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	Commenti a: Una piccola nota sulla distribuzione	</title>
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		Di: Si parla troppo di ebook? &#171; salvo esaurimento scorte		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/02/10/una-piccola-nota-sulla-distribuzione/#comment-147545</link>

		<dc:creator><![CDATA[Si parla troppo di ebook? &#171; salvo esaurimento scorte]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Feb 2011 12:11:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] Segnalo a questo proposito una interessante discussione su Nazione Indiana, innescata da un articolo di Enrico Piscitelli. Qua non è amazon che parla, sono scrittori e piccoli editori che si rendono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Segnalo a questo proposito una interessante discussione su Nazione Indiana, innescata da un articolo di Enrico Piscitelli. Qua non è amazon che parla, sono scrittori e piccoli editori che si rendono [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: gherardo bortolotti		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gherardo bortolotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 08:56:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[non so, alcor, ho l&#039;impressione che stiamo ripetendo più o meno le stesse cose senza riuscire a capirci. adesso, per esempio, dovrei formulare per la terza volta gli stessi concetti e quindi mi fermo qui.

concludo dicendo solo che, per conto mio, sul piatto non c&#039;è la &quot;speranza&quot; in un&#039;alternativa al mercato perché il punto non è questo. semmai il punto è che in questo momento stanno già circolando saperi e scritture esterne al mercato editoriale e si stanno sviluppando piattaforme perché questa circolazione sia ancora più facile. vediamo cosa succede.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non so, alcor, ho l&#8217;impressione che stiamo ripetendo più o meno le stesse cose senza riuscire a capirci. adesso, per esempio, dovrei formulare per la terza volta gli stessi concetti e quindi mi fermo qui.</p>
<p>concludo dicendo solo che, per conto mio, sul piatto non c&#8217;è la &#8220;speranza&#8221; in un&#8217;alternativa al mercato perché il punto non è questo. semmai il punto è che in questo momento stanno già circolando saperi e scritture esterne al mercato editoriale e si stanno sviluppando piattaforme perché questa circolazione sia ancora più facile. vediamo cosa succede.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: alcor		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/02/10/una-piccola-nota-sulla-distribuzione/#comment-147446</link>

		<dc:creator><![CDATA[alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 22:30:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Gherardo

Ma guarda, il doppio passo e il doppio lavoro ci sono sempre stati,  Bianciardi come lo consideri? E Vittorini, che ha cominciato come correttore di bozze? Tutti gli scrittori che hanno fatto e fanno lavoro editoriale lo hanno fatto e lo fanno per mangiare e produrre cultura, e per produrre cultura mangiando, ma sono assunti come redattori o impegnati come consulenti - quando lo sono - per una competenza che viene loro riconosciuta in quanto autori. 
 Il fatto è che finché resti nella filiera  [solo economicamente parlando, ché poi le cose sono sempre intrecciate] vieni pagato per il lavoro che hai fatto, mentre come autore devi entrare nel mondo editoriale secondo l&#039;appetibilità (variabilissima) del tuo testo rispetto al target di quell&#039;editore.
 Non sto qui a parlare delle ragioni per le quali alcuni vengono pubblicati e altri no, e da quali case editrici e  con quali eventuali fortune; parlavo con un editore medio-grande proprio poco tempo fa e a un certo punto ha detto, solo in parte come battuta cinica, &quot;se gli editori sapessero quali libri funzionano, ne pubblicherebbero 6 o 7 l&#039;anno&quot; e questo mi ricorda un frammento dell&#039;intervista a Balestrini in cui ricorda le parole di Feltrinelli (Feltrinelli, nota bene) che gli dice, più o meno che l&#039;obiettivo degli editori non è pubblicare libri, ma venderli.

Ora a me sembra che il piatto forte qui sia la speranza o il tentativo di trovare altre strade, alternative al gioco del mercato, o almeno di questo mercato. Anche questo c&#039;è sempre stato,  e c&#039;è sempre stata una zona grigia, che per molti autori non è diventata né bianca né nera, moltissimi scrittori agli inizi hanno pubblicato per esempio con case editrici piccolissime, a volte sperimentali, ma a volte quasi stamperie, pensa per un verso a Joyce, per un altro a Leonard Woolf, e alle case editrici che hanno pubblicato Svevo, e Moravia, che tra l&#039;altro ha pagato.

