Il Rapimento

di Marco Rovelli

Chissà come hanno passato queste feste nell’America profonda, quella dei fondamentalisti cristiani, milioni di persone che credono nell’imminenza della Fine dei Tempi e vorrebbero l’instaurazione della teocrazia sulla Terra. Ne scrive Joe Bageant in un bel libro edito da Bruno Mondadori: “La Bibbia e il fucile. Cronache dall’America profonda”. Joe Bageant ha un blog seguitissimo dai liberal americani. I quali da lui, che nell’America profonda vive (e la forza del libro sta proprio in questa sua capacità di raccontarla dall’interno), cercano di apprendere i fondamentali di un mondo che gli sfugge totalmente (così come succede anche da queste parti…). Cercano di recuperare notizie su un mondo di proletari in balia di un’egemonia culturale e religiosa di una destra fondamentalista e oscurantista (in questo senso, date le numerose affinità, il leghismo può essere letto anche come ulteriore tappa nell’americanizzazione dell’Italia). Un’America “provinciale” dove i diritti dei lavoratori non esistono, si soggiace al ricatto quotidiano, ci si indebita per vivere, si crede che se non si è conseguito il successo la colpa è da imputarsi solo a sé e dunque non si vuole la Social Security, in un impeto di etica autolesionista. Così si aspetta la Fine e l’Avvento del Regno, nella convinzione di essere i salvati che, prima delle carneficine finali, saranno assunti in cielo, “rapiti” proprio come dai marziani. E’ l’idea del Rapimento, che a noi sembra assurda, ma che è moneta corrente da quelle parti. Si veda ad esempio, sul sito Rapture Ready, il Rapture  Index,  “il Dow Jones della Fine dei Tempi”. 45 categorie, dalla disoccupazione al satanismo, da Israele al liberalismo, ognuna con un punteggio. In questo momento l’indice è altissimo, 173, e le istruzioni avvertono: “allacciate le cinture di sicurezza”. Loro stanno per volare in cielo, noi al massacro. E siccome il satanismo è in ribasso, a quanto pare, potremmo, noi dannati, cantare allegramente “Sympathy for the devil”.

(pubblicato su l’Unità, 8/1/2011)

marco rovelli

Marco Rovelli nasce nel 1969 a Massa. Scrive e canta. Come scrittore, dopo il libro di poesie Corpo esposto, pubblicato nel 2004, ha pubblicato Lager italiani, un "reportage narrativo" interamente dedicato ai centri di permanenza temporanea (CPT), raccontati attraverso le storie di coloro che vi sono stati reclusi e analizzati dal punto di vista politico e filosofico. Nel 2008 ha pubblicato Lavorare uccide, un nuovo reportage narrativo dedicato ad un'analisi critica del fenomeno delle morti sul lavoro in Italia. Nel 2009 ha pubblicato Servi, il racconto di un viaggio nei luoghi e nelle storie dei clandestini al lavoro. Sempre nel 2009 ha pubblicato il secondo libro di poesie, L'inappartenenza. Suoi racconti e reportage sono apparsi su diverse riviste, tra cui Nuovi Argomenti. Collabora con il manifesto e l'Unità, sulla quale tiene una rubrica settimanale. Fa parte della redazione della rivista online Nazione Indiana. Collabora con Transeuropa Edizioni, per cui cura la collana "Margini a fuoco" insieme a Marco Revelli. Come musicista, dopo l'esperienza col gruppo degli Swan Crash, dal 2001 al 2006 fa parte (come cantante e autore di canzoni) dei Les Anarchistes, gruppo vincitore, fra le altre cose, del premio Ciampi 2002 per il miglior album d'esordio, gruppo che spesso ha rivisitato antichi canti della tradizione anarchica e popolare italiana. Nel 2007 ha lasciato il vecchio gruppo e ha iniziato un percorso come solista. Nel 2009 ha pubblicato il primo cd, libertAria, nel quale ci sono canzoni scritte insieme a Erri De Luca, Maurizio Maggiani e Wu Ming 2, e al quale hanno collaborato Yo Yo Mundi e Daniele Sepe. A Rovelli è stato assegnato il Premio Fuori dal controllo 2009 nell'ambito del Meeting Etichette Indipendenti. In campo teatrale, dal libro Servi Marco Rovelli ha tratto, nel 2009, un omonimo "racconto teatrale e musicale" che lo ha visto in scena insieme a Mohamed Ba, per la regia di Renato Sarti del Teatro della Cooperativa. Nel 2011 ha scritto un nuovo racconto teatrale e musicale, Homo Migrans, diretto ancora da Renato Sarti: in scena, insieme a Rovelli, Moni Ovadia, Mohamed Ba, il maestro di fisarmonica cromatica rom serbo Jovica Jovic e Camilla Barone. 

