“Alfabeta2” n° 7

4 marzo 2011
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«alfabeta2» numero 07

dal 4 marzo in edicola e in libreria

Non poteva mancare un numero sull’Unità d’Italia a rimarcare, indagare e cogliere gli aspetti più variegati, contraddittori e forse meno unitari di questo storico evento.

Dall’Inno di Mameli e Novaro, tuttora provvisorio in quanto mai riconosciuto come  ufficiale, alla controversa glorificazione di Garibaldi, dai libri e dal cinema che hanno sempre messo in luce l’incompiutezza e la mancata realizzazione di un reale processo di «cittadinanza», arrivando agli attuali fenomeni di razzismo nei confronti degli immigrati. Al focus, a cura di Omar Calabrese, collaborano Giovanni Curtis, Maurizio Ferraris, Stefano Jacoviello, Francesco Zucconi, Alberto Mario Banti e Tommaso Sbriccoli.

Continua l’Osservatorio Decrescita con un testo di Serge Latouche, Come si esce dalla società dei consumi. Corsi e percorsi della decrescita.

Il sommario comprende un’intervista a Maurizio Landini: Da Mirafiori alla nuova alleanza, interventi di Achille Bonito Oliva e Lea Melandri e un Dossier su Furio Jesi.

Questo numero è illustrato dalle opere di Carla Accardi.

«alfabeta2» è disponibile anche in versione e-book sul sito www.alfabeta2it/ebook/.

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2 Responses to “Alfabeta2” n° 7

  1. borsh il 4 marzo 2011 alle 12:32

    AEDIPUS COMPLEX
    by D. Borsh

    As every body knows, the complex occurs during the third stage of psychosexual development (age 4-5 years), when also occurs the formation of the lipido. Then
    – gennaio 1952: Giuliano Ferrara nasce da Maurizio e Marcella, caporedattrice di “Rinascita”( mensile diretto da nonno Togliatti).
    – marzo 1953: muore Stalin.
    – dicembre 1953: esce “Conversando con Togliatti”, a cura di mamma e papà (Roma, Ed. di cultura sociale).
    – novembre 1956: invasione sovietica dell’Ungheria.
    – marzo 1957: su “Rinascita” esce “Le anime belle” di zio Banfi*.
    – luglio 1957: muore zio.
    – gennaio 1960: esce “Cronache di vita italiana: 1944-1958”, di papà e mamma (Roma, Editori Riuniti).

    * Le “anime belle” non concepiscono che il progresso storico non si realizza mai attraverso percorsi facili e rettilinei e privi di difficoltà. Non concepiscono che spesso gli interessi del progresso storico richiedono operazioni dolorose, amare, impopolari, il cui significato positivo non è sempre verificabile immediatamente. Esse hanno della storia una concezione astratta e, in ogni caso, anche quando sanno che la storia passata si è svolta attraverso lotte e rivoluzioni più o meno cruente quando si è voluto far fare al popolo un passo avanti, credono che l’ulteriore cammino in avanti dell’umanità possa avvenire, d’ora in poi, senza bisogno di lotte e rivoluzioni. Non vedono l’urto gigantesco di interessi e concezioni che anche oggi informa la storia moderna, oppure, pur vedendolo ne diminuiscono l’intensità. E anche se non è affatto escluso che il progresso storico ulteriore possa avvenire pacificamente, tuttavia esse fanno di questa ipotesi una specie di dogma. Tutto ciò non fa che mostrarci la evidente necessità che gli intellettuali non dovrebbero mai mancare di un concreto senso storico e politico nella valutazione degli avvenimenti. In ogni caso occorre concludere che, se le sorti del progresso storico dovessero essere affidate alle “anime belle” l’umanità farebbe pochissimi passi avanti.
    * Un modo molto diffuso di considerare e interpretare gli avvenimenti politici contemporanei, specie quelli sanguinosi, è quello delle “anime belle”, di coloro, cioè la cui unica preoccupazione è quella di essere sempre a posto con la coscienza e con i grandi principi. Il moralismo è il difetto dominante di questo modo di considerare e interpretare gli avvenimenti e nel quale [sic] cadono anche molti intellettuali. I grandi principi da cui si parte e che servono come metro di misura degli avvenimenti sono, naturalmente, quelli della libertà, della giustizia, dell’odio contro qualsiasi violenza, da qualunque parte provenga. E questi principi, senza dubbio, sono da considerarsi nobili e rispettabili in ogni caso, ma ad essi non si dovrebbe mai mancare di accoppiare il senso storico e politico. E invece le “anime belle” mancano totalmente di questo duplice senso storico e politico, il quale permette, a chi ne è in possesso, di considerare storicamente positivi anche quei fatti che apparentemente contraddicono ai principi sopra menzionati. Mentre le “anime belle” sono abituate a considerare astrattamente gli avvenimenti e a misurarli direttamente e immediatamente con i grandi principi, coloro che sono forniti di senso storico e politico non si contentano di fare subito questa misurazione, ma assoggettano gli avvenimenti ad un’analisi storicistica, per verificare se essi sono suscettibili di essere inquadrati solo in modo mediato nei grandi principi; per analizzare cioè gli avvenimenti alla luce della situazione storica reale onde verificare se essi sono da considerarsi progressivi o meno, anche se in via immediata possono considerarsi dolorosi o discutibili. In tutte le crisi storiche, in tutte le rivoluzioni, in tutte le epoche di grandi rivolgimenti, le “anime belle”, anche se animate dalle migliori intenzioni, finiscono quasi sempre nel campo reazionario. Gli avvenimenti, in questi casi si presentano tumultuosi e violenti, le loro apparenze sono quasi sempre contrarie ai grandi principi e le “anime belle” non possono accettarli nella forma in cui si presentano e pertanto finiscono col prendere in odio anche le idee rivoluzionarie che in un primo tempo e del tutto astrattamente avevano condivise e ciò per il solo fatto che quelle idee si realizzano in modo tumultuoso e violento.

  2. francesca genti il 5 marzo 2011 alle 14:22

    le opere di carla accardi: un concentrato di gioia, forma e colore.



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