Ora, è vero che in questo momento sembra che queste nuove tecnologie offrano possibilità inaspettate, e sono d&#039;accordo con quello che dici qui: «il punto è capire quanto rimarrà del paesaggio attuale tra 5/10 anni. cosa su cui, chiaramente, stiamo tutti ben attenti a non pronunciarci, io per primo»
ma penso che se hai avuto più riscontri e letture on-line e su e-book autoprodotti, è perché sei nato in rete e interagisci in rete. Questo non solo non vale per tutti, ma non puoi neppure pensare che le cose che scrivi, a meno che tu non diventi un fenomeno di massa, possano sostituire nelle famose “case della gente&quot; la fuffa. La &quot;gente&quot; non è mai stata devota alla letteratura, ma all&#039;intrattenimento librario e ha sempre letto più Liala che Pizzuto o Frasca perché Pizzuto o Frasca proprio non li capisce, non perché Liala ha un prezzo, non solo perché è il prodotto ultimo di un&#039;industria che ha i suoi uffici di marketing.

Poi un&#039;ultima cosa che ho accennato anche rispondendo a @Jan, tutti gli esempi fatti qui di successo nell&#039;autoproduzione sono americani e, se ho capito bene, più o meno commerciali, non si tratta dunque di Pizzuto americani, cioè di letteratura, ma di scrittori meno che mainstream, intendendo per mainstream di qualità per esempio Coetzee, quindi per ora hanno avuto successo operazioni in rete che avevano quell&#039;obiettivo dichiarato, procacciarsi lettori paganti.

Comunque sto a vedere, sono curiosa e non prevenuta, solo non penso che il mondo cambi eccessivamente quando cambiano le tecnologie, o per meglio dire, penso che cambi molto nelle modalità, ma non molto nella sostanza, che qui potrebbe essere sintetizzata così:  pulsioni letterarie versus  pulsioni di profitto.

Ciao a tutti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Gherardo</p>
<p>Ma guarda, il doppio passo e il doppio lavoro ci sono sempre stati,  Bianciardi come lo consideri? E Vittorini, che ha cominciato come correttore di bozze? Tutti gli scrittori che hanno fatto e fanno lavoro editoriale lo hanno fatto e lo fanno per mangiare e produrre cultura, e per produrre cultura mangiando, ma sono assunti come redattori o impegnati come consulenti &#8211; quando lo sono &#8211; per una competenza che viene loro riconosciuta in quanto autori.<br />
 Il fatto è che finché resti nella filiera  [solo economicamente parlando, ché poi le cose sono sempre intrecciate] vieni pagato per il lavoro che hai fatto, mentre come autore devi entrare nel mondo editoriale secondo l&#8217;appetibilità (variabilissima) del tuo testo rispetto al target di quell&#8217;editore.<br />
 Non sto qui a parlare delle ragioni per le quali alcuni vengono pubblicati e altri no, e da quali case editrici e  con quali eventuali fortune; parlavo con un editore medio-grande proprio poco tempo fa e a un certo punto ha detto, solo in parte come battuta cinica, &#8220;se gli editori sapessero quali libri funzionano, ne pubblicherebbero 6 o 7 l&#8217;anno&#8221; e questo mi ricorda un frammento dell&#8217;intervista a Balestrini in cui ricorda le parole di Feltrinelli (Feltrinelli, nota bene) che gli dice, più o meno che l&#8217;obiettivo degli editori non è pubblicare libri, ma venderli.</p>
<p>Ora a me sembra che il piatto forte qui sia la speranza o il tentativo di trovare altre strade, alternative al gioco del mercato, o almeno di questo mercato. Anche questo c&#8217;è sempre stato,  e c&#8217;è sempre stata una zona grigia, che per molti autori non è diventata né bianca né nera, moltissimi scrittori agli inizi hanno pubblicato per esempio con case editrici piccolissime, a volte sperimentali, ma a volte quasi stamperie, pensa per un verso a Joyce, per un altro a Leonard Woolf, e alle case editrici che hanno pubblicato Svevo, e Moravia, che tra l&#8217;altro ha pagato.</p>
<p>Ora, è vero che in questo momento sembra che queste nuove tecnologie offrano possibilità inaspettate, e sono d&#8217;accordo con quello che dici qui: «il punto è capire quanto rimarrà del paesaggio attuale tra 5/10 anni. cosa su cui, chiaramente, stiamo tutti ben attenti a non pronunciarci, io per primo»<br />
ma penso che se hai avuto più riscontri e letture on-line e su e-book autoprodotti, è perché sei nato in rete e interagisci in rete. Questo non solo non vale per tutti, ma non puoi neppure pensare che le cose che scrivi, a meno che tu non diventi un fenomeno di massa, possano sostituire nelle famose “case della gente&#8221; la fuffa. La &#8220;gente&#8221; non è mai stata devota alla letteratura, ma all&#8217;intrattenimento librario e ha sempre letto più Liala che Pizzuto o Frasca perché Pizzuto o Frasca proprio non li capisce, non perché Liala ha un prezzo, non solo perché è il prodotto ultimo di un&#8217;industria che ha i suoi uffici di marketing.</p>
<p>Poi un&#8217;ultima cosa che ho accennato anche rispondendo a @Jan, tutti gli esempi fatti qui di successo nell&#8217;autoproduzione sono americani e, se ho capito bene, più o meno commerciali, non si tratta dunque di Pizzuto americani, cioè di letteratura, ma di scrittori meno che mainstream, intendendo per mainstream di qualità per esempio Coetzee, quindi per ora hanno avuto successo operazioni in rete che avevano quell&#8217;obiettivo dichiarato, procacciarsi lettori paganti.</p>
<p>Comunque sto a vedere, sono curiosa e non prevenuta, solo non penso che il mondo cambi eccessivamente quando cambiano le tecnologie, o per meglio dire, penso che cambi molto nelle modalità, ma non molto nella sostanza, che qui potrebbe essere sintetizzata così:  pulsioni letterarie versus  pulsioni di profitto.</p>
<p>Ciao a tutti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/02/10/una-piccola-nota-sulla-distribuzione/#comment-147445</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 22:25:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[non competenze professionali e non ho a disposizione dei dati sule mercato editoriale ( gardo di concentrazione del settore, quote di mercato,  la struttura distributiva, analisi quantitativa e qualititavia del &quot;prodotto&quot;  libro  etc etc) e quindi rischio di fare affermazioni avventate che derivano da una percezione delle cose che non corrisponde alla realtà. 
ma tant&#039;e&#039;  vorrei dire alcune cose come lettore, che aspira a una lettura di qualità.

