Train de vie : Florina Ilis

13 dicembre 2010
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Cher Francesco,
Je t’invite au lancement de mon roman La crociata dei bambini à L’Accademia di Romania de Rome. Si, par hasard, tu pouvais venir, voilà les coordonnées: Accademia di Romania (Biblioteca), Valle Giulia, Piazza José de San Martin, 1, 00197 Roma.
L’événement se passera Lunedì, 13 dicembre, ore 18,30.

Purtroppo non potrò andarci ma a chi si trovasse a Roma quest’oggi consiglierei di andare. Vale la pena il romanzo, vale la pena l’autore. Qui di seguito il testo di Bruno Maillé dell’Atelier du Roman
effeffe

Ironie et enchantement– prima parte
Sur La croisade des enfants de Florina Ilis
di
Bruno Maillé
traduzione (in progress) di Francesco Forlani

La crociata dei bambini di Florina Ilis è uno dei romanzi europei più importanti di quest’ultimo decennio. Pubblicato nel 2005 in Romania dove è stato acclamato come capolavoro, tradotto in diverse lingue, sembra per il momento1 quasi sfuggito ai critici francesi, nonostante la bella traduzione in francese di Nir Marily. Dopo La descente de la croix (2001) et L’appel de Mathieu (2002), quest’opera è la terza parte, autonoma per una trilogia che spero sarà presto interamente tradotta. I pochi critici francesi che hanno parlato de La crociata dei bambini lo hanno celebrato come un grande romanzo sulla Romania post-comunista e contemporanea. Impossibile dar loro torto: Florina Ilis descrive con humour acerbo il disastro postcomunista. Il suo romanzo è di uno scetticismo radicale nei confronti della rivoluzione del 1989 e della democrazia post-comunista. La gente comune vi rimpiange l’era comunista. Tuttavia, La crociata dei bambini non può essere ridotto a questa unica dimensione. Rinchiuderlo nel contesto rumeno, è cercare di scostare lo specchio che ci sta porgendo. Ecco che, esausto e grottesco il volto che si riflette nello specchio non è solo una faccia della Romania. È soprattutto la nostra, quella dell’umanoide planetario senza tetto né legge. E dei suoi figli. La catastrofe che la risata di Florina Ilis svela è il nostro comune disastro democratico. Il disastro mondiale e globalizzato. La commedia della democrazia spettacolare con lo sfondo della devastazione capitalista e della quasi compiuta fusione di Stato e mafia.

Ironie et enchantement– prima parte
Su “La crociata dei bambini” di Florina Ilis
di
Bruno Maillé

Il tutto inizia con una notte di tempesta di fuoco lungo i confini della Transilvania. Due ombre, strisciando, scompaiono all’interno di una scuola elementare. Appartengono a due grandi romanzieri: un certo Robert Musil e un tale Fëdor Dostoevskij. Nella notte infantile, tra gessetti rotti e sotto gli sguardi sbalorditi di creature ectoplasma che popolano i disegni dei bambini sulle pareti, i due uomini si sono messi a folleggiare alla grande. Atto carnale doppiamente concepito nel segno dell’impossibile: primo, perché a entrambi – anche a voler credere alle chicche più inventive dei gay studies americani – piacciono soltanto le donne e in secondo luogo, perché la sensibilità ed estetica dell’uno sono assolutamente estranee a quelle dell’altro. Con sorpresa di tutti, da questo oscuro coito buio nacque tuttavia nel 1968, a Ocea, una creatura di nome Florina Ilis.

La crociata dei bambini compie tanto chiaramente e in tutti i suoi dettagli questo miracolo: con una estetica assolutamente singolare, inventa un luogo che non esiste, una terra incognita sospesa in grado di legare Musil e Dostoevskij. Dopo l’immersione negli aspetti musiliani del romanzo, la seconda parte del mio articolo tratterà della sua dimensione dostoevskijana. Musil, vale a dire, uno sguardo di una lucidità, ironia e precisione dettata da un coraggio degno degli alti ghiacci e in grado di strappare il velo delle nostre più care illusioni sentimentaliste. Dostoevskij: l’immersione notturna nel terribile sottosuolo dell’anima umana, l’anima di chiunque, dove il male non regni unico sovrano, soddisfatto e comodamente seduto sul suo trono – contrariamente al ronzio delle favole rassicuranti con cui si trastullano i moderni e gli utilitaristi di ogni azimut, che tanto vorrebbero che l’egoismo fosse il solo padrone a bordo, ma in cui il Male è incessantemente molestato e tormentato dalle fastidiose tentazioni del Bene e con cui intraprende una lotta dall’esito incerto e senza tregua. Florina Ilis ci consegna le une dopo le altre sia le verità nate dall’intelligenza analitica, del disincanto crudele e comico, che le verità coriacee e incantevoli della grazia.

