Perché abbiamo scelto di fare i libri delle Murene

1 ottobre 2010
Pubblicato da

di Jan Reister

Con l’uscita imminente del secondo volume della collana Murene edita da Nazione Indiana, ci è stato chiesto da più parti di raccontare questo progetto e di fornire più dettagli, anche economici. Lo facciamo qui, per trasparenza e per rispetto verso i lettori.

L’idea iniziale

Fu Andrea Raos circa due anni fa a proporre di realizzare in proprio edizioni di qualità, pubblicando autori importanti di cui nessuno in Italia si stava curando. L’idea era ispirata dalle edizioni personali dell’amico Eric Suchère, che distribuisce su abbonamento dei piccoli libri autoprodotti. Eric stampava in proprio dal pc su fogli A3 che venivano ingegnosamente piegati, impaginati e spediti ai lettori. L’dea era di produrre libri originali, interessanti e curati sotto il profilo critico e culturale, sfruttando forme di produzione veloci e leggere.

Le alternative produttive prese in considerazione

La prima idea è stata estendere l’idea dell’autostampa casalinga, facendo dei pamphlet non rilegati o al massimo pinzati. Tecnicamente è un metodo che funziona bene per fascicoli di poche pagine, ma a partire dalle 9 pagine compaiono problemi di piegatura e rifilatura. La produzione di numerose copie è laboriosa, il costo del servizio in copisteria è accettabile per pochi esemplari, ma poco interessante per piccole e medie tirature. I testi presi in considerazione richiedevano tutti più di due tre fogli A3 o analoghi A4.

La stampa e rilegatura artigianale sono un’alternativa di qualità, divertente da realizzare. Consiste nel produrre un numero limitato di esemplari curatissimi nella legatura e nei materiali. Però noi volevamo fare dei libri a larga diffusione, non delle edizioni per collezionisti.

Siamo passati a considerare il print on demand con servizi tipo lulu.com o i suoi cloni italiani. Abbiamo avuto l’impressione di avere poco controllo sulla qualità della rilegatura e della stampa, unito a un modello di costi e prezzi svantaggioso per una piccola tiratura. Oggi Lulu è probabilmente più interessante di un paio d’anni fa, soprattutto con la possibilità attuale di inserirsi sul catalogo di Amazon. Il modello dei prezzi è comunque penalizzante, va bene per chi vuol stamparsi a tutti i costi, ma lascia delle percentuali importanti al fornitore del servizio. Per questi motivi a quel tempo non abbiamo fatto delle verifiche approfondite (pubblicazioni di test, acquisti di controllo) ed abbiamo scartato questa strada.

E l’ebook? Un libro elettronico ha il medesimo valore culturale di un progetto stampato, ma volevamo dimostrare un diverso punto ben preciso: essere in grado di pubblicare a stampa con successo quelle stesse  pubblicazioni di qualità e di valore che il mercato, per scelta, trascura. Produrre,e far leggere un libro stampato di qualità è possibile  in barba a tutte le scelte del mercato esistente. La prossima collana di Nazione Indiana potrebbe essere un ebook, le Murene dovevano essere un libro a stampa.

La soluzione produttiva

Interpellati alcuni stampatori, abbiamo verificato che far realizzare in tipografia 500-1000 copie di un volume rilegato in quadricromia costa davvero poco ed offre un risultato di qualità. Occorre anticipare le spese (il print on demand da questo punto di vista non richiede investimenti), ma il libro ha caratteristiche superiori a qualsiasi produzione casalinga per queste tirature, senza contare il lavoro materiale su qualche centinaio di copie.

Il finanziamento dell’iniziativa

Trovato un modo soddisfacente di produrre un libro, come finanziare l’avventura? Il regalo è fuori discussione, per la povertà delle nostre tasche e per l’impegno che chiediamo al lettore: leggi, ma soprattutto agisci. Abbiamo esaminato alcuni metodi di finanziamento basati sulle donazioni e sull’impegno, come lo street performer protocol ed il Threshold pledge system, ma ci sono sembrati troppo complicati, anche se potremmo usarli per altre iniziative (un ottimo punto di partenza per l’Italia è produzionidalbasso, all’estero un altro sistema è Flattr). Il metodo dell’abbonamento ci è sembrato il più adatto, culturalmente familiare, coerente con l’impegno chiesto al lettore e con l’atto di fiducia reciproca che proponiamo. Perciò la collana Murene è proposta in abbonamento annuale, 3 numeri all’anno, da rinnovare esplicitamente negli anni successivi.