- mi pare ( mi pare! non ho dati che possano dimostrare le mie sensazioni) che negli ultimi anni  vi sia stata una crescita esponenziale dei titoli pubblicati e del numero di autori che tali si dichiarano e come tali vengono proposti. 

- mi pare che il ruolo che prima esercitava la critica (che in qualche modo stabiliva delle gerarchie basate sulla qualità dell&#039;opera) sia venuto, che insomma la figura del critico stia scomparendo come dice ignacio echevarria, sostituita da persone  che dispngon odi competemze sempre piu&#039; basse e di fatto svolgono attività promozionale. Anzi ho motivo di credere che  spesso, nemmeno leggono i libri di cui parlano. 

- Mi pare che il numero di lettori (soprattutto dei lettori di qualità) stia progressivamente diminuendo se non altro per la presneza sempre più massiccia di dispositivi tecnologici e multimediali che fanno preferire i prodotti multimediali e interattivi  rispetto alla lettura che richiede un certo grado di concentrazione e &quot;disconnessione&quot; dal mondo e soprattutto &quot;tempo&quot;. 
Di fronte a questa tendenza gli editori specie quelli più grossi cercano di adeguare l&#039;offerta con prodotti standardizzati, di scarsa qualità, epidermici, che solleticano bisogni indotti e superficiali. 
Mi pare anche che epr ridurre i costi si faccia meno attenzione alla qualità delle traduzioni. 

Di fronte a questo paradosso che vede da una parte una proliferazione oscena di libri e di autori ( a volte sembra che tutti scrivano e nessuno legga)  e una progressiva riduzione dei lettori (mentre aumentono i lettori consumatori) io come lettore il problema che mi pongo è uno solo: 
visto che fisicamente è impossibile leggere oltre un certo numero di libri all&#039;anno, devo in qualche modo fare delle scelte, devo fare una selezione dei libri che decido di leggere. E il più delle volte non gl istrumenti per farlo ( a parte i libri dei grandi autori). 
Qual è la soluzione per far incontrare l&#039;offerta di chi vuole pubblicare libri di qualità con chi vuole leggere libri di qualità ?
E&#039; questo il punto secondo me. 
l&#039;esperienza Murene è una buona idea secondo me è un&#039;idea che puo&#039; funzionare anche economicamente se si crea una rete globale  di murene presenti in numero maggiore di paesi possibili che attivino una rete di scambi di autori di qualità. Se ci  fate caso in ogni paese esitono buon iautori non tradotti perchè  vengono tradotti solo gli autori che assicurano un elevato numero di vendita. 

