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	Commenti a: Se parlassimo di autoproduzione e responsabilità dei lettori?	</title>
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		Di: ginodicostanzo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ginodicostanzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2010 11:04:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scusate se mi avvalgo delle parole di un altro per esporre il mio pensiero, ma ciò che segue è quanto penso.

Julio Monteiro Martins

  Ecco la domanda inevitabile, la più scomoda di questi tempi, per i produttori di arte e cultura italiani: Può uno scrittore impegnato, con una visione progressista del suo paese e del futuro, pubblicare i suoi libri da una casa editrice che appartiene ed è diretta dai Berlusconi, come è il caso della Mondadori e delle sue “sorelle”?

La mia esperienza riguardo a questi “rapporti pericolosi” mi fa credere di no, che non è possibile. E qualsiasi ragionamento che voglia giustificarli è cercare forzatamente la quadratura del cerchio. Riuscite a concepire Pablo Neruda che pubblica da una casa editrice diretta da Pinochet? O Che Guevara che pubblica i suoi saggi politici sponsorizzato dalla CIA? O Pasolini che chiede a Licio Gelli un anticipo per finanziare la produzione di un suo film? Difficile da immaginare. Invece nella grande confusione e nel conflitto tra coerenza ideologica (nel caso assente) e interesse di avere grande visibilità editoriale e mediatica, tanti scrittori e registi che oggi si presentano pubblicamente come “di sinistra”, accettano il patto col diavolo. E cioè di essere finanziati e distribuiti dalla Medusa Film, o da Mediaset, entrambe dei Berlusconi, o pubblicati dopo il suo “Visto, si stampi” nelle imprese editoriali delle quali possiede il controllo azionario, il potere patrimoniale che è il marchio del suo regime, quel potere alla fine decisivo nel sistema in cui ci siamo impantanati, oggi ancor più incancrenito dai nuovi modelli di commistioni spurie tra cultura, politica e affari.
 Questa nuova servitù intellettuale ha poi la sfacciataggine di cercare furbescamente di fare bella figura con tutti, con i loro vecchi ammiratori e con il “capo” che è l’oppressore degli stessi ammiratori (forse sarebbe il caso di ricordare loro la saggezza popolare italiana, quando dice che “non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca”).


È grottesca anche la semplice discussione pubblica di una tesi così stramba, quella di allearsi al nemico per meglio combatterlo. E “a ridaie” con la vecchia metafora del cavallo di Troia, che non ha mai convinto nessuno. Nella pancia del cavallo troverete un buffet con champagne francese e simpatici, si fa per dire, gadget sotto il tovagliolo, accanto all’argenteria. E da quella pancia poi non se ne esce più. Dopo il banchetto, chi si ricorda più cosa si era andati a fare lì? A quel punto uno si sentirà, magari inconsciamente, già parte di quelle “beautiful people” che il berlusconismo promuove oggi a classe dirigente.

 Chi ha esperienza delle cose politiche e culturali si ricorderà quante volte, per non perdere i privilegi della “discreta combutta” che si vuole avere con la destra, scrittori detti “di sinistra” hanno cercato di fare appello alla favola del “cavallo di Troia”, del “sabotaggio da dentro”. Ma chi ci crede più? Gli interessi sono evidenti. Qualcuno sta cercando di nascondere i raggi del sole con un settaccio a maglie larghe. Cercano di imbrogliare i loro lettori, di raggirare la gente che ancora si fida della loro coerenza smarrita e che non vuole dover inghiottire una così grande e così triste delusione politica.

Altrettanto ridicolo è l’argomento della “disideologizzazione” di un lavoro così assolutamente ideologico, sempre e comunque, come fare film o scrivere romanzi. Rileggete le idee di Pasolini a riguardo, imparate qualcosa da Gramsci o da Bertold Brecht sulla coerenza richiesta dal poeta, dall’intellettuale, e sugli stratagemmi “astuti” per provare a raggirarla. Non c’è niente di più patetico che uno scrittore di sinistra tentato dai privilegi e dai valori della destra che cerca di goderli senza perdere il rispetto dei suoi lettori. Li perderà di sicuro, non c’è niente da fare. E merita di perderli, perché commette un tradimento grave e cerca di farla franca.

Ogni periodo storico ha la sua Gestapo e la sua Krupp. A volte viene utilizzata la violenza diretta, brutale, come a Genova nel 2001, e a volte si tenta di cooptare e di comprare gli intellettuali (e non di rado ci si riesce, facendo leva sulle loro difficoltà economiche, ma più spesso ancora sulla loro vanità. È il narcisismo che li frega quando cominciano a credere, per autogiustificarsi, di essere al di sopra del bene e del male e di poter prendere assegni impunemente dalle ditte che fanno capo ai Berlusconi).

