Luoghi contro flussi. La resistenza di Massa

29 gennaio 2011
Pubblicato da

di Marco Rovelli

(pubblicato sul manifesto, 29/1/2011)

Massa è una città di confine che addensa da sempre una serie di contraddizioni forti, e spesso in negativo. Guardare quel che avviene in terra apuana credo sia utile a tutti. Negli anni novanta c’è stato un annichilimento radicale di quella che era la Zona Industriale Apuana, in perfetta sincronia con il passaggio epocale dal fordismo al postfordismo. Oggi quelle aree sono state sminuzzate, e a lavorare in molti di quei capannoni ci sono piccole imprese, lavoratori precari, immigrati – oltre che una quota di lavoro nero che in questa provincia non è irrilevante. Disoccupazione, precarietà esistenziale e lavorativa, disagio sociale, sono sempre più diffusi in questa terra, che alla crisi di medio periodo ha visto precipitarsi addosso anche la crisi di sistema che ha travolto tutti. (Dal 2006 al 2009 la cassa integrazione ordinaria è passata da 417mila a 922mila ore, la straordinaria da 254mila a 1milione249mila, i sussidi di disoccupazione sono passati da 2000 nel 2007 a 4600 nel 2009).

Paradigma negativo di questa condizione globale è stata la vicenda della Eaton: 350 lavoratori licenziati, nonostante l’alta redditività del sito, per la decisione presa della multinazionale nella sede di Cleveland, Ohio, di spostare la produzione in Polonia dove il margine degli utili sarebbe stato ancora più alto. Anni di sacrifici da parte degli operai, che avevano accettato con un accordo aziendale di estendere i turni settimanali fino a ventuno. Nonostante questo, tutti a casa. E per i più giovani, con mutui da pagare e figli da crescere, si è trattato di un vero disastro.

Per questo Massa è stata scelta come luogo della manifestazione regionale della Fiom. Quindicimila persone hanno sfilato partendo dai cancelli della Eaton, riconoscendo che quella vicenda riguarda tutti. Nella marcia di queste quindicimila persone ho visto una prova di resistenza contro il ricatto globale che tende a estendere il suo dominio sopra ogni aspetto della nostra vita e sopra tutte le vite, nessuno essendo immune dalle minacce del capitale, della sua potenza impersonale. Ho visto quindicimila persone dire no a uno spirito del tempo che si vuole unico e irrefutabile. Ho visto una manifestazione di resistenza – per riprendere quanto diceva il mio quasi omonimo Marco Revelli – dei luoghi contro i flussi: persone – ovvero corpi e storie, esseri e tempi – che, nella loro materialità irriducibile, non ci stanno a essere vittime di quella che è l’essenza antidemocratica dell’epoca presente

Il ricatto, certo, non è cosa nuova, ma un elemento costitutivo del capitalismo industriale: ma se un tempo le condizioni oggettive di lavoro portavano soggettivamente alla rivendicazione di diritti collettivi, dunque alla creazione di un movimento operaio forte, oggi, dopo la ristrutturazione postfordista e il dominio della finanza, il ricatto è tornato a essere l’elemento centrale della società, senza attrito possibile: ogni singolo individuo è lasciato a se stesso in balia della “legge ferrea” del mercato globale, come globale è il precariato, ovvero – letteralmente: precario da prex, preghiera – la percezione del lavoro non più come un diritto ma come un privilegio.

Ecco, è nelle strade di Massa, nel passaggio di quel corteo, che questa riflessione teorica prende corpo, e voce. Per le strade dava speranza vedere gli striscioni di tante e tante Rsu (in molti dei quali le sigle di Fim e Uilm erano cancellate con del nastro adesivo), ma anche le bandiere rosse (rosse e basta, quasi tornate a essere “straccio”, come aveva invocato Pasolini) del gruppo antirazzista di Campi Bisenzio, e la bandiera dell’Anpi, la cui presenza in una Provincia come questa, martoriata dalla guerra e animata da una straordinaria Resistenza, è tanto più significativa.

