Il lutto della giustizia.

22 settembre 2010
Pubblicato da

Evelina Santangelo

«Il terzo livello non si tocca», questo dice l’esito della votazione che ha negato l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni a carico dell’ ex sottosegretario Nicola Cosentino (pdl).
Così, adesso, Nicola Cosentino può chiedere a gran voce il processo: un processo mutilato, dove non si potranno utilizzare tutte le prove a suo carico… trascinando questo paese nella farsa tragica dell’impunità garantita per chi sa stare al «proprio posto», tra le ali del governo «incostituzionale» di Berlusconi e dei suoi accoliti, dove la parola «giustizia» è distorta nell’accusa di «giustizialismo», e la parola «garanzia» diventa sinonimo di «garantismo» o «impunità», mentre la parola «federalismo» serve a nascondere la parola «secessione» e «governabilità» la parola «occupazione del potere». E tutto questo mentre la nostra «repubblica parlamentare» è ridotta a una formula vuota.

Quando prevale una logica del genere, quando le parole stesse che nominano alcuni principi fondanti sono distorte sino a questo punto, sino a intaccare le garanzie costituzionali, si è tutti «dalla parte sbagliata». Questo personalmente penso. E questo pensiero mi sconcerta. Il fatto poi che la maggioranza di questo paese sia così indifferente o accomodante, e l’opposizione così imbelle, il fatto che non si voglia davvero capire che in un sistema così degenerato nessuno è garantito, o che, di contro, chiunque sarà garantito finché sarà funzionale al sistema stesso, rende questo paese ancora più misero.

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9 Responses to Il lutto della giustizia.

  1. baccarini gustavo il 22 settembre 2010 alle 16:55

    Le poche, incisive parole di Evelina Santangelo, fotografano bene il contingente e quanto, purtroppo, in Italia è diventato strutturale: il governo dell’impunità di Silvio Berlusconi.

  2. franco buffoni il 22 settembre 2010 alle 17:03

    Concordo parola per parola. Purtroppo. franco

  3. carmelo il 22 settembre 2010 alle 17:27

    uff bisogna fare qualcosa bisogna usare l’immaginazione per trovare una soluzione;
    io una piccola idea ce l’avrei

    ci saranno le primarie per scegliere il leader dell’opposizione giusto?

    bene allora si faccia in modo serio e realistico (non cominciamo con ch ichiede la luna quando la terra ci sta franando sotto i piedi) una lista di punti irrinunciabili del programma dell’opposizione

    poi si chieda ai cittadini (non ai partiti ne ai movimenti) di votare il candidato che pubblicamente sottoscrive i punti indicati nella lista senza se e senza ma.

    se nessun candidato si impegna in tal senso chiedere ai cittadin idi disertare le primarie.

  4. mauro baldrati il 22 settembre 2010 alle 21:23

    Concordo. E’ uno spettacolo direi orribile, a destra sono esultanti perché hanno “salvato” Cosentino. La lega, quella di “Roma ladrona”, quella che ha il ministro con gli attributi nella lotta alla mafia, vota per Cosentino. E costoro prendono i voti popolari, governano questo paese. Di là c’è una guerra suicida, i notabili aggrappati alle poltrone che non mollano e non molleranno mai, piuttosto tirerano giù tutto, faranno affondare la nave.

  5. Evelina Santangelo il 23 settembre 2010 alle 08:52

    Carmelo
    ho l’impressione che davvero si dovrebbe chiedere a gran voce di cambiare la classe dirigente, di far spazio a linfa nuova, nuove idee, nuovo impegno, perché credo ci sia tanta gente che, isolatamente, oggi prova a puntellare questo paese, ma si ritrae dinanzi a una politica gestita così, da papaveri che vorrebbero intorno solo paperi al seguito…
    Diversamente, beh, potremo firmare tutti i programmi possibili, ma non ci sarà poi chi avrà la forza, la voglia , la visione politica non così miseramente notarile per portarli avanti sino in fondo con coraggio. Ecco, a mio avviso, ci vorebbe gente dotata di coraggio e capace di una visione ampia, e altra gente in grado di capirlo e sostenere un tale slancio con intelligenza. La sensazione che ho, personalmente, è quella di trovarmi in un paese in macerie, che bisogna prima di tutto ricostruire nei suoi valori fondativi o fondanti, a partire dai principi costituzionali, cercando di «intelligere», di comprendere cioè cosa significa anche fare di un paese un paese davvero «moderno».