L&#039;altra strada è la presenza di editori anche piccoli che pubblicano esclusivamente   libri di qualità. l&#039;unico esempio (parlo da lettore non da esperto) che mi viene in mente è quello di lavieri.  Resta il problema della comunicazione.  
Insomma il lettore vuole potersi fidare , vuole essere sicuro di acquistare un libro di qualità altrimenti preferisce scegliere i grandi autori (che sono appannaggio delle grandi case editrici).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non competenze professionali e non ho a disposizione dei dati sule mercato editoriale ( gardo di concentrazione del settore, quote di mercato,  la struttura distributiva, analisi quantitativa e qualititavia del &#8220;prodotto&#8221;  libro  etc etc) e quindi rischio di fare affermazioni avventate che derivano da una percezione delle cose che non corrisponde alla realtà.<br />
ma tant&#8217;e&#8217;  vorrei dire alcune cose come lettore, che aspira a una lettura di qualità.</p>
<p>&#8211; mi pare ( mi pare! non ho dati che possano dimostrare le mie sensazioni) che negli ultimi anni  vi sia stata una crescita esponenziale dei titoli pubblicati e del numero di autori che tali si dichiarano e come tali vengono proposti. </p>
<p>&#8211; mi pare che il ruolo che prima esercitava la critica (che in qualche modo stabiliva delle gerarchie basate sulla qualità dell&#8217;opera) sia venuto, che insomma la figura del critico stia scomparendo come dice ignacio echevarria, sostituita da persone  che dispngon odi competemze sempre piu&#8217; basse e di fatto svolgono attività promozionale. Anzi ho motivo di credere che  spesso, nemmeno leggono i libri di cui parlano. </p>
<p>&#8211; Mi pare che il numero di lettori (soprattutto dei lettori di qualità) stia progressivamente diminuendo se non altro per la presneza sempre più massiccia di dispositivi tecnologici e multimediali che fanno preferire i prodotti multimediali e interattivi  rispetto alla lettura che richiede un certo grado di concentrazione e &#8220;disconnessione&#8221; dal mondo e soprattutto &#8220;tempo&#8221;.<br />
Di fronte a questa tendenza gli editori specie quelli più grossi cercano di adeguare l&#8217;offerta con prodotti standardizzati, di scarsa qualità, epidermici, che solleticano bisogni indotti e superficiali.<br />
Mi pare anche che epr ridurre i costi si faccia meno attenzione alla qualità delle traduzioni. </p>
<p>Di fronte a questo paradosso che vede da una parte una proliferazione oscena di libri e di autori ( a volte sembra che tutti scrivano e nessuno legga)  e una progressiva riduzione dei lettori (mentre aumentono i lettori consumatori) io come lettore il problema che mi pongo è uno solo:<br />
visto che fisicamente è impossibile leggere oltre un certo numero di libri all&#8217;anno, devo in qualche modo fare delle scelte, devo fare una selezione dei libri che decido di leggere. E il più delle volte non gl istrumenti per farlo ( a parte i libri dei grandi autori).<br />
Qual è la soluzione per far incontrare l&#8217;offerta di chi vuole pubblicare libri di qualità con chi vuole leggere libri di qualità ?<br />
E&#8217; questo il punto secondo me.<br />
l&#8217;esperienza Murene è una buona idea secondo me è un&#8217;idea che puo&#8217; funzionare anche economicamente se si crea una rete globale  di murene presenti in numero maggiore di paesi possibili che attivino una rete di scambi di autori di qualità. Se ci  fate caso in ogni paese esitono buon iautori non tradotti perchè  vengono tradotti solo gli autori che assicurano un elevato numero di vendita. </p>
<p>L&#8217;altra strada è la presenza di editori anche piccoli che pubblicano esclusivamente   libri di qualità. l&#8217;unico esempio (parlo da lettore non da esperto) che mi viene in mente è quello di lavieri.  Resta il problema della comunicazione.<br />
Insomma il lettore vuole potersi fidare , vuole essere sicuro di acquistare un libro di qualità altrimenti preferisce scegliere i grandi autori (che sono appannaggio delle grandi case editrici).</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gherardo bortolotti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/02/10/una-piccola-nota-sulla-distribuzione/#comment-147443</link>

		<dc:creator><![CDATA[gherardo bortolotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 21:22:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=38085#comment-147443</guid>

					<description><![CDATA[@alcor:

al volo, il primo equivoco è sulla gratuità e il rigore, per cui portavo proprio ni come esempio di spazio in cui all&#039;offerta gratuita si affianca un rigore della proposta. non come esempio del contrario.

