natural born gay

14 marzo 2011
Pubblicato da

di Silvia Bencivelli

Io non ho niente contro i gay: ho persino un amico che lo è. Persino. Certo che potrebbe manifestarlo un po’ meno, eh. Perché un gay lo riconosci a occhio: come nei cinepanettoni, sculetta, si agita e lancia gridolini entusiasti. Se è femmina probabilmente ha la moto, ascolta Gianna Nannini e gioca a calcetto il sabato pomeriggio. Sempre che esista davvero, la lesbica, e non sia solo un’invenzione da palcoscenico dell’Ariston.

Poi cambi aria, torni dai tuoi amici intellettuali, gente laureata che fa lavori importanti, e la questione cambia ma la pruderie no: ci si nasce o ci si diventa? Lo si sceglie, l’orientamento sessuale, o ci capita addosso? E perché di quei due fratelli, così simili per aspetto e per scelte di vita, uno è una checca persa e l’altro uno sciupafemmine? Se nel gruppo c’è poi uno scienziato, ecco che la faccenda assume la forma di una domanda da un milione di dollari: perché esiste l’omosessualità? Perché l’evoluzione non l’ha fatta fuori, in quanto atteggiamento che disperde energie e non aumenta la probabilità di avere figli?

Sul tema siamo curiosi tutti, quello che ha persino un amico gay e lo scienziato a cui non frega niente del politically correct. Per cominciare, potremmo però notare che non ci siamo mai chiesti quale sia l’orientamento sessuale della cernia che abbiamo nel piatto. E abbiamo fatto male.

In natura, comportamenti omosessuali sono diffusi e ben descritti da un pezzo. Noi umani occidentali del ventesimo secolo (la precisazione è doverosa, perché solo un paio di secoli fa non avevamo nemmeno la parola e quando eravamo antichi romani non facevamo neanche tante distinzioni) li vogliamo vedere strani, fuori dalla norma, a volte rivoltanti a volte terribilmente eccitanti. E le persone che li praticano in modo prevalente le etichettiamo a partire da lì, da quel che fanno a letto, a prescindere da tutto il resto. A prescindere, per esempio, dal fatto che quel che fanno a letto lo fanno quasi sempre in compagnia di qualcuno di cui sono innamorati, con cui desiderano costruire una coppia stabile e dare il proprio contributo alla società.

Ma lo scienziato dell’etichetta ha bisogno, come del confronto con la cernia che hai nel piatto. Marco del Giudice, psicologo evoluzionista dell’università di Torino, lo spiega così: “dal punto di vista biologico, l’omosessualità esclusiva è un vero rompicapo teorico: un tratto che riduce così tanto la probabilità di avere prole dovrebbe essere eliminato rapidamente dalla selezione naturale. La ricerca ha proprio questo obiettivo: capire l’omosessualità vuol dire capire meglio le forze che hanno dato forma all’evoluzione della nostra specie”.

Nessuna sorpresa, dunque, se si scopre che ci sono dei biologi canadesi che hanno filmato con stupore una coppia di focosi polpi maschi avvinghiati in un amplesso chiaramente privo di finalità riproduttive, a 2500 metri di profondità. Né se si trovano ricerche sugli esseri umani: sui due fratelli tanto diversi a letto quanto simili fuori e sulla tizia che va in moto a giocare a calcetto. Solo un po’ di delusione, quando ci si deve rassegnare al fatto che non si siano ancora trovate risposte precise.
Per cominciare: non esiste un gene dell’omosessualità. Esistono (pochi) studi sulla familiarità dell’omosessualità che mostrano che due gemelli uguali hanno (molto) più spesso lo stesso orientamento sessuale, rispetto a due gemelli diversi e soprattutto rispetto a due fratelli adottivi. Ed esiste una ricerca del 1993 secondo la quale elevati tassi di omosessualità si presentano solo nella linea materna delle persone omosessuali di sesso maschile: cioè è più facile avere uno zio materno gay che uno zio paterno gay, se si è a nostra volta gay. Questo ha lasciato supporre che ci sia qualcosa sul cromosoma X, il cromosoma sessuale che è presente in doppia copia nelle femmine e in copia singola nei maschi: se un maschio ha un gene diverso su quell’unico X non c’è un altro gene su un altro X a compensarlo. E siccome quell’unico cromosoma X lo ha passato la mamma, è probabile che lei abbia fratelli e cugini con il gene incriminato. A lei e a tutte le donne della famiglia, d’altra parte, potrebbe aver garantito un maggior successo riproduttivo, cosa che spiegherebbe l’esistenza del gene nella popolazione. Peccato che ci si debba fermare qui.

Poi ci sono le ricerche sul cervello. “Le neuroscienze ci possono parlare dei meccanismi e degli interruttori cerebrali che danno forma alle preferenze sessuali, – spiega Del Giudice – anche se sull’omosessualità, come su molti altri fenomeni, non pretendono di esaurire l’argomento”. Per esempio, possono dirci se l’anatomia e il funzionamento del cervello omosessuale sono diversi da quelli degli eterosessuali. E anche qui “la maggior parte degli studi che hanno indicato queste differenze non è stata replicata o ha dato risultati ambigui”. Nel 1991 un neurologo americano puntò il dito su una parte precisa del cervello (per la precisione, il nucleo interstiziale dell’ipotalamo anteriore, INAH3): i maschi eterosessuali ce lo avrebbero più voluminoso, le femmine eterosessuali più piccolo e i maschi omosessuali si piazzerebbero a metà. Ma i dati sono ancora pochi e confusi e questa ricerca è stata più volte criticata. Per compensare, possiamo dire che c’è stata anche una ricerca (questa più recente) che ha indicato un’altra regione del cervello (sempre per la precisione, la corteccia peririnale del lobo temporale sinistro) in cui le femmine etero avrebbero più corteccia dei maschi etero e le femmine omo si posizionerebbero a metà. Infine, altri studi hanno trovato anomalie di connessione tra vari parti del cervello negli omosessuali, mentre altri ancora hanno evidenziato parametri per cui il cervello di un gay maschio assomiglia tutto a quello della sua eterosessualissima sorella.

L’idea è che queste differenze cerebrali possano essere in qualche modo spiegate con l’influenza degli ormoni che ci rendono (o avrebbero dovuto renderci) caratterialmente mascolini o femminili mentre eravamo nell’utero materno. Un po’ di ormoni maschili in fase precoce, ed ecco che il cervellino della neonata si predispone all’acquisto di una Honda 400: un po’ meno testosterone del normale ed ecco che il feto sviluppa una precocissima attrazione per Jake Gyllenhaal.

E gli ormoni assorbiti prima della nascita sono chiamati in causa da altre parti. Nel 1998 fu proposto di andarli a misurare, negli adulti, sulla punta delle dita: il rapporto tra lunghezza dell’indice e dell’anulare (digit ratio), infatti, è influenzato dall’esposizione al testosterone in utero. Se è piccolo (cioè se l’anulare è più lungo dell’indice) significa che si è stati abbondantemente annaffiati di ormoni maschili. Chi ha ricevuto (o ha prodotto) meno ormoni maschili durante la vita intrauterina, invece, tende ad avere un rapporto vicino a 1, cioè ad avere indice e anulare lunghi uguale. “Teniamo conto che si tratta di un effetto molto piccolo, indiretto, non del tutto chiaro e molto variabile tra diverse popolazioni – precisa Del Giudice – ma un po’ funziona. E a proposito dell’omosessualità ha dato risultati interessanti”. Le femmine omosessuali tendono ad avere un rapporto tra lunghezza di indice e medio un po’ più basso, tendente al maschile. I maschi gay hanno differenze meno significative. “Come se gli ormoni prenatali, o almeno quegli aspetti del funzionamento ormonale che il digit ratio è in grado di rilevare, avessero più effetto sull’orientamento sessuale delle femmine che in quello dei maschi”, conclude Del Giudice. Lasciando disperatamente aperta la questione.

Possiamo tenerci la nostra curiosità, insomma. Non saranno gli scienziati a risolverla. Tranne nel caso della cernia che avevate nel piatto. Su quella vi possono dire, con certezza, che se era giovane era femmina, mentre se era anziana era maschio, e se avesse potuto parlarvi vi avrebbe spiegato che stavate condannando le pescioline del suo harem a una triste vedovanza. Alla fine, avrebbe forse aggiunto una doverosa precisazione da abitante dei mari del ventunesimo secolo: Io non ho niente contro i polpi: ho persino un amico che lo è.

«Non credo che la scienza riuscirà mai a scoprire la causa dell’omosessualità. E poi è così importante?». Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista, professore alla Sapienza di Roma, nonché autore di Citizen gay. Famiglie, diritti negati, salute mentale (Il Saggiatore, Milano 2007), ha un altro punto di vista sulla questione: «come analista, preferisco il come al perché. Non mi verrebbe mai in mente di chiedere a un o a una paziente: secondo lei, perché è omosessuale? La troverei una domanda violenta».

Già, ma una risposta ci dovrà pur essere…
«Ogni orientamento sessuale è il risultato del dialogo tra fattori genetici, ambientali e culturali. Sono disposizioni, preferenze, fantasie, culture, affetti, ruoli sociali e comportamenti privati piuttosto variabili che non possiamo ridurre a un principio. Non sarebbe più sensato studiare le cause dell’omofobia, piuttosto che quelle dell’omosessualità?».

