Perché sarò in piazza

11 febbraio 2011
Pubblicato da

da il Fatto Quotidiano – giovedì 10 febbraio 2011

Quel che è più umiliante è il fatto stesso di dover rivendicare quella dignità della donna che dovrebbe essere un prerequisito di ogni Paese che si voglia dire civile

di Evelina Santangelo

Sarò in piazza il 13 febbraio, e sono sicura che insieme alle donne ci saranno moltissimi uomini. Ho firmato l’appello della direttrice dell’Unità, Concita De Gregorio, perché anch’io ritengo che sia il momento di dire basta all’umiliazione ormai «istituzionalizzata». Condivido la critica di Natalia Aspesi, quando si chiede se «c’è una sola delle belle signore governative che abbia avanzato qualche discreta critica al bunga bunga in tema di dignità delle donne». E, prima di adesso, ho guardato con sconcerto il documentario Il corpo delle donne in cui Lorella Zanardo ha, tra le prime, denunciato la quotidiana umiliazione della dignità femminile perpetrata in televisione dove la donna è stata ridotta a creatura ottusa, grottesca, a lacerti anatomici ipertrofici.

Ritengo che molto lavoro sia stato fatto e si continui a fare nel nostro paese per difendere le donne dalla violenza, dalla violazione di diritti fondamentali, o in nome di quelle pari opportunità per le quali si sono spesi uomini e donne insieme. Credo che queste siano ancora oggi battaglie capitali in una società come la nostra dove accanto a vecchi pregiudizi e costumi nostrani difficili da sradicare si innestano usi, costumi, concezioni di culture in cui i diritti delle donne spesso non sono affatto contemplati o sono ancora conquiste pallide.

Eppure, devo riconoscerlo, oggi quel che più mi umilia è il fatto stesso che sia qui a dover rivendicare quella dignità della donna che dovrebbe essere un prerequisito di ogni paese che si voglia dire civile.

E mi umilia ancor di più se penso all’odierna contingenza che, nel nostro paese, vede proprio le donne, insieme ai giovani, pagare le conseguenze della crisi economica con il prezzo più alto, l’estromissione in massa dal mondo del lavoro. Mi umilia ancor di più se penso alle ritorsioni, più o meno dissimulate, cui sono soggette le donne che abbiano una qualche intenzione di mettere al mondo un figlio. Cose, queste, che accadono ogni giorno nell’ipocrisia generale e nel silenzio di moltissimi uomini e donne. Mi umilia ancor di più se penso a quel substrato culturale che detta retro-pensieri, lapsus, comportamenti anche irriflessi, e che spinge spesso la maggioranza delle donne (non la Camusso, certo, non la De Gregorio, non la Marcegaglia…), delle donne nella loro quotidianità, a stare un passo indietro, o ad accettare di farlo (quel passo indietro) nella politica così come nel lavoro o nella cultura – oggi più di ieri, – mentre la maggioranza degli uomini considerano quel dato di fatto nell’ordine naturale delle cose, in cui non è poi ancora così «naturale» il contrario.

E mi umilia più che mai tutto ciò, se penso, per esempio, che un’imprenditrice come Luisa Todini sia di fatto costretta a sottolineare che in politica – quando è stata eletta al parlamento europeo nelle liste di Forza Italia – si è «fatta da sola». Eppure  noi, in questo paese, abbiamo avuto donne che già alla fine degli anni Settanta si sono conquistate il pieno diritto di rivestire cariche allora impensabili per una donna senza dovere spiegare o giustificare, e senza la gentile concessione di nessuno. E penso a Tina Anselmi (prima donna in Italia ad assumere la guida di un dicastero nel 1976) o a Nilde Iotti (primo presidente donna della Camera dei deputati dal 1979 al 1992!).

So benissimo che c’è una battaglia più urgente contro un’egemonia sottoculturale che ha irriso e devastato la nostra stessa dignità nazionale, e che nell’uso e nel disprezzo del corpo delle donne come merce di scambio trova una delle sue più manifeste discriminatorie espressioni. Però, mi chiedo e vi chiedo – a uomini e donne insieme –, non sarebbe proprio il momento, questo, di tornare a fare il punto su diritti ormai troppo spesso elusi? Non sarebbe proprio questo il momento di esigere un pieno reale diritto di cittadinanza, che è anche diritto (dovere) a condividere fino in fondo (senza gentili concessioni) responsabilità pubbliche, anche le più gravose? Ed esigere anche su questo un patto tra i sessi, perché i passi indietro non siano dettati da evidenti ragioni di genere come ancora oggi accade? Non passa forse anche e soprattutto da lì «il senso di una piena cittadinanza»? Quanti sarebbero disposti a condivisioni di questo tipo, quanti segretari di partito, quanti parlamentari? Quanti uomini anche tra coloro che giorno 13 scenderanno in piazza? E quante donne? (viste le ultime statistiche sui giudizi espressi proprio dalle donne sotto i 44 in merito ai comportamenti del premier). Non sarebbe già un modo di dar seguito alle parole che si sono pronunciate e si pronunceranno ancora in merito alla dignità femminile?

E, sempre per dare seguito alle parole, perché ignorare – come sta di fatto accadendo – la proposta della responsabile dell’Osservatorio sulla direttiva europea per le Tv? Di introdurre, cioè, nel contratto Rai emendamenti che impegnino la televisione pubblica «a diffondere anche all’estero una programmazione» che non solo «rispetti l’immagine femminile, la sua dignità culturale e professionale» ma «rappresenti in modo realistico il ruolo delle donne italiane nella società»? Una scelta culturale capace di modificare una società dal profondo non passa anche da questo? Non lo sappiamo tutti ormai che passa anche da questo? Non sarebbe il primo passo da fare?

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56 Responses to Perché sarò in piazza

  1. Marco Di Pasquale il 11 febbraio 2011 alle 17:40

    Grazie per questo accorato articolo che spero funzioni da sveglia per tutti coloro, uomini e donne, che continuano ad accettare e subire atteggiamenti e modi di pensare tipici di un mondo maschile, miopi di fronte alla possibilità di effettuare una svolta di civiltà. Una svolta su cui dovrà fondarsi il ripensamento di un sistema ormai evidentemente in crisi e in disfacimento e che darà avvio ad un nuovo modello, a guida femminile, con un’impostazione concettuale totalmente innovativa rispetto al passato.
    Anche per questo sarò in piazza anch’io, insieme alla mia compagna, non perché credo che lei abbia bisogno del mio appoggio, ma perché condivido con lei la volontà del cambiamento. E speriamo che sempre più uomini decidano d’incamminarsi in questa direzione.

