E’ uscita alfabeta2 di novembre

17 novembre 2010
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alfabeta2 numero 4 è in edicola e in libreria

«Per esempio – mi chiedo – quanti italiani sanno di vivere da tempo formalmente in uno stato di emergenza, proclamato per poter schierare l’esercito in aree civili?».Slavoj Žižek, intervistato da Antonio Gnoli, apre la discussione Anomalia Italia.

Il fenomeno Berlusconi, la lobby vaticana, le scuole rase al suolo e l’università fra i temi trattati, con interventi di Pier Aldo Rovatti, Franco Buffoni, Alexander Stille, Enrico Donaggio e altri.

Il sogno americano esiste ancora? Furio Colombo, Chu Zhaogen, Danilo Zolo, Luigi Ballerini discutono da diverse angolazioni la Scomparsa dell’America. Questione complicata, quantomai spinosa questa, che analizza l’attuale responsabilità internazionale degli Stati Uniti, le sue politiche interne e la ormai vecchia convinzione che la priorità data alle relazioni con gli Stati Uniti sia ancora assoluta.

Ghada Karmi (palestinese) e Ilan Pappé (israeliano) si confrontano per la soluzione dello Stato unico.

L’intero numero è illustrato da Gianfranco Baruchello con un’intervista curata da Beppe Sebaste.

«alfabeta2» è disponibile anche in versione digitale nei tre formati ePub, mobipocket/kindle e Pdf. I numeri del mensile formato e-book resteranno disponibili per l’acquisto anche dopo l’uscita dei nuovi numeri, per dare l’opportunità di acquistare numeri persi o non più presenti in edicola.

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20 Responses to E’ uscita alfabeta2 di novembre

  1. ng il 17 novembre 2010 alle 10:25

    Grandioso Barrucchello: un teologo del segno.

    Zizek apre: da mandare a memoria là dove suggerisce di smetterla di concentrarsi solo su Berlusconi, essendo costui solo un “effetto” e non la causa. E tuttavia il suggerimento è subito dimenticato la pagina successiva, nell’articolo di Rovati: qui tutto è ricondotto a Berlusconi. Misteri della contraddizione.

    Contraddizione che è insita nell’idea stessa di “anomalia italiana”: se Zizek ha ragione, e quindi non è Berlusconi la causa dei mali della nostra società, che senso ha riproporre il conflitto d’interesse o il berlusconismo tout court come causa dell’anomalia medesima?

    Altretanto fondamentale il discorso di Zizek sulla separazione di democrazia e capitalismo.

    Triste Inglese: e sì, perché è triste leggere l’ennesima esaltazione di Saviano accusando i “letterati” (mai un nome o un cognome!) di darsi da fare SOPRATTUTTO “perché venga contrastata la comune opinione che Gomorra sia un’opera letteraria importante”. (Che poi, a dire il ero, mi paiono decisamente di più quelli che lo esaltano). Quando leggeremo qualcosa di non impressionistico sulle ricadute di Gomorra nella cultura italiana? Io, nel mio settore, posso urlarlo con certezza: l’entrata di Saviano nel teatro ha contribuito a confermare un humus di attese che mette all’angolo ciò che di meglio il Novecento teatrale aveva prodotto, ritornando all’idiozia del teatro civile. Carmelo Bene è passato invano. Si tranquillizzi comunque Andrea: non è questa la mia preoccupazione maggiore.

    Importante la critica al principio dei “due Stati” di Karmi e Pappé.

    Continua a stupirmi il fatto che si dia spazio a Furio Colombo. Il discorso su Obama che non trova i fili della guerra in Afghanistan è decisamente ***** (autocensura), essendo noto l’ordine dato dallo stesso Obama di iniziare la più grande azione militare dopo la seconda guerra mondiale, ben maggiore (per impiego di mezzi e risorse) di tutta la guerra in Vietnam. Semplicemente Obama non vede i fili che lo manovrano. (Mi stupisco di me stesso: mi metto addiritura a commentare Colombo! Mi sto alfabetizzando nel mio medesimo!).

    Etc.

    NeGa

  2. Larry Massino il 17 novembre 2010 alle 10:57

    @NG

    caro Nevio, involvere il teatro alla parlatura giornalistico giudiziaria savianesca o travagliesca, e peggio ancora alla parlatura evocativa di tutti gli omelici civilisti, è stata una randellata a tutte le conquiste di civiltà estetica e formale del teatro del novecento, soprattutto il secondo novecento italiano. Ma al pubblico l’olio di ricino pare che piaccia, e per la CULTURA di ora ciò che piace al pubblico è sacro (sembrano dire: la maggioranza vota per noi… infatti le elezioni le vincono le destre populiste… insomma, loro…).

