O ti adatti o sogni

8 novembre 2010
Pubblicato da

di Ida Travi

(Il campo si stendeva)

Il campo si stendeva molto stanco e sopra
navigavano gli uccelli. Il mondo non diceva una parola

Noi dormivamo lì prima di chiudere gli occhi
il nome era sveglio sotto il camicino

C’è qualcosa sulla guancia del bambino, hai visto?
È una mosca. C’è una mosca sulla guancia del bambino
hai visto? Il velo non è servito a niente! Il velo
non ha fatto barriera.

***

(O ti adatti o sogni)

O ti adatti o sogni. Si fa presto a dire
Il muro era altissimo, io sono uscita
dall’altra parte. Era aperto dall’altra parte
Giusto il tempo di prendere il paltò

Giusto il tempo di vedere
l’inverno dappertutto
L’inverno è arrivato
dappertutto

Tu trova il germoglio, avvolgilo nella lana

Dove la madia era vuota presto ci sarà del pane
dove c’era del pane adesso per un attimo c’è buio.

***

( Alza la lampada)

Alza la lampada e viene

Che c’è?

C’è un lupo, là, dietro al muro e là, dietro al muro
c’è un muro senza porta

Quale porta?

I muri si alzano, pieni di spie, si alzano sempre
quando la madre fa scuola
Il letto è bendato, come se fosse una scuola
come se fosse una scuola con tutti i quaderni sopra

La porta sbatte come se fosse un cuore
un atrio che rimbomba, TUM.

***

(L’albero d’estate)

L’albero d’estate sembra fatto di carne
e poi d’inverno ritrova le sue ossa
respira o non respira

fa quello che vuole

come il fazzoletto dell’amore

cadeva piano piano…

ho cercato di prenderlo, ho provato

cosa vuoi che sia un fazzoletto – dicevi tu –
che cosa vuoi che conti?

Poesie tratte da: NeoAlcesti. Canto delle quattro mura (Moretti & Vitali, 2009)

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3 Responses to O ti adatti o sogni

  1. corpo 10 il 8 novembre 2010 alle 12:24

    Molto bello. Già la poesia di per sé possiede una qualità intrinseca al proprio codice linguistico che è la capacità di connettere immediatamente, inoltre, qui ci sono degli spunti davvero molto efficaci.
    Poi, se posso permettermi, trovo che il brano eponimo abbia qualcosa in più: un carattere di universalità quasi paradigmatico del concetto che vuole esprimere

  2. Marco Di Pasquale il 8 novembre 2010 alle 14:45

    Un momento sospeso, sguarnito di storia ma luminoso di esistenza. Un calore che acceca nella tragedia che sospesa attende tutti noi. Ciò che soffoca è anche ciò che avvince, un destino nascosto negli angoli della casa, delle quattro mura, dimensione dell’esistere anche all’aria aperta. La preferenza va al magma verbale che compone l’ultimo brano. Un gusto intenso sulla lingua, nell’orecchio della mente.

    mdp

  3. lambertibocconi il 13 novembre 2010 alle 13:47

    Grande Ida Travi.



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