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	Commenti a: Le storie inospitali di Jahnn	</title>
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		<title>
		Di: marco rovelli		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/01/17/le-storie-inospitali-di-jahnn/#comment-147029</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco rovelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 15:55:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie a voialtri due per una discussione come questa - che poi sono le cose che ti dicono che è bene che un luogo come Nazione Indiana esista.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie a voialtri due per una discussione come questa &#8211; che poi sono le cose che ti dicono che è bene che un luogo come Nazione Indiana esista.</p>
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		<title>
		Di: Andrea Raos		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/01/17/le-storie-inospitali-di-jahnn/#comment-146994</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 03:17:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie Michele, aggiungo solo un paio di osservazioni a casaccio.

La mia impressione riguardo a Pasolini è sempre stata che abbia una visione tutto sommato &quot;ingenua&quot; del corpo &quot;altro&quot; (il &quot;ragazzo&quot;, il &quot;borgataro&quot;, lo &quot;yemenita&quot;, l&#039;&quot;indiano&quot; e così via - tutte, con varie gradazioni, maschere di cartone). Perchè questo gli permetteva di contrapporre, come dici giustamente tu, corpo &quot;altro&quot; e capitalismo. Che questo gli facesse scrivere (e filmare) cose anche bellissime, qui non conta. Voglio solo dire che è questo ostacolo dell&#039;&quot;esotismo&quot;, del corpo &quot;innocente&quot; solo perchè NON &quot;occidentale&quot; che Jahnn, almeno nelle opere mature, riesce genialmente a scartare. Insomma: Jahnn vede tutta la &lt;em&gt;complessità&lt;/em&gt; del corpo &lt;em&gt;di per sè&lt;/em&gt;. A dirlo sembra semplice. Ma all&#039;atto pratico insisto a chiedermi come diavolo abbia fatto, e soprattutto come abbia fatto senza astrarsi nè dal qui e ora nè dalla Storia; senza cadere cioè in sentimentalismi o misticismi o ideologismi. La sfida mi sembra anche oggi più che attuale (alla faccia della &quot;modernità&quot; di Jahnn; noi secondo me siamo antichi, rispetto a lui).

Poi tu molto correttamente lo contestualizzi. Nomini radici forti - Nietzsche - e contemporanei non da meno. Io per quello che ne so aggiungerei almeno - ma non mi sembra poco - Frobenius (qui si creerebbe un collegamento più che inaspettato, con Pound; magari ci ritorno, su questo). E partendo da lui, anche da lui, uno come Jahnn davvero poteva andare dove voleva, non ti sembra?

Rilfessione finale: a seminare e percorrere il 900 la Francia ha avuto, per dire solo i primi che mi vengono in mente, Mauss e Segalen; la Germania, in modo più inatteso rispetto alla visione corrente, gente come Frobenius o molto più tardi Norbert Elias (sociologo E studioso di arte africana). 
Senza addentrarmi in giudizi di valore - cose belle tutto sommato se ne sono scritte anche in Italia ;) -, qualche domanda, qualche valutazione d&#039;insieme, sono tentato di farla. Di sicuro, mi convinco una volta di più dell&#039;assoluta necessità di uno scrittore come Jahnn, appunto, qui e ora.