    Marco Di Pasquale

  2. enrico dignani il 11 febbraio 2011 alle 18:39

    Ianua Coeli

    Guance ruvide
    le bocche dei maschi
    vanno su di loro
    nude aperte
    generose superfici
    dove i baci
    cercano il possibile,
    abitare il tempo
    arredato da cose fantastiche
    ereditate poi da un terzo
    titolare di guance preziose
    dove le bocche dei maschi
    con guance ruvide
    trovano nuovi argomenti
    per il vaniloquio fantastico della vita.

  3. Fernando Bassoli il 11 febbraio 2011 alle 18:42

    Donne italiane,
    avete tutta la mia solidarietà: non se ne può più di questo dilagante machismo sottoculturale degno di bulletti di periferia che si impasticcano da mane a sera.
    Rivendicate a voce alta i vostri diritti! Ma gridate forte, perché non c’è davvero peggior sordo di chi non vuol sentire.

  4. la funambola il 11 febbraio 2011 alle 19:22

    ecco sì, volemose tutte bbene! :)
    la fu

  5. daniz il 11 febbraio 2011 alle 19:40

    Non se ne può più! avete deciso: che inquinamento sia! bene, continuate a farvi prendere per il fondello del cervello, scendete in piazza e poi corri corri a far la spesa, lavarsi la tuta, tirare lo sciacquone. avete deciso che c’è dell’indignazione. bene, indignatevi! tanto poi a poco a poco vi PASSA. vi PASSA. chi s’incazza si scazza. speriamo qualcuno capirà in mezzo all’ambaradan che grandi baggianate sta vivendo questa italietta. ecco il risultato della democrazia. pardon demagogia

  6. evelina santangelo il 11 febbraio 2011 alle 23:23

    Sì, io preferisco la «demagogia» di Tina Anselmi e Nilde Iotti… A ognuno i suoi modelli di riferimento.

  7. daniz il 12 febbraio 2011 alle 01:51

    @evelina
    se è contenta lei di farsi indorare la pillola, si indori, si impasticchi. che la democrazia sia demagogia non faccio altro che riferirlo, l’ha detto hobbes ed è una verità constatabbbbile tutti i giorni della nostra vita. se lei pensa che sia diversamente, scenda in piazza perché si sente ferita dalla condotta del primiero omo de casa azzurri.
    Ma la sua chiusa è fuori bersaglio, perché io non preferisco la demagogia come lei e non ho QUESTI modelli di riferimento. io come modelli ho avuto una persona in carne ed ossa, la persona che ho meglio conosciuto nella mia vita.
    Del nuovo feticismo a la page per figure che si rispolverano all’occorrenza giusta, per menare il torrone, preferisco sorridere. Incazzarsi per le vocche aperte che ci stanno in giro è una attività che mi sono disabituato ad attendere.

  8. Mirfet il 12 febbraio 2011 alle 08:54

    “Credo che queste siano ancora oggi battaglie capitali in una società come la nostra dove accanto a vecchi pregiudizi e costumi nostrani difficili da sradicare si innestano usi, costumi, concezioni di culture in cui i diritti delle donne spesso non sono affatto contemplati o sono ancora conquiste pallide.”

    Battaglie capitali e ripetutamente denigrate da chi pensa che la protesta in piazza sia roba vecchia, da chi riduce tutto a un “volemosebbene”, ma manca di avanzare proposte di azioni concrete. Perchè “la cosa giusta da fare” è sempre “altra”, ma mai protestare in pubblico, mai urlare e solo rimuginare davanti ad un monitor – tranne quando a protestare in piazza sono altri popoli, allora sì che va bene, e si guarda con meraviglia la magica TV e si dice ma-che-bravi-loro-che-fanno-la-rivoluzione.
    Perchè siamo così bravi a sostenere le battaglie altrui mentre le nostre le deridiamo e le facciam morire ancor prima di nascere?
    Che palle. CHE-PALLE. E noi, che facciamo? Battiamo tutti in sincro le dita su una tastiera?
    Chi è troppo vecchio per scendere in piazza – perchè pensa che queste battaglie le ha già fatte anni fa (quello sì che era il momento giusto!)- che se ne stia da parte e la smetta di brontolare, ché questo forse non è più il suo tempo.

    @daniz. “Incazzarsi per le vocche aperte che ci stanno in giro è una attività che mi sono disabituato ad attendere.”
    Lei come altri, purtroppo, e da molto. Ed eccoci, ora.

    Mi auguro che questi siano tempi di riflessione e di rinascita, per quelle donne appisolate su diritti – oggi sottili e anemici – conquistati da altre, e per quegli uomini arroccati con arroganza e violenza su vecchi costumi mentali.
    Sì: vogliamoci bene, quindi protestiamo.

  9. la funambola il 12 febbraio 2011 alle 09:35

    brava mirfet
    vai avanti tu con le marcegaglie e le tue personali proiezioni
    la fu

  10. evelina santangelo il 12 febbraio 2011 alle 10:51

    Ognuno, signor o signara Daniz, legga il mio articolo come crede. Ci aggiunga pure che mi sento «ferita» dalla «condotta del premier» di cui, guardi, mi importa giusto nella misura in cui il premier usa come merce di scambio la cosa pubblica, di cui si crede il padrone. E da padrone indiscusso si comporta (in ogni ambito della vita pubblica), con sommo disprezzo di lei, di me, e di qualsiasi cittadino che rivendichi un tale diritto di cittadinanza. Anzi, con sommo disprezzo pure dei suoi «uomini» e delle sue «donne», che usa – tutti indifferentemente – come valletti e vallette (o «pupi», come si dice dalle mie parti).

    A me tutto ciò non va bene. E dunque rivendico il diritto di esprimere il mio dissenso, assumedomi il dovere, il dovere, ripeto, di argomentarlo.
    Poi, gli altri, beh, ci appicchino i loro argomenti, come ha fatto lei e come faranno molti altri (in un senso e nell’altro), argomenti che però non sono i miei.

    Per questo ho voluto scrivere quel che ho scritto. Per assumermi le mie responsabilità di cittadina o cittadino pronunciando le mie parole, che sono parte integrante della mia dignità di cittadina.
    Cosa cui, a quanto pare, ci si è disabituati. E infatti, le parole, il più delle volte si preferisce storpiarle.

  11. Mirfet il 12 febbraio 2011 alle 11:01

    cosa vuoi che ti dica, funambola: siediti comoda e non scordare la ciambella.

