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	Commenti a: Quegli insulsi aneddoti (sul precario accademico)…	</title>
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		<title>
		Di: Giovanni Scotto		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Scotto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Dec 2010 20:47:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nel campo del precariato accademico la &quot;riforma Gelmini&quot; innova realmente: chi non ha un rapporto di lavoro dipendente o una pensione, non potrà ottenere una docenza a contratto , a meno che non abbia un reddito superiore ai quarantamila euro l&#039;anno (art. 23. 1. co.). I precari accademci potranno fare tante cose in futuro , immagino, ma tenere un insegnamento a proprio nome no. A meno di non essere un affermato medico ingegnere avvocato. 
Non mi capacito che nessuno ne parli. 
Più info su: giovanniscotto.wordpress.com]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel campo del precariato accademico la &#8220;riforma Gelmini&#8221; innova realmente: chi non ha un rapporto di lavoro dipendente o una pensione, non potrà ottenere una docenza a contratto , a meno che non abbia un reddito superiore ai quarantamila euro l&#8217;anno (art. 23. 1. co.). I precari accademci potranno fare tante cose in futuro , immagino, ma tenere un insegnamento a proprio nome no. A meno di non essere un affermato medico ingegnere avvocato.<br />
Non mi capacito che nessuno ne parli.<br />
Più info su: giovanniscotto.wordpress.com</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Gli insegnanti, l&#8217;Impero e Zadie Smith &#171; Raffaella Romagnolo Weblog		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/10/26/quegli-insulsi-aneddoti-sul-precario-accademico%e2%80%a6/#comment-142392</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gli insegnanti, l&#8217;Impero e Zadie Smith &#171; Raffaella Romagnolo Weblog]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 10:57:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] godetevi questo bel contributo di Andrea Inglese su Nazione Indiana, che non parla di precariato accademico e, seppure per vie traverse, mi sembra abbia anche qualche attinenza con l&#8217;argomento di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] godetevi questo bel contributo di Andrea Inglese su Nazione Indiana, che non parla di precariato accademico e, seppure per vie traverse, mi sembra abbia anche qualche attinenza con l&#8217;argomento di [&#8230;]</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: maria(v)		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/10/26/quegli-insulsi-aneddoti-sul-precario-accademico%e2%80%a6/#comment-142335</link>

		<dc:creator><![CDATA[maria(v)]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Oct 2010 12:10:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&lt;i&gt;Questa volta non potete farcela da soli. raccogliete due o tre amici, di quelli che hanno letto quanto basta per rovinarsi la vita e non avere più niente da perdere. Non stateci troppo a pensare: se siete arrivati fin qua ne avete certamente. Offrite ai vostri complici dell’ottimo barolo,  servirà a metterli del giusto umore. Caricateli con i discorsi di Marinetti, i pamphlet di Céline, i manifesti di Debord. Ricordatevi che siete figli della vostra epoca e non patetici avanzi dell’Istituto di Filologia romanza. […]

Dotate il vostro commando di: un’auto rubata, una pistola falsa, un paio di manette, un cappuccio, il primo numero della rivista “Internazionale Situazionista”. Sgommate a tutta velocità verso l’equivalente di ciò che per il giovane Skywalker rappresentava la fortezza orbitante di Darth Vader. L’Università.

Si sa, molti di questi edifici dovrebbero essere bruciati se non altro per il rigurgito dada nascosto in ognuno di noi. La vostra azione dimostrativa richiede tuttavia soltanto che vi rechiate alla più vicina Facoltà di Lingue e Letterature straniere. Ai bordi della strada lascerete l’auto con dentro un elemento della banda. Scortati  da almeno due complici vi addentrerete con disinvoltura in questa palpabile dimostrazione del Male. Poiché avete studiato alla perfezione la piantina dell’edificio e l’alternarsi delle attività che ne regolano la quotidiana esistenza sapete che ogni pomeriggio dopo le 15:00 è possibile trovare nella biblioteca del secondo piano un lettore di russo. Salvo naturalmente che il cronico assenteismo di personale docente e paradocente non abbia la meglio. Ma la fortuna, si sa, aiuta gli audaci. Curvo sulla versione originale di Oblomov, del tutto ignaro di ciò che gli sta per succedere, ecco il vostro uomo.