sulla posizione dell&#039;autore nell&#039;economia dell&#039;editoria, il punto che mi premeva sottolineare è riducibile ad un esempio scemo: io posso scrivere quando torno a casa dall&#039;ufficio; tu o domenico pinto, alla traduzione, ci dovete dedicare la giornata. anch&#039;io magari traduco, alla fine della mia giornata di lavoro, e una volta ogni 6 mesi butto fuori una versione in italiano di qualche testo ma, proprio per questo impegno saltuario, sicuramente meno attento di quanto possa essere il vostro, non professionale, per dirlo in un&#039;espressione, non mi considero un traduttore. mentre un autore, sì.
è questa la considerazione da cui arrivo a pormi il punto della gratuità nell&#039;ambito editoriale. che, quindi, per me, potrei ridurre a questo: come fornire un reddito a te e pinto mentre traducete fontane e schimdt in un circuito in cui è prevista la gratuità? io le tecniche le ho scritte anche se faccio l&#039;impiegato. (e qui, sì, dovrebberro entrare tutte le considerazioni sulla condizione dilettantesca dell&#039;autore, che né approvo né critico, ma ci porterebbero abbondantemente ot).

sul discorso del prezzo, di nuovo non si tratta di una denuncia dell&#039;alienzione della merce, con conseguente vagheggiamento di utopie varie, ma della mera constatazione che in libreria (e poi in casa della gente) trovi una quantità di fuffa che è legittimata, in buona sostanza, solo perché ha un prezzo, solo perché è il prodotto ultimo di un&#039;industria che avrà pure un&#039;intelligenza da non sottovalutare ma anche i suoi uffici di marketing, lo spin del marchio, della collana e che subisce il &quot;ricatto&quot; dei conti.

anche il discorso della diffusione, della circolazione, è un discorso che andrebbe chiarito perché mi sembra di nuovo basato sull&#039;equivoco che cercavo di evitare, distinguendo, almeno in sede di discussione, letteratura ed editoria. non è necessariamente un problema dell&#039;autore quello di massimizzare la circolazione del proprio testo - non lo è stato storicamente, non è diventata una sua esigenza ineludibile neppure quando il paradigma della cultura di massa si è affermato. invece, è sicuramente un problema dell&#039;industria editoriale, proprio perché è un&#039;industria. ma, lasciando da parte queste considerazioni, rimango sul caso personale e segnalo, per esempio, che i miei testi hanno una maggiore diffusione on line che non sul cartaceo. già solo un ebook messo sul mio blog personale, che ha un traffico ridicolo, ha avuto più download di quante copie abbia venduto delle tecniche. per la tipologia della mia scrittura, tutta la filiera editoriale è pleonastica e lo stesso ragionamento, per ragioni opposte, varrebbe anche per tipologie di scrittura (anzi, di autore) diametralmente opposte alla mia, come hanno indicato gli esempi di cui sopra.

ora sia chiaro (ed è l&#039;ultimo equivoco), il punto non è scegliere tra l&#039;autoproduzione e il &quot;vendersi alle majors&quot;. (e per concludere anche il caso personale, sono contentissimo di aver pubblicato le tecniche da lavieri, e di aver avuto a che fare con domenico e con marcello, piuttosto che mettere on line anche quelle). il punto è capire quanto rimarrà del paesaggio attuale tra 5/10 anni. cosa su cui, chiaramente, stiamo tutti ben attenti a non pronunciarci, io per primo ;-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@alcor:</p>
<p>al volo, il primo equivoco è sulla gratuità e il rigore, per cui portavo proprio ni come esempio di spazio in cui all&#8217;offerta gratuita si affianca un rigore della proposta. non come esempio del contrario.</p>
<p>sulla posizione dell&#8217;autore nell&#8217;economia dell&#8217;editoria, il punto che mi premeva sottolineare è riducibile ad un esempio scemo: io posso scrivere quando torno a casa dall&#8217;ufficio; tu o domenico pinto, alla traduzione, ci dovete dedicare la giornata. anch&#8217;io magari traduco, alla fine della mia giornata di lavoro, e una volta ogni 6 mesi butto fuori una versione in italiano di qualche testo ma, proprio per questo impegno saltuario, sicuramente meno attento di quanto possa essere il vostro, non professionale, per dirlo in un&#8217;espressione, non mi considero un traduttore. mentre un autore, sì.<br />
è questa la considerazione da cui arrivo a pormi il punto della gratuità nell&#8217;ambito editoriale. che, quindi, per me, potrei ridurre a questo: come fornire un reddito a te e pinto mentre traducete fontane e schimdt in un circuito in cui è prevista la gratuità? io le tecniche le ho scritte anche se faccio l&#8217;impiegato. (e qui, sì, dovrebberro entrare tutte le considerazioni sulla condizione dilettantesca dell&#8217;autore, che né approvo né critico, ma ci porterebbero abbondantemente ot).</p>
<p>sul discorso del prezzo, di nuovo non si tratta di una denuncia dell&#8217;alienzione della merce, con conseguente vagheggiamento di utopie varie, ma della mera constatazione che in libreria (e poi in casa della gente) trovi una quantità di fuffa che è legittimata, in buona sostanza, solo perché ha un prezzo, solo perché è il prodotto ultimo di un&#8217;industria che avrà pure un&#8217;intelligenza da non sottovalutare ma anche i suoi uffici di marketing, lo spin del marchio, della collana e che subisce il &#8220;ricatto&#8221; dei conti.</p>
<p>anche il discorso della diffusione, della circolazione, è un discorso che andrebbe chiarito perché mi sembra di nuovo basato sull&#8217;equivoco che cercavo di evitare, distinguendo, almeno in sede di discussione, letteratura ed editoria. non è necessariamente un problema dell&#8217;autore quello di massimizzare la circolazione del proprio testo &#8211; non lo è stato storicamente, non è diventata una sua esigenza ineludibile neppure quando il paradigma della cultura di massa si è affermato. invece, è sicuramente un problema dell&#8217;industria editoriale, proprio perché è un&#8217;industria. ma, lasciando da parte queste considerazioni, rimango sul caso personale e segnalo, per esempio, che i miei testi hanno una maggiore diffusione on line che non sul cartaceo. già solo un ebook messo sul mio blog personale, che ha un traffico ridicolo, ha avuto più download di quante copie abbia venduto delle tecniche. per la tipologia della mia scrittura, tutta la filiera editoriale è pleonastica e lo stesso ragionamento, per ragioni opposte, varrebbe anche per tipologie di scrittura (anzi, di autore) diametralmente opposte alla mia, come hanno indicato gli esempi di cui sopra.</p>
<p>ora sia chiaro (ed è l&#8217;ultimo equivoco), il punto non è scegliere tra l&#8217;autoproduzione e il &#8220;vendersi alle majors&#8221;. (e per concludere anche il caso personale, sono contentissimo di aver pubblicato le tecniche da lavieri, e di aver avuto a che fare con domenico e con marcello, piuttosto che mettere on line anche quelle). il punto è capire quanto rimarrà del paesaggio attuale tra 5/10 anni. cosa su cui, chiaramente, stiamo tutti ben attenti a non pronunciarci, io per primo ;-)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: alcor		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/02/10/una-piccola-nota-sulla-distribuzione/#comment-147437</link>