Argomenti ridicoli infatti non mancano agli scrittori venali. C’è anche quello che dice che “non si può lasciare case editrici così tradizionali, con un nome storico e rispettato, nelle sole mani di quelli della destra, perché sarebbe una sorta di resa, quindi bisogna fare il ‘sacrificio’ di non mollare e continuare a pubblicare da loro”. Ma, domando io, non te ne accorgi che a questo punto sei diventato anche tu uno di “loro”? Che dietro questa fragile ipocrisia stai soltanto cercando di preservare il tuo posto di lavoro ben remunerato e la nutrita visibilità nei media, proprio come quei “loro” che fai finta di condannare? E poi, non c’è logica più oscena come quella dei “mezzi che giustificano i fini” quando è chiaro che in questo caso sono proprio i mezzi ad inquinare e a cancellare i fini, o meglio a trasmutarli in fini di ben altro tipo, pro domo sua. Non si tratta di un “conflitto di interessi”, ma di interessi puri e semplici. E poi, il nome di una impresa editoriale è rispettato non a causa di una fantomatica “eredità” canonica, ma per quello che oggi fa o non fa, pubblica o non pubblica, per i suoi legami e appartenenze, spesso oscuri e pericolosi, per i fili visibili o invisibili che la tirano, insomma per quello che è diventata. E nel caso in questione già da parecchi anni questo rispetto si è dissolto e quelle case editrici sono diventate strumenti di affermazione e di propaganda di un potere ignobile.

Ma di tutti gli argomenti, il più ridicolo – quasi comico se non fosse tragico – è quello che insiste nel dire che “se i Berlusconi lasciano quelli che sono i loro oppositori liberi di pubblicare quel che vogliono e non fanno alcuna pressione perché cambino il contenuto dei testi, non c’è alcuna ragione perché uno se ne debba andare”. Bene, bravo. Sdogani il “liberale” Berlusconi e gli regali l’ingiusta legittimazione a cui aspira. Ma non ti sei mai chiesto perché interessa tanto ai Berlusconi avere scrittori “di sinistra” – e anche siti internet culturali tradizionalmente “di sinistra” sono oggi colonizzati da funzionari della Mondadori – orbitando intorno al loro potere? O ti sei fatto la domanda e la risposta vera non ti conviene? Comunque collabori (nel senso proprio di “collaborazionismo”) con il deterioramento dello scenario culturale italiano. La strategia di questa destra spavalda è comprare tutti gli spazi per non fare lavorare i loro oppositori, quelli veri, quelli che non sono riusciti a cooptare. E non dimentichiamo che quando l’egemonia culturale è onnicomprensiva e si rigonfia al punto di sfiorare l’unanimità passa a chiamarsi non più egemonia ma totalitarismo. Le parole giuste servono. E ricordati: sarà anche tuo il sigillo morale del totalitarismo.

Così, tra poco non resteranno più spazi che non appartengano in un modo o nell’altro a Berlusconi, e sarà regime. Ai pochi rimasti “desberlusconizzati” non rimarrà alcuna visibilità pubblica, saranno resi invisibili.

Questa anomalia viene ammessa e metabolizzata da alcuni scrittori italiani come normale ma normale non è, perché in altri paesi raramente si trova una tale dissonanza tra la visione di mondo degli autori e la linea editoriale delle case editrici che li pubblicano. Penso alla Francia, alla Spagna, alla Germania certamente, al Brasile, al Messico e all’Argentina, ma anche agli Stati Uniti, dove un autore come Samuel Beckett ha scelto una casa editrice alternativa newyorkese, la Grove Press, per pubblicare la sua opera, e lo stesso fece Jean Genet e William Burroughs, ma anche Lawrence Ferlinghetti e il suo gruppo che da sempre pubblicano per la piccola City Lights Books.

Inoltre, quando un ambiente editoriale diventa complessivamente asfittico, tocca agli scrittori creare dei poli alternativi, come riviste, siti internet e anche case editrici. Molti di loro, forse i più bravi, quando nel loro paese dilagano i miasmi del regime, creano case editrici indipendenti – gli esempi del Messico, del Brasile e degli Stati Uniti degli anni ’60 sono eloquenti – oppure si organizzano in modo da fare appelli collettivi perché si pubblichi solo per quelle case editrici indipendenti o in sintonia con le loro proposte. Domando, non è arrivata l’ora che gli scrittori italiani prendano posizioni pubbliche comuni, anche riguardo a chi dovrà pubblicare i loro libri? Bisogna far chiarezza anche sull’aspetto pratico, su cosa significa essere un autore impegnato, e magari questa polemica sulla Mondadori e le altre case editrici di appartenenza dei Berlusconi sarà il divisore delle acque.