  6. francesco il 23 settembre 2010 alle 14:46

    Cito testualmente un passaggio dell’editoriale di Padellaro apparso oggi sul Fatto Quotidiano:”Siamo contro Berlusconi perché il berlusconismo si manifesta come l’antitesi di quei valori [“dove diavolo è finita la legge uguale per tutti?”] e ne rivendica la cancellazione”. E’ ancora una testimonianza – se mai ce ne fosse bisogno – della consapevolezza che pervade sempre più gli ambienti culturali di questa nazione che sono ancora ispirati ai valori della legalità.
    Ma la sensazione che me ne deriva è quella di un malinconico canto del cigno: è un declino spaventoso, da cui si può risalire – tempo alla mano – solo cercando di togliere terreno ai berlusconiani, considerato che il vero problema di questo Paese (che ancora qualcuno si ostina a scrivere con l’iniziale maiuscola perché gli sta troppo a cuore, forse perché pensa al futuro dei propri figli) non è tanto Berlusconi, quanto quegli svariati milioni di italiani che entrano nelle cabine elettorali e lo mandano ancora a governare, salvo poi smentire che l’hanno votato. E poiché è giusto che in democrazia governi chi ha vinto, credo non ci siano altre vie: bisogna far vincere la legalità democraticamente.

  7. niky lismo il 23 settembre 2010 alle 16:26

    Ma l’ILLEGALITA’ vince democraticamente. Anzi, il berlusconismo è la realizzazione compiuta della democrazia rappresentativa: mai identificazione fu più piena tra elettori ed eletto. E’ dunque il nostro concetto di democrazia a fallire: saltuaria, quinquennale, immiserita dalla prassi, svuotata di ideali, insensibile alle applicazioni concrete di se stessa. In una parola: democrazia puramente FORMALE, cioè non democrazia ma anzi il suo inverso. Dalle parole occorre ripartire: come si può, ad esempio, continuare a parlare di “scuola”, di “diritto all’istruzione” o di “diritti dei lavoratori” senza mistificare un inganno?

  8. carmelo il 23 settembre 2010 alle 16:35

    Evelina Santangelo

    mi rendo conto che la cosa è un po ‘stranmpalata

    io non parlo di programma ma di tre punti

    chiunque magari non i vecchi tromboni del PD si impegna pubblicamente a mettere nel suo programma quei tre punti
    e si candida alle primarie verra’ votato;
    se nessuno l isottoscrive
    si chiede di boicattare le primarie
    non le elezioni, ma le primarie
    insomma qualcosa bisogna fare o no?

  9. francesco il 24 settembre 2010 alle 09:35

    Niky, la tua riflessione è identica alla mia. Bisogna ripartire da qualcosa, e non si può che partire dalla democrazia. Se oggi è l’ILLEGALITA’ ad essere democratica e l’elettore continua ad identificarsi con l’eletto, bisogna sforzarsi di seminare il germe di un’altra democrazia. Ripartire dalle parole non è male, ma forse è ancora più urgente ripartire dai fatti. Quello che ognuno di noi può fare è non arrendersi, ostinarsi nella convinzione che anche il buon senso (non dico il bene, perché il bene è un’entità innaturale) ricominci a guadagnare terreno – MA CI VUOLE TANTO TEMPO E PAZIENZA – nella testa delle persone. Di quelli che votano. Non voglio sembrare troppo ottimista, ma credo che quelli che sparano alla gente siano numericamente inferiori a quelli che non lo fanno. Occorre partire da questo vantaggio, che forse non è deciso ma non è neppure irrilevante. E certo, c’è un ampio bacino elettorale che si nutre di illegalità e vuole (cioè manda al potere) governanti disposti ad adattarsi a quello stile di vita, sempre che già non gli appartenga. Ma ci sono anche tante persone perbene che bisognerebbe solo convincere e riunire attorno ad una buona idea. E anche qualcuno che sappia scatenare il cambiamento (ma chi? Bersani? Veltroni? … ahimè!)



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