  12. diamonds il 12 febbraio 2011 alle 11:13

    sarebbe sempre meglio sconfiggere il satrapo applicando lo schema di Vercors(col silenzio del mare)ma a volte proprio non è possibile

    http://salesianoshuancayo.com/wp/wp-content/plugins/mp3-player-plugin-for-wordpress/musica/Tracy%20Chapman%20-%20Talkin'%20Bout%20a%20Revolution.mp3

  13. daniz il 12 febbraio 2011 alle 11:29

    se mi è permesso, le rendo una citazione molto calzante di Fedor Dostoevskij

    “Eccoli gli uomini. Vanno avanti e indietro per la strada: ognuno è un mascalzone e un delinquente per natura, un idiota. Ma se sapessero che io sono un omicida e ora cercassi di evitare la prigione, si infiammerebbero tutti di nobile sdegno”.

    E’ una bella semplificazione quella che fate nei confronti di Berlusconi (che è indubbiamente una persona di bassissimo profilo e di nebulosi uffici e soprattutto un politico di enorme potere ambientale).
    Ciò detto, mi sembra surreale caricare quella sagoma di tutti i mali del mondo, e dell’uso distorto del corpo femminile. Volete il capro espiatorio? e piagliatavillo il capro espiatorio. tanto rimarrete con un pugno di mosche in mano. vi piace scendere in piazza. urlare al megafono. pensate di fare più grosso il gioco del volto scoperto. figuriamoci. non accadrà nulla. questi concetti, queste idee, questi messaggini che mandate si gonfiano e si sbucano a seconda dell’umore di qualche alto prelato che vi sparge la vulgata. accorrite! accorrite! se non ora quando? la risposta è MAI, perché non risolverete mai né l’uomo né la vita, ficcatevelo in testa.

  14. Valter Binaghi il 12 febbraio 2011 alle 12:00

    Questa cosa del capro espiatorio, bisognerebbe che chi usa il termine a cuor leggero studiasse qualche bel testo di antropologia o almeno uno dei tanti libri di Renè Girad. Il capro espiatorio è una vittima innocente che la comunità sceglie per trasferirvi i propri peccati e liberarsene. Ora, se qualcuno mi spiega cosa c’è di innocente nel Berlusconi imprenditore televisivo prima che politico, gliene sarei grato. A me risulta che le SUE televisioni abbiano preparato il SUO elettorato, e abbiano continuato poi a gestirne le basse pulsioni: infatti le orgette di Arcore vedono come co-protagonisti e registi i vari Lele Mora e Emilio fede.
    Che poi questo puttanaio abbia potuto fruire anche dell’ambigua facilità con cui a sinistra si è salutato il libertinaggio più grossolano come una forma di “liberazione sessuale” è altrettanto vero, ma questo è tutt’altro discorso, e sospetto che le donne (almeno loro) se ne stiano rendendo conto.

  15. daniz il 12 febbraio 2011 alle 12:08

    @binaghi
    per favore, ne ho fatti a iosa di studi antropologici, si fidi. ma proprio a iosa. e mi pare che il cuor leggero ce l’ha lei a ripetere come un registratore le solite litanie travagliesche. il cuore leggero è il suo che si va a sentire bello e giusto in un mondo di colpevoli e mandrilloni

  16. georgia il 12 febbraio 2011 alle 12:29

    io concordo con te però mi devi spiegare chi a sinistra ha visto il libertinaggio più grossolano come una forma di “liberazione sessuale” :-)
    Un giorno danno alla sinistra di bigotti un altro di libertini grossolani, decidetevi :-)
    Più che altro esistono gli individui e quelli possono essere sia libertini che bigotti, ma che c’entra la sinistra in generale?
    Poi mi sembra che marazzo nel giro di pochi giorni si sia dimesso e lo stesso è successo in puglia per quelli coinvolti con escort (di cui uno era talmente libertino che si è pure innamorato follemente), dove sono ‘sti libertini grossolani appartenenti alla cosa pubblica di sinistra? Mi fai qualche nome?
    Invece ottima l’osservazione che il capro espiatorio per essere tale deve essere innocente. Ma è tipico del nostro mondo capovolto (dalla pubbliganda berlusconiana) vedere berlusconi come caprone espiatorio :-))))))

  17. véronique vergé il 12 febbraio 2011 alle 12:41

    La dignità delle donne è sfregiata in ogni angolo di questo mondo,
    è un grido universale,
    non è il vecchio antagonismo uomini/donne,
    lo penso come una lotta contro la violenza,
    non penso in termini di dignità,
    -la donna è responsabile della sua dignità-
    ma lo penso in termini di violenza.
    L’ho già scritto in un altro commento,
    penso alla prostituzione silenziosa,
    quando le donne in rivolta sono tornate a casa,
    altre donne strisciano sul ciglio della notte,
    affrontano il freddo, la ferita nella vagina,
    la paura, la soffocazione in una stanza,
    l’identità strappata, la lingua natale in cenere,
    penso alle ragazze venute dal sole o dal deserto,
    venute dalla neve, dalla miseria,
    non lottano per la loro dignità, ma per vivere
    con in bocca poco d’aria.
    Non ho letto in questi giorni di rivolta delle donne,
    una sola riga sulla prostituzione di ragazze straniere,
    Sento una sorellanza per le donne italiane,
    ma sogno un vero grido di indignazione contro uomini
    criminali che sfruttano e martirizzano giovane rose.

  18. véronique vergé il 12 febbraio 2011 alle 12:43

    Non dovrebbe essere un’occasione di lotta politica,
    ma di riflessione filosofica sull’umanità.

  19. carmelo il 12 febbraio 2011 alle 12:54

    Il signor Daniz e le sue farneticazioni dimostrano se c’è ne fosse ancora bisogno l’urgenza non solo di scendere in piazza il 13 febbraio ma di mettere in atto una ribellione permanente contro quella che io chiamo la cultura del basso ventre, che da 20 anni si è imposta in questo paese legittimata dal nostro premier e rivendicata con arroganza dai numerosi Daniz.
    Questo è un paese dove fin oa qualche anno fa stuprare una donna era un reato contro la morale, picchiare la moglie era legittimo ed educativo, ucciderla un delitto d’onore.
    questi signori che sognano di sostituire la repubblica con un sultanato questi maschi nostrani che interpretano la libertà sesuale delle donne come il diritto di poterle stuprare o pretendere favori sessuali, incluse le minorenni, ovviamente, in cambio di favori carriere e incarichi pubblici, questi signori le cui pulsioni piu’ incoffessabili sono state legittimate dal loro premier,
    questi signori è ora che vengano presi a calci nel culo e considerati per quel che sono come avviene in qualsiasi altro paese.
    E non solo il 13 febbraio ma tutti i giorni, nelle scuole, in famiglia, al lavoro, nei bar, dappertutto.