Vedere quelle quindicimila persone – persone, ripeto, e non merci, o risorse umane, le quali inevitabilmente si trasformano in esuberi – mi ha fatto credere che ce la possiamo fare, se si resiste. Me lo ha fatto credere sentire parlare dal palco operai e studenti – come Angelica, una studentessa universitaria che ha esibito, con la sua presenza, come la lotta dei diritti sia “di tutti per tutti” (per citare l’indimenticato Ivan Della Mea). Me lo ha fatto credere il racconto del delegato della Continental di Pisa, uno stabilimento di componentistica per auto dove la Fiom ha il 94% dei consensi: lì il sindacato ha resistito alle proposte di ristrutturazione, arrivando a un accordo che prevede anche il ciclo continuo ma senza la perdita di diritti e con incrementi retributivi e indennità, ottenendo l’impegno dell’azienda a fare grandi investimenti per nuovi impianti e nuovi prodotti, e a non licenziare nessuno nonostante la crisi. E’ stato un percorso possibile grazie alla forza di resistenza del sindacato, e soprattutto dei lavoratori, quegli stessi lavoratori che hanno manifestato ieri: un esempio di quanto abbiamo il dovere di fare, tutti quanti, su scala globale. Nelle strade di una terra impoverita, ieri, ho visto il segno di un futuro possibile.

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18 Responses to Luoghi contro flussi. La resistenza di Massa

  1. Chiappanuvoli il 29 gennaio 2011 alle 15:32

    Possibile se perseguito insieme. Ci sono troppe divisioni all’interno dei movimenti. Il lavoro era diritto perché era difeso con forza (dopo qualche centinaio di anni di soprusi…), ed era difeso tutti insieme. Oggi la logica affaristica, capitalistica (non ha più senso questa parola), direi meglio, finanziaria, ci ha ridotti a servi inebetiti. Il risultato è che pensiamo di poter anche noi fare un “profitto” individualistico, e così facendo ignoriamo chi ci sta a fianco, il nostro simile, che diventa “colui che posso fregare. E’ questa logica che va combattuta, a mio parere, o ci si ritrovarà sempre a lottare tutti contro tutti, o pochi contro tanti, o peggio, contro i nostri stessi compagni (mi si passi il termine) di vita.
    Ho apprezzato l’articolo.

  2. Carlo Capone il 29 gennaio 2011 alle 16:01

    Lavoro sì ma anche rispetto per l’ambiente.
    Ricordo quando partì un reattore dello stabilimento Montedison (divisione fertilizzanti) e furono costretti a evacuare una città intera.
    L’ammmisitratore delegato dell’azienda fu incriminato ma non si è mai saputo l’esito del processo. FChiedo a Rovelli se fu condannato?

  3. Carlo Capone il 29 gennaio 2011 alle 16:02

    sorry

    chiedo a Rovelli se fu condannato.

  4. www.eticonews.it il 30 gennaio 2011 alle 10:59

    Luoghi contro flussi. La resistenza di Massa – Nazione Indiana…

    Massa è una città di confine che addensa da sempre una serie di contraddizioni forti, e spesso in negativo. Guardare quel che avviene in terra apuana credo sia utile a tutti. Negli anni novanta c’è stato un annichilimento radicale di quella che er…

  5. marco rovelli il 30 gennaio 2011 alle 12:42

    La vicenda Farmoplant fu esemplare. Negli anni ottanta facemmo mille manifestazioni per la chiusura, fino allo scoppio. Anche in quel caso Massa fu un laboratorio, all’avanguardia della contraddizione ambiente-lavoro.
    Il capo della Montedison fu assolto in primo grado, altri responsabili condannati a pene lievi. Nel 2010 è arrivato il misero risarcimento di 750mila euro al Comune di Massa. Il risarcimento del danno ambientale, che dovrebbe servire alla bonifica della falda ancora inquinata, non si è mai visto.

