Non sentite l’odore del fumo?

18 febbraio 2011
Pubblicato da

da http://www.nebbiaenuvole.com

di
Paolo Mossetti

Le Regole!

Va bene combattere il Tiranno, ma guai a toccare le Regole. Le Regole sono i chicchi del rosario al quale si aggrappano i martiri del berlusconismo, mentre i suoi pretoriani li gettano nella fossa coi leoni. Da una parte abbiamo un potere che corrompe giudici, paga servizi segreti deviati, usa tv e giornali come carri armati, assolda qualunque firma e volto compiacente per scatenare condanne infami anche sulle manifestazioni più innocue. Dall’altra, anime belle che si accapigliano su chi deve fare miglior figura e non guastare «una festa colorata, goliardica, fantasiosa, pacifica», come hanno detto i capetti del «Popolo Viola», in occasione delle proteste di Arcore. Ha scritto uno di loro, dopo che due ragazzi erano stati arrestati per non essersi limitati a sventolare mutandine: «Io, non-violento, sto dalla parte delle regole». E ovviamente, il PD: «Chi li conosce quelli, mica sono dei nostri, sono provocatori!».


Una domanda

Mi pongo la stessa domanda che mi sono posto all’indomani del 14 dicembre, quando una parte non indifferente di quei giovani senza futuro e umiliati dal mercimonio del Parlamento avevano messo a ferro a fuoco la Capitale, finendo per ciò isolati dalla politica tutta e da buona parte della stampa democratica: ebbene, dopo diciassette anni, ha pagato la strategia delle persone per bene? Ha reso la Casta più rispettosa dei suoi sudditi? Ha forse ridotto il ricorso a mezzi impropri da parte del Governo, alla diffamazione dei media?
Dico una banalità che però sfido a contraddire: quando si combatte un tiranno le regole, lo si voglia o no, sono quelle del tiranno. Una volta approvate, le leggi ad personam che il tiranno si è fabbricato diventeranno sacre anch’esse. E piu le leggi saranno ingiuste, piu nessuno saprà come respingerle.
No alle molotov e alle P38, ci mancherebbe: basta già un pugno a Capezzone per gridare al golpe. Ma è violenza anche la messa in atto di un serio boicottaggio? L’hackeraggio? Il sabotaggio? Neanche questo è stato proposto, dal Popolo Viola, dal Palasharp, dai giornali resistenti e dalle donne che «dicono basta» con tante carinissime foto. Poi certo, capita che i soliti sconsiderati mettano in pratica il precetto mazziniano – laddove diceva che non portano lontano né il pensiero senza l’azione né l’azione senza il pensiero –, e questi abili oratori «kennediani», «indignati» di mestiere, vanno nel panico, si agitano, balbettano. Si dissociano.
Ha commentato Giulio Cavalli, attore da due anni sotto scorta minacciato alla mafia, anche lui presente ad Arcore: «C’è qualcuno che si ostina a pretendere una ribellione composta per non rompere gli equilibri come se il problema fosse una persona e non un modo… (…) Ero sicuro che non solo i nemici ma anche (e soprattutto) i falsi amici più moderati avrebbero usato quel manipolo per raccontare una manifestazione “maleducata”»

Posizionarsi


Insomma il discorso non è da che parte stare, ma «come» e «con chi» stare in quella parte. Comprendiamo il perché di una sinistra invaghita dei giudici e della Costituzione, visto lo stato d’emergenza perenne in cui viviamo. E i lupi che rischiamo di trovare andando fuori dal seminato: mediocrissimi columnist «terzisti», per i quali ogni nefandezza va concessa al sovrano; i rifondaroli zdanoviani tipo Daniele Sepe, con il quale litigo perché, a suo dire, anche chi applaude per l’arresto di un camorrista è da iscrivere alla lista degli «sbirri del Capitale».
Ma andrà pur fatto un discorso sull’insipienza di chi fa opposizione solo dicendo «basta» con quelle carinissime foto, o raccomandando alle sue platee di applaudirlo, comprargli libri e cofanetti DVD in offerta speciale. È quello che ho tentato di dire più volte ad un mio coetaneo scrittore, a cui voglio bene, che non poteva limitarsi a ripetere: «Ogni lettore in più è una sentinella di libertà», come se solo quello fosse l’unico modo per resistere: perché bisognerà pure ritrovare la sana rabbia delle origini, svincolarsi dai ricatti della solita sinistra veltroniana per cui esiste solo la Grande-Chiesa-che-va-da-Che-Guevara-a-Madre-Teresa, di cui basta comprare i santini per sentirsi a posto con la coscienza. Una sinistra, quella degli assessorati alla Cultura e dell’ecumenismo esasperato, che non è poi molto diversa dai venditore di materassi sulle reti Mediaset, che poi abbandona e chiama «imbecille» chi mette in gioco la faccia e la fedina penale, contro il «regime» di cui parlano le sue star mediatiche – e non si sa se ne parlano per convinzione o se per averne l’esclusivo copyright.

London calling


Del resto, se a Londra la sede dei Tories è stata sfasciata dai figli delle periferie degradate, e il Mediterraneo ci fa esultare  per le sue rivolte popolari, che prospettive può dare agli ultimi, ai disperati, un pensiero d’opposizione guidato soltanto dai blog, dai vignettisti, dalle mutandine sventolate, dalle videoconferenze? A questo punto l’identificazione tout-court di una parte di questa piazza post-ideologica con le parole «l’ordine» e le «leggi», ha il sapore non di una resistenza democratica, ma di un mutamento antropico, epidermico, definitivo.
Facciamo un salto indietro nel tempo – molto indietro. Nel 1956, a Partinico, un signore di nome Danilo Dolci, infrangendo le regole, mise in scena un’azione scandalosa, chiamata «sciopero alla rovescia»: centinaia di disoccupati si organizzarono per riattivare pacificamente una strada abbandonata dal Comune mafioso. Non un’idea innocua, tuttavia: i lavori furono fermati dalla polizia e Dolci, con alcuni suoi collaboratori, venne arrestato. A difenderlo, nel tribunale penale di Palermo, c’era il grande giurista Piero Calamandrei, che in una delle sue più famose arringhe spiegò come le regole, le leggi, altro non sono che «formule», nelle quali «bisogna far circolare il pensiero del nostro tempo, lasciarci entrare l’aria che respiriamo, metterci dentro i nostri propositi, le nostre speranze, il nostro sangue, il nostro pianto. Altrimenti, le leggi non restano che formule vuote, pregevoli giochi da legulei; affinché diventino sante esse vanno riempite con la nostra volontà».
Ecco: le adunate piene di gente indignata, arrabbiata, convinta dei propri mezzi mi rendono felice. Cosi come le tutte le manifestazioni colorate, goliardiche, fantasiose, pacifiche. Eppure vorrei che quella stessa gente riempisse, anzi, anche solo spruzzasse, con un po’ di sudata volontà, quelle parole con le quali decora il proprio «impegno civile» nei profili di Facebook. Anche rischiando di perdere la propria «santità di martiri». E dopo aver fatto fronte comune, a difesa delle regole che sono state violate dal Potere, affrontasse quelle regole che il Potere stesso ci ha già inculcato per castrarci. Quelle che difendono un incessante conformismo di parole ormai svuotate di senso. Una mercificazione e banalizzazione della lotta. Un meccanismo perverso di privilegi e sfruttamento reciproco.

‎”Non so se i giovani hanno appreso.
Se ci si lascia chiudere, terrorizzare
se ci si lascia cristallizzare
si diventa una cosa
gli altri ci diventano cose. (…)
Non so se i giovani sanno
in ogni parte del mondo:
non c’è rivoluzione se si trattano gli uomini come sassi,
ai giovani occorre
l’esperienza creativa di un mondo
nuovo davvero.”

(da Danilo Dolci, “Non sentite l’odore del fumo?”, cit.)

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68 Responses to Non sentite l’odore del fumo?

  1. diamonds il 18 febbraio 2011 alle 11:05

    la goliardia è un fenomeno molto,molto conservatore(a oxford e cambridge lo praticano da secoli non a caso).la stagione del riformismo è una stagione sterile ,così come la solitudine,”è assenza di tempo”.Una sana conflittualità sta alla base di ogni evoluzione,ma quando se ne parla da queste parti tutti gli allineati sono pronti a farsi il segno della croce.Lo spirito di Danilo Dolci veglia su di noi,corpore presenti

  2. francesco pecoraro il 18 febbraio 2011 alle 11:08

    Sotto-scrivo Mossetti.

  3. alcor il 18 febbraio 2011 alle 12:18

    mah, non tutto mi è chiaro in questo articolo, non capisco bene cosa invita praticamente (politicamente) a fare Mossetti

    a parte: mi sono sempre chiesta che paura possano fare a un potere come quello che ci governa, cioè non dittatoriale, benché autoritario e malato, ma comunque dotato di tutti gli strumenti per reagire, alcune decine o anche centinaia di ragazzi che mettono a ferro e fuoco la capitale. Finora, direi, non molta.

    Io avrei molta più paura di un milione di persone che si raccolgono ferme e silenziose, senza ridere né parlare, senza slogan né cartelli, senza goliardate [su questo quoto diamonds, la goliardia è sempre stata espressione del qualunquismo conservatore], un milione di corpi fermi e compatti sotto le finestre del potere, per una, per due, per enne giornate intere, ovunque ci sia una prefettura, un milione di volti chiusi e muti sollevati verso le mie finestre mi terrorizzerebbe molto di più di qualche tavolino scagliato contro una vetrina o una macchina incendiata o un cassonetto rovesciato o un bancomat divelto.