Lo avvicinerete con una scusa. solleverà la testa dal capolavoro di Gončarov. Inforcherà gli occhiali per inquadrarvi meglio. Non riuscirà nemmeno a realizzare di non avervi mai visto che sentirà il freddo della pistola puntato alla schiena. Gli ordinerete di seguirvi. Lo porterete al cesso. Qui lo ammanetterete. Gli leggerete con enfasi la prima pagina di “Internazionale Situazionista”. Il lettore di russo vorrà scoppiare a piangere. Pur di risparmiarvi lo spettacolo provvederete a incappucciarlo. Poi, come avverrebbe in un rito goliardico, lo porterete in macchina urlandogli nelle orecchie le parolibere di Majakovskij e tornerete a casa.

Quando al lettore di russo sarà tolto il cappuccio la stanza sarà immersa in un silenzio liturgico. La luce tremolante delle candele contro i muri farà pensare a un’esecuzione organizzata con una certa sadica, leziosa teatralità. Così in effetti è. La prima cosa a cui la vostra vittima farà attenzione sarà la pistola puntata alla tempia. la seconda, uno specchio posizionato a pochi metri in cui la sua figura si riflette. La terza un leggio. Sul leggio, nemmeno a dirlo, è spalancato Guerra e pace in lingua originale. […] &lt;/i&gt; 
da Nicola Lagioia, &lt;i&gt;tre sistemi per sbarazzarsi di tolstoj (senza risparmiare se stessi)&lt;/i&gt;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><i>Questa volta non potete farcela da soli. raccogliete due o tre amici, di quelli che hanno letto quanto basta per rovinarsi la vita e non avere più niente da perdere. Non stateci troppo a pensare: se siete arrivati fin qua ne avete certamente. Offrite ai vostri complici dell’ottimo barolo,  servirà a metterli del giusto umore. Caricateli con i discorsi di Marinetti, i pamphlet di Céline, i manifesti di Debord. Ricordatevi che siete figli della vostra epoca e non patetici avanzi dell’Istituto di Filologia romanza. […]</p>
<p>Dotate il vostro commando di: un’auto rubata, una pistola falsa, un paio di manette, un cappuccio, il primo numero della rivista “Internazionale Situazionista”. Sgommate a tutta velocità verso l’equivalente di ciò che per il giovane Skywalker rappresentava la fortezza orbitante di Darth Vader. L’Università.</p>
<p>Si sa, molti di questi edifici dovrebbero essere bruciati se non altro per il rigurgito dada nascosto in ognuno di noi. La vostra azione dimostrativa richiede tuttavia soltanto che vi rechiate alla più vicina Facoltà di Lingue e Letterature straniere. Ai bordi della strada lascerete l’auto con dentro un elemento della banda. Scortati  da almeno due complici vi addentrerete con disinvoltura in questa palpabile dimostrazione del Male. Poiché avete studiato alla perfezione la piantina dell’edificio e l’alternarsi delle attività che ne regolano la quotidiana esistenza sapete che ogni pomeriggio dopo le 15:00 è possibile trovare nella biblioteca del secondo piano un lettore di russo. Salvo naturalmente che il cronico assenteismo di personale docente e paradocente non abbia la meglio. Ma la fortuna, si sa, aiuta gli audaci. Curvo sulla versione originale di Oblomov, del tutto ignaro di ciò che gli sta per succedere, ecco il vostro uomo.</p>
<p>Lo avvicinerete con una scusa. solleverà la testa dal capolavoro di Gončarov. Inforcherà gli occhiali per inquadrarvi meglio. Non riuscirà nemmeno a realizzare di non avervi mai visto che sentirà il freddo della pistola puntato alla schiena. Gli ordinerete di seguirvi. Lo porterete al cesso. Qui lo ammanetterete. Gli leggerete con enfasi la prima pagina di “Internazionale Situazionista”. Il lettore di russo vorrà scoppiare a piangere. Pur di risparmiarvi lo spettacolo provvederete a incappucciarlo. Poi, come avverrebbe in un rito goliardico, lo porterete in macchina urlandogli nelle orecchie le parolibere di Majakovskij e tornerete a casa.</p>
<p>Quando al lettore di russo sarà tolto il cappuccio la stanza sarà immersa in un silenzio liturgico. La luce tremolante delle candele contro i muri farà pensare a un’esecuzione organizzata con una certa sadica, leziosa teatralità. Così in effetti è. La prima cosa a cui la vostra vittima farà attenzione sarà la pistola puntata alla tempia. la seconda, uno specchio posizionato a pochi metri in cui la sua figura si riflette. La terza un leggio. Sul leggio, nemmeno a dirlo, è spalancato Guerra e pace in lingua originale. […] </i><br />
da Nicola Lagioia, <i>tre sistemi per sbarazzarsi di tolstoj (senza risparmiare se stessi)</i></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: matteo ciucci		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/10/26/quegli-insulsi-aneddoti-sul-precario-accademico%e2%80%a6/#comment-142258</link>