  20. véronique vergé il 12 febbraio 2011 alle 13:03

    Auguro nonstante il mio commento,
    une giornata di successo
    per la manifestazione.

  21. caracaterina il 12 febbraio 2011 alle 13:08

    E invece dovrebbe esserlo, un’occasione di lotta politica, se solo si riuscisse a ricostruire, su basi contemporanee, il perimetro del fare politica. E’ proprio il concetto di politica che è andato completamente disintegrato e io non vedo chi, nè in alto nè in basso, nè a destra nè a sinistra sia in grado di ricostituirlo in tempi brevi e urgenti con forza sufficiente da renderlo autonomo. (Ci prova Vendola ma vediamo tutti con quante ambiguità e ostacoli e difficoltà). La “dignità” delle donne è un concetto troppo debole e non può, lì, da solo, isolato nella sua impoliticità, fare da guida. Ma non per questo io rinuncerò ad andare in piazza. E non mi unisco certo alla schiera che qui, come nel post là sotto della Spicola, si impettisce col naso stretto e il culo dritto. Perchè non voglio che vada perduta anche questa piccola occasione di scavare le fondamenta di un nuovo edificio della politica. Che, come abbiamo blaterato per anni, è “biopolitica”. Di quali altre evidenze, oltre a quelle che ci si spiattellano davanti da vent’anni, abbiamo bisogno per cominciare davvero a trasferire i nostri blabla sul corpo politico davvero nel corpo? Che, se poi, della politica non ci frega più niente e, superiori a queste miserie, vogliamo fare della metafisica e dell’ontologia (magari dietro la maschera dell’antropologia) beh, allora, accomodiamoci tranquilli sul nostro sofà, sicuri che tanto nessuno potrà mai venircelo a togliere di sotto al culo.

  22. daniz il 12 febbraio 2011 alle 13:20

    @caramello
    ciao grazie d’avermi dato del farneticante. ma secondo me farnetica molto di più chi scala la montagna delle vostre astrattezze.

  23. carmelo il 12 febbraio 2011 alle 13:25

    aggiungo una piccola nota al mio commento precedente.
    Non è caso che questi signori si definiscono popolo della liberta, e pretendono di convincerci che sono i campioni della libertà
    allo stesso modo interpretano la libertà come il diritto di compiere qualsiasi atto,anche illegale o criminale, contro lo stato, contro la cosa pubblica (avasione fiscale, abusi edilizi e di ogni genere, corruzione etc) contro il bene comune pur di soddisfare i loro interessi comuni, in ciò legittimati dal loro premier.
    Non per niente questi signori non sivergognano di essere dei mafiosi (dellutri) o camorristi o corrotti e corruttori (le varie cricche) e impudicamente rivendicano i loro comportamenti, allo stesso modo le varie Minetti rivendicano la legittimità del loro comportamento e dell’incarico che rivestono.
    La politica deve partire da qui.

  24. georgia il 12 febbraio 2011 alle 13:33

    beh, allora, accomodiamoci tranquilli sul nostro sofà, sicuri che tanto nessuno potrà mai venircelo a togliere di sotto al culo

    il tormentone ultimamente è quello del culo al caldo (du’ palle!) , nel nord dicono anche il culo nel burro (che è carino anche se forse scomodo e un po’ unto) però nel tuo commento il culo era già quello dritto e impettito quindi hai preferito usare il sinonimo elegante del sofà :-).
    Ok tutte/i domani con i culi (freddi, caldi, unti o meno) in piazza e, perchè no?, anche i sofa che se c’è pure sopra un pc non sono poi così da disprezzare.

  25. stalker il 12 febbraio 2011 alle 14:31

    ora che hanno tirato fuori l’artiglieria pesante, e Ferrara sta partendo per la guerra armato di clave e di mutande (sic), scendere in piazza è più che mai necessario: è salutare!

  26. stalker il 12 febbraio 2011 alle 14:44
  27. georgia il 12 febbraio 2011 alle 14:58

    stalker hai notato che neppure lo stomaco forte di ferrara ce l’ha fatta a mettere, e a definire normali, nella lista anche le candidature delle gnocche solo perchè gnocche? ;-)
    è una masnada di personaggi incredibili quella, ostellino compreso che è diventato l’ideologo (insieme a stracquadanio) del porco-mondo-italiano.

    […] una grande tradizione del mondo dello spettacolo di mescolanza impura, diciamo così, tra la professione, le relazioni sociali, le frequentazioni e le feste punto e basta è una cosa fondamentalmente normale regolare ….
    (giuliano ferrara)

  28. stalker il 12 febbraio 2011 alle 15:07

    notato! :-)
    equilibrismi, per chi se le beve…
    e in questo ferrarone è maestro.

  29. maria il 12 febbraio 2011 alle 15:23

    questi signori che sognano di sostituire la repubblica con un sultanato questi maschi nostrani che interpretano la libertà sesuale delle donne come il diritto di poterle stuprare o pretendere favori sessuali, incluse le minorenni, ovviamente, in cambio di favori carriere e incarichi pubblici, questi signori le cui pulsioni piu’ incoffessabili sono state legittimate dal loro premier-

    maria
    gherardo bortolotti aveva chiesto se era il caso di interpellare anche le donne “sedotte” a suon di euro dal premier, donne già adulte, io avevo ripreso il suo spunto dicendo che per quanto mi riguardava sì era il caso di farlo, perchè le prostitute immigrate non potevano essere assolutamente paragonate alle olgettine tanto ammirate per aver definito culo flaccido il cavaliere! Diverse situazioni e quindi diverse responsabilità sociali, collettive.

    Ora tu carmelo riproponi la storia delle donne vittime e corrotte dai maschi, schema giusto ma troppo generico a questo punto, gli uomini di potere, come sempre ,pagano in mille maniere donne e maschi, ma ciò avviene in tanti modi diversi, ripeto, una minetti più che adulta che vince una sorta di lotteria nel borsino di formigoni, e per di più con firme false, e che si dà daffare come una vera maitresse per dirigere il traffico delle escort o puttane per una sera, è a mio parere corresponsabile del modello che tu carmelo critichi come critico io, ed è altra cosa delle ragazze immigrate che battono disperate sui viali delle città italiane e spesso vittime autentiche di raket della prostituzione organizzata. La medaglia è una ma le facce che la compongono diverse.

    In altre parole io penso che il tema della prostituzione non vada confuso con i fenomeni più recenti, il giro che si è materializzato intorno al berlusconi e al suo clan è qualcosa di diverso, non è prostituzione libera che si consuma tra un uomo e una donna, sostanzialmente alla pari, l’uso del corpo e il suo corrispettivo pattuito bilateralmente, no in questo caso si tratta di un patto a carico della collettività, a nostro carico, se la psicolabile che è tale non certo per la droga e basta, domani viene eletta da qualche parte tira in ballo anche e me e io non voglio, e non certo per ragioni moralistiche!