La crociata dei bambini di Florina Ilis è uno dei romanzi europei più importanti di quest’ultimo decennio. Pubblicato nel 2005 in Romania dove è stato acclamato come capolavoro, tradotto in diverse lingue, sembra per il momento2 quasi sfuggito ai critici francesi, nonostante la bella traduzione in francese di Nir Marily. Dopo La descente de la croix (2001) et L’appel de Mathieu (2002), quest’opera è la terza parte, autonoma per una trilogia che spero sarà presto interamente tradotta. I pochi critici francesi che hanno parlato de La crociata dei bambini lo hanno celebrato come un grande romanzo sulla Romania post-comunista e contemporanea. Impossibile dargli torto: Florina Ilis descrive con humour acerbo il disastro postcomunista. Il suo romanzo è di uno scetticismo radicale nei confronti della rivoluzione del 1989 e della democrazia post-comunista. La gente comune vi rimpiange l’era comunista. Tuttavia, La crociata dei bambini non può essere ridotto a questa unica dimensione. Rinchiuderlo nel contesto rumeno, è cercare di scostare lo specchio che ci sta porgendo. Ecco che, esausto e grottesco il volto che si riflette nello specchio non è solo una faccia della Romania. È soprattutto la nostra, quella dell’umanoide planetario senza tetto né legge. E dei suoi figli. La catastrofe che la risata di Florina Ilis svela è il nostro comune disastro democratico. Il disastro mondiale e globalizzato. La commedia della democrazia spettacolare con lo sfondo della devastazione capitalista e della quasi compiuta collusione di Stato e mafia.

Al principio, ci sono due treni. Tutto comincia alla stazione ferroviaria di Cluj, in Romania, con una bella giornata d’estate. Al binario numero 3, il treno speciale dei bambini con destinazione Mangalia, prenotato dalle scuole della città per una villeggiatura in colonia al mare. Al binario numero 2, il treno espresso per Bucarest. Sul piazzale tra i due binari, una folla di genitori, mentre danno le ultime raccomandazioni. A bordo dei due treni e accanto ai binari, la maggior parte dei personaggi del romanzo che inizia con una serie di esplosioni di primi piani. Alla fine di ogni paragrafo, il romanzo si appoggia sulla virgola che lo conclude come una pertica flessibile su cui volteggiare e passare a un nuovo personaggio. Lungo tutto il romanzo, i punti sono, in effetti, sostituiti da virgole, punteggiatura conforme al chiacchiericcio dei bambini e all’anima liquida dell’uomo il cui desiderio è quello di essere virtuale – si noti come si tratti proprio di un desiderio.

Inizialmente, i paragrafi sono brevi, lo sguardo sorvola sugli esseri in superficie, ne preleva qualche dettaglio in mezzo alla folla brulicante della stazione ferroviaria. Si passa di personaggio in personaggio, ancora ignorando quali legami li vincoli gli uni agli altri. La romanziera ritrae in modo meraviglioso l’uomo-folla, l’uomo-separato, l’uomo statistico. Incomincia dal lato più terra terra e superficiale della realtà umana, che è poi l’unica realtà visibile attraverso le telecamere dei media o l’occhio accecato della sociologia, ma non per il romanzo. La lettura soltanto all’inizio l è un po ‘difficile. Bisogna guadagnarsi il proprio posto nel treno speciale dei bambini e accettare di lasciarsi andare tra la folla. Una volta superate le prime quaranta pagine, le seguenti 460 iniziano a svolazzare a un ritmo infernale. Florina Ilis chiude allora a tripla mandata le porte del treno del suo racconto e sfido chiunque a scendere una volta giunti fin lì.

Nessuno può strapparsi all’incantesimo e al mistero del treno, a partire dal momento in cui quest’ultimo smette di fare le sue solite fermate: né i media rumeni, e a seguire quelli internazionali o dada Angelica Ferentari la vecchia zingara e strega e santa che sputa schifata alla terribile vista dei telefoni cellulari, che ha conosciuto la parte peggiore delle persecuzioni comuniste, ma che considera, tuttavia, il nostro mondo ancora più desolante, né lo strano blogger mistico Ilarie, né frate Emanuel, poeta un tempo e fattosi monaco, né la polizia e il governo rumeno. Dalle prime ore i media esplodono di eccitazione, immaginando che il treno dei bambini sia caduto nelle mani di Al Qaeda. Le autorità rumene ne seguono in modo rapido e abbastanza docile il passo. Quando i primi colpi d’arma da fuoco vengono sparati, la pista terroristica sembra essere confermata. Eppure, la realtà è infinitamente più terribile. A tal punto da suscitare un fascino mistico sui media mondiali, che ritrasmettono gli eventi con il loro consueto sciacallaggio ora dopo ora. Il nemico, come in privato riconoscerà il primo ministro rumeno, è molto più pericoloso di al-Qaeda, perché sono i bambini ad aver conquistato il treno e a guidarlo oramai.