Dallo scrittore impegnato uno si aspetta giustamente coerenza e onestà. E non esiste “coerenza relativa” né mezza onestà. Puoi chiamare il tradimento e la corruzione con mille nomi, il dizionario è pieno di sinonimi e la fantasia può produrre molti eufemismi carini, ma si tratterà pur sempre di tradimento e di corruzione. Forse è l’ora di tornare al dizionario per cercare il senso di parole come “venale” e “prezzolato” e tenerlo ben vivo nella coscienza.

Circa otto anni fa è stato pubblicato un volume storicamente importante, un’antologia di testi di intellettuali, scrittori e registi italiani con il significativo titolo di “Non siamo in vendita!”. C’era anche un racconto mio ispirato al massacro di Genova del 2001. Oggi, dopo un decennio in cui la destra ha imposto la sua egemonia con le buone e con le cattive, con il contratto ben farcito regalato all’artista “addomesticato” o la spietata censura ai talk show televisivi, quanti di quegli intellettuali del “Non siamo in vendita!” possono ancora confermare di non essersi messi all’asta? Meno della metà, sicuramente. Gli altri sono diventati tutti funzionari più o meno mascherati della stampa berlusconiana, di Panorama, Libero o Il Giornale, di Mediaset, di Fininvest o della Mondadori e delle sue sussidiarie.

Invece aveva ragione Brecht:  solo quelli che lottano tutta la vita sono gli imprescindibili. Gli altri, quelli che hanno cambiato bandiera, che hanno allungato il muso per le briglie del padrone in cambio dello zuccherino e ora cercano di giustificare l’insanabile contraddizione con goffi ragionamenti arzigogolati, come li dobbiamo chiamare?

Lasciamo perdere i dizionari. La parola giusta la conosciamo tutti.

