Dal paese guasto. Partitura per un inizio

16 marzo 2011
Pubblicato da

di Marco Rovelli

[Nel giorno dell’Unità d’Italia, viene presentato a Milano il nuovo numero dell’Ulisse, dedicato al paese guasto. Pubblico il poemetto che ho scritto per l’occasione, contando di pubblicare poi – quando l’avrò – la versione musicata]

Guasto:
s’inceppa, s’incanta,
torna su se stesso come un paradosso
un gorgo senza fondo, sterminato
termine infecondo:
guasto
senza riscatto, fino al midollo
molcito, fradicio, impestato:
guastato.
(Inutile agitarsi, signora, non funziona!
Vani ‘sti suoi sforzi d’aggiustarlo).
Il marcio sta nel cavo, nel vuoto
che sorregge l’armatura
ponteggio senza gambe né puntelli:
tutti ‘sti fratelli di un’Italia ch’è molesta
– s’è mai desta? – notizia fragorosa, questa
secondo cui il paese era destato
eppure appare un sogno, oppure
un interregno
(ora e sempre! gridano tuttora
ora ancora, quella resistenza?)
tra un ripido declivio e il successivo
senza mai ficcar le mani nel disastro
senza stelle, ché quelle
sono uscite, e a rivederle si dovrebbe
fare a meno di un occhio e della testa
disporsi finalmente ad un abbaglio
– che scuota l’ordigno! che tremi la terra! –
e la testa: che cada nella faglia
e lo sguardo: s