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	Commenti a: Foto di gruppo senza piazza	</title>
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		Di: evelina santangelo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/10/05/foto-di-gruppo-senza-piazza/#comment-141465</link>

		<dc:creator><![CDATA[evelina santangelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 20:11:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E anche nelle perferie non si sfugge... no? Periferie, che sono tantissime e intrecciate senza soluzione continuità pure ai centri delle metropoli come Milano.
Grazie a te per la riflessione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E anche nelle perferie non si sfugge&#8230; no? Periferie, che sono tantissime e intrecciate senza soluzione continuità pure ai centri delle metropoli come Milano.<br />
Grazie a te per la riflessione.</p>
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		Di: paolod		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/10/05/foto-di-gruppo-senza-piazza/#comment-141445</link>

		<dc:creator><![CDATA[paolod]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 13:36:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie per la risposta. Il problema dell&#039;italia è proprio la mancanza di futuro, il venir meno di un&#039;idea di società, di monod verso cui procedere. Questo tratto è comune a tutto l&#039;occidente, credo, ma in Italia è più accentuato, anche per via di una classe dirigente francamente impresentabile. Che dire, ad esempio, di una Gelmini e di chi la muove dietro le quinte, dal momento che io faccio l&#039;insegnante? La loro indadeguatezza, non solo culturale, è macroscopica. Fino agli anni &#039;80 nel nostro paese si erano visti degli spiragli (si pensi a come stava cambiando, in meglio, la condizione degli omosessuali). Ora è tutto angosciantemente fermo o in regresso e probabilmente, come accennavo nella mia reazione a caldo all&#039;articolo, vivere in una grande città, ad esempio - nonostante tutto - Milano, consente, se lo si vuole, di non essere direttamente a contatto con gli aspetti più deteriori di questi anni, a cui invece, in provincia, non si può sfuggire.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie per la risposta. Il problema dell&#8217;italia è proprio la mancanza di futuro, il venir meno di un&#8217;idea di società, di monod verso cui procedere. Questo tratto è comune a tutto l&#8217;occidente, credo, ma in Italia è più accentuato, anche per via di una classe dirigente francamente impresentabile. Che dire, ad esempio, di una Gelmini e di chi la muove dietro le quinte, dal momento che io faccio l&#8217;insegnante? La loro indadeguatezza, non solo culturale, è macroscopica. Fino agli anni &#8217;80 nel nostro paese si erano visti degli spiragli (si pensi a come stava cambiando, in meglio, la condizione degli omosessuali). Ora è tutto angosciantemente fermo o in regresso e probabilmente, come accennavo nella mia reazione a caldo all&#8217;articolo, vivere in una grande città, ad esempio &#8211; nonostante tutto &#8211; Milano, consente, se lo si vuole, di non essere direttamente a contatto con gli aspetti più deteriori di questi anni, a cui invece, in provincia, non si può sfuggire.</p>
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		<title>
		Di: evelina santangelo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/10/05/foto-di-gruppo-senza-piazza/#comment-141411</link>

		<dc:creator><![CDATA[evelina santangelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 08:44:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sì, ma restano uguali alcuni tratti, come ad esempio il modo in cui viene vissuta la «modernità» in termini di consumi, cosa che prima non era affatto così.
Oggi non ci sono più province-remote cui non arriva la «modernità» e periferie-appendici più o meno degradate di città intese come centri di irradiazione culturale e civile.

Oggi tutto è tendenzialmente periferia-appendice (culturalmente più o meno degradata) di un fantomatico centro che non coincide con un luogo esatto, ma è piuttosto disseminato, così come è disseminata la Rete, direi.

Il problema è che in un contesto del genere il futuro, così come la «modernità» (intesa come assunzione di una visione e di un modo di operare che si serve criticamente delle possibilità offerte dalla modernità), a mio avviso, finirà sempre più per essere un privilegio di pochi, anzi, di una sorta di elite intellettuale transnazionale.

