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	Commenti a: Avventure 8 &#8211; Intimità	</title>
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		<title>
		Di: giacomo sartori		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/10/08/avventure-7/#comment-141730</link>

		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Oct 2010 14:02:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ maurizio
sono d&#039;accordo con i tuoi precetti sulla scrittura, anche se però penso che i precetti, per la scrittura come per il resto, lascino il tempo che trovano; 
del resto ho cominciato a scrivere tardi, e questo racconto risale al 2003;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ maurizio<br />
sono d&#8217;accordo con i tuoi precetti sulla scrittura, anche se però penso che i precetti, per la scrittura come per il resto, lascino il tempo che trovano;<br />
del resto ho cominciato a scrivere tardi, e questo racconto risale al 2003;</p>
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		<title>
		Di: maurizio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/10/08/avventure-7/#comment-141724</link>

		<dc:creator><![CDATA[maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Oct 2010 09:41:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il genere ferroviario amoroso è un genere forte, con possibilità di sviluppo quasi illimitate, hai ragione, ma anche con precedenti di eccellenza confrontandosi con i quali tremano i polsi. Ciò che davvero aiuta credo sia scrivere di argomenti ed esperienze profondi e del tutto digeriti, dunque allo scrittore toccherebbe consapevolmente vivere e darsi tempo, due cose che spesso non è in grado di fare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il genere ferroviario amoroso è un genere forte, con possibilità di sviluppo quasi illimitate, hai ragione, ma anche con precedenti di eccellenza confrontandosi con i quali tremano i polsi. Ciò che davvero aiuta credo sia scrivere di argomenti ed esperienze profondi e del tutto digeriti, dunque allo scrittore toccherebbe consapevolmente vivere e darsi tempo, due cose che spesso non è in grado di fare.</p>
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		<title>
		Di: giacomo sartori		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/10/08/avventure-7/#comment-141722</link>

		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Oct 2010 08:01:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@maurizio

non credo, anche se certo un po&#039; di verità c&#039;è, che ci siano &quot;generi letterari usurati fino alla corda&quot;; come sappiamo tutti alcuni scrittori riescono a far rinascere le cose/situazioni più trite, anzi proprio lì mostrano la loro grandezza; uno specialista di questa fatta è secondo me il grande Henry Calet;

[cosa che secondo me succede peraltro anche nella vita (= ci sono persone che riescono a dare alle situazioni più banali/scontate molta pregnanza]

tengo a dirlo perchè davvero scrivere in italiano (non dico Italia, altrimenti c&#039;è sempre il commentatore che tira fuori gli stranieri ...), proprio per i tic della nostra cultura, mi appare come una strenua battaglia contro i luoghi comuni, anche appunto &quot;tematici&quot;;

detto questo il mio racconto è quello che è, intendiamoci;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@maurizio</p>
<p>non credo, anche se certo un po&#8217; di verità c&#8217;è, che ci siano &#8220;generi letterari usurati fino alla corda&#8221;; come sappiamo tutti alcuni scrittori riescono a far rinascere le cose/situazioni più trite, anzi proprio lì mostrano la loro grandezza; uno specialista di questa fatta è secondo me il grande Henry Calet;</p>
<p>[cosa che secondo me succede peraltro anche nella vita (= ci sono persone che riescono a dare alle situazioni più banali/scontate molta pregnanza]</p>
<p>tengo a dirlo perchè davvero scrivere in italiano (non dico Italia, altrimenti c&#8217;è sempre il commentatore che tira fuori gli stranieri &#8230;), proprio per i tic della nostra cultura, mi appare come una strenua battaglia contro i luoghi comuni, anche appunto &#8220;tematici&#8221;;</p>
<p>detto questo il mio racconto è quello che è, intendiamoci;</p>
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		<title>
		Di: paolo sciola		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/10/08/avventure-7/#comment-141709</link>

