Giulio Mozzi: Inventare e raccontare storie

4 settembre 2010
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11 Responses to Giulio Mozzi: Inventare e raccontare storie

  1. stalker il 5 settembre 2010 alle 01:43

    ‘petta n’attimo mozzi che prendo carta e penna e me le appunto

    eccomi, il tempo di mettermi un polipo in testa…..e sono tutt’orecchi

    dicevi?????

    ah ecco…..

    ma daVero dici?!?

  2. natàlia castaldi il 5 settembre 2010 alle 01:52

    ma è un progetto finanziato dall’Iprase?
    caspita… Mozzi, questa sì che è ‘na bella storia.
    ora mi concentro sull’intuizione… poi cerco un ente regionale.

  3. giuliomozzi il 5 settembre 2010 alle 05:57

    Natàlia, per la precisione: da circa un anno collaboro con l’Iprase, nell’ambito del progetto Scuola d’Autore. Tra le varie cose che ho fatte in questo anno, ci sono anche le lezioni di cui sopra. Il 10 settembre presentiamo le attività dell’anno scolastico 2010-2011.

  4. maurizio il 5 settembre 2010 alle 07:49

    poi cerco un ente regionale.
    …e dicono che in Italia non si fa ricerca!
    A me comunque è piaciuta la lezione, complimenti.

  5. maurizio il 5 settembre 2010 alle 10:03

    Anche i genitori e gli insegnanti non dovrebbero incoraggiare la scrittura di romanzi. Più tardi, ottenuta almeno una licenza di terza media, si potrà con miglior costrutto affrontare una simile impresa e recuperare rapidamente il tempo perduto.

  6. Subhaga Gaetano Failla il 5 settembre 2010 alle 12:06

    Intervento davvero interessante. E video ben fatto, con semplici ed efficaci trovate sceniche e un buon ritmo. Complimenti

  7. stalker il 5 settembre 2010 alle 20:40

    giulio mozzi, rimane da chiedersi se la sua intuizione, compreso il granchio in testa, sia stata una buona intuizione o se ne poteva attendere una migliore.
    di peluches ce ne sono tantissimi.
    con una paperella o una gallina o un asinello si sarebbero sfatati anche antichi pregiudizi….
    buon lavoro! :-)

  8. francesco pecoraro il 6 settembre 2010 alle 09:01

    Manuale di educazione sessuale: capitolo primo: osserviamo il nostro pene/vagina: cosa c’è dentro? ne vale la pena?: non cominciate subito a masturbarvi disperatamente, ma aspettate la donna giusta, l’uomo giusto: attenti che la donna/uomo che magari sulle prime vi appare giusto, magari è quello/quella sbagliato/a: solo così non rischierete di scopare inutilmente col primo/la prima che capita.

  9. Paolo S il 6 settembre 2010 alle 14:53

    Meravigliosa l’associazione afferro l’intuizione-prendo un granchio.
    Bello il progetto, e bravi! a te e all’Iprase… sto guardando i video, pochissimi contatti per il momento. Ma ve ne auguro molti, diffonderò!

  10. michele il 8 settembre 2010 alle 11:20

    Caro Giulio Mozzi:
    Si deve pur vivere! Ma non va bene.

    La “sensualità” del libro è cosa diversa dal libro; Posso comprendere che in se la sensualità ed il suo transfert sono argomento. Ma, non in sublimale linguaggio ed in video. Annovero che mania, impulsi, piacciono tanto ai “volontari” della potenza e so che questo purtroppo è il mercato, infatti: in questo video ( e negli altri che ho seguito) sei simpatico, piacevole, ti si ascolta ma il “libro” scusami non è genere catalogabile (smontabile) non è impulso di sensi. E’ un Sé, infondo si può definire così, non catalogabile, e non “ricostruibile”. Sono invece da catalogare ed interessanti le “manie” che vengono proiettate sul libro.
    L’approccio giornalistico, è dedica all’investigazione, infondo -permanente morboso-. Così rapporto tra i sensi, non rapporto libro lettore. Vi è credo una limitazione nella facile elencazione scolastica di genere, di rapporto tra permanente ed accidenti. E’ inevitabile, spero che tu voglia comprendere, che l’Imago, ossia l’immagine (che muta nell’atto “lettorio”) mutata storicamente come presa di coscienza da forma magica ad astrazione comporti delle scorie, appunto impulsi (falsi echi), luoghi comuni purtroppo. E’ questo il problema dell’editoria, l’incapacità di comprendere il mutamento esigenza, per farla breve manca quella intelligenza che è capace di riconoscere la profondità. Rimanere solo la superficie è compilare schede di percezione mera lettura -da processo d’invenzione – ha poco a che fare con gli’inclusivi accidenti al permanente. Infondo come diceva Kant (il suo grande merito è quello, non d’essere un grand’uomo, ma quello di rivolgersi con entusiasmo ad un pubblico giovane, con quel tu pari, nato dalla difficoltà della vita condivisa) “…in qualsiasi mutamento del mondo, la sostanza permane e mutano soltanto gli accidenti.”

  11. sergio soda star il 11 settembre 2010 alle 13:22

    io mi meraviglio molto che questo post non ha avuto molti più commenti e che nessun scrittore emergente ha ringraziato mozzi per questi consigli ma io lo faccio. forse non tutti si sono resi conto dell’importanza di essi e che attraverso essi si può diventare scrittori migliori. tra l’altro bisogna essere furbi e capire che magari seguendoli si potrà proprio attrarre l’interesse di mozzi che un talent scaut di enaudi o al limite diventare quasi bravi come lui. io l’altro giorno dal tabaccaio di piazza della balduina ho visto l’ultimo libro di mozzi e sfogliandolo era stupendo. era fatto solo di dialoghi come quelli che facciamo tutti i giorni e anche se a una prima lettura potevano sembrare una cacata invece no perché non è assolutamente facile scrivere in quel modo. la bravura sta proprio nel fatto di fare un libro che sembra una stronzata ma invece è un buon libro, e mozzi fa così da quando iniziò. grazie giulio e spero che ci saranno altre lezioni



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