Ancora grazie, ciao, 


A.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Michele, aggiungo solo un paio di osservazioni a casaccio.</p>
<p>La mia impressione riguardo a Pasolini è sempre stata che abbia una visione tutto sommato &#8220;ingenua&#8221; del corpo &#8220;altro&#8221; (il &#8220;ragazzo&#8221;, il &#8220;borgataro&#8221;, lo &#8220;yemenita&#8221;, l'&#8221;indiano&#8221; e così via &#8211; tutte, con varie gradazioni, maschere di cartone). Perchè questo gli permetteva di contrapporre, come dici giustamente tu, corpo &#8220;altro&#8221; e capitalismo. Che questo gli facesse scrivere (e filmare) cose anche bellissime, qui non conta. Voglio solo dire che è questo ostacolo dell'&#8221;esotismo&#8221;, del corpo &#8220;innocente&#8221; solo perchè NON &#8220;occidentale&#8221; che Jahnn, almeno nelle opere mature, riesce genialmente a scartare. Insomma: Jahnn vede tutta la <em>complessità</em> del corpo <em>di per sè</em>. A dirlo sembra semplice. Ma all&#8217;atto pratico insisto a chiedermi come diavolo abbia fatto, e soprattutto come abbia fatto senza astrarsi nè dal qui e ora nè dalla Storia; senza cadere cioè in sentimentalismi o misticismi o ideologismi. La sfida mi sembra anche oggi più che attuale (alla faccia della &#8220;modernità&#8221; di Jahnn; noi secondo me siamo antichi, rispetto a lui).</p>
<p>Poi tu molto correttamente lo contestualizzi. Nomini radici forti &#8211; Nietzsche &#8211; e contemporanei non da meno. Io per quello che ne so aggiungerei almeno &#8211; ma non mi sembra poco &#8211; Frobenius (qui si creerebbe un collegamento più che inaspettato, con Pound; magari ci ritorno, su questo). E partendo da lui, anche da lui, uno come Jahnn davvero poteva andare dove voleva, non ti sembra?</p>
<p>Rilfessione finale: a seminare e percorrere il 900 la Francia ha avuto, per dire solo i primi che mi vengono in mente, Mauss e Segalen; la Germania, in modo più inatteso rispetto alla visione corrente, gente come Frobenius o molto più tardi Norbert Elias (sociologo E studioso di arte africana).<br />
Senza addentrarmi in giudizi di valore &#8211; cose belle tutto sommato se ne sono scritte anche in Italia ;) -, qualche domanda, qualche valutazione d&#8217;insieme, sono tentato di farla. Di sicuro, mi convinco una volta di più dell&#8217;assoluta necessità di uno scrittore come Jahnn, appunto, qui e ora.</p>
<p>Ancora grazie, ciao, </p>
<p>A.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Michele Sisto		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/01/17/le-storie-inospitali-di-jahnn/#comment-146981</link>

		<dc:creator><![CDATA[Michele Sisto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Feb 2011 21:57:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono molto d&#039;accordo, Andrea, quando dici che l&#039;&quot;ideologia&quot; non abbandona mai, in fondo, Pasolini, mentre Jahnn invece l&#039;abbandona, o ne è perfino immune, e così può spingersi attraverso la scrittura fin dove - non si sa, non lo sa neanche lui. 

In realtà ho il sospetto che anche Jahnn, un&#039;&quot;ideologia&quot;, in senso lato, l&#039;abbia, e che questa costituisca per lo meno il suo punto di partenza. Certo &quot;esotismo&quot; si ritrova anche in Gottfried Benn, e con connotati diversi in Alfred Doeblin e perfino in Brecht. La fuoriuscita dalla &quot;Zivilisation&quot;, che per i tedeschi coincideva con la modernità industriale (di massa, ovvero &quot;democratica&quot;), era una tentazione diffusa nell&#039;epoca tra le due guerre, in cui si forma Jahnn, e in cui circolavano a decine le traduzioni di antichi testi cinesi, indiani o medioorientali. E&#039; un esotismo di matrice nietzschiana, che in Italia ha avuto una diffusione meno robusta (un po&#039; nella Cultura dell&#039;Anima di Papini, e molto, dagli anni &#039;70 con l&#039;Adelphi), credo per il banale motivo che la modernità industriale, da noi, è arrivata più tardi, e le nostre città sono diventate metropoli circondate da fabbriche, da cui fuggire, solo nel dopoguerra.

Ecco, mi pare che questi elementi, insieme a un individualismo di marca aristocratica (che c&#039;è in Benn e nel primo Brecht), costituiscano il brodo ideologico di partenza di Jahnn. Poi, però, è vero che lui va molto oltre. E la differenza forse decisiva rispetto a Benn, Doeblin o Brecht sta nel suo spostare il baricentro della scrittura sul corpo (cosa audacissima per un tedesco): uno spostamento che più &quot;de-ideologizzante&quot; non potrebbe essere.