Allora gli studi scientifici sull’omosessualità, per lei, che senso hanno?
«Interessantissimi, ma non bastano. Non oppongo certo la psicologia alla biologia, che anzi oggi hanno un dialogo fecondo. Alcuni hanno cercato nella genetica risposte semplici a quesiti complessi, forse anche contro l’atteggiamento patologizzante di certa psicoanalisi. Ma il vero problema sono i pregiudizi: chi discrimina gli omosessuali può utilizzare ogni modello al servizio della sua persecuzione».

E la comunità omosessuale, su questo, che posizione ha?
«Non credo che la comunità omosessuale, qualunque cosa essa sia, abbia una posizione. E per fortuna! Va detto però che essere omosessuale può indurre una domanda stressante: perchè sono così? È quello che chiamo minority stress ezio(pato)logico. Abituiamoci al plurale: le omosessualità, le eterosessualità, le bisessualità. A ciascuno il suo mix di biologia, esperienza, ambiente».

A proposito, come si dovrebbe dire: persona o comportamento omosessuale?
«Sono cose diverse. È un tema che affronto nella prefazione che ho scritto con Nicla Vassallo all’edizione italiana dell’ultimo saggio di Martha Nussbaum Disgusto e umanità (in libreria a fine aprile per Il Saggiatore). Quando usiamo persona non rimandiamo a particolari concetti filosofici o religiosi, né diciamo che tra persone e animali non umani si diano baratri ontologici. Le persone sviluppano capacità tali da assicurare loro la possibilità di essere e agire pienamente, vivendo un’esistenza degna. Quindi, direbbe Martha Nussbaum, occorre diventare persone. Ecco il nesso tra gli esseri umani, le loro libertà e i loro diritti. Qui vorrei ricordare l’articolo 3 della nostra Costituzione, che tutela la persona e la sua dignità stabilendo il principio di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Che dire di una democrazia che impedisce alle persone omosessuali di sposarsi? È una democrazia?».

Due parole chiave: omosessuale e eterosessuale. Sono parole nate a fine Ottocento. Perché oggi sono così necessarie?
«Perché pensare binario viene più facile. Atti e individui omosessuali sono sempre esistiti. Identità e definizioni cambiano. Ogni persona omosessuale fa i conti con una stratificazione psico-politica, come un inconscio collettivo, che lega la definizione di sé a religione, giustizia, scienza, psicoanalisi e, solo recentemente, politica dei diritti. Dalla seconda metà del secolo scorso molti omosessuali hanno iniziato a definirsi e dichiararsi gay e lesbiche, rivendicando uguaglianza di diritti, doveri, opportunità, esprimendo una combinazione unica tra orientamento sessuale e identità sociale, e costruendo soggettività inedite nella storia».

Torniamo all’uso del plurale: le omosessualità, le eterosessualità, le bisessualità. Che cosa suggerirebbe di studiare, allora, agli scienziati che studiano la nostra sessualità?
«Suggerirei di studiare le relazioni tra individui cercando di capire come le sessualità creino e organizzino le nostre esperienze. E di leggere Walt Whitman: “Io canto l’individuo, la singola persona / Al tempo stesso canto la Democrazia, la massa. L’organismo da capo a piedi, canto / … Canto la vita immensa in passione, pulsazioni e forza, / lieto, per le più libere azioni che sotto leggi divine si attuano, / Canto l’Uomo moderno”».

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74 Responses to natural born gay

  1. una madre il 14 marzo 2011 alle 09:49

    fazioneindiana si conferma per quel che è: a tre giorni dalla tragedia del giappone non una parola, un pensierino, una formale espressione di solidarietà, ma si continua a parlare dei c*zz* del proprio orticello mentre si è sempre pronti a zompare su qualunque fatto di cronaca presenti una chiara connotazione politica o ideologica precotta a dovere.

    maman.

  2. francesca matteoni il 14 marzo 2011 alle 11:10

    è bello essere faziosi prendendo la parte della Nussbaum, di Whitman e del polpo. e dei diritti civili. mi sento in una fazione che mi conforta e mi fa credere che proprio grazie alla mia posizione attuale potrò esperire la sensibilità necessaria davanti alla forza eversiva della natura, davanti alla dignità di altri popoli, davanti al nord-africa rivoluzionario, anche per riuscire a tacere e cercare invece di ascoltare e comprendere da loro più che posso. senza pulsioni eiaculatorie-scrittorie.
    se la connotazione politico-ideologica poi deve essere quella del rispetto dell’altro, e visto dove viviamo mi sembra quanto mai urgente, non posso che sentirmi perfettamente inclusa. libera da patetici vincoli familiari, madre.

  3. fab il 14 marzo 2011 alle 11:22

    @una madre, si può parlare anche d’altro. Del resto credo che la cosa importante adesso, riguardo al Giappone, sia l’informazione e non propriamente il commento.
    A me interessa il contenuto di questo post e l’ho letto apposta, ho letto tanti articoli sul Giappone e continuerò a farlo. Le due cose possono coesistere.
    Credo, pur non avendo nessun tipo di rapporto con la redazione di NI, che tutti siano vicini al popolo Giapponese; mi parrebbe una cosa non solo civile ma anche molto umana preoccuparsi per persone che versano in uno stato di crisi così immane.
    Per quanto riguarda il suo commento invece mi stupisce che di tutte le cose dette da Chiara Valerio lei non riesca ad uscirsene con niente di meglio che un’accusa di faziosità, dimostrandosi contestualmente altrettanto fazioso.
    Cordialmente. Fabrizio Vivoli.

  4. fab il 14 marzo 2011 alle 11:26

    Errata: Volevo dire Silvia Bencivelli e non Chiara Valerio.

  5. gianni biondillo il 14 marzo 2011 alle 11:59

    Il benaltrismo di “una madre” si commenta da solo.
    Siamo tutti incollati davanti al monitor, sconvolti da quel che è successo in Giappone. Non siamo avvoltoi della notizia, noi. Giusto l’altro giorno ne parlavo con Andrea Raos (che rammento, a “una madre”, essere uno straordinario yamatologo che ha molto vissuto in Giappone). La sua commozione parlando del terremoto era autentica, e non pelosa come quella di chi viene qui a farci la lezioncina su come dobbiamo comportarci.

  6. antonella il 14 marzo 2011 alle 13:49

    Post molto, molto interessante!
    Grazie

  7. una madre il 14 marzo 2011 alle 14:42

    “Non siamo avvoltoi della notizia, noi.” (biondillo)

    a me pare che in una certa misura lo siate, molto pronti a saltare su fatti di cronaca quando vi fa comodo, e se ne è anche parlato.

    “Giusto l’altro giorno ne parlavo con Andrea Raos (che rammento, a “una madre”, essere uno straordinario yamatologo che ha molto vissuto in Giappone). La sua commozione parlando del terremoto era autentica, e non pelosa come quella di chi viene qui a farci la lezioncina su come dobbiamo comportarci.” (biondillo)

    non capisco la pertinenza del fatto che Raos sia uno straordinario yamatologo né dell’aneddoto che lei riporta.

    “Per quanto riguarda il suo commento invece mi stupisce che di tutte le cose dette da Chiara Valerio lei non riesca ad uscirsene con niente di meglio che un’accusa di faziosità, dimostrandosi contestualmente altrettanto fazioso.” (vivoli)

    che il mio commento appaia in questo post e non in un altro è determinato dal fatto che questo è il post in testa al sito stamattina 14 febbraio a tre giorni dall’inizio della tragedia giapponese e che l’entità del tema trattato sia consonante alla media dei temi qui trattati, il che ha scatenato le mie “pulsioni eiaculatorie-scrittorie” secondo l’espressione di matteoni. non ricordo molti post sulla “forza eversiva della natura” di cui parla matteoni. tra l’altro, se si preferisce il silenzio alla discussione, è bene non far parte della redazione di un blog letterario, al massimo di una rivista cartacea.

    maman.

  8. una madre il 14 marzo 2011 alle 14:43

    errata corrige: “14 febbraio” per “14 marzo”

  9. orsola puecher il 14 marzo 2011 alle 14:53
  10. fab il 14 marzo 2011 alle 15:09

    @una madre. Quando ce n’è bisogno ce n’è bisogno. Infatti del Giappone abbiamo più bisogno di informazioni che non di commenti (come avevo già detto).
    Mi pare che il suo unico scopo qui sia cercare di attrarre l’attenzione degli altri con interventi che nessuna pertinenza hanno con quello di cui si parla nel post. Forse è solo una mia impressione, lo so, ma visto che la penso così eviterò di commentare ulteriormente i suoi commenti.
    Preferisco il silenzio alla discussione: NO. Preferisco il silenzio alle parole inutili: SI. Quindi addio.

  11. chi il 14 marzo 2011 alle 19:23

    @ una madre. solo chi fa sbaglia.
    in ogni modo non ho capito qual è, se lo ha, il suo punto di vista sull’articolo di silvia bencivelli. detto questo, considerare un diritto civile un orticello politico o ideologico, mi pare questione, di una grammatica e di un’etica, davvero cieca.
    cordialità.