 http://www.sagarana.net/anteprima.php?quale=76]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate se mi avvalgo delle parole di un altro per esporre il mio pensiero, ma ciò che segue è quanto penso.</p>
<p>Julio Monteiro Martins</p>
<p>  Ecco la domanda inevitabile, la più scomoda di questi tempi, per i produttori di arte e cultura italiani: Può uno scrittore impegnato, con una visione progressista del suo paese e del futuro, pubblicare i suoi libri da una casa editrice che appartiene ed è diretta dai Berlusconi, come è il caso della Mondadori e delle sue “sorelle”?</p>
<p>La mia esperienza riguardo a questi “rapporti pericolosi” mi fa credere di no, che non è possibile. E qualsiasi ragionamento che voglia giustificarli è cercare forzatamente la quadratura del cerchio. Riuscite a concepire Pablo Neruda che pubblica da una casa editrice diretta da Pinochet? O Che Guevara che pubblica i suoi saggi politici sponsorizzato dalla CIA? O Pasolini che chiede a Licio Gelli un anticipo per finanziare la produzione di un suo film? Difficile da immaginare. Invece nella grande confusione e nel conflitto tra coerenza ideologica (nel caso assente) e interesse di avere grande visibilità editoriale e mediatica, tanti scrittori e registi che oggi si presentano pubblicamente come “di sinistra”, accettano il patto col diavolo. E cioè di essere finanziati e distribuiti dalla Medusa Film, o da Mediaset, entrambe dei Berlusconi, o pubblicati dopo il suo “Visto, si stampi” nelle imprese editoriali delle quali possiede il controllo azionario, il potere patrimoniale che è il marchio del suo regime, quel potere alla fine decisivo nel sistema in cui ci siamo impantanati, oggi ancor più incancrenito dai nuovi modelli di commistioni spurie tra cultura, politica e affari.<br />
 Questa nuova servitù intellettuale ha poi la sfacciataggine di cercare furbescamente di fare bella figura con tutti, con i loro vecchi ammiratori e con il “capo” che è l’oppressore degli stessi ammiratori (forse sarebbe il caso di ricordare loro la saggezza popolare italiana, quando dice che “non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca”).</p>
<p>È grottesca anche la semplice discussione pubblica di una tesi così stramba, quella di allearsi al nemico per meglio combatterlo. E “a ridaie” con la vecchia metafora del cavallo di Troia, che non ha mai convinto nessuno. Nella pancia del cavallo troverete un buffet con champagne francese e simpatici, si fa per dire, gadget sotto il tovagliolo, accanto all’argenteria. E da quella pancia poi non se ne esce più. Dopo il banchetto, chi si ricorda più cosa si era andati a fare lì? A quel punto uno si sentirà, magari inconsciamente, già parte di quelle “beautiful people” che il berlusconismo promuove oggi a classe dirigente.</p>
<p> Chi ha esperienza delle cose politiche e culturali si ricorderà quante volte, per non perdere i privilegi della “discreta combutta” che si vuole avere con la destra, scrittori detti “di sinistra” hanno cercato di fare appello alla favola del “cavallo di Troia”, del “sabotaggio da dentro”. Ma chi ci crede più? Gli interessi sono evidenti. Qualcuno sta cercando di nascondere i raggi del sole con un settaccio a maglie larghe. Cercano di imbrogliare i loro lettori, di raggirare la gente che ancora si fida della loro coerenza smarrita e che non vuole dover inghiottire una così grande e così triste delusione politica.</p>
<p>Altrettanto ridicolo è l’argomento della “disideologizzazione” di un lavoro così assolutamente ideologico, sempre e comunque, come fare film o scrivere romanzi. Rileggete le idee di Pasolini a riguardo, imparate qualcosa da Gramsci o da Bertold Brecht sulla coerenza richiesta dal poeta, dall’intellettuale, e sugli stratagemmi “astuti” per provare a raggirarla. Non c’è niente di più patetico che uno scrittore di sinistra tentato dai privilegi e dai valori della destra che cerca di goderli senza perdere il rispetto dei suoi lettori. Li perderà di sicuro, non c’è niente da fare. E merita di perderli, perché commette un tradimento grave e cerca di farla franca.</p>
<p>Ogni periodo storico ha la sua Gestapo e la sua Krupp. A volte viene utilizzata la violenza diretta, brutale, come a Genova nel 2001, e a volte si tenta di cooptare e di comprare gli intellettuali (e non di rado ci si riesce, facendo leva sulle loro difficoltà economiche, ma più spesso ancora sulla loro vanità. È il narcisismo che li frega quando cominciano a credere, per autogiustificarsi, di essere al di sopra del bene e del male e di poter prendere assegni impunemente dalle ditte che fanno capo ai Berlusconi).</p>
<p>Argomenti ridicoli infatti non mancano agli scrittori venali. C’è anche quello che dice che “non si può lasciare case editrici così tradizionali, con un nome storico e rispettato, nelle sole mani di quelli della destra, perché sarebbe una sorta di resa, quindi bisogna fare il ‘sacrificio’ di non mollare e continuare a pubblicare da loro”. Ma, domando io, non te ne accorgi che a questo punto sei diventato anche tu uno di “loro”? Che dietro questa fragile ipocrisia stai soltanto cercando di preservare il tuo posto di lavoro ben remunerato e la nutrita visibilità nei media, proprio come quei “loro” che fai finta di condannare? E poi, non c’è logica più oscena come quella dei “mezzi che giustificano i fini” quando è chiaro che in questo caso sono proprio i mezzi ad inquinare e a cancellare i fini, o meglio a trasmutarli in fini di ben altro tipo, pro domo sua. Non si tratta di un “conflitto di interessi”, ma di interessi puri e semplici. E poi, il nome di una impresa editoriale è rispettato non a causa di una fantomatica “eredità” canonica, ma per quello che oggi fa o non fa, pubblica o non pubblica, per i suoi legami e appartenenze, spesso oscuri e pericolosi, per i fili visibili o invisibili che la tirano, insomma per quello che è diventata. E nel caso in questione già da parecchi anni questo rispetto si è dissolto e quelle case editrici sono diventate strumenti di affermazione e di propaganda di un potere ignobile.</p>
