Segni

25 novembre 2010
Pubblicato da

di Mariasole Ariot

Ciò che dall’interno
preme -e sbuffa, e macina
è un corpo lasciato a maggese
un resto
dei resti, del resto del tempo.
Avevo gli anni delle scarpe
senza tacco,
il tubo digerente
a comando,
e la medicina pura dei controllori.

Lo svuotamento
della rabbia
ha una scimmia incastrata
nella finestra,
e la mia lingua è morta.

C’erano i colli,
i collari, le macchine da presa,
c’erano le volpi madri
con la pelle scorticata per il sonno
i dottori delle dieci di sera
il carrello del pane
e dei nervi tesi,
la ragazzina
del saliscendi
che perdeva un corpo ad ogni passo,
le cicche rubate dalle pozze
il sangue a litri
dei maiali appesi.
Il retro.

I resti dello svuotamento
con le Torri gemelle si prendevano
a sassate,
per la nostra entrata
ci chiedevano un silenzio,
non era bello marcire al sole.

Parlavamo di fuga
fumando i salici e le piccole
nostre
macerie,
le sbarre alle finestre
c’erano solo per non far cadere troppo.

Il corpo un contenitore
a posteriori,
uno schiavo
ricoperto di preghiere, la pioggia
calda, le vacche al macello.

La finta della generazione
morta,
le braccia di chi mostra la faccia
e la copre di cemento,
sono maestri dello scambio,
l’amore rovesciato
alla risposta logica.

Ed è l’uscita dalle parti
nella lapide del duemiladieci,
quando nel dentro e fuori dei letti
l’amante scompare nel fratello,
il mio stomaco reclama.

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17 Responses to Segni

  1. rita il 25 novembre 2010 alle 18:49

    Segni che lasciano segni. Come le sbarre che segnano i confini tra i dentro e i fuori, le fughe e le prigioni, l’asfissia e i cieli e che a volte, sì, son segni di puro argine, “per non fare cadere troppo”, che pure contrassegnano, sottolineano, evidenziano il tonfo, la caduta al rallenti che il corpo contiene e l’anima vomita dagli occhi, dallo sguardo perso in un vicolo cieco.
    (Grande come sempre l’emozione che coltivi, Sole)

  2. Marilena Renda il 25 novembre 2010 alle 19:29

    C’è della forza, qui. Per fortuna, non è controllata.

    http://www.youtube.com/watch?v=BpeWHPtviFQ

  3. giuseppe zucco il 25 novembre 2010 alle 23:58

    ciao a tutti,

    questa poesia, con un tempo suo, un rigore tutto suo, ricorda quanto disse friedrich nietzsche tempo fa, “c’è più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore sapienza”.

    già questo basterebbe, in un attimo molta parte della cultura occidentale che vorrebbe il corpo completamente distinto dall’essere è disattivata: non esiste pensiero senza corpo, e il corpo non è che la base imprescindibile di ogni pensiero.

    ma c’è di più: qui il corpo vive, pulsa, fibrilla. il corpo sostiene e si muove contro. il corpo come destino ultimo della specie e come limite da trascendere. anche se l’aldilà a cui rinvia il corpo è il corpo stesso, questa carne del mondo così docile e così tiranna – “un corpo lasciato a maggese”, come ricorda mariasole, un corpo che rinascerà dal corpo stesso. è in questa vertigine la verità.

    giuseppe

  4. Salvatore D'Angelo il 26 novembre 2010 alle 10:31

    La penso come Zucco. Bella poesia, complimenti a Mariasole.(nomen omen!)

  5. Federica Faccin il 26 novembre 2010 alle 12:36

    I corpi lasciati a maggese…tutti questi rimandi agresti(o agrari) per dire che il corpo é terra, che Einstein può avere ragione come no…
    Bellissime immagini, trapassano la materia e richiamano. Me la spiegherai un giorno?
    Complimenti, di cuore, davvero.
    Fede

  6. mario schiavone il 26 novembre 2010 alle 22:06

    Bei versi. davvero dei bei versi,
    grazie Mariasole per questa tua scrittura così piena di vita-e !

  7. Salvatore D'Angelo il 27 novembre 2010 alle 00:58

    Mi sono permesso di postarla anche qui :

    http://www.acapofitto.splinder.com

  8. Sergio Baratto il 27 novembre 2010 alle 07:40

    (Te lo scrivo qui “in pubblico, Mariasole)

    Daniil Charms, un genio misconosciuto della letteratura russa, scrisse una volta: “Bisogna scrivere versi tali che, a scagliare una poesia contro la finestra, il vetro deve rompersi”. Io delle tue cose ho sempre pensato questo. Del resto, leggerle pr me è sempre subire una piccola esplosione interiore.

    Ho avuto la fortuna – o il privilegio – di leggere le cose che scrivevi man mano che comparivano in quel tuo posticino seminascosto e intermittente. Ora sarebbe bello leggerle raccolte insieme, magari su carta, perché la tua voce è grande.

  9. Andrea Raos il 27 novembre 2010 alle 17:45

    Molto, la poesia. E niente. Bella, però. :)

  10. natàlia castaldi il 27 novembre 2010 alle 17:48

    quando tornare sui propri passi ha un valore aggiunto. mi era sfuggita, poi l’ho trovata e ci sono caduta dentro.
    segni sul corpo. sì.
    bella da far male.

  11. marco rovelli il 27 novembre 2010 alle 19:00

    Difficile dire qualcosa, per me, che ti leggo da sempre in ogni anfratto e snodo della rete, e nella mia casella postale. Quando la finta della generazione morta si rovescia, la scrittura può dirsi in segni più incisi di prima, senza nulla che resti, tranne i segni stessi.

  12. mariasole ariot il 29 novembre 2010 alle 12:29

    Vi ringrazio tutti, per i segni che avete lasciato sui miei segni, per le bambole di Dresda, per le ripostazioni, per i rimandi nietzscheiani, per aver letto, per aver sentito.

  13. natàlia castaldi il 29 novembre 2010 alle 13:03

    @Mariasole:
    se ti fa piacere (a me ne farebbe moltissimo, sono qui apposta a scriverlo) sarebbe bello ospitare dei testi tuoi su Poetarum Silva, un collettivo con tante belle persone :) – sono di parte, lo so, ma dic’o vero.
    Se sei d’accordo, puoi scrivermi qui: poetarumsilva@babelfault.com
    – sii d’accordo, ti plego!

  14. helena il 29 novembre 2010 alle 18:49

    posso cavarmela citando i miei compari? Con tutto il cuore, però (mi piace scriverlo, tie’)

  15. gioia il 30 novembre 2010 alle 00:13

    Grazie per tutto questo. Mi sono sentita privilegiata. E’ stato come leggere te, e non una tua poesia.

  16. Claudia Siverino il 5 dicembre 2010 alle 23:38

    Mari- ti so. questo mi basta. e dopo tanti giorni ti rileggo sempre per cercare di riconoscere. ancora.
    è importante dentro di me la tua poesia, come un piccolo dono-
    Claudia

  17. riccardo de gennaro il 5 gennaio 2011 alle 12:47

    mi piace molto. amo il verbo che si fa carne e che prima o poi sarà scarnificato.



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