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	Commenti a: L&#8217;Italia che non è in me	</title>
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		<title>
		Di: Larry Massino		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/09/07/litalia-che-non-e-in-me/#comment-140355</link>

		<dc:creator><![CDATA[Larry Massino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 16:15:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Apprendo ciò che so da sempre, cioè che alcuni  intellettuali e artisti sono contrari alla comicità, soprattutto quella praticata ed espressa nelle  sue forme più libere. E&#039; da non credere, ma ci sta. Primariamente perché far ridere è un&#039;arte difficile, che si pratica con il corpo, che è il vero bersaglio della polemica contro il comico. Farebbero meglio, gli intellettuali, a prendersela con l&#039;umorismo mediano, militarizzato, embedded, mentale, quello di striscia la notizia, per esempio, ma in genere tutto l&#039;umorismo televisivo, compreso quello definito satira politica, scaduto  a livelli impensabili per un paese nel quale già negli anni &#039;60 si potevano gustare  esperimenti di enorme qualità artistica, da Tognazzi-Vianello, a Panelli  ai  Gufi. E farebbero meglio, gli intellettuali e gli scrittori,  a  cercare di capire perché in questo paese è vacante il ruolo di tragicomico, l&#039;unica espressione del comico veramente decisiva. L&#039;ultimo è stato Massimo Troisi, che secondo me, come narratore e critico della attuale degenerazione dei costumi,  manca quanto e più di Pasolini.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Apprendo ciò che so da sempre, cioè che alcuni  intellettuali e artisti sono contrari alla comicità, soprattutto quella praticata ed espressa nelle  sue forme più libere. E&#8217; da non credere, ma ci sta. Primariamente perché far ridere è un&#8217;arte difficile, che si pratica con il corpo, che è il vero bersaglio della polemica contro il comico. Farebbero meglio, gli intellettuali, a prendersela con l&#8217;umorismo mediano, militarizzato, embedded, mentale, quello di striscia la notizia, per esempio, ma in genere tutto l&#8217;umorismo televisivo, compreso quello definito satira politica, scaduto  a livelli impensabili per un paese nel quale già negli anni &#8217;60 si potevano gustare  esperimenti di enorme qualità artistica, da Tognazzi-Vianello, a Panelli  ai  Gufi. E farebbero meglio, gli intellettuali e gli scrittori,  a  cercare di capire perché in questo paese è vacante il ruolo di tragicomico, l&#8217;unica espressione del comico veramente decisiva. L&#8217;ultimo è stato Massimo Troisi, che secondo me, come narratore e critico della attuale degenerazione dei costumi,  manca quanto e più di Pasolini.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Simone Ghelli		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/09/07/litalia-che-non-e-in-me/#comment-140352</link>

		<dc:creator><![CDATA[Simone Ghelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 14:37:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;idea di grottesco che emerge mi sembra un po&#039; confusa e distorta e mi permetto di segnalarlo perché è materia di cui mi sono occupato... se veramente in questo paese dominasse il registro grottesco, non saremmo messi così male... in Italia il grottesco non è più possibile ( se non a livello liminale) da almeno 20 anni, semplicemente perché si fa tutto fuor di maschera, e qui mi pare stia l&#039;errore di fondo dell&#039;articolo, visto che la commedia all&#039;italiana non la si fa più dagli anni &#039;70, almeno che non si consideri tale le varie derive prese dai comici nostrani dagli anni &#039;80 in poi, ma allora torniamo a bomba, a una diversa idea di grottesco, che non ha alcuna valenza politica...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;idea di grottesco che emerge mi sembra un po&#8217; confusa e distorta e mi permetto di segnalarlo perché è materia di cui mi sono occupato&#8230; se veramente in questo paese dominasse il registro grottesco, non saremmo messi così male&#8230; in Italia il grottesco non è più possibile ( se non a livello liminale) da almeno 20 anni, semplicemente perché si fa tutto fuor di maschera, e qui mi pare stia l&#8217;errore di fondo dell&#8217;articolo, visto che la commedia all&#8217;italiana non la si fa più dagli anni &#8217;70, almeno che non si consideri tale le varie derive prese dai comici nostrani dagli anni &#8217;80 in poi, ma allora torniamo a bomba, a una diversa idea di grottesco, che non ha alcuna valenza politica&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/09/07/litalia-che-non-e-in-me/#comment-140002</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 08:14:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Carmelo - il tuo commento è bello nella capacità di tradurre il paese, di leggere, lottare, vedere dal punto fuori, di afferrare la significazione perduta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Carmelo &#8211; il tuo commento è bello nella capacità di tradurre il paese, di leggere, lottare, vedere dal punto fuori, di afferrare la significazione perduta.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Valter Binaghi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/09/07/litalia-che-non-e-in-me/#comment-139996</link>

		<dc:creator><![CDATA[Valter Binaghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 01:31:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Pincio
Ammettiamo che la morale cattolica, o meglio la sua caricatura democristiana (siamo tutti peccatori o, il che è lo stesso, la santità non esiste, quindi mi assolvo col mea culpa e faccio come prima, ma rimango estraneo al malcostume altrui, che è a-problematico e beota) sia l&#039;origine di tutta questa monnezza sociale.