		<dc:creator><![CDATA[alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 17:26:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Enrico

anche a me pare una buona cosa, soprattutto nel progredire «non singolarmente», io non sono affatto negativa, sono critica, proprio  perché sono stata giovane nell&#039;epoca di Area, questo mi hanno insegnato a essere quelli della generazione di Balestrini, che tra l&#039;altro erano di modi assai brutali, non carini e colloquiali come me:–)

il fatto è che a me pare che negli ultimi venti- trent&#039;anni sia cambiato molto, ma voi dovete fare quello che fate, non ho ricette, mi chiedo solo, anch&#039;io, quale sia lo sbocco, e per ora lo vedo nebuloso, ma non è certo una buona ragione per rinunciare a cercarlo, penso tuttavia che più cose si sanno sulla macchina, più facile sia individuarlo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Enrico</p>
<p>anche a me pare una buona cosa, soprattutto nel progredire «non singolarmente», io non sono affatto negativa, sono critica, proprio  perché sono stata giovane nell&#8217;epoca di Area, questo mi hanno insegnato a essere quelli della generazione di Balestrini, che tra l&#8217;altro erano di modi assai brutali, non carini e colloquiali come me:–)</p>
<p>il fatto è che a me pare che negli ultimi venti- trent&#8217;anni sia cambiato molto, ma voi dovete fare quello che fate, non ho ricette, mi chiedo solo, anch&#8217;io, quale sia lo sbocco, e per ora lo vedo nebuloso, ma non è certo una buona ragione per rinunciare a cercarlo, penso tuttavia che più cose si sanno sulla macchina, più facile sia individuarlo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: enrico		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/02/10/una-piccola-nota-sulla-distribuzione/#comment-147436</link>

		<dc:creator><![CDATA[enrico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 17:14:23 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=38085#comment-147436</guid>

					<description><![CDATA[&quot;[Area] è nata in un momento direi quasi magico di vivacità intellettuale e culturale, ben radicata in un sapere piuttosto forte e in un’epoca in cui molto forte era anche l’energia dei movimenti. E’ così anche ora? non so, non mi pare, forse sono miope&quot;.