I conti

Narrano le leggende che tutte le grandi imprese siano nate scribacchiando sul tovagliolo di carta le cifre e le idee iniziali. Anche le Murene sono nate così, usando un foglio di calcolo OpenOffice invece della tovaglietta, solo che abbiamo ignorato tutti i piani al momento di prendere decisioni e ci siamo fatti guidare dall’istinto, a spanne. Come si poteva prevedere, i costi reali dell’operazione sono risultati un poco più alti del previsto (non molto), il prezzo di abbonamento troppo basso (di poco) ed il punto di pareggio per ora è a 250 abbonamenti venduti.

Attenzione, abbiamo preso in considerazione solo i costi di produzione materiale, di vendita e di spedizione. I costi di realizzazione dei libri (ideazione, selezione, traduzione, redazione, presentazione, infrastruttura tecnica) e di promozione non sono inclusi, il nostro lavoro intellettuale non è stato remunerato, ma donato.

Qui offriamo croissant, a prezzi popolari: abbonati alle Murene!

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38 Responses to Perché abbiamo scelto di fare i libri delle Murene

  1. Sir Robin il 1 ottobre 2010 alle 10:03

    Scusate se mi permetto, ma davvero non capisco: il fine del progetto era (è) quello di dimostrare che alcuni autori trascurati possono funzionare se stampati (quindi quanto certe politiche editoriali possano essere pretestuose) ?

  2. Lucio Angelini il 1 ottobre 2010 alle 12:48

    Ho già dato con le mitiche edizioni LIbri Molto Speciali, ormai defunte*-°
    http://www.librimoltospeciali.splinder.com

    (Se vi interessano le rese, dovete solo venire a ritirarle a Venezia)

  3. Eugenio il 1 ottobre 2010 alle 15:24

    Fin ora in quanti si sono abbonati?

  4. Paolo S il 1 ottobre 2010 alle 16:55

    “Però noi volevamo fare dei libri a larga diffusione, non delle edizioni per collezionisti”. Con tutto rispetto per la vostra benvenuta iniziativa, mille copie (oltre che una tiratura perfetta per un prodotto di nicchia) è una cifra più vicina all’edizione per collezionisti che alla larga diffusione…

    • jan reister il 1 ottobre 2010 alle 20:55

      Sir Robin: il fine del progetto è nella cosa che si fa (pubblicare certi testi amati) e nel modo in cui la si fa (portando quindi un fatto).
      Eugenio: siamo circa a metà strada verso il pareggio.
      Paolo S: io sarei in grado di realizzare a casa, curandoli artigianalmente, 5 esemplari, non di più. 1000 sono tanti, sono pochi, dipende.

  5. carmine vitale il 1 ottobre 2010 alle 17:02

    mille copie per un libro di poesie ,e di questi tempi ,sono quasi un RECORD!!!!!
    abbracci e speditemi il secondo volume!
    c.

  6. giuliomozzi il 1 ottobre 2010 alle 17:37

    Ricordo che avanzai una proposta simile in una delle primissime riunioni di Nazione indiana (una delle pochissime alle quali riuscii a partecipare): ancora prima del varo del sito.

    Mi fu risposto, da persone che oggi non sono più in Nazione indiana (vado a memoria, tutto questo risale al 2003), che la mia idea era una sciocchezza; che non aveva senso dedicarsi a produzioni destinate a restare marginali rispetto al gran mare del mercato; che così facendo si sarebbe ottenuto l’effetto di legittimare chi sostiene che la letteratura è cosa marginale; che l’aver concepito il progetto di produzioni editoriali marginali denunciava l’aver io introiettato un’idea di marginalità della letteratura.