    Siamo isolati, Nevio, ma abbiamo il diritto di andare contro i gusti del pubblico, come è sempre stato per gli artisti. Abbiamo il diritto, fosse pure da rifugiati in una scatola di cartone, di chiamare ciò che fanno questi mistificatori teatro barbaro. Altro che teatro civile… Fosse vivo Carmelo Bene non potrebbero fare ciò che fanno.

  3. orsola puecher il 17 novembre 2010 alle 11:03

    Non si può fare un teatro civile perché non esiste solo una realtà civile, la realtà civile è il surrogato di un’altra realtà, più tragica, più profonda, e quindi è un augurio questo silenzio, un augurio che io faccio a questo teatro sperando che si dia per spacciato una volta per tutte, senza bisogno di guerre perché anche le guerre sono un cavillo, ci vorrebbe una grande epidemia forse, allora potremo incominciare di nuovo a ridere.

    Carmelo Bene

    ,\\’

  4. francesco pecoraro il 17 novembre 2010 alle 13:25

    è facile affermare che Berlusconi è “solo un effetto”.
    d’altra parte si tratta di una tesi ben nota.
    ma le cose non stanno affatto così.
    sono, come si disce, “più complesse”.

  5. inciso il 17 novembre 2010 alle 15:02

    (forse, a pensare bene, bene riderebbe anche di cotanto fanatismo. un sinistro zdanovismo alla rovescia).

  6. Larry Massino il 17 novembre 2010 alle 17:37

    beneggiare pallido e assorto

  7. arto il 17 novembre 2010 alle 19:46

    Si sta come d’autunno sugli alberi i Carmeli….

  8. massimiliano manganelli il 17 novembre 2010 alle 20:59

    Ieri mi è capitato di ascoltare Altan alla radio. Diceva di essere poco interessato ai politici (e infatti raramente li disegna) e molto ai loro elettori. Compresi quelli di Berlusconi, che veniva mirabilmente paragonato, sempre dallo stesso Altan, a quel pilastro che allo stadio di Bologna ostacola lo sguardo. Te lo ritrovi sempre in mezzo e non riesci a vedere bene la partita (la realtà dell’Italia).
    Meglio di così…

  9. Sterco il 18 novembre 2010 alle 01:07

    M’è scomparsa la Madonna! E tutti i Santi! Ma perchè il Diavolo – che sta con noi – non dice una parola? Forse s’è innamorato della Santità? L’inferno ha detto tutto. Il paradiso è l’angoscia della scienza! Come quando la lingua si lacera nel canto …

  10. andrea inglese il 18 novembre 2010 alle 01:20

    a nevio,

    triste è vedere una volta di più uno che si propone come (ultima) coscienza critica (di chissaché) citare un articolo, senza minimamente prendere in conto le argomentazioni di questo articolo; dopo i letterati, mancavano i grandi autori di teatro: Gambula ci conferma che Saviano, tra le tante malefatte, ha anche disastrato il teatro italiano; non c’è bisogno di fare nomi: vi segnalate da soli!

  11. ng il 18 novembre 2010 alle 08:05

    @ Andrea Inglese

    Cominciamo da un piccolo appunto filologico: scrivere, come faccio io, che Saviano “contribuisce a confermare” è cosa ben diversa che scrivere, come mi metti in bocca tu, che Saviano “ha disastrato il teatro italiano”. Confido che una mente acuta come la tua possa migliorare la capacità di lettura dei testi altrui. Da “grande autore di teatro” quale sono (!), resto disponibile per corsi di ripetizione. Prezzo politico.

    In quanto alla carenza di argomentazioni, permettimi: il tuo articolo ne è totalmente privo. A meno che non intendi per argomentazioni il rilevare che Saviano ha destato attenzione sul fenomeno della Camorra. A me, francamente, pare più un luogo comune fattosi mantra; ma io sono notoriamente nessuno, rappresentate di “chissaché”, quindi non stare a farti il sangue amaro: non ne vale la pena.

    Inoltre: sto ancora cercando le tue argomentazioni sull’affermazione che Saviano è “in grado di utilizzare efficacemente i vari mass media (cinema, radio, tv, teatro)”. Ti sarò grato se mi fornisci le coordinate per trovarle. Ho seri problemi di geografia. Qui sono io a chiederti un corso di formazione. Barattiamo col precedente.

