Sulla spiaggia di Ez Zauia

14 marzo 2011
Pubblicato da
di Natalia Castaldi

La conta dei morti nella piazza
di Ez Zauia sfidava il rosso
dei pomodori allineati nel cortile
le mosche ronzavano il canto funebre
delle carogne
.
cercavo di dirti una parola
ma correvano forte troppo forte
e gridavano via anche la mia voce
che si spegneva corta sul tuo viso
.
avrei voluto trovare fiato da soffiare al sangue
pomparti il cuore dirti che ancora dovevi lottare
.
mi trascinarono via ancora in ginocchio
uno per braccio
vedevo solo polvere [polvere e rumore
.
sono tornata a cercarti
nel velo nero
della luna come faro
ma non c’eri
.
stamattina mi hanno detto che stanno scavando buche
sulla spiaggia dove correvamo fino alle onde
.
Eri il più piccolo, quello ribelle,
il mangilibri che cantava in inglese
non ti capivo, t i  c r e d e v o
guardavi il mondo come un animale selvatico
d e s t i n a t o  a l l a  v i ta
e ridevi e ti facevi serio
sfidando il cielo
perché la povertà non diventasse miseria
e la dignità significasse giustizia.
Io sorridevo della tua follia
mi sentivo libera nel tuo respiro
dove sei adesso?
Qui cadono tutti
Volevo portare dei fiori
dove hai lasciato il tuo sangue
con quello di Anuar e Fa’ez e gli altri amici
ma non sopravvive più nulla in questa terra
i colori sanno di fumo
il grigio brucia le congiuntive
.
Mi asciugo gli occhi
Ho mani secche strette nei pugni
e unghie nere piene di terra
Tahir ha detto che stanno reclutando anche le donne
quelle più giovani e veloci
Domani mi daranno il fucile di uno di quei venduti
che hanno sgozzato ieri
.
Cercherò di ucciderne più che posso
prima di raggiungerti sulla nostra spiaggia
Rasha e Halima sono al sicuro con i bambini
Forse domani correranno per noi
dentro le onde.

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24 Responses to Sulla spiaggia di Ez Zauia

  1. cristina bove il 14 marzo 2011 alle 15:06

    è un piacere immenso saperti qui!
    la tua poesia merita ogni elogio!
    sempre di più.
    cb

  2. carmine vitale il 14 marzo 2011 alle 18:49

    bella, profonda mi piace moltissimo
    brava
    c.

  3. stalker il 14 marzo 2011 alle 19:06

    quando la poesia è urgenza del dire, necessità vitale.
    quando non si può tacere.
    brava.
    vale

  4. elio_c il 14 marzo 2011 alle 19:21

    Che bella, e che strana.. sorprendente capacità di proiettarsi, e modellare questa materia, così difficile.

  5. georgia il 14 marzo 2011 alle 19:52

    natalia è una poesia di una bellezza incredibile, forte, profonda … avrei giurato che in rete ci fosse una sola persona capace di scrivere una poesia del genere … sono felice di sapere che ce ne sono due.
    Chiunque tu sia, sei un grande poeta … e i poeti veri non sono molti.

  6. pasquale.vitagliano il 14 marzo 2011 alle 21:22

    Brava Nàt. E’ la tua più intensa e potente poesia che abbia letto.
    PVita

  7. natàlia castaldi il 14 marzo 2011 alle 21:42

    ogni lettura è un regalo di ritorno.
    ringrazio quanti hanno letto e commentato e, soprattutto, Marco per aver creduto in questo testo.

    @Georgia: sono una che ha la fissa di scrivere e leggere ma, più di tutto, sono di una “normalità” a dir poco banale e una cazzutaggine [si può dire?] fuori dal comune; non ti chiedo l’altro nome, io avrei una sfilza di nomi da proporre, come quotidianamente faccio.
    grazie di cuore.

  8. Orin Incandenza il 14 marzo 2011 alle 22:58

    “Mi asciugo gli occhi
    Ho mani secche strette nei pugni
    e unghie nere piene di terra
    Tahir ha detto che stanno reclutando anche le donne
    quelle più giovani e veloci
    Domani mi daranno il fucile di uno di quei venduti
    che hanno sgozzato ieri”

    Natalia.

    Carne e sangue alla vista di chi non vede.
    Mica sabbia. Né petrolio.