  6. Fabio Franzin il 30 gennaio 2011 alle 12:57

    Questo nuovo “reportage” di Rovelli ci dice, ancora una volta, dell'”Idea” di lavoro che persegue questa nostra classe di imprenditori e di politici. “Prendi i soldi e scappa”, la definirei. In più – io operaio in mobilità – sottoscrivo alla lettera il commento di Chiappanuvoli.
    Un caro saluto. FF

  7. Carlo Capone il 30 gennaio 2011 alle 18:30

    Sempre restando in tema di capi Montedison.
    Un giorno di alcuni anni prima andai a trovare un collega in Foro Bonaparte. “Sai chi c’è nell’ufficio qui di fianco?”, disse accenando alla parete alle sue spalle, ” il presidente di Montefibre, gli hanno trovato un ufficio in fretta e furia. Lo sai che Montefibre è fallita, no?”

    Massa Farmoplant era un gioiello di tecnologia: automazione, apparati di sicurezza, impianti all’avanguardia. E ci puntavano tutti, azienda e maestranze. Questo va detto.
    Poi con quel serbatoio – o forse fu un rattore, o una torre, insomma va a sapere – è scoppiato tutto, il lavoro e il sogno di una certa chimica che non c’è più.
    Sarei curioso di sapere se la nube tossica che avvolse la città per due o tre giorni abbia avuto ricadute epidemiologiche su tempi lunghi. In effetti non se n’è saputo più nulla, e questo articolo mi ha ridestato ricordi.

  8. marco rovelli il 30 gennaio 2011 alle 19:10

    Sì, ci sono indagini epidemiologiche secondo cui alcuni tipi di tumori a Massa hanno un’incidenza ben maggiore. Ma questo non solo per lo scoppio a quanto pare, ma proprio per la stessa presenza del polo chimico nel periodo precedente.

  9. alessandra generali il 31 gennaio 2011 alle 19:14

    vivo a bologna. ho amici a massa e forse anche per questo mi sento particolarmente sensibile a ciò che la riguarda. e che riguarda tutti, come ha detto marco rovelli. conosco il temperamento tenace e forte di quella gente, anche la pazienza ad accettare condizioni, che non è mai passività, ma adattamento, avendo la coscienza di ciò che è giusto e la rassegnazione a doverci stare al disotto. ma questo non è bastato. sacrifici inutili.
    e allora basta! e me li vedo questi cortei rossi e mi fanno battere il cuore, il rosso del sangue che mi vive dentro si rimette in circolo.
    e mi piace leggere questo bell’articolo. mi piace sentire che se quello che vivo al singolare è parte di un mondo che ci fa tutti singoli e soli, c’è la possibilità di accorparci, di abbracciarci, cercare una strada comune.
    sì, è vero, persone! cazzo, siamo persone! (scusate la parolaccia, ma quando non se ne può più…) non merce, risorse umane. siamo esseri umani ed abbiamo una dignità che viene calpestata, ferita. oltre al danno economico c’è quello morale.
    sono un’insegnante precaria che per dodici anni ha avuto il suo incarico annuale ed ora mi ritrovo a lavorare saltuariamente a giornate. e quando mi ritrovo lì sul lavoro con altri precari sfigati come me non c’è fra di noi, perlopiù, solidarietà, incoraggiamento reciproco, ma competizione: cerco di fotterti così la prossima volta chiamano me e non te.
    è molto triste, e fa anche tanta rabbia vedere come siamo cambiati., come ci hanno trasformati. sono d’accordo con chiappanuvoli. grazie a tutti.