<p>Ma di tutti gli argomenti, il più ridicolo – quasi comico se non fosse tragico – è quello che insiste nel dire che “se i Berlusconi lasciano quelli che sono i loro oppositori liberi di pubblicare quel che vogliono e non fanno alcuna pressione perché cambino il contenuto dei testi, non c’è alcuna ragione perché uno se ne debba andare”. Bene, bravo. Sdogani il “liberale” Berlusconi e gli regali l’ingiusta legittimazione a cui aspira. Ma non ti sei mai chiesto perché interessa tanto ai Berlusconi avere scrittori “di sinistra” – e anche siti internet culturali tradizionalmente “di sinistra” sono oggi colonizzati da funzionari della Mondadori – orbitando intorno al loro potere? O ti sei fatto la domanda e la risposta vera non ti conviene? Comunque collabori (nel senso proprio di “collaborazionismo”) con il deterioramento dello scenario culturale italiano. La strategia di questa destra spavalda è comprare tutti gli spazi per non fare lavorare i loro oppositori, quelli veri, quelli che non sono riusciti a cooptare. E non dimentichiamo che quando l’egemonia culturale è onnicomprensiva e si rigonfia al punto di sfiorare l’unanimità passa a chiamarsi non più egemonia ma totalitarismo. Le parole giuste servono. E ricordati: sarà anche tuo il sigillo morale del totalitarismo.</p>
<p>Così, tra poco non resteranno più spazi che non appartengano in un modo o nell’altro a Berlusconi, e sarà regime. Ai pochi rimasti “desberlusconizzati” non rimarrà alcuna visibilità pubblica, saranno resi invisibili.</p>
<p>Questa anomalia viene ammessa e metabolizzata da alcuni scrittori italiani come normale ma normale non è, perché in altri paesi raramente si trova una tale dissonanza tra la visione di mondo degli autori e la linea editoriale delle case editrici che li pubblicano. Penso alla Francia, alla Spagna, alla Germania certamente, al Brasile, al Messico e all’Argentina, ma anche agli Stati Uniti, dove un autore come Samuel Beckett ha scelto una casa editrice alternativa newyorkese, la Grove Press, per pubblicare la sua opera, e lo stesso fece Jean Genet e William Burroughs, ma anche Lawrence Ferlinghetti e il suo gruppo che da sempre pubblicano per la piccola City Lights Books.</p>
<p>Inoltre, quando un ambiente editoriale diventa complessivamente asfittico, tocca agli scrittori creare dei poli alternativi, come riviste, siti internet e anche case editrici. Molti di loro, forse i più bravi, quando nel loro paese dilagano i miasmi del regime, creano case editrici indipendenti – gli esempi del Messico, del Brasile e degli Stati Uniti degli anni ’60 sono eloquenti – oppure si organizzano in modo da fare appelli collettivi perché si pubblichi solo per quelle case editrici indipendenti o in sintonia con le loro proposte. Domando, non è arrivata l’ora che gli scrittori italiani prendano posizioni pubbliche comuni, anche riguardo a chi dovrà pubblicare i loro libri? Bisogna far chiarezza anche sull’aspetto pratico, su cosa significa essere un autore impegnato, e magari questa polemica sulla Mondadori e le altre case editrici di appartenenza dei Berlusconi sarà il divisore delle acque.</p>
<p>Dallo scrittore impegnato uno si aspetta giustamente coerenza e onestà. E non esiste “coerenza relativa” né mezza onestà. Puoi chiamare il tradimento e la corruzione con mille nomi, il dizionario è pieno di sinonimi e la fantasia può produrre molti eufemismi carini, ma si tratterà pur sempre di tradimento e di corruzione. Forse è l’ora di tornare al dizionario per cercare il senso di parole come “venale” e “prezzolato” e tenerlo ben vivo nella coscienza.</p>
<p>Circa otto anni fa è stato pubblicato un volume storicamente importante, un’antologia di testi di intellettuali, scrittori e registi italiani con il significativo titolo di “Non siamo in vendita!”. C’era anche un racconto mio ispirato al massacro di Genova del 2001. Oggi, dopo un decennio in cui la destra ha imposto la sua egemonia con le buone e con le cattive, con il contratto ben farcito regalato all’artista “addomesticato” o la spietata censura ai talk show televisivi, quanti di quegli intellettuali del “Non siamo in vendita!” possono ancora confermare di non essersi messi all’asta? Meno della metà, sicuramente. Gli altri sono diventati tutti funzionari più o meno mascherati della stampa berlusconiana, di Panorama, Libero o Il Giornale, di Mediaset, di Fininvest o della Mondadori e delle sue sussidiarie.</p>
<p>Invece aveva ragione Brecht:  solo quelli che lottano tutta la vita sono gli imprescindibili. Gli altri, quelli che hanno cambiato bandiera, che hanno allungato il muso per le briglie del padrone in cambio dello zuccherino e ora cercano di giustificare l’insanabile contraddizione con goffi ragionamenti arzigogolati, come li dobbiamo chiamare?</p>
<p>Lasciamo perdere i dizionari. La parola giusta la conosciamo tutti.</p>