sì, è vero. ma noialtri che dobbiamo fare?
io vedo vivacità intellettuale e culturale. la vedo nelle riviste online e cartacee, la vedo in giovani e meno giovani autori. manca uno sbocco, spesso. e anche l&#039;idea di fare le cose insieme, di progredire non singolarmente. ma tantissimi si stanno ponendo il problema. mi pare una buona cosa - io, sì, sono un ottimista :D]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;[Area] è nata in un momento direi quasi magico di vivacità intellettuale e culturale, ben radicata in un sapere piuttosto forte e in un’epoca in cui molto forte era anche l’energia dei movimenti. E’ così anche ora? non so, non mi pare, forse sono miope&#8221;.</p>
<p>sì, è vero. ma noialtri che dobbiamo fare?<br />
io vedo vivacità intellettuale e culturale. la vedo nelle riviste online e cartacee, la vedo in giovani e meno giovani autori. manca uno sbocco, spesso. e anche l&#8217;idea di fare le cose insieme, di progredire non singolarmente. ma tantissimi si stanno ponendo il problema. mi pare una buona cosa &#8211; io, sì, sono un ottimista :D</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: alcor		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/02/10/una-piccola-nota-sulla-distribuzione/#comment-147434</link>

		<dc:creator><![CDATA[alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 17:05:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=38085#comment-147434</guid>

					<description><![CDATA[@ Enrico
sì, lo so, Andrew Weily per esempio si sta muovendo in questo senso, ma si tratta di autori GIA&#039; grossi, Weily non prende esordienti, che io sappia.  E anche lì bisogna vedere cosa succederà.

@Jan

«Quodlibet et al. ottengo la tua fiducia nel loro marchio perché fanno bene il lavoro sul testo, e secondariamente perchè riescono a portarlo in libreria nei modi difficili descritti da Piscitelli. » 

appunto, ma non è che uno si  sveglia la mattina e fa bene il lavoro sul testo, che poi non basta, tra l&#039;altro, è qui che non ci capiamo, io ho ben presenti quelle “macchine ” di cui parlava Pedrazzi, che sono macchine che vengono messe a punto col tempo e nel tempo attraverso saperi che non si improvvisano.

L&#039;esperienza di Balestrini, ma non solo sua, e che tra l&#039;altro si è chiusa, come si sono chiuse per ovvie ragioni una dopo l&#039;altra pressoché tutte le realtà di quel tempo, è nata in un momento direi quasi magico di vivacità intellettuale e culturale,  ben radicata in un sapere piuttosto forte e in un&#039;epoca in cui molto forte era anche l&#039;energia dei movimenti. E&#039; così anche ora? non so, non mi pare, forse sono miope.

Sì, chiunque abbia anche solo cinque anni meno di me io lo vedo giovane:–)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Enrico<br />
sì, lo so, Andrew Weily per esempio si sta muovendo in questo senso, ma si tratta di autori GIA&#8217; grossi, Weily non prende esordienti, che io sappia.  E anche lì bisogna vedere cosa succederà.</p>
<p>@Jan</p>
<p>«Quodlibet et al. ottengo la tua fiducia nel loro marchio perché fanno bene il lavoro sul testo, e secondariamente perchè riescono a portarlo in libreria nei modi difficili descritti da Piscitelli. » </p>
<p>appunto, ma non è che uno si  sveglia la mattina e fa bene il lavoro sul testo, che poi non basta, tra l&#8217;altro, è qui che non ci capiamo, io ho ben presenti quelle “macchine ” di cui parlava Pedrazzi, che sono macchine che vengono messe a punto col tempo e nel tempo attraverso saperi che non si improvvisano.</p>
<p>L&#8217;esperienza di Balestrini, ma non solo sua, e che tra l&#8217;altro si è chiusa, come si sono chiuse per ovvie ragioni una dopo l&#8217;altra pressoché tutte le realtà di quel tempo, è nata in un momento direi quasi magico di vivacità intellettuale e culturale,  ben radicata in un sapere piuttosto forte e in un&#8217;epoca in cui molto forte era anche l&#8217;energia dei movimenti. E&#8217; così anche ora? non so, non mi pare, forse sono miope.</p>
<p>Sì, chiunque abbia anche solo cinque anni meno di me io lo vedo giovane:–)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: jan reister		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/02/10/una-piccola-nota-sulla-distribuzione/#comment-147433</link>

		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 16:50:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=38085#comment-147433</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2011/02/10/una-piccola-nota-sulla-distribuzione/#comment-147426&quot;&gt;alcor&lt;/a&gt;.

Alcor, Quodlibet et al. ottengo la tua fiducia nel loro marchio perché fanno bene il lavoro sul testo, e secondariamente perchè riescono a portarlo in libreria nei modi difficili descritti da Piscitelli. 

Sul dono e gratuità, ho citato appunto il prestito e la biblioteca che sono cose preesistenti alla rete e che bene illustrano meccanismi che trovo ancora più rilevanti oggi di 20 anni fa.

