Strenne / Alessandro Broggi. 2010

25 dicembre 2010
Pubblicato da

strenne

I.

devi sbrigarti
ti aspettano tanti
prodotti esclusivi
a prezzi speciali

pistole spaziali
suoni elettronici e spirali
girevoli per incredibili
effetti luminosi

con il formato voyager
i robot assumono dimensioni sempre più grandi
e sono più dettagliati nelle trasformazioni
disponibili al lancio

prova la potenza
della spider-car con
radiocomando ergonomico
e multifunzione

una moto rombante e un quad
in puro stile fuoristrada ecco
i nuovi veicoli che hulk usa
per affrontare i suoi nemici

splendido garage a quattro piani
con autolavaggio distributore
di benzina moto macchine e pista
di oltre due metri tutti inclusi

viking set travestimento
completo di spada scudo
elmo e tutto l’occorrente
per essere un vero vichingo

torre medievale
personaggi inclusi
il cannone spara
veramente

II.

baby amore
beve con il biberon
e si addormenta dolcemente
tra le tue braccia

cicciobello bua
guarisce solo con le tue cure
e gli speciali accessori inclusi
nella confezione

il tuo bebè potrà
fare il bagnetto quanto tu vorrai
gira il rubinetto e senti il rumore
dell’acqua quando scende

la lavatrice
di barbie effetti sonori
e luminosi per giocare
a fare il bucato

fiorella ripetella ha un elegante
abito rosa in piquet con fiorellini
stringile la mano e parla con lei e
ripeterà tutto quello che hai detto

nitrisce muove la bocca
e galoppa divertiti a creare tante
belle pettinature e fare trecce
alla criniera del cavallo

simpatico cucciolo interattivo
se lo accarezzi abbaia piange muove
la coda ti dà la zampa o si sdraia
modelli retreiver dalmata e boxer

mettendo l’osso vicino
alla bocca alla zampa
o alla coda si muove
come un vero cagnolino

III.

unisciti ad ariel
la bella e curiosa sirenetta
in un’emozionante avventura
sul fondo del mare

stupisci il tuo pubblico con fantastici
trucchi di magia e lievitazione
manuale del mago passo passo
per diventare un vero prestigiatore

kota l’amico triceratopo
sembra un vero cucciolo di dinosauro
è così grande che si può cavalcare
muove la coda la testa e gli occhi

fantastico playset fattoria comprensivo
di due trattori rimorchi animali attrezzi
per il giardinaggio e in più galline maiali
cavalli ed accessori della scuderia

veramente unica la tarantola
che cammina con le proprie zampe dotata
di telecomando può andare avanti e indietro
destra e sinistra e in più gli occhi si illuminano

l’allegro chirurgo
è ancora più divertente
grazie alla presenza di
nuove parti doloranti

la colorata dance telecamera
è la videocamera per ballare
si attacca alla tv e i bambini
si vedono sullo schermo

sei pronto per partire
in una corsa frenetica
a scoprire dove si trova
la magia del natale?

IV.

trasforma i tuoi sogni
in un magico gioco firmato

ogni confezione include
un personaggio snodato

tasto stop tasto on off
con spegnimento automatico

entra nell’arena e combatti
a fianco dei tuoi eroi

premendo il pulsante
spara il missile

direttamente dal pianeta marte
una linea completa di prodotti

i personaggi si muovono a tempo di musica
con brani originali disney

per i più piccoli sarà
un grande natale

fotografia di alessandro broggi

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39 Responses to Strenne / Alessandro Broggi. 2010

  1. daniz il 25 dicembre 2010 alle 17:48

    dopo la poesia sanguinetiana molto filastroccosa sui doni al figliolo e il martellamento sul natale commerciale, credo diventi abbastanza abusato un componimento del genere. Lo trovo evaso e ridondante, anche molto scontato.

  2. sarmizegetusa il 25 dicembre 2010 alle 22:01

    deliziose! ^^

  3. F. D. il 25 dicembre 2010 alle 23:32

    Credo che l’interesse di un testo come questo, pur evidentemente “leggero” e d’occasione (o forse proprio perchè tale, ludico nella forma, nei contenuti e nell’intenzione), risieda nel tentativo di ironizzare sugli strumenti, subdoli – sebbene, dati i destinatari, ancora ridicolmente espliciti e smaccatamente “empatici” –, del primissimo avviamento del sistema a quell’attitudine consumistica poi destinata ad accompagnare il piccolo, i suoi meccanismi mentali e le sue fantasie di mondi possibili, per tutta la vita.