  12. franco buffoni il 14 marzo 2011 alle 20:16

    PER FAVORE
    Omosessuali non si nasce né si diventa. Omosessuali si è. E’ questa la risposta lucida, pragmatica, fenomenologica da replicarsi alle posizioni essenzialistiche e idealistiche. Perché nel momento in cui ci si chiede se si “nasce” o si “diventa” omosessuali (o mancini) si sottintende che ci sia una “causa”: come per le patologie, per le malattie. Se si “è”, si smette di cercare “cause” e ci si limita – al più – alla descrizione dei fenomeni. Per esempio: come erano e come venivano vissute le sessualità nel secolo scorso e come sono e come vengono vissute oggi?
    Da quando, negli ultimi decenni dell’Ottocento, in Francia, Nord Europa e Stati Uniti, il termine “omosessuale” divenne d’uso corrente (pur se elitario), continuano a esserci i due generi, ma all’interno di ciascuno si è proceduto a una seriazione: genere maschile, specie omosessuale/eterosessuale; genere femminile, specie omosessuale/eterosessuale. Nel secolo che è seguito – pur con fatica – alcune menti lungimiranti hanno cercato di adattare a tale nuova distinzione anche i lessici medici, legali, letterari e psicologici.
    Definire e definirsi è una necessità essenziale. Se una persona si dichiara omofoba o antiomofoba compie una distinzione incentrata sulla sessualità, mentre se si dichiara femminista o antifemminista compie una distinzione incentrata sul genere.
    La conseguenza più drammatica della sovrapposizione del genere alla sessualità consiste nel dare per scontato il secondo in base al primo, dalla nascita. Quanti casi di pazzia e dunque di segregazione, di esclusione, di suicidio, in passato non furono che lo sbocco di sensibilità omosessuali oppresse, impossibilitate ad esprimersi? Foucault, al riguardo, ha scritto pagine importantissime. Un ambiente sociale che non ti prevede, già ti offende, figuriamoci se mai potrà difenderti.
    Proprio nell’antica assenza della necessità di definirsi da parte del maschio eterosessuale sta il nocciolo della questione dell’identità. L’eterosessualità si definisce in grande misura attraverso ciò che rifiuta. Così come una società si definisce attraverso ciò che esclude. Ogni volta che un omosessuale fa il coming out, obbliga l’eterosessuale a definirsi come tale.
    Paradossalmente è proprio attraverso un continuo processo di dis-identificazione che l’omosessuale giunge a costruirsi una propria identità omosessuale. Fino ad oggi – in ogni istituzione – i figli, gli studenti, i soldati, gli scout, i ragazzi dell’oratorio… sono stati tutti cresciuti con l’unica opzione di divenire eterosessuali. E, nuovamente, è paradossale pensare a come l’orientamento omosessuale sia radicato, malgrado tutto. E smettiamola di chiederci se la causa dell’omosessualità – come se fosse una malattia – sia genetica o culturale, o entrambe. Oppure cominciamo a chiedercelo anche per l’eterosessualità.

    La specifica natura della sessualità umana – come ormai dovrebbe essere noto a tutti – va ben oltre la pura e semplice necessità di procreare. In altri termini, “sessualità” per uomini e donne anche eterosessuali significa qualcosa che sta ben aldilà della procreazione.
    Dunque, concettualmente, esiste un’enorme distanza tra una distinzione di generi e una distinzione di sessualità. La distinzione di generi sarebbe fondamentale se scopo della sessualità fosse la procreazione. Poiché non è così, o almeno non è più così, allora è evidente che la distinzione tra i generi nel campo della sessualità è un assurdo anacronismo. Affettività, sessualità e procreazione vanno sempre più configurandosi anche in ambiti distinti e separati.
    Per esempio: si dice comunemente che qualcuno ha una relazione eterosessuale o omosessuale; mentre non si dice mai che qualcuno ha una relazione eterosociale o eterorazziale. In questo secondo caso, per esempio, un gay che “va” col suo “genere” ma non con la sua classe sociale né con la sua razza, è più “etero” del suo vicino di casa, che ha sposato una sua seconda cugina ed esce raramente la sera.
    In altri termini, oggi, oltre alle distinzioni di genere, razza, lingua, classe, nazionalità, occorre aggiungere l’orientamento sessuale. E se è vero che, senza il concetto di “genere”, non si potrebbe distinguere tra omosessualità e eterosessualità, è anche vero che in molte altre essenziali (per tutti: etero e omo) distinzioni, il genere è trasceso: quando badiamo all’età, al colore della pelle, alla cultura del potenziale partner.
    Qual è la causa dell’omo – o dell’etero – sessualità in un individuo? Questa è la domanda che – almeno dal 1973 – non dovremmo più porci. Fu proprio nel 1973, infatti, che l’associazione americana di psichiatria derubricò l’omosessualità dall’elenco delle malattie. Da allora le cose cominciarono lentamente a cambiare per le nuove generazioni. Se è una malattia deve avere una causa. Se non lo è, smette di doverla avere. E se si ammette che un individuo su dieci è omosessuale o bisessuale, ad ogni nascita si dovrebbe sempre ritenere di avere 10 probabilità su 100 che il nuovo nato sia sessualmente orientato verso il proprio sesso. Parlare di scelta sessuale è ipocrita, vergognoso. Può essere valido solo in alcuni casi, di individui veramente bisessuali, che “scelgono”. L’omosessuale non sceglie proprio nulla.
    Dunque, smettiamola di chiederci che cosa sia l’omosessualità e cominciamo a porci solo domande conoscitive, culturali, descrittive: come si manifestava nei tempi bui l’omosessualità? Come si manifesta oggi?

  13. genseki il 14 marzo 2011 alle 21:05

    beh, non sono mica solo le malattie che hanno delle cause, gentile Buffoni ci sono tante altre cose, ma tante sa, che hanno cause e alcune ne hanno piú d’una e non sono malattie, Non la voglio tediare con una lunga elencazione, naturalmente. Credo che la sua affermazione : “omossessuali si è” sia allo stesso tempo ovvia, essenzialistica e idealistica. Ma non la critico credo che sia accettabile in sé. Il problema è che l’omossessualitá quando si rappresenta ideologicamente e politicamente nelle forme e nei modi in cui tale rappresentazione si è data in questi ultimi decenni (il movimento gay) tende a essere omoideologica, omoargomentativa e anche omorazionale. Cioè intollerante e scarsamente aperta alle ragioni e alle argomentazioni di chi non ne condivide le posizioni, Qui in Spagna questo ha causato certo un allarmante declino del dibattito pubblico e instaurato quel mortificante pensiero unico noto con il nome di zapaterismo.
    genseki

  14. franco buffoni il 14 marzo 2011 alle 21:47

    Non ho affatto detto che solo le malattie abbiano delle cause.
    L’intolleranza e la chiusura alle argomentazioni altrui è proprio ciò impera in Italia oggi in ambito clerico-fascio-leghista.
    Ci sarebbe tanto bisogno anche qui di quello che lei snobisticamente definisce “mortificante pensiero zapaterista”. E che io invece definisco stato di diritto.

  15. genseki il 15 marzo 2011 alle 00:19

    Non vi è dubbio che in Italia impera una plumbea intolleranza clericalxenofoba, sono d’accordo con lei; ma qui impera una appunto “mortificante” intolleranza anticattolica e politicamente corretta che ne è come una immagine speculare, Il modo di pensare politicamente corretto è una specie di nuovo clericalismo elitario che non tollera contraddizioni e erige lo stato ad autoritá morale anche nelle questioni piú intime e nelle decisioni piú individuali.
    genseki

  16. stalker il 15 marzo 2011 alle 01:18

    si, anche io ho un amico gay.
    in certi locali mi fa fare proprio una bella figura, con lui mi sento al centro del mondo, invece in certi salotti diventa un po’ finocchio, e allora è meglio se non me lo porto dietro, però i gay sono artisti e i neri hanno la musica nel sangue…vuoi mettere!

    poi, uscendo dai luogocomunismi, mio zio era gay….anzi finocchio!
    per questo, perchè al suo paesello lo chiamavano finocchio, a diciotto anni se ne andò altrove col suo amore. sono rimasti insieme per più di trent’anni, fino a quando lui è morto.

    mia madre, sua sorella bellina e eterossessuale, non ce l’ha fatta a stare con mio padre tutti quegli anni, e non perchè uno dei due è morto, semplicemente non si sopportavano più.

    grazie Silvia, per questo post.

    e poi concordo con Buffoni: “Omosessuali non si nasce né si diventa. Omosessuali si è.”
    e saranno anche cazzi loro, come sono cazzi miei il mio essere eterosessuale, se ce ne lasciassero la libertà.

  17. stalker il 15 marzo 2011 alle 01:36

    genseki, quando una ‘minoranza’ (che brutta parola ahimè) ha ancora bisogno di spiegare qualcosa che dovrebbe essere ovvio, non si può accusare chi cerca voce, casomai chi questa voce cerca di sopprimerla, in nome di un dio che per me potrebbe essere la maga otelma o hanry potter, o di una famiglia che non rappresenta tanti di noi da tanto tempo.
    sarebbe così facile non avere paura delle ‘differenze’, e sarebbe così bello non dover usare tanti virgolettati!

  18. natàlia castaldi il 15 marzo 2011 alle 01:53

    no, guardi Genseki, io tollero anche lei, sono le cattiverie gratuite che non tollero, e la discriminazione sessuale per me è una cattiveria gratuita, gretta e ignorante, in totale antitesi con il primo dei vostri comandamenti, che mi sa funzionino un po’ come gli articoli della costituzione italiana, si interpretano (o violentano) secondo i casi.
    buona notte.