		<dc:creator><![CDATA[matteo ciucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Oct 2010 16:54:47 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=37004#comment-142258</guid>

					<description><![CDATA[Ciao Andrea,

aggiungo alcuni spunti, a elevato rischio di OT e di errore:

La parentesi del &#039;68 si sta rivelando per quello che era, purtroppo: appunto, una parentesi. Spostato il punto di equilibrio in alcuni campi, ad esempio verso una semiparità dei sessi - gli squilibri rimangono, ma non sono paragonabili a quelli precendenti il &#039;68 - il sistema torna a chiudersi, perdendo fluidità sociale. L&#039;università italiana, classista prima della guerra, rischia di tornare ad esserlo nel prossimo futuro. 

L&#039;estetica a mio avviso - posso sbagliarmi, è solo un&#039;intuizione - sta tornando a somigliare a quella degli anni &#039;30, con aggiustamenti opportuni (è vero?)

L&#039;inversione dell&#039;evoluzione economica trova il suo corrispondente inconsapevole nella scelta stilistica di alcuni romanzi di fantascienza - uno per tutti, l&#039;Evangelisti di Eymerich - che mescolando passato, presente e futuro, hanno di fatto annunciato l&#039;inversione della curva di espansione della società 

Il rifugio nel vintage, con tutto il recupero degli anni &#039;80, è in chiave di auspicio consolatorio.

La crisi economica, quella del tirare la cinghia, era stata meravigliosamente anticipata dal sistema della moda con le sue modelle anoressiche e scheletriche: era l&#039;arrivo delle vacche magre, ma chi lo poteva capire, prima?

L&#039;età media dei neonati sale più o meno in tutta europa (immigrati a parte, non essendo loro/noi un prodotto diretto del sistema in cui vivono, ma elementi stabilizzanti). Sono loro i sottoproletari della vita e i primi a pagare gli effetti della crisi.

Conseguentemente, anche l&#039;università si richiude in senso classista. Se ciò fosse vero, un possibile corollario in poesia potrebbe essere la sparizione del verso libero, non attrezzato stilisticamente a reggere l&#039;onda d&#039;urto della carenza di risorse (Questo è vero? non sono in grado di dirlo).

Il meccanismo di svuotamento di valore dei titoli universitari, presupposto alla chiusura delle classi, prevede come già in finanza una prima fase ad alta volatilità - già osservata - ad elevata inflazione, seguita da una seconda fase di scrematura che lascia sul campo i cadaveri di migliaia di proletari ell&#039;educazione.

La stessa messa in questione dell&#039;esistenza di un&#039;università aperta è essa stessa un presupposto del nuovo paradigma ideologico (mercato, competizione, e compagnia bella), non un dato di fatto.

P.S: Se questi miei commenti fossero fuori tema, troppo apodittici, o come dice Gherardo apocalittici, tagliate senza remore, ché anch&#039;io preferisco il buonumore alle iniezioni di veleno.