  9. gianni montieri il 15 marzo 2011 alle 08:23

    “Qui cadono tutti”

    già.

    bella nat

  10. clelia pierangela pieri il 15 marzo 2011 alle 09:52

    Quando versi come questi tuoi fanno male, quando non resta nulla da dire e aggiungere, quando un poco di più prende la voglia di fare anzichè quella di stare a guardare, allora forse l’urlo è arrivato. E commuove.
    Grazie Natàlia, brava è poco.

    clelia

  11. Salvatore D'Angelo il 15 marzo 2011 alle 11:58

    L’ho sempre pensato e detto: Natàlia Castaldi è una poeta che sa cosa sia la poesia civile. Questa è bellissima, immediata, possente, tutta tesa nell’immediatezza di dire. Ma attenzione! ciò ch’ è grande qui è la capacità di “rappresentare” di “essere” nel turbinìo della lotta, nella disperata violenza dei sentimenti di vita braccati dall’incedere della morte . L’io poetante si dissolve meravigliosamente bene ,dando voce e corpo ai protagonisti. Insomma, grandissima maturità espressiva. Ho appena rivisto LA RABBIA, il film a due voci (quella di Pasolini e Guareschi). Il commento poetico di Pasolini alle immagini di rivolgimenti, guerra, violenze del periodo 1956-1966, è una “cifra” della poesia civile dell’epoca, ma quella “voce” appare ancora -come dire- esterna agli avvenimenti, è il Poeta che parla. Qui, in questo testo di Natàlia, il procedimento giunge a piena maturazione: non è la Poeta Natàlia che parla, ma è proprio una protagonista che parla, una della famiglia allargata di Rasha e Halima, che si staglia sulla pagina come un piano sequenza tratto da “Salvate il soldato Ryan” o dalla sequenza dello sbarco de “Il giorno più lungo”. Essere la rappresentazione, riscattare quelle vite in rivolta e falciate, senza la retorica della poesia civile: questo è il dire di Natàlia. Ed è un gran bel dire. I miei complimenti, di cuore.

  12. vincenzo bagnoli il 15 marzo 2011 alle 12:12

    molto bella. poesia civile davvero: rabbia e parole, carne e poesia

  13. francesco il 15 marzo 2011 alle 14:36

    Bisogna sentirla, questa urgenza, per scriverla così.
    Brava.

    francesco t.

  14. natàlia castaldi il 15 marzo 2011 alle 15:05

    Marco, Cristina, Carmine, Valentina, Elio, Georgia, Pasquale, Orin [ such a funny name! :) ], Gianni, Clelia, Salvatore, Vincenzo, Francesco (che bello rivederti Fra’)…. uno per uno: grazie.

  15. stefania il 15 marzo 2011 alle 15:24

    Complimenti Natàlia, e ancora grazie.

    Stefania

  16. fabio teti il 15 marzo 2011 alle 16:23

    sì. anche perché Enel e Confindustria non fanno che ripetere (in riferimento a Fukushima, ma il concetto è il medesimo): “non bisogna reagire in maniera emotiva”.

    f.

  17. natàlia castaldi il 15 marzo 2011 alle 21:31

    Stefania e Fabio, un abbraccio.
    @Fa: reagire in maniera “umana” e conseguenziale, mi pare la cosa più ragionevole. Non vedo luci all’orizzonte, ma si combatte.

  18. mario il 15 marzo 2011 alle 22:43

    brava Natàlia!

  19. Anna Maria il 16 marzo 2011 alle 12:52

    Anche per questo, come per altri esempi di altissima poesia civile di Natàlia Castaldi,

    Seguo il canto straziato e vero.
    Al suo cospetto, il resto ha la sordina.

  20. Chiappanuvoli il 18 marzo 2011 alle 22:50

    L’ho letta d’un fiato e sono stato felice di averlo fatto. Mi sono visto sulla spiaggia e con un fucile in mano.
    Ho trovato tuttavia il linguaggio un po’ troppo semplice, ma sono gusti personali.
    A presto.

  21. natàlia castaldi il 18 marzo 2011 alle 22:58

    sì, Ale, volutamente semplice come la donna che lo “parlava”.

    grazie a te e a tutti.

  22. elina il 20 marzo 2011 alle 20:12

    tristemente vera, racconto vivissimo che bagna i nostri pensieri che vorrebbero trovare ristoro in altre storie…no, non è l’ora
    bellissima, grazie
    Elina

  23. natàlia castaldi il 20 marzo 2011 alle 22:18

    grazie Elina. intanto da Trapani si alzano i tornado in volo. in nome di quale “democrazia” moriranno altri civili? e come mai “i fabbricanti di libertà” non si sono mai mossi per la striscia di Gaza? non lo so, qui gela il sangue, si assiste attoniti, ci si sente in mano di pochi, come burattini, appesi.
    un abbraccio.

  24. eventounico il 23 marzo 2011 alle 06:05

    Sono davvero felice di incontrarti lungo quella che è la mia stessa strada. Ti vedo camminare spedita e sono felice perché mi ricordo delle prime incertezze che ora sono fugate unicamente dalla voglia di essere altro. Questi versi sono davvero preziosi, Nàt. Non smettere mai di scrivere.



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