carta st[r]ampa[la]ta n. 38

1 dicembre 2010
Pubblicato da

di Fabrizio Tonello

“Fmi, Cina e India prendono il comando” titola in prima pagina Repubblica del 7 novembre. Spaventato da questo annuncio sul dilagare del Pericolo Giallo, lo zio Evaristo si è precipitato in agenzia a comprare un biglietto di sola andata per gli Stati Uniti, dove una gentile impiegata gli ha però fatto presente che il più grande creditore dell’America è appunto la Cina e quindi sarebbe caduto dalla padella nella brace.

Lo zio Evaristo se ne è andato dopo aver ordinato alla povera ragazza di trovargli un volo one-way per Vanuatu e io non sono riuscito a convincerlo a rimanere a largo Fochetti neppure mostrandogli la p. 15 di Repubblica dello stesso giorno: lì c’era la tabella delle nuove quote di Cina e India nel Fondo Monetario: 6,39% la prima, 2,75% la seconda. Totale: 9,14%, un po’ poco per “prendere il comando”. Aggiungiamoci pure il Brasile, che ora ha il 2,32% e si arriva solo all’11,46% che non sembra un pacchetto azionario decisivo.

Anche se la quota americana è calata, infatti, gli Stati Uniti restano i primi azionisti con il 17,41% (quasi il doppio di Cina e India messe insieme), poi c’è il Giappone con il 6,46%, poi Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia che insieme hanno il 17,21%, cioè anche loro un bel po’ di più dei nuovi arrivati.

Altri numeri: in un articolo non privo d’interesse, Raffaella De Santis e Dario Pappalardo intervistano vari scrittori sui loro mezzi di mantenimento, tra cui Antonio Pennacchi, l’autore di Canale Mussolini, che “non dimentica il proprio passato da operaio. «Sono uscito nel ‘ 99 dalla fabbrica, 50 anni di fabbrica. Fabbrica di cavi elettrici e telefonici di Latina. I primi libri li leggevo la notte ai miei compagni di lavoro»” (Repubblica, 2 novembre 2010, p. 58).

Ora, nessuno è obbligato a conoscere le date di nascita degli scrittori ma si sa che Pennacchi, pur non avendo l’età di Ruby Rubacuori, non è nemmeno Matusalemme; un paio di clic su Wikepedia avrebbero permesso di accertare, senza nemmeno disturbare l’ufficio stampa Mondadori, che Pennacchi è nato il 26 gennaio 1950, cioè ha sessant’anni. Ora, se avesse passato mezzo secolo in fabbrica prima del 1999, come dice, questo ci porterebbe al 1949: in fabbrica fin dalla pancia della mamma?

Un altro tema interessante per i futuri antropologi che studieranno l’Italia berlusconiana è la psicologia dei redattori del Giornale, che hanno ormai assunto la mentalità dei soldati giapponesi dispersi nella giungla in Indonesia e nelle Filippine dopo il 1945: malgrado tutti gli sforzi di far capire che la guerra è finita loro resistono e sparano agli intrusi. Prendete il tema della legge elettorale, per esempio: la legge attuale con il premio di maggioranza non ha difensori in grado di intendere e volere. Al Giornale, invece, si lanciano come kamikaze sul tema delle liste bloccate, sostenendo “E’ così in tutta Europa” (8 novembre, p. 5).

Il breve articolo, tentando di giustificare la legge italiana, cita i casi della Spagna, del Portogallo, della Germania, dell’Inghilterra e della Francia, cioè 5 stati sui 27 che compongono l’Unione Europea: un po’ poco per trarre la conclusione “E’ così in tutta Europa”, giusto?

Ma le affermazioni ballerine sono appena cominciate: “Pure in Germania le liste bloccate sono la regola” sostiene l’articolo, “in un sistema proporzionale puro con sbarramento al 5%”. Ora, un sistema proporzionale “puro” non avrebbe alcuno sbarramento, altrimenti si parla di proporzionale “corretta” perché limita l’ingresso in parlamento ai partiti che raggiungano una certa percentuale di voti. Ma il bello viene dopo: “Al Bundestag sono ammessi due voti, uno per eleggere il candidato nel collegio uninominale, il secondo per esprimere la preferenza per una delle liste (immodificabili)”. Ora, se si vota per un collegio uninominale, il tema delle liste bloccate (anziché con preferenze) c’entra come i cavoli a merenda: i cittadini votano, o non votano per un unico candidato nel collegio, quindi il problema di non-scelta creato dalle liste bloccate della legge italiana attuale non esiste.

Questo sistema di collegi uninominali è appunto quello in vigore in Gran Bretagna, dove non esistono “liste” di alcun tipo: nel collegio di Oxford esiste il candidato conservatore, quello laburista e quello liberaldemocratico: si vota la persona e il partito contemporaneamente. Dovrebbe essere comprensibile anche per i giapponesi che hanno giurato fedeltà a Feltri e Sallusti ma apparentemente no: “In Inghilterra i cittadini userebbero “un sistema maggioritario a turno unico, caso unico in Europa, con liste però non bloccate”.

Più svarioni che parole: il sistema è basato su collegi uninominali, maggioritario nei suoi effetti, ma di per sé nulla impedisce che percentuali di voto e percentuali di seggi coincidano perfettamente, al contrario di quanto accade in Italia, dove la legge prevede un premio di maggioranza che garantisce almeno 340 seggi alla lista più votata. Quanto alle liste “non bloccate”, in un sistema di circoscrizioni uninominali non ci sono liste: lo dice la parola stessa (uni-nominale: un nome). Le liste sono una caratteristica dei sistemi proporzionali dove si devono eleggere, supponiamo, 20 deputati in una circoscrizione. In Gran Bretagna ogni cirscoscrizione (650 in tutto) ha un solo deputato, quindi niente liste, né bloccate, né aperte, né compatte, né fisse, né portatili, né impermeabili, né color fucsia, né a forma di fungo. Claro, Señor?

[l’immagine in apice viene da qui]

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5 Responses to carta st[r]ampa[la]ta n. 38

  1. carta st[r]ampa[la]ta n. 38- Rivistaeuropea il 1 dicembre 2010 alle 17:45

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  2. Andrea Cortellessa il 2 dicembre 2010 alle 13:53

    Io amo Fabrizio Tonello. Gli devo fare però un appunto; fra le questioni che tira in ballo ce n’è una letteraria, ed esige da parte mia una puntualizzazione. Se Antonio Pennacchi sostiene di essere andato a lavorare in fabbrica prima di nascere, e perché la natura della sua memoria (come dimostra la sua premiatissima saga) non è personale bensì filogenetica. Dunque sì, va considerato perfettamente verosimile che sia stato concepito, partorito e cresciuto in fabbrica. Che poi questo ci debba fregare a qualche titolo, naturalmente, è tutto un altro discorso.

  3. gianni biondillo il 2 dicembre 2010 alle 15:04

    Potrebbe persino essere un complimento, Andrea, quello del possedere una memoria filogenetica. ;-)

  4. viola il 2 dicembre 2010 alle 17:07

    quoto zio Evaristo, V.

  5. cuore di tenebra il 3 dicembre 2010 alle 18:46

    Leggo sul dizionario Hoepli on line: FILOGENESI:Storia del processo evolutivo subito dagli organismi vegetali e animali nel corso dei secoli.
    Cosa sarà mai la memoria filogenetica?



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