Ciao,
Matteo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Andrea,</p>
<p>aggiungo alcuni spunti, a elevato rischio di OT e di errore:</p>
<p>La parentesi del &#8217;68 si sta rivelando per quello che era, purtroppo: appunto, una parentesi. Spostato il punto di equilibrio in alcuni campi, ad esempio verso una semiparità dei sessi &#8211; gli squilibri rimangono, ma non sono paragonabili a quelli precendenti il &#8217;68 &#8211; il sistema torna a chiudersi, perdendo fluidità sociale. L&#8217;università italiana, classista prima della guerra, rischia di tornare ad esserlo nel prossimo futuro. </p>
<p>L&#8217;estetica a mio avviso &#8211; posso sbagliarmi, è solo un&#8217;intuizione &#8211; sta tornando a somigliare a quella degli anni &#8217;30, con aggiustamenti opportuni (è vero?)</p>
<p>L&#8217;inversione dell&#8217;evoluzione economica trova il suo corrispondente inconsapevole nella scelta stilistica di alcuni romanzi di fantascienza &#8211; uno per tutti, l&#8217;Evangelisti di Eymerich &#8211; che mescolando passato, presente e futuro, hanno di fatto annunciato l&#8217;inversione della curva di espansione della società </p>
<p>Il rifugio nel vintage, con tutto il recupero degli anni &#8217;80, è in chiave di auspicio consolatorio.</p>
<p>La crisi economica, quella del tirare la cinghia, era stata meravigliosamente anticipata dal sistema della moda con le sue modelle anoressiche e scheletriche: era l&#8217;arrivo delle vacche magre, ma chi lo poteva capire, prima?</p>
<p>L&#8217;età media dei neonati sale più o meno in tutta europa (immigrati a parte, non essendo loro/noi un prodotto diretto del sistema in cui vivono, ma elementi stabilizzanti). Sono loro i sottoproletari della vita e i primi a pagare gli effetti della crisi.</p>
<p>Conseguentemente, anche l&#8217;università si richiude in senso classista. Se ciò fosse vero, un possibile corollario in poesia potrebbe essere la sparizione del verso libero, non attrezzato stilisticamente a reggere l&#8217;onda d&#8217;urto della carenza di risorse (Questo è vero? non sono in grado di dirlo).</p>
<p>Il meccanismo di svuotamento di valore dei titoli universitari, presupposto alla chiusura delle classi, prevede come già in finanza una prima fase ad alta volatilità &#8211; già osservata &#8211; ad elevata inflazione, seguita da una seconda fase di scrematura che lascia sul campo i cadaveri di migliaia di proletari ell&#8217;educazione.</p>
<p>La stessa messa in questione dell&#8217;esistenza di un&#8217;università aperta è essa stessa un presupposto del nuovo paradigma ideologico (mercato, competizione, e compagnia bella), non un dato di fatto.</p>
<p>P.S: Se questi miei commenti fossero fuori tema, troppo apodittici, o come dice Gherardo apocalittici, tagliate senza remore, ché anch&#8217;io preferisco il buonumore alle iniezioni di veleno.</p>
<p>Ciao,<br />
Matteo</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: jacopo galimberti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/10/26/quegli-insulsi-aneddoti-sul-precario-accademico%e2%80%a6/#comment-142256</link>

		<dc:creator><![CDATA[jacopo galimberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Oct 2010 15:55:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=37004#comment-142256</guid>

					<description><![CDATA[ad Andrea,

non ho letto il pezzo di Eco ma lo stralcio che riporti tu non mi risulta chiaro. In che senso sarebbe un universita&#039; d&#039;elite ancor di piu&#039; che ai suoi tempi? 

A parte qualche centro tipo la normale di pisa, la bocconi e poco altro mi sembra che le elite italiane facciano studiare i propri figli all&#039;estero, per lo meno molto di piu&#039; che hai tempi di eco (meta&#039; cinquanta). Questo di per se non e&#039; un problema, anzi, solo che in Italia a studiare per una formazione di elite non ci viene nessuno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ad Andrea,</p>
<p>non ho letto il pezzo di Eco ma lo stralcio che riporti tu non mi risulta chiaro. In che senso sarebbe un universita&#8217; d&#8217;elite ancor di piu&#8217; che ai suoi tempi? </p>
<p>A parte qualche centro tipo la normale di pisa, la bocconi e poco altro mi sembra che le elite italiane facciano studiare i propri figli all&#8217;estero, per lo meno molto di piu&#8217; che hai tempi di eco (meta&#8217; cinquanta). Questo di per se non e&#8217; un problema, anzi, solo che in Italia a studiare per una formazione di elite non ci viene nessuno.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: fabio teti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/10/26/quegli-insulsi-aneddoti-sul-precario-accademico%e2%80%a6/#comment-142249</link>

		<dc:creator><![CDATA[fabio teti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Oct 2010 15:06:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Basta vedere cosa succede all’interno dell’istituzione accademica quando si passa dal versante formazione a quello reclutamento&quot;.

ecco. e ne succedono di aberranti, sul serio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Basta vedere cosa succede all’interno dell’istituzione accademica quando si passa dal versante formazione a quello reclutamento&#8221;.</p>
<p>ecco. e ne succedono di aberranti, sul serio.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/10/26/quegli-insulsi-aneddoti-sul-precario-accademico%e2%80%a6/#comment-142243</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Oct 2010 13:28:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[a jacopo
&quot;Diversamente da Inglese la mia generazioni di dottorandi sa fin dall’inizio cosa l’aspetta.
&quot;
Wow, il masochismo cresce di generazione in generazione!