    Ciò, come pare, viene qui fatto riprendendo ex abrupto spezzoni da cataloghi di giocattoli, fatti girare a mo’ di didascalie para-versali.

    Se un appunto si può fare a questo genere di operazioni, è proprio quello di offrire ancora il fianco a un tipo di critica eminentemente genealogica e contenutistica, da cui forse l’equivoco del primo commento apparso.

    F.D.

  4. Lidia il 26 dicembre 2010 alle 11:24

    grazie alessandro è vero, ogni anno è un grande natale per i piu’ piccoli, e un piccolo natale per i piu’ grandi, hai prestato la tua voce alle freddissime telecamere umane come sempre ironia e precisione nei tuoi componimenti…

  5. daniz il 26 dicembre 2010 alle 12:31

    @F.D.
    Sur l’art bla-bla. Come si può parlare così diligentemente di ciò che non esiste? mbot! Ennesima dimostrazione che se c’è una cosa da estirpare, dopo la tratta degli autori, è la critica, per cui una landa diventa un giardino e una pietra un gabbiano. Se poi qualcuno volesse sbarazzarci anche della scuola…

  6. F. D. il 26 dicembre 2010 alle 14:03

    (Caro daniz,
    ho letto il suo ultimo commento e ho dato uno sguardo al suo sito, e credo non ci sia molto da aggiungere…
    F.D.)

  7. daniz il 26 dicembre 2010 alle 14:16

    F.D
    Diamogli un’insaponata! colpo di spugna! Begli argomenti i suoi, olè!

  8. Francesco Terzago il 26 dicembre 2010 alle 14:54

    Non posso che trovarmi d’accordo con Daniz.

  9. massimiliano manganelli il 26 dicembre 2010 alle 15:31

    Ma sì, prima la critica, poi la scuola…
    Basta con tutta questa robaccia: una bella catastrofe e via…

  10. renatamorresi il 26 dicembre 2010 alle 15:55

    azzardo un’altra ipotesti: questi testi non parlano del “natale commerciale” ma di *questo* (questo qui, questo che stiamo facendo in questo post, per esempio: gli “incredibili effetti luminosi” che ci spariamo in massicce dosi quotidiane, il “cannone” di parole che uno agogna per “spara[re] veramente”)

    l’altro grande mistero poetico che mi piacerebbe risolvere è com’è che una lista, quando continua abbastanza a lungo, diventa poesia

    r

  11. renatamorresi il 26 dicembre 2010 alle 15:56

    scusate, “ipotesi”

  12. daniz il 26 dicembre 2010 alle 17:42

    @manganelli
    le rinnovo la beata osservazione che allor le feci d’avere un nome NON tra tanti.
    Se mi vuole difendere la scuola, passa, (capisco le remore conservative). Se vuole però lasciarsi congelati da questa criticheria sterile e sciamata, non posso passarle alcuna giustificazione. La critica è creativa, siamo d’accordo, nel trovare l’ago nel pagliaio quando non c’è né ago né pagliaio e berciare sui talenti quando tutto virerebbe verso il cestino della monnezza. E’ di una tale volgarità, la critica stercoraria, che se fossimo davvero civili toglieremmo l’inchiostro a questi pennivendoli. Ognuno facente parte di una cricca croccante si scagliano in abbracci contro un palo solo per questione che il palo è dentro il loro recintacolo, inverso si scagliano colle spade di toledo se debbono saltare lo steccato, essendo il palo d’altra area e natura.
    Sulla scuola possiamo discuterne coi ministri, colla critica, signor Manganelli, bisogna tagliare la testa al toro. Torero ciaciàcià

  13. massimiliano manganelli il 26 dicembre 2010 alle 18:07

    Se lo dice lei…

  14. marco valente il 26 dicembre 2010 alle 18:37

    sono semplicemente brutte

  15. daniz il 26 dicembre 2010 alle 19:00

    @marco valente
    infatti. Si parlava solo di quanto una critica aumentasse le quotazioni di un componimento bruttino.

  16. daniz il 26 dicembre 2010 alle 19:01

    o meglio di quanto una critica POSSA in qualsiasi modo imbottire i propri tacchini insipidi

  17. renatamorresi il 26 dicembre 2010 alle 19:20

    “premendo il pulsante
    spara il missile”

  18. franz krauspenhaar il 26 dicembre 2010 alle 20:26

    grande broggi, il suo lavoro è prezioso.

  19. Anila Resuli il 26 dicembre 2010 alle 21:15

    Mah

    daniz, solo “un componimento bruttino”??

