Ex ordres littéraires: Paolo Piccirillo

4 settembre 2010
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Immagine di Philippe Schlienger

da Zoo col semaforo di Paolo Piccirillo, edizioni Nutrimenti
(Premio John Fante 2010: finalista della categoria Arturo Bandini opera prima)

Alle due di ogni pomeriggio della sua vita Carmine Salziello si ferma sul bordo della strada e prega. Due Ave Maria, un Padre Nostro e un Gloria al Padre.
Carmine Salziello detto ’o Schiattamuort’ abita in una villetta di campagna. Una villetta isolata che non si trova in una zona residenziale insieme ad altre villette tutte uguali.
Carmine vive lontano dal centro abitato, e c’è solo qualche metro di stradina sterrata a dividere la porta di casa sua dalla tangenziale Aversa-Napoli. Lì intorno non c’è niente di interessante, solo qualche acquitrino di inverno e la puzza di bufale tutto l’anno.
Carmine esce dal cancello di casa e percorre lo sterrato, pochi passi nel fango duro, umido anche quando non ha piovuto. Sei metri in tutto. Se abitasse in una villetta accogliente e perfetta, questo sarebbe il suo vialetto di ghiaia, con i sette nani sorridenti a fare la guardia. Il suo sterrato invece neanche più le talpe lo sorvegliano, perché il terreno è troppo duro per qualsiasi forma di vita. È diventato cemento.


Appena dopo i sei metri Carmine si ritrova sulla tangenziale.
Inizia a camminare sulla terra fangosa che sfiora la strada, rasente il guardrail e le macchine che gli sfrecciano accanto. Poche suonano il clacson. Corrono, e lungo quel tratto di tangenziale che porta al punto dove Carmine si ferma e prega, esattamente al chilometro ventitré della tangenziale Aversa-Napoli, c’è sempre una scia di animali morti investiti. Volpi, gatti, cani, ricci, piccioni, donnole; un giorno Carmine ci trovò persino un vitello.
Mentre prega Carmine si appoggia alla pala, col mento pesante sulla mano destra, dove tiene la busta nera per gli animali.
Oggi dal primo Ave Maria all’unico Gloria al Padre, che conclude il suo rosario, Carmine si bestemmia in testa tutto il tempo. Perché proprio davanti alla lapide del figlio c’è un gattino morto che puzza di fogna, copertoni bruciati e merda. Di morte.
Carmine si fa la croce e dà un bacio alla foto sulla lapide.
La foto ritrae un ragazzino sorridente. Ritrae una mano poggiata sulla sua spalla. La mano è di Carmine, ma si vede solo la mano e metà braccio. Nella foto Carmine non ha importanza, perché quella è la lapide di suo figlio, non la sua.
Se aveva i capelli biondi o neri, il colore degli occhi, se era abbronzato o pallido non è possibile saperlo. La foto è in bianco e nero. Chi si trova a passare di lì con la macchina se avesse voglia di confrontare data di nascita e data di morte, saprebbe solo che Nicola Salziello è morto a dodici anni. Vent’anni fa.
Ogni giorno tornando verso casa Carmine raccoglie gli animali morti investiti. Lo fa sempre. Quella strada la vuole pulita.
Oggi è il giorno di due piccioni, un riccio e una volpe. Una volpe c’è sempre. E del gattino che puzza anche se è morto da poco.
Gli animali Carmine li solleva con la pala e li mette nella busta dell’immondizia.
Questo gattino però è completamente spiaccicato sull’asfalto arroventato.
Carmine prova a sradicarlo con la pala, ma è quasi impossibile. Il gatto sembra incollato. Impiantato. Sembra sia stato asfaltato insieme alla strada.
Sul piccolo corpo c’è la forma degli pneumatici.
Con la pala Carmine prova ad alzargli la testa. Niente da fare, e se facesse più forza se ne verrebbe via solo quella. Ormai è quasi staccata dal corpo. Sanguina ancora, di sangue non più fresco, di liquidi bianchi e gialli, umidi.
Lo lascia stare lì, bestemmia la Madonna e se ne va.

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3 Responses to Ex ordres littéraires: Paolo Piccirillo

  1. carmelo il 5 settembre 2010 alle 14:24

    nel link si informa che il libro è stato anche
    – Terzo classificato XXXVII Premio Internazionale Flaiano per la narrativa 2010
    – Libro del mese Fahrenheit (Radio tre) marzo 2010

    leggo anche con piacere che l’autore è un ragazzo del sud, di 23 anni.

    Non tutto è perduto se siamo ancora capaci di guardare e raccontare con gli occhi ben aperti, la puzza di fogna, copertoni bruciati e merda. Di morte. Che circonda la nostra terra, ferita, umiliata e avvelenata. E la nostra gente, ferità, umiliata, e avvelenata e non tutta rassegnata.
    Infine dalla presentazione del libro si dice che l’altro personaggio è uno straniero, un albanese, uno di quei milioni di uomini e di donne e bambini invisibili, che vivono nel nostro pase e sputano sudore e sangue nel nostro paese.

    Mi piacerebbe che oltre a un brano di un romanzo o un racconto o delle paesie di un autore nuovo, mi piacerebbe che si desse all’autore la possibilità di presentare la sua opera e rispondere alle domande dei lettori.

  2. carmelo il 5 settembre 2010 alle 15:09

    incuriosito non ho resistito a cercare l’intervista di fahrenheit a Piccirillo.
    Belle le considerazioni finali…
    chi vuole puo’ ascoltare qui.
    se la pagina non accetta l’object
    ecco l’indirizzo:
    http://www.archiviobolano.it/mp3/zoo-piccirillo-2010_03_10.mp3

  3. véronique vergé il 6 settembre 2010 alle 10:02

    Un racconto a cuore strappato il sole si è annegato in una terra umida di fango camminare con la scrittura, raccontare gli elementi del paesaggio simbolico fango e cemento – e la strada della morte- collezione degli animali investiti- la lapide avvolta da un mistero: il lettore si chiede: come si muore a dodici anni? Li sulla strada dove il sole è un inganno, dove il sole sta per morire.

    Auguro una bella strade per questo libro e una belle luce per lo scrittore giovane di una regione che ho nel cuore.



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