Non le pare che la sua declinazione de sinistra (siamo nel regno della merce, la rivoluzione è impossibile, quindi si vive come gli altri ma si è meglio degli altri perchè si è consapevoli, gli altri invece nella merce ci sguazzano) sia l&#039;esatta fotocopia?
E comunque le conclusioni mi sembrano carenti: è vero che la descrizione del fenomeno esige una sorta di presa di distanza, di esilio momentaneo che sarebbe meglio chiamare epochè, ma questo è un atto preliminare al giudizio, cioè non esaurisce un processo di conoscenza autentica. Per arrivare a questo occorre distinguere ciò che è vero e ciò che è falso, ciò che è buono e ciò che è cattivo, anche senza prova matematica, rischiando l&#039;errore. Da cui consegue un&#039;incarnazione anche politica e non solo morale, un&#039;accettazione della comunità e della storia per cui si rischia di continuarla la storia sporcandosi le mani, anzichè mantenersi in quel limbo gnostico che consente di disprezzare tutto senza impegnarsi in nulla.
Io credo seriamente che questa forma di gnosi sia la principale responsabile dell&#039;impotenza del ceto intellettuale di origine illuministica, il cui carattere originariamente progressivo si è rovesciato in un&#039;attesa dell&#039;apocalisse che è sempre più accademica. Nel frattempo le risorse storiche e l&#039;agire reale sono monopolizzate da chi con il reale traffica spudoratamente. Un esempio: rispetto a un leghista che straparla di padania posso dire che la padania non esiste perchè io sono ITALIANO, non perchè mi proclamo cittadino del mondo (che non è un&#039;entità politica ma questa sì un&#039;espressione geografica e la cifra di un&#039;utopia).
Perchè vede, qui il problema non è solo che gli intellettuali non riescono più a riconoscersi nella loro comunità di appartenenza, ma che la comunità di appartenenza ha perso ogni rispetto per loro, dal momento che parlano una lingua che non è quella delle cose, cioè dei corpi e dei bisogni, ma nemmeno dei progetti per domani mattina (l&#039;Apocalisse non è una data!)