  20. F. D. il 26 dicembre 2010 alle 22:52

    a Marco Valente

    Comprendo il suo punto di vista, epperò credo che questi testi mirino ad altri livelli di lettura rispetto ai canoni consolidati di bellezza/bruttezza (o, peggio, di stile e di bella scrittura).

    Che anzi proprio questi canoni introiettati non siano un’estrema e raffinata “sublimazione culturale”, una sovrastruttura per così dire, di quanto queste stesse quartine “low-tech” vanno attaccando?

  21. Alessandro Broggi il 26 dicembre 2010 alle 23:54

    Ringrazio tutti i commentatori; chi ha svolto analisi e argomentazioni a me più vicine e chi ha valutato da percorsi ed estetiche che sento più distanti; ragionativi e sintomatici (di riferimenti letterari prevalenti, standard medi di aspettativa sulla poesia/poeticità, etc.).
    Sono in partenza: leggerò eventuali opinioni ulteriori solo dopo l’epifania; mi scuso se non potrò rispondere a domande o altro.
    Un saluto e buon inizio d’anno,
    Alessandro

  22. diamonds il 27 dicembre 2010 alle 11:40
  23. jacopo galimberti il 27 dicembre 2010 alle 15:44

    Secondo me alessandro dovrebbe spiegare come nascono questi testi. Io lo so (me l’ha spiegato) e trovo che senza voler invocare l’arte concettuale e quant’altro il lettore capirebbe di piu’ la sua ricerca e il senso di questi lavori. Io, almeno, sono quel tipo di lettore li’, a cui un minimo di ‘spiegazione’ non dispiace, mi sento rispettato.

  24. Antonello Cassano il 27 dicembre 2010 alle 17:20

    Dopo il primo, il gioco stanca un po’.

  25. daniz il 27 dicembre 2010 alle 17:43

    @Jacopo
    Mi scusi Jacopo (che non dirò Ortis) però io vorrei tanto conoscere una persona che SA con precisione spiegare lo sbracamento creativo perché è arduo capire da quale indotto, incavo o sistema di filtraggio un’arte completi sé stessa traghettata dalla mente (o da dove cazzo si trova) alle dita (se si usano quelle).
    Io sono per il prodotto finito, i sommovimenti anelanti li lascio a quelli che fanno un’arte. Spesso, narrandoli, si cerca di giustificarsi di qualcosa, a volte spigolosamente nemmeno scoperto. Un metter le mani avanti, e il sedere indietro.

  26. nubar il 28 dicembre 2010 alle 09:42

    il commento iniziale di daniz mi sembra inaggirabile, nel senso che il pensiero va *automaticamente* alla celeberrima poesia di sanguineti. che poi possa esserci dell’altro non cancella questo dato di fatto. certo si può dire che broggi abbia aggiunto il modernissimo tocco “found poetry”, cucendo frasi direttamente dalle pubblicità o dalle descrizioni dei prodotti. ma allora il pensiero va irresistibilmente a balestrini. oh, no”el, joyeux novèl.

    n.a.

  27. nubar il 28 dicembre 2010 alle 09:43

    oops scusate: volevo dire non “found poetry” ma “sought poetry”!

    n.a.

  28. Salvatore D'Angelo il 28 dicembre 2010 alle 23:17

    Vado controcorrente, rispetto a un commento critico che feci più di un anno fa su un testo di Broggi ; quello mi pareva sotto il “grado zero” del significato, dunque non abbastanza per creare “metasignificato”, espressività. Questo è “vicino al grado zero” …e dunque produce metalinguaggio, senso, significato. Questo testo, in “questa forma, si presenta in grado di produrre “poesia”. Lo apprezzo, mi convince.
    Un appunto: lavoreri di più sulla “sottrazione” nel testo III: troppe parole , troppi avverbi che spiegano e illsutrano, credo siano superflui, un po’ ridondanti.
    Infine, il tutto lo comenterei con questa musica di Fripp & Eno, che risale agli anni Ottanta : (Album Healthy People, se non erro). Il brano qui sotto è Healthy Colours III

    http://www.youtube.com/watch?v=9HoiZq9gFMM

  29. Francesco Terzago il 29 dicembre 2010 alle 11:30

    Nemmeno più i bambini si accorgono del fatto che il re sia nudo…

    La domanda che vorrei porre è la seguente; una poesia come questa, senza un apparato critico che la sorregga, che valore ha?, sono sempre più convinto che molte persone nella loro vita hanno provato a suonare uno strumento: la chitarra, la viola, la batteria, il basso… Al terzo, quarto tentativo si sono accorte che senza una pratica quotidiana dello stesso, senza studiare musica, senza ascoltare musica, senza amare la musica, non sarebbero andate molto lontano.