  4. georgia il 18 febbraio 2011 alle 13:31

    un milione di volti chiusi e muti sollevati verso le mie finestre mi terrorizzerebbe molto di più di qualche tavolino scagliato contro una vetrina o una macchina incendiata o un cassonetto rovesciato o un bancomat divelto

    certo ha ragione alcor un milione di volti chiusi e muti (o con un solo slogan martellente) terrorizzerebbe di più, perchè vorrebbe dire che dietro c’è una massa critica compatta e pronta a tutto, ergo di fronte a questo al dittatore (feroce o cluwn che sia) non rimane altro che andarsene altrimenti scoppia la guerra civile e rischia il linciaggio … se invece salta ogni tanto un tavolino o un bancomat vuol solo dire che c’è tanta rabbia (forse) e che quindi per il potere NON tutto è perduto, anzi lasciandoli un po’ fare è sempre una comoda valvola di sfogo
    Non si tratta di essere antiviolenti a prescindere si tratta di essere contro la violenza inutile, contro la violenza solo come manifestazione di rabbia senza esito politico.
    La violenza a volte è necessaria ma solo in casi estremi (e solo quando serve), solo la violenza inutile è Violenza e poi prima bisogna essere compatti poi se ne riparla. Gruppetti singoli fanno poco e … le donne per tua regola (spiritosone) per ora sono state le più compatte e dignitose (si dignitose che nessuno sa neppure più cosa voglia dire) altro che carinissime, hanno fatto una cosa importante, sono andate poco per il sottile e non hanno alzato steccati hanno detto basta, compatte … non è cosa da poco di questi tempi, forse sarebbe bene non lasciarsi scappare l’occasione e continuare … se si incomincia a sfottere arrogantemente a 360 come sempre, a fare distinguo capziosi, si rimane sempre solo il miserando manipolo di bubatori, così carino ma così … inutile ;-)

  5. francesco forlani il 18 febbraio 2011 alle 13:59

    le osservazioni di Georgia e Alcor le ho condivise anche con l’autore del pezzo. In questo senso le lotte anti violente di danilo dolci citate si riallacciano alla bella immagine evocata da Alcor. Insomma no ai compagni che sbagliano ma anche no ai compagni che sbadigliano.
    effeffe

  6. AMA il 18 febbraio 2011 alle 14:13

    Dopo la manifestazione del 13 febbraio scorso quale essere sano di mente non si sarebbe dimesso? Siamo al caso psichiatrico! Ci vogliono i medici.

  7. AMA il 18 febbraio 2011 alle 14:30

    Bella l’immagine del milione di persone muto sotto una finestra. Molto televisiva. Una fotografia. Mediata. Mediatica. Forse solo una vignetta.
    Questo regime non lo si combatte col linguaggio berlusconiano o anti-berlusconiano, fatto di una realta’ menzognera trasmessa in tv.
    Mi figuro poi tutti questi manifestanti che controllano la rappresentazione mediatica dell’evento sul loro cellulare, invece di viverlo.
    La vedo dura. Durissima. Follia di massa. La stessa patologia del Nano Pazzo, perfino rassicurante perche’ senza cazzo.

  8. georgia il 18 febbraio 2011 alle 15:05

    no ai compagni che sbagliano ma anche no ai compagni che sbadigliano

    F.O.R.M.I.D.A.B.I.L.E :-)

  9. georgia il 18 febbraio 2011 alle 15:08

    Mi figuro poi tutti questi manifestanti che controllano la rappresentazione mediatica dell’evento sul loro cellulare, invece di viverlo

    AMA, ti prego, sii realista :-) tra poco quelli che odieranno berlusconi saranno forse l’intera nazione … lascia che alcuni (molti) se la vivano al cellulare perchè se scendono in piazza tutti insieme succede il finimondo, collassa tutto … in Egitto c’erano milioni in piazza ma sembra che non ci sia stato un terremoto indotto come a seattle solo perchè furono bloccati i treni altrimenti stava per riversarsi in piazza Tahrir l’intero Egitto diciamo che moltissimi si sono salvati (e ci hanno salvato) seguendo solo con il cellulare, se dio vuole … altrimenti l’euforia nel centro del Cairo avrebbe fatto forse crollare il Colosseo ;-)

  10. AMA il 18 febbraio 2011 alle 15:40

    Ovviamente non hai capito cosa intendevo dire. Rileggi(mi) bene per favore.

    Resta il fatto che Berlusconi se ne fotte dell'”odio” di una intera nazione. Non gliene frega niente dell’Italia.

    In Egitto poi e’ successa una cosa molto diversa. Una insurrezione popolare fino alla caduta del regime. Non una manifestazione pacifica di un giorno, preoccupata di avere la giusta copertura e rappresentazione mediatica. Ma mi rendo anche conto che chi si fa di media tutto il giorno vive di suggestioni e non fa distinguo. Butta tutto nello stesso calderone. Gli egiziani non guardavano in macchina. Non si rivolgevano ai media. Avevano FAME.

    Tu pensa che da Londra prima di guardare sul Corriere e Repubblica i video sulla protesta delle donne del 13 febbraio, ho dovuto sorbirmi insulse pubblicita’ con donnine oggetto. Ormai non sono piu’ abituato. E tutto alla fine mi e’ sembrato vagamente grottesco. Nella sua resa scenica. Non nei contenuti assolutamente condivisibili. Capisci cosa intendo?

  11. AMA il 18 febbraio 2011 alle 15:49

    Sono i manifestanti (quelli che prendono parte alla manifestazione) che invece di protestare si preoccupano della resa sui media nazionali, magari fra una pubblicita’ con ragazzine oggetto e l’altra, controllandola in presa diretta sul cellulare.

    E poi voglio dire, a chi interessa il destino dell’Italia? A nessuno! Si protesta piu’ per la vergogna del giudizio estero che per il proprio paese, in un declino forse irreversibile, mentre patetiche femministe si preoccupano dell’eventuale risvolto moralistico di una sana indignazione di massa.

  12. alcor il 18 febbraio 2011 alle 16:09
  13. georgia il 18 febbraio 2011 alle 16:23

    l’insurrezione egiziana è stata (come del resto sono tutte le rivoluzione) un insieme di moltissime cose, la fame e la disoccupazione sì, ma certo non solo, in piazza c’erano ragazzi che non erano affatto prigionieri della fame … L’insurrezione nasce da lontano da scioperi e lotte sindacali in fabbrica, da lotte nelle università, dal ceto medio, dal ceto medio alto, soprattutto dai giovanissimi che sì, è vero, si fanno troppo di media e parlano molte lingue (o almeno riescono ad usare benissimo i traduttori) … e chequindi sono stati molto attenti (attentissimi) anche alla copertura certo, ad aljazeera faranno un monumento :-) e anche a google che ad un certo punto gli ha fornito i mezzi per superare il blocco mediatico voluto dal regime … e poi anche l’appoggio di obama (lui in persona non certo di tutti) non è da sottovalutare.
    Gli egiziani, Ama, si rivolgevano disperatamente ai media, fossero riusciti a fargli il black out sarebbero spariti e con loro la loro rivoluzione.
    Le rivoluzioni non sono altro che i mille rivoli delle proteste e rivolte che per miracolo si ritrovano nello stesso momento e nello stesso luogo (sotto i riflettori possibilmente)
    Questo non succede ora in Libia e Bahrein (anche se le proteste ci sono) e in Iran il regime ha ancora appoggi e soprattutto la protesta non è riuscita a collegarsi con il ceto povero, con i lavoratori, con la fame e con la disoccupazione (anche perchè forse ce n’è meno), con la cultura ecc. il regime iraniano per un motivo o per l’altro ha ancora consenso, ergo media o non media per ora non ce la fanno. In egitto il consenso era crollato per sempre, per giunta mubarak era vecchio e finito e il figlio non faceva certo gola a nessuno se non a Nethanyau, Liebermann, Frattini e Berlusconi e inizialmente a qualche neocon americano.
    Poi elemento indispensabile: L’esercito si è rifiutato di sparare sul popolo egiziano (e poi l’esercito è pure pagato dagli usa ergo quando obama ha detto basta hanno obbedito). In Iran l’esercito non si è schierato (ne mai lo farebbe per ora) con i manifestanti e neppure in Libia e tanto meno nel Bharein … se non cambia qualcosa all’improvviso direi che li non succeda nulla per ora.

  14. fm il 18 febbraio 2011 alle 16:28
  15. georgia il 18 febbraio 2011 alle 17:10

    Sono i manifestanti (quelli che prendono parte alla manifestazione) che invece di protestare si preoccupano della resa sui media nazional

    @ ama sì hai ragione ti avevo letto male :-)

    @ fm che bella canzone hai dedicato ad ama

  16. fm il 18 febbraio 2011 alle 17:21

    @ Georgia

    Non la conosco, ma mi piaceva il titolo…

    Al contrario di Alcor, preferisco sapere AMA a Londra, le sue cronache dalla capitale inglese mi sono indispensabili, le scarico, le colleziono – mi fanno sognare, mi emozionano… Prima passavo ore e ore, a volte intere giornate, davanti al televisore, in attesa di un servizio “esclusivo” di quel friccherellone foulardato di Caprarica; adesso passo ore e ore, a volte intere giornate, davanti allo schermo del computer…

  17. carmelo il 18 febbraio 2011 alle 22:22

    Il malessere, la rabbia, l’indignazione sono sentimenti accompagnati da un terribile senso di impotenza.
    di fronte al lento e inarrestabile degrado di questo paese di frontea si ha la sensazione che nullasi faccia per opporvisi.
    Non credo sia un problema di essere piu’ o meno rispettosi delle regole.
    secondo me:
    manca un progetto attorno al quale coagulare tutte le forze chiamamole così di opposizione.
    Il rischio è che prima o poi (più prima che poi) in questo paese scoppi una rivolta cui immancabilmente seguirà una restaurazione.
    non è vero forse che siamo bravi a produrre moti di rivolta anche violenta e siamo da molti secoli incapaci di fare uno straccio di rivoluzione?

    qualcosa però si puo’ fare:
    1) evitare di acquistare prodotti e servizi di proprietà del sultano
    2) evitare perfino di acquistare i libri di quanti si dichairano antiberlusconiani, così giusto per invitarl ia cambaire editore o produttore o distributore cinematografico

    3) adottare nella vita privata nelel relazioni sociali e di lavoro nel rapporto con le istituzioni, un comportamento etico ispirato al rispetto de bene comune, al rispetto delle regole (per esempi oevitare di raccomandare o di farsi raccomandare) al rispetto delle donne

    su questa base etica puo’ coagularsi una forza inarrestabile di cittadini tale da costringere a un cambiamento radicale.

