Sulla spiaggia di Ez Zauia

di Natalia Castaldi

La conta dei morti nella piazza
di Ez Zauia sfidava il rosso
dei pomodori allineati nel cortile
le mosche ronzavano il canto funebre
delle carogne
.
cercavo di dirti una parola
ma correvano forte troppo forte
e gridavano via anche la mia voce
che si spegneva corta sul tuo viso
.
avrei voluto trovare fiato da soffiare al sangue
pomparti il cuore dirti che ancora dovevi lottare
.
mi trascinarono via ancora in ginocchio
uno per braccio
vedevo solo polvere [polvere e rumore
.
sono tornata a cercarti
nel velo nero
della luna come faro
ma non c’eri
.
stamattina mi hanno detto che stanno scavando buche
sulla spiaggia dove correvamo fino alle onde
.
Eri il più piccolo, quello ribelle,
il mangilibri che cantava in inglese
non ti capivo, t i  c r e d e v o
guardavi il mondo come un animale selvatico
d e s t i n a t o  a l l a  v i ta
e ridevi e ti facevi serio
sfidando il cielo
perché la povertà non diventasse miseria
e la dignità significasse giustizia.
Io sorridevo della tua follia
mi sentivo libera nel tuo respiro
dove sei adesso?
Qui cadono tutti
Volevo portare dei fiori
dove hai lasciato il tuo sangue
con quello di Anuar e Fa’ez e gli altri amici
ma non sopravvive più nulla in questa terra
i colori sanno di fumo
il grigio brucia le congiuntive
.
Mi asciugo gli occhi
Ho mani secche strette nei pugni
e unghie nere piene di terra
Tahir ha detto che stanno reclutando anche le donne
quelle più giovani e veloci
Domani mi daranno il fucile di uno di quei venduti
che hanno sgozzato ieri
.
Cercherò di ucciderne più che posso
prima di raggiungerti sulla nostra spiaggia
Rasha e Halima sono al sicuro con i bambini
Forse domani correranno per noi
dentro le onde.

marco rovelli

Marco Rovelli nasce nel 1969 a Massa. Scrive e canta. Come scrittore, dopo il libro di poesie Corpo esposto, pubblicato nel 2004, ha pubblicato Lager italiani, un "reportage narrativo" interamente dedicato ai centri di permanenza temporanea (CPT), raccontati attraverso le storie di coloro che vi sono stati reclusi e analizzati dal punto di vista politico e filosofico. Nel 2008 ha pubblicato Lavorare uccide, un nuovo reportage narrativo dedicato ad un'analisi critica del fenomeno delle morti sul lavoro in Italia. Nel 2009 ha pubblicato Servi, il racconto di un viaggio nei luoghi e nelle storie dei clandestini al lavoro. Sempre nel 2009 ha pubblicato il secondo libro di poesie, L'inappartenenza. Suoi racconti e reportage sono apparsi su diverse riviste, tra cui Nuovi Argomenti. Collabora con il manifesto e l'Unità, sulla quale tiene una rubrica settimanale. Fa parte della redazione della rivista online Nazione Indiana. Collabora con Transeuropa Edizioni, per cui cura la collana "Margini a fuoco" insieme a Marco Revelli. Come musicista, dopo l'esperienza col gruppo degli Swan Crash, dal 2001 al 2006 fa parte (come cantante e autore di canzoni) dei Les Anarchistes, gruppo vincitore, fra le altre cose, del premio Ciampi 2002 per il miglior album d'esordio, gruppo che spesso ha rivisitato antichi canti della tradizione anarchica e popolare italiana. Nel 2007 ha lasciato il vecchio gruppo e ha iniziato un percorso come solista. Nel 2009 ha pubblicato il primo cd, libertAria, nel quale ci sono canzoni scritte insieme a Erri De Luca, Maurizio Maggiani e Wu Ming 2, e al quale hanno collaborato Yo Yo Mundi e Daniele Sepe. A Rovelli è stato assegnato il Premio Fuori dal controllo 2009 nell'ambito del Meeting Etichette Indipendenti. In campo teatrale, dal libro Servi Marco Rovelli ha tratto, nel 2009, un omonimo "racconto teatrale e musicale" che lo ha visto in scena insieme a Mohamed Ba, per la regia di Renato Sarti del Teatro della Cooperativa. Nel 2011 ha scritto un nuovo racconto teatrale e musicale, Homo Migrans, diretto ancora da Renato Sarti: in scena, insieme a Rovelli, Moni Ovadia, Mohamed Ba, il maestro di fisarmonica cromatica rom serbo Jovica Jovic e Camilla Barone. 