In questo Jahnn mi sembra esplori una via (letteraria, che quando è buona implica un riorientamento nella &quot;visione del mondo&quot;) assolutamente originale, peraltro del tutto irriducibile al cicaleccio angloamericano sul &quot;gender&quot;. E&#039; su questa via che, mi pare, incrocia Pasolini (ma, ribadisco, l&#039;impressione è superficiale): non solo per l&#039;elemento esotico anti-Zivilisation, ma anche per la componente erotica, assolutamente non platonica, anzi, pienamente materialistica, e giocata sempre nello stesso senso, ovvero di sabotaggio della civiltà. 

Anche in Pasolini il corpo, la sessualità, mette in questione l&#039;ideologia (l&#039;assolutamente positiva corporeità dello spregiato - dall&#039;ideologia - borgataro sottoproletario &quot;Accattone&quot;, ad esempio). Lo stesso accade, in una certa misura, nei &quot;Mangiatori di marmellate&quot;. Certo, Pasolini è più scopertamente ideologico, ma anche alle spalle di Jahnn - è questo che sto cercando un po&#039; tortuosamente di articolare - c&#039;è il sostrato ideologico del suo tempo, che, interpretato in modo assai originale, gli permette di mettersi in cammino - attraverso la scrittura - avendo un pur vaga idea di quello che sta cercando.

Forse la differenza - in effetti netta - è questa: se Pasolini (detto schematicamente) contrappone il corpo alla civiltà (capitalista) in nome di una rivoluzione (socialista), Jahnn fugge dalla civiltà, attraverso il corpo, senza sapere in nome di che cosa, verso che cosa. In questo è più inquietante, è forse anche, data la nostra situazione oggi, più &quot;contemporaneo&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono molto d&#8217;accordo, Andrea, quando dici che l'&#8221;ideologia&#8221; non abbandona mai, in fondo, Pasolini, mentre Jahnn invece l&#8217;abbandona, o ne è perfino immune, e così può spingersi attraverso la scrittura fin dove &#8211; non si sa, non lo sa neanche lui. </p>
<p>In realtà ho il sospetto che anche Jahnn, un'&#8221;ideologia&#8221;, in senso lato, l&#8217;abbia, e che questa costituisca per lo meno il suo punto di partenza. Certo &#8220;esotismo&#8221; si ritrova anche in Gottfried Benn, e con connotati diversi in Alfred Doeblin e perfino in Brecht. La fuoriuscita dalla &#8220;Zivilisation&#8221;, che per i tedeschi coincideva con la modernità industriale (di massa, ovvero &#8220;democratica&#8221;), era una tentazione diffusa nell&#8217;epoca tra le due guerre, in cui si forma Jahnn, e in cui circolavano a decine le traduzioni di antichi testi cinesi, indiani o medioorientali. E&#8217; un esotismo di matrice nietzschiana, che in Italia ha avuto una diffusione meno robusta (un po&#8217; nella Cultura dell&#8217;Anima di Papini, e molto, dagli anni &#8217;70 con l&#8217;Adelphi), credo per il banale motivo che la modernità industriale, da noi, è arrivata più tardi, e le nostre città sono diventate metropoli circondate da fabbriche, da cui fuggire, solo nel dopoguerra.</p>
<p>Ecco, mi pare che questi elementi, insieme a un individualismo di marca aristocratica (che c&#8217;è in Benn e nel primo Brecht), costituiscano il brodo ideologico di partenza di Jahnn. Poi, però, è vero che lui va molto oltre. E la differenza forse decisiva rispetto a Benn, Doeblin o Brecht sta nel suo spostare il baricentro della scrittura sul corpo (cosa audacissima per un tedesco): uno spostamento che più &#8220;de-ideologizzante&#8221; non potrebbe essere.</p>
<p>In questo Jahnn mi sembra esplori una via (letteraria, che quando è buona implica un riorientamento nella &#8220;visione del mondo&#8221;) assolutamente originale, peraltro del tutto irriducibile al cicaleccio angloamericano sul &#8220;gender&#8221;. E&#8217; su questa via che, mi pare, incrocia Pasolini (ma, ribadisco, l&#8217;impressione è superficiale): non solo per l&#8217;elemento esotico anti-Zivilisation, ma anche per la componente erotica, assolutamente non platonica, anzi, pienamente materialistica, e giocata sempre nello stesso senso, ovvero di sabotaggio della civiltà. </p>
<p>Anche in Pasolini il corpo, la sessualità, mette in questione l&#8217;ideologia (l&#8217;assolutamente positiva corporeità dello spregiato &#8211; dall&#8217;ideologia &#8211; borgataro sottoproletario &#8220;Accattone&#8221;, ad esempio). Lo stesso accade, in una certa misura, nei &#8220;Mangiatori di marmellate&#8221;. Certo, Pasolini è più scopertamente ideologico, ma anche alle spalle di Jahnn &#8211; è questo che sto cercando un po&#8217; tortuosamente di articolare &#8211; c&#8217;è il sostrato ideologico del suo tempo, che, interpretato in modo assai originale, gli permette di mettersi in cammino &#8211; attraverso la scrittura &#8211; avendo un pur vaga idea di quello che sta cercando.</p>
<p>Forse la differenza &#8211; in effetti netta &#8211; è questa: se Pasolini (detto schematicamente) contrappone il corpo alla civiltà (capitalista) in nome di una rivoluzione (socialista), Jahnn fugge dalla civiltà, attraverso il corpo, senza sapere in nome di che cosa, verso che cosa. In questo è più inquietante, è forse anche, data la nostra situazione oggi, più &#8220;contemporaneo&#8221;.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Andrea Raos		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/01/17/le-storie-inospitali-di-jahnn/#comment-146728</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 02:30:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Michele, è da quando hai lasciato il tuo commento che rimugino su questo tuo paragone tra Jahnn e Pasolini. E innanzitutto grazie per avermici fatto pensare.