  18. italo il 18 febbraio 2011 alle 22:46

    E mentre tutti parlano del bunga bunga il governo col milleproroghe mette nuove tasse:

    1.Introdotta tassa di 30 euro più marca da bollo di 8 per ogni ricorso al giudice di pace.
    2.Eliminata la detrazione del 19% per gli acquisti di abbonamenti ai trasporti pubblici locali;
    3.Eliminata la detrazione del 19% per le spese di aggiornamento degli insegnanti.
    4.Cancellato il credito d’ imposta, introdotto da Prodi, del 10% alle imprese che fanno ricerca ed innovazione.
    5.Niente restituzione fiscal drag a lavoratori e imprese.
    6.Introduzione della cosiddetta tassa sulla tecnologia (lettori multimediali, telef. cellulari, computer)
    7.Aumento tariffe dell’ acqua (grazie alla privatizzazione fatta da Tremonti, art. 23 bis decreto legge 133/2008) 8 ) Aumento delle tariffe postali
    8.Aumento pedaggi austostrade Anas
    9.Aumento di 3 euro sui biglietti aerei per chi parte da Roma e Milano, per qualsiasi destinazione e su qualunque compagnia, low cost incluse.
    10.Aumento biglietti dei treni, sia regionali che a lunga percorrenza.
    11.Raddoppio dell’ IVA sugli abbonamenti alle pay tv
    12.Tabacchi: aumentano sigarette low cost e tabacchi
    13.Aumento canone Rai
    14.Confermata l’applicazione dell’Iva sulla tassa rifiuti, nonostante sentenza contraria Corte Cosituzionale.
    15.Stretta fiscale sulle compagnie assicurative
    16.Imposta di scopo (i comuni possono istituire nuovi tributi, ad es. tassa di soggiorno per i turisti) per favorire investimenti nel territorio comunale.
    17.Concessa alle regioni la possibilità di aumentare fino al 3% l’ addizionale Irpef.
    18.Istituzione pedaggio sui raccordi autostradali (ad es. Firenze-Siena, Roma-Fiumicino, Salerno-Avellino, tangenziale Bologna)
    19.Aumento aliquota contributiva, dal 25 al 26%, per iscritti a gestione separata INPS (professionisti senza previdenza di categoria, venditori a domicilio e lavoratori autonomi occasionali)
    20.Aumenta al 10% (dal 7-8) l’ “aggio” per la riscossione dei tributi concesso alla Riscossione spa. La nuova norma implica un aggravio per il contribuente pari al 2.5% circa in caso di pagamento dopo il sessantesimo giorno.
    21.Aumento di 1 euro per i biglietti del cinema (ad eccezione delle sale parrocchiali) Certamente è presente la sospensione del pagamento delle tasse per i terremotati d’abruzzo fino al 30 giugno 2011, e sono anche presenti i 100 milioni (sottratti al fondo fas) per i liguri ed i veneti …”

    PS In germania il ministro guttemberg viene massacrato dalla stampa per aver copiato passi della sua tesi di laurea… e nella repubblica delle banane italiane si parla di “persecuzione” per berlusconi…

  19. AMA il 19 febbraio 2011 alle 05:07

    No, Georgia. Con o senza i telespettatori tifosi e le diplomazie internazionali incollate ai laptop gli egiziani avrebbero mandato lo stesso il loro tiranno a casa. Diciamo che la Rete ha messo in scena in presa diretta. E facilitato.

  20. AMA il 19 febbraio 2011 alle 05:12

    In Italia ovviamente non ci torno neanche morto.

  21. italo il 19 febbraio 2011 alle 11:37

    E intanto nel resto del mondo il primo ministro italiano e gli italiani suoi complici vengono giustamente presi per i fondelli. ultimo in ordine di tempo questo bellissimo pezzo:

    http://www.thedailyshow.com/watch/thu-february-17-2011/la-douche-vita

  22. véronique vergé il 19 febbraio 2011 alle 12:54

    Ogni lettore è una sentinella di libertà,
    bellissima parola
    prima l’azione,
    c’è sempre una parola libera,
    accolta, condivisa,
    una parola fuoco, una parola mare
    che fa pensare a cieli diversi
    il lettore sul punto dell’orizzonte
    protegge la parola dei libri,
    questa parola che potrebbe morire
    sotto l’indifferenza, la distrazione.
    Questa parola è preziosa, perché uno
    ha fatto sorgere dal silenzio, una parola
    viva, una parola ,
    dietro una manifestazione,
    ci sono molte pagine nella mente,
    molti libri.

  23. Paolo Mossetti il 19 febbraio 2011 alle 14:37

    @ Alcor: scusami per il ritardo, avrei voluto scriverti prima ma ero fuori città.
    mah, non tutto mi è chiaro in questo articolo, non capisco bene cosa invita praticamente (politicamente) a fare Mossetti

    a parte: mi sono sempre chiesta che paura possano fare a un potere come quello che ci governa, cioè non dittatoriale, benché autoritario e malato, ma comunque dotato di tutti gli strumenti per reagire, alcune decine o anche centinaia di ragazzi che mettono a ferro e fuoco la capitale. Finora, direi, non molta.

    Scrivi: “Io avrei molta più paura di un milione di persone che si raccolgono ferme e silenziose…un milione di corpi fermi e compatti sotto le finestre del potere, per una, per due, per enne giornate intere… un milione di volti chiusi e muti sollevati verso le mie finestre”

    Perdonami la brutalità: ma che vuoi dire? A me sembra che in questa rappresentazione della protesta ci sia, ancora una volta, più un compiacimento nel linguaggio fine a se stesso (‘le finestre del potere’ ‘volti chiusi e muti’), che una spiegazione dell’efficacia di questi metodi.
    Ascolta, una confessione è d’obbligo. Nel 2001 ero tra quelli, ingenui, che davvero credevano che un abbraccio tra il centrosinistra e i movimenti noglobal sarebbe stato possibile solo accettando il discrimine della non violenza, e non perché la rabbia del popolo di seattle fosse sbagliata, ma perché con il linguaggio da ‘guerre stellari’ contro ‘l’impero’, quello di cui blaterava Adriano Sofri, davvero mi sembrava favorire il rozzo qualunquismo mediatico che buttava i pacifici manifestanti green e anarco insieme coi black black senza nome e gli ultras.
    Bene, sono passati dieci anni da allora, abbiamo avuto girotondi, piazze non piene, ma strapiene, addirittura due milioni con Cofferati, i noglobal sono stati travolti da crisi d’identità e frammentazioni e sui media ci è finita la guerra al terrorismo, sono emersi di volta in volta i Pietro Ricca, i Beppe Grillo, i Travaglio come possibili eroi dell’antiberlusconismo, anche se nessuno di loro aveva previsto con tale esattezza le derive del Caimano, del bushismo e del turbocapitalismo come quei giovani prima tacitati come violenti guastafeste, turbatori del mite progressimo nostrano, e ora, mi riferisco al 14 dicembre, accusati d’essere ‘pochi imbecilli’ che hanno messo a ferro e fuoco la capitale.

    Insomma: non siamo nel 2001, ma nel 2011. In questi dieci anni non hanno prevalso le Tute Bianche, ma l’ala morbida, anzi morbidissima, del contropotere. L’ala che gioca a fare gli smart mob, i raduni con palloncini rosa per dire ‘non siamo coglioni’, che indossa le maschere di V for Vendetta, che si colora di viola e appunto, come scrivi tu e tanti altri, si posiziona sotto le finestre del potere. ‘Una massa silenziosa’, ti auguri tu. Qualcun altro, giustamente, dice che la goliardia fa comodo al conservatorismo. Bene. E infatti, quelli che il 14 e prima ancora a Genova denunciavano l’ipocrisia dei grandi banchetti infra-multinazionali, non ridevano affatto. e non erano (più di tanto) goliardici. Ma neanche cosi’ andavano bene.

    Perché infatti, questo è il punto, tra loro c’era qualcuno che non si limitava alla sfilata silenziosa. Ma lanciava pietre, sfondava zone rosse, incendiava auto.
    Premesso che non vorrei mai vedere la mia testa centrata da un sanpietrino la mia auto incendiata, ma perché non ragionare dal loro punto di vista? Ovvero, dopo 10-15 anni di buonismo, quali sono gli argomenti per NON lanciare pietre, sfondare zone rosse, incendiare auto?

    Manifestazioni di milioni di persone che per PIU’ d’un giorno di fila si radunano sarebbero in sé una rivoluzione, perché la costanza è la prima cosa che manca ai movimenti attuali, per il semplice motivo che rispetto all’Egitto noi abbiamo il pane ma il compenso non abbiamo un popolo. Il popolo, quello che ci piace, lo vediamo nelle immagini della CNN scendere in piazza e mettere i fiori nei cannoni dell’esercito, ma il nostro ‘popolo’ è scomparso oltre trent’anni fa, travolto dalla disgregazione post-industriale, si piccoloimborghesito, si è ‘contagiato’ col berlusconismo e in queste mie parole non v’è razzismo ma solo un’analisi antropologica con cui fare i conti.

