pop muzik (everybody talk about) #7

6 gennaio 2011
Pubblicato da

The Booklovers / The Divine Comedy. 1993

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11 Responses to pop muzik (everybody talk about) #7

  1. sergio soda star il 6 gennaio 2011 alle 12:51

    robert saviano… – the mud machine will have you think…

  2. anna maria papi il 6 gennaio 2011 alle 14:26

    Mi è piaciuto un sacco!
    Idea geniale,bravo Bortolotti.
    Ne ho indovinati 21, cosa si vince?

    Ma questo video porta ad una riflessione:com’era quando i lettori non conoscevano l’aspetto degli autori? Se li immaginavano,oppure non gli davano un volto?
    Oggi,nell’era dell'”immagine” questo è impensabile.

  3. gherardo bortolotti il 6 gennaio 2011 alle 17:35

    @anna maria:
    grazie per i complimenti ma il video non è mio. l’ho solo trovato su youtube.

    il pezzo è una vecchia canzone di neil hannon in arte divine comedy (la cui discografia per altro mi sento proprio di consigliare) di cui mi è sempre piaciuta la struttura ad elenco e la caratterizzazione ironica degli autori.
    magari è solo una mia impressione ma, tra fine anni ’80 e primi ’90, forse sulla spinta ricapitolativa del secolo che finiva, c’era questa specie di moda, nell’immaginario pop, del canone letterario – che è sfociata per esempio anche in quei libri un po’ strampalati con i 100 o i 1000 libri da leggere prima di morire. era una sorta di epifenomeno del post-moderno, un effetto secondario dell’elenco di woody allen in manhattan, sulle 10 cose per cui vale la pena vivere, e di film come amadeus di miloš forman.

    booklovers, come anche bluestocking di momus (nick currie), mi sembra un buon esempio della cosa. ma mentre hannon propone un canone letterario molto english-based e molto mainstream, in qualche modo una specie di ramo principale del romanzo occidentale dal ‘600 ad oggi (che, tra l’altro, sega via quasi completamente l’italia, come area culturale, e la poesia, come genere), momus era un po’ più eccentrico, ed erotico, costruendo una linea da ovidio al decameron, a lautreamont, a bataille etc.

    @sergio:
    vedo che hai capito lo spirito della cosa.

  4. anna maria papi il 6 gennaio 2011 alle 19:55

    Grazie per le spiegazioni,io non sapevo nulla di tutto questo.
    Però lei ha avuto una bella idea a riproporlo. Adesso ha una chiave di lettura diversa, l’humus in cui e per cui è nato si è modificato.Dalla nostra odierna angolazione il discorso non appare una lista ma piuttosto una riscoperta.

  5. monica mazzitelli il 8 gennaio 2011 alle 15:48

    Ho intervistato Hannon il mese scorso e mi diceva che all’inizio della sua carriera attingeva dalla letteratura per darsi un tono, anche perché temeva di non avere cose interessanti da dire ;o)

  6. gherardo bortolotti il 8 gennaio 2011 alle 16:27

    :-DDDDD

    mi sembra molto alla hannon, come spiegazione. cmq con il tempo non ha perso né il gusto degli elenchi né quello delle citazioni e dell’ironia, per altro.
    sto pensando a “at the indie disco”:
    http://www.youtube.com/watch?v=sB–qzE4JhE

  7. passante il 8 gennaio 2011 alle 18:30

    il pezzo mi piace, anche se per me la letteratura (se esiste una letteratura) è quella francese e italiana, e quella inglese fa schifo al cazzo

  8. @t il 13 gennaio 2011 alle 13:50

    Charles Dickens, Robert L. Stevenson, Jack London, Hermann Melville, Joseph Conrad, Mark Twain….farebbero schifo? Ognuno ha i suoi gusti ma la letteratura (una notizia: esiste davvero) non ha una sola patria. E certe dichiarazioni volgarmente strafottenti non trovano asilo da nessuna parte.

  9. monica mazzitelli il 4 febbraio 2011 alle 16:25

    Gherardo scusa se torno in ritardissimo a rispondere ma qui non c’è modo di avere una notifica se qualcuno posta un commento dopo di te :(
    Troppo d’accordo su The indie disco, di cui DEVO sottolienare la genialità del verso “Give us some Blur, and some Cure, and some Wannadies”. solo per “Wannadies” potrei chiedere la sua mano ;o))
    Ciao!!

  10. gherardo bortolotti il 13 febbraio 2011 alle 11:45

    ehi, vedo anch’io in ritardissimo il tuo commento. del pezzo a me piace il fatto che tutta la scena indie, che ai tempi era di fatto un’élite della scena pop, in cui più era esoterico il gruppo che ascoltavi e più il tuo carisma aumentava, viene rappresentata in modo molto ironico nella sua ritualità e nella sua stucchevolezza. alla fine, l’elite è diventata una specie di ghetto sclerotizzato.

    segnalo, sul discorso indie-esoterico, due cose al volo:
    – una t-shirt che ha fatto furore uno/due anni fa: “i listen to bands that don’t even exist yet”:
    http://it.threadless.com/product/917/I_Listen_to_Bands_That_Don_t_Even_Exist_Yet/style,shirt

    – un blog molto ironico di enrico enver veronese: il blog dell’indie snob
    http://indiesnobism.wordpress.com/

  11. monica mazzitelli il 13 febbraio 2011 alle 20:45

    ;-DDD la t-shirt è STRE-PI-TO-SA!!! Grazie!!



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