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	Commenti a: Il sogno di Tamerlano	</title>
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		<title>
		Di: natàlia castaldi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/01/19/il-sogno-di-tamerlano/#comment-146275</link>

		<dc:creator><![CDATA[natàlia castaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 19:11:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ma perché strano? non amo dare del &quot;tu&quot; e il &quot;lei&quot; (v. sig.ra) è anche un segno di rispetto, del resto noi non ci scambiamo mail, il suo blog che frequentavo con mi piacere mi risulta chiuso agli estranei, e cos&#039;altro? La rispetto e finisce qui. Un caro saluto (sinceramente, che qui se non si precisa si fraintende sempre)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ma perché strano? non amo dare del &#8220;tu&#8221; e il &#8220;lei&#8221; (v. sig.ra) è anche un segno di rispetto, del resto noi non ci scambiamo mail, il suo blog che frequentavo con mi piacere mi risulta chiuso agli estranei, e cos&#8217;altro? La rispetto e finisce qui. Un caro saluto (sinceramente, che qui se non si precisa si fraintende sempre)</p>
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		<title>
		Di: NeGa		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/01/19/il-sogno-di-tamerlano/#comment-146274</link>

		<dc:creator><![CDATA[NeGa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 19:02:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sì, come evidenzia Alcor, questo testo è monco, direi costitutivamente monco: perché è privo di corpo, certo, ma anche perché grezzo, zeppo di errori logici, sincopato in senso etimologico: spezzato nell&#039;andamento e urticante ... Come ogni testo drammaturgico, è “gestuale” più che “letterario”. Il letterario, però, vi trova ospitalità: contribuisce al “tema”, come per certi versi ha colto FM; e ciò nel senso che questo testo reagisce, coi modi suoi propri, diciamo come esempio vivente (come “incarnazione” di una certa intenzionalità), a recenti discussioni sulla “letteratura” (e ad altri testi “letterari”, sì). È un’allegoria dell’atto creativo, se si vuole. 

NeGa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, come evidenzia Alcor, questo testo è monco, direi costitutivamente monco: perché è privo di corpo, certo, ma anche perché grezzo, zeppo di errori logici, sincopato in senso etimologico: spezzato nell&#8217;andamento e urticante &#8230; Come ogni testo drammaturgico, è “gestuale” più che “letterario”. Il letterario, però, vi trova ospitalità: contribuisce al “tema”, come per certi versi ha colto FM; e ciò nel senso che questo testo reagisce, coi modi suoi propri, diciamo come esempio vivente (come “incarnazione” di una certa intenzionalità), a recenti discussioni sulla “letteratura” (e ad altri testi “letterari”, sì). È un’allegoria dell’atto creativo, se si vuole. </p>
<p>NeGa</p>
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		<title>
		Di: fm		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/01/19/il-sogno-di-tamerlano/#comment-146265</link>

		<dc:creator><![CDATA[fm]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 15:58:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nessuna irritazione, Alcor, a volte si fa così, ma solo per non morire...

Comunque, vedo che non vuoi proprio aiutarmi a trovare il nome giusto per le altre patologie :)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nessuna irritazione, Alcor, a volte si fa così, ma solo per non morire&#8230;</p>
<p>Comunque, vedo che non vuoi proprio aiutarmi a trovare il nome giusto per le altre patologie :)</p>
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		Di: alcor		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/01/19/il-sogno-di-tamerlano/#comment-146263</link>

		<dc:creator><![CDATA[alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 15:30:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mah, non so, non vorrei aver creato irritazioni di cui non riesco a leggere lo sfondo, [vedi lo strano sig.ra Alcor di Castaldi], molto mi sfugge, evidentemente.

quanto al «senso di esclusione immeritata dai circoli intellettuali che contano» c&#039;è sempre chi lo prova, anche nei circoli intellettuali che contano, consideriamolo una malattia esantematica e lasciamola sfogare, di solito la varicella si prende una volta sola:-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mah, non so, non vorrei aver creato irritazioni di cui non riesco a leggere lo sfondo, [vedi lo strano sig.ra Alcor di Castaldi], molto mi sfugge, evidentemente.</p>
<p>quanto al «senso di esclusione immeritata dai circoli intellettuali che contano» c&#8217;è sempre chi lo prova, anche nei circoli intellettuali che contano, consideriamolo una malattia esantematica e lasciamola sfogare, di solito la varicella si prende una volta sola:-)</p>
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		<title>
		Di: fm		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/01/19/il-sogno-di-tamerlano/#comment-146260</link>

		<dc:creator><![CDATA[fm]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 14:44:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In effetti c’è un equivoco, che provvedo subito a chiarire e a rimuovere. La verità è che il messaggio in bottiglia (cfr. parentesi) aveva un destinatario ben preciso – saltato per la maledetta fretta/fregola di schiacciare il tasto “invio” senza prima rileggere – ed era questo : @ me stesso. 