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		Di: Mourenho		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mourenho]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Sep 2010 00:08:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Se lo traducete in spagnolo lo compro.]]></description>
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		<title>
		Di: ar		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ar]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Sep 2010 20:43:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi sono abbonato lunedì e stamattina è già arrivato il libro di Rodefer, bellissimo da subito, in quella metafora non poco problematica - o allarmante - che ha per titolo, &quot;Dormendo con la luce accesa&quot;. Congratulazioni. Sono davvero contento di essermi abbonato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sono abbonato lunedì e stamattina è già arrivato il libro di Rodefer, bellissimo da subito, in quella metafora non poco problematica &#8211; o allarmante &#8211; che ha per titolo, &#8220;Dormendo con la luce accesa&#8221;. Congratulazioni. Sono davvero contento di essermi abbonato.</p>
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		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/09/08/la-vera-alternativa-e-lautoproduzione/#comment-140394</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 08:14:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie Carmelo. Non ho mai usato una carta prepagata. Mi manca solo l&#039;indirizzo. Ho tutti i dati Iban. Normalmente dovrebbe andare liscio, se l&#039;indirizzo va bene dell&#039;associazione Mauta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Carmelo. Non ho mai usato una carta prepagata. Mi manca solo l&#8217;indirizzo. Ho tutti i dati Iban. Normalmente dovrebbe andare liscio, se l&#8217;indirizzo va bene dell&#8217;associazione Mauta.</p>
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		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/09/08/la-vera-alternativa-e-lautoproduzione/#comment-140333</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 10:03:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@véronique vergé
scusa se mi permetto
ti consiglio di usare la carta di credito e se hai timore che venga colonata, di usare una carta prepagata  
ti assicuro che pagare con carta di credito sul web è relativamente meno rischioso che pagare in un negozio. 
Inoltre qualora qualcuno riuscisse a fare degl iacquisti con la tua carta di credito puoi chiedere il rimborso alla tua banca. Ne hai pieno diritto. 
La via piu&#039; semplice è una carta prepagata che puoi procurati facilmente, la carica con 50 euro e fai il pagamento]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@véronique vergé<br />
scusa se mi permetto<br />
ti consiglio di usare la carta di credito e se hai timore che venga colonata, di usare una carta prepagata<br />
ti assicuro che pagare con carta di credito sul web è relativamente meno rischioso che pagare in un negozio.<br />
Inoltre qualora qualcuno riuscisse a fare degl iacquisti con la tua carta di credito puoi chiedere il rimborso alla tua banca. Ne hai pieno diritto.<br />
La via piu&#8217; semplice è una carta prepagata che puoi procurati facilmente, la carica con 50 euro e fai il pagamento</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Mu Reno		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/09/08/la-vera-alternativa-e-lautoproduzione/#comment-140327</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mu Reno]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 09:01:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Raos: capisco e comprendo il tuo punto di vista. Di più: lo trovo ammirevole. 
Mi sembra, però, un po&#039; da &quot;duri e puri&quot;: sacrosanto modo di agire, ma poi non ci si può lamentare se non tutti lo sono stati come te e si hanno avute poche risposte. Rodefer non circola che per più di 100 copie: è un bene, è un male? non lo so, ma per ora è un fatto. Vogliamo diffonderlo di più? Non dico 5000 lettori consapevoli, ma almeno 200, 400, toh: 500? Si può fare? Boh, secondo me sì, si può fare. Ma non facendolo spuntare &quot;dal nulla&quot;, con un senso di generale &quot;tiè, beccati questo e leggilo perché te lo dico io&quot; e pretendere che tutti rimangano folgorati sulla via di damasco come noi.
Vabbe&#039;, capisco che sono sensibilità diverse e fate bene forse a proseguire sulla strada che vi siete scelti...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Raos: capisco e comprendo il tuo punto di vista. Di più: lo trovo ammirevole.<br />
Mi sembra, però, un po&#8217; da &#8220;duri e puri&#8221;: sacrosanto modo di agire, ma poi non ci si può lamentare se non tutti lo sono stati come te e si hanno avute poche risposte. Rodefer non circola che per più di 100 copie: è un bene, è un male? non lo so, ma per ora è un fatto. Vogliamo diffonderlo di più? Non dico 5000 lettori consapevoli, ma almeno 200, 400, toh: 500? Si può fare? Boh, secondo me sì, si può fare. Ma non facendolo spuntare &#8220;dal nulla&#8221;, con un senso di generale &#8220;tiè, beccati questo e leggilo perché te lo dico io&#8221; e pretendere che tutti rimangano folgorati sulla via di damasco come noi.<br />
Vabbe&#8217;, capisco che sono sensibilità diverse e fate bene forse a proseguire sulla strada che vi siete scelti&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/09/08/la-vera-alternativa-e-lautoproduzione/#comment-140321</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 07:12:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36535#comment-140321</guid>