Alfabeta2 ha dedicato un dossier assai folto alla situazione dell&#039;università. Uno dei punti indiscutibili è la lucida constatazione di Eco: &quot;questa nostra università di massa (...) è di fatto un&#039;università di élite, forse molto più di quella dei miei tempi coi suoi sparuti duecentomila iscritti per l&#039;intero paese. Stiamo ancora formando delle élite (incredibile ma vero) ma sul cadavere di migliaia di proletari dell&#039;educazione.&quot;

Certo è scandaloso dirlo. Tanto a sinistra che a destra, in realtà. L&#039;università di massa, democratica, è in parte un&#039;illusione. Basta vedere cosa succede all&#039;interno dell&#039;istituzione accademica quando si passa dal versante formazione a quello del reclutamento.

a gabriele
in effetti più che a democratiche e progressiste lotte per un contratto decente, come cominciano a fare con grande ritardo le reti di precari dell&#039;università, rimpiango di non aver partecipato a qualche jacquerie violenta e irridente...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a jacopo<br />
&#8220;Diversamente da Inglese la mia generazioni di dottorandi sa fin dall’inizio cosa l’aspetta.<br />
&#8221;<br />
Wow, il masochismo cresce di generazione in generazione!</p>
<p>Alfabeta2 ha dedicato un dossier assai folto alla situazione dell&#8217;università. Uno dei punti indiscutibili è la lucida constatazione di Eco: &#8220;questa nostra università di massa (&#8230;) è di fatto un&#8217;università di élite, forse molto più di quella dei miei tempi coi suoi sparuti duecentomila iscritti per l&#8217;intero paese. Stiamo ancora formando delle élite (incredibile ma vero) ma sul cadavere di migliaia di proletari dell&#8217;educazione.&#8221;</p>
<p>Certo è scandaloso dirlo. Tanto a sinistra che a destra, in realtà. L&#8217;università di massa, democratica, è in parte un&#8217;illusione. Basta vedere cosa succede all&#8217;interno dell&#8217;istituzione accademica quando si passa dal versante formazione a quello del reclutamento.</p>
<p>a gabriele<br />
in effetti più che a democratiche e progressiste lotte per un contratto decente, come cominciano a fare con grande ritardo le reti di precari dell&#8217;università, rimpiango di non aver partecipato a qualche jacquerie violenta e irridente&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: jacopo galimberti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/10/26/quegli-insulsi-aneddoti-sul-precario-accademico%e2%80%a6/#comment-142233</link>

		<dc:creator><![CDATA[jacopo galimberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Oct 2010 10:32:19 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=37004#comment-142233</guid>

					<description><![CDATA[Diversamente da Inglese la mia generazioni di dottorandi sa fin dall&#039;inizio cosa l&#039;aspetta. Se la ricerca porta sempre con se&#039; i segni della condizione sociale di chi la svolge, mi domando cosa ne verra&#039; fuori. 

A Londra, dove sto facendo un dottorato in Storia dell&#039;arte, i processi di precarizzazione sono gli stessi benche&#039; senza la brutalita&#039; e l&#039;arroganza tipica del sistema italiano. Il tutto mi sembra attutito semplicemente dal fatto che, visti i costi dello studio chi arriva a fare un dottorato e&#039; con buona probabilita&#039; un quasi ricco (ma non e&#039; il mio caso purtroppo).Se volete posso postare un testo manifesto che riguarda i tagli del governo inglese all&#039;universita&#039;, i problemi sono quasi gli stessi. Anche qui, come sempre, il problema e&#039; quello dell&#039;internazionalismo delle lotte...