Così, in mancanza d&#039;altro, vanno su RaiUno a farsi spiegare la storia e la politica da Scodinzolini.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Pincio<br />
Ammettiamo che la morale cattolica, o meglio la sua caricatura democristiana (siamo tutti peccatori o, il che è lo stesso, la santità non esiste, quindi mi assolvo col mea culpa e faccio come prima, ma rimango estraneo al malcostume altrui, che è a-problematico e beota) sia l&#8217;origine di tutta questa monnezza sociale.<br />
Non le pare che la sua declinazione de sinistra (siamo nel regno della merce, la rivoluzione è impossibile, quindi si vive come gli altri ma si è meglio degli altri perchè si è consapevoli, gli altri invece nella merce ci sguazzano) sia l&#8217;esatta fotocopia?<br />
E comunque le conclusioni mi sembrano carenti: è vero che la descrizione del fenomeno esige una sorta di presa di distanza, di esilio momentaneo che sarebbe meglio chiamare epochè, ma questo è un atto preliminare al giudizio, cioè non esaurisce un processo di conoscenza autentica. Per arrivare a questo occorre distinguere ciò che è vero e ciò che è falso, ciò che è buono e ciò che è cattivo, anche senza prova matematica, rischiando l&#8217;errore. Da cui consegue un&#8217;incarnazione anche politica e non solo morale, un&#8217;accettazione della comunità e della storia per cui si rischia di continuarla la storia sporcandosi le mani, anzichè mantenersi in quel limbo gnostico che consente di disprezzare tutto senza impegnarsi in nulla.<br />
Io credo seriamente che questa forma di gnosi sia la principale responsabile dell&#8217;impotenza del ceto intellettuale di origine illuministica, il cui carattere originariamente progressivo si è rovesciato in un&#8217;attesa dell&#8217;apocalisse che è sempre più accademica. Nel frattempo le risorse storiche e l&#8217;agire reale sono monopolizzate da chi con il reale traffica spudoratamente. Un esempio: rispetto a un leghista che straparla di padania posso dire che la padania non esiste perchè io sono ITALIANO, non perchè mi proclamo cittadino del mondo (che non è un&#8217;entità politica ma questa sì un&#8217;espressione geografica e la cifra di un&#8217;utopia).<br />
Perchè vede, qui il problema non è solo che gli intellettuali non riescono più a riconoscersi nella loro comunità di appartenenza, ma che la comunità di appartenenza ha perso ogni rispetto per loro, dal momento che parlano una lingua che non è quella delle cose, cioè dei corpi e dei bisogni, ma nemmeno dei progetti per domani mattina (l&#8217;Apocalisse non è una data!)<br />
Così, in mancanza d&#8217;altro, vanno su RaiUno a farsi spiegare la storia e la politica da Scodinzolini.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/09/07/litalia-che-non-e-in-me/#comment-139973</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 15:27:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@véronique vergé
molto belle le tue considerazioni. Siamo &quot;abitati&quot; dal nostro paese, ma dobbiamo imparare e distanciarci da esso, a cercare un altrove, come dice Rizzante, ed esliarci dallo stato e dalla nazione, perchè solo ai margini, solo abitando la soglia,  il confine, la terra di nessuno, possiamo ricostruire un rapporto  nuovo con il nostro paese, recuperare la capacita di sentire e di vedere,  trovare la chiave per risolvere l&#039;enigma, l&#039;enigma di un lento inesorabile e triste declino culturale e degrado civile. Dobbiamo mettere in gioco le nostre certezze, la nostra retorica, le nostre convinzioni, i nostri comportamenti, dobbiamo buttare via la mappa e la bussola e perderci sperando di trovare il senso di cio&#039; che siamo. 
Come fanno ogni giorno tanti uomini e donne  costretti loro malgrado a fare gli eroi, in silenzio, senza clamore, senza retorica, rischiando ogni giorno la loro vita. 
Chi di noi conosceva Angelo Vassallo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@véronique vergé<br />
molto belle le tue considerazioni. Siamo &#8220;abitati&#8221; dal nostro paese, ma dobbiamo imparare e distanciarci da esso, a cercare un altrove, come dice Rizzante, ed esliarci dallo stato e dalla nazione, perchè solo ai margini, solo abitando la soglia,  il confine, la terra di nessuno, possiamo ricostruire un rapporto  nuovo con il nostro paese, recuperare la capacita di sentire e di vedere,  trovare la chiave per risolvere l&#8217;enigma, l&#8217;enigma di un lento inesorabile e triste declino culturale e degrado civile. Dobbiamo mettere in gioco le nostre certezze, la nostra retorica, le nostre convinzioni, i nostri comportamenti, dobbiamo buttare via la mappa e la bussola e perderci sperando di trovare il senso di cio&#8217; che siamo.<br />
Come fanno ogni giorno tanti uomini e donne  costretti loro malgrado a fare gli eroi, in silenzio, senza clamore, senza retorica, rischiando ogni giorno la loro vita.<br />
Chi di noi conosceva Angelo Vassallo?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/09/07/litalia-che-non-e-in-me/#comment-139962</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 12:18:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[illustrazione - ma è il solo paese- la speranza-]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>illustrazione &#8211; ma è il solo paese- la speranza-</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/09/07/litalia-che-non-e-in-me/#comment-139961</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 12:13:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Siamo tutti abitati da nostro paese. L&#039;ombra del nostro paese ammanta il volto, il corpo, la lingua. A ogni momento possiamo leggere i segni del nostro paese con occhio critico, conosciamo la lingua del nostro paese, i codici del territorio. 
