor attraversò la piazza gremita di gente in estasi, seguito a pochi passi dallo sperduto crononauta che osservava intimorito e meravigliato il gioco di luci che illuminava improvvisamente costumi, gioielli, capigliature e pitture corporali. Oltre la piazza, sotto la piramide, una scalinata bianca e nera era protetta da due mostri alati scolpiti a bassorilievo su due colonne dello stesso colore, bianca a destra e nera a sinistra.

L’ermeneuta avanzava lento ma sicuro, sotto il peso dell’enorme mascherone. Giunto in prossimità della piramide maggiore, girò a destra salendo una corta scalinata laterale sovrastata da un architrave decorato da una teoria di giaguari ricoperti, come mostruosi esseri ibridi, da bocche ferine, occhi estatici e serpenti che strisciavano da ogni orifizio. Appena salirono l’ultimo gradino una vibrazione sonora, come l’urlo muto e disperato del dormiente che vuole uscire dall’incubo, percorse come un fremito i corpi degli indigeni che gremivano la piazza e le piramidi circostanti. Le spalle di Zeitwanderer si contrassero.

Improvvisamente si rese conto che erano le uniche due figure in movimento in quello scenario allucinato. Avrebbe voluto chiedere spiegazioni al suo tutor, ma non aveva il coraggio di fermarlo e rivolgergli la parola attirando così l’attenzione di tutta quella gente, che fino a quel momento sembrava ignorarlo.
Una piccola piazza circolare scavata nel terreno si aprì sotto di loro, tra i due bracci di un tempio a forma di U, sul lato sinistro della piramide maggiore. Altre figure mascherate disposte circolarmente osservavano immobili l’alto obelisco al centro della piazza. Quando Cukor scese la scalinata, seguito dal suo sperduto cliente, le grandi maschere incominciarono a muoversi, lentamente, una dietro l’altra. L’inquietante figura che seguiva il crononauta aveva mani e piedi ricoperti da zampe artigliate, lunghe trecce che sembravano serpenti e una grande bocca zannuta e sorridente. Nelle mano destra portava una grande conchiglia bianca ricoperta di punte, mentre nell’altra sosteneva una valva rossa, piatta e scanalata. Dietro seguivano esseri alati che portavano piante, radici, e frutti. Mentre la processione vi girava intorno, Zeitwanderer osservava ammirato l’obelisco che rappresentava un grande caimano dal cui corpo uscivano piante, frutti, uccelli, pesci e teste umane. Un suono lungo e profondo lo scosse da quella contemplazione. Un uomo alato soffiava in una conchiglia, mentre un altro armato di una mazza seguiva quello che sembrava essere un alto sacerdote che portava in ostensione un lungo cactus. Le due figure scesero nella piazza e si divisero camminando in semicerchio da un lato e dall’altro dell’obelisco. Si fermarono ai lati di Zeitwanderer mentre Cukor si spostava dietro di lui. Il sacerdote offrì al crononauta una scodella nella quale galleggiavano alcune rotelle del cactus. György si girò inquieto con aria interrogativa verso il suo ermeneuta che si limitò ad abbassare leggermente il mascherone, in segno d’assenso. György Zeitwanderer inspirò profondamente, allungò le due mani e ringraziando con un cenno bevve un sorso del liquido. Un’ovazione accompagnò il suo gesto. Cukor si girò e salì l’altra scalinata che conduceva all’interno del tempio seguito dal suo cliente e, a pochi passi di distanza, dal guerriero alato.

Il buio della galleria era spesso, freddo e umido, ma lentamente le pupille di Zeitwanderer si dilatarono, facendo quasi scomparire l’iride. L’uomo appoggiava le mani alle pareti di pietra, barcollando, per non cadere. I serpenti della maschera di Cukor si agitavano, contorcendosi l’uno sull’altro, lanciandosi rapidi e minacciosi verso Zeitwanderer, mentre le ali sulla schiena della sua guida si aprivano e si chiudevano rumorosamente scomparendo nell’oscurità dei cunicoli.

-Aspetta! –gridò il crononauta inciampando sulle pietre-.

Cadde, si rialzò e istintivamente si voltò come minacciato da un’oscura presenza. Nulla. Dietro e davanti a sé c’erano solo le tenebre. Cercò di raggiungere Cukor correndo come un pazzo nel dedalo delle gallerie, sbattendo ad ogni angolo, inciampando, cadendo, sentendosi stringere sempre di più tra le pareti, mentre il ruggito del giaguaro si faceva sempre più forte rimbombandogli nella testa.

-È solo l’acqua -si disse-.
-L’acqua, l’acqua, l’acqua, l’acqua, l’acqua… -risposero sarcastiche le lunghe gole nere che lo inghiottivano sempre più in fondo-.

Sudava disperato aggrappandosi alle pietre, strisciando sul soffitto, precipitando nell’abisso di quel labirinto senza fine, in perpetuo movimento. Improvvisamente due luci verdi si accesero davanti a lui e quattro enormi zanne bianche brillarono nel buio.