Sarebbe interessantissimo approfondire. Ma molto a epidermide, da lettore comune, la mia sensazione è che nell&#039;&quot;orientale&quot;, nel &quot;lontano&quot;, P. trovasse ciò che già sapeva che avrebbe trovato. Il suo sguardo, la sua &quot;ideologia&quot; non lo abbandonano mai. Con l&#039;India o lo Yemen o quello che è, P. cerca sempre di spiegare, anche in negativo e in absentia, l&#039;Italia (l&#039;Occidente, volendo). 

Al contrario J. - ed è la prima cosa che mi colpì in lui - quando abbandona fisicamente e mentalmente l&#039;Europa ne molla le coordinate come si mollano gli ormeggi e si spezza la bussola: si perde davvero. Forse anche lui, genericamente, era partito alla ricerca del &quot;diverso&quot; (al di là della necessità storica che gli aveva fatto lasciare la Germania nazista). Ma dove è arrivato, sono convinto che non saprebbe dirlo nemmeno lui. Lo rileggo da anni, è uno dei motivi per cui continuo a rileggerlo, ma fin dove si sia spinto continuo a non capirlo. Perfino &quot;pre-luterano&quot;, bellissima sintesi, non mi basta. J. ha aperto uno squarcio, e ancora sessant&#039;anni dopo io non ne intravedo il fondo. Cosa posso volere di più da uno scrittore?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Michele, è da quando hai lasciato il tuo commento che rimugino su questo tuo paragone tra Jahnn e Pasolini. E innanzitutto grazie per avermici fatto pensare.</p>
<p>Sarebbe interessantissimo approfondire. Ma molto a epidermide, da lettore comune, la mia sensazione è che nell'&#8221;orientale&#8221;, nel &#8220;lontano&#8221;, P. trovasse ciò che già sapeva che avrebbe trovato. Il suo sguardo, la sua &#8220;ideologia&#8221; non lo abbandonano mai. Con l&#8217;India o lo Yemen o quello che è, P. cerca sempre di spiegare, anche in negativo e in absentia, l&#8217;Italia (l&#8217;Occidente, volendo). </p>
<p>Al contrario J. &#8211; ed è la prima cosa che mi colpì in lui &#8211; quando abbandona fisicamente e mentalmente l&#8217;Europa ne molla le coordinate come si mollano gli ormeggi e si spezza la bussola: si perde davvero. Forse anche lui, genericamente, era partito alla ricerca del &#8220;diverso&#8221; (al di là della necessità storica che gli aveva fatto lasciare la Germania nazista). Ma dove è arrivato, sono convinto che non saprebbe dirlo nemmeno lui. Lo rileggo da anni, è uno dei motivi per cui continuo a rileggerlo, ma fin dove si sia spinto continuo a non capirlo. Perfino &#8220;pre-luterano&#8221;, bellissima sintesi, non mi basta. J. ha aperto uno squarcio, e ancora sessant&#8217;anni dopo io non ne intravedo il fondo. Cosa posso volere di più da uno scrittore?</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Recensione: Hans Henny Jahnn &#8211; &#8220;13 storie inospitali&#8221; &#171; Internet Slowbookfarm		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/01/17/le-storie-inospitali-di-jahnn/#comment-146031</link>