    Se uno va fuori tempo a un concerto dal pubblico partono bottiglie, se uno pubblica delle poesie come queste su N.I. ci troviamo davanti a un fatto singolare: ovvero che sia la cornice a determinarne il valore (e qui dovrebbe riunirsi l’intellighenzia letteraria di un paese…?).

    Una poesia come questa potrebbe scriverla chiunque. Anche un ricevente non addestrato alla poesia e alla linguistica testuale direbbe: banale (e una cosa banale non è per forza brutta, semplicemente ripropone qualcosa di consueto, qualcosa dato per assodato).

    Il poeta dovrebbe trovare la poesia nell’impoetico: potrebbe raccontare qualcosa di quotidiano, qualcosa appunto di banale, certo, ma dandone l’aspetto straordinario; la bellezza (vedere a riguardo il minimalismo americano). Il poeta di ogni luogo e tempo ha suscitato e suscita emozione, questo diciamo è il suo mestiere. inoltre un poeta dovrebbe stare attento, se non al metro, almeno al suono dei suoi versi…

    Per concludere, non voglio dire che questi lavori siano del tutto privi di tensione, ma se questa c’è – non porta a un’esplosione; ci vorrebbe nella migliore delle ipotesi un bell’editing.

  30. daniz il 29 dicembre 2010 alle 13:23

    Si vive in un’epoca che si crede saturata di verità, cioè che tutte le verità sono state dette, troppe scienze, troppe umanistiche… Si è finito per dire che nessun messeggio deve essere veicolato colla parola letteraria. E’ un’impresa già questo, visto che siamo pregni, incinti di ogni significato possibile, dal gesto che accompagna la forchetta alle ganasce, al salve a mezzidenti.
    Io non credo che le cose da dire siano finite, ogni generazione pensa che la precedente ha esaurito il compitino. Questo vuol dire che si può e si deve cercare, nella vita e nella letteratura, di riscrivere le regole. E ciò implica non ripercorrere temi e topos già trattati da altri specie se se ne ricalcano anche i modi, come in questo esperimento di Broggi, che è partito chissà quando torna…

  31. big gim il 29 dicembre 2010 alle 17:37

    Ricercare è giusto e necessario. Dare conto dei risultati di certe ricerche (che non sono approdate a molto) facoltativo.

  32. andrea il 30 dicembre 2010 alle 16:59

    Magari il compitino deve essere ancora scritto.

  33. Marco Giovenale il 30 dicembre 2010 alle 22:28

    leggendo, personalmente, non avverto la necessità di spiegazione sulla ‘fonte’ e il modo di assemblaggio di questi testi. (che d’altro canto mi sembrano chiari). si va proprio all’esito, invece. al testo come è. uno lo legge: gli piace, non gli piace, punto.

    la (o “una”) critica può dire (o non dire) “si inserisce in una corrente” (e in una costante), e fornire qualche dritta ulteriore.

    quella corrente può essere amata o meno, criticata o meno. magari in tono razionale, come fa nubar.

    bello il commento di Renata sulle liste. vero (dico io).

  34. une mère il 31 dicembre 2010 alle 16:37

    non ho capito se la serie di enunciati lapalissiani nell’ultimo commento di Marco Giovenale costituiscono una poesia o una installazione o una lista.

    in “la (o “una”) critica può dire” (potrebbe essere l’inizio di un remake di “una musica può fare”?) non ho capito se “può” è normativo o no. a qualcuno potrebbe sembrare un po’ riduttivo.

    ciao!
    una madre

  35. Marco Giovenale il 1 gennaio 2011 alle 13:03

    perché “può” sarebbe normativo? nel senso di obbligante? come mai?

  36. Marco Giovenale il 1 gennaio 2011 alle 13:10

    D.: “non ho capito se la serie di enunciati lapalissiani nell’ultimo commento di Marco Giovenale costituiscono una poesia o una installazione o una lista”

    R: forse una poesia no, non essendoci a-capo. una lista forse no, direi, no no. un’installazione à La Palice? si può fare con la domanda, invece, tipo una cosa così.

  37. Mourenho il 1 gennaio 2011 alle 23:40

    l’installazione à La Palice è già stata fatta nell’età del bonzo (La Paliceade)

  38. Marco Giovenale il 2 gennaio 2011 alle 11:33

    certo, lì però avevano problemi con le curve (delle lettere) e allora andavano dritti e finiva che pigliavano un muro, Mourenho

  39. Murenho il 3 gennaio 2011 alle 14:24

    non sono Mourenho



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