Nessun problema, dunque, la “meschinità” era già stata attribuita al legittimo proprietario. Il termine, poi, credo sia proprio quello più adatto a contenere l’insieme di svariate altre sintomatologie che connotano la personalità patologica in oggetto: rancore, invidia, frustrazione, senso di esclusione immeritata dai circoli intellettuali che contano (il sogno inappagato della mia esistenza, fin da bambino!) etc. etc.

[Detto questo, e considerato che, a quanto sembra, non è difficile dare un nome alle nostre più segrete  e inconfessabili pulsioni, aiutatemi a trovare quello giusto per definire l’insieme di queste pratiche, sicuramente “sintomatiche” anch’esse: a) scrivere distese a perdita d’occhio di commenti e di contributi “teorici”, con riferimenti e link testuali-metatestuali-paratestuali-mestruali, home and abroad, a supporto di testi per i quali l’unica ermeneutica possibile è il contenuto del ruttino post-poppata di un neonato; b) accorrere in branco, quasi a circondarlo con un fraterno muro di protezione e di affetto (“you’ll never walk alone”, ormai sei dei “nostri”), ogni volta che compare un testo (raramente) o un test(icol)o (sempre più spesso) di un sodale – credendo di prevenire, in questo modo, il solito attacco “rancoroso-invidioso-frustrato” di cui sopra, ma finendo, inevitabilmente, per mandare a puttane (ammesso che uno l’abbia mai posseduto) il senso della misura, della decenza e del ridicolo; c) cooptare in diretta i “meritevoli”, con pratiche da sottobosco deforestato, per iniziative, festival, intraprese e quant’altro fa “cultura” (quella d.o.c., s’intende: la “nostra”); d) intervenire nelle discussioni con il rimando a “quanto ho già scritto e detto qua, e qua, e anche lì e là”, avvalorando presso i gonzi l’insostituibilità della propria presenza nel “fuoco” del dibattito che conta, quello che spariglia le carte del “nemico”; oppure, chiamando a sostegno, l’insostituibile “auctoritas” degli amici, con riferimenti anche alle “cose che ci siamo detti proprio stamattina, via mail, ti ricordi?”; e) piangere e ululare contro il “mondo culturale infame” che “nemmeno ci caga”, avendo alle spalle cinque-sei pubblicazioni negli ultimi due anni, svariati premi datti dallo stesso “m.c.i.” tanto aborrito, decine di articoli per riviste e giornali, direzioni editoriali, etc. etc.; f)g)h)etc.)etc.) etc. etc.]  

Ad maiorem gloriam cazzimmae.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In effetti c’è un equivoco, che provvedo subito a chiarire e a rimuovere. La verità è che il messaggio in bottiglia (cfr. parentesi) aveva un destinatario ben preciso – saltato per la maledetta fretta/fregola di schiacciare il tasto “invio” senza prima rileggere – ed era questo : @ me stesso. </p>
<p>Nessun problema, dunque, la “meschinità” era già stata attribuita al legittimo proprietario. Il termine, poi, credo sia proprio quello più adatto a contenere l’insieme di svariate altre sintomatologie che connotano la personalità patologica in oggetto: rancore, invidia, frustrazione, senso di esclusione immeritata dai circoli intellettuali che contano (il sogno inappagato della mia esistenza, fin da bambino!) etc. etc.</p>
<p>[Detto questo, e considerato che, a quanto sembra, non è difficile dare un nome alle nostre più segrete  e inconfessabili pulsioni, aiutatemi a trovare quello giusto per definire l’insieme di queste pratiche, sicuramente “sintomatiche” anch’esse: a) scrivere distese a perdita d’occhio di commenti e di contributi “teorici”, con riferimenti e link testuali-metatestuali-paratestuali-mestruali, home and abroad, a supporto di testi per i quali l’unica ermeneutica possibile è il contenuto del ruttino post-poppata di un neonato; b) accorrere in branco, quasi a circondarlo con un fraterno muro di protezione e di affetto (“you’ll never walk alone”, ormai sei dei “nostri”), ogni volta che compare un testo (raramente) o un test(icol)o (sempre più spesso) di un sodale – credendo di prevenire, in questo modo, il solito attacco “rancoroso-invidioso-frustrato” di cui sopra, ma finendo, inevitabilmente, per mandare a puttane (ammesso che uno l’abbia mai posseduto) il senso della misura, della decenza e del ridicolo; c) cooptare in diretta i “meritevoli”, con pratiche da sottobosco deforestato, per iniziative, festival, intraprese e quant’altro fa “cultura” (quella d.o.c., s’intende: la “nostra”); d) intervenire nelle discussioni con il rimando a “quanto ho già scritto e detto qua, e qua, e anche lì e là”, avvalorando presso i gonzi l’insostituibilità della propria presenza nel “fuoco” del dibattito che conta, quello che spariglia le carte del “nemico”; oppure, chiamando a sostegno, l’insostituibile “auctoritas” degli amici, con riferimenti anche alle “cose che ci siamo detti proprio stamattina, via mail, ti ricordi?”; e) piangere e ululare contro il “mondo culturale infame” che “nemmeno ci caga”, avendo alle spalle cinque-sei pubblicazioni negli ultimi due anni, svariati premi datti dallo stesso “m.c.i.” tanto aborrito, decine di articoli per riviste e giornali, direzioni editoriali, etc. etc.; f)g)h)etc.)etc.) etc. etc.]  </p>
<p>Ad maiorem gloriam cazzimmae.</p>
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		<title>
		Di: natàlia castaldi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/01/19/il-sogno-di-tamerlano/#comment-146244</link>