Nel corpo del nostro paese, sentiamo un peso e i defetti, le le mancanze, il tissuto degli strappi . Portiamo la storia del nostro paese e non riusciamo a disfarci del dolore. 
All&#039;estero portiamo il dolore del nostro paese nella forma del rimpianto. Il rimpianto dell&#039;amore irragiungibile.
L&#039;Italia la sento da fuori, pelle amante, corpo sconociuto. Saro sempre sull&#039;orlo della sponda. E&#039; la ragione per laquale l&#039;Italia è l&#039;ilustrazzione di un miraggio, l&#039;avventura fittizia, un desiderio e un un enigma che non risolvero mai. Mai. Strazia tra un sentimento di felicità e di crudeltà.
Non ho la chiave per capire l&#039;enigma di Napoli ed i tutto un paese, ma il solo paese a rispondere al mio imaginario, a rispondere al più oscuro in me.
Mi colpisce il senso della bellezza, quasi viva e lo stato di follia, di crimine segnando il corpo del paese. L&#039;ago oscilla tra l&#039;esperenza e la disperazione, la bellezza e l&#039;orrore. Un &#039;impressione barroca, forse grostesca. Mi colpisce che in un paese democratico, i coraggiosi siano sotto scorta, che uno scittore sia minacciato di morte. L&#039;Italia dà un idea del paradiso e del inferno.
Posso parlare in libertà, perché non porto in me il peso della storia italiana, ma il peso della storia francese.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo tutti abitati da nostro paese. L&#8217;ombra del nostro paese ammanta il volto, il corpo, la lingua. A ogni momento possiamo leggere i segni del nostro paese con occhio critico, conosciamo la lingua del nostro paese, i codici del territorio.<br />
Nel corpo del nostro paese, sentiamo un peso e i defetti, le le mancanze, il tissuto degli strappi . Portiamo la storia del nostro paese e non riusciamo a disfarci del dolore.<br />
All&#8217;estero portiamo il dolore del nostro paese nella forma del rimpianto. Il rimpianto dell&#8217;amore irragiungibile.<br />
L&#8217;Italia la sento da fuori, pelle amante, corpo sconociuto. Saro sempre sull&#8217;orlo della sponda. E&#8217; la ragione per laquale l&#8217;Italia è l&#8217;ilustrazzione di un miraggio, l&#8217;avventura fittizia, un desiderio e un un enigma che non risolvero mai. Mai. Strazia tra un sentimento di felicità e di crudeltà.<br />
Non ho la chiave per capire l&#8217;enigma di Napoli ed i tutto un paese, ma il solo paese a rispondere al mio imaginario, a rispondere al più oscuro in me.<br />
Mi colpisce il senso della bellezza, quasi viva e lo stato di follia, di crimine segnando il corpo del paese. L&#8217;ago oscilla tra l&#8217;esperenza e la disperazione, la bellezza e l&#8217;orrore. Un &#8216;impressione barroca, forse grostesca. Mi colpisce che in un paese democratico, i coraggiosi siano sotto scorta, che uno scittore sia minacciato di morte. L&#8217;Italia dà un idea del paradiso e del inferno.<br />
Posso parlare in libertà, perché non porto in me il peso della storia italiana, ma il peso della storia francese.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: giuseppe zucco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/09/07/litalia-che-non-e-in-me/#comment-139936</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuseppe zucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 21:34:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ciao a tutti,

ieri notte stavo giusto leggendo &quot;l&#039;arcobaleno della gravità&quot;, e perdendo il respiro per la bellezza dell&#039;intero capitolo, mi sono imbattuto in un trafiletto che riguardava proprio gli italiani, il carattere nazionale e l&#039;ironia. 