  19. AMA il 15 marzo 2011 alle 02:22

    NO. Proprio non ci siamo. Premesso che la sessualita’ resta molto piu’ fluida e sfaccettata e le definizioni servono solo a strutturare semplificando la nostra identita’ sessuale, l’omosessualita’ esclusiva forse in natura ha la funzione di tenere sotto controllo le nascite, e quindi di favorire la conservazione della specie, minacciata da una eccessiva procreazione.

    Cosa diversa resta l’omoerotismo praticato anche dagli animali per allentare la tensione sociale.

  20. AMA il 15 marzo 2011 alle 02:33

    A me queste cose paiono scontate da sempre. Non ho mai capito perche’ la natura dovrebbe geneticamente scongiurare la omosessualita’ esclusiva di una certa percentuale statisticamente rilevante di esseri umani. Io poi sono favorevole anche ad una sessualita’ eterosessuale senza finalita’ riproduttive. Il sesso e’ anche e soprattutto conoscenza. Resta il fatto che esista un numero non trascurabile di genitori omosessuali che forse ha fatto ricorso alle stesse tecniche usate da quegli eterosessuali incapaci di procreare in maniera ortodossa.

    Comunque che palle. Siamo veramente fermi su questi temi.

  21. georgia il 15 marzo 2011 alle 10:27

    Cosa diversa resta l’omoerotismo praticato anche dagli animali per allentare la tensione sociale.

    questo è interessante, sai che non lo sapevo e non ci avevo mai pensato.

  22. gianni biondillo il 15 marzo 2011 alle 11:22

    Bonobo docet.

  23. Ares il 15 marzo 2011 alle 11:52

    Siamo sbarcati sulla luna con un arnese di latta; portiamo al posto del cuore e dei reni aggeggi in plastica e metalli; scriviamo poesie e comunichiamo attraverso fibre ottiche; pensiamo all’eternità e ingurgitiamo criptogamici.. che c’è in tutto questo di naturale ? Eppure siamo natura. Natura umana. L’omosessualità, l’eterosessualità, la bisessualità, l’asessualita.. etc.. sono manifestazioni della natura umana;
    Prendiamone atto è accettimaolo.. e finiamola qui. ^__^

  24. AMA il 15 marzo 2011 alle 12:06

    Guarda, Georgia, lasciando perdere gli insetti che sono addirittura polimorfi (vedere i corti di Isabella Rossellini ad esempio :-))) santa donna tanto sola), una percentuale abnorme di mammiferi pratica l’omoerotismo per allentare soprattuttto ma non solo la tensione sociale. Il problema nasce quando viene codificata nella nostra specie l’omosessualita’ come orientamento esclusivo. La natura forse, in stato di emergenza demografica, cerca di arrangiarsi come puo’… Fermo restando che la genitorialita’ omosessuale resta un dato ormai acquisito.

    Biondillo, ciao, come stai? Comunque le peggiori cose le fanno le incestuose e folli femmine dei bonobo (al massimo i loro figli s’inculano, poErini).

  25. AMA il 15 marzo 2011 alle 12:10

    @ Ares

    Lascia perdere che se non fossi in una fase transitoria di asessualita’ potrei perfino baciarti. Comunque quelle che vengono inseminate nel peggiore dei modi – assolutamente contro natura – restano le mucche, povere vacche da latte.

  26. Ares il 15 marzo 2011 alle 13:38

    ?_? non pensarci neanche..

  27. genseki il 15 marzo 2011 alle 18:10

    gentile signora Natalia Castaldi,

    no lei non tollera se non nel esnso di: sopportare con fastidio e supponnenza tanto che poi mi rinfaccia un: “Vostri comandamenti” in cui con disprezzo palese mi getta in un collettivo che Lei nemmeno si da la pena di specificare. Lei è un buon esempio del dogmatismo dei politicamante corretto. Io non sono cattolico e non sono nemmeno cristiano, guardi un po’, tuttavia penso che il cattolicesimo abbia diritto di esprimersi in un dibattito pubblico, senza pregiudizi, perché vede quando uno scrive che per lui Dio può essere il mago Otelma, viene quasi voglia di pregare per lui anche a chi come me non prega e non crede in un dio personale. Quello che io voglio dire è che quando una una tendenza sessuale, o come la si voglia chiamare, quale l’omossessualità, per esempio, si propone come modello sociale, o propone un modello sociale organizzandosi politicamente, allora poi non può sostenere che chi non lo accetta sia omofobo o intollerante. Cioè quando il governo spagnole vuole imporre alla societàa intera che la famiglia sia composta da un progenitore A e uno B e non da un padre e da una madre e obblighi a studiare questa cosa come una legge di natura istituendo una materia scolastica allora siamo in piena intolleranza e totalitarismo e le vittime di discriminazione si trasformano in discriminatori. Quello che penso è che nessuno debba essere discriminato per le sue tendenze sessuali ma che neppure il fine dell’uomo, nel senso di Aristtotele nella Nicomachea, per intenderci, possa essere ridotto a coincidere esattamente con la sua tendenza sessuale, cioè che il fine dell’uomo sia divenire quello che èe determinato in termini biologici o psicologici, così come il fine dell’uomo non puào essere con il coincidere con la sua razza o con la sua lingua.
    Tutto qua. La strategia del movimento gey nelle sue varie articolazioni è quella di crminalizzare coloro che non appoggiano il modello sociale che esso propone tacciandoli di intolleranti e di omofobi in modo che debbano passare il loro tempo a negare questa accusa così come coloro che non sono d’accordo con Netahnyau debono continuamente difendersi dall’accusa di antisemitismo. È una pretesa pericolosamente iliberale. Io trovo l’ideologia gay di oggi, mediamente espressione di gruppi urbani ad alto reddito, una semplice ideologia ultracosnumistica e individualista e non la condivido e rivendico il diritto a non condividerla persino nella Spagna di Zapatero che per fortuna sta per scomparire per via elettorale.
    genseki

  28. natàlia castaldi il 15 marzo 2011 alle 18:24

    ha diritto e lo esercita, oltremisura. lieta di far parte di quell’altro dogmatismo. saluti.

  29. genseki il 15 marzo 2011 alle 18:29

    La misura del diritto è lei che la definisce, n’est-ce pas? Sono desolato per l’oltraggio che involontariamente ed etimologicamente le ho inflitto
    genseki

  30. stalker il 15 marzo 2011 alle 18:49

    genseki, credo che lei stia ribaltando la realtà, o quanto meno la legga con lenti deformanti.
    risponderle sarebbe una perdita di tempo.

  31. gina il 15 marzo 2011 alle 19:37

    la storia delle falangi merita un dito medio:)
    quoto rossellini ovviamente, che però imho è in ottima compagnia.
    Globalmente, l’un nei panni dell’altro de l’altro dell’altro siam comunque messi male: pompano acqua di mare nei reattori
    da liberation: 12h30. L’accident nucléaire passe au niveau de gravité 6 sur l’échelle internationale des événements nucléaires et radiologiques, qui en compte 7, affirme le président de l’Autorité française de sûreté nucléaire (ASN), André-Claude Lacoste.

  32. genseki il 15 marzo 2011 alle 19:51

    no signor Stalker non è che non valga la pena è che lei non lo saprebbe fare.
    genseki

  33. stalker il 15 marzo 2011 alle 20:51

    la lascio con questa certezza, le certezze del resto sono il suo forte.
    saluti

  34. genseki il 15 marzo 2011 alle 21:05

    la lascio con la maga otelma, le maghe otelme a quanto pare sono il suo debole.
    genseki

  35. AMA il 15 marzo 2011 alle 21:30

    @genseki

    Cosa sono le “tendenze” sessuali?

    :-))))))))))))))))))))))))))))))

  36. natàlia castaldi il 15 marzo 2011 alle 21:39

    ma come, AMA, non lo sai? cose all’ultimo grido. :)))))))))

  37. genseki il 15 marzo 2011 alle 23:09

    Per Ama e Castaldi

    Si capisce benissimo che cosa volevo dire se chi legge non fa il fighettino snob da sobborgo politicamante corretto :::::::((((((())))))0000. Oppure ()()()()():::::; anche qui nella banlieu sappiamo usare due punti e parentesi mica solo scippare borsette. Si capiva perché lo ho anche spiegato. Comunque ripeto che mi pare che i moviementi omossessuali si propongano come movimenti politici ed avanzino a tutta la societá la proposta di un modello. Il modello sociale che si evince dalla loro pubblicistica e dalle loro dichiarazioni è un modello conservatore, individualista ultraliberista, consumista e come dicono qui quelli di sinistra non sostenibile. Le organizzazioni gay fanno pressioni per entrare nell’esercito e non per lottare contro il militarismo, fanno pressione per il matrimonio e non per la revisione critica della famiglia e della coppia come cellula base del consumo e della proprietá. Il modello sociale che propongono ha un senso solo visto da un punto di vista di classe agiata urbana, e non lo condivido e di questo mi sarebbe piaciuto discutere ma voi sapete fare due punti e parentesi e piuttosto che discutere con voi è meglio fare buchi nella sabbia come quel tipo di cui cantava il bardo ticinese. Le proposte delle organizzazioni gey sono piú vicine al leghismo che al movimento operaio storico, per intenderci.
    genseki

  38. natàlia castaldi il 15 marzo 2011 alle 23:36

    Le organizzazioni gay fanno pressioni per entrare nell’esercito e non per lottare contro il militarismo, fanno pressione per il matrimonio e non per la revisione critica della famiglia e della coppia come cellula base del consumo e della proprietá.

    mi perdoni, glielo dico non da fighetta, ma da caciottara: lei è delirante.
    il movimento gay rivendica parità di diritti, quindi, che venga loro concesso qualunque diritto già riconosciuto ai “privilegiati” eterosessuali. Dopodicché, mi perdoni, ma come potrebbero combattere il matrimonio o la coppia come “cellula del consumo”, se non viene loro riconosciuto neanche il diritto a formare (e quindi sperimentare per poi detestare se è il caso) una “coppia di fatto”? noi al divorzio ci arriviamo dopo sposati, mica prima.
    Poi comunque con tutto questo ciarlare, si perde di vista il punto più delicato e principale: il diritto a non dover nascondere o umiliare i propri sentimenti “clandestinizzando” la propria vita, mica cazzi!

    p.s.: l’ultima novità per incentivare al consumo intelligente sono le confezioni di surgelati monodose per single. una figata, davvero, mi creda… non so se si distinguono in rosa e azzurre, ma va da sé.