    Dunque tocca ad una infima minoranza (come quella delle 100,000 donne in piazza, e vivaddio, il 13 febbraio) fare rumore e conquistare, se lo ritiene un punto primario, le pagine di tg e giornali.

    Sono oltre dieci anni che ci dicono di comprare CERTI DVD, CERTI libri, andare al cinema a guardare CERTI film, perché così ci fa bene, così si resiste, ma, cara Veronique, anche questo non baste, abbiamo LE PROVE che non basta, e non è mai bastato a rendere il potere meno arrogante. La dimostrazione ce l’hai in questi giorni: se il governo avesse davvero paura della piazza, non accellerebbe verso quest’escalation di repressione verbale e legislativa.
    Sei così sicura che con qualche auto incendiata in piu’ Napolitano, insieme allo ‘state buoni’ d’obbligo, non inviterebbe il governo ad ascoltarla di piu’, quella piazza? Sei sicura, soprattutto, che tutti quelli scesi finora in piazza con quelle ‘molte pagine nella mente’, rischierebbero in prima persona una denuncia, una detenzione temporanea, fosse anche solo, non dico per aver lanciato un sanpietrino, ma per essersi incatenati davanti ad Arcore?

  24. Paolo Mossetti il 19 febbraio 2011 alle 15:00

    Sui metodi ‘pratici’ hai ragione, sarà più preciso e per questioni di spazio non ho approfondito ora. Il sabotaggio, l’hackeraggio e il boicottaggio comunque sono stati menzionati non a caso.
    @ Carmelo dico che purtroppo, o un boicotaggio lo si organizza seriamente in TANTI, utilizzando anche pagine di giornali per promuoverlo, firme importanti, e il sostegno di tanti intellettuali, oppure diventa un’iniziativa effimera destinata al ridicolo.
    Su questo mi trovo in contrasto con molti autori anche di NI

    Hai notato come reagisce la maggioranza degli intellettuali quando gli accenni a un boicottaggio della Mondadori? ‘Ma no, ci risiamo, che palle, ormai è un argomento datato!”

    Sarà. Intanto però ad ogni sommovimento giudiziario i titoli del Caimano hanno sussulti esattamente proporzionali in borsa, e questo non vuol dire solo 4-5 milioni di euro in meno o in più in tasca sua, ma è il segno evidente della simbiosi tra il Caimano e la sua gigantesca influenza economica e finanziaria.
    E’ dunque il ricatto d’essere inviaschiati in questo blob, il fatto che ognuno di noi potrebbe, un giorno, diventare dipendente ‘indiretto’ del premier, è la dimostrazione più lampante di quanto inutili, alla lunga, siano le semplici parole, le manifestazioni buone silenziose e belle, i pugni chiusi, le raccolte firme (questa poi! vi prego! vi prego!).
    Un boicottaggio non è solo rinunciare al salame prodotto nelle terre di mafia o all’arancia israeliana, ma anche rinunciare ad un percorso di carriera non dico facile (per nessun intellettuale, fosse anche esordiente Einaudi, lo sarà ‘in automatico’ solo per il fatto di pubblicare con Einaudi) ma sicuramente ‘meno travagliato’ di altri. E questo vale per una sfilza d’altre sigle, anche non editoriali sia chiaro.
    Si dirà: e pubblicare per De Benedetti è ‘giusto’? Non dico questo. Ma parlo di tattiche. Se la priorità è punire il Caimano, agire in prima persona anche con PRATICHE efficaci, fossero anche temporanee e dettate solo dallo scopo di provocare scossoni finanziari alle aziende del Caimano o l’attenzione dei suoi giornalacci tv e cartacei.

  25. carmelo il 19 febbraio 2011 alle 15:44

    @paolo mossetti
    sono completamente d’accordo con te nella sostanza

    In questo paese, l’indignazione, le invettive, la satira, le sofisticate analisi di intellettuali decotti e impotenti, le dichiarazioni stanche di politici
    sono aria fritta, vuota retorica, masturbazione pura

    Basta con le parole ciò che conta sono i comportamenti.
    Non distinguo una persona di sinistra da ciò che dice, che legge o vota.
    Se un signore che si dice comunista antagonista radicale antiberlusconiano etc etc, sporca per terra (sì sporca per terra), si costruisce un balcone abusivamente, non paga le tasse, raccomanda il figlio etc etc, non è una persona di sinistra ma un complice di questo degrado, questa palude, questa cultura cinica furbesca corporativa che finisce poi per creare dei mosgtri che non vengono da marte.
    Allora io dico.
    Non si puo’ accettare l’invito di una TV (mediaset) di cui è proprietario un signore che protegge i mafiosi, le cricche e persino i fascisti.
    Non si puo’ lavorare per lu ise se ne puo’ fare a meno.
    questo vale per i politici, gl iscrittori, i cineasti.
    DISERATARE LE SUE TV, contribuire a far diventare mediaset un TG 4 infinito,
    Smettere di pubblicare per le sue case editrici e questo vale anche per savianoi che pure stimo.

    e se necessario dimettersi in massa DAL PARLAMENTO per dare un segno al paese per cominciare a immaginare un progetto di società diversa

    Invece?
    invece in questo paese se un gruppo di donen decide di manifestare ecco che arrivano gli intellettuali puri e rivoluzionari che cominciano ocn i distinguo bla bla bla bla

    invito a guardare questo video di sergi orubini:

    http://rassegnastampabolano.blogspot.com/2011/02/assunzione-di-responsabilita.html

  26. carmelo il 19 febbraio 2011 alle 16:01

    basta lavorare per berlusconi
    basta accettare surreali confronti televisivi con gli sgherri servi sudditi escort idioti e miserabili lachhè che siedono in parlamento o scrivono nei giornali per volontà piacere e interesse del sultano.
    basta con i giochetti e le tattiche parlamentari con il solito rituale,
    che finisce sempre per legittimare l’azione eversiva di questo governo che ci sta portando al disastro.
    via dal parlamento
    via dalle tv
    e partire dalla strada
    la retorica berlusconiana (che viene ripetuta all’infinito dai suoi sgherri) funziona solo finchè trova un’interlocutore che pazientemente e stupidamente tenta di confutare quella retorica

    non c’è niente da confutare
    tutta l’italia (compresi i berlusconiani più convinti e interessati) sa benissimo quello che c’è da sapere, non cèè bisogno che di pietro o santoro ci spieghino le cose.

  27. AMA il 19 febbraio 2011 alle 16:06

    Protestare organizzando manifestazioni “passabili” sui media di regime non ha piu’ senso. Ci vorrebbero linguaggi diversi, non necessariamente nuovi. Soprattutto azioni. Censurabili. Fatti. Conseguenze tangibili.

    Dopo la manifestazione silenziosa di Alcor sotto il balcone di Romeo e Giulietta, tornando a casa per sprofondare coi culi di burro nei nostri salotti, potremmo tutti cantare questa qui…

    http://www.youtube.com/watch?v=3lkIBSf1SaQ

  28. Paolo Mossetti il 19 febbraio 2011 alle 23:53

    p..s: ovvamente mi sono reso conto di aver scritto coi piedi.
    nella mia prima risposta:

    “mah, non tutto mi è chiaro in questo articolo, non capisco bene cosa invita praticamente (politicamente) a fare Mossetti

    a parte: mi sono sempre chiesta che paura possano fare a un potere come quello che ci governa, cioè non dittatoriale, benché autoritario e malato, ma comunque dotato di tutti gli strumenti per reagire, alcune decine o anche centinaia di ragazzi che mettono a ferro e fuoco la capitale. Finora, direi, non molta.”

    è ovviamente una citazione.

  29. alcor il 20 febbraio 2011 alle 01:46

    @ Mossetti

    scusa, mi sembra tutto molto campato in aria,
    e temo che se davvero la vostra priorità è «punire il caimano», dovrete attrezzarvi meglio, magari ci riuscirà Rupert Murdoch, chissà.

    Ho invece qualche ingenua fiducia che lo si possa mandare a casa nei prossimi mesi col voto, è tutto quel che mi interessa ottenere, anche perché sono ben consapevole di vivere in Italia, un paese malandato, ma ancora uno dei più ricchi del mondo.

    E subito dopo averlo mandato a casa, se ci si riesce, vorrei che le teste continuassero a pensare, perché il problema non è lui soltanto, anche se è stato un catalizzatore formidabile del peggio che sappiamo produrre.

    Scusate se non mi diffondo, ma non vedo materia.

  30. alcor il 20 febbraio 2011 alle 01:51

    E tanto per dare un po’ di sostanza ai discorsi, potete dare un’occhiata qui, come si può vedere, se il Maghreb è geograficamente vicinissimo, è anche lontanissimo:

    http://www.oecd-ilibrary.org/economics/country-statistical-profile-italy_20752288-table-ita

  31. Paolo Mossetti il 20 febbraio 2011 alle 06:21

    @alcor:

    “Ho invece qualche ingenua fiducia che lo si possa mandare a casa nei prossimi mesi col voto, è tutto quel che mi interessa ottenere, anche perché sono ben consapevole di vivere in Italia, un paese malandato, ma ancora uno dei più ricchi del mondo.”

    L’idea di vivere in un paese ricco che consapevolezza ti da? Che i suoi concittadini sono meglio attrezzati a resistere all’asfissiante brainwashing dei media (intenso mai cme ora), o piuttosto è un modo per dire che tutto sommato, sì ok, spero che tra qualche mese vinca il ‘comitato di liberazione nazionale’ che va da Fini a Vendola, ma se non succede, e grazie alle tv e al gioco sporco Berlusca rivincesse non una ma due volte, anche nel 2018, e magari anche i suoi figli, pazienza, tutto sommato non è la fine del mondo, perché mai fare da ‘minoranza rumorosa’? E’ questo che vuoi dire?

