Articolo precedenteGiulio Mozzi: Inventare e raccontare storie
Articolo successivoad aziendam

BRUNO MUNARI Misuratore automatico del tempo di cottura per uova sode

 
Prendete un esperto giocatore di lippa e fategli calare lentamente l’uovo rosso (1) nella pentola (2) piena di acqua bollente. Voi intanto vi sarete alzati di buon mattino (grazie alla macchina per addomesticare le sveglie) e avrete legato un fiasco spagliato all’estremità di un bastone da passeggio (3), questo fiasco serve come galleggiante e, all’immersione dell’uovo si alzerà spostando il bastone che funge da leva e che si abbassa (4) premendo una lametta sul cordoncino (5). Il suddetto viene tagliato in due e le tartarughe siamesi Annetta e Luciana (6) scivoleranno sul piano inclinato (7), fatto con mollica di pane indurita, e andranno a sbattere contro la lampadina da milleduecentotre candele (8) facendola scoppiare. Lo scoppio improvviso spaventa la chiocciola (9) Maria Lumèga di Monselice (viale Maria Marianna n. 247,41. Casa propria) che stava pensando ai bei tempi quando faceva la giornalaia (vi racconterò poi altri particolari). La chiocciola fugge verso la foglia di lattuga dove si ferma a rifocillarsi (10). All’arrivo della Lumèga l’uovo è pronto .
 
Note
 
a) Incontrai un giorno Maria Lumèga in tandem sul percorso Napoli-Capri (il tandem era sul vaporetto) e durante il viaggio mi raccontò la sua vita di giornalaia, vita che ama ricordare tra uno scoppio e l’altro. Dice: una volta, per aumentare le tirature di un certo giornale che non nomino ne feci stampare, a mie spese, parecchie copie su gomma elastica ad uso dei miopi che, senza bisogno di cercare gli occhiali per ingrandire le parole, bastava che con un lieve sforzo dilatassero il giornale nella giusta misura. Feci anche stampare il giornale tutto in una sola facciata, dall’altra parte c’era un grazioso motivo di tappezzeria: finito di leggere potevano adoperarlo per tappezzare l’anticamera. Provai a farlo stampare su seta con inchiostri lavabili; dopo averlo letto, uno si poteva fare una bella camicia. Tutto fu vano, tutto fu vano, poi mi sedetti sopra un divano, e con la testa nella tua mano, pensai al giorno così lontano, che nacqui sotto un tulipano. Ciao Gaetano.
 
b) Gaetano era un suo caro amico d’infanzia attualmente proprietario di una fabbrica di lancette per secondi per orologi da signora.
 
 
Bruno Munari
Le macchine di Munari
EINAUDI
[ finito di stampare il 30 settembre 1942 – XX ]
 

 
Edizioni Corraini
Mantova, 2001
pag. 34, f.to 21×29 cm, col., cartonato filo refe.
17.00 EUR [ molto ben spesi ]

 
 

  1. ERRATA CORRIGE
    a pag. 14 riga 13° invece di 247,4 leggi 249,4
    []

25 Commenti

  1. aggiungerei che il tempo di cottura delle uova può essere opportunamente variato a seconda della grossezza dell’uovo: basta infatti usare gli altri due chiodi a disposizione sulla tavoletta per appendere la lattuga. La disposizione in figura è quella per le uova grosse. I chiodi precedenti rispettivamente per le uova piccole e medie. Ho capito bene?

  2. BELLO E POETICO!

    Quando voglio cocere un uovo, ho l’abitudine di leggere per aspettare e il mio povero uovo esita tra oeuf à la coque e oeuf dur… Perché ho dimenticato di guardare l’ora di partenza per la cottura.

  3. …in realtà neanche Annetta e Luciana sono entusiaste (del resto son tartarughe siamesi, mica entusiaste!)… ma la scienza richiede sempre le sue vittime.

  4. no, no, elio-c ha ragione… avevo scordato un particolare importantissimo, fondante, che gli farà sicuramente cambiare idea

    questo

    In quanto ad Annetta e Luciana non resta loro che affidarsi al “Motore a lucertola per tartarughe stanche” .

    ,\\’

  5. …già, ma come la mettiamo con il “codino di maialetto treenne metallizzato”? Ribadisco: la scienza è spietata… (e Munari geniale!)

  6. Per sollevare lo spirito di un principe italiano gravato dalle cure della sua posizione, un musicista creò per lui un piano a gatti. Il musicista selezionò gatti le cui voci naturali fossero di tonalità differenti e li sistemò in gabbie parallele, di modo che quando veniva schiacciato un tasto sul piano, si conficcava una punta acuminata nella corrispondente coda di gatto. Il risultato era una melodia di miagolii che diventava via via più forte man mano che i gatti diventavano più disperati. Chi non non sarebbe riuscito a ridere di tale musica? Così il principe fu alleviato dalla sua malinconia.