    Credo di essere stato il primo ad abbonarmi alle Murene, e questo dice qual è il mio giudizio sull’iniziativa.

    Tuttavia mi interesserebbe sapere come risponderebbero oggi all’obiezione che mi fu fatta allora le singole persone che sono in Nazione indiana (non, ovviamente, cosa risponderebbe la redazione di Nazione indiana: che, come ho imparato, non può rispondere a domande).

    Io (che allora non risposi nulla) risponderei, oggi, questo: che un’attività editoriale che si rivolga a chi sta dentro il mondo editoriale e letterario può essere contemporaneamente minuscola e tutt’altro che marginale; che ci sono cose che si fanno per ottenere un risultato, e cose che si fanno per testimonianza; che si possono fare contemporaneamente cose per ottenere un risultato (e penso, per me, al mio lavoro nella grande editoria) e cose per testimonianza (e penso, sempre per me, a vibrisselibri); che c’è la parte di Marta ma anche la parte di Maria (e quella di Maria è “la sola cosa di cui c’è bisogno”: Luca, 10, 42).

    • jan reister il 1 ottobre 2010 alle 21:15

      Giulio non saprei che risponderti, perché conosco poco il mondo editoriale e non ho le certezze altrui su ciò che è marginale e ciò che centrale.

      Non avrei prodotto dei libri a stampa, perché il costo (comprimibile ma non eliminabile) e la complessità di gestione dovuta ai molti attori del processo sono fattori che è più facile gestire in prima persona, o al’interno di un’azienda.

      Il modo di distribuirlo invece mi sembra interessante, perché affronta esattamente il problema della distribuzione e vendita al dettaglio che non funzionano. L’abbonamento, la sottoscrizione sono un tipo d patto con l’autore/traduttore che trovo congeniale filosoficamente ed economicamente (il prncipio del finanziamento ricorrente, o anticipato).

      Tornando ai numeri, alla marginalità: ho sempre pensato che contino le persone che leggono un testo, non quelle che lo comprano. I numeri delle vendite di un libro sono fondamentali per la sopravvivenza economica, ma dicono poco della qualità della lettura. Sul web questo problema viene affrontato con tecniche di analisi del traffico che tengono conto della lunghezza di una visita, delle pagine sfogliate e del tipo di visitatore, sulla stampa il discorso è quasi impossibile (qualcuno ha mai fatto analisi dei titoli fatti circolare dalle biblioteche?) e diventa un mondo di estremismo qualitativo e di soggettività.

  7. viola il 1 ottobre 2010 alle 18:55

    “Marta conosceva Maria meglio di quanto Maria conoscesse Marta, poiché aveva (già) vissuto bene e a lungo; la vita in effetti ci regala la conoscenza più nobile “ (Lc 10. 38/40).
    Ma forse, sono entrambe necessarie.

  8. Reverendo Jazz il 1 ottobre 2010 alle 19:01

    A me sembra la grande classica cazzata autoreferenziale di chi suppone o presume di possedere le chiavi della scrittura.

    Secondo me bisogna autopubblicarsi, anche con un racconto alla volta – mi raccomando: caratteri e spazi grandi – e mettere un banchetto alle feste di paese e sperare in un 5 euro di incazzo (sic) per la propria letteratura incompresa e data in pasto ai porci, prima di andare a berseli i cinque euro alla locanda ché la trasferta non mi basta nemmeno per le sigarette, altro che cazzi e letteratura.

    Mozzi, qual era l’obiezione che ti fu fatta allora?

    Secondo me si trattava di una buona obiezione.

    La stessa che adesso tu ritorci contro di loro.

    Direbbe Gesù: lasciate che i morti pubblichino se stessi.

