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	Commenti a: il passato non è una terra straniera	</title>
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		<title>
		Di: giuseppe zucco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/11/29/il-passato-non-e-una-terra-straniera/#comment-143670</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuseppe zucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 12:12:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ciao a tutti,

molto divertente questa carrellata di gioconde. 

e sicuramente dovrò consultare questo libro, anche perchè il &quot;caso bansky&quot; rimette in scena l&#039;eterno conflitto tra artisti e istituzioni dedicate al mondo dell&#039;arte. mi sembra cruciale, oggi, in uno scenario che tende più all&#039;inclusione che all&#039;esclusione, dove lo scenario è completamente saturo di oggetti e ancora più romanticamente di opere da osservare attentamente, capire chi o che cosa decide cosa è arte e cosa non lo è, e soprattutto quanto sia gradatamente sfumato il territorio che separa l&#039;artista da l&#039;istituzione artistica (dal museo in giù), e anzi proprio bansky ci fa notare come artisti e istituzioni per leggittimarsi lavorino di pari passo, non può esistere l&#039;uno senza che esista anche l&#039;altra - anche se i graffiti da cui proviene bansky erano appunto questo: il tentativo di sganciarsi una volta per tutte dal museo e dalle gallerie, una visione primitiva e anche qui romantica dell&#039;arte tracciata sui muri delle stazioni e delle periferie più degradate.

leggendo questo post, però, mi salgono in testa una serie di domande. 

davvero &quot;il passato riscalda, conforta, consola, è un pavimento di gomma su cui è più facile e più morbido cadere&quot;? 

voglio dire, questa interpretazione pacifica e pacificata del passato, direi in alcuni tratti eccessivamente gioiosa e illuminata, ci serve per capire da dove veniamo? non sarebbe più corretto metterla giù come andrè gide quando afferma che &quot;il presente sarebbe pieno di futuri, se il passato non vi proiettasse già una storia&quot;? cioè almeno leggere nei processi storici che ci precedono una torsione temporale e valoriale che ci allontana dal migliore dei mondi possibili?

e anche: chi nobilitata questo gioco sulla tradizione: l&#039;artista, l&#039;istituzione artistica, lo spettatore?

e poi: tutto questo gioco linguistico dell&#039;arte sui simboli - in particolare qui su un simbolo della storia dell&#039;arte - siamo così sicuri che porti a qualcosa? tutto questo accanirsi sul simbolo della gioconda non finirà per rafforzare e ingigantire la gioconda medesima? aveva ragione roland barthes quando affermava che &quot;la migliore sovversione consiste forse nel distorcere i codici, anzichè nel distruggerli&quot;? voglio dire, non è questa una delle spiegazioni per cui l&#039;arte è nello stato in cui versa? perchè l&#039;arte contemporanea (anche se è un problema che esula dall&#039;arte e tocca tutti i campi dell&#039;espressione umana, dalla letteratura in giù) non ci tocca più come avveniva in passato rischiando di diventare un linguaggio marginale? la spiegazione sta forse nel fatto che piuttosto che proporre una nuova visione delle cose per troppo tempo si è mimetizzata in codici altrui cercando di distruggerli dall&#039;interno?

e non vi sembra, detta in termini generali, che la questione dell&#039;ironia postmoderna, su cui finalmente la letteratura ha cominciato a fare i conti, fortunatamente anche qui in italia, non abbia ancora per nulla intaccato il mondo dell&#039;arte? 

quanto tempo dovremo ancora aspettare prima che un artista qualsiasi oltre a giocare - nel senso più alto del termine - con i simboli del passato, ci consegni una nuova &quot;guernica&quot;, un nuovo &quot;orologi molli&quot;, un nuovo &quot;angelus novus&quot;, un nuovo &quot;pali blu&quot;? (anche se, detto tra noi, dei capolavori farei volentieri a meno, sono le &quot;visioni&quot; ciò che mi interessano).