  39. AMA il 16 marzo 2011 alle 00:14

    @genseki

    Oh, poor thing, don’t get sick, take good care of yourself!

    http://www.youtube.com/watch?v=yogr3H38PDk

  40. genseki il 16 marzo 2011 alle 00:19

    Ma i diritti di chi? Ma lei davvero pensa che si possa parlare di diritti sulla base della tassonomia omo etero sessuali? Cioé lei crede che gli eterossesssuali in quanto tali abbiano tutti gli stesi diritti? Ovvero che un disoccupato o un banchiere eterosseuali abbiano gli stessi diritti perché sono eterossessuali? O che so io un rom romeno e un broccher di piazzaffari? L’eterossessualitàa sarebbe allora la ricetta finalmente scoperta dell’eguaglianza? Ma lo sanno a Pomigliano di avere gli stessi diritti di marchionne? O sui gommoni di avere quelli dei residenti in via montenapoleone? Così tanto per togliermi la curiosità qui alla neurodeliri ci farebbe piacere sapere se il movimento gay rivendica gli stessi diritti del banchiere o quelli del rom romeno. Grazie in anticipo per la risposta.

    genseki

  41. natàlia castaldi il 16 marzo 2011 alle 00:31

    senta, si rilegga, si compiaccia del suo pout pourri e buonanotte.

  42. AMA il 16 marzo 2011 alle 00:45

    Buonanotte Natalia. Alla prossima, neh!

  43. natàlia castaldi il 16 marzo 2011 alle 00:51

    notte AMA. alla prossima.

  44. Ares il 16 marzo 2011 alle 14:06

    @genseki

    c’è chi, oltre anon rientrare nelle categorie di diritto comuni, non rientra, anche, in alcuni diritti riservati agli eterosessuali.. mettiamola così..

  45. genseki il 16 marzo 2011 alle 14:27

    per Ares,

    sono d’accordo con lei, ma vede, io credo che si possa ipotizzare che coloro che godono di meno diritti, possano porsi come obiettivo politico la costruzione di una societá, o la prospettiva della costruzione di una societá, in cui non vi sia il privilegio o almeno il privilegio non sia un diritto. Quello che a me pare della politica delle associazioni omossessuali (quelle che si esprimono politicamente) è che il loro obiettivo sia creare una nuova area di privelegiati sulle spalle di tante aree nuove e vecchie di esclusi. Insomma di essere conservatrici, o, se vuole, di destra, Mi pare che di questo si possa discutere. io sono disposto a convincermi del contrario, senza dare del demente alla cieca e senza tanti risolini saputelli. Il diritto oggi è un attributo del capitale, non delle persone, le persone ne godono l’usufrutto in proporzione alla quota di capitale cui possono accedere. Cosí ho il sospetto che un omossessuale ricco acceda a molti piú diritti di quanti possa accedere un rom clandestino a Brescia. Comunque nel fondo sono d’accordo con la sua stringata considerazione. Il clero di oggi sono gli economisti, il tempio la borsa, il dio il capitale. Prendersela con quello che resta della chiesa è un po’ patetico.
    genseki.

  46. Ares il 16 marzo 2011 alle 15:12

    I movimenti gay, come si diceva prima sono costituiti essenzialmente da esseri umani, la progettualità politica a piu’ ampio respiro che lei pretende, dovrebbe essere estesa a tutta la politica Italiana e a tutti gli italiani.

    La chiesa fa la sua parte, e i quattro concetti ideologici che riesce a esprimere, talvolta maldestramente, trovano terreno fertile nella gretta e arretrata società italiana.

  47. gianluca garrapa il 16 marzo 2011 alle 15:49

    però gli omosessuali sposati con le donne, sono i più belli! i finti etero, dico, troppo bellini. poi volevo capire quanti omosessuali o bisessuali ci sono su nazione indiana? (io sono bisex) no perché gli etero parlano troppo spesso di omosessualità, quando dovrebbero pensare di più alla loro sessualità, che a giudicare dal numero di etero-sposati che popolano le saune gay, non mi sembra sia molto soddisfacente (grazie ai frustratissimi cattolici, ovviamente)
    a parte questo, mi stupisco come il tema ‘sessualità’ addirittura sia un post e un insieme di commenti. sarà che se ne fa poco di sesso? :)))
    ciao e scusate l’intervento sbrigativo e poco ‘intellettuale’ :)))
    bacio a tutti!!!!

  48. Ares il 16 marzo 2011 alle 16:33

    Io quadrisex

  49. paolod il 16 marzo 2011 alle 16:39

    Le peculiarità della condizione omosessuale sfuggono, in genere, agli etero. Non possono immaginare cosa sia abituarsi a svicolare quotidianamente, a mimetizzarsi, a censurare sistematicamente i propri slanci. Molti si trovano in questa condizione perché i gay davvero “liberati” sono relativamente pochi e concentrati nelle grandi città. Per gli altri la vita può impoverirsi paurosamente, essere condizionata dalla clandestinità, per cui alcuni si ritrovano a 50 anni senza aver fatto l’esperienza forse fondamentale della vita: amare ed essere amati, almeno una volta. E scusate se è poco.

  50. Ares il 16 marzo 2011 alle 16:46

    E quali sarebbe le peculiarità ?

  51. Ares il 16 marzo 2011 alle 16:47

    dei propri slanci?..

  52. gianluca garrapa il 16 marzo 2011 alle 16:57

    ah come sarebbe bello un mondo io cui tutti usano il loro nome e cognome, tanto per iniziare. ma già parte da qui la clandestinità. d’altronde, si sa, in italia tutto, bello e brutto, naufraga nell’ipocrisia e allora fra 60 anni, ci saranno ancora o pinco pallino che non sai se sono uomini donne animali o cosa. ecco se io potessi parlare con delle persone vere. e invece… maschere, e pseudonimi e pseudovite e pseudopodi.
    p.s. pseudopodi non c’entra nulla, però ci sta bene :))

  53. gianluca garrapa il 16 marzo 2011 alle 17:25

    veramente agli etero sfuggono parecchie cose, se è per questo, non è un caso che i maschietti giochino coi soldatini e col pallone e le femminucce con le carrozzine e le bambole, e fin dalla nascita si lascino inquadrare nei loro ruoli così come da grandi nelle varie parrocchie tessere di partito ecc. e nei veri trasformismi diciamo che si può vivere tranquillamente la propria gayezza, in modo semplice e economico: una moglie o un marito e un paio di figli (che ormai sono più un mezzo che un fine) per avere più diritto di altro ad avere un lavoro o per mancare agli appuntamenti d”amore’. cioè comportarsi da etero non è poi così difficile, anzi. semmai è gestire la propria ipersensibilità gaya e onestà intellettuale che può essere un problema. ma tanto non credo che sia una prerogativa degli italiani, l’onestà intellettuale o sessuale, dico. in fondo, l’amore non te lo garantisce nessuno, la sessualità la puoi sbrigare in poco, vedi chat e locali vari, insomma, perché essere fintamente impegnati a voler cambiare le cose se è più facile e redditizio assumere maschere e facciate di comodo per la pagnotta? il problema sarebbe se vivessimo in francia, in inghilterra o che so in spagna o nell’italia di 60 anni fa. mi pare.

  54. paolod il 16 marzo 2011 alle 21:40

    Mi sembra che alcuni tendano a colpevolizzare un po’ troppo l’impossibilità che alcuni omosessuali hanno a vivere in modo trasparente. Non tutti sono capaci di aprirsi e manifestarsi. Agli eterosessuali non è richiesto di “confessare”. La loro sessualità è data per scontata. Reprimere i propri slanci significa non potersi innamorare liberamente, non poter “corteggiare” come qualunque etero può fare. Per favore, non semplificate troppo. C’è chi proprio non ce la fa, perchè è una prova al di là delle sue possibilità e capacità. E’ un limite, certo, ma è così scontato non averne? Quanto alla doppia vita, alla facciata da etero, quella sì, effettivamente è “deplorevole”. Lì non è timidezza, mancanza di coraggio, inettitudine, debolezza, lì diventa malafede. E in quel caso non si è tanto persone inespresse quanto inautentiche.