					<description><![CDATA[Quando sono andata alla poste française: mi hanno chiesto l&#039;indirizzo.
E mi sono scoraggiata, perché mi era spostata tre volte per l&#039;iban da compilare con la mano. Vorrei sapere si puo dare l&#039;indirizzo con i dati che ho già? Di più mi abbono dalla Francia... Quanto devo aggiungere per  la spedizione? Grazie per la risposta.

véronique]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando sono andata alla poste française: mi hanno chiesto l&#8217;indirizzo.<br />
E mi sono scoraggiata, perché mi era spostata tre volte per l&#8217;iban da compilare con la mano. Vorrei sapere si puo dare l&#8217;indirizzo con i dati che ho già? Di più mi abbono dalla Francia&#8230; Quanto devo aggiungere per  la spedizione? Grazie per la risposta.</p>
<p>véronique</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: johnny doe		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/09/08/la-vera-alternativa-e-lautoproduzione/#comment-140307</link>

		<dc:creator><![CDATA[johnny doe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Sep 2010 16:34:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36535#comment-140307</guid>

					<description><![CDATA[@carmelo

Su questo, capisco il tuo entusiasmo e non avrei nulla da obiettare,anzi.
Su altre cose,e l&#039;ho pure fatto,invece sì.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@carmelo</p>
<p>Su questo, capisco il tuo entusiasmo e non avrei nulla da obiettare,anzi.<br />
Su altre cose,e l&#8217;ho pure fatto,invece sì.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/09/08/la-vera-alternativa-e-lautoproduzione/#comment-140299</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Sep 2010 13:04:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36535#comment-140299</guid>

					<description><![CDATA[@johnny doe
il mio livore nasceva soprattutto dalla constatazione che i visitatori sono 30.000 gli abbonati 100. 
Poi con chi qui si è espresso abbiamo avuto modo di confrontarci nel rispetto delle opinioni altrui ma senza fare sconti. 

Io ti confesso, questa discussione mi ha fatto bene perchè mi ha fatto riflettere anche sulla mai scelta.
Ammetto che mi son oaccorto per caso dell&#039;inziativa e ammetto che la mia adesione iniziale è stata più una forma di riconoscimento indiretto del lavoro svlto dal gruppo NI ( da cui ho tratto personalmente grandi benefici come lettore ) che consapevole adesione a un progeeto. 

Nemmeno io che questo progetto scardini le fondamenta del mercato editoriale. osservo che quel mercato di sicuro con la diffusione degli e-boock  dubirà un terrometo. 

Uno scrittore di prosa di talento (per la verità un poeta un po&#039; meno, non c&#039;e&#039; più mercato per i poeti), bene o male trova un editore che pubblica la sua opera e male che vada il libro se lo stampa e promuove da solo. E&#039; i lcaso di alcuni poeti e romanzieri che sono intervenuti qui.&lt;b&gt;non credo che uno scrittore sia pur bravo ma sconosciuto o semi riesca a pubblicare all&#039;estero&lt;/b&gt;

E proprio questo l&#039;aspetto &lt;b&gt;rivoluzionario&lt;/b&gt; di questa iniziativa: 
il fatto cioè che consente ai lettori di leggere libri stranieri importanti che mai e poi mai nemmeno sotto tortura verrebbero tradotti e pubblicati dagli editori che per rientrare dai costi dovrebbero assorbire la remunerazione del traduttore.
Sta proprio qui il vantaggio competitivo di questo progetto. 

Io da modesto lettore, conosco un po&#039; l ospagnolo e la letteratura latinoamericana e ti assicuro che sono tantissimi gli autori di ottima qualità pubblicati in spagnol oe non tradotti in italiano.

Allora io dico: se negli altri paesi siti analoghi a NI  che hanno a cuore la diffusione della cultura sviluppano analoghi progetti. Se tutti questi NI sparsi in Hong Kong Zambia, Guatemala, Germania, creano una specie di catena insomma si organizzano e creano un protocollo che:
supera le barriere linguistiche
consente lo scambio culturale 
la diffusione di libri italiani di qualità in argentina e di libri argentini in germania e di libri tedeschi in italia

Beh questo l otrovo davvero rivoluzionario.