  32. francesco pecoraro il 20 febbraio 2011 alle 06:26

    Dico solo che la presa di distanza – immediata et tremebonda, senza alcuna verifica dei fatti, che spesso si potevano giudicare anche solo da qualche video di cellulare, come si è visto alla manifestazione di Arcore – da parte della «sinistra» verso episodi di violenza politica verificatisi all’interno di eventi più ampi, pare anche a me ridicola. La democrazia ha nelle sue dinamiche anche momenti di violenza. E poi c’è violenza e violenza, naturalmente. A Roma, Piazza del Popolo «presa» e «tenuta» per qualche ora da un vasto gruppo di studenti, è un forte simbolo di opposizione, oltre che un monito. Finché questo sistema di potere potrà contare sul morbido di una società slombata, incapace di reagire, in modo ANCHE violento, le cose andranno sempre peggio, l’attacco alle istituzioni diventerà progressivamente più grave. Questa è ormai un’emergenza. Per affrontarla ci vorrebbe un paese più giovane, una sinistra inventiva e coraggiosa, un senso diffuso di cosa dev’essere una democrazia, anche nelle aree politiche di centro o addirittura di destra. Ci vorrebbe il coraggio di difendere apertamente chi manifesta in modo diretto e concreo – senza blandi simbolismi tipo fazzoletti bianchi o viola, girotondi, canzoncine, minutini di silenzio e altre cazzate del genere – il proprio dissenso. Io sono vecchio, ma se qualcuno si mette a spaccare tutto, non mi meraviglio e non mi indigno.

  33. carmelo il 20 febbraio 2011 alle 10:58

    Mi viene da ridere e poi mi viene da piangere
    All’estero, in tutti i paesi del mondo guardano all’Italia come un paese, in declino economico e culturale e si chiedono scandalizzati (se lo chiedono tutti persino i conservatori più incalliti:
    ma come potete tollerare un personaggio simile, un pagliaccio con evidenti problemi di slaute mentale, uno che si fa beffe e sta distruggendo la vostra democrazia?
    E qui si continua ancora a raccontare la storia (che si badi bene è vera ma Off Topic), che il problema non è berlusconi ma il coacervo di interessi coagulato attorno alla sua persona (tra i quali la lega che immagina di sottrarre un pezzo di italia al disastro annunciato).

    Siamo un paese che ha i salari più bassi d’europa, un paese dove i giovani quei pochi che riescono a trovare uno straccio di lavoro sono tecnicamente poveri, un paese che non cresce, un paese che tagli i fondi alla ricerca e alla cultura e Alcor si consola dicendo che siamo ancora un paese ricco? e speri persino che a sistemare il sultano ci deve pensare Murdoch?
    E’ stato così per il conflitto di interessi, così per la regolamentazione del sistema dei media.

    Il presidente della repubblica ammonisce sul rischio che il conflitto istituzionale porti al caos e noi non ce ne dovremmo preoccupare?

    Io dico che questa situazione sta raggiungendo i limite di intollerabilità, e che ognuno è tenuto a fare di tutto per opporsi a questa folle corsa verso il disastro, prima che sia troppo tardi, prima che i ragazzi esasperati dalla loro esclusioone dal mondo del lavoro, esasperati dall’impotenza dell’opposizione scendano in piazza non per sventolare i fazzoletti ma per sfasciare tutto. Prima che gli operai disoccupati esasperati dalla fame (ma come si fa a dire che questo è un paese ancora ricco ? ) scendano in piazza per sfasciare tutto.

    Di fronte a chi si fa beffe e sistematicamente infrange la legge e offende le istituzioni è urgente opporsi con tutti i mezzi per difendere la costituzione materiale.

    E gli intellettuali che lavorano per il sultano non hanno più scuse
    non hanno piu’ alibi.

  34. alcor il 20 febbraio 2011 alle 11:27

    no, @Mossetti, voglio dire che non li vedo così interessati all’hackeraggio, al boicottaggio eccetera, e men che meno a una rivoluzione; esplodono i paesi dove le contraddizioni arrivano ad esasperarsi, qui da noi l’esasperazione non è di quella natura, ha fiato corto, ha ancora evidentemente speranze riposte altrove

    tipico di questo che a me pare uno scollamento tra realtà e desiderio è l’ultimo invito di @Carmelo [che ho scorso rapidamente e lui mi scuserà, ma è giustamente coerente con molti altri suoi che ho letto qui] agli intellettuali. Il semplice fatto che non essendo un intellettuale «che lavora per il sovrano» (sovrano? beh, avrei da ridire) lui inviti all’opposizione quelli che a suo dire lo fanno, mi dà l’idea di quanta astrattezza giri da queste parti.

    Se finora il corpaccione della Mondadori non ha prodotto (secondo me giustamente e non torno a ripetere le ragioni per cui lo penso) che qualche sparso fremito in questo senso, non sarebbe ora di sedervi a chiedervi come mai?

    L’acceleratore della storia lo possono certo premere le élites rivoluzionarie, in certe situazioni, ma non è questa la nostra situazione, né qui su NI né in questo paese.

    Ogni movimento di violenza ribellistica – perché di violenza rivoluzionaria da quando sono nata io, dopo la guerra, non se ne è vista – che c’è sempre stato e sempre ci sarà, è anche sempre stato fisiologicamente sopito o fisiologicamente riassorbito.

    Se poi vi piace il gesto maschile dell’episodica dinamica violenta, ricordatevi che esteticamente parlando è di natura prevalentemente fascista.

  35. alcor il 20 febbraio 2011 alle 11:45

    @carmelo

    scusa, non mi ero accorta che ti riferivi direttamente a me, guarda che ti ho messo un link all’Ocse, prima di dire che siamo un paese in declino, dagli un’occhiata, per quanto grande sia il declino morale, quello economico è di là da venire, nonostante i bassi salari rispetto al resto dell’Europa, la disoccupazione giovanile, il precariato e tutto quello che vuoi metterci dentro e su cui sono certa che mi troverei d’accordo, siamo ancora il sesto paese più ricco al mondo, E le nostre discoteche sono piene.

    Vi prego di non sottovalutare le discoteche, e NON è una battuta.
    Contro le discoteche il «forte simbolo di opposizione» evocato da Tash, non è capace di produrre che un soprassalto.

    Perciò torno a ripetere a Mossetti, «che fare»? e lo chiedo a lui perché il post è suo, mica mio, io ho solo commentato.

  36. carmelo il 20 febbraio 2011 alle 11:46

    Alcor tu mi ricordi il sig. Dalema che nel primo govwerno prodi, si fregava le mani dicendo che avere come avversario berlusconi era un apcchia.

    Sono vent’anni (20 anni quanto il vent’ennio fascista) e tu tranquillamente pretendi di startene seduta e inattiva aspettando che il tizio in questione se ne vada (che muoia? che la magistratura riesca a fare quello che i vari dalema-bertinotti-ecompagnia bella non sono riusciti a fare ?)
    da solo.

    1Il tuo ragionamento è pervfettamente berlusconiano. Stai cioè affermando il dogma che in questo apese ognuno si comporta anteponendo i propri interessi personali a quelli collettivi. Quindi siccome io non sono un intellettuale chiedo agli intellettuali antiberlusconiani di non lavorare per berlusconi (Ohibo !!!!!!!!!!!). Mentre gli intellettuali che scrivono fiumi di parole contro berlusconi continuano a lavorare per berlusconi, perchè immagino tengono famiglia.

    Hai letto in fertta e ti faccio un riassunto:
    1) tutti dico tutti dobbiamo fare la nostra parte, intellettuali e semplici cittadini assumendo un comportamento etico coerente con le nsotre idee.
    2) non ho incitato alla rivolta, ho messo in guardia sul fatto che se l’azione politica dell’opposizione continua a girare a vuoto scoppierà una rivolta dagli esiti nefasti .
    Io lavoro in una grande azienda che fa profitti anche alti. In queste settimane stanno assumendo 20 laureati con 110 e lode e master e specializzazioni.
    questi ragazzi prenderanno 600 euro al mese (se vivono fuori roma) con un contratto di sei>/b> mesi, e lavoreranno dalle 8.30 fino alle 8 di sera, perchè ovviamente se escono prima come è loro diritto, sanno che verranno fatti fuori.

    Di fronte a questa situazione perchè i tuoi amici scrittori non dovrebbero cambiare editore.
    perchè i politici e affini devono continuare a ferquentare i salotti televisi di mediaset?

    Io penso che se la sinistra non ha idee è impotente e subisce passivamente questo sfascio (che noto con dispiacere tu sottovaluti e minimizzi) è perchè riflette il tuo pensiero.

  37. alcor il 20 febbraio 2011 alle 11:51

    @ carmelo

    se dici cose intelligenti – o almeno meditate – ti leggo, ma se dici stupidaggini come in questo tuo commento, grazie, ma ho di meglio da fare.

  38. carmelo il 20 febbraio 2011 alle 12:02

    grazie per darmi dello stupido, e ti lascio pure alle tue importanti incombenze.
    Siamo un paese ricco, va tutto bene e non c’e’ da preoccuparsi granchè.

  39. alcor il 20 febbraio 2011 alle 12:07

    @ Carmelo

    non ti ho dato dello stupido, ho detto che hai scritto stupidaggini

    guarda, per spingerti sulla via della virtù, ti dico a cosa farò io adesso, dopo aver deciso di non leggere te che non mi dai nulla su cui meditare profittevolmente, leggerò Tony Judt, Guasto è il mondo, Laterza, uscito da poco, bellissimo libro che consiglio a tutti.

