Il re che ride

22 novembre 2010
Pubblicato da
di Simone Barillari
[E’ uscito da pochi giorni per Marsilio un saggio di Simone Barillari (a cui hanno collaborato Nicola Baldoni ed Emmanuela Nese) intitolato Il Re che ride, che raccoglie e analizza tutte le barzellette raccontate da Silvio Berlusconi dal 1994 a oggi – sono più di ottanta – per descrivere il linguaggio comico di Berlusconi e mostrare come sia alla base del suo discorso politico.
A seguire la trascrizione della barzelletta “Paradiso s.p.a.” con i due video (Benevento, 10 ottobre 2009 e Milano, 17 aprile 2010 ) di Berlusconi che la racconta e il commento di Barillari.]
***
Berlusconi muore e, ahimè, anche in paradiso leggono «Repubblica» e «l’Unità», e quindi lo mandano all’inferno. Lui va lì, ma dopo qualche giorno non può stare fermo, si tira su le maniche… perché c’è tutto che non funziona: non arrivano le fruste, non arrivano i martelli… non arriva niente. Morale: in un mese l’inferno va a posto. Allora dal purgatorio, dove hanno tanti guai, lo chiamano su. Anche lì Berlusconi rimette le cose in ordine, moltiplica la temperatura per gli anni che devono stare lì, mette tutti quanti i calcolatori di calore in ordine ecc. ecc. Morale: in un mese tutto è a posto. Così lo chiamano su in paradiso, dove c’è una certa maretta tra angeli, arcangeli, beati, santi ecc. Berlusconi va su, lavora un mese, e in un mese tutto è a posto. Allora lo riceve il Padreterno. Di solito gli appuntamenti con il Padreterno – che è uno sveglio di testa, no? – durano dieci minuti, e invece passa un’ora, due ore, tre ore… tutti i santi, gli angeli si affollano attorno all’ufficio – proprio come adesso state facendo voi intorno al palco – quando finalmente escono dall’ufficio e c’è Berlusconi con una mano intorno alla spalla del Padreterno, che dice: «Caro Silvio, la tua idea di trasformare il paradiso in una società per azioni è un’idea geniale e mi ha convinto. C’è una sola cosa che non ho capito: perché io dovrei fare il vicepresidente?».
***
Antico cantico del capitalismo* riscritto in lode e gloria del presidente, fermo alleluia del «fare», la storiella lunga e solenne del Paradiso s.p.a. è il magnificat di questo breviario berlusconiano, perché l’imprenditore degli imprenditori, il patrono del nuovo miracolo italiano, dopo aver introdotto i sacri valori d’impresa nella televisione, nello sport e nella politica, dopo averli estesi dai suoi consigli d’amministrazione all’amministrazione dello stato, annuncia finalmente agli uomini la conversione in un’unica, infinita azienda non solo di questo mondo, ma anche dell’altro.
Proprio come faceva la letteratura apologetica con le vite dei santi medievali, anche questa moderna leggenda aurea di un miliardario compendia la sua vita terrena e la trasfigura in agiografia, tramandando i motivi canonici del culto berlusconiano. Il primo di questi è significativamente anche il primo e uno dei principali dell’intero breviario: la farisaica stampa di sinistra – perché il bene comincia sempre nominando il male. Le quotidiane menzogne dell’Avversario hanno fatto ingiustamente comminare a Silvio Berlusconi le pene dell’inferno, così dice questo salmo vendicatore, facendo di lui, invece che un peccatore comune, un perseguitato celeste.
Subita fieramente anche quella scandalosa sentenza, che è stata senz’altro decretata da un pilatesco Dio dietro istigazione dei comunisti, il condannato senza colpa si appresta, dopo essere già tante volte risorto quando tutti lo davano per morto, a ritornare anche da dove nessuno è mai ritornato, a realizzare l’ultima, impossibile redenzione: quella dall’inferno. Ancora una volta è la sua inesausta natura di uomo del «fare» che lo salva, quell’inveterata lena che già lo distingueva dagli altri imprenditori e che continua a distinguerlo dalle loro anime dannate, perché nemmeno nel regno dei morti il presidente riesce a «stare fermo», nemmeno ai diavoli infernali egli può fare a meno di suggerire come fare meglio il loro lavoro – Berlusconi, spiega la storiella, è uno che non sopporta di vedere che qualcosa non funziona, fosse anche l’inferno. Gli serve appena un mese per sistemarlo, e in un altro mese sistema il purgatorio: anche se ha di fronte l’eternità, il tempo per lui è sempre denaro. Nel corso di questa prepotente scalata al paradiso, di questa rampante resurrezione fino alla destra di Dio, il presidente porta a termine una ristrutturazione fordista dell’oltretomba: l’inferno diviene una catena di montaggio che fabbrica tormento, il purgatorio razionalizza l’espiazione programmando la durata delle pene in funzione della loro durezza, in paradiso si appianano finalmente le vertenze celesti tra le indisciplinate gerarchie degli angeli, ed è come se in queste grandi ottimizzazioni ultraterrene si ripetessero le travolgenti trasformazioni che egli ha introdotto, durante il suo passaggio su questa terra, prima nell’edilizia, gli inferi dell’economia, poi nella televisione, il limbo della modernità, infine in quell’empireo maledetto del potere che è la politica. Laggiù come qui, nella sua ascesa terrena come in quella celeste, non è mai lui, peraltro, che chiede di salire, ma chi si trova – momentaneamente – sopra di lui che lo chiama, perché ha bisogno di Berlusconi: ogni nuovo e notevole compito che egli ha svolto gli è stato assegnato da una volontà superiore, e lui ha sempre risposto senza esitazione di essere pronto, ogni alto incarico di Silvio Berlusconi è stato un’incoronazione papale senza il non sum dignus.
Di successo in successo, egli giunge al sommo colloquio con il Padreterno, e risulta ben presto evidente dal tempo che Dio dedica a Berlusconi – perfino per Colui che l’ha creato il tempo è denaro – che si tratta di un incontro tra pari: il Padreterno, d’altra parte, non è il solito indifferente vegliardo bianco e barbuto, ma l’indaffarato amministratore unico dell’aldilà, un grande imprenditore millenario provvisto, invece che della noiosa onniscienza divina, di una «mente sveglia», di un’intelligenza svelta e sicura come quella che deve avere chi dirige un’azienda. A poco a poco l’inaudita durata di quell’incontro ne rivela l’importanza alle schiere degli angeli, a questo pettegolo personale del paradiso che attende vociferando fuori dalla porta del Suo ufficio, e quando infine il Padreterno e il presidente escono insieme, il braccio di Berlusconi intorno alle spalle di Dio è l’arco di trionfo del capitalismo, il suo arcobaleno rapace, è la forma prensile della «simpatia» che lui predica, di quella avvolgente affabilità con cui tenere avvinta a sé la controparte. Completa quell’abbraccio insidioso il tacito invito del presidente a Dio affinché diventi il suo sottoposto, e appare, dietro questa breve bestemmia buffa, il sorriso del suo ego iperuranico: per Silvio Berlusconi, ormai, nemmeno più il cielo è il limite.
* Se è vero, come pare, che negli anni ottanta del XX secolo era Carlo De Benedetti, il suo eterno avversario, a mettere familiarmente un braccio intorno alla spalla del Padreterno, è perché, all’inizio dei tempi, anche Lucifero era accanto a Dio.
***
Link ad altre barzellette del canale YouTube IlReCheRide
L’immortale, con sottotitoli;
Einstein è morto (barzelletta sulla mafia);