  30. Larry Massino il 12 febbraio 2011 alle 15:23

    Possibile che tutte le volte che qualcuno esprime dubbi rispetto alla ” linea ufficiale ” parte la guardia rossa? Non potrebbe essere che certe osservazioni critiche torneranno utili almeno per evitare atteggiamenti moralistici dogmatici, per non dare l’impressione di manifestazione bacchettona? Certo, in questo senso, la discesa in campo del giornale dei vescovi a favore della manifestazione mi irrita assai. E il rischio che finisca per diventare una manifestazione identitaria e normativa, a favore di comportamenti femminili decenti, è parecchio parecchio grosso. Questo dubbio, a scanso di equivoci, in questi giorni è stato espresso anche da sinistra, da uomini e donne, anche femministe storiche. Piaccia o non piaccia ai più ortodossi.

    Per una volta sono d’accordo con il dolore espresso da tanti recenti interventi di Veronique, la quale amaramente osserva che della condizione delle prostitute vere a tutt’oggi costrette dalla miseria e dalla violenza non gliene frega niente a nessuno/a.

  31. maria il 12 febbraio 2011 alle 15:43

    No larry, a me delle prostitute vere interessa eccome, e ho anche tentato di dirlo!

    Far rientrare la prostituzione, a torto o a ragione, nella soggettività femminile, come fa oggi un certo pensiero femminista, richiede un approfondimento ulteriore, richiede di non dimenticare chi si prostituisce suo malgrado, come molte donne immmigrate che devono subire violenze, dolori e umiliazioni di ogni tipo!

  32. helena il 12 febbraio 2011 alle 15:53

    Con mia (e credo non solo mia) somma gioia domani in piazza ci saranno pure le prostitute. Quelle guidate da Carla Corso e Pia Covre che negli anni ’70 si sono battute per il mestiere fatto per scelta, libere da papponi e di contrattare prezzo e prestazioni, ben visibili suoi marciapiedi. E che oggi lottano anche per aiutare le prostitute schiave che sono diventate la maggioranza. Quindi è un’occasione per sensibilizzare anche quelle donne che andranno in piazza per rompere la coltre della loro invisibilità e subalternità fatta di lavoro (malretribuito), figli e famiglia, quelle che sono incazzate perché in un anno guadagnano quanto la prediletta di Arcore in una serata (e questo non è moralismo, ma rabbia sociale). Per il resto sono d’accordo con Maria e Caracaterina. Siamo ai gradi più elementari della politica, ma almeno a quelli siamo.

  33. georgia il 12 febbraio 2011 alle 16:05

    tra l’altro è formidabile anche lo sfondo di mutande stesedove ferrara fa l’ultimo tentativo per salvare il porno premier.

    E guardate questo incredibile cartello (che il giornale oggi espone con orgoglio) …. vi ricordate l’orrido spot fatto dopo l'”eliminazione” dell’immondizia a Napoli? :-(((((

    @ cara maria ma chi ha confuso qui le prostitute con la minetti (o altre coinvolte in questa storia)? Persino berlusconi ha detto che lui a prostitute NON ci è mai andato in vita sua

  34. daniz il 12 febbraio 2011 alle 16:21

    “Non aderiamo – spiega Laura Piretti – a una manifestazione politicamente schierata contro il governo. Non lo possiamo fare per le nostre regole, visto che non ci schieriamo politicamente. Le donne andranno, se lo vorranno, con chi vorranno, dietro a uno slogan irricevibile che decreta l’ora X alla voce e allo sdegno delle donne, convocandole in un momento terribile, sul tema sbagliato”. Per dirla con le parole di Antonella Sparta, “l’Udi porta avanti una battaglia sul lungo termine, alle donne non raccontiamo la favola che mandando a casa lui andrà tutto meglio” e “se questo governo cadrà per merito delle donne quelle saranno le Ruby, le Daddario, le Minetti e co., che se ne prendano il merito!”.

    “Ora serviamo a far dimettere Berlusconi. Ma non è una questione di donne, quella sarà lì, uguale a prima, anche il 14 febbraio”.

  35. evelina santangelo il 12 febbraio 2011 alle 16:58

    E infatti di diritti disattesi, di strade da riprendere in tema di diritti delle donne (e non solo), ho cercato di parlare nel pezzo che ho postato, gentile Daniz.

  36. Larry Massino il 12 febbraio 2011 alle 18:05

    @Daniz

    lo so che sei giovanotto studente che studia che ti sei preso una Laura e che tieni la testa al solito posto, ma il concetto di capro espiatorio è sbagliato. Quello giusto, per avvicinarsi all’evenimento sexi farseque, è apotropaico, che vuol dire allontanamento, primaditutto allontanamento di ognuno di noi da quanto ci è di Berlusconi in noi medesimi e nel nostro quotidiano, sia familiare che sociale. Come se si fosse costruito il fantoccio B. per sfogarsi e scaricare negatività delle quali siamo sia vittime che artefici. Si tiene stretto in mano l’amuleto scacciamalocchio con l’immagine di B., i più radicali anche di tutta la famiglia reale. La necessità vera è quella di tenere lontani da sé i peggiori istinti, a partire da quelli plebei che caratterizzano gli strati più popolari, dei quali non a caso B. si fa scudo. Insomma, si manifesta fondamentalmente la paura di somigliare ai plebei che non studiano, non leggono libri e giornali impegnati, non ascoltano musica come si deve, non vanno a teatro, nada di nada di quello che ci interessa a noi, e si fanno spazio nella società senza avere altri meriti che esibire il proprio corpo e affermare la propria volgarità, come a dire affermare la volgarità del corpo popolare. Il problema è che la funzione apotropaica, quella di spostare l’attenzione dal lato criminale al lato peccatorio, sembra messa in moto da B. stesso – che non è un qualsiasi coglione, ma è il primo produttore nazionale di immaginario -, per allontanare da sé il male vero, quello per esempio delle accuse di mafia, che una volta correttamente formulate da una qualsiasi procura lo “ allontanerebbero “ dal suo unico interesse vero, il proprio patrimonio, che gli verrebbe sequestrato a termini di legge. La mia impressione è che il satrapo stia trattando con le “ opposizioni “ una sorta di lasciapassare giuridico. Secondo me lo otterrà e lascerà la politica all’odiosa figlia, la quale, a meno di abolire le elezioni, diventerà una zarina amatissima dal suo popolo. Intanto serve a tutti prendere tempo. A questo servono certe manifestazioni e contromanifestazioni. Ti saluto indistintamente.