  40. AMA il 20 febbraio 2011 alle 12:27

    Senti, Alcor, vedi di non fare troppo la spocchiosa!

    Bello l’ultimo intervento di Pecoraro.

  41. Larry Massino il 20 febbraio 2011 alle 12:47

    A proposito di stupidaggini, la costituzione materiale è ciò che difendono loro berlusconiani… quanto a d’Alema, aveva e ha ragione lui, perché un centrodestra meno sguaiato di quello comandato da B. avrebbe oggi il 60% dei consensi e sarebbe praticamente dittatura. D’Alema è riuscito a sottrarre dall’area di centrodestra prima il giustizialista Di Pietro, poi Casini e adesso Fini (la Lega alterna, ma non dimenticate che fu grazie alla separazione della Lega dal polo di centrodestra che furono vinte le elezioni del 1996). la politica è una cosa da professionisti, non è come la letteratura che la possono fare tutti… la cinica filosofia di D’Alema, quella di eleggersi l’avversario politico, ha permesso al centrosinistra di governare per la metà degli anni pur essendo nettamente minoritario nelle urne elettorali. e ci ha concesso governi di destra tuttosommato innocui, perché nulla fanno di quello che farebbe una destra istituzionale, tipo licenziare 500.000 dipendenti pubblici, come è appena accaduto in Inghilterra. ci salverà Bossi di nuovo… quello che sarebbe assolutamente deleterio sarebbe la via giudiziaria, perché aprirebbe ancora di più la voragine populista nella quale la destra sguaiata risulterà sempre più vincente.

    quello che penso, alla grezza, è che la discussione, per meglio dire la lotta, dovrebbe spostarsi dal piano delle preferenze partitiche al piano della società. serve una lotta feroce tra vecchi, che si pappano gran parte della ricchezza prodotta, e giovani, che se ne stanno buoni buoni a leccare le briciole (a pagare sostanzialmente i debiti fatti dai vecchi sottoforma di debito pubblico). ma nascerà nella società a prescindere dalle nostre cervellazioni. o non nascerà… osservo appena che anche Tremonti sostiene che l’Italia è ricca, ma non esiterà, il giorno in cui lo dovrà fare obbligato dai possessori del nostro debito pubblico, a ridurre radicalmente la spesa dello Stato e le pensioni, che vorrà dire ridurre alla fame una fetta maggiore di popolazione povera, perché diminuiranno gli investimenti, aumenterà la conflittualità sociale e, ancora peggio, aumenterà l’area del privilegio, nella quale si rifugeranno sempre più ” compatrioti “, che si consegneranno già impacchettati a 90 gradi alle varie consorterie clericali o massoniche. perché l’Italia è ricca solo se non si conteggiano i debiti. se si conteggiano i debiti è povera, parecchio povera. mettetevelo in testa. giusto per prevenire la classica abiezione del risparmio privato, sappiate che è conteggiato soprattutto in termini di valore immobiliare, valore che crollerebbe radicalmente in pochi anni in caso di default. temo che l’unica fortuna che abbiamo è di fare da base militare all’esercito più potente del mondo… finché dura…

    un’ultima cosa: il Berlusconismo c’era anche prima di B. e ci sarà dopo. si tratta di metà popolazione almeno, che prima non aveva rappresentanza politica e se ne stava a testa bassa nei partiti popolari, oppure, a testa alzata, nei comitati elettorali democristiani e nel PSI di Bettino Craxi. bisogna imparare a conviverci, perché oggi i suoi adepti sanno di essere maggioranza sia nelle discoteche che nel paese, e non si faranno più schiacciare la testa dalle minoranze illuminate (istess l’elettorato leghista). piacciaononpiaccia ai cervellotici piùomeno mondadoriani.

  42. alcor il 20 febbraio 2011 alle 12:51

    sei ineffabile, @AMA

    scommetto che se in pizzeria ti portano una pizza vecchia di due giorni te la mangi solo per non fare lo spocchioso: datemene ancora, oh yeah:–))

  43. alcor il 20 febbraio 2011 alle 13:15

    Guerra tra vecchi e giovani, d’accordo con @massino, magari, visto che non sono un maschio con pulsioni ormonali, senza sganassoni.

    Però, vedi com’è, AMA, che sembrerebbe giovane e se ne sta comodamente a Londra guardandoci con sufficienza, quota Pecoraro che è vecchio, e Carmelo, che invita gli altri a compiere atti forti, lavora per una multinazionale.

    Se volessi mettermi nella scia di aucuni commenti, qui, potrei dire che prenderò sul serio quelli spocchiosi ma internazionali di AMA quando il medesimo tornerà in Italia a lottare contro i privilegi dei vecchi, o quando Carmelo si licenzierà dalla sua multinazionale, se non altro perché tutti i nostri guai proprio dalle multinazionali dipendono, e lui la arricchisce, la sua, che lo voglia o no, lavora per il nemico; e in genere potrei dire che li prenderò sul serio quando tutti i dipendenti pubblici non precari faranno uno sciopero generale a favore dei lavoratori precari, invece di fare i conti su quanto prenderanno di pensione al momento buono.

    Ma siccome non voglio scendere così in basso e anch’io ho il mio target, vado spocchiosamente a mangiare.

  44. Fiastro il 20 febbraio 2011 alle 14:45

    Non sono un intellettuale, neanche ignorante, mi consolo di condividere la stessa sorte di non contare nulla. Eppure sono convinto che di fronte ad un sanpietrino e un’apologia del pensiero politico di D’Alema, scagliare il primo produca più risultati alla causa comune del rilancio morale e soprattutto etico, laddove in mancanza di un’etica diversa dal cannibalismo, oggi appaiano norme morali l’insulto gratuito e lapidario.
    Per quanto riguarda le condizioni reali dell’Italia, ricordo solo che gli effetti benefici dello scudo fiscale, grazie al quale non si è arrivati a fare bancarotta o quasi come in Grecia, nel 2011 mi pare che tali “effetti” siano più che dimezzati, nei confronti della contabilità pubblica, mentre questi capitali di riciclaggio hanno mutato il senso di legalità della classe padronale, con buona pace del Caimano.
    Ricordo che per l’Istat due precari che lavorano tre mesi l’anno fanno un occupato e un disoccupato.

  45. Larry Massino il 20 febbraio 2011 alle 15:34

    A scagliare i sampietrini si rischia di andare in galera e far restringere peggiorare le condizioni di libertà di tutti. Ho già visto, carcerazione preventiva, leggi reali e quant’altro. a seguire il cinismo professionale di D’alema, invece, si rischia solo di far vincere le elezioni ai partiti e ai candidati meno disgustosi che ci sono sulla piazza, come è successo in Puglia, dove grazie a un accordo di D’Alema con Casini, che si è presentato da solo diversamente da altre regioni, dove era alleato con la destra, ha vinto Vendola pur non raggiungendo in necessario 50% dei voti. questo è.

  46. fabio teti il 20 febbraio 2011 alle 15:58

    http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sicilia/2011/02/16/visualizza_new.html_1587544608.html

    al che va bene anche lasciar stare i sampietrini e scagliare oggetti di dimensioni più congrue, magari lo stesso D’Alema.

  47. alcor il 20 febbraio 2011 alle 16:24

    Ma non preoccuparti, @massino, nessuno qui andrà in galera, nessuno di questi che sono intervenuti qui oggi lancia sanpietrini, al massimo invita gli altri a lanciarli e si eccita guardando lo spettacolo dal salotto di casa, nessuno rinuncia al lavoro, al massimo invita gli altri a lasciarlo

    Io personalmente mi aspetto molto da Carmelo, l’eroico Carmelo che invita gli scrittori a lasciare Mondadori e resta dipendente di una «multinazionale».

    E speriamo che non sia la Nestlè, che mandava a morire i bambini africani convincendo le madri che era meglio il latte in polvere diluito con l’acqua infetta del pozzo invece che il latte della povera poppa indigena.

    Io di tutti questi rivoluzionari della rete, di questi «armiamoci e partite» ne ho veramente abbastanza, esteti della rivoluzione in eterno ritardo, dispeptici che placano la cattiva digestione invocando un gesto plateale, ma fatela alfine questa «ribellione scomposta», invece di parlarne tanto, fatela però in prima persona, non per procura, per procura si fanno solo le nozze.

  48. Paolo Mossetti il 20 febbraio 2011 alle 16:47

    @Alcor qui nessuno invita gli altri ‘ad armarsi e partire’, non buttarla in caciara qualunquista, per piacere.
    Io ho tentato di riflettere quanto fosse limitata la visione di quella parte del pensiero di sinistra che ‘condanna’ e ‘ridicolizza’ preventivamente qualunque forma di dissenso non educato, come se fossimo davvero schiavi di quelle categorie sfasciste che ci vengono imposte da questa destra reazionaria (es. il Pansa che cita il ’77 ogni due righe, i berluscones che per ogni sanpietrino gridano al golpe, il Tg1 che pompa ogni stella a cinque punte disegnata sui muri, etc.). Perché da questa semplificazione non ci si salva facendo sempre passi indietro, quanto piuttosto insistendo con determinazione e ‘pulizia’ (ovvero senza ricorrere a linguaggi veteroleninisti, né all’estetismo della violenza), proprio per far capire che non di un episodio isolato si tratta, né di una boutade da minoranza vociante e vigliacca.

    E poi ancora non hai risposto alla mia domanda: di fronte al linguaggio di questa destra, tu hai la coscienza di poter dire che la NON violenza (intendendo per violenza anche il semplice bancomat sfasciato di cui sinceramente ci siamo rotti: parliamo di cabina telefonica sfasciata, tanto per cambiare un po’) ha mai pagato in questi anni? che la cricca mafiosa e collusa con il SISDE ha forse risposto in modo più pacato, fosse anche una sola volta, o che i media a disposizione del premier hanno avuto nei confronti delle manifestazioni più ‘pacifiche’ un atteggiamento meno infame e più comprensivo?