  10. GINA TOTA il 31 gennaio 2011 alle 23:06

    SALVE,MI CHIAMO GINA TOTA VIVO A MOLFETTA,MA SONO ABRUZZESE DI SULMONA,HO INIZIATO A SCRIVERE POESIA DALL’ETA’ DI DIECI ANNI,ORA NE HO 66,NON HO ALLE SPALLE UNA FORMAZIONE CULTURALE SOLIDA.MA MI SON FATTA UNA CULTURA LEGGENDO DIVORANDO LIBRI.FORSE DEVO RITENERMI FORTUNATA,PER ESSERE UN AUTODIDATTA,PERCHE’ LA SCUOLA LIMITA LA CONOSCENZA DI ALTRI AUTORI MODERNI,SOLO ORA ANDANDO NELLE SCUOLE PER DEI MIEI RECITAL,HO NOTATO CHE LE INSEGNANTI,SIA ALLE ELEMENTARI,CHE ALLE MEDIE,SONO PIU’ APERTE,VERSO LE NUOVE ESPRESSIONI POETICHE,CERTAMENTE PARTENDO DAI CLASSICI.STO SCOPRENDO DA POCO CHE SU INTERNET,MOLTE AGORA’ DANNO LA POSSIBILITA’ A NOI,AUTORI, DI SCAMBIARE DEI PARERI,DELLE OPINIONI,DI PARLARE DI POESIA,ED ALTRO.
    IO HO SCRITTO I MIEI VERSI,SUL BLOOG DI GABRIELE LA PORTA,DOVE MOLTE SONO LE VOCI VALIDISSIME CHE IMPREZIOSISCONO IL BLOG DEL FILOSOFO LA PORTA.IO DEVO RINGRAZIARE IL SIGNORE,CHE MI DATO QUESTO DONO,PER ME,E’ UN DONO CHE DA’ LA FORZA DI PROSEGUIRE OLTRE.
    ED IO PROSEGUO. SALVE.

    GINA TOTA

  11. GINA TOTA il 31 gennaio 2011 alle 23:19

    TRAMONTO.
    ————
    UN VECCHIO
    COL VOLTO SOLCATO
    DAI PASSI TAGLIENTI
    DEL TEMPO,
    DOPO AVER CONSUMATO
    OGNI SUA MERAVIGLIA,
    ORMAI STANCO,
    SENZA PIU’ METE DA RAGGIUNGERE
    SI SIEDE SU D’UNO SPICCHIO DI SOLE,
    E S’UNISCE AL GIORNO CHE MUORE.
    ————–GINA TOTA.13-3-1987
    LE COSE IN CUI SI CREDE HANNO L’ETA’ DI CHI LE CREDE.
    AFORISMA DI GINA TOTA.
    QUESTO E’ IL MIO POETARE,NEL CANTARE LA VITA. LASCIO AGLI ALTRI GLI ISMI.G.T.

  12. GINA TOTA il 1 febbraio 2011 alle 09:06

    AFORISMA DI GINA TOTA SCRITTO NEL 1992

    NON SEMPRE L’ASINO E’ UMILE,BASTA GUARDARE CHI CI GOVERNA.
    ————————-GINA TOTA 1992.
    EPIGRAMMA I975
    IL VOLTO DELLA MIA
    ITALIA,ASSOMIGLIA
    A QUELLO DI UNA PAFFUTA
    ED INGENUA CONTADINELLA.
    CHE PER CATTIVI INCONTRI,
    E CONSIGLI,SI E’ MESSA A FARE
    LA PUTTANELLA
    ——————GINA TOTA
    MI CHIEDO CHI SORVEGLIA IL SORVEGLIANTE MENTRE SORVEGLIA UN SORVEGLIATO.??
    ————-
    GINA TOTA

