A prose is a prose: Giulia Niccolai

24 gennaio 2011
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All’inaugurazione della mostra di Biagio Cepollaro, a Milano, c’era anche Giulia Niccolai. Erano anni che volevo chiederle l’autorizzazione a pubblicare il piccolo testo che segue. Anni per un piccolo testo così? si chiederà qualcuno. Certo, un piccolo testo da un grandissimo libro.
E così ringrazio Giulia e l’editore Archinto di avercela accordata
. effeffe

da ” Esoterico Biliardo” , Giulia Niccolai, ed.Archinto pp. 176 € 12,39 Lire 24.000

Da diversi anni ormai, tutte le volte che esco con i cani per le loro passeggiate quotidiane, porto con me dei vecchi giornali per poter raccattare e poi buttare in un cestino i loro escrementi. Mi sono sentita in dovere di prendere questa decisione a causa delle occhiate di negozianti e portinai che a volte guardavano passare me e i due cani con espressione torva e sospettosa, mentre ora al contrario ci salutano molto cordialmente. L’iniziativa dunque, per quanto sgradevole, ha avuto un certo successo e sono così riuscita a evitare un po’ di quell’attrito che rende la vita quotidiana così simile alla carta vetrata.
Col tempo ho potuto anche accumulare una certa casistica relativa alle reazioni dei passanti. La signora che arriccia il naso e dice: che schifo! Il signore che sentenzia: è così che si deve fare, ecc.
Quella calda e deserta mattina di agosto mi trovavo in via Verga diretta ai giardinetti, quando Lennie al centro del marciapiede comincia ad assumere quella classica e goffa posizione ingobbita dei cani prima di fare i loro bisogni. Da parte mia estraggo un giornale dalla borsa di plastica, lo apro per poterne sfilare due fogli e come sempre mi inchino e raccatto. A operazione conclusa sento un sonorissimo BRAVA! Mi guardo attorno ma non scorgo anima viva, alzo la testa verso le finestre delle case ma anche li, nessuno. Non capendo da dove potesse essere venuta la voce, rimango interdetta col mio cartoccio in mano chiedendomi se non avessi per caso avuto un’allucinazione uditiva. BRAVA! Non più presa alla sprovvista, questa seconda volta ne identifico la provenienza: la voce viene da lì, da quel pertugio rettangolare nel basamento della casa. La voce proviene da una cantina.
Ricapitolando: agosto in città, una strada deserta, un cane fa i suoi bisogni, una donna li raccatta, un uomo da una cantina le dice brava!
Mai come in quel momento ho capito Samuel Beckett.

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23 Responses to A prose is a prose: Giulia Niccolai

  1. francesco forlani il 25 gennaio 2011 alle 09:08

    in Italia ci sono dei libri bellissimi, importanti, che recano in sé (e non solo) tracce di verità, segni profondi come cicatrici nel sentire. Sono libri misteriosi, in genere sotto le insegne di piccole e importanti case editrici, che bruciano nelle librerie, biblioteche, senza che nessun sapeur pompier estingua le fiamme, ne salvi le pagine. Sono libri la cui cenere è un atto d’accusa all’indifferenza dei lettori effeffe

  2. alcor il 25 gennaio 2011 alle 10:44

    Ma per fortuna è stato un libro molto letto, quando è uscito, forse per chi non lo conosce questo è un brano un po’ spiazzante:–)
    Poi è vero che la gente dimentica, ma non chi ha avuto modo di conoscerlo.

  3. francesco forlani il 25 gennaio 2011 alle 11:02

    sai Alcor , per quasi una decina d’anni ho portato in giro quella pagina. L’ho raccontata in giro, spesso in francese, qualche volta in napoletano. a seconda di dove mi trovassi. Poi è capitato che qualche giorno fa a Milano, accompagnando Milli Graffi a casa, con lo Sparz, dopo il reading organizzato da francesca e anna, lo ri-raccontassi, parlando di Spatola, Niccolai, Porta, a mio parere i più autenticamente rivoluzionari del gruppo ’63. E il caso ha voluto che l’indomani incontrassi proprio Giulia. Così è nato questo post. Una pagina che nella sua inattualità (all’epoca non esistevano le multe per chi non portasse insieme al cane di che pulire il culo ai marciapiedi) stabilisce un nesso, tra vita e letteratura così naturale, così semplice
    ” agosto in città, una strada deserta, un cane fa i suoi bisogni, una donna li raccatta, un uomo da una cantina le dice brava!” e Beckett (naturally)
    effeffe
    ps
    dovremmo poi metterci d’accordo sul significato di “libro molto letto”. Se lo intendiamo come “pochi lettori ma buoni” allora ok…