PS Barillari sta pubblicando su YouTube, nel canale IlReCheRide, tutti i video commentati di Berlusconi che racconta barzellette e fa battute.

Tag: , , , ,

5 Responses to Il re che ride

  1. Low il 22 novembre 2010 alle 10:15

    che ridere!

  2. andreamag il 22 novembre 2010 alle 15:40

    Il commento di Barillari è scritto benissimo (“da dio”, è il caso di dire), ma il libro è tutto così? Perché da una recensione di Franchi che avevo letto in rete me n’ero fatto un’altra idea.

  3. Simone Barillari il 23 novembre 2010 alle 01:18

    @andreamag
    No, in effetti il libro non è tutto così: nel commentare le barzellette ho usato diversi registri, alcuni commenti sono piccoli racconti che ricostruiscono dove e perche lui l’ha detta, altri (la maggior parte) sono riflessioni di taglio saggistico, altri ancora, come questo, sono pastiche ironici. Ci sono più di ottanta barzellette, credo che un unico registro sarebbe stato insostenibile. Grazie dei complimenti.

  4. tecla il 23 novembre 2010 alle 13:58

    mi chiedo per quale motivo un libro del genere, che tenta un’analisi della storia del nostro paese quantomeno obliqua, sia ignorato dalle pagine dei nostri quotidiani. oggi lo troviamo sul corriere.it, il fatto quotidiano gli ha riservato uno spazio per l’anticipazione, ma gli altri dove sono? mi sembra che proprio ora che berlusconi si appresta a scomparire come presidente del consiglio valga la pena di riflettere sul come e sul perché degli ultimi 17 (a voler essere buoni) anni.
    ma il nostro cervello è già in pappa per colpa di ruby.

  5. franco il 26 novembre 2010 alle 10:54

    Io il libro l’ho preso. E’ scritto bene effettivamente. L’idea che Barillari ha del Berlusconismo è a tratti poco condivisibile e maniacalmente monodirezione. Però uqlache risata te la fai e forse solo queste valgono l’acquisto.
    Il silenzio dei giornali?
    Sarà il silenzio berlusconiano imposto fino al 14 dicembre ?
    Che dite?

    Un saluto
    Franco R.



indiani