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	Commenti a: L&#8217;antirealtà	</title>
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		Di: Ancora sull&#8217;antirealtà &#8211; Nazione Indiana		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/11/01/lantirealta/#comment-142734</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ancora sull&#8217;antirealtà &#8211; Nazione Indiana]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Nov 2010 04:37:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] mi viene da pensare che &#8220;l’antirealtà&#8221; di cui parla Tommaso Pincio non sia tanto un mondo parallelo al nostro che decidiamo di abitare immergendoci in un libro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] mi viene da pensare che &#8220;l’antirealtà&#8221; di cui parla Tommaso Pincio non sia tanto un mondo parallelo al nostro che decidiamo di abitare immergendoci in un libro [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: francesco pecoraro		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/11/01/lantirealta/#comment-142611</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco pecoraro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Nov 2010 08:02:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[stampo e leggo (esc, lo so)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>stampo e leggo (esc, lo so)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: giuseppe zucco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/11/01/lantirealta/#comment-142580</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuseppe zucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Nov 2010 14:43:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ciao a tutti,

credo anch&#039;io che in letteratura non esista la dicotomia finzione/realtà, ma solo un reciprico scambio, come se le particelle dell&#039;illusione potessero completare l&#039;atomo della realtà, e viceversa. 

eviterei di scomodare nietzsche: ma nella &quot;genealogia della morale&quot; si trova l&#039;ormai famosissimo e malinterpretato &quot;non esistono fatti, ma solo interpretazione di fatti&quot;, e questo non significa che la verità non esista, o che i fatti non siano lancinanti e dolorosi nel loro accadere - la caduta nel revisionismo dei fatti storici e/o nel nichilismo sarebbe inevitabile - ma che i fatti per essere raccontati, tramandati, comunicati hanno l&#039;esigenza di essere messi in forma, di essere ricostruiti secondo una linea narrativa, di essere riordinati seguendo un filo logico rigorosissimo.

in questi giorni, guardando i telegiornali, l&#039;infinita sepoltura tra le battute ansa e i pixel di sarah scazzi, mi è ritornato in mente un campione di scrittura &quot;realista&quot;, il truman capote di &quot;a sangue freddo&quot; - non solo perchè mi è parsa subito insopportabile questa onda emotiva che solca i media intorno all&#039;omicidio di una ragazzina mostrata continuamente nei filmini familiari mentre si pettina o mangia un panino al mc donald, ma soprattutto perchè questa emotività diffusa tutto permette tranne la comprensione dei fatti o la pietà e il distacco verso tutti i suoi personaggi. 

truman capote esplorò con il fiuto dello scrittore un fatto simile, raccolse tutti i documenti possibili, comprese le interviste ad ogni singola comparsa sulla scena allargata del delitto, e poi ci mise sei anni per riordinare tutto e dispiegare dentro i confini di un libro non un fatto, ma la complessità, la razionalità, la disperazione sentimentale, il mondo intero che quel fatto illuminò nel suo avverarsi. ed è proprio l&#039;esattezza e la precisione del libro che ci permette di &quot;sentire&quot; i personaggi e le loro diverse ambizioni - sia pure l&#039;ambizione di vivere, come si capisce leggendo degli attimi che precedettero la fine degli assassinati.

eppure in un libro in tutto e per tutto realista, dove in teoria sono i fatti a piegare la letteratura e non il contrario, c&#039;è una scena che mi è sempre tornata in mente quando si oppone la realtà alla finzione, ed è esattamente la scena dell&#039;arrivo degli assassini nel tribunale, anche se il loro arrivo non è raccontato dal punto di vista del narratore o di un personaggio qualsiasi, bensì dal punto di vista di un gatto, anzi una coppia di gatti, se non ricordo male. questo toglie verosimiglianza ai fatti, alla verità dei fatti narrati? neanche per idea: secondo me amplifica e distende la portata veritativa della narrazione dei fatti, come se il mondo intero, compresi gli animali, continuassero ad essere testimoni, e quindi parte oggettiva e soggettiva, dei fatti accaduti.