		<dc:creator><![CDATA[Recensione: Hans Henny Jahnn &#8211; &#8220;13 storie inospitali&#8221; &#171; Internet Slowbookfarm]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jan 2011 15:37:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] Nazione indiana, 17/01/2011. [...]]]></description>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: alcor		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/01/17/le-storie-inospitali-di-jahnn/#comment-146029</link>

		<dc:creator><![CDATA[alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jan 2011 13:36:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[l&#039;ho appena iniziato, nel frattempo quoto anch&#039;io zangrando e bortolotti al seguito]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>l&#8217;ho appena iniziato, nel frattempo quoto anch&#8217;io zangrando e bortolotti al seguito</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Andrea Raos		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/01/17/le-storie-inospitali-di-jahnn/#comment-146026</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jan 2011 12:50:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[È meglio se te lo fai mandare direttamente da Lavieri, è più veloce http://www.lavieri.it/Catalogo/A-libri/arno/Jahnn.htm]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È meglio se te lo fai mandare direttamente da Lavieri, è più veloce <a href="http://www.lavieri.it/Catalogo/A-libri/arno/Jahnn.htm" rel="nofollow ugc">http://www.lavieri.it/Catalogo/A-libri/arno/Jahnn.htm</a></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Marilena		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/01/17/le-storie-inospitali-di-jahnn/#comment-146024</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jan 2011 12:43:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Domanda assai prosaica: si trova in libreria, Jahn?
Su Ibs dicono che ci vogliono 3 settimane per averlo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domanda assai prosaica: si trova in libreria, Jahn?<br />
Su Ibs dicono che ci vogliono 3 settimane per averlo</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Michele Sisto		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/01/17/le-storie-inospitali-di-jahnn/#comment-145976</link>

		<dc:creator><![CDATA[Michele Sisto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jan 2011 11:52:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Difficile dire qualcosa di consistente su Jahnn: è un autore “grosso”, di quelli che producono movimenti tellurici nella letteratura, movimenti che non è facile misurare. Il racconto &quot;I mangiatori di marmellata&quot;, ad esempio, che è del 1928, trapassa impercettibilmente dal romanzo di idee (a seguire le discussioni politiche dei tre ragazzi sembra di essere da qualche parte nella &quot;Montagna incantata&quot;) a quell’epica personalissima di Jahnn che affiora da forme narrative e sensibilità davvero «pre-luterane». 

Si potrebbe andare più in là, e dire perfino «pre-sociali»: nel senso che in Jahnn il corpo viene come spogliato di ogni connotazione sociale, tutti i legami sono aboliti, salvo quelli di sangue e sessuali. Resta il corpo nudo (spesso un corpo maschile) con le sue nude qualità. C’è un che di brutale, di barbarico, in questo: i tratti di un volto possono riassumere, quasi fisiognomicamente, un destino. 