  55. natàlia castaldi il 16 marzo 2011 alle 22:05

    Paolod: io non me la sento di condannare una “inautenticità” pilotata e spesso voluta da chi manicheamente divide il mondo in bianco e nero, privandolo di colori e sfumature. Prima di parlare di “inautenticità” assicuriamoci che tutti possano essere autentici, liberamente, senza per questo sentirsi “peccatori”, ripudiati, “indicati”, o peggio tacciati di “anormalità”. se qualcuno ancora non se la sente, probabolmente ciò è dovuto al retaggio culturale che ha dovuto respirare e che lo ha condizionato e relegato in una condizione di “autopunizione”. pensiamoci, pensiamo a quanti danni e quanto male facciamo.

  56. stalker il 16 marzo 2011 alle 22:27

    ci si continua ad arrovellare e si perde di vista un punto fondamentale.
    gli omosessuali hanno pari doveri e differenti diritti rispetto a persone di diverso oriemtamento sessuale, con la benedizione e il niet da santa romana chiesa che non perde occasione ogni giorno di ficcare il naso nelle questioni di uno stato laico invece di far pulizia in casa propria.
    sono comunque ancora cittadini di serie B.
    è così difficile da capire una cosa così semplice sancita anche dalla nostra costituzione, se la si sapesse leggere?
    ma cosa pretendete, che in un paese dove ancora vige un’omofobia che porta bravi ragazzi a pestare di botte il ‘diverso’, a deriderlo e discriminarlo perchè non tutti sono stilisti creativi e vivono nelle grandi città, gli omosessuali prima di poter portare avanti le proprie battaglie si debbano far carico di tutto il peso del mondo, battendosi per termini imerese, i contratti co.co.co., la mancanza di asili infantili…?
    ma vi rendete conto di quello che dite.
    a margine, per esprimere il mio parere devo dare le mie generalità e codice fiscale?
    valentina migliaccio
    donna
    eteresessuale

    e con questa cosa dell’anonimato in rete, per quanto mi riguarda, avete proprio rotto.

    invio senza rileggere
    prendetevela così, di getto

  57. georgia il 17 marzo 2011 alle 02:31

    Cosí ho il sospetto che un omossessuale ricco acceda a molti piú diritti di quanti possa accedere un rom clandestino a Brescia

    mi sembra un accostamento casuale un po’ surrealista … scusa genseki ma cosa vieterebbe di formulare così l’esempio:

    Cosí ho il sospetto che un omossessuale ricco acceda a molti piú diritti di quanti possa accedere un omosessuale rom clandestino a Brescia.

    oppure
    Cosí ho il sospetto che un ricco acceda a molti piú diritti di quanti possa accedere un rom clandestino a Brescia.

    Insomma non ho proprio capito come mai un omosessuale debba essere necessariamente ricco e un rom non possa essere omosessuale … i misteri della rete che non capirò mai:-)

  58. genseki il 17 marzo 2011 alle 11:10

    Cara Georgia,

    certo che si può formulare anche nell’altro modo e il senso è esattamente lo stesso, non cambia per niente, dai lo vedi anche tu che in tutte e due le formulazion, o in tutte e tre,i quello che appare è che non si è soggetto di diritto, in questa societá, in base all’essere omo o eterossesuali ma in base al fatto di appartenere o no a una determinata classe sociale. Ecco io credo che il soggetto di diritto debba essere la persona umana prima di qualunque determinazione specifica. Per questo mi sono spresso in termini paradossali. Se si svolge il paradosso quello che risulta è quello che tu dici nel tuo post. In tutte queste cose che ho scritto io non mi riferivo all’omossessuale come individuo io ho sempre parlato dell’ideologia espressa dalle lobby e dalle organizzazioni politiche e sociali gay che almeno qui in Spagna hanno una grande influenza nei media, nel dibattito pubblico, nei partiti di governo e di opposizione che è palesemente per i suoi contenuti e le sue proposte un’ideologia propria di classi agiate, proprietarie e urbane. In Italia l’influenza non è la stessa che in Spagna e credo non si possa parlare di Lobbys ma l’ideoologia mi pare la stessa.
    Comunque guarda poer esempio il commento della Sgnora Stalker che in buona sostanza dice: “ognuno ci ha i suoi problemi e non vi è ragione perché debba essere solidale con gli altri che stanno peggio o un pochino meglio, insomma se pestano il negro a Rosarno a noi che caspita ci importa? Noi ci occupiamo di noi e dei nostri quando li pestano e quando non li pestano. Ciascuno per sé!”, che come vedi è l’espressione non particolrmente elegante di un’ideologia, un tempo si diceva piccolo piccolo piccolo borghese, adesso io direi “leghista” in senso lato. Quello che mi soprende sempre quando discuto con gente di sinistra in Italia è quanto siano identici a quelli di destra nelle ideee e nella maniera” fallologica” di esprimerle.
    genseki

  59. georgia il 17 marzo 2011 alle 11:35

    si, genseki però non si può negare un diritto basilare in base al detto che c’è sempre chi sta meglio e chi sta peggio.
    Le donne la libertà se la sono (se la stanno) conquistando a fatica e tale libertà passa anche (anzi soprattutto) dalle leggi di famiglia, dal divorzio, dalla legge sull’aborto, dalla libertà sessuale e mille altre leggi e naturalmente servirebbe a poco dire che le signore della cosidetta alta società hanno sempre divorziato (annullamento sacra rota), hanno sempre abortito e si sono sempre fatte, in piena libertà, i cazzi loro e che, come diresti tu, hanno avuto sempre (anche quando non votavano ed erano sottomesse al maschio di casa e vigeva il delitto d’onore) più diritti di un maschio rom clandestino a brescia.
    Il riconoscimento legale di coppia per gli omosessuali è un diritto basilare, e non come mega-istituzione del matrimonio e bla bla bla che se ne può fare anche a meno, ma per cose concretissime, come possibilità di ereditare legittimamente, di avere diritto alla pensione, alla casa, agli assegni familiari ecc. ecc. Di avere il diritto di essere assistiti in ospedale dal compagno/a, insomma un sacco di piccolissime cose importantissime, che nulla hanno a che fare con i principi fumosi e vaghi delle cattedrali religose e morali costruite dall’umanità, tutto sommato per rompere le scatole agli umani ;-) e lo dico pur rispettando molto tutte le religoni e non sottovalutando certo la loro importanza culturale, solo che non possono, per questo, trasformarsi in aguzzini quotidiani del nostro piccolo percorso di vita sulla terra ;-)

  60. stalker il 17 marzo 2011 alle 14:38

    @genseki, è l’ultima volta che l’inelegante signora stalker ti risponde, perchè sinceramente prendermi anche della “leghista” e piccolo borghese mi sembra davvero eccessivo!

    “….della Sgnora Stalker che in buona sostanza dice: “ognuno ci ha i suoi problemi e non vi è ragione perché debba essere solidale con gli altri che stanno peggio o un pochino meglio, insomma se pestano il negro a Rosarno a noi che caspita ci importa? Noi ci occupiamo di noi e dei nostri quando li pestano e quando non li pestano. Ciascuno per sé!”,

    questo lo dici tu, che continui ad attribuirmi pensieri non mie, e che stai descrivendo gli omosessuali come una casta di privilegiati che si preoccupa solo delle proprie istanze. credo che ogni persona, al di là dei propri orientamenti sessuali, sia prima di tutto una persona a tutto tondo, e a seconda della propria sensibilità, può manifestare per i propri diritti e allo stesso tempo sposare altre cause, come qualsiasi cittadino, o essere un qualunquista, come molti del resto. quindi non credo che prima di manifestare per vedersi riconoscere diritti basilari, debba esibire a genseki attestati di solidarietà ai neri di rosarno, o agli operai in cassa integrazione, o alla salvaguardia delle balene :) perchè magari l’hanno fatto, come individui, e non con la stella rosa sul petto.
    credo che se c’è uno che va avanti per stereotipi, quello sei tu, non io.

  61. genseki il 17 marzo 2011 alle 18:16

    Gentile Signora Stalker,

    guardi che io non mi sono mai riferito nei miei commenti ai singoli gay o lesbiche ma soltanto all’deologia espressa dalle principali loro organizzazioni e lobby per esempio qui in Spagna e Messico che conosco bene. In Italia la situazione è un po’ diversa ma forse l’ideologia mainstream è analoga, Poi lo so che non tutti i gay e le lesbiche si sentono rappresentati da Zapatero o dal gruppo Prisa o da Felipe Calderón! E comunque appunto mi interessava conoscere altre opinioni e impressioni su questo tema, con la massima apertura mentale, mi creda.Ma non era di questo che volevo discutere in questo post.
    Con la rampogna a proposito dei neri di Rosarno, non me ne voglia non era ai gay, alle lesbiche o alle loro organizzazioni che mi dirigevo con l’accusa di leghismo piccololo borghese, che le faccio notare è tutta politica a differenza delle botte di demente che mi sono preso io, ma proprio a Lei che si è dichiarata, se ho letto bene, eterossessuale, che non credo che abbia mai portato stelle rosa sul petto, a Lei, badi bene, che non ha l’educazione elementare di dedicare un’attenta lettura a quello che scrive il suo interlocutore prima di svilaneggiarlo con slogan e sarcasmi come appunto son soliti fare i discepoli di Borghezio nel cui novero Lei certo non entra ma di cui condivide certa esiziale prepotenza argomentativa. Glielo scrivo senza rancore, e mi congedo.
    genseki

  62. stalker il 17 marzo 2011 alle 22:23

    “a Lei, badi bene, che non ha l’educazione elementare di dedicare un’attenta lettura a quello che scrive il suo interlocutore prima di svilaneggiarlo con slogan e sarcasmi come appunto son soliti fare i discepoli di Borghezio nel cui novero Lei certo non entra ma di cui condivide certa esiziale prepotenza argomentativa”

    genseki, sublime!
    si è commentato da solo, oserei dire…autocommentato.
    abbia cura di sé.

