Wanted, but not welcome

18 settembre 2010
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Video proiettato alla III edizione dell’Immigration day all’interno del Milano Film Festival 2010

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3 Responses to Wanted, but not welcome

  1. Luca T il 18 settembre 2010 alle 20:42

    Queste ingiustizie continuamente perpetrate sotto il nostro cielo, questi dileggi cruenti della nostra etica e della nostra identità civica e, per chi ci crede, anche del proprio cristianesimo vissuto, queste iniquità non sono anonime; in Italia hanno un nome e cognome. Sappiamo bene che ci sono partiti che fanno dell’istinto del rifiuto e della diffidenza la propria ragion d’essere e la propria fortuna. La destra governativa ha semplificato a tal punto la questione dell’immigrazione da ridefinire radicalmente il concetto di prossimo, relegando nel buio della dignità chi sia nato fuori dai nostri confini o, se nato qui, abbia genitori stranieri. Grazie ad una propaganda massiccia e subdola è diventato normale ed accettabile che una persona diventi un delinquente solo perché dopo sei mesi un suo documento scade. Legare la sua rispettabilità all’esistenza di un lavoro ci è sembrato giusto e ovvio. Le espulsioni di massa, perfino da chi blatera di difesa della propria cultura democratica e liberale, vengono considerate come la conseguenza logica della necessità, che ha ogni associazione umana, di liberarsi dell’inutile e del dannoso, se non del pattume maleodorante. Ci stiamo abituando, i veri eversori della nostra etica civica e democratica sono al potere, efficaci imbonitori di un allarme sempre ripetuto e sovradimensionato, e il tanfo dei loro proclami falsi e aggressivi non puzza più. Affannosi difensori di una legge e di un ordine che valgono solo quando calpestano la vita dei loro odiati scarti umani e non valgono più quando devono consentire gli abusi di potere delle loro oligarchie, riescono a far sembrare il loro detabuizzato razzismo classista una questione di sicurezza.
    Ebbene il partito della Sicurezza appalta ad un dittatore acclarato la ri-soluzione finale del problema immigrati, ossia la loro morte o tortura o pena continua nei deserti libici. Possono dirsi ancora innocenti? Un giorno ci sarà un tribunale per i loro crimini?

    Quando si diffonderà un sacrosanto antileghismo, irrinunciabile prolungamento dell’antifascismo?

  2. carmelo il 18 settembre 2010 alle 21:37

    la paura è una merce che si vende bene sul mercato politico;
    la paura acceca gli uomini, impedisce loro di capire e governare i cambiamenti
    la paura rende gli uomini preda del bassoventre.
    la paura è una arma distruttiva di massa che bisogna disinnescare al piu’ presto.



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