al contrario, prendiamo &quot;2666&quot; di roberto bolano: per intenzioni, visionarietà, uso folgorante dei cliché narrativi, fluvialità della scrittura, è un libro da collocare al polo opposto di &quot;a sangue freddo&quot;. eppure nella quarta parte del libro, &quot;la parte dei delitti&quot;, in mezzo alla trama di un romanzo dove in teoria i fatti sono piegati alla letteratura e alla finzione e non il contrario, emergono in tutta la loro tragicità i referti spietati delle morti di migliaia di donne dentro e nei dintorni di ciudad juarez. quegli omicidi sono in tutto e per tutto reali - da tempo avvengono ai confini del messico senza che si riescano a trovare le mani assassine. ma quelle pagine, oltre a dare conoscenza al lettore di un fatto così vero e così mostruoso, messe lì, nel cuore di un romanzo di finzione, finiscono per amplificare la portata dolorosa degli eventi, facendo coincidere la morte violenta di quelle donne con il male tout court, il cuore oscuro del male, che ha tanto a che vedere con la violenza, la sopraffazione, l&#039;inganno, il capitalismo avanzato, la politica deviata dalla propria missione, la giustizia compromessa nei suoi funzionari e nei suoi fini.

così mi viene da pensare che l&#039;antirealtà di cui parla pincio nel suo post, non sia tanto un mondo a parte che di libro in libro decidiamo di abitare. penso piuttosto che siccome il mondo in larga parte può essere ricondotto a un fatto linguistico - cioè una serie di fatti messi in ordine, compresi e raccontati dentro la logica e le regole di un linguaggio, sia questo la lingua parlata, o quello della scrittura, del cinema, della pittura, della scultura, della televisione, dei new media - allora l&#039;antirealtà siano tutti quei fatti linguistici in cui decidiamo di entrare (un romanzo, un film, un quadro, un blog) in cui il linguaggio è così lavorato da permetterti la comprensione del mondo, o anche la percezione sensoriale del mondo e della realtà, o la condivisione della condizione umana, o tutte queste cose insieme. l&#039;antirealtà, se così la vogliamo chiamare, è il rintocco di una lingua plurale e diramata dentro l&#039;ossessività martellante e globale della lingua del potere.