    È buffo, Andrea: le poche volte che intervengo nei tuoi pressi, mostri evidenti segnali di irritazione. Tranquillo, mi ritiro in buon ordine. Continuate senza di me a mettere didascalie sotto il santino.

    Nevio Gambula

  12. andrea inglese il 18 novembre 2010 alle 10:08

    “le poche volte che intervengo nei tuoi pressi, mostri evidenti segnali di irritazione”

    particolarmente in questo caso, dove con tutta tranquillità giudichi un articolo falsificandolo, come farebbe una qualsiasi penna di Libero o il Giornale; l’irritazione nasce dal vedere qualcuno come te, che è convintissimo di essere diverso dai falsificatori prezzolati – che per carità si possono trovare un po’ dovunque – comportarsi, in occasione di un commento su NI – nello stesso identico modo.

    “A meno che non intendi per argomentazioni il rilevare che Saviano ha destato attenzione sul fenomeno della Camorra. A me, francamente, pare più un luogo comune fattosi mantra;”

    Ok. Il tuo argomento – lasciamo perdere il mio; chi leggerà l’articolo potrà giudicare se l’argomento è quello o meno – è: “Che Saviano ha destato attenzione sulla Camorra “pare” più un luogo comune fattosi mantra”.

    Se si parlasse di menate endoletterarie, questa superficialità, questa banalizzazione, non mi irriterebbe. E’ all’ordine del giorno. E nessuno ne muore. Ma qui parliamo di cose che hanno un peso specifico diverso. La canorra, che non è un genere letterario, un personaggio romazesco, un intreccio che fa acqua. E parliamo di Saviano, un personaggio pubblico – diventato pubblico grazie a un libro – che combatte pubblicamente con personaggi del calibro del capo del governo o del misnitri degli interni.

    I migliori garanti del lavoro di Saviano sono coloro che di mafia se ne occupano per professione, magistrati e studiosi come Cantone, Di Girolamo o Barbagallo. Grazie al cielo ci sono anche alcuni scrittori e critici letterari che sanno valutare lucidamente il valore di un libro come “Gomorra”.

    Nonostante il 90% dei miei amici (amati e stimati), non la pensi come me e su questa questione mi ritenga un rimbambito, io – per ora – non mi metto a fare sottili distinzioni: se devo schierarmi, mi schiero risolutamente per difendere Saviano. I limiti del suo discorso (che ci sono) non ne fanno per me un oggetto di scherno o di critica riduttiva e banalizzante.

    Quello che faccio io non c’entra nulla con quello che fa lui. Io scrivo per venti lettori. Lui spero scriva per milioni di lettori. Non ho mai sentito per un attimo che il suo successo togliesse qualcosa a me. Cosa che invece ho sentito spesso al cospetto anche di bravi e intelligenti scrittori.

  13. ng il 18 novembre 2010 alle 11:07

    @ Andrea Inglese

    Scrivere che mi comporto allo stesso modo dei prezzolati di Libero o Il Giornale è insultare gratuitamente. Sarebbe più elegante scrivere lo stesso concetto – sto falsificando il tuo pensiero – senza mettermi sullo stesso piano dei falsificatori di professione. Farlo è un chiaro sintomo di mancanza di argomenti. E anche un po’ di presunta superiorità. Contento tu …

    Nel mio primo commento (“triste Inglese” etc) mi limito a rilevare l’ennesima esaltazione di Saviano. Dove avrei falsificato? Aggiungo poi una considerazione sulla ricaduta dell’entrata in ambito teatrale del Nostro; considerazione che è solo “laterale” rispetto al tuo scritto. Anche qui non c’è alcuna falsificazione.

    È ovvio che nel mio secondo commento (quello delle 8:05) entra in gioco la stizza per la tua risposta. E che quindi può capitare di calcare la mano.

    Sul resto, non ho niente da dire. Anzi, una cosa sola:

    malgrado ciò che pensa in merito il senso comune (creato ad arte da gran parte di quegli “scrittori e critici letterari” a cui ti appelli), si può criticare Saviano e, allo stesso tempo, “schierarsi con lui” in quanto oggetto di minaccia camorristica.

    Ma chiudo e davvero mi ritiro, ché non ha senso insistere.