L&#039;impressione e&#039; che il problema del disinvestimento nel settore dell&#039;universita&#039; e della scuola in generale sia un fenomeno che abbraccia tutta l&#039;europa e il nord america. A una fase in cui si incentivava la formazione, vista ingenuamente come status symbol geo-politico e come propulsore della crescita economica, ora (da almeno 15,20 anni) i governi tolgono fondi. Si, ma perche&#039;? Temo che il fenomeno vada affrontato nella sua complessita&#039; economica, altrimenti si finisce a fare una lotta idealistica (che e&#039; anche pericolosamente la piu&#039; congeniale agli accademici). 

L&#039;obiettivo, forse non ancora ben chiaro nemmeno a Tremonti, e&#039; l&#039;elitismo e il mecenatismo: il modello americano, poli universitari d&#039;elite e la massa, che la sua ignoranza se l&#039;e&#039; meritata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Diversamente da Inglese la mia generazioni di dottorandi sa fin dall&#8217;inizio cosa l&#8217;aspetta. Se la ricerca porta sempre con se&#8217; i segni della condizione sociale di chi la svolge, mi domando cosa ne verra&#8217; fuori. </p>
<p>A Londra, dove sto facendo un dottorato in Storia dell&#8217;arte, i processi di precarizzazione sono gli stessi benche&#8217; senza la brutalita&#8217; e l&#8217;arroganza tipica del sistema italiano. Il tutto mi sembra attutito semplicemente dal fatto che, visti i costi dello studio chi arriva a fare un dottorato e&#8217; con buona probabilita&#8217; un quasi ricco (ma non e&#8217; il mio caso purtroppo).Se volete posso postare un testo manifesto che riguarda i tagli del governo inglese all&#8217;universita&#8217;, i problemi sono quasi gli stessi. Anche qui, come sempre, il problema e&#8217; quello dell&#8217;internazionalismo delle lotte&#8230;</p>
<p>L&#8217;impressione e&#8217; che il problema del disinvestimento nel settore dell&#8217;universita&#8217; e della scuola in generale sia un fenomeno che abbraccia tutta l&#8217;europa e il nord america. A una fase in cui si incentivava la formazione, vista ingenuamente come status symbol geo-politico e come propulsore della crescita economica, ora (da almeno 15,20 anni) i governi tolgono fondi. Si, ma perche&#8217;? Temo che il fenomeno vada affrontato nella sua complessita&#8217; economica, altrimenti si finisce a fare una lotta idealistica (che e&#8217; anche pericolosamente la piu&#8217; congeniale agli accademici). </p>
<p>L&#8217;obiettivo, forse non ancora ben chiaro nemmeno a Tremonti, e&#8217; l&#8217;elitismo e il mecenatismo: il modello americano, poli universitari d&#8217;elite e la massa, che la sua ignoranza se l&#8217;e&#8217; meritata.</p>
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		Di: Gabriele		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/10/26/quegli-insulsi-aneddoti-sul-precario-accademico%e2%80%a6/#comment-142225</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gabriele]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Oct 2010 09:06:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sottoscrivo tutto, anzi: da altro esponente del precariato accademico di cui parla Inglese, direi che il pezzo avrei potuto scriverlo io, con una integrazione: perfettamente d&#039;accordo sul parallelo tra Europa medievale e attuale università - non per niente si parla di baroni! - che dunque &quot;esclude forme di contestazione di tipo democratico&quot;. Il nostro sistema attuale, però, esclude &#039;purtroppo&#039; anche le forme di contestazione tipiche dell&#039;Europa medievale - né le jacqueries protoborghesi, né le rivolte contadine che ogni tanto si premuravano di infilzare i sopraddetti baroni. Restano appunto solo i rapporti di vassallaggio, senza neppure uno straccio di prebenda...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sottoscrivo tutto, anzi: da altro esponente del precariato accademico di cui parla Inglese, direi che il pezzo avrei potuto scriverlo io, con una integrazione: perfettamente d&#8217;accordo sul parallelo tra Europa medievale e attuale università &#8211; non per niente si parla di baroni! &#8211; che dunque &#8220;esclude forme di contestazione di tipo democratico&#8221;. Il nostro sistema attuale, però, esclude &#8216;purtroppo&#8217; anche le forme di contestazione tipiche dell&#8217;Europa medievale &#8211; né le jacqueries protoborghesi, né le rivolte contadine che ogni tanto si premuravano di infilzare i sopraddetti baroni. Restano appunto solo i rapporti di vassallaggio, senza neppure uno straccio di prebenda&#8230;</p>
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