  4. alcor il 25 gennaio 2011 alle 11:06

    Riporto dallo stesso libro un frammento molto diverso, che forse può far capire la rinuncia a ogni ego che sta dietro anche all’incipit che hai postato e senza la quale forse è difficile capirlo:

    «Dato che in me in passato lo scrivere era stato una ragione di vita, ciò che ho capito in questi ultimi dieci anni è che, affinché ciò che scrivo abbia peso, devo praticamente smettere di farlo. Un esempio perfetto di «Poetic justice»…
    Da un altro punto di vista, la testimonianza di questo mio percorso, può anche lasciare il lettore perplesso e interdetto, e non è il caso di suscitare tali reazioni, o comunque, è meglio farlo il meno possibile, col contagocce, da estranea e «outsider» della letteratura, quale ormai sono e mi sento.
    Ho raccontato l’episodio del Cosmo bar dell’86, proprio per dimostrare quanto non mi tornassero più i conti tra ciò che per me era «poesia» e ciò che sentivo lo era per altri.
    Per vent’anni sono stata «militante» in campo letterario, ma la frase: tu sei poeta, sono riuscita a dirmela solo dopo essermi staccata da tutto.»

    Esoterico biliardo testimonia di un percorso lungo e anche doloroso, dove la brillantezza e l’effervescenza del gioco linguistico di altri libri di Niccolai viene messa da parte per fare conti ben più importanti.

    Tra l’altro è un farmaco per chi si fa ancora trascinare dai venti dell’ambizione:–)

  5. alcor il 25 gennaio 2011 alle 11:08

    ah, non ti avevo letto, sì, pochi lettori ma buoni, ma anche, tenendo conto dei numeri di certi libri, non pochissimi lettori, se non ricordo male, e comunque ha avuto numerosi riscontri.

  6. francesco forlani il 25 gennaio 2011 alle 11:22

    un po’ OT
    sai Alcor qual’è la cosa bella quando si è oltre i quaranta anni (ma tu questo ancora non lo sai :-) ? è che uno si mette l’anima in pace con quell’ambizione. perché qualora arrivasse sarebbe comunque troppo tardi. Un po’ (sempre un po’, ma siamo a Torino) come quando a questa età si dice all’amata “ti amerò per tutta la vita” quando il tutta la vita a venire è comunque meno, negli anni e nell’energia degli anni venuti. E comunque sì, eccellente farmaco.
    effeffe

  7. alcor il 25 gennaio 2011 alle 11:52

    No, certo, per arrivare ai centoquaranta devo fare ancora moltissima strada.
    Però ti devo smentire, oltre i quaranta c’è ancora parecchia gente agitata, bisognerebbe spiegargli almeno i vantaggi di un certo distacco, anche in questo la lettura di Niccolai aiuterebbe, anche se non vorrei darne un’immagine riduttiva.
    Anzi, mi viene a fagiolo un’altra piccola citazione, sempre sua, presa da un altro libro pubblicato da Archinto, che si intitola «Le due sponde»

    «Il desiderio e l’aspirazione alla pace mi si erano sviluppati tardi nella vita, verso i quarant’anni, perché prima la pace era per me quasi sinonimo di «noia», e privilegiavo, ricercavo piuttosto la tensione e l’eccitazione che mi davano l’illusione di essere nel flusso delle cose del mondo.»

    Però forse hai ragione, la svolta arriva verso i quaranta, per chi la sa acchiappare.

  8. fm il 25 gennaio 2011 alle 12:05

    “…un segnale comprensibile
    a pochi; solo a chi ha già sperimentato
    nell’occhio della mente un intermittente
    piccolo vortice di luce, una radiosa
    fosforescenza di segmenti concentrici
    identici a quelli dei nostri polpastrelli.”

    (G. N.)