Sanguinava per i colpi, ma la disperazione continuava a spingerlo avanti sbattendolo da un muro all’altro nella vana speranza di riuscire a sfuggire agli artigli del mostro. Gambe e braccia annaspavano nell’incubo frenate dalla spessa pece dell’oscurità, mentre sentiva il fiato nauseabondo di sangue della bestia scaldargli la schiena gelida. Una luce fioca e tremolante in fondo al cunicolo gli diede la forza per un ultimo scatto disperato. La galleria si aprì a forma di croce, la luce gli sferzò le pupille spalancate sulle tenebre e un gigantesco uomo giaguaro di più di quattro metri gli si parò davanti. Era rosso come il sangue, con enormi zanne ed artigli mentre le sopracciglia e i capelli erano formati da viscidi serpenti.

Ci vollero alcune decine di secondi prima che quello straordinario essere ibrido riprendesse la sua bidimensionalità sulla superficie granitica a forma di grande zanna che usciva dal tetto della stanza per infilarsi sul terreno umido del pavimento.

Zeitwanderer, inginocchiato in una pozza di fango, osservava l’idolo, esterrefatto. Ne seguiva i contorni, la bocca, le zanne, gli artigli, i serpenti scolpiti sulla pietra che si riempivano come piccoli canali di un liquido spesso e scuro, dall’odore intenso. Alcune gocce gli schizzarono la fronte e il viso. Alzò lo sguardo verso il tetto della camera e vide il sangue colare e l’idolo fregiarsi di due grandi ali d’ombra.
Si voltò e vide il guerriero.

-Ecco guarda, è proprio qui –disse la donna all’uomo al volante-. Possiamo atterrare lì, c’è un ormeggio libero.
L’uomo rallentò e abbassò la cloche per far scendere il velivolo.
-Attento! –gridò la donna afferrandosi al cruscotto-.
-Imbecille! –gridò l’uomo tirando violentemente i comandi-. Quell’idiota quasi si fa ammazzare! Se non alzo il muso in tempo gli stacco la testa!
-Dio mio! Che spavento! –esclamò la donna afferrandosi i capelli con una mano mentre l’altra rimaneva inchiodata al portaoggetti-.
Uscirono dall’aeromobile ancora scossi ed entrarono nell’edificio.
-Guardalo lì quell’idiota! –disse l’uomo con uno scatto-.
-Lascialo perdere. Dev’essere un matto, guarda come trema!
-Ma sì, sì. Sediamoci piuttosto.
Passarono alcuni minuti, prima che il loro numero apparisse sul display. La coppia si avvicinò allo sportello.
-Proprio affianco a quel cretino!
-E basta su! –lo rimbrottò la donna-. È per la nostra luna di miele, non lasciamo che qualche stupido ci rovini la festa.
-Prego signori, accomodatevi.
-Grazie –rispose la donna sorridendo-. Vorremmo vedere le vostre proposte per i viaggi di nozze.
-Benissimo. Su questo depliant troverete le nostre destinazioni più confortevoli e rilassanti: paradisi naturali ancora vergini e tuttavia con tutte le comodità necessarie.
-Che te ne pare tesoro?
-Per me va bene, ma se volessimo diverse destinazioni? Sa un po’ di mare, poi due passi a Pompei prima dell’eruzione, non so…
-Capisco perfettamente le sue esigenze signore. Mi dia qualche minuto e le preparerò un programma intercronico.

L’impiegato si alzò lasciando soli i due fidanzati. La donna ne approfittò per rovistare nella borsetta in cerca dello specchietto, mentre l’uomo si guardava intorno osservando la lunga fila di sportelli alla sua sinistra, piena di gente ansiosa di partire verso esotiche destinazioni. L’agente dello sportello accanto si chinò per raccogliere un libro, lasciando intravedere sotto il colletto della camicia una macchia scura che attirò l’attenzione dell’uomo.

-…questo è il Manuale del crononauta: qui troverà tutte le indicazioni alla preparazione del viaggio, informazioni, consigli e norme da osservare; lo porti con sé, è come una guida.
-Scusate l’attesa –disse l’impiegato sedendosi con un depliant in mano-.
-Non si preoccupi –rispose la donna con un sorriso-.
-Credo proprio che questo sia quello che fa al caso vostro.
-Ah, ah –rispose l’uomo distratto-.
-Ho bisogno del suo documento d’identità, per favore.
-Ecco.
-Gy-ör-gy Zeit-wan-derer –compitò l’impiegato trascrivendo nome e cognome sulla tastiera- così si pronuncia?
-Roma, primo secolo. Un atollo nel Pacifico, 1452 e finalmente Parigi, Belle Epoque.
-Sì esatto.
-Stupendo! No amore?
-Con questo iniziamo la procedura anamnestica. Intanto mi serve una firma qui… e una qui sotto, per cortesia.
-Meraviglioso…sì… sì –rispose l’uomo senza far caso alle sue parole, mentre continuava a fissare con curiosità il piccolo felino alato tatuato sul collo dell’impiegato-.
La penna graffiò la carta.
-Congratulazioni signore e grazie per aver scelto T&T.

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3 Responses to T & T

  1. György il 16 agosto 2010 alle 13:27

    Nem tudom, ki vagyok

  2. Ares il 16 agosto 2010 alle 14:01

    Ma che serve il gatto alato tatuato sul collo dell’impiegato?

  3. Ares il 16 agosto 2010 alle 14:24

    Poi un altra curiosità: perchè non c’è anche l’altro György ?
    quello che stava prenotando il viaggio in Perù; dopotutto il tempo è quello: quando Rambaldi per poco non si fa investire .. no?



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