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  24 comments for “Sulla spiaggia di Ez Zauia

  1. 14 marzo 2011 at 15:06

    è un piacere immenso saperti qui!
    la tua poesia merita ogni elogio!
    sempre di più.
    cb

  2. carmine vitale
    14 marzo 2011 at 18:49

    bella, profonda mi piace moltissimo
    brava
    c.

  3. stalker
    14 marzo 2011 at 19:06

    quando la poesia è urgenza del dire, necessità vitale.
    quando non si può tacere.
    brava.
    vale

  4. 14 marzo 2011 at 19:21

    Che bella, e che strana.. sorprendente capacità di proiettarsi, e modellare questa materia, così difficile.

  5. 14 marzo 2011 at 19:52

    natalia è una poesia di una bellezza incredibile, forte, profonda … avrei giurato che in rete ci fosse una sola persona capace di scrivere una poesia del genere … sono felice di sapere che ce ne sono due.
    Chiunque tu sia, sei un grande poeta … e i poeti veri non sono molti.

  6. pasquale.vitagliano
    14 marzo 2011 at 21:22

    Brava Nàt. E’ la tua più intensa e potente poesia che abbia letto.
    PVita

  7. 14 marzo 2011 at 21:42

    ogni lettura è un regalo di ritorno.
    ringrazio quanti hanno letto e commentato e, soprattutto, Marco per aver creduto in questo testo.

    @Georgia: sono una che ha la fissa di scrivere e leggere ma, più di tutto, sono di una “normalità” a dir poco banale e una cazzutaggine [si può dire?] fuori dal comune; non ti chiedo l’altro nome, io avrei una sfilza di nomi da proporre, come quotidianamente faccio.
    grazie di cuore.

  8. 14 marzo 2011 at 22:58

    “Mi asciugo gli occhi
    Ho mani secche strette nei pugni
    e unghie nere piene di terra
    Tahir ha detto che stanno reclutando anche le donne
    quelle più giovani e veloci
    Domani mi daranno il fucile di uno di quei venduti
    che hanno sgozzato ieri”

    Natalia.

    Carne e sangue alla vista di chi non vede.
    Mica sabbia. Né petrolio.

  9. gianni montieri
    15 marzo 2011 at 08:23

    “Qui cadono tutti”

    già.

    bella nat

  10. 15 marzo 2011 at 09:52

    Quando versi come questi tuoi fanno male, quando non resta nulla da dire e aggiungere, quando un poco di più prende la voglia di fare anzichè quella di stare a guardare, allora forse l’urlo è arrivato. E commuove.
    Grazie Natàlia, brava è poco.