Perche&#039; io sono sicuro che i critici e gl iscrittori avranno in mente almeno 20 titoli di libri non tradotti ma che meriterebbero di esserlo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@johnny doe<br />
il mio livore nasceva soprattutto dalla constatazione che i visitatori sono 30.000 gli abbonati 100.<br />
Poi con chi qui si è espresso abbiamo avuto modo di confrontarci nel rispetto delle opinioni altrui ma senza fare sconti. </p>
<p>Io ti confesso, questa discussione mi ha fatto bene perchè mi ha fatto riflettere anche sulla mai scelta.<br />
Ammetto che mi son oaccorto per caso dell&#8217;inziativa e ammetto che la mia adesione iniziale è stata più una forma di riconoscimento indiretto del lavoro svlto dal gruppo NI ( da cui ho tratto personalmente grandi benefici come lettore ) che consapevole adesione a un progeeto. </p>
<p>Nemmeno io che questo progetto scardini le fondamenta del mercato editoriale. osservo che quel mercato di sicuro con la diffusione degli e-boock  dubirà un terrometo. </p>
<p>Uno scrittore di prosa di talento (per la verità un poeta un po&#8217; meno, non c&#8217;e&#8217; più mercato per i poeti), bene o male trova un editore che pubblica la sua opera e male che vada il libro se lo stampa e promuove da solo. E&#8217; i lcaso di alcuni poeti e romanzieri che sono intervenuti qui.<b>non credo che uno scrittore sia pur bravo ma sconosciuto o semi riesca a pubblicare all&#8217;estero</b></p>
<p>E proprio questo l&#8217;aspetto <b>rivoluzionario</b> di questa iniziativa:<br />
il fatto cioè che consente ai lettori di leggere libri stranieri importanti che mai e poi mai nemmeno sotto tortura verrebbero tradotti e pubblicati dagli editori che per rientrare dai costi dovrebbero assorbire la remunerazione del traduttore.<br />
Sta proprio qui il vantaggio competitivo di questo progetto. </p>
<p>Io da modesto lettore, conosco un po&#8217; l ospagnolo e la letteratura latinoamericana e ti assicuro che sono tantissimi gli autori di ottima qualità pubblicati in spagnol oe non tradotti in italiano.</p>
<p>Allora io dico: se negli altri paesi siti analoghi a NI  che hanno a cuore la diffusione della cultura sviluppano analoghi progetti. Se tutti questi NI sparsi in Hong Kong Zambia, Guatemala, Germania, creano una specie di catena insomma si organizzano e creano un protocollo che:<br />
supera le barriere linguistiche<br />
consente lo scambio culturale<br />
la diffusione di libri italiani di qualità in argentina e di libri argentini in germania e di libri tedeschi in italia</p>
<p>Beh questo l otrovo davvero rivoluzionario.</p>
<p>Perche&#8217; io sono sicuro che i critici e gl iscrittori avranno in mente almeno 20 titoli di libri non tradotti ma che meriterebbero di esserlo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: johnny doe		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/09/08/la-vera-alternativa-e-lautoproduzione/#comment-140298</link>

		<dc:creator><![CDATA[johnny doe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Sep 2010 12:19:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36535#comment-140298</guid>

					<description><![CDATA[Il cinismo non riguarda certamente l&#039;iniziativa in se stessa,ma gli scopi extraletterari che questa si prefigge,come si può vedere dal post e da gran parte dei commenti iniziali.
Combattere il berlusconismo,addirittura il capitalismo editoriale con queste iniziative è infantile.

Per il resto,è tutto da condividere &quot;“Murene è una collana nata da nazioneindiana.com e distribuita per sottoscrizione a lettori consapevoli e inquieti. Indifferente alle mode, propone testi di autori italiani e stranieri per sondare quelle esperienze letterarie che spesso l’industria culturale non ha il coraggio di sostenere. Scatto artistico e al tempo stesso etico, strumento leggero di esplorazione a tutto campo – narrativa, saggistica, poesia –, Murene respira nelle profondità, attraversandole.”

Quindi,caro Carmelo,non si tratta certo di svilire il lavoro altrui e il sarcasmo da quattro o cinque soldi era rivolto a certe supponenti affermazioni che non meritavano altro.E poi quando sento parlare di morale in letteratura,mi viene l&#039;orticaria.

Quindi,viste la scelte della collana (Rodefer in particolare),se accettano i cinici,mi abbonerò anch&#039;io.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il cinismo non riguarda certamente l&#8217;iniziativa in se stessa,ma gli scopi extraletterari che questa si prefigge,come si può vedere dal post e da gran parte dei commenti iniziali.<br />
Combattere il berlusconismo,addirittura il capitalismo editoriale con queste iniziative è infantile.</p>
<p>Per il resto,è tutto da condividere &#8220;“Murene è una collana nata da nazioneindiana.com e distribuita per sottoscrizione a lettori consapevoli e inquieti. Indifferente alle mode, propone testi di autori italiani e stranieri per sondare quelle esperienze letterarie che spesso l’industria culturale non ha il coraggio di sostenere. Scatto artistico e al tempo stesso etico, strumento leggero di esplorazione a tutto campo – narrativa, saggistica, poesia –, Murene respira nelle profondità, attraversandole.”</p>
<p>Quindi,caro Carmelo,non si tratta certo di svilire il lavoro altrui e il sarcasmo da quattro o cinque soldi era rivolto a certe supponenti affermazioni che non meritavano altro.E poi quando sento parlare di morale in letteratura,mi viene l&#8217;orticaria.</p>
<p>Quindi,viste la scelte della collana (Rodefer in particolare),se accettano i cinici,mi abbonerò anch&#8217;io.</p>
]]></content:encoded>
		
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