    NeGa

    Ah, dimenticavo:”Israele è una democrazia sotto assedio” … Ma sono io che sto falsificando …

  14. andrea inglese il 18 novembre 2010 alle 11:23

    nevio non sto dicendo che sei uno dei falsificatori di professione, ma per amor di polemica hai falsificato – come loro fanno di mestiere – il mio pezzo che non può essere considerato “un’ennesima esaltazione di Saviano”; noi ci siamo conosciuti abbastanza da vicino; abbiamo partecipato a un progetto comune dieci anni fa, ho conosciuto il tuo lavoro; queste esperienze dovrebbero darci – anche nel dibattito di posizioni – un minimo comune etico per non deformare il pensiero dell’altro. Non era mia intenzione insultarti gratuitamente, ma rifletti ti prego al modo in cui ti sei riferito al mio pezzo. E con questo mi ritiro anch’io, anche perché neppure io sono contento che le discussioni finiscano così.

  15. carmelo il 18 novembre 2010 alle 14:12

    “””Il Giornale fa partire una campagna contro l’autore di Gomorra “che dà del mafioso al Nord”. Noi non ci stiamo. Difendiamo tutti insieme lo scrittore. Dopo le critiche del ministro Maroni, puntuale è partito il battage di Vittorio Feltri contro “il predicatore star”, ovvero un uomo che vive sotto scorta ed è stato condAnnato a morte dalla camorra. “”””” l?UNITA’
    La destra si mobilita contro saviano
    per chi ne ha voglia su L’UNITA’ si puo’ manifestare la propria solidarietà a Saviano.
    http://www.unita.it/news/italia/105995/la_tua_firma_per_saviano

  16. arto il 19 novembre 2010 alle 20:38

    Indubbiamente, più delle calunnie del Giornale, o delle accuse di ‘plagio’, ciò che danneggia l’immagine di Saviano è proprio la scelta di schierarsi con la Nirenstein, contro la lotta del popolo palestinese.Sarebbe bello parlarne, con lucidità e serenità, con la stessa attenzione con cui noi, in linea, usiamo la lama della trafilatrice…
    Per il resto credo che saviano vada difeso, ma credo che questo non debba significare necessariamente apprezzare i suoi prodotti letterari, né confondere la sua meritoria opera di divulgazione con quello che usualmente si definisce ‘giornalismo d’inchiesta’.
    Su questo credo si possa essere d’accordo in molti.

    arto

  17. andrea inglese il 20 novembre 2010 alle 01:38

    sono d’accordo che l’impegno di saviano contro le mafie sia in contraddizione palese con il suo atteggiamento acritico nei confronti della politica d’Israele; ho letto il testo del suo intervento alla manifestazione organizzata da Fiamma Nirenstein a Roma ed è per lo meno omissivo nei confronti dei crimini perpetrati da Israele contro il popolo palestinese; ora se saviano si impegnasse pubblicamente nella difesa acritica di Israele così come si impegna oggi contro le mafie, ciò gli toglierebbe senza dubbio il sostegno di parecchie persone (sottoscritto incluso)… ma non mi sembra, per ora, che questo sia il caso…

  18. Larry Massino il 20 novembre 2010 alle 10:07

    Per la verità non è da ora che Roberto Saviano si dimostra filoisraeliano acritico (per mancanza di prove contrarie). Nel febbraio 2009, in visita proprio in Israele, ricevuto dal presidente Peres, si fece dire da Peres stesso anche quanto segue, senza neanche fare una piccola smorfia, nemmeno una successiva smorfia scrittoria in alcundove:

    “Anche noi abbiamo la nostra camorra, caro Saviano. Si chiama Hamas. Non ha un obbiettivo razionale. E’ brutale. Ammazza anche le sue donne e i suoi bambini. E’ la nostra mafia incivile. Due settimane fa è morto Huntington, lo scrittore che teorizzava lo scontro di civiltà. Io non sono mai stato d’accordo, ne ho parlato anche con Benedetto XVI: questo è uno scontro, ma fra civiltà e inciviltà. La religione è solo un pretesto per ammazzare, non il contrario. E allora serve essere coraggiosi. E combattere queste mafie”.

    Fonte Repubblica
    http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/esteri/medio-oriente-50/incontro-peres-saviano/incontro-peres-saviano.html

  19. andrea inglese il 20 novembre 2010 alle 10:50

    il punto è secondo me un altro: non ho bisogno di condividere tutte le opinioni politiche di Saviano, per riconoscere il lavoro fondamentale che egli sta facendo contro le mafie nel nostro paese; il peso dell’opinione di Saviano su Israele e i palestinesi è attualmente pochissimo rilevante sul destino della Palestina; la cosa cambierebbe se egli facesse della difesa della linea politica di Israele una sua battaglia pubblica prioritaria.

  20. Larry Massino il 20 novembre 2010 alle 12:07

    Il rischio è quello di nascondersi dietro regole pseudolibertarie come l’uso personale e la modica quantità… che però alla lunga fanno danni. Secondo me.



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