  9. carmelo il 1 ottobre 2010 alle 20:02

    ho già detto ma mi piace ripeterlo che l’iniziativa vostra è ammirevole, è tanto più loè come tutte le idee temerarie che per essere meese in pratica non devono fare troppo i conti con “i conti”. Guai se così non fosse.
    Bene faccio due proposte concrete una alla redazione e una agli abbonati

    1) nella pagina degli abbonamenti consentire a chi l odesidera e a chi puo’ di sottoscrivere l’abbonamento per un importo superiore a 20 euro.
    20 euro non sono 20 euro. 20 euro, dice la calcolatrice sono il 4% dello stipendio di un precario, il 2% dello stipendio di un operaio l’1% di quello di un quadro e lo 0,5% di un quadro dirigente.
    se poniamo su cento abbonati venti pagano il doppio (scelta libera per carita) invece di incassare 2.000 euro ne incassate 2.400.
    Vi ricordo che Ilmanifesto è sopravvissuto grazie alle sottoscrizioni degli abbonati

    2) ogni abbonato prende un impegno personale di convincere almeno un’amico ad abbonarsi.

    • jan reister il 1 ottobre 2010 alle 21:21

      Carmelo scrive:

      1) nella pagina degli abbonamenti consentire a chi l odesidera e a chi puo’ di sottoscrivere l’abbonamento per un importo superiore a 20 euro.[…]
      Vi ricordo che Ilmanifesto è sopravvissuto grazie alle sottoscrizioni degli abbonati

      Abbiamo discusso delle donazioni, ma non le mescolerei con la vendita/abbonamento. L’esempio del Manifesto secondo me è infelice, perché le reti a strascico buttate a pescare nelle tasche dei lettori hanno prodotto un giornale irresponsabile (mi viene in mente larticolo di Mario gamba “Precari, no gratuiti” su alfabeta2).

      2) ogni abbonato prende un impegno personale di convincere almeno un’amico ad abbonarsi.

      Questo ci piace si!

  10. Paolo Sciola il 1 ottobre 2010 alle 20:18

    Avevo fatto un bel commento sincero di ciò che penso a nome di Reverendo Jazz.
    Sparito.
    Pare che il problema della libertà di stampa non riguardi soltanto i giornali o la Tv di Stato.
    Vergogna.

  11. carmelo il 1 ottobre 2010 alle 20:19

    scusate aggiungo un terzo doveroso punto che vale per gli abbonati ma anche per i non abbonati che frequentano questo sito:

    visto che Ni da la possibilità a chi interviene
    di inserire il proprio blog, potrebbe essere una forma di cortesie per i non abbonati e una scelta di buon senso per gli abbonati (a cominciare da me che ci ho pensato solo adesso), dedicare un loro post nei loro blog infromando su questa iniziativa e dando il link sulla pagina degli abbonamenti o magari su quella delle discussioni che si sono fatte intorno.
    spero io per primo di passare dalle aprole ai fatti.

    perchè non chiedere inoltre un’intervista a qualche giornale sensibile ?

  12. carmelo il 1 ottobre 2010 alle 21:08

    invito inoltre tutti gli abbonati a inviare i post su facebook, e a recensire il libro di rodefer su anobii. Con mia mertaviglia nazione Indiana non è iscritta su nazione indiana (potrebbe creare una libreria deio libri recensiti qui).
    Ho verificato che le recensioni su anobii
    http://www.anobii.com/books/Dormendo_con_la_luce_accesa/9788890476600/014726b5a11d9cb00b/
    sono solo 3. e gli anobiani 11. dovrebbero essere almeno cento e tutte indicare il link per gli abbonamenti.

  13. carmelo il 1 ottobre 2010 alle 21:09

    c. volevo dire nazione indina non iscritta su anobii

  14. cronache di lettura il 1 ottobre 2010 alle 21:27

    quando il lavoro intellettuale viene donato…

    libri altrimenti ineditabili e senza alcuna possibilitàdi essere letti se non grazie al lavoro gratuito di ideazione traduzione e distribuzione dei redattori di nazione Indiana…

  15. carmelo il 1 ottobre 2010 alle 21:42

    mi permetto di dissentire in modo assoluto dalla tua affermazione che assolutamente non riguarda il manifesto.
    Te lo dice uno che negli anni 80 ha partecipato a numerose iniziative per sostenere la sopravvivenza di questo giornale.
    Il manifesto non ha mai gettato reti a strascico nè ha mai chiesto la carità. Mi meravigli oche tu possa fare queste affermazioni.
    Il manifesto ha sempre sostenuto le proprie iniziative attraverso campagne intelligenti.
    Qui non c’entra un bel niente la carità.
    Io tanto per essere chiari odio fare la carità

    qui è in gioco la ridefinizione della Cultuta e della logica del valore.