Ma Jahnn, che non concedeva nulla alle culture reazionarie dell’età di Weimar, mette in scena esistenze socialmente nude non per affermare distinzioni di sangue, ma per sabotare la modernizzazione e le sue ideologie (di destra e di sinistra). 

C’è qualcosa, in questa visione della storia, che si può ritrovare, con le debite cautele, in Pasolini. Anche la ricerca di una fuoriuscita dalla modernità nel mito, o in paesi “esotici”: l’Africa o lo Yemen o la Napoli hanno in Pasolini una funzione in parte analoga alla Norvegia dei troll, a Santa Catalina, al medio-oriente da mille e una notte in Jahnn. Fuori dalla società moderna si può ritrovare – e raccontare – un’integrità dell’essere umano della quale nel capitalismo avanzato non è più dato fare esperienza: un mito regressivo che è, al tempo stesso, utopia progressiva. 

(Tutto questo detto molto approssimativamente, appunti di lettura).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Difficile dire qualcosa di consistente su Jahnn: è un autore “grosso”, di quelli che producono movimenti tellurici nella letteratura, movimenti che non è facile misurare. Il racconto &#8220;I mangiatori di marmellata&#8221;, ad esempio, che è del 1928, trapassa impercettibilmente dal romanzo di idee (a seguire le discussioni politiche dei tre ragazzi sembra di essere da qualche parte nella &#8220;Montagna incantata&#8221;) a quell’epica personalissima di Jahnn che affiora da forme narrative e sensibilità davvero «pre-luterane». </p>
<p>Si potrebbe andare più in là, e dire perfino «pre-sociali»: nel senso che in Jahnn il corpo viene come spogliato di ogni connotazione sociale, tutti i legami sono aboliti, salvo quelli di sangue e sessuali. Resta il corpo nudo (spesso un corpo maschile) con le sue nude qualità. C’è un che di brutale, di barbarico, in questo: i tratti di un volto possono riassumere, quasi fisiognomicamente, un destino. </p>
<p>Ma Jahnn, che non concedeva nulla alle culture reazionarie dell’età di Weimar, mette in scena esistenze socialmente nude non per affermare distinzioni di sangue, ma per sabotare la modernizzazione e le sue ideologie (di destra e di sinistra). </p>
<p>C’è qualcosa, in questa visione della storia, che si può ritrovare, con le debite cautele, in Pasolini. Anche la ricerca di una fuoriuscita dalla modernità nel mito, o in paesi “esotici”: l’Africa o lo Yemen o la Napoli hanno in Pasolini una funzione in parte analoga alla Norvegia dei troll, a Santa Catalina, al medio-oriente da mille e una notte in Jahnn. Fuori dalla società moderna si può ritrovare – e raccontare – un’integrità dell’essere umano della quale nel capitalismo avanzato non è più dato fare esperienza: un mito regressivo che è, al tempo stesso, utopia progressiva. </p>
<p>(Tutto questo detto molto approssimativamente, appunti di lettura).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gherardo bortolotti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/01/17/le-storie-inospitali-di-jahnn/#comment-145970</link>

		<dc:creator><![CDATA[gherardo bortolotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jan 2011 09:10:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[per quel che mi riguarda, è tutto conflitto d&#039;interessi ma non posso fare a meno di quotare le parole di stefano e indicare super domenico pinto (come anche marcello buonomo e rosa lavieri, ovvero i signori lavieri) tra i benemeriti della nazione per le traduzioni dal tedesco presenti in arno!

(scriveremo kempy 4ever furiosamente sui muri)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>per quel che mi riguarda, è tutto conflitto d&#8217;interessi ma non posso fare a meno di quotare le parole di stefano e indicare super domenico pinto (come anche marcello buonomo e rosa lavieri, ovvero i signori lavieri) tra i benemeriti della nazione per le traduzioni dal tedesco presenti in arno!</p>
<p>(scriveremo kempy 4ever furiosamente sui muri)</p>
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