    @Maria

    ne ero certo. consiglierei alle donne di organizzare divertenti serate di massa a battere sui marciapiedi per manifestare la loro solidarietà con le ragazze schiavizzate, maanche per scoprire cosa fanno la sera tanti dei loro conoscenti ma(i)schietti….

  37. daniz il 12 febbraio 2011 alle 19:42

    @larry
    non sono studente. ma studio. come te, penso. quando si pole.
    sul capro, l’apotropaico, le scongiure e gli allontanamenti, siamo off topic (che mi sembra che in blogghesco si faccia OT: forse mi sbaglio).
    a parte che dei processi di berlusconi ci sono giornali che ne parlano in continuazione, a parte questo, a parte che non me ne frega niente di perorare la sua causa, allontanare diramandole ai quattro venti e ammantandoli di gossip i suoi cazzetti giudiziari (cosa che penso al pari tuo) non contraddice che oggi, lui volente o lui nolente, sia generalizzata una espiazione delle colpe rigettandole sul suo personaggio. RIPETO: lui volente (come credo pure io) lui nolente (come credono berlusconari e antiberlusconari). In questo posto si parlava di perché qualcuno sarà in piazza domani. Un modus alternativo della domenica ecologica.

  38. daniz il 12 febbraio 2011 alle 19:44

    @larry
    non sono studente. ma studio. come te, penso. quando si pole.
    sul capro, l’apotropaico, le scongiure e gli allontanamenti, siamo off topic (che mi sembra che in blogghesco si faccia OT: forse mi sbaglio).
    a parte che dei processi di berlusconi ci sono giornali che ne parlano in continuazione, a parte questo, a parte che non me ne frega niente di perorare la sua causa; ciò detto; allontanare, diramandole ai quattro venti e ammantandoli di gossip, i suoi cazzetti giudiziari (cosa strategica che penso al pari tuo) non contraddice che oggi, lui volente o lui nolente, sia generalizzata una espiazione delle colpe rigettandole sul suo personaggio. RIPETO: lui volente (come credo pure io) lui nolente (come credono berlusconari e antiberlusconari). In questo posto si parlava di perché qualcuno sarà in piazza domani. Un modus alternativo della domenica ecologica.

  39. georgia il 13 febbraio 2011 alle 01:24
  40. lucypestifera il 13 febbraio 2011 alle 15:23

    sarà anche democratico esprimere opinioni su questa giornata, ma mi pare che piuttosto di certe affermazioni (che fanno capire perché siamo arrivati qua) sarebbe meglio un bel silenzio. non facciamone niente di questa giornata: complimenti! tutto come sempre. c’è qualche margine di riflessione in più oltre alla protesta legata alla moralità del nostro sistema di governo: le donne sono s-vendute al miglior offerente sempre e comunque. ma è troppo complicato parlarne. siamo contenti almeno che nella paralisi generale qualcuno si muova. sottigliare con la grossezza che ci cade addosso ogni giorno non è il caso. si vada alle manifestazioni e punto.
    a casa lui, o meglio: in galera, molte cose non cambieranno, ma ci si potrà per lo meno occupare finalmente di qualcosa che sia politico. intanto ripuliamo e facciamo prendere aria alle stanze. una cosa per volta.

  41. gloria li brizzi il 13 febbraio 2011 alle 17:12

    Stamattina, a Palermo, in piazza 10.000 cittadini, uomini e donne. Nessun “moralismo”, tantissima voglia di diritti, e primo tra tutti quel diritto di cittadinanza di cui sembrava si fosse perduta memoria… anche per nostre stesse colpe, vorrei aggiungere.

    Perché non dare il resoconto su come stanno andando le varie manifestazioni in ogni città e provincia d’Italia?

  42. véronique vergé il 14 febbraio 2011 alle 08:54

    Ho avuto eco della manifestazione e mi rallegro dell’inventività delle donne italiane. Vedo con il commento di Helena che c’è anche una lotta
    per le ragazze della schiavitù, per portare uno sguardo e una voce a un silenzio scandaloso.

    Grazie a Larry per avere sentito la mia voce. Dal momento che ho saputo dell’orrore vissuto da ragazze venute dell’est, di come crimini sono rimasti impuniti mi è alzato nel cuore la rabbia. Si parla molto di mafia toccando all’economia illicita, ma quasi mai di una mafia più pericolosa, quella delle mafie trattando della schiavitù delle ragazze.
    Una sola volta ho letto su Ni e mi ricordo un articolo di Roberto Saviano
    sull’argomento. E’ tempo che questo crimine sia denunciato e combattito con convizione.

  43. lucia cossu il 14 febbraio 2011 alle 12:42

    Perché non sono andata:

    avendo partecipato a molte manifestazioni di vario tipo, questa volta ho valutato di non andare come atto politico e non perché non pensi che la dignità siua importante, ma trovo non morale ma moralista e anche ipocrita il grido di basta che sale ora e solo ora dopo le intercettazioni e il bunga bunga e non in questi anni di meteorine e cariche date a donne e uomini con criteri ugualmente non meritocratici e secondo privati interessi e lo svendere la cosa pubblica in modo non più grave di oggi. Trovo segno di debolezza profonda dire basta e sentirsi indignate solo quando escono questo tipo di intercettazioni e veramente razzista dire basta perché ci sono di mezzo escort e ragazze disponibili. Quando saremo persone che non sentono lesa la propria dignità di genere perché alcune del proprio genere hanno comportamenti che non approvano? Quando diremo basta allla svendita e all’imbarbarimento della democrazia senza essere niente altro che cittadini e essere abbastanza laici da distinguere i propri fastidi e gusti dai comportamente democraticamente leciti o non leciti? Io dico basta a questo razzismo verso donne che scelgono vie altre, ma quando sono uomini non ho sentito una lamentela come se non esistessero. E mi spiace che le donne abbiano bisogno delle escort per svegliarsi: ma dove vivevano prima?

    P.S.: lo scambio di cariche con favori e il risvolto del possibile sfruttamento di minori con quello che dico non c’entra nulla, tanto per evitare equivoci.