  13. GINA TOTA il 1 febbraio 2011 alle 09:46

    L’AFORISMA DELL’ASINO,FU SCRITTO NEL 1992,E POI PUBBLICATO SU ANTOLOGIA CURATA DA DOMENICO CARA.MILANO,NEL 1996. E SULLA RIVISTA LETTERARIA,LA VALLISA,BARI.
    ———————-
    HO LETTO MOLTO SULL’INQUISIZIONE SPAGNOLA,IL RUOLO NEGATIVO CHE EBBE LA CHIESA.
    MA NON MI ASPETTAVO DI ASSISTERE,AD UNA INQUISITORIA,
    CHE VEDE COME INQUISITO UN PRESTIGIOSO UOMO POLITICO
    PER VIA DELLA SUA ESUBERANZA.
    MI CHIEDO.E SE FOSSE STATO UN GHEY? COSA AVREBBERO FATTO VISTO CHE I VARI INQUISITORI,HANNO CAMBIATO PELLE,A FAVORE DEI GHEY? COSI’ PERSEGUITATI TANTO TANTO TANTO TEMPO FA.FORSE COSTORO,HANNO LA MEMORIA CORTA.NOI CITTADINI ITALIANI,NO!!!!
    CHE PENSINO A RISOLVERE I PROBLEMI,INVECE DI GUARDARE NELLA SERRATURA.
    SALVE

  14. GINA TOTA il 1 febbraio 2011 alle 09:51

    AFORISMA DI G.TOTA
    LE CALUNNIE HANNO UN DIFETTO,RISPECCHIANO SEMPRE

    L’ANIMA DI CHI LE INVENTA.
    ——————-GINA TOTA

  15. GINA TOTA il 2 febbraio 2011 alle 00:41

    QUELLO CHE MI FA ANDARE IN BESTIA E’ QUESTA FACCIA DI BRONZO DI NOI
    OCCIDENTALI,CHE ABBIAMO SFRUTTATO RUBATO VENDUTI COME SCHIAVI I FIGLI DI QUELL’AFRICA DA NOI GUARDATA CON OSTILITA’.DI QUESTO VOLEVO PARLARE DIRE AI POTENTI DELLA TERRA.QUANDO L’AFRICA CAMMINERA’ CON L’OCCIDENTE,SENZA APPOGGIARSI A NESSUNO,E VOLARE VERSO UN FUTURO MA NON SOLO ALL’AFRICA IO PENSO MA TUTTA L’AMERICA LATINA,QUELLE NAZIONI DERUBATE SFRUTTATE DALL’INGORDO OCCIDENTE.IO SPERO.!!!G.T.

  16. daniz il 2 febbraio 2011 alle 09:18

    @GINO

    Per quanto sia anche io critico con l’occidente ed il suo colonialismo imperiale passato, il suo discorso fa l’eco di quelli che ci trasciniamo dietro da tempo come figli indesiderati. Primo la favola del buon selvaggio. Quando invece si inizierà a parlare delle multinazionali, degli oligopoli che tramite cartelli e zone d’influenza (ultimi arrivati i cinesi) controllano capillarmente l’Africa e probabilmente arrecano enormi vantaggi anche a noi che stiam quassù colle mani in mano, allora magari sarà più interessante discuterne. Non so se si rende conto del suo discorso qualunquista e scontato. Forse no. Il fatto che crede, per esempio, che questi due continenti si rialzeranno… vabbè

  17. GINA TOTA il 7 marzo 2011 alle 00:27

    QUALSIASI ARGOMENTO SENZA FRONZOLI SENZA LA DEMAGOCICA ATMOSFERA DI SINISTRA,VIENE CHIAMATO DA VOI,ARGOMENTO QUALUNGUISTA.MA TUTTO E’ QUALUNGUISMO,ANCHE LEI,E’ UNO QUALUNQUE.MA NON E’ IN MENOPAUSA LA SINISTRA TUTTA??? SIETE PATETICI.
    CI AVETE ILLUSI,CON LA VOSTRA DEMAGOGIA,NE ABBIAMO PIENE LE TASCHE.PAPERINO E’ PIU’ CREDIBILE DI VOI.UN CONSIGLIO,PARLA COME MANGI,
    ——————GINA,A GINO

  18. GINA TOTA il 7 marzo 2011 alle 00:40

    ALL’ANIMA DELLA SINISTRA.MA NON SIETE PER LA LIBERTA’ DEI POPOLI?come MAI IL GINO CON IRONIA DEFINISCE QUALUNQUISTA,UNA MIA OPINIONE SULLE RAPINE FATTE DAGLI OCCIDENTALI ALL’AFRICA,E NON SOLO.MISTERO!!



indiani