Milan Kundera ha scritto ne L’arte del romanzo: “Il romanzo non affronta la realtà, ma l’esistenza. E l’esistenza non è quello che è successo, l’esistenza è il campo delle possibilità umane, tutto quello che l’uomo può diventare, tutto quello di cui è capace.” Questo è il vero cuore del romanzo di Florina Ilis: esplora fino alla fine una ipotesi, quella della nostra radicale mutazione antropologica, dopo sessanta anni di televisione, trenta di videogiochi e quindici di Internet. Lei esplora questa possibilità esistenziale senza precedenti : quella di una umanità inoltrata a tal punto nel rimbambimento globale da potersi lasciare destabilizzare gravemente, politicamente e spiritualmente, dai suoi propri bambini .
E no, la mia formulazione è ancora imprecisa. Tradisce la complessità e la profondità del romanzo di Florina Ilis con una connotazione morale, da una presa di posizione. Florina Ilis non prende nessun partito: lei è una romanziera tutta d’un pezzo. Penetra il cuore di questo possibile esistenziale e si porta quanto più lontano possibile in seno al suo mistero, sospendendo ogni giudizio morale – sospensione che non ha nulla in comune con la vulgata stupida e conformista del relativismo morale, ma che piuttosto richiede un’ eccezionale vitalità morale. La crociata dei bambini è un evento. Un evento senza precedenti, che disloca ogni nota coordinata. Un evento di immensa ambiguità e complessità. Florina Ilis rimane in silenzio per mettersi quanto più profondamente possibile all’ascolto di tutte le voci, per far ascoltare nel suo romanzo tutte le voci, quelle dei bambini, attori stregati dalla loro rivoluzione, e quelle degli adulti, tutte le voci degli adulti, distinte e contraddittorie, che tentano di suturare con le loro ipotesi gli eccessi del caso.

Se volete sapere cosa succede nel fondo della coscienza europea, nel profondo dell’anima della civiltà europea, nel sottosuolo della vostra anima, se volete sapere cosa succede nella stanza dei vostri bambini quando il buio l’ha invasa, il treno speciale dei bambini vi aspetta alla stazione di Cluj. Partirà fra pochi minuti.

à suivre

  1. Il romanzo non aveva ancora ricevuto il Prix Courrier international 2010 []
  2. Il romanzo non aveva ancora ricevuto il Prix Courrier international 2010 []

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6 Responses to Train de vie : Florina Ilis

  1. véronique vergé il 13 dicembre 2010 alle 09:16

    Un invito da cogliere. Se l’anima, la tua, possiede il dono di affondare nella notte, di cercare nel viaggio l’identità della nuova europea il romanzo sembra fatto per te.
    Prima i paesi dell’Est delineavano un territorio della favola crudele, il luogo della foreste, della libertà prigioniera del maleficio comunista. Eppure i bambini non hanno mai fermato i sogni. Gli adulti parlavano di un paese terribile, di freddo, di censura, di povertà. Bambina, mi sembrava que questi paesi fossero di neve e di scomparsa, di lupi, di orchi e di silenzio.
    Ecco un romanzo che nasce dall’esplosione dell’identità della Romania, si potrebbe parlare dell’identità sconquassata, tra il ricordo degli anni di oppressione e una libertà falsa dove ciascuno si urta al sogno del mondo dell’ovest,
    un sogno amaro fatto di povertà.
    La letteratura cerca una terra per dire la contradizione, raccontare la storia. Il treno simbolisa questo movimento tra due mondi.
    Leggere è entrare nel mondo dell’identità, interrogare la storia, salire nel treno senza avere paura della terra sconosciuta.
    La destinazione della letteratura è l’inconnu.
    Questa meravigliosa iniziazione di Bruno Maillé alla letteratura lo ricorda.

  2. carmine vitale il 13 dicembre 2010 alle 12:18

    straordinario
    c.

  3. Yanez de Gomera il 13 dicembre 2010 alle 14:33

    coinvolgente!
    YdG

  4. […] This post was mentioned on Twitter by Isbn Edizioni, Francesco Cingolani. Francesco Cingolani said: Train de vie : Florina Ilis: Cher Francesco, Je t’invite au lancement du mon roman La crociata dei… http://bit.ly/fKqByV #letteratura […]

  5. diamonds il 15 dicembre 2010 alle 16:42

    a proposito di Romania.Forse sei in grado di fornirmi lumi relativamente all’attore Persic Florin che secondo una certa tradizione orale e il resoconto lasco della badante di mio padre si sarebbe preso il lusso di usare maniere “brusche” facendola quasi franca col potentissimo Ceausescu in un ristorante in cui il satrapo aveva provato a strappargli la fidanzata con la prepotenza arrogante propria dei dittatori.Se fosse accaduto veramente(e non avessero per caso,come sono portato a credere,confuso lo stesso con l’ottimo glenn ford dei 4 cavalieri dell’apocalisse)quell’uomo avrebbe le carte in regola per essere ricordato

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  6. […] Intervista a Florina Ilis qui la recensione di Bruno Maillé […]



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