    Così come trovo davvero ammirevole e fuori da ogni logica di mercato, il lavoro di traduzione, grafica, tecnico etc offerto come il dono ai lettori.
    Trovo che, proprio a partire da questa logica, ci debba essere da parte dei lettori un’assunzione di responsabilià ovvero, pagare sercondo le proprie possibilità e non fare carità

    quello che voglio dire è molto semplice:
    un disoccupato, un precario, una persona che guadagna non piu’ di 1.000 euro al mese, fa un sacrificio nell ospendere 20 euro.
    Uno che ne guadagna 2.000 o 3.000 euro al mese non fa lo stesso sacrificio e quindi se si sente di pagare 40 euro non si deve sentire ne’ un eroe ne’ un donatore.

    E’ con questo spirito che quand’ero ragazzo, organizzavo riunioni e convegni, per raccogliere dei soldi, con i quali si pagavano abbonamenti per le persone che non se lo potevano permettere

    • jan reister il 1 ottobre 2010 alle 22:00

      Carmelo, abbiamo idee differenti sul Manifesto, ma rispetto chi lo rende possibile, non ho detto e non penso che abbia chiesto la carità. Non credo nella sostenibilità del suo modello economico ed organizzativo, diciamo così. Sul resto degli argomenti ti seguo invece, credo che esistano molti metodi per fare dei doni, spero di scriverne ancora qui su NI se riesco a trovare il tempo.

  16. carmelo il 1 ottobre 2010 alle 22:07

    @ian
    sul manifesto libero di pensare come meglio credi
    su questa iniziativa considero la tua posizione del tutto priva di fondamento da ogni punto di vista. Ed è un peccato, davvero un peccato!

  17. anobii il 1 ottobre 2010 alle 23:22

    Dormendo con la luce accesa…

    le recensioni su anobii…

  18. véronique vergé il 2 ottobre 2010 alle 10:31

    E’ bello risalire all’inizio del progetto. Mi rammento avere letto su Nazione Indiana traduzioni di Andrea Raos aprendo un paesaggio
    sconosciuto, creando un dialoguo con la poesia italiana e straniera, come esploratore di pista. Questa iniziativa permette di fare viaggiare la poesia
    e forse c’è un’influenza sulla propia creazione, luogo di incontro tra gli oceani.

  19. helena il 4 ottobre 2010 alle 09:24

    Giulio, sono d’accordo…oggi possiamo sperimentare tanti modi nuovi di pubblicare e vale la pena provarci. Dico provarci perché malgrado i traguardi abbastanza limitati che ci permettono di rientrare con i costi, siamo lontani dai famosi 250 abbonamenti. Ho sempre pensato che le vendite non dicono nulla della qualità di un libro, e che così come ci possono essere best-seller che ciò malgrado conservano un valore (sono una minoranza, ma ci sono), così anche libri di genere o scrittura magari intrinsecamente “per pochi”, posso essere importanti nonostante la diffusione limitata. Certe scelte si fanno credendo che anche un libro letto da cento o duecento persone possa avere una sua irriducibile incidenza, che non esiste solo la qualità del testo, ma anche quella del rapporto libro-lettore e che, tenendone conto, non ha più senso la distinzione fra marginalità o centralità. Visto che qui ci sono un sacco di commenti del (ormai) fedele Carmelo, mi viene facile pensare a Bolano che prima di diventare un “caso” è stato per decenni uno scrittore per pochi, però quei “pochi ma buoni” il cui orizzonte ha cominciato a arricchirsi e a modificarsi attraverso la sua scrittura.