a presto

giuseppe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ciao a tutti,</p>
<p>credo anch&#8217;io che in letteratura non esista la dicotomia finzione/realtà, ma solo un reciprico scambio, come se le particelle dell&#8217;illusione potessero completare l&#8217;atomo della realtà, e viceversa. </p>
<p>eviterei di scomodare nietzsche: ma nella &#8220;genealogia della morale&#8221; si trova l&#8217;ormai famosissimo e malinterpretato &#8220;non esistono fatti, ma solo interpretazione di fatti&#8221;, e questo non significa che la verità non esista, o che i fatti non siano lancinanti e dolorosi nel loro accadere &#8211; la caduta nel revisionismo dei fatti storici e/o nel nichilismo sarebbe inevitabile &#8211; ma che i fatti per essere raccontati, tramandati, comunicati hanno l&#8217;esigenza di essere messi in forma, di essere ricostruiti secondo una linea narrativa, di essere riordinati seguendo un filo logico rigorosissimo.</p>
<p>in questi giorni, guardando i telegiornali, l&#8217;infinita sepoltura tra le battute ansa e i pixel di sarah scazzi, mi è ritornato in mente un campione di scrittura &#8220;realista&#8221;, il truman capote di &#8220;a sangue freddo&#8221; &#8211; non solo perchè mi è parsa subito insopportabile questa onda emotiva che solca i media intorno all&#8217;omicidio di una ragazzina mostrata continuamente nei filmini familiari mentre si pettina o mangia un panino al mc donald, ma soprattutto perchè questa emotività diffusa tutto permette tranne la comprensione dei fatti o la pietà e il distacco verso tutti i suoi personaggi. </p>
<p>truman capote esplorò con il fiuto dello scrittore un fatto simile, raccolse tutti i documenti possibili, comprese le interviste ad ogni singola comparsa sulla scena allargata del delitto, e poi ci mise sei anni per riordinare tutto e dispiegare dentro i confini di un libro non un fatto, ma la complessità, la razionalità, la disperazione sentimentale, il mondo intero che quel fatto illuminò nel suo avverarsi. ed è proprio l&#8217;esattezza e la precisione del libro che ci permette di &#8220;sentire&#8221; i personaggi e le loro diverse ambizioni &#8211; sia pure l&#8217;ambizione di vivere, come si capisce leggendo degli attimi che precedettero la fine degli assassinati.</p>
<p>eppure in un libro in tutto e per tutto realista, dove in teoria sono i fatti a piegare la letteratura e non il contrario, c&#8217;è una scena che mi è sempre tornata in mente quando si oppone la realtà alla finzione, ed è esattamente la scena dell&#8217;arrivo degli assassini nel tribunale, anche se il loro arrivo non è raccontato dal punto di vista del narratore o di un personaggio qualsiasi, bensì dal punto di vista di un gatto, anzi una coppia di gatti, se non ricordo male. questo toglie verosimiglianza ai fatti, alla verità dei fatti narrati? neanche per idea: secondo me amplifica e distende la portata veritativa della narrazione dei fatti, come se il mondo intero, compresi gli animali, continuassero ad essere testimoni, e quindi parte oggettiva e soggettiva, dei fatti accaduti.</p>
<p>al contrario, prendiamo &#8220;2666&#8221; di roberto bolano: per intenzioni, visionarietà, uso folgorante dei cliché narrativi, fluvialità della scrittura, è un libro da collocare al polo opposto di &#8220;a sangue freddo&#8221;. eppure nella quarta parte del libro, &#8220;la parte dei delitti&#8221;, in mezzo alla trama di un romanzo dove in teoria i fatti sono piegati alla letteratura e alla finzione e non il contrario, emergono in tutta la loro tragicità i referti spietati delle morti di migliaia di donne dentro e nei dintorni di ciudad juarez. quegli omicidi sono in tutto e per tutto reali &#8211; da tempo avvengono ai confini del messico senza che si riescano a trovare le mani assassine. ma quelle pagine, oltre a dare conoscenza al lettore di un fatto così vero e così mostruoso, messe lì, nel cuore di un romanzo di finzione, finiscono per amplificare la portata dolorosa degli eventi, facendo coincidere la morte violenta di quelle donne con il male tout court, il cuore oscuro del male, che ha tanto a che vedere con la violenza, la sopraffazione, l&#8217;inganno, il capitalismo avanzato, la politica deviata dalla propria missione, la giustizia compromessa nei suoi funzionari e nei suoi fini.</p>
<p>così mi viene da pensare che l&#8217;antirealtà di cui parla pincio nel suo post, non sia tanto un mondo a parte che di libro in libro decidiamo di abitare. penso piuttosto che siccome il mondo in larga parte può essere ricondotto a un fatto linguistico &#8211; cioè una serie di fatti messi in ordine, compresi e raccontati dentro la logica e le regole di un linguaggio, sia questo la lingua parlata, o quello della scrittura, del cinema, della pittura, della scultura, della televisione, dei new media &#8211; allora l&#8217;antirealtà siano tutti quei fatti linguistici in cui decidiamo di entrare (un romanzo, un film, un quadro, un blog) in cui il linguaggio è così lavorato da permetterti la comprensione del mondo, o anche la percezione sensoriale del mondo e della realtà, o la condivisione della condizione umana, o tutte queste cose insieme. l&#8217;antirealtà, se così la vogliamo chiamare, è il rintocco di una lingua plurale e diramata dentro l&#8217;ossessività martellante e globale della lingua del potere.</p>
<p>a presto</p>
<p>giuseppe</p>
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		<title>
		Di: niky lismo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/11/01/lantirealta/#comment-142556</link>

