Frase al suolo

27 dicembre 2010
Pubblicato da

collage di effeffe

di
Livio Borriello

io sono un volume colmo di carne, ma un volume colmo di carne non sono io


potremmo essere meccanismi addestrati a eseguire un io

è strano: io sto fuori posto in un posto preciso


in un certo senso, dio comincia alla fine dell’orecchio

un uomo è l’oggetto a più alta densità d’ignoto

che significa sentirsi vicini all’anima di un altro?
noi siamo sempre vicini e compenetrati a ogni altra anima, quando ci baciamo o quando siamo imbarazzati dal salumiere

il corpo, fa spuma. vuoti d’aria, pneumi, bolle fra i filamenti, fra le bave sonore che protende, gonfiori, riflussi nelle posture, aloni e luminescenze delle carni che trasporta, fanno di noi corpi con un nome, un senso, un’identità. altri corpi, che vedo, ne sono irrimediabilmente privi, e perciò li amo
la letteratura è un dialogo fra cadaveri, alcuni effettivi, altri facenti funzione


nel mondo c’è un solo fiore, un solo cane, una sola camicia, un solo occhio, un solo secondo

sogno un mondo in cui buongiorno significhi veramente buongiorno, e in cui dunque sia perfettamente inutile dirlo
cavalcavia che racchiude un sole decombente – io sono stato questo, più di quanto sia stato la strada, prima e dopo

tutto aspira alla bellezza, perché solo alla bellezza è concessa l’inerzia
essere vivi è fuggire da un’inerzia all’altra, e in ciò produrre ignoto

doveva essere il 1970 circa quando ascoltai we shall dance di demis uscendo la mattina da un albergo a cefalù

la carne della nuvola: sfatta, acquea, parenchimatosa, come un midollo dello scenario

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3 Responses to Frase al suolo

  1. viola il 27 dicembre 2010 alle 17:23

    affilati e splendenti

  2. Salvatore D'Angelo il 27 dicembre 2010 alle 22:56

    una gran bella scrittura quella di livio borriello, stimolante.. “affilata e splendente”, come dice Viola quassù. una bella sfida all’intelligenza , per una nuova frontiera dell’epigramma/racconto o del racconto/epigramma. L’eco delle lingue di Alain Robbe Grillet di LES GOMMES e JC Ballard di The Atrocity Exhibition, ancor più asciutti, stringati, fratti, frattalizzati. Consiglio vivamente la lettura di MICA ME.

  3. véronique vergé il 28 dicembre 2010 alle 12:20

    Lucentezza e silenzio del corpo, anima e mistero,
    siamo grumosa parola, carne di piccole briciole,
    lungo viaggio dal abbraccio alla morte,
    la parola è uno strascico di notte,
    e invece questa poesia dà parola al mistero,
    al mio murmuro, al mio desiderio di dire
    come mancano gli amici
    come l’amicizzia, l’amore sono voci
    di stelle allontanate, come la parola
    non è mai semplice come la sorgente
    o il vento, come la poesia è un viaggio
    lungo.

    Complimenti per la creazione a Effeffe
    e Livio Boriello.



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