  20. Paolo S il 4 ottobre 2010 alle 09:25

    @ Jan – quanto ai dati di prestito delle biblioteche, i software di gestione del prestito generano automaticamente una gran quantità di dati in merito.
    Visto che in media nelle biblioteche non c’è mai abbastanza personale, raramente questi dati vngono analizzati nel dettaglio (anche se “quest’anno c’è stato un nuovo record di prestiti, 15% in più” è un’ottima arma per battagliare quando vogliono ridurti i fondi). Non so in che modo sia possibile agli esterni ottenere ed elaborare i dati, e se sia smplice tirarci fuori numeri significativi. Ma la possibilità esiste eccome, e nel settore ragazzi la cosa viene fatta (dalla rivista Liber, mi pare).

  21. carmelo il 4 ottobre 2010 alle 16:13

    cara helena
    credo e spero di aver capito il significato di quel fedele
    ma ti prego carmelo non è fedele nemmeno a se stesso.

    Sono convinto che questo progetto sia innovativo e perciò ho aderito e lo promuovo in rete e fuori dalla rete (al riguardo mi chiedo fino a che punto gli ideatori stessi ci credono, visto che la comunicazione resta resta molto carente.

    Sono convinto che la sopravvivenza della letteratura di qualità e dell’autonomia degli autori dipende dalal sopravvivenza dei lettori, categoria in via d’estinzione. E come dicevo dipende asoprattutto da un’assunzione reciproca di responsabilità. Il che significa anche avere il coraggio di immaginare un processo di valorizzazione delle opere, svincolato dal valore di scambio e dal mercato. E’ un sogno? secondo me è un sogno che puo’ essere realizzato.

    Per realizzarlo, una delle condizioni necessarie è quella di superare l’angusto ambito nazionale, creare dei ponti, dei network “extra-territoriali”.
    per chiarire, se il progetto NI si sposa con analoghi progetti in germania messico, indonesia etc, e si crea una rete di scambi di opere che vengono
    selezionate
    tradotte
    distribuiti
    con il sistema murene (mordono le lingue e mordono il mercato), laddove è sostenuto da un numero adeguato di lettori,
    allora potrebbe nascere qualcosa di nuovo.

    bolano è stato mitizzato e poi mistificato, ma è e resta una grande scrittore.

  22. helena il 4 ottobre 2010 alle 17:43

    Ok, mi rimangio l’aggettivo, Carmelo :-)

  23. jan il 4 ottobre 2010 alle 20:21

    Grazie Paolo S per l’informazione sui dati del prestito bibliotecario.

  24. domenico pinto il 4 ottobre 2010 alle 20:40

    A Carmelo che scrive:

    Sono convinto che questo progetto sia innovativo e perciò ho aderito e lo promuovo in rete e fuori dalla rete (al riguardo mi chiedo fino a che punto gli ideatori stessi ci credono, visto che la comunicazione resta resta molto carente.

    La comunicazione non è carente: ci serviamo delle pagine di NI per parlare alla comunità cui questi libri, principalmente, sono rivolti. Tuttavia NI non è solo il progetto Murene, questo non va dimenticato, e la mozione degli affetti è uno strumento pericoloso. Quando abbiamo qualcosa da dire, lo diciamo, la pubblicità la facciano altri. Fra poco torneremo a parlare della collana: sta per uscire il secondo volume e Stefano Zangrando, il curatore, presenterà il lavoro.

  25. carmelo il 4 ottobre 2010 alle 21:26

    @domenico pinto
    mi permetto di dissentire- Capisco che facile satndo al di fuori. Ma continuo a non capire alcune rigidità ideologiche che condizionano a mio parere il vostro progetto.
    Se si crede a un progetto si fa di tutto per promuoverlo e per comunicarlo nel modo piu’ efficace ed esteso possibile.
    Se dal momento in cui è stato lanciato il progetto, nonostante la qualità delle opere ( che altrimenti non potrebbero essere accessibili ai lettori italiani) ed il prezzo relativamente basso dell’abbonamento sono stati raggiunti 100 abbonamenti, io al posto vostro m idirei che qualcosa non ha funzionato.
    la pubblicità la facciano altriè un modo poco elegante di comunicare un progetto.