  44. la funambola il 14 febbraio 2011 alle 13:02

    un interessante punto di vista di un maschio

    Non me ne frega se lui usa le donne. Ci sono donne che sembrano contente di farsi usare. Non me ne frega neppure se è un cattivo modello: in fondo è sempre stato un punk della politica, uno che sconvolge le regole, uno che occupa le istituzioni e insieme le mette in crisi, fa le corna nelle foto ufficiali e compie gesti sconvenienti. Tanti italiani lo amano per questo. Quanto al fatto che sia al centro di un giro di prostituzione, capirai che scandalo. Siamo un popolo di puttanieri. Le stime nazionali parlano di nove milioni di clienti maschi di prostitute, e anche alle signore piace pagare. In un campione di donne coinvolte in una recente ricerca della sessuologa Serenella Salomoni, il 37 per cento rivela di aver pensato almeno una volta di pagare un uomo per sesso, il 19 per cento lo ha fatto. Infine, se la mettiamo sul fatto delle minorenni, va bene, brutta storia. Ma quante volte tornando a casa di sera abbiamo visto sul marciapiede ragazzine-schiave a malapena sedicenni, aspettare che qualche nostro concittadino le tirasse su – e non abbiamo battuto ciglio?

    Comunque raccontiamo la storia, ci sono sempre due versioni. La versione di chi si scandalizza e quella di chi non vede motivo di scandalizzarsi, e le due versioni non parlano tra loro. C’è poi la chiave di lettura generazionale, forse più interessante: un sistema in cui la gioventù è merce di consumo estremo, carne da macello a buon mercato usata tanto per riempire reality e talent show, quanto per i festini dei capi. Sullo sfondo, un paese con la disoccupazione giovanile al 30 per cento. Dove le cronache dei movimenti e delle rivolte studentesche di dicembre sono state sepolte e mandate nell’oblio dalle cronache di Ruby e compagne, nuove protagoniste di servizi soft porno sui telegiornali. Anche qui, però, l’anima cinica scrolla le spalle: è il mercato, bellezza. Vogliamo crocifiggere quelle ragazze perché hanno colto l’occasione di farsi strada?

    Cerchiamo di essere realisti. Torniamo ad esempio al popolo di puttanieri. In un presente labile e precario, è più economico comprare un po’ di amore che mettersi a corteggiare qualcuno, uscirci a cena e tutto il resto. Chi ha più tempo per i corteggiamenti? Chi ha i soldi, chi ha la voglia, l’energia? Il mercato vince perché risponde in modo pratico a problemi che la vita non può più risolvere. È troppo tardi per arricciare il naso. Quando abbiamo accettato di vivere in un sistema basato sul mercato estremo dovevamo sapere che tale sistema ha come esito quello di trasformare tutto, appunto, in mercato. E al di fuori del mercato non può restare niente. In questo senso le faccende sessuali del capo sono metaforiche ed emblematiche. Alla fine, la vera domanda sulla quale dobbiamo interrogarci, al di fuori delle belle parole, è se sia naturale contrattare tutto – o se ci siano ancora dei limiti e quali.

    Ora, l’opposizione italiana guarda ai casi sessuali e li considera un’anomalia, una degenerazione riprovevole, incidentale. Tolto di mezzo questo capo, il sistema ritroverà la sua normalità e potremo ricominciare a parlare dei problemi del paese. Peccato che ci sia poco di incidentale. L’errore prospettico del pallido riformismo italiano è ancora quello di considerare Berlusconi – dopo tutti questi anni! – un incidente di percorso anziché il compimento pieno, logico, estremo di un sistema. Dove per sistema si intende la manifestazione italiana del culto del mercato totale. Non serve neppure scomodare marxismi e liberismi, è una questione di percezioni immediate. Che all’interno di una società ci sia chi consapevolmente sceglie di vendere o comprare non ci turba molto. Ma qui un’intera società ha condotto alla prostituzione di massa: dei corpi, delle menti, delle idee, delle vite, delle giovinezze, di ogni cosa. Siamo tutti carne da macello. Ci piace divorare e farci divorare.

    Un’opposizione che si limiti a sperare di usare uno scandalo sessuale per togliere di mezzo Berlusconi, senza fare insieme lo sforzo di mettere in campo un’altra idea di società, merita l’accusa di moralismo. La mercificazione estrema del mondo e la democrazia dei rapporti umani difficilmente possono stare accanto. Senza contare la strana capriola, a cui abbiamo assistito in questi giorni, di un Pd che vuole scendere in piazza a fianco delle donne e nel frattempo litiga per l’ennesima volta sulle unioni civili. Allo stesso modo, un movimento delle donne che si limiti ad agitare questioni di rappresentazione – il problema di come le donne vengono rappresentate in televisione eccetera – rischia di mancare il colpo. La cultura del politically correct di sinistra si è concentrata per decenni sul problema di come le cose venivano rappresentate, e ha perso di vista il problema di come le cose venivano vissute. Quello a cui assistiamo è un problema di rapporti democratici: è lecito che un potente possa comprare chi gli pare? È soltanto da una prospettiva di sinistra autentica, cioè pronta a discutere questo sistema economico, sociale, emotivo, che può venire una critica significativa al capo e alle sue varie orge. Tutto il resto scivola via.
    si è concentrata per decenni sul problema di come le cose venivano rappresentate, e ha perso di vista il problema di come le cose venivano vissute. Quello a cui assistiamo è un problema di rapporti democratici: è lecito che un potente possa comprare chi gli pare? È soltanto da una prospettiva di sinistra autentica, cioè pronta a discutere questo sistema economico, sociale, emotivo, che può venire una critica significativa al capo e alle sue varie orge. Tutto il resto scivola via. Marco Mancassola dal manifesto 13 febbraio 2011

  45. daniz il 14 febbraio 2011 alle 13:51

    @lucia cossu

    non posso che condividere punto per punto quello che ha detto con semplicità e ragionevolezza. fortuna che ci siano ancora questi punti di vista.
    buona giornata

  46. viola il 14 febbraio 2011 alle 14:26

    rispetto chi non è andata in piazza, vorrei si rispettasse anche quel milione circa di donne e non che in piazza è andato, o si pensa che siano tutte “eterodeterminate”, e ancora una volta “serve sciocche”?

    @per la fu : alla fine il pezzo è un rosario di riduzionismo economicistico, as usual con i “vecchi” compagni, per i quali evidentemente il movimento delle donne “scivola via”, niente di nuovo anche su questo fronte.

  47. evelina santangelo il 14 febbraio 2011 alle 16:37

    Ho l’impressione che i fautori dei veri «moralisti», magari senza volerlo, aggiungo, siano propri coloro che stanno sollevando così tante accuse di «moralismo» a una manifestazione che è stata evidentemente una manifestazione in nome di valori prettamente civili e di diritti troppo a lungo violati nell’indifferenza generale (e in questo sta la colpa più grave di chi oggi è sceso in piazza, nel tempo che ci ha messo, ci abbiamo messo, cioè per rendercene conto e reagire).