  9. francesco forlani il 25 gennaio 2011 alle 12:28

    FM spero proprio che giulia ci legga!
    @alcor
    la svolta ti acchiappa alla grande e nell’abbraccio ti fa sentire pure fortunato :-) effeffe

  10. alcor il 25 gennaio 2011 alle 12:32

    eh sì, passa in fretta il tempo di zwei dry martini:–)

  11. fm il 25 gennaio 2011 alle 12:47

    @ ff

    Lo spero anch’io, e mi piace pensarlo.

    A questa poeta e alla sua opera mi legano un affetto e una consuetudine ormai ultratrentennali, un “debito” che è pari solo a quello contratto con Patrizia Vicinelli.

  12. Larry Massino il 25 gennaio 2011 alle 13:05

    Qui sembra di essere imbucati a una festicciola privata. C’è rimasta un po’ di torta?

  13. francesco forlani il 25 gennaio 2011 alle 13:28

    Ho chiesto a Beppe Sebaste di mandarmi via mail la recensione che aveva scritto sull’Unità all’uscita del libro ( qui il link )
    poiché repetita iuvant, la metto qui. (notare il prezzo…)
    effeffe

    Giulia Niccolai, Esoterico biliardo, Archinto 2001, pp.174, Lire 24.000

    Capita a volte, nella vita di ognuno, di scorgere un’intima coerenza, un più o meno invisibile legame che connette ciò che ci appariva disperso e scucito – esperienze contraddittorie, sentieri interrotti, un’accozzaglia di episodi piuttosto che la sequenza riconoscibile di un destino. Ancora più emozionante, se possibile, è quando questo capita a chi per professione, o meglio vocazione, è attento e sensibile ai legami, o se si preferisce ai simboli (dal greco “symballein”, ciò che lega e unisce, all’opposto di “dyaballein”, che slega e disperde): accorgersi che tutto ciò che si è fatto, in modi e linguaggi diversi, voleva dire “la stessa cosa”, per condurci là dove siamo o agogniamo di essere, in un percorso che dissimula la propria linearità in uno zigzagare che è tale solo per il nostro sguardo privo di fede. E’ ciò che il poeta ebreo Edmond Jabès espresse più o meno così: “bisogna avere percorso molte strade diverse prima di accorgersi che non si era mai abbandonata la stessa”. O, con più realizzazione mistica (nel senso di attualizzazione e incarnazione in una vita), come dice il giapponese (poeta e filosofo) Dogen Zenji, fondatore nel XIII secolo del Soto Zen: “quando trovi il tuo posto lì dove sei, la pratica avviene”. Ecco, il libro di Giulia Niccolai esprime questo incanto, che consiste nella trasformazione, dice, di eventi casuali in eventi causali, realizzazione della sincronicità di quelle che chiamiamo coincidenze, “sconfinamenti spazio-temporali nei quali scrittura e vita si sono sovrapposte e confuse, sostenendosi a vicenda”. L’elogio delle epifanie e delle estasi della poetessa Giulia Niccolai si accorda perfettamente, con felice sorpresa di entrambe, con le parole della monaca buddhista (tibetana) Giulia Niccolai, là dove dice di sperimentare così “uno spazio più ampio e un disegno superiore (…) capaci di dare un salvifico senso di continuità e di compiutezza alla vita e al mondo, che altrimenti mi apparivano come un insensato e doloroso coacervo di ‘spaghi tronchi, non collegati’ – come ha scritto Giorgio Manganelli.”
    Il fatto che si tratti, naturalmente, della stessa persona, è proprio quello che Esoterico biliardo, a metà tra una “confessione” (nel senso di Agostino) e un esercizio di “letizia” (tra San Francesco e la “Gaia Scienza”), spiega e racconta al lettore oltre che all’autrice. La sua commozione per questo esito, per questo “divenire ciò che si è” seguìto da un altrettanto difficile “essere ciò che si è diventati”, è senz’altro condivisa da chi, come lei, a lungo ha cercato non la libertà, ma “una via d’uscita”.
    Libro di illuminazioni, dunque, di epifanie, di correspondances, di logiche sinestesie tra vita e libri, parole e visioni, passioni e vacuità, questo di Giulia Niccolai è “esoterico” perché “segreto” e “parzialmente celato”, come un rebus; ed è “biliardo” per l’abilità del gioco di sponda, le “meditate carambole” in cui esprit de géometrie e esprit de finesse miracolosamente coincidono (proprio come l’arco, l’arciere, la freccia e il bersaglio). E’ un libro, anche, di passione, in tutti i sensi della parola, anche là dove si incontra con pazienza, sua contigua declinazione del patire, per diventarne alla fine sinonimo. Ed è un libro di memorie (una memoria “del cuore”, come dice il verbo ricordare), storia riconoscente e umile di una vocazione e della scoperta di un destino, malgrado il rigore del reportage di un’epoca e un ambiente – quello della poesia sperimentale italiana degli anni Sessanta – e delle analisi, tra gli altri, di Gertrude Stein, Luciano Anceschi e Giorgio Manganelli, tra i “maestri” di poesia della Niccolai. E’, infine, il libro di una conversione, come è sempre il caso di ogni vera confessione: bisogna morire a se stessi per raccontare la propria vita. Occorre varcare un passaggio impossibile, una porta senza porta (quella che i filosofi chiamano “aporìa”) per rinascere a una vita nuova.
    E’ opportuno aggiungere che si tratta di un libro che si legge di un fiato, e che si ha voglia poi di rileggere. E’ buffo, e fa ridere. E’ vasto e profondo, e fa pensare. Presumo che faccia perfino sognare, come il Libro dell’Es di Georg Groddeck, perché è liberatorio, come del resto lo stesso buddhismo e la pratica della meditazione, a cui il libro introduce. Vorrei infine ricordare come la poetessa Giulia Niccolai, già appartenente al Gruppo ’63, autrice dei Fresbees e di Harry’s Bar Ballad, perfettamente bilingue (con l’inglese), fosse dotata di quell’umorismo anglosassone che non ha nulla da invidiare a quello zen o ebraico, e di una risata contagiosa. Ascoltare i suoi reading era (è) un’esperienza entusiasmante, pari alla sua conversazione che non si sa mai dove ci porti, come i sogni e i dialoghi di Denis Diderot. La monaca Giulia Niccolai racconta che, negli anni ’80, la legge del karma, che è tutt’uno con quella del contrappasso di Dante (in inglese: poetic justice) fece sì che un ictus le colpisse soprattutto la parola, che recuperò faticosamente nel corso degli anni. Fu forse questo evento a darle l’occasione della vita, quella di consacrarsi monaca, con anni di meditazione e di rinuncia. Tutto questo è raccontato con sincerità e grazia, musicale e religiosa, nell’Esoterico biliardo.