    Infine un appunto personale: non so bene cosa tu voglia dire ma ci tengo a precisare che non c’e’ nessuna, ma proprio nessuna mozione degli affetti da parte mia nessun atteggfiamento adulatorio o sentimentale e se ho dato questa impressione, la cosa mi irrita alquanto, cosi’ come mi irrita la mancanza di umiltà e di capacità di ascolto da parte vostra, e il coraggio di riconoscere ventuali carenze o errori al solo fine di correggerli.

  26. domenico pinto il 4 ottobre 2010 alle 22:21

    Carmelo, formare una comunità di lettori è un processo lento. Io sono soddisfatto del numero degli abbonamenti, cioè del numero di persone che ci hanno dato fiducia (ora sono un po’ cresciuti, dovrebbero essere circa 110). Occorreranno anni perché la base di lettori diventi più consistente. Basta aver dedicato poco tempo al complesso di problemi legati alla diffusione dei libri per sapere, purtroppo, che 110 lettori non sono una cifra disprezzabile, anzi. Più di una collana ‘tradizionale’, che si serve dei canali consueti (distribuzione, promozione ecc., almeno ‘sulla carta’) ha chiuso, o è sempre sul punto chiudere, perché non raggiunge nemmeno questi numeri. A tale proposito, e uso un esempio a me prossimo solo perché conosco i dati di vendita esatti, un’opera di Walter Kempowski come Tadelloeser & Wolff, pubblicata da Lavieri, ha venduto 80 copie (e in quel caso abbiamo ‘comunicato’, eccome, non siamo stati stritolati dalle nostre rigidità ideologiche, prendo in prestito la tua frase).
    Qualcosa di sbagliato c’è, sicuramente, scommetto che di errori, con le Murene, o in altri progetti, ne facciamo a bizzeffe. Tuttavia credo che la responsabilità dell’errore vada per lo meno condivisa, i lettori potrebbero scegliere meglio, ogni tanto.

    Sulla mozione degli affetti, intendevo dire che il piglio larmoyant, o da barricata, non è quello che vorremmo usare. Cerchiamo, se possibile, di rivolgerci all’intelligenza dei lettori di NI, portando degli argomenti a favore di queste, e non altre, opere. Per cui, torno a quanto asserivi, non vedo carenze nella comunicazione. Abbiamo in programmazione tre libri, stiamo raccogliendo a poco a poco l’adesione di molte (sì, molte) persone. Costruire un rapporto di fiducia richiede tempo.

  27. carmelo il 4 ottobre 2010 alle 23:26

    @domenico
    mi dispiace aver completamente travisato il senso del tuo pensiero.
    credo di aver capito sia pur con ritardo il senso del tuo discorso e probabilmente anche quello di jan reiser.
    Ma vorrei ribadire che le mie proposte non hanno mai fatto appello agli affetti.
    Magari anzi probabilmente le mie opinioni sono sbagliate e prive di fondamento ma partono dal presupposto che da parte del lettore via sia piena consapevolezza e assunzione di responsabilià. E’ da tale premessa che proponevo di offrire ai lettori di sottoscrivere l’abbonamento ad un prezzo minimo + un quantum proporzionato alle loro possibilità economiche.
    Ultimo punto e poi giuro che mi azzittisco perche’ credo di aver parlato abbastanza.
    io credo di potermi definire senza alcuna presunzione un lettore, una persona cioe’ che cerca di dedicare parte del tempo libero allo studio e alla lettura. Una persona che vive e frequenta un ambiente non letterario e che garzie anche alla rete ha la possibilità e il tempo di informarsi e di poter fare le sue scelte di letture con piu’ consapevolezza.
    Io non credo che tutti i lettori di qualità di questo paese frequentino o conoscono nazione indiana.
    Se non avessi conosciuto nazione indiana indiana non avrei mai saputo del progetto delle murene, ne avrei saputo dell’esistenza di una casa editrice che si chiama lavieri (per la verità l’ho saputo su alfabeta2).
    Quello che voglio dire che un lettore medio, anche se apapssionato non ha molte occasioni ne fonti di informazione che gli consentono di conoscere le opere di qualità prodotte dalle piccole case editrici.
    Quindi insisto esiste un problema di comunicazione ed esiste un problema di di accesso alla critica di qualità.
    Insomma togliendo da quei 110 i critici, gl iscrittori e i poeti, gli accademici e tutti coloro che frequentono gl iambienti del mondo della critica e dell’editoria, quanti sono alla fine i lettori, voglio dire quanti dei lettori che potenzialmente potrebbero aderire a un progetto simile sono completamente all’oscuro del progetto medesimo?
    la domanda la faccio a me stesso e ho paura della risposta