Ps: Me ne sono resa conto in modo evidente già durante gli anni di studio che ho trascorso negli Stati Uniti. C&#039;era, diciamo, quella che sarebbe stata probabilmente la classe dirigente di tutti i paese del mondo, o quasi (indiani, cinesi, coreani, giapponesi, africani, moltissimi sudamericani... pochi italiani), anche di quei paesi che comunemente sono ritenute «periferie del mondo civile» e c&#039;era una sorta di substrato culturale comune, pur nelle diversità profonde.

Per questo, tornando all&#039;Italia (e al suo provincialismo, destinato a crescere, a mio avviso, se non si invertirà la tendenza), ho l&#039;impressione che tutto ciò accada in scala minore, molto minore, e con l&#039;aggravante di una politica che non è in grado di ripensare se stessa e il proprio ruolo nella delicata gestione di tutto quel che coporta oggi il vivere in un mondo interconnesso.

Scusi se ho messo troppa carne al fuoco. Spero di esser riuscita, almeno in parte, a spiegare la mia visione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, ma restano uguali alcuni tratti, come ad esempio il modo in cui viene vissuta la «modernità» in termini di consumi, cosa che prima non era affatto così.<br />
Oggi non ci sono più province-remote cui non arriva la «modernità» e periferie-appendici più o meno degradate di città intese come centri di irradiazione culturale e civile.</p>
<p>Oggi tutto è tendenzialmente periferia-appendice (culturalmente più o meno degradata) di un fantomatico centro che non coincide con un luogo esatto, ma è piuttosto disseminato, così come è disseminata la Rete, direi.</p>
<p>Il problema è che in un contesto del genere il futuro, così come la «modernità» (intesa come assunzione di una visione e di un modo di operare che si serve criticamente delle possibilità offerte dalla modernità), a mio avviso, finirà sempre più per essere un privilegio di pochi, anzi, di una sorta di elite intellettuale transnazionale.</p>
<p>Ps: Me ne sono resa conto in modo evidente già durante gli anni di studio che ho trascorso negli Stati Uniti. C&#8217;era, diciamo, quella che sarebbe stata probabilmente la classe dirigente di tutti i paese del mondo, o quasi (indiani, cinesi, coreani, giapponesi, africani, moltissimi sudamericani&#8230; pochi italiani), anche di quei paesi che comunemente sono ritenute «periferie del mondo civile» e c&#8217;era una sorta di substrato culturale comune, pur nelle diversità profonde.</p>
<p>Per questo, tornando all&#8217;Italia (e al suo provincialismo, destinato a crescere, a mio avviso, se non si invertirà la tendenza), ho l&#8217;impressione che tutto ciò accada in scala minore, molto minore, e con l&#8217;aggravante di una politica che non è in grado di ripensare se stessa e il proprio ruolo nella delicata gestione di tutto quel che coporta oggi il vivere in un mondo interconnesso.</p>
<p>Scusi se ho messo troppa carne al fuoco. Spero di esser riuscita, almeno in parte, a spiegare la mia visione.</p>
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		Di: paolod		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/10/05/foto-di-gruppo-senza-piazza/#comment-141371</link>

		<dc:creator><![CDATA[paolod]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Oct 2010 18:52:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho apprezzato molto questo articolo. Io però credo che in italia ci sia ancora molta differenza tra città e piccolo centro. Basta spostarsi a 30 km da Milano per accorgersi che non è davvero la stessa cosa (in peggio, ovviamente).  La mutazione antropologica di cui si sta parlando non assume i medesimi tratti in ambienti che restano, fondamentalmente, diversi (il caso di Adro non vi dice nulla?).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho apprezzato molto questo articolo. Io però credo che in italia ci sia ancora molta differenza tra città e piccolo centro. Basta spostarsi a 30 km da Milano per accorgersi che non è davvero la stessa cosa (in peggio, ovviamente).  La mutazione antropologica di cui si sta parlando non assume i medesimi tratti in ambienti che restano, fondamentalmente, diversi (il caso di Adro non vi dice nulla?).</p>
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