    clelia

  11. 15 marzo 2011 at 11:58

    L’ho sempre pensato e detto: Natàlia Castaldi è una poeta che sa cosa sia la poesia civile. Questa è bellissima, immediata, possente, tutta tesa nell’immediatezza di dire. Ma attenzione! ciò ch’ è grande qui è la capacità di “rappresentare” di “essere” nel turbinìo della lotta, nella disperata violenza dei sentimenti di vita braccati dall’incedere della morte . L’io poetante si dissolve meravigliosamente bene ,dando voce e corpo ai protagonisti. Insomma, grandissima maturità espressiva. Ho appena rivisto LA RABBIA, il film a due voci (quella di Pasolini e Guareschi). Il commento poetico di Pasolini alle immagini di rivolgimenti, guerra, violenze del periodo 1956-1966, è una “cifra” della poesia civile dell’epoca, ma quella “voce” appare ancora -come dire- esterna agli avvenimenti, è il Poeta che parla. Qui, in questo testo di Natàlia, il procedimento giunge a piena maturazione: non è la Poeta Natàlia che parla, ma è proprio una protagonista che parla, una della famiglia allargata di Rasha e Halima, che si staglia sulla pagina come un piano sequenza tratto da “Salvate il soldato Ryan” o dalla sequenza dello sbarco de “Il giorno più lungo”. Essere la rappresentazione, riscattare quelle vite in rivolta e falciate, senza la retorica della poesia civile: questo è il dire di Natàlia. Ed è un gran bel dire. I miei complimenti, di cuore.

  12. 15 marzo 2011 at 12:12

    molto bella. poesia civile davvero: rabbia e parole, carne e poesia

  13. francesco
    15 marzo 2011 at 14:36

    Bisogna sentirla, questa urgenza, per scriverla così.
    Brava.

    francesco t.

  14. 15 marzo 2011 at 15:05

    Marco, Cristina, Carmine, Valentina, Elio, Georgia, Pasquale, Orin [ such a funny name! :) ], Gianni, Clelia, Salvatore, Vincenzo, Francesco (che bello rivederti Fra’)…. uno per uno: grazie.

  15. stefania
    15 marzo 2011 at 15:24

    Complimenti Natàlia, e ancora grazie.

    Stefania

  16. fabio teti
    15 marzo 2011 at 16:23

    sì. anche perché Enel e Confindustria non fanno che ripetere (in riferimento a Fukushima, ma il concetto è il medesimo): “non bisogna reagire in maniera emotiva”.

    f.

  17. 15 marzo 2011 at 21:31

    Stefania e Fabio, un abbraccio.
    @Fa: reagire in maniera “umana” e conseguenziale, mi pare la cosa più ragionevole. Non vedo luci all’orizzonte, ma si combatte.

  18. mario
    15 marzo 2011 at 22:43

    brava Natàlia!

  19. 16 marzo 2011 at 12:52

    Anche per questo, come per altri esempi di altissima poesia civile di Natàlia Castaldi,

    Seguo il canto straziato e vero.
    Al suo cospetto, il resto ha la sordina.

  20. 18 marzo 2011 at 22:50

    L’ho letta d’un fiato e sono stato felice di averlo fatto. Mi sono visto sulla spiaggia e con un fucile in mano.
    Ho trovato tuttavia il linguaggio un po’ troppo semplice, ma sono gusti personali.
    A presto.

  21. 18 marzo 2011 at 22:58

    sì, Ale, volutamente semplice come la donna che lo “parlava”.

    grazie a te e a tutti.

  22. elina
    20 marzo 2011 at 20:12

    tristemente vera, racconto vivissimo che bagna i nostri pensieri che vorrebbero trovare ristoro in altre storie…no, non è l’ora
    bellissima, grazie
    Elina

  23. 20 marzo 2011 at 22:18

    grazie Elina. intanto da Trapani si alzano i tornado in volo. in nome di quale “democrazia” moriranno altri civili? e come mai “i fabbricanti di libertà” non si sono mai mossi per la striscia di Gaza? non lo so, qui gela il sangue, si assiste attoniti, ci si sente in mano di pochi, come burattini, appesi.
    un abbraccio.

  24. 23 marzo 2011 at 06:05

    Sono davvero felice di incontrarti lungo quella che è la mia stessa strada. Ti vedo camminare spedita e sono felice perché mi ricordo delle prime incertezze che ora sono fugate unicamente dalla voglia di essere altro. Questi versi sono davvero preziosi, Nàt. Non smettere mai di scrivere.

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