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  4 comments for “Il Rapimento

  1. 9 gennaio 2011 at 18:17

    Caro Marco, come sai conosco gli Stati Uniti e conosco bene la Lombardia, da dove ti sto scrivendo. La differenza fondamentale col leghismo è che qui non ci “credono”: sanno bene che le loro credenze sono strumentali e gli va bene così. I noster tradisiun vengono usate come una clava per escludere, esclusivamente per escludere.
    Negli Stati Uniti i numerosi integralisti a cui fai riferimento ci credono davvero, al di fuori del tempo e della storia, ci credono.

  2. 9 gennaio 2011 at 20:01

    Mi avete presentato e ricordato di parti del mondo che spesso si ignorano inconsapevolmente.
    Grazie ad entrambi.
    Tra i due mondi, America Provinciale e provincia lombarda, però riesco a vedere un filo comune che le lega ma al contempo differenzia. La mania tutta americana dell’essere protagonista e la nostra abitudine all’essere spettatore. Al contrario però è paradossale il “presunto” immobilismo dell’attesa, da parte US, e l’immobile mobilità dell’italiano padano, tutto fatto di una logica stantia dell’esclusione e di quella dell’interesse.
    La questione è interessante.

  3. 9 gennaio 2011 at 22:16

    Sono d’accordo Franco, in effetti sul leghismo come americanizzazione italica le affinità le scorgo da un punto di vista globale, ovvero ciò che scrivevo in questo periodo: “Un’America “provinciale” dove i diritti dei lavoratori non esistono, si soggiace al ricatto quotidiano, ci si indebita per vivere, si crede che se non si è conseguito il successo la colpa è da imputarsi solo a sé e dunque non si vuole la Social Security, in un impeto di etica autolesionista.” Affinità strutturali dunque (la polverizzazione dei processi produttivi e del mercato del lavoro, un’etica del lavoro ferrea, l’individualismo marcato, la catena dell’indebitamento) che culminano nell’egemonia di una destra tradizionalista (con le differenze non da poco che tu rilevi) che completa il quadro, e merita di essere indagata più a fondo.
    (Che intendi, Chiappanuvoli, con presunta immobilità e immobile immobilismo?)

  4. giovanni
    10 gennaio 2011 at 01:14

    imho i redneck della Bible Belt sono molto più alieni alla “fede” della Lombardia. L’indice Fine di Mondo più che dall’Apocalisse sembra tratto da un manuale di geopolitica Neocon, gente che nel mondo ci sta eccome….
    i punti dal 3 al 10 sono economici, gog e magog corrispondono “casualmente” ai nemici dei Neocon (Iran, Russia, addirittura il presidente della UE Anticristo che governa la Bestia, che è l’Europa…).
    Forse (ma ci credo poco) la base è fessa, ma chi li manovra non lo è per niente, e soprattutto ha già dimostrato di essere privo di scrupoli, esattamente come 80 anni fa chi manovrava i milioni di disoccupati tedeschi annichiliti dalla crisi del ’29. Per questo non sottovaluterei mai certi movimenti.

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