  63. Ares il 18 marzo 2011 alle 10:52

    Io comunque non ho capito perché un’associazione per i diritti degli omosessuali debba essere accusata di ideologismo, quando si occupa di ottenere, essenzialmente, diritti che sono alla base del motivi per cui si è costituita come associazione/movimento.
    E’ già difficile occuparsi e preoccuparsi di ottenere quei 4 diritti essenziali per potersi sentire riconosciuti al pari di altri cittadini italiani, figuriamoci se ci si debba occupare, nel frattempo, anche ad altro; come associazione intendo , perchè come cittadino è un dovere occuparsi dei diritti fondamentali della persona a tutti i livelli.

    @genseki

    la tua critica la rivolgerei ai partiti politici in senso lato, e la pretenderei maggiormente dai partiti che si definiscono democratici.

    Le lobby sono la conseguenza di una cattiva politica, sono il tentativo di auto determinarsi a prescindere dal volere politico collettivo.

  64. genseki il 18 marzo 2011 alle 18:36

    gentile Ares,

    ma io non accuso di ideolgismo, io cercavo di capire che tipo di ideologia è quella sostenuta dalle associazioni omosessuali. Cioè quello che mi interessa vedere è in che termini si possano fondare i diritti sulle differenze giá determinate e non sia invece che i diritti appartengono come ho detto al soggetto prima di ogni determinazione cioè al “nudo soggetto”. Credo che questo sia un problema decisivo. Mi spiego meglio: Georgia scrive che le associazioni omosessuali sostengono il diritto al matrimonio per poter usufruire di certi diritti propri degli eterosessuali come pensioni di reversibilitá, diritto di visite carcerarie o ospedialiere e cosí via, Ecco, cercando di ottenere questi diritti attraverso l’accesso al matrimonio non fanno altro che rafforzare la famiglia nucleare che è la cellula essenziale del consumo e della riproduzione delle forze produttive da sfruttare nelle societá a capitalismo neoliberista.
    La rafforzano perché affermano anche loro che la famiglia è la forma naturale e legittima di accedere a certi diritti e che quindi è giusto che fuori della famiglia non vi si acceda. Cioè chhe vi si acceda come soggetti la cui determinazione come soggetti di diritto è l’apparteneza alla famiglia. E questa è una posizione straordinariamente conservatrice che non appare tale solo perché le nostre societá sono talmente sclerotizzate che non hanno nemmeno il piú vago ricordo di che cosa sia davvero libertarismo, progressismo e comunismo. E difatti quii le organizzazioni confliggono con la Chiesa perché si contendono lo stesso terreno: la conservazione della famiglia come istituzione e il suo rafforzamento. Solo che la Chiesa lo fa senza falsa coscienza e con onestá intellettuale loro invece in modo ipocrita. I diritti di cui parlate tu e Georgia si possono rivendicare come diritti soggettivi di cui appunto si deve e puó godere in quanto persone in relazione ad altre persone nele forme in cui liberamente si sceglie di plasmare queste relazioni omo etero sessuali, poliamori, una volta si parlava di union libre, (chi ricorda Breton? Chi ricorda Cernisevskij?) e questa è la posizione progressista, libertaria e rivoluzionaria. L’esercito è un’istituzione intollerabile nella storia dell’umanitá chi non vi puó entrare e lotta per entrarvi è un conservatore, io lotterei perché NESSUNO potesse entrare nell’esercito. E anche qui il conflitto con la chiesa è perché di nuovo il terreno è lo stesso; difesa e conferma della stessa istituzione. Ma vede se la natura conservatrice delle principali organizzazioni omossessuali fosse chiaramente teorizzata e non celata ipocritamente non si potrebbe parlare di falsa coscienza come non se puó parlare per la chiesa che da duemila anni dice le stesse cose. Sulla falsa coscienza dell’ideologia gay e sulla sua natura conservatrice credo che si possa discutere senza accusarenessuno di omofobia, clericalismo e altre amenitá.
    Con stima
    genseki

  65. la funambola il 18 marzo 2011 alle 19:09

    molto chiaro e onesto il pensiero di genseki!
    condivido :)
    baci
    la fu

  66. gina il 18 marzo 2011 alle 19:25

    Judith Butler rifiuta il Zivilcouragepreis al Pride di Berlino: “Devo prendere le distanze da questa complicità razzista

    Comunicato stampa di SUSPECT sui fatti del 19 giugno 2010.

    Come Attivist_ berlinesi queer e trans di colore&alleat_, accogliamo positivamente la decisione di Judith Butler di rifiutare il Zivilcourage Prize conferitole dal Berlino Pride. Siamo entusiasti del fatto che una teorica così nota abbia usato il proprio status di celebrità per onorare le critiche di colore al razzismo, alla guerra, ai confini, alla violenza di polizia e all’apartheid. Apprezziamo in modo particolare il coraggio mostrato nel criticare apertamente e nel deprecare la vicinanza degli organizzatori alle organizzazioni omonazionaliste – concetto coniato da Jasbir Puar nel libro Terrorist Assemblages. Il coraggioso discorso di Butler testimonia la sua apertura a nuove idee, la sua disponibilità ad confrontarsi con il nostro lungo lavoro accademico e di militanza, che troppo spesso cade in condizioni di isolamento, precarietà, appropriazione e strumentalizzazione.
    E purtroppo tutto questo sta accadendo di nuovo, perché le organizzazioni delle persone di colore che secondo Butler meriterebbero il premio più di lei stessa non sono menzionati neppure una volta dalle cronache di oggi. Butler ha offerto il premio a GLADT (www.gladt.de ), LesMigraS (www.lesmigras.de ), SUSPECT e ReachOut (www.reachoutberlin.de ), eppure l’unico spazio politico menzionato dalla stampa è il Transgenia Christopher Street Day, un evento alternativo del Pride dominato dai bianchi. Anziché sul razzismo, la stampa si concentra solo sulla critica della commercializzazione. E ciò nonostante Butler stessa sia stata abbastanza chiara: “devo prendere le distanze dalla complicità con il razzismo, incluso il razismo anti-islamico”. Butler rileva che non solo le persone omosessuali, ma anche quelle bi, trans e queer rischiano di essere strumentalizazte da quanti sostengono la guerra.
    Il CDS (gli organizzatori del pride di Berlino, ndt), per bocca di Renate Kunast dei Verdi (che sembrava avere difficoltà a pronunciare il nome della vincitrice e ad afferrare i concetti basilari dei suoi scritti), ha presentato Butler come una critica determinata. Cinque minuti dopo questa stessa determinazione critica ha fatto cadere a terra la faccia dei presentatori. Anziché confrontarsi in qualche modo con il discorso, Jan Salloch e Ole Lehman non sono riusciti a fare niente di meglio che respingere candidamente ogni accusa di razzismo e attaccare i/le circa 50 queer di colore&alleat_ giunti in sostegno di Butler: “Potete gridare quanto vi pare. Non siete la maggioranza. E tanto basta”. Il finale è stato una fantasia imperialista che ben si adattava allo sfondo della Porta di Brandeburgo: “Il Pride continuerà con il suo programma… Non importa che succede… Nel mondo e a Berlino… E’ stato sempre così e sarà sempre così.”
    Negli anni passati, il razzismo è stato il filo rosso dei Pride internazionali, da Toronto a Berlino, così come del panorama gay nel suo complesso (si vedano le critiche delle/i teorici/che queer di colore Jasbir Puar e Amit Rai nel loro articolo del 2002 “Modern Terrorist Fag” [Terroristi Froci Contemporanei]). Nel 2008 il motto del Pride di Berlino era “You go’ a problem or wha’?”. L’omofobia e la transfobia erano ridefiniti come un problema dei giovani di colore che in apparenza non parlano un tedesco corretto, la cui germanità è sempre stata messa in dubbui, e che semplicemente non appartengono. Il 2008 è anche stato l’anno in cui il discorso sui crimini d’odio è entrato in misura significativa nella politica sessuale tedesca. La sua rapida assimilazione è stata agevolata dal fatto che l’omofobo odiosamente crminale era già noto: i migranti, già criminalizzati e incarcerati e persino deportati con una facilità crescente. Questo panico morale è reso rispettabile da pratiche mediatiche dubbie e studi presuntamente scientifici, in cui ogni caso di violenza che possa essere collegato a una persona gay, bi o trans (non importa che l’aggressore sia bianco o di colore, e non importa che il movente sia l’omofobia, la transfobia o l’intralcio del traffico veicolare) viene presentato come l’ultima prova di quello che già sappiamo: che i queer, e pare soprattutto gli uomini bianchi, siano i peggiori e che i migranti omofobi siano la causa principale di tutto ciò. Tutto questo, sempre più spesso accettato come verità, è in misura non piccola frutto del lavoro di organizzazioni omonazionaliste come la Lesbian and Gay Federation Germany e la gay helpline Maneo, la cui stretta collaborazione con il Pride ha in ultima analisi fatto sì che Butler rifiutasse il premio. Il loro lavoro consiste principalmente in campagne mediatiche che insistono nel presentare i migrandi come “arcaici”, “patriarcali”, “omofobi”, violenti e inassimilabili. Cionondimeno, una di queste organizzazioni riceve ironicamente fondi pubblici per “proteggere” le persone di colore dal razzismo. Il Rainbow Protection Circle against Racism and Homophobia (Circolo Arcobaleno di protezione contro il razzismo e l’omofobia) nel gayrtiere [gaybourhood/neighbourhood] di Schoneberg è stato spontaneamente salutato dal capoquartiere con un aumento dei controlli di polizia. Da anti-razzist_, sappiamo tristemente cosa significa più polizia (LGBT o meno) in una zona in cui vivono anche molte persone di colore, soprattutto in momenti di “guerra al terrorismo” e “sicurezza, ordine, pulizia”.
    E’ questa tendenza della politica gay bianca, quella di sostituire la politica della solidarietà, delle alleanze e della trasformazione radicale con una politica di criminalizzazione, militarizazzione e rafforzamento dei confini, a disgustare Butler, anche come riscontro alle critiche e agli scritti dei/lle queer di colore. Diversamente dalla maggioranza di altr_ queer bianc_, Butler si è esposta in prima persona. E’ stata questa, per noi, la sua scelta di coraggio.