		<dc:creator><![CDATA[niky lismo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Nov 2010 06:40:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A ben considerare, la letteratura è negazione di una dicotomia ingannevole: &quot;realtà/finzione&quot; è artificio ad uso di chi seguita (per superficialità o convenienza) a separare la vita dalle lettere. Onetti, che è il più grande romanziere latino-americano (alla &quot;Vita breve&quot; vanno aggiunti per lo meno &quot;Il cantiere&quot;, &quot;Raccattacadaveri&quot; e &quot;Per questa notte&quot;), attesta proprio questo attraverso una scala di equivalenze: Onetti è Brausen che è Arce che è Diaz Grey, lo sviluppo da realtà ad irrealtà (o il suo contrario) è implacabile quanto superfluo, vanifica la volontà persino all&#039;interno della creazione fantastica. In questo senso, è inesatto asseserire che Brausen &quot;pensa di dare una svolta alla sua vita scrivendo una sceneggiatura da proporre a un amico. L’idea gli sembra buona&quot;, perché Brausen non lotta col destino né gli sembra buono alcunché: egli è semplicemente sul fondo di un moto casuale ed immobile, che è parimenti realtà come irrealtà o antirealtà.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A ben considerare, la letteratura è negazione di una dicotomia ingannevole: &#8220;realtà/finzione&#8221; è artificio ad uso di chi seguita (per superficialità o convenienza) a separare la vita dalle lettere. Onetti, che è il più grande romanziere latino-americano (alla &#8220;Vita breve&#8221; vanno aggiunti per lo meno &#8220;Il cantiere&#8221;, &#8220;Raccattacadaveri&#8221; e &#8220;Per questa notte&#8221;), attesta proprio questo attraverso una scala di equivalenze: Onetti è Brausen che è Arce che è Diaz Grey, lo sviluppo da realtà ad irrealtà (o il suo contrario) è implacabile quanto superfluo, vanifica la volontà persino all&#8217;interno della creazione fantastica. In questo senso, è inesatto asseserire che Brausen &#8220;pensa di dare una svolta alla sua vita scrivendo una sceneggiatura da proporre a un amico. L’idea gli sembra buona&#8221;, perché Brausen non lotta col destino né gli sembra buono alcunché: egli è semplicemente sul fondo di un moto casuale ed immobile, che è parimenti realtà come irrealtà o antirealtà.</p>
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		<title>
		Di: Larry Massino		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/11/01/lantirealta/#comment-142539</link>

		<dc:creator><![CDATA[Larry Massino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Nov 2010 14:46:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Concordo con Macioci che non depone a favore del nostro spirito... L&#039;ho scritto in NI tante volte, negli ultimi mesi, subendo attacchi di tutti i tipi, che una letteratura sottomessa alla &quot; cosiddetta &quot; realtà non è degna di in paese civile. Ora questo bell&#039;articolo, che ridicolezza le tesi engagiste. Mi aspetto delle retromarce clamorose. Oppure...

PS: da quando ha preso il Nobel, è la prima volta che compare qui il nome  di Vargas Llosa, il quale non è uno scrittore così disprezzabile...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo con Macioci che non depone a favore del nostro spirito&#8230; L&#8217;ho scritto in NI tante volte, negli ultimi mesi, subendo attacchi di tutti i tipi, che una letteratura sottomessa alla &#8221; cosiddetta &#8221; realtà non è degna di in paese civile. Ora questo bell&#8217;articolo, che ridicolezza le tesi engagiste. Mi aspetto delle retromarce clamorose. Oppure&#8230;</p>
<p>PS: da quando ha preso il Nobel, è la prima volta che compare qui il nome  di Vargas Llosa, il quale non è uno scrittore così disprezzabile&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Enrico Macioci		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/11/01/lantirealta/#comment-142534</link>

		<dc:creator><![CDATA[Enrico Macioci]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Nov 2010 13:36:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Credo che il perno del ragionamento di Pincio sia l&#039;accenno al Don Chisciotte: gli spagnoli ce l&#039;hanno, noi no, e questo ha un suo gran peso. Il problema non è, naturalmente, prendere spunto dalla realtà - fatto inevitabile; è farsene stritolare per mancanza di slancio creativo - fatto evitabile. A me pare che oggi in Italia la cosiddetta realtà, specie sotto forma di cronaca, stia strabattendo l&#039;immaginazione. Un fenomeno che non depone a favore dello stato di salute del nostro spirito.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che il perno del ragionamento di Pincio sia l&#8217;accenno al Don Chisciotte: gli spagnoli ce l&#8217;hanno, noi no, e questo ha un suo gran peso. Il problema non è, naturalmente, prendere spunto dalla realtà &#8211; fatto inevitabile; è farsene stritolare per mancanza di slancio creativo &#8211; fatto evitabile. A me pare che oggi in Italia la cosiddetta realtà, specie sotto forma di cronaca, stia strabattendo l&#8217;immaginazione. Un fenomeno che non depone a favore dello stato di salute del nostro spirito.</p>
]]></content:encoded>
		
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