ecco cosa dice il buon vecchio caro thomas pynchon a p. 177:

&quot;I prigionieri di guerra italiani avanzano imprecando sotto il carico di sacchi postali rigonfi [...]. Questi Terroni ogni tanto si mettono a cantare, non cantano certamente Giovinezza ma piuttosto qualche aria del Rigoletto o della Bohème [...]. La loro allegria, la loro voglia di cantare non è del tutto sincera - mentre i giorni si susseguono, mentre questa orgia di auguri di Natale cresce ogni giorno a dismisura, sempre più malsana, senza nessun miglioramento in vista di Santo Stefano, costoro per il momento hanno deciso di comportarsi da italiani in modo più professionale, facendo l&#039;occhiolino alle sfollate, trovando il sistema di tenere il sacco della posta in equilibrio con una mano, mentre con l&#039;altra fanno la mano morta - cioè parzialmente viva - là  dove la presenza femminile è più intensa, più erratica... insomma, più promettente. La Vita deve pur andare avanti, no? i prigionieri di entrambi le parti sono pronti a riconoscerlo, ma per gli inglesi appena tornati dal CBI non esiste mano morta, non esiste il passaggio improvviso dalla morte alla vita grazie al contatto fortuito con una natica o una coscia - buon Dio, con la vita e con la morte non si scherza!&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ciao a tutti,</p>
<p>ieri notte stavo giusto leggendo &#8220;l&#8217;arcobaleno della gravità&#8221;, e perdendo il respiro per la bellezza dell&#8217;intero capitolo, mi sono imbattuto in un trafiletto che riguardava proprio gli italiani, il carattere nazionale e l&#8217;ironia. </p>
<p>ecco cosa dice il buon vecchio caro thomas pynchon a p. 177:</p>
<p>&#8220;I prigionieri di guerra italiani avanzano imprecando sotto il carico di sacchi postali rigonfi [&#8230;]. Questi Terroni ogni tanto si mettono a cantare, non cantano certamente Giovinezza ma piuttosto qualche aria del Rigoletto o della Bohème [&#8230;]. La loro allegria, la loro voglia di cantare non è del tutto sincera &#8211; mentre i giorni si susseguono, mentre questa orgia di auguri di Natale cresce ogni giorno a dismisura, sempre più malsana, senza nessun miglioramento in vista di Santo Stefano, costoro per il momento hanno deciso di comportarsi da italiani in modo più professionale, facendo l&#8217;occhiolino alle sfollate, trovando il sistema di tenere il sacco della posta in equilibrio con una mano, mentre con l&#8217;altra fanno la mano morta &#8211; cioè parzialmente viva &#8211; là  dove la presenza femminile è più intensa, più erratica&#8230; insomma, più promettente. La Vita deve pur andare avanti, no? i prigionieri di entrambi le parti sono pronti a riconoscerlo, ma per gli inglesi appena tornati dal CBI non esiste mano morta, non esiste il passaggio improvviso dalla morte alla vita grazie al contatto fortuito con una natica o una coscia &#8211; buon Dio, con la vita e con la morte non si scherza!&#8221;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: metello		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/09/07/litalia-che-non-e-in-me/#comment-139933</link>

		<dc:creator><![CDATA[metello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 20:43:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[la visione d&#039;insieme a distanza ravvicinata è essenzialmente questa, da un punto di vista limitatamente e romanticamente umano è incontrovertibile; da un punto di vista superiore, più pulito, straniero o storico vuoi che sia, forse è leggermente diverso: la potenza socioeconomicopolitica di una realtà come la chiesa è destabilizzante anche per economie diverse e più importanti della nostra, il fatto di essere usciti monchi e zoppi da duecento e rotti anni di conflitti, basti pensare all&#039;ultimo che ci ha lasciato come ultima beffarda scia una costellazione di valigette di dollari a corrompere l&#039;ambiente politico dati da agenti CIA epigoni del piano marshall (eh, il grande sogno americano) che hanno dato forza alla DC per implementare una solida e imperitura politica basata sulla corruzione (per trovare il passo che porta ai giorni nostri si deve citare de lampedusa:se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi.), ci hanno davvero eticamente e culturalmente penalizzato, per non parlare di opposizioni che si son sempre e solo vendute ai giochi finanziari internazionali (tra l&#039;altro visto che qua si bazzica, la butto li: cos&#039;è la sinistra se non una destra vestita in modo galante?) e quindi? questi effetti a cui ormai il popolo è assuefatto non rispondono alle cause? sarà ora di seminare nuove cause?