    Yeliz çelik, Sanchita Basu, Lucy Chebout, Lisa Thaler, Jin Haritaworn, Jen Petzen,Aykan Safoglu and Cengiz Barskanmaz di SUSPECT

  67. la funambola il 18 marzo 2011 alle 19:32

    amica mia:) dopo leggo che devo fare la pasta ai funghi
    ci ho uno slancio d’affetto e te lo comunico :)
    baci tanti
    la fu

  68. genseki il 18 marzo 2011 alle 19:40

    grazie funambola, il testo berlinese è anche interessante, qui in Spagna non è possibile un dibattito comparabile a quanto ne so,
    genseki

  69. georgia il 18 marzo 2011 alle 19:48

    La rafforzano perché affermano anche loro che la famiglia è la forma naturale e legittima di accedere a certi diritti e che quindi è giusto che fuori della famiglia non vi si acceda.

    messa così certo hai ragione, però continuo ad essere convinta (io parlo per qui e non per la spagna di cui non so nulla) che una legge sulle coppie di fatto al momento sia la scorciatoia migliore … tra l’altro lo sapete che i parlamentari godono già di questi diritti? nel senso che un compagno/a di un parlamentare omosessuale usufruisce degli stessi diritti (pensione compresa) dei consorti di eterosessuali.

  70. stalker il 18 marzo 2011 alle 20:39

    a questo punto sarei curiosa non tanto di sapere se genseki è sposato (sono affari suoi) ma se ha figli…….

  71. gina il 19 marzo 2011 alle 08:22

    jasbir puar
    genseki trovi terrorist assemblages su google libri.

  72. gina il 19 marzo 2011 alle 09:30

    (dimenticavo, credo sia mooooolto full of content concerning l’how to:

    By Jasbir Puar

    Bravo to Judith Butler for turning down the Berlin Pride “Zivilcourage Award”. As Tavia writes, Judith Butler 1, Homonationalism 0. But is this really a victory for the anti-racist queer groups of color who Butler named as the truly courageous? Who are the other winners and losers in the collision of European anti-racist political activism with US academic notoriety? What are the conditions of possibility for this event to have happened at all? Let’s think for a minute about the lead up and repercussions of Butler’s refusal.

    On Thursday, June 17th, e-mails started circulating among transnational queer and trans activists and academics regarding Butler’s acceptance of the award. This spontaneous surge of energy, driven in part by the Berlin Academic Boycott, resulted in many letters to Butler which elaborated the problems with the Christopher Street Day (CSD) Pride, noting that the CSD has espoused explicit anti-immigrant and anti-Muslim sentiments, practices of exclusion, and homonationalist complicity. After meeting with local groups and being apprised of the history of tensions and grievances, Butler responded by offering the prize instead to GLADT (Gays and Lesbians From Turkey; http://www.gladt.de), LesMigraS (anti-violence and anti-discrimination support group for migrant women and black lesbians; http://www.lesmigras.de), SUSPECT (a queer anti-violence movement-building group), and ReachOut (a counseling center for victims of right-wing violence; http://www.reachoutberlin.de, with mention of the coalition work these groups do with Transgenial CSD, an alternative Pride-event (See English translation of her speech: http://www.egs.edu/faculty/judith-butler/articles/i-must-distance-myself/).

    In essence, local queer groups of color did a tremendous amount of last-minute, frenetic labor, meeting with Butler just days before the award ceremony in order to alert her to the intricacies of the Berlin scene, drawing upon Butler’s own commitment to queer anti-racist coalitions to do so.

    Let’s recognize, as Tavia notes, that Butler put her celebrity-theorist status to good use. But let’s also celebrate what she directs our attention to: the hard groundwork of queer of color, anti-racist organizations that put their lives on the line everyday, for whom violent retribution is a reality. Pointing to a primary facet of homonationalism — the manufacturing of a global progressive image through the negation of national difference — Butler states in an English interview after the award ceremony, “They didn’t need to look all the way to the United States to find someone with civil courage.” (For the audio of this interview, go to http://www.blu.fm/subsites/detail.php?kat=Gesellschaft&id=4035).

    Indeed, Butler’s naming of anti-racist queer groups -– and her refusal of the award — were also made possible by several decades of work by activists and theorists of color, and a representation of and for them that Butler, out of necessity, relies upon to make her stance. This structural power grid is a prime example of the dynamics between “Darstellen” (representation as portrait, as a “re-presentation”) and “Vetreten” (representation as proxy, as someone who is a representative) elaborated upon by Gayatri Spivak. According to Spivak, both forms of representation are inseparable from each other, intractable and also immanent to any process of political address. Cultural capital accrues to those who represent the “Others,” rather than to those who are represented, producing a version of what Michel Foucault calls the “speaker’s benefit.” In representing these organizations (Butler as proxy for queers of color), Butler is also perforce re-presenting herself (Butler as portrait).

    Unfortunately, media portrayal in this instance only extends the structural inequities of representation by omitting mention of the groups that Butler hails and citing solely the Transgenial CSD, an alternative but nevertheless white-dominated Pride event. (See press release by SUSPECT for more details: http://nohomonationalism.blogspot.com/2010/06/judith-butler-refuses-berlin-pride.html).

    Despite the best efforts of individuals and groups, there is a danger that the structural positionings of privilege may rearticulate themselves. The real potential of Butler’s refusal will be revealed in its impact upon activist and institutional organizational relationships in Berlin as well as transnationally. The initial press statement released by SUSPECT has been translated into several languages and has generated statements of support from queer of color as well as straight and queer migrant and anti-racist movements internationally — from groups as diverse as X: Talk Migrant Sex Worker Rights Project in London, Asian Arts Freedom School, the Safra Project, Blockorama Toronto, and the list is growing (To contribute a letter of support, go to http://nohomonationalism.blogspot.com/).

    Finally, and most crucially, this event has succeed in opening up critique of the citational practices that continue to fuel academic/activist hierarchies that often ignore (or trump) foundational and risky work by queers of color. To clarify genealogies of terms and conversations circulating among different media and social and national locations, SUSPECT has generated a website listing activist and academic work by queers of color. (For the growing bibliography see http://nohomonationalism.blogspot.com/2010/06/activist-writings-for-organic.html).

    In reference to the celebration of Gay Pride, Butler states, “I’m all in favor of getting happy. But I am also in favor of the struggle for social justice.” (http://www.blu.fm/subsites/detail.php?kat=Gesellschaft&id=4035). SUSPECT and other queer of color activists and academics remind us of the complex assemblages of knowledge production, alliances, and circuits of power that inform this struggle, offering hope and new possibilities for radically transformed political futures that resist militarism, homonationalism, and gay racism and imperialism.

  73. Ares il 21 marzo 2011 alle 16:51

    Gli estremismi sono la conseguenza di una cattiva politica; gli atteggiamenti non solidali fanno il resto.

  74. gianluca garrapa il 21 marzo 2011 alle 18:22

    se non hai mai avuto un rapporto omosessuale almeno una volta nella tua vita, in Francia, ti considerano un omofobo. Mi sembra giusto. In Italia, invece, c’è gente che straparla logorroicamente di omosessualità senza averla mai praticata, come i moralisti che parlano male delle droghe senza averle mai provate. E più che altro per fini politici, sembra. Boh. Chi si ritiene non omofobo, dovrebbe con l’esempio, dimostrare che omosessualità e eterosessualità, non fa differenza, allora dovrebbe ai suoi figli spiegare che due bamboline che si baciano è un piacere che è diverso dalla bambolina con il bambolino e dal bambolino+bambolino. ecc ecc che poi per procreare c’è bisogno di uomo e donna e che per educare anche no. insomma tutto questo implicherebbe un lavoro su stessi non indifferente. e non credo che prima degli ottantanni un italiano riesca a levarsi i radicati pregiudizi che ha. accettare il diverso? mah…. qui mi sembra che non essere omofobi sia solo un modo elegante per tirarsela e darsi l’aria di essere mentalmente evoluti. ma non credo. :)



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