  49. Larry Massino il 20 febbraio 2011 alle 16:52

    Dalle idee dell’eroico Carmelo si aspetta qualcosa la nazione intera. Ai rivoluzionari da tastiera, del resto, ridirei quello che disse un pensatore francese, a quei tempi fra i più autorevoli, ai suoi concittadini che rivoluzionavano a favore dell’immaginazione al potere: ” Volete un padrone? L’avrete! ” Un altro li pigliavaingiro dicendo loro che sarebbero finiti tutti a lavorare in banca (o per lo stato? o per le multinazionali? o per la Rai?). E ora la dico grossa: Mediaset e la Mondadori sono più a sinistra di tutti, se è vero che PAGANO in modo congruo i lavoratori, non strascicandoli tra uno stage non retribuito e l’altro, compresi gli artisti. E ancora più grossa: forse Sciascia sarebbe oggi dalemiano, perché aveva rispetto dell’intelligenza più di ogni altra cosa. Volevo infine chiedere a chi può di sostenere presso Mondadori medesima il primo tomo della mia inedita opera completa, sul quale nutro grandi aspettative, dal titolo ” Lo strano caso dello scrittore che trovava Rosy Bindi più bella di Marina Berlusconi “. Mi scuso per la pubblicità occulta.

  50. alcor il 20 febbraio 2011 alle 17:47

    no, tu, @Mossetti devi ancora rispondere al mio primo commento di ieri 18 febbraio 2011 alle 12:18, e prima di dire A ME, di «non buttarla in caciara qualunquista» leggiti il thread, che evidentemente hai scorso superficialmente

    ma devo aggiungere che poiché è da ieri che ti chiedo qual è la tua proposta politica e ancora non sei stato in grado di rispondermi, non mi aspetto più molto

  51. Fiastro il 20 febbraio 2011 alle 18:07

    In quanto alle condizioni di libertà, caro @Larry, quando ti dici garantista della libertà di tutti, condannando l’ovvio della violenza di piazza, mi risuona in mente un Kossiga resuscitato. D’altra parte è proprio dello spirito garantista difendere la libertà a partire dalla situazione reale della classe medio alta di un paese. Tuttavia, in questo momento di crisi, il peso dei tagli al welfare e ai servizi, dell’università e della scuola, si riversa su una platea di invisibili che almeno non si illude di aspirare né al posto in banca nè al successo di una carriera in una multinazionale. A condizionare lo svolgimento delle manifestazioni non sono certo frange violente, semmai possono essere il pretesto di una repressione generalizzata. Piuttosto di libertà, si dovrebbe insistere sul concetto di monopolio della paura, al quale certi discorsi di una pseudosinistra è ancora incapace di rispondere. Quanti danni, da quel 14 dicembre ad oggi, abbiamo assistito nei confronti dell’immagine del paese, del parlamento, della magistratura, quanti insulti e bugie può sopportare la gente comune, prima che possano valere le ragioni non di una piazza, di un corteo più o meno spontaneo, dei violenti come di chi sbadiglia, ma di una società civile profondamente ferita, che solo in parte, per mancanza di alternative concrete o per bieco interesse, in quanto legato alla possibilità di un malaffare, lascia corrodere e imputridire ogni spazio comune, come la politica stessa del compromesso, tacitando l’inevitabile e insopprimibile conflitto?
    Ovvia è la ragione per cui i media non possono rispondere a domande che ledono gli interessi dei propri inserzionisti, come esplicita è l’incapacità della politica parlamentare di aprire reali spazi di conflitto controllato. E’ il silenzio che arma di sampietrini la mano di chi vede sfumare le proprie minime speranze, la cecità dei governanti il gioco del tradimento ai diritti costituzionali di lavoro, istruzione e salute; di tutti.
    E’ assurdo parlare di rinuncia al posto di lavoro, se non per buttare lì una sterile polemica borghese di fronte a quanti se lo vedono sottratto. Sarebbe quantomeno d’aiuto rischiare la polemica ciascuno nei rispettivi ambiti, ricominciare a fare politica agita, dal basso, e non piangersi addosso se nel fermento si assiste a provocazioni ed alle solite reazioni sproporzionate. I cecchini in Egitto hanno forse fermato il suo popolo in cerca di rivalsa?

  52. alcor il 20 febbraio 2011 alle 18:19

    e dire che la politica una volta era una materia appassionante – comunque declinata – uno non se l’aspetterebbe mai di vedersela uscire dagli occhi, eppure oggi è venuto anche questo momento, o tempora…

    bon courage a tutti quanti

  53. Larry Massino il 20 febbraio 2011 alle 19:11

    Esimio Signor Fiastro, se ci fosse davvero un governo di destra, altro che tagli al welfare e alla scuola vedreste… ma alla sanità, alle pensioni, agli stipendi pubblici… vedreste licenziamenti di massa in tutto il settore pubblico ecc… tra parentesi l’Italia spende per la scuola stipendificio assai più di Germania e Francia… invece questo governicchio non fa nulla di quello che fa una destra seria, lasciando ai prossimi governi di sinistra l’onere di rimettere a posto i conti. se invece di indignarsi e basta la gente si studiasse i dati veri…

    Bisogna pigliare esempio dai rivoluzionari egiziani? per ora hanno consegnato il potere ai militari, gli stessi che tenevano in piedi il regime di Mubarak e la corruzione del paese. guardacaso i militari hanno subito sospeso la costituzione. io aspetterei un po’ a parlare di grande risultato di popolo.

    Del cossighiano, se era destinato a me, sempre meglio della confusione prepolitica che mi risulta dai suoi interventi, che somigliano molto, in termini di qualità di pensiero, a quelli del signor Carmelo. del quale, a prescindere, non condivido nulla.

  54. AMA il 21 febbraio 2011 alle 04:57

    Ma la Signora Alcor ha idea di quanto sia dura vivere a Londra? Ha idea di quanto sia dura in generale per i giovani vivere oggi? Suppongo che non abbia figli e forse neanche nipoti. Avra’ almeno dei vicini? Boh! Li ascolti…

    Mai mi sarei aspettato che la Signora scrivesse che l’Italia resta un paese ricco e che in fondo dovremmo solo – con manifestazioni pacifiche – liberarci di Berlusconi, poErino minacciato anche da Murdoch. Siamo su Scherzi a parte, non e’ vero?

    Sapete perche’ molti trentenni italiani come me hanno smesso di lottare e si sono trasferiti all’estero? Per amor proprio. Ad una certa eta’ non ha proprio piu’ senso perdere il proprio tempo.

    Ovviamente cosi’ come quando vivevo in Italia per me lo scandalo restano gli Italiani che hanno creato e continuano a sostenere Berlusconi, pagando un prezzo altissimo. Perfino le puttane del loro Nano Pazzo.

    Ribadisco, le manifestazioni pacifiche di piazza, “passabili” sulle reti di regime servono a poco. Ci vorrebbe qualcosa di piu’ forte ed incisivo. Politicamente. Ovviamente io non ho gli strumenti per poterlo fare. La mia resta un’analisi. Non mi dispiacerebbe se facesse riflettere. Fine.

  55. AMA il 21 febbraio 2011 alle 05:05

    Poi magari uno di questi giorni mi spiegate cosa intendete per “leoni da tastiera”? Trovo la cosa stupida, gratuita ed avvilente.

  56. francesco pecoraro il 21 febbraio 2011 alle 07:09

    Ho letto superficialmente il tutto, lo ammetto.
    Non voglio istigare alla «violenza».
    Voglio dire innanzi tutto che «violenza» è termine troppo generico e dunque mi risulta troppo direttamente strumentale alla condanna preventiva di atti fisici di opposizione politica.
    Quest’ultima categoria dell’agire non l’ho inventata io, è un’opzione che, negli assetti democratici, è sempre esistita.
    Quindi condannarla a priori, senza entrare nel merito dei diversi episodi e del modo e del momento in cui si manifesta, è inutile quanto farne a priori l’apologia.
    Detto questo, aggiungo che non stiamo parlando di rivoluzione, ma di atti concreti di opposizione a una situazione diventata non più sostenibile.
    Tra questi atti concreti c’è la parola, innanzi tutto.
    Ma se spunta il sampietrino io non mi straccio le vesti.
    Proprio perché so che coloro che verso il sampietrino formulano condanne preventive e senza appello, in fin dei conti, fanno parte, e da decenni, dello stesso sistema di potere che dicono di combattere: dunque della loro condanna non mi fido.
    Lo so che questo fa incazzare Alcor, ma credo che il suo sia un atteggiamento altrettanto irrealistico di quello di chi predica la violenza come «unico» mezzo oppositivo.
    Io non predico un bel niente: esistono ambedue i momenti, sovente si integrano, si implementano a vicenda, altre volte si danneggiano.
    Quanto poi al coinvolgimento personale, ho 65 anni, sono fisicamente un vile: n’do cazzo vado?

  57. francesco pecoraro il 21 febbraio 2011 alle 07:11

    Aggiungo che io amo Alcor.

  58. francesco forlani il 21 febbraio 2011 alle 10:14

    Se solo le parole avessero un peso,
    e voglio dire consistenza che se le tocchi sono,
    e la parola letto accoglierti la sera
    e la parola acqua rinfrescare l’aria, terra farle da cielo.
    Ecco, magari solo immaginando
    che una cosa così fosse possibile
    e si potesse fare, direi parola lotta,
    senza pensare, come ora,
    di sentirmi come qualcuno che se ne sta a guardare.

    effeffe

  59. Larry Massino il 21 febbraio 2011 alle 12:34

    Ama, se è a me che ti rivolgi, sono stato io a scrivere rivoluzionari da tastiera, ma non mi riferivo certo al tuo sacrosanto scetticismo, che condivido da sempre qui, così come condivido la scelta dei trentenni di andarsene dall’Italia e se possono non tornare mai più (cosa che farò anche io al più presto se gli dèi vorranno, senonaltro perché non voglio morire in un paese così noioso). mi riferivo capisci bene a chi.