    Athanasius Kircher
    Musurgia Universalis [ 1650 ]

  7. non so perchè ma questi gatti mi ricordano alcuni autori..:-))

    comunque anche Macchia e Carboncoke qui hanno già avvisato la Protezione Animale , pardon, la Siae

  8. “Un signore di nome Stanislao incontrò un gatto e gli disse ‘ciao’. Il gatto tra sè pensò ‘che ignorante però non sa nemmeno dire miao!’ “(testo di Gianni Rodari e musica di Alberto Soresina per coro polifonico)

  9. …allora, dato che i gattofili prevalgono sui testudofili, ecco a voi October (sì, anticipiamo i mesi, ma merita):

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

DAVID FOSTER WALLACE legge “Una storia ridotta all’osso della vita postindustriale” [1999]

Quando vennero presentati, lui fece una battuta, sperando di piacere. Lei rise a crepapelle, sperando di piacere. Poi se ne tornarono a casa in macchina, ognuno per conto suo, lo sguardo fisso davanti a sé, la stessa identica smorfia sul viso.

MUSICA PER GIORNI DISPARI #01 Steve Reich “WTC 9/11” [2010]

di Steve Reich
Il pezzo inizia e finisce con il primo violino che raddoppia il forte segnale acustico di avviso (in realtà un FA) emesso dal telefono quando viene lasciato sganciato. Nel primo movimento ci sono voci d'archivio dei controllori del traffico aereo del NORAD, allarmati dal fatto che il VOLO 11 americano fosse fuori rotta.

DANIELE DEL GIUDICE “levare a ogni frase la terra sotto i piedi“

"Le storie, i sentimenti, i personaggi, la descrizione: riuscire a renderli totale provvisorietà; levare a ogni frase la terra sotto i piedi, levarle il fondamento, col gesto stesso con cui ci sforziamo di affidarla a una stabilità."

MUSICA PER GIORNI PARI #01 Gregorio Allegri “Miserere”

di Orsola Puecher
E' Mercoledì 11 Aprile 1770: Johann Georg Leopold Mozart e suo figlio, il quattordicenne Wolfgang Amadeus, esibito fin da bambino nelle le corti d’Europa in sfiancanti tournée musicali, arrivano a Roma.

cinéDIMANCHE #24 KEN RUSSELL Amelia and the Angel [1957]

di Orsola Puecher
... l'organetto a manovella che gira il suo disco di metallo traforato insieme al cerchio delle bambine, figurine danzanti di un carillon, ci fa subito capire che stiamo entrando in una dimensione delicata e parallela.

25 aprile 2021 Canteremo ancora… [tracce di un’altra vita]

La piccola targa di ottone è ancora là, incastonata nel marciapiede, lo è stata nel silenzio e nella solitudine delle strade deserte e del lockdown. Testimonia lo stesso e rende onore a chi tomba e sepoltura non ha potuto avere.
orsola puecherhttps://www.nazioneindiana.com/author/orsola-puecher/
,\\' Nasce [ in un giorno di rose e bandiere ] Scrive. [ con molta calma ] Nulla ha maggior fascino dei documenti antichi sepolti per centinaia d’anni negli archivi. Nella corrispondenza epistolare, negli scritti vergati tanto tempo addietro, forse, sono le sole voci che da evi lontani possono tornare a farsi vive, a parlare, più di ogni altra cosa, più di ogni racconto. Perché ciò ch’era in loro, la sostanza segreta e cristallina dell’umano è anche e ancora profondamente sepolta in noi nell’oggi. E nulla più della verità agogna alla finzione dell’immaginazione, all’intuizione, che ne estragga frammenti di visioni. Il pensiero cammina a ritroso lungo le parole scritte nel momento in cui i fatti avvenivano, accendendosi di supposizioni, di scene probabilmente accadute. Le immagini traboccano di suggestioni sempre diverse, di particolari inquieti che accendono percorsi non lineari, come se nel passato ci fossero scordati sprazzi di futuro anteriore ancora da decodificare, ansiosi di essere narrati. Cosa avrà provato… che cosa avrà detto… avrà sofferto… pensato. Si affollano fatti ancora in cerca di un palcoscenico, di dialoghi, luoghi e personaggi che tornano in rilievo dalla carta muta, miracolosamente, per piccoli indizi e molliche di Pollicino nel bosco.