		<dc:creator><![CDATA[paolo sciola]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 21:28:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;... il lungomare pressoché deserto, come al termine della fiera, le bandiere, i padiglioni, le sedie rivoltate dei chioschi, è sabato, è presto, l’indolenza non è un alibi, è giustificata, comprensibile, il vento piega gli alberi, alla stazione compri il giornale, esci fuori a fumarti una sigaretta, torni dentro e aspetti il treno, il marciapiede è affollato di profughi, anche qualche pendolare, una ragazza alta e robusta si accomoda nel sedile di fianco al tuo, trae dalla borsa un notes, riflette un po’ e comincia a scrivere, ma è uno scrivere spezzato, intermittente, punteggiato di pause, forse una poesia, chissà, o una serie di pensieri, forse una lettera d’addio all’innamorato, forse no, adesso non si usa più, si mandano i messaggi per telefono, ritorni senza voglia al tuo giornale, le solite cose, la solita politica strapaesana, nessuna idea forte, nessun personaggio credibile, la devolution è un mistero buffo, anche preoccupante se vogliamo, per te che non hai fatto nemmeno la revolution, o meglio continui la solita rivoluzione intorno al nulla, al nulla dei sentimenti, al nulla della tua vuotezza colma di cianfrusaglie inutili, a devolverti nelle cose e nelle persone sbagliate, quelle che vivono di rapina, che ti sfilano il portafogli con un bacio, a offrirti al miglior sofferente, a devolverti senza evolverti, inchiodato a responsabilità che solo tu hai scelto di sostenere, inutile prendersela con gli altri, pieghi il quotidiano, lo deponi sul sedile, ripieghi sul quotidiano, osservi la campagna, le città che sfilano, le stazioni tutte uguali o quasi, Roma che si approssima, la ragazza del sedile a fianco scende a S. Pietro, ti lancia uno sguardo che a te pare una carezza, la tua ragazza, ti sei fidanzato virtualmente nello spazio di cinquanta minuti, senza che lei sospetti niente, è chiaro, non sono cose che si possano rivelare, la osservi mentre cammina nel marciapiede, vorresti essere con lei, invisibile, ricalcarne i passi, vedere dove va, a fare cosa, le persone che incontrerà, c’è questa fragilità di fondo in chi viaggia, nei senza terra, nella selvaggina di passo, la voglia di attaccarsi ai residenti, agli stanziali, trovare riparo, accoglienza, calore, anche se sei un turista in viaggio di piacere, quasi di lavoro, un turista solitario, puoi chiamarlo bisogno di accettazione, puoi chiamarla insicurezza, oppure ansia di nuova identità, certo lei non ha sospettato, scompare nel sottopassaggio, stringendosi al cappotto, con passo privo di fretta, è un sabato indolente, un sabato romano, la saluti col pensiero mentre il treno imbocca il buio di una galleria...&quot;

http://www.liberodiscrivere.it/biblio/scheda.asp?OpereID=122854

per dire...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;&#8230; il lungomare pressoché deserto, come al termine della fiera, le bandiere, i padiglioni, le sedie rivoltate dei chioschi, è sabato, è presto, l’indolenza non è un alibi, è giustificata, comprensibile, il vento piega gli alberi, alla stazione compri il giornale, esci fuori a fumarti una sigaretta, torni dentro e aspetti il treno, il marciapiede è affollato di profughi, anche qualche pendolare, una ragazza alta e robusta si accomoda nel sedile di fianco al tuo, trae dalla borsa un notes, riflette un po’ e comincia a scrivere, ma è uno scrivere spezzato, intermittente, punteggiato di pause, forse una poesia, chissà, o una serie di pensieri, forse una lettera d’addio all’innamorato, forse no, adesso non si usa più, si mandano i messaggi per telefono, ritorni senza voglia al tuo giornale, le solite cose, la solita politica strapaesana, nessuna idea forte, nessun personaggio credibile, la devolution è un mistero buffo, anche preoccupante se vogliamo, per te che non hai fatto nemmeno la revolution, o meglio continui la solita rivoluzione intorno al nulla, al nulla dei sentimenti, al nulla della tua vuotezza colma di cianfrusaglie inutili, a devolverti nelle cose e nelle persone sbagliate, quelle che vivono di rapina, che ti sfilano il portafogli con un bacio, a offrirti al miglior sofferente, a devolverti senza evolverti, inchiodato a responsabilità che solo tu hai scelto di sostenere, inutile prendersela con gli altri, pieghi il quotidiano, lo deponi sul sedile, ripieghi sul quotidiano, osservi la campagna, le città che sfilano, le stazioni tutte uguali o quasi, Roma che si approssima, la ragazza del sedile a fianco scende a S. Pietro, ti lancia uno sguardo che a te pare una carezza, la tua ragazza, ti sei fidanzato virtualmente nello spazio di cinquanta minuti, senza che lei sospetti niente, è chiaro, non sono cose che si possano rivelare, la osservi mentre cammina nel marciapiede, vorresti essere con lei, invisibile, ricalcarne i passi, vedere dove va, a fare cosa, le persone che incontrerà, c’è questa fragilità di fondo in chi viaggia, nei senza terra, nella selvaggina di passo, la voglia di attaccarsi ai residenti, agli stanziali, trovare riparo, accoglienza, calore, anche se sei un turista in viaggio di piacere, quasi di lavoro, un turista solitario, puoi chiamarlo bisogno di accettazione, puoi chiamarla insicurezza, oppure ansia di nuova identità, certo lei non ha sospettato, scompare nel sottopassaggio, stringendosi al cappotto, con passo privo di fretta, è un sabato indolente, un sabato romano, la saluti col pensiero mentre il treno imbocca il buio di una galleria&#8230;&#8221;</p>
<p><a href="http://www.liberodiscrivere.it/biblio/scheda.asp?OpereID=122854" rel="nofollow ugc">http://www.liberodiscrivere.it/biblio/scheda.asp?OpereID=122854</a></p>
<p>per dire&#8230;</p>
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		Di: maurizio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/10/08/avventure-7/#comment-141702</link>