		<dc:creator><![CDATA[natàlia castaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 10:15:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[non credo si volesse attribuire meschinità a qualcuno, sig.ra Alcor, quanto constatare una realtà di fatto, in cui - a scanso di equivoci - mi includo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non credo si volesse attribuire meschinità a qualcuno, sig.ra Alcor, quanto constatare una realtà di fatto, in cui &#8211; a scanso di equivoci &#8211; mi includo.</p>
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		<title>
		Di: alcor		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/01/19/il-sogno-di-tamerlano/#comment-146243</link>

		<dc:creator><![CDATA[alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 10:07:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Perché attribuire a chi non commenta tanta meschinità?

Se il corpo è la vera sostanza del teatro, la sua unica verità, come sostiene Gambula, questo testo magari lo si percepisce come una cosa monca.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perché attribuire a chi non commenta tanta meschinità?</p>
<p>Se il corpo è la vera sostanza del teatro, la sua unica verità, come sostiene Gambula, questo testo magari lo si percepisce come una cosa monca.</p>
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		<title>
		Di: natàlia castaldi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[natàlia castaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 00:19:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[...e anche un pizzico di Pirandello
dolorosamente bello. [concordo con la parentesi di fm]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;e anche un pizzico di Pirandello<br />
dolorosamente bello. [concordo con la parentesi di fm]</p>
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		<title>
		Di: fm		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/01/19/il-sogno-di-tamerlano/#comment-146236</link>

		<dc:creator><![CDATA[fm]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Jan 2011 23:41:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un testo affascinante, durissimo e luminoso nel suo moto circolare asfissiante, rivelatore; nel  sincopato, differito vorticare di immagini che premono dietro le pareti a strapiombo di una pausa, di una cesura, di un punto, di un respiro trattenuto solo per un attimo, per non essere completamente travolti dal suo peso-senso. Da Sofocle ad Artaud: un intero immaginario che si dispiega, si piega e si lacera, con rovinosa grazia disvelante, per legge non mai scritta di parola, fino a farsi finzione-dizione infinita, interminata metamorfosi di corpi-in-un-corpo che genera frammenti di reale: dell’unica realtà che si dice mostrandosi - riflessa in quell’unico specchio sacrificale, nell’unica matrice-dispensa che la fa essere. “I can&#039;t forsake you, Alifi, my larder”.


[E allora capisci davvero, di fronte a un testo del genere,  &lt;em&gt;perché&lt;/em&gt; quel bianco vertiginoso e urlante nel colonnino dei commenti. Ora sai &lt;em&gt;perché&lt;/em&gt; è molto più produttivo, più funzionale al confortevole nulla di pensiero che ci avvolge e protegge, far finta di niente e passare oltre; dirsi, e convincersi, di non aver visto e letto nulla, e dirigersi a grandi passi là dove si possono lasciare, come escrementi disseminati a prendere aria e ad evaporare al primo clic, lodi sperticate  sulla letteratura del nuovo millennio – miserrime paginette scritte con l’inchiostro di un’unica, devastante inesistenza.]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un testo affascinante, durissimo e luminoso nel suo moto circolare asfissiante, rivelatore; nel  sincopato, differito vorticare di immagini che premono dietro le pareti a strapiombo di una pausa, di una cesura, di un punto, di un respiro trattenuto solo per un attimo, per non essere completamente travolti dal suo peso-senso. Da Sofocle ad Artaud: un intero immaginario che si dispiega, si piega e si lacera, con rovinosa grazia disvelante, per legge non mai scritta di parola, fino a farsi finzione-dizione infinita, interminata metamorfosi di corpi-in-un-corpo che genera frammenti di reale: dell’unica realtà che si dice mostrandosi &#8211; riflessa in quell’unico specchio sacrificale, nell’unica matrice-dispensa che la fa essere. “I can&#8217;t forsake you, Alifi, my larder”.</p>
<p>[E allora capisci davvero, di fronte a un testo del genere,  <em>perché</em> quel bianco vertiginoso e urlante nel colonnino dei commenti. Ora sai <em>perché</em> è molto più produttivo, più funzionale al confortevole nulla di pensiero che ci avvolge e protegge, far finta di niente e passare oltre; dirsi, e convincersi, di non aver visto e letto nulla, e dirigersi a grandi passi là dove si possono lasciare, come escrementi disseminati a prendere aria e ad evaporare al primo clic, lodi sperticate  sulla letteratura del nuovo millennio – miserrime paginette scritte con l’inchiostro di un’unica, devastante inesistenza.]</p>
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