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>la visione d&#8217;insieme a distanza ravvicinata è essenzialmente questa, da un punto di vista limitatamente e romanticamente umano è incontrovertibile; da un punto di vista superiore, più pulito, straniero o storico vuoi che sia, forse è leggermente diverso: la potenza socioeconomicopolitica di una realtà come la chiesa è destabilizzante anche per economie diverse e più importanti della nostra, il fatto di essere usciti monchi e zoppi da duecento e rotti anni di conflitti, basti pensare all&#8217;ultimo che ci ha lasciato come ultima beffarda scia una costellazione di valigette di dollari a corrompere l&#8217;ambiente politico dati da agenti CIA epigoni del piano marshall (eh, il grande sogno americano) che hanno dato forza alla DC per implementare una solida e imperitura politica basata sulla corruzione (per trovare il passo che porta ai giorni nostri si deve citare de lampedusa:se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi.), ci hanno davvero eticamente e culturalmente penalizzato, per non parlare di opposizioni che si son sempre e solo vendute ai giochi finanziari internazionali (tra l&#8217;altro visto che qua si bazzica, la butto li: cos&#8217;è la sinistra se non una destra vestita in modo galante?) e quindi? questi effetti a cui ormai il popolo è assuefatto non rispondono alle cause? sarà ora di seminare nuove cause?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Tommaso		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/09/07/litalia-che-non-e-in-me/#comment-139929</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tommaso]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 19:35:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questo e&#039; un tema molto affascinante. Che ha a che fare con lo status di comunita&#039; dell&#039;Italia (che comunita&#039; e&#039;? che tipo di nazione e&#039;?), che ovviamente viene definito in confronto delle altre comunita&#039; nazionali europee (gli &quot;inglesi&quot;, i &quot;francesi&quot;, i &quot;tedeschi&quot;, come nelle barzallette).
Che la storia dell&#039;Italia come nazione e&#039; recente. Che gli italiani non hanno avuto eserciti che si sono massacrati per centinaia di secoli e&#039; noto (i nostri &quot;vicini&quot; francesi, inglesi e tedeschi) hanno una lunga storia, interrotta nel 1945, di organizzazione di elite dirigenti (ufficiali) e plebaglia (truppa) da mandare al massacro sotto l&#039;idea della nazione); e questo c&#039;entra, perche&#039; per comandare uomini al massacro e per andarci bisogna essere tremendamente seri, non c&#039;e&#039; spazio per l&#039;ironia, bisogna uccidere e punire.
Vabbeh scusate la divagazione, ho idee sul tema ma molto confuse...
Aggiungo.
Il tentativo di resuscitare (da dove poi?) un senso di orgoglio nazionale di Ciampi quando fu presidente e&#039; stato in questo senso abbastanza puerile.
E, e&#039; noto, che l&#039;unico senso nazionale che esista in Italia e&#039; appunto quello della nazionale di calcio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo e&#8217; un tema molto affascinante. Che ha a che fare con lo status di comunita&#8217; dell&#8217;Italia (che comunita&#8217; e&#8217;? che tipo di nazione e&#8217;?), che ovviamente viene definito in confronto delle altre comunita&#8217; nazionali europee (gli &#8220;inglesi&#8221;, i &#8220;francesi&#8221;, i &#8220;tedeschi&#8221;, come nelle barzallette).<br />
Che la storia dell&#8217;Italia come nazione e&#8217; recente. Che gli italiani non hanno avuto eserciti che si sono massacrati per centinaia di secoli e&#8217; noto (i nostri &#8220;vicini&#8221; francesi, inglesi e tedeschi) hanno una lunga storia, interrotta nel 1945, di organizzazione di elite dirigenti (ufficiali) e plebaglia (truppa) da mandare al massacro sotto l&#8217;idea della nazione); e questo c&#8217;entra, perche&#8217; per comandare uomini al massacro e per andarci bisogna essere tremendamente seri, non c&#8217;e&#8217; spazio per l&#8217;ironia, bisogna uccidere e punire.<br />
Vabbeh scusate la divagazione, ho idee sul tema ma molto confuse&#8230;<br />
Aggiungo.<br />
Il tentativo di resuscitare (da dove poi?) un senso di orgoglio nazionale di Ciampi quando fu presidente e&#8217; stato in questo senso abbastanza puerile.<br />
E, e&#8217; noto, che l&#8217;unico senso nazionale che esista in Italia e&#8217; appunto quello della nazionale di calcio.</p>
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