		<dc:creator><![CDATA[maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 18:55:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gli amori ferroviari sono un genere letterario usurato fino alla corda, tuttavia è giusto tentare. Alle prese con l&#039;impossibile vengono le idee migliori. Sarà sempre avvincente l&#039;effetto del movimento, del tempo e del ritmo nel quale si è portati. Portare ritardo, sferragliare, sferruzzando ragliare. Oppure amare in perfetto orario, precocemente, inebetirsi nel sugo della maglietta d&#039;adolescente, precocissimamente venire... amori inevasi, frettolosi, moderni. Come raccontare nuovi amori ferroviari che esplodano d&#039;un briciolo d&#039;energia, che reggano per una trentina di chilometri? Questo è il problema. Se ne trovano ancora di strepitosi in Boll, in Simenon, entrambi amori ferroviari di guerra, con la guerra è più facile; per non dire dei russi... fino al coraggioso salto della Karenina e oltre. Immagino che in India, dove effettivamente si viaggia parecchio in treno, il genere potrebbe dare ancora qualche sussulto, i treni stessi sussultano e non sempre di piacere, questo comunque aiuta, ma superarsi sarà sempre più difficile. Se cerchiamo di traslocare le nostre modeste stupidità sulla via ferrata, incontriamo venditori di ombrelli, enigmisti e auricolari, fetore urinoso di catacomba, permeabilmente esposti alle aguzzine intercambiabili ciarle. Capita anche una bella donna talvolta, ma è assiepata, impolverata, frettolosa, disfatta dalle brighe plebee del quotidiano. Le servirebbe un&#039;ora e mezza per ricostruirsi e in quell&#039;ora e mezza, chissà, lo scrittore avrà già fantasticato su parecchie altre, concepito mezza tragedia, enumerato gli aggettivi di un racconto su N.I. Tempo perso, a casa, pigiama, niente libro e a nanna.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli amori ferroviari sono un genere letterario usurato fino alla corda, tuttavia è giusto tentare. Alle prese con l&#8217;impossibile vengono le idee migliori. Sarà sempre avvincente l&#8217;effetto del movimento, del tempo e del ritmo nel quale si è portati. Portare ritardo, sferragliare, sferruzzando ragliare. Oppure amare in perfetto orario, precocemente, inebetirsi nel sugo della maglietta d&#8217;adolescente, precocissimamente venire&#8230; amori inevasi, frettolosi, moderni. Come raccontare nuovi amori ferroviari che esplodano d&#8217;un briciolo d&#8217;energia, che reggano per una trentina di chilometri? Questo è il problema. Se ne trovano ancora di strepitosi in Boll, in Simenon, entrambi amori ferroviari di guerra, con la guerra è più facile; per non dire dei russi&#8230; fino al coraggioso salto della Karenina e oltre. Immagino che in India, dove effettivamente si viaggia parecchio in treno, il genere potrebbe dare ancora qualche sussulto, i treni stessi sussultano e non sempre di piacere, questo comunque aiuta, ma superarsi sarà sempre più difficile. Se cerchiamo di traslocare le nostre modeste stupidità sulla via ferrata, incontriamo venditori di ombrelli, enigmisti e auricolari, fetore urinoso di catacomba, permeabilmente esposti alle aguzzine intercambiabili ciarle. Capita anche una bella donna talvolta, ma è assiepata, impolverata, frettolosa, disfatta dalle brighe plebee del quotidiano. Le servirebbe un&#8217;ora e mezza per ricostruirsi e in quell&#8217;ora e mezza, chissà, lo scrittore avrà già fantasticato su parecchie altre, concepito mezza tragedia, enumerato gli aggettivi di un racconto su N.I. Tempo perso, a casa, pigiama, niente libro e a nanna.</p>
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