Nessuno qui minimizza l&#039;intelligenza delle case editrici e la loro forza di mercato. Piuttosto, io ho la sensazione di esprimermi molto male, oppure che tu veda ovunque giovani, ingenui e velleitari idealisti della rete. :-)

Questa colonna di commenti è sotto un articolo che descrive i problemi della distribuzione libraria in un modo che non lascia alcuna speranza di miglioramento. 20 anni fa balestrini e compagnia provavano a consorziarsi. Oggi qualcuno produce ebook e si interroga sul suo ruolo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2011/02/10/una-piccola-nota-sulla-distribuzione/#comment-147426">alcor</a>.</p>
<p>Alcor, Quodlibet et al. ottengo la tua fiducia nel loro marchio perché fanno bene il lavoro sul testo, e secondariamente perchè riescono a portarlo in libreria nei modi difficili descritti da Piscitelli. </p>
<p>Sul dono e gratuità, ho citato appunto il prestito e la biblioteca che sono cose preesistenti alla rete e che bene illustrano meccanismi che trovo ancora più rilevanti oggi di 20 anni fa.</p>
<p>Nessuno qui minimizza l&#8217;intelligenza delle case editrici e la loro forza di mercato. Piuttosto, io ho la sensazione di esprimermi molto male, oppure che tu veda ovunque giovani, ingenui e velleitari idealisti della rete. :-)</p>
<p>Questa colonna di commenti è sotto un articolo che descrive i problemi della distribuzione libraria in un modo che non lascia alcuna speranza di miglioramento. 20 anni fa balestrini e compagnia provavano a consorziarsi. Oggi qualcuno produce ebook e si interroga sul suo ruolo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: enrico		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/02/10/una-piccola-nota-sulla-distribuzione/#comment-147432</link>

		<dc:creator><![CDATA[enrico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 16:47:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=38085#comment-147432</guid>

					<description><![CDATA[@Alcor
sì, la questione, appunto, è in divenire. come dicevo più su, a parlarne ora si rischiano figuracce. 
però, immagina questo:
un autore con un suo pubblico - esageriamo: un autore di bestseller - decide di saltare la filiera. di affidarsi a un editor/ePuber (un unico individuo che sia in grado di aiutare l&#039;autore nel processo creativo, e di realizzare un ePub fatto per benino).
l&#039;autore di bestseller potrebbe, in questo caso, mettere in vendita il proprio libro (immaginiamo: il sequel di un libro molto venduto) direttamente sul proprio sito, o affidarsi a un eBook store.
a quel punto le sue royalties sarebbero tra il 70 e il 100 percento. laddove oggi si parla del 20 percento di royalties sul digitale - ma per gli autori di bestseller.
questo vuol dire che gli basterebbe vendere un quarto o un quinto delle copie per andare in pari. ma, in realtà, perché dovrebbe vendere meno copie di quante ne venderebbe con un editore - visto che c&#039;è un rapporto di fiducia tra *lui* e suoi lettori?
[parlo sempre di ePub, eh]
già ora, diversi autori - quelli che vendono di più, quelli che hanno un buon agente a coprirgli le spalle - stanno cercando di non cedere i diritti sulle copie digitali.
ciao,
e-]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Alcor<br />
sì, la questione, appunto, è in divenire. come dicevo più su, a parlarne ora si rischiano figuracce.<br />
però, immagina questo:<br />
un autore con un suo pubblico &#8211; esageriamo: un autore di bestseller &#8211; decide di saltare la filiera. di affidarsi a un editor/ePuber (un unico individuo che sia in grado di aiutare l&#8217;autore nel processo creativo, e di realizzare un ePub fatto per benino).<br />
l&#8217;autore di bestseller potrebbe, in questo caso, mettere in vendita il proprio libro (immaginiamo: il sequel di un libro molto venduto) direttamente sul proprio sito, o affidarsi a un eBook store.<br />
a quel punto le sue royalties sarebbero tra il 70 e il 100 percento. laddove oggi si parla del 20 percento di royalties sul digitale &#8211; ma per gli autori di bestseller.<br />
questo vuol dire che gli basterebbe vendere un quarto o un quinto delle copie per andare in pari. ma, in realtà, perché dovrebbe vendere meno copie di quante ne venderebbe con un editore &#8211; visto che c&#8217;è un rapporto di fiducia tra *lui* e suoi lettori?<br />
[parlo sempre di ePub, eh]<br />
già ora, diversi autori &#8211; quelli che vendono di più, quelli che hanno un buon agente a coprirgli le spalle &#8211; stanno cercando di non cedere i diritti sulle copie digitali.<br />
ciao,<br />
e-</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
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