  60. alcor il 21 febbraio 2011 alle 12:45

    @AMA

    quando arrivi qui e te la tiri appoggiando i piedi sulla scrivania e sbuffando anelli di fumo da un grosso sigaro internazionale io – al contrario di quanto pensi – capisco, più di quanto tu non creda; oltre ad avere figli e nipoti, tutti più o meno della tua età, a Londra ho parenti, e so anche – pensa un po’ quante sorprese riserbo – che ci sono emigrazioni di lusso negli uffici legali e negli uffici esteri delle banche nostrane ed emigrazioni dietro al bancone di un bar, se va bene, perciò rilassati.
    E so anche che questo è un paese ampiamente corrotto e pieno di contraddizioni, con tre mafie e una disoccupazione femminile e giovanile che in alcune aree è del 50 %, ma è anche al contempo un paese che tiene, ricco e capacissimo di stare in equilibrio, almeno per ora.

    Andrebbe rifondato, ma non penso proprio che voi, nostalgici dei tumulti dei Ciompi e delle jacqueries sareste in grado di farlo. E infatti non lo fate.

    No, il vostro corteggiamento del sampietrino non è politico, al massimo è testosteronico.

    Anch’io amo Tash, ma mi fa incazzare, infatti.

  61. Il fu GiusCo il 21 febbraio 2011 alle 13:08

    Io sono tornato (almeno per il momento) e mi pare si stia meglio di cinque anni fa: c’e’ piu’ consapevolezza dei problemi reali e anche il teatrino dei media ha infine posato l’occhio sulle urgenze di crescita per reggere il passo e il tenore di vita. Dubito si riuscira’ a far molto a livello collettivo, visto che la classe dirigente mantiene la poltrona a vita, ma a livello individuale si respira meglio. Per il lavoro, vedo gente adattarsi a specifiche mansioni che prima snobbava o tentare mestieri individuali non canonici, ma forieri di prospettive anche all’estero. Se un terzo del Paese mangia a sbafo sui soldi di Stato e un altro terzo ci gravita attorno piu’ o meno legalmente, i rimanenti non stanno piu’ con le mani in mano come mi sembrava nel 2005. Mi pare anche che le generazioni andate in pensione finche’ si poteva farlo lautamente, solidarizzino in maniera meno di facciata, forse perche’ anche su Rai 1 e Canale 5 si parla una sera si’ e una sera no di globalizzazione, migrazioni, redistribuzione delle risorse e necessita’ di adeguare lo stile di vita.

  62. AMA il 21 febbraio 2011 alle 13:28

    Cosa c’entra, tutti AMIAMO Alcor qui .

    Larry, lo sai benissimo che se non ci sei tu non scorro neanche i commenti a margine di un post… Mi fa incazzare solo la definizione di “leone da tastiera”. La rifiuto. Non so perche’. Ci devo lavorare su.

  63. Paolo Mossetti il 21 febbraio 2011 alle 14:07

    Il ‘metodo’ per meglio resistere, cari miei, non e’ soltanto una formuletta/slogan da dazebao; non e’ soltanto l’esempio personale, che pure e’ fondamentale; non e’ soltanto una lista di raccomandazioni per questo o quel partito: la prima cosa che la politica ha sconquassato, negli ultimi due decenni, e’ proprio l’autonomia dei singoli e delle minoranza, con il ricatto della ‘delega’ e della ‘speranza nel nuovo’.
    Il ‘metodo’ e’ anche un gesto attivo come il dire ‘no’: ‘no’, ad esempio, alla denigrazione di quei giovani che hanno scelto giustamente di fottersene delle raccomandazioni di quanti in fondo non aspirano ad altro che a replicare le forme di sfruttamento/narcisismo/opportunismo gia’ portati al governo dal ‘veltrusconismo’ a livello nazionale e locale (vedi l’orribile Renzi e, a dieci anni luce di distanza, il Bassolino post-sindaco).
    Gia’ il non-‘dissociarsi’ acriticamente e cerchiobottisticamente e’ per me, un’indicazione di metono. Ci sara’ tempo e spazio per un’analisi piu’ dettagliata del ‘che fare?’, ma intanto c’e’ qualcuno che sta ‘facendo’ (fosse pure con la violazione di una zona rossa, e non casuale, come non lo e’ stata quella del Parlamento il 14 dicembre) e ci sono altri che ‘disfanno’, con le loro battutine acrimoniose, pelose, rancorose e sfiatate. Sfiatate come i megafoni di certi ragionieri della protesta, che vivono per le ‘regole’ come i pensionati vegetanti nelle case di riposo vivono per lo show del sabato sera. Pur con tutta la loro buona fede di spaesati nello sconquasso del berlusconismo, questi ‘ragionieri’ che non vanno oltre le articolesse dei D’Avanzo arrecano un danno enorme a quanti cercano di rimettere in agenda , oltre alla mera ‘presenza’ in calce a giustissimi appelli e in prima fila alle giustissime manifestazioni, un discorso sul ‘per cosa’ e del ‘perche’ lottiamo’ – si’, anche seduto da casa con una tazza di te’ al proprio fianco: non credo che tutti i teorici che hanno scritto considerazioni ben piu’ epocali di questa, lo abbiano fatto prendendo manganellate sulla nuca, magari scendendo in piazza con il calamaio e la boccetta con l’inchiostro. Almeno su queste pagine sarebbe il caso di risparmiarci la solfa che le parole non bastano: le parole sono importanti, specie quando sono parole chiave. E se non bastano spesso non e’ per l’incoerenza di chi scrive – il sottoscritto e’ il primo dei possibili incoerenti, sia chiaro – ma per le bastonate di chi le vuole mandare in frantumi sempre e comunque senza mai mettere in dubbio le proprie certezze.
    Parlavo di esempio personale, di ‘non limitarsi’ a propagandare tutta una serie di padrenostro (comprate comprate e sarete nel giusto), parlavo di hackeraggio, sabotaggio, boicottaggio. Parlavo, lo ripeto, di non trattare con distacco e superficialita’ fenomeni importanti quale per esempio la resistenza al pubblico ufficiale. O il blitz ‘fisico’ nei luoghi del potere (ad esempio, negli studi televisivi RAI). Non e’ forse un metodo, questo, l’iniziare a capire cosa va davvero sputtanato e cosa no?

  64. Paolo Mossetti il 21 febbraio 2011 alle 14:16

    @ilFuGiusto: “anche su Rai 1 e Canale 5 si parla una sera si’ e una sera no di globalizzazione, migrazioni, redistribuzione delle risorse e necessita’ di adeguare lo stile di vita.”
    Bene. Questa mi era sfuggita. Forse col vizio della ‘distanza’ (e del fatto che non ho una tv, ma non lo dico per snobismo) non avevo notato questo cambiamento radicale. Qualche suggerimento su dove trovare le interessanti trasmissioni e gli approfondimenti di cui sopra e’ benvenuto.

  65. Vincenzo Cucinotta il 21 febbraio 2011 alle 16:29

    Ciò che davvero mi sbalordisce del dibattito è che sembra che si parli di tutt’altro rispetto a quanto proposto dal post. Il punto che dovremmo tenere è che bisogna smetterla di mettere le mutande a qualsiasi movimento e manifestazione di dissenso che si osserva.
    Il punto non è cioè stabilire quanto la violenza sia incisiva, ma perchè dissociarsi da una manifestazione di violenza già attuata. Saviano che fa la ramanzina agli studenti che sfasciano uno sportello bancomat è davvero l’immagine dell’incapacità di questo paese di osservare e di apprendere dalla realtà.
    Così, se vedo degli studenti che hanno motivazioni che considero valide per protestare, non sto lì a fare i distinguo, e neanche mi metto in cattedra a spiegargli come sono stati inopportuni, ma piuttosto tento di capire quali sono le forze nuove e vitali di questo paese.
    Non può un’intera classe dirigente che ha fallito per vent’anni stare lì a mettere paletti, a sermoneggiare su cosa sia giusto e cosa sbagliato.
    Non si può insomma accettare la distinzione imposta dall’avversario tra differenti metodi di lotta, ma bisogna schierarsi in base a un giudizio sulle motivazioni. Se gli studenti hanno ragione di protestare, allora difendo tutto ciò che hanno fatto, sportello bancomat divelto compreso. Possibile che ci si inebetisca talmente da scambiare la parte con cui stare con il bon ton della manifestazione?

  66. francesco pecoraro il 21 febbraio 2011 alle 19:08

    Quoto. In toto. Cucinotta.

  67. carmelo il 21 febbraio 2011 alle 20:08

    quando vedo questi ragazzi superlaureati che lavorano 12 ore al giorno con un contratto di 6 mesi per 600 euro, non m imeraviglio se come in occasione della protesta degl istudenti
    rompono qualche vetrina
    mi meravigflio come ancora non abbiamo raggiunto il limite della sopportazione e non sia scoppiata una rivolta generazionale

    la verita è che gli ex comunisti hanno la coda di paglia, hanno paura di essere tacciati da comunisti antidemocratici.
    perchè non è stata fatta la legge sul conflitto di inetressi?

    questa domanda aspetta una risposta da 15 anni

    ribadisco fino alla nausea:
    ognuno di noi è chiamato ad un’assunzione di responsabilità
    nei comportamenti privati e pubblici individuali e collettivi



indiani