  28. lorenzo galbiati il 5 ottobre 2010 alle 07:43

    Io mi limito a dire che il primo numero mi è arrivato pochi giorni dopo aver fatto l’abbonamento con carta di credito. L’ho apprezzato molto, così come ho apprezzato molto, da grafologo, la scrittura a mano di nome, cognome e indirizzo sul pacco. Complimenti davvero per questa efficienza.

    (Il che, per inciso, mi fa chiedere come mai spesso non rispondete alle email (basterebbe un “ti ringraziamo della segnalazione ma questo tema al momento non è nei nostri progetti”)).

  29. Alessandro il 7 ottobre 2010 alle 17:18

    Ciò che mi lascia un po’ perplesso in questa iniziative, per altri versi apprezzabile è proprio uno degli assunti principali.
    Volevate dimostrare di:
    “essere in grado di pubblicare a stampa con successo quelle stesse pubblicazioni di qualità e di valore che il mercato, per scelta, trascura. Produrre, e far leggere un libro stampato di qualità è possibile in barba a tutte le scelte del mercato esistente.”
    E in chiusura dici che:
    “Attenzione, abbiamo preso in considerazione solo i costi di produzione materiale, di vendita e di spedizione. I costi di realizzazione dei libri (ideazione, selezione, traduzione, redazione, presentazione, infrastruttura tecnica) e di promozione non sono inclusi, il nostro lavoro intellettuale non è stato remunerato, ma donato.”

    Peccato che un libro non sia fatto, solamente né principalmente, della carta e dell’inchiostro con cui è stampato. C’è il lavoro dell’autore, dell’editor, del correttore, dell’ideatore, del traduttore e di tutte le altre figure riferibili al lavoro intellettuale. Un discorso del genere mi sembra simile a quello che si sente ogni settembre circa il “caro libri” nelle scuole, secondo il quale, ad esempio l’e-book sarebbe un passo verso la gratuità, vista l’assenza di lavoro tipografico.

    Quindi Murene è un bel progetto perché permette di pubblicare voci che non troverebbero altrimenti possibilità di fuoriuscire dal silenzio.
    Però non c’entra nulla con il dimostrare la possibilità di fuoriuscire dalle grette logiche del mercato. Avete deciso, legittimamente, di donare il lavoro intellettuale. Lavoro che però dovrebbe rientrare nel conto economico di un libro.
    Alessandro

  30. Improduttivo il 8 ottobre 2010 alle 00:19

    A me la cosa piace assai, il primo libro mi è arrivato et cetera, cercherò di fare un poco di pubblicità et cetera, parlerò con qualche persone che potrebbe essere et cetera, spero che non finisca dopo un anno o due ma che vada avanti et cetera, e comunque se volete alzare l’abbonamento la mia fedeltà sarà incrollabile fino al terribile limite dei 30 euro et cetera…

  31. […] un recente articolo sulle Murene, il nostro progetto editoriale, ho citato alcuni metodi di finanziamento tra cui lo […]

  32. […] un recente articolo sulle Murene, il nostro progetto editoriale, ho citato alcuni metodi di finanziamento tra cui lo […]

  33. […] di cui nessuno in Italia si stia curando», com’era negli obiettivi di Nazione indiana nella fase ancora embrionale del progetto poi concretatosi con le Murene, ma è da molti anni un amico e un compagno di strada. […]



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