  14. alcor il 25 gennaio 2011 alle 13:30

    Certo, @massino, per entrare in questo tipo di feste basta procurarsi i libri, si può andare persino a cena a Jasnaja Poljana senza farsi presentare.

  15. francesco forlani il 25 gennaio 2011 alle 13:32

    ah se non ci fossero gli amici degli amici, che feste sarebbero…effeffe

  16. beppe s. il 25 gennaio 2011 alle 13:34

    effeffe, c’è un errore (almeno ne ho visto uno solo) nella trascrizione dovuto non a virus, credo, ma a trasposizione grafica): “… che altrimenti mi apparivano come un insensato e doloroso coacervo di – come ha scritto Giorgio Manganelli.” Correggi? ciao, beppe

  17. beppe s. il 25 gennaio 2011 alle 13:35

    saltato anche nel mio commento, il che mostra che i caporali non vengono trascritti; riprovo con altro segno grafico, virgolette interne:
    “… che altrimenti mi apparivano come un insensato e doloroso coacervo di ‘spaghi tronchi, non collegati’ – come ha scritto Giorgio Manganelli.”

  18. francesco forlani il 25 gennaio 2011 alle 13:40

    fatto! effeffe

  19. viola il 25 gennaio 2011 alle 13:57
  20. Ares il 25 gennaio 2011 alle 14:10

    Ahahahah, pezzo meraviglioso..

    .. grande ironia

  21. francesco forlani il 25 gennaio 2011 alle 15:56

    Grazie Viola
    effeffe

  22. mariapia il 26 gennaio 2011 alle 00:40

    Riletti entrambi con piacere, della grande Giulia e di Beppe.
    Bel bagno rigenerante.. oggi!
    Maria Pia Quintavalla

  23. Porte à Portes – Nazione Indiana il 28 gennaio 2011 alle 08:02

    […] l’idea di rendere pubblico questo testo “privato”: più precisamente il post – A prose is a prose: Giulia Niccolai – dedicato a un libro molto bello di Giulia Niccolai, Esoterico biliardo, su cui scrissi una specie […]



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