giuseppe zucco]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ciao a tutti,</p>
<p>molto divertente questa carrellata di gioconde. </p>
<p>e sicuramente dovrò consultare questo libro, anche perchè il &#8220;caso bansky&#8221; rimette in scena l&#8217;eterno conflitto tra artisti e istituzioni dedicate al mondo dell&#8217;arte. mi sembra cruciale, oggi, in uno scenario che tende più all&#8217;inclusione che all&#8217;esclusione, dove lo scenario è completamente saturo di oggetti e ancora più romanticamente di opere da osservare attentamente, capire chi o che cosa decide cosa è arte e cosa non lo è, e soprattutto quanto sia gradatamente sfumato il territorio che separa l&#8217;artista da l&#8217;istituzione artistica (dal museo in giù), e anzi proprio bansky ci fa notare come artisti e istituzioni per leggittimarsi lavorino di pari passo, non può esistere l&#8217;uno senza che esista anche l&#8217;altra &#8211; anche se i graffiti da cui proviene bansky erano appunto questo: il tentativo di sganciarsi una volta per tutte dal museo e dalle gallerie, una visione primitiva e anche qui romantica dell&#8217;arte tracciata sui muri delle stazioni e delle periferie più degradate.</p>
<p>leggendo questo post, però, mi salgono in testa una serie di domande. </p>
<p>davvero &#8220;il passato riscalda, conforta, consola, è un pavimento di gomma su cui è più facile e più morbido cadere&#8221;? </p>
<p>voglio dire, questa interpretazione pacifica e pacificata del passato, direi in alcuni tratti eccessivamente gioiosa e illuminata, ci serve per capire da dove veniamo? non sarebbe più corretto metterla giù come andrè gide quando afferma che &#8220;il presente sarebbe pieno di futuri, se il passato non vi proiettasse già una storia&#8221;? cioè almeno leggere nei processi storici che ci precedono una torsione temporale e valoriale che ci allontana dal migliore dei mondi possibili?</p>
<p>e anche: chi nobilitata questo gioco sulla tradizione: l&#8217;artista, l&#8217;istituzione artistica, lo spettatore?</p>
<p>e poi: tutto questo gioco linguistico dell&#8217;arte sui simboli &#8211; in particolare qui su un simbolo della storia dell&#8217;arte &#8211; siamo così sicuri che porti a qualcosa? tutto questo accanirsi sul simbolo della gioconda non finirà per rafforzare e ingigantire la gioconda medesima? aveva ragione roland barthes quando affermava che &#8220;la migliore sovversione consiste forse nel distorcere i codici, anzichè nel distruggerli&#8221;? voglio dire, non è questa una delle spiegazioni per cui l&#8217;arte è nello stato in cui versa? perchè l&#8217;arte contemporanea (anche se è un problema che esula dall&#8217;arte e tocca tutti i campi dell&#8217;espressione umana, dalla letteratura in giù) non ci tocca più come avveniva in passato rischiando di diventare un linguaggio marginale? la spiegazione sta forse nel fatto che piuttosto che proporre una nuova visione delle cose per troppo tempo si è mimetizzata in codici altrui cercando di distruggerli dall&#8217;interno?</p>
<p>e non vi sembra, detta in termini generali, che la questione dell&#8217;ironia postmoderna, su cui finalmente la letteratura ha cominciato a fare i conti, fortunatamente anche qui in italia, non abbia ancora per nulla intaccato il mondo dell&#8217;arte? </p>
<p>quanto tempo dovremo ancora aspettare prima che un artista qualsiasi oltre a giocare &#8211; nel senso più alto del termine &#8211; con i simboli del passato, ci consegni una nuova &#8220;guernica&#8221;, un nuovo &#8220;orologi molli&#8221;, un nuovo &#8220;angelus novus&#8221;, un nuovo &#8220;pali blu&#8221;? (anche se, detto tra noi, dei capolavori farei volentieri a meno, sono le &#8220;visioni&#8221; ciò che mi interessano).</p>
<p>giuseppe zucco</p>
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		<title>
		Di: Luca Argentini		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/11/29/il-passato-non-e-una-terra-straniera/#comment-143665</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luca Argentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 11:23:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La Gioconda che mostra le natiche non è di Banksy!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Gioconda che mostra le natiche non è di Banksy!</p>
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		<title>
		Di: Giuseppe Merico		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Merico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 10:50:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Brava Sabina, bel pezzo.
GM]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Brava Sabina, bel pezzo.<br />
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		Di: Baldrus		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/11/29/il-passato-non-e-una-terra-straniera/#comment-143660</link>

		<dc:creator><![CDATA[Baldrus]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 09:49:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Interessante. Lo segnalo a un paio di writers bolognesi in gamba.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Interessante. Lo segnalo a un paio di writers bolognesi in gamba.</p>
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