    Non vi suona «singolare» (lo dico senza intenzioni polemiche, ma con la voglia di capirsi, visto che con molti condividiamo un’idea comune di cittadinanza, almeno così mi sembra), non vi sembra singolare, ripeto, il fatto che le accuse più virulente, in questo senso, arrivino proprio da chi vede il suo potere traballare e indice «mutande-day» pur di non soccombere… dopo tante ma tante battaglie in nome del più retrivo moralismo, quello che vorrebbe allineare le visioni morali a quell’unica visione dettata da Sacra Romana Chiesa in tema di autodeterminazione (dal testamento biologico alla fecondazione assistita) o in ambiti che riguardano la ricerca scientifica?

    Il che non significa che si sia arrivati a un punto d’arrivo. Però potrebbe essere un inizio possibile, visto che questo paese ha anche saputo esprimere il meglio di sé in momenti molto difficili, diversamente difficili.

  48. la funambola il 14 febbraio 2011 alle 17:02

    sono andata in piazza pur condividendo, per esempio, il sentire di lucia
    ci sono andata facendomi sfilare in testa le facce dei ferrara dei sallusti dei fede dei belpietro delle santanchè delle prestigiacomo delle prostitue e dei prostitute di regime
    mi sono fatta violenza
    mi sono fatta violenza una seconda volta cercando di non pensare all’alternativa a queste facce e ai quotidiani massoni che hanno sponsorizzato questa manifestazione
    ho perfino firmato al banchetto del pd
    ho provato, in piazza, un senso di disappartenenza che mi ha spinto a chiedere venia a tutte le persone familiari amici parenti e affini che avevo convinto a seguirmi:)
    non ho voglia più di fare delle disanime e analisi e convincere chicchessia
    viola ti voglio comunque bene :)
    baci
    la fu

  49. caracaterina il 14 febbraio 2011 alle 17:03

    Uhm, lo so ben che qui dentro non fa figo ma, per favore, un occhio alle persone normali, quelle che non pensano? O vogliamo continuare a fare il simmetrico della Gelmini e il pendant del ciccione?

    http://www.repubblica.it/politica/2011/02/14/news/grido_al_paese-12431449/

  50. viola il 14 febbraio 2011 alle 17:15

    @ fu
    anch’io e molto: ti volevo bene, ti assicuro, anche se non ci fossi andata ma alla fine noi siamo pragmatiche, come lo sono tante donne e sono stata felice di vedere anche a Napoli, sia pure pochi, “ombrelli rossi”..-));

  51. maria il 14 febbraio 2011 alle 17:41

    @lucia
    la prostituzione è sempre esistita e non mi pare che le donne si siano svegliate perchè l’hanno ,appunto ,scoperta adesso.

    Infatti la manifestazione di domenica pur con tutte le sue ambiguità non era contro le escort o puttane che dir si voglia, e a parte alcune espressioni brutte e supponenti che sono state dette, io non ho sentito, ma nemmeno percepito razzismo, contro donne che scelgono vie altre, ma casomai contro un intreccio di ragioni che sono sotto i nostri occhi e che investono in primo luogo il presidente del consiglio e la sua condotta.

    E’ vero quello che dici sul passato, sulla mancanza di critica alle meteorine e allo sfruttamento televisivo del corpo delle donne, ma penso che se si fosse condotta una battaglia anche più radicale di quanto non sia stato fatto, allora sì che saremmo state accusate di facile moralismo. La strada che è stata contestata domenica non nasce certo con berlusconi e basta, ma di certo lui e una certa cultura di destra l’hanno approfondita, specialmente negli ultimi tempi.

    Non credo poi sia vero che gli uomini non siano stati criticati, il femminismo nasce proprio da una critica radicale a una società di tipo sessista che si spaccia per neutra sapendo che così non è.E comunque sia, posto che tu abbia delle ragioni nel giudicare sbagliata e in ritardo la critica ,che secondo te non prenderebbe, tra l’altro, in considerazione le vie altre dei maschi, sarebbe casomai un motivo in più per cominciare a farlo oggi, verso tutti e tutte.

    Infine, io non ce l’ho con nessuno in particolare, ma mi ritengo libera di criticare delle donne , se non altro per non fare del politically correct alla rovescia e dico questo pensando alle prostitute di cui diceva Veronique e non alle mantenute di questo e quel potente. Mi sento molto più coinvolta e solidale con le prime .

  52. Larry Massino il 14 febbraio 2011 alle 18:33

    C’è poi n’artra quistione, la storica guerra al corpo, praticata da sempre dalla chiesa cattolica, inispecie contro il corpo femminile. Approfittarsi dell’ingenuità delle povere showgirls per vincere una battaglia in questa sporca guerra non fa onore né alla chiesa né alla sinistra che si sta sempre più caratterizzando come neoconfessionale, che finge di non accorgersi che manifestando a favore della dignità si rischia di di restringere ulteriormente gli spazi di libertà femminile, a partire dall’autodeterminazione corporale, che vuol dire che con il proprio corpo le donne ( e gli uomini ) hanno diritto di fare quello che diamine vogliono (comprese le quasi sempre orribili labbra a canotto). Come con la loro mente. Già, la mente… perché nessuno manifesta contro la prostituzione di menti e anime? Insomma, se il problema fosse davvero l’insopportabile richiesta di sottomissione da parte del potere, dovremmo ribellarci sia per la richiesta di prestazioni materiali che immateriali. Invece… scommetterei che nessuno sciopererà mai per ribellarsi a promozioni ritenute incongrue, per ribellarsi contro l’allontanamento di personale emarginato in azienda a causa della propria autonomia ecc ecc

    Detto questo, se le donne che ieri erano in piazza fanno un partito, io lo voto, purché si tengano lontane dagli attuali partiti e si battano più per la libertà che per la dignità. Lunetta Savino for president!

    Ps: né nelle dirette né nei Tg né nei giornali si sono viste o sentite le prostitute, che invece gli organizzatori avevano promesso di mettere in primo piano perché non avevano nulla contro la prostituzione libera… Non mi è piaciuto…

  53. maria il 14 febbraio 2011 alle 18:47

    larry
    ti faccio presente che il concetto di autodeterminazione femminile comprende anche la mente

    maria

  54. Larry Massino il 14 febbraio 2011 alle 20:48

    Maria dove è che ho detto il contrario? Come si può immaginare, da quello che scrivo, che penso il contrario? Se mi vuoi dire che ti sto antipatico dillo, non mi offendo, ma non farmi dire cose che non ho detto.

  55. maria il 15 febbraio 2011 alle 11:06

    @larry
    hai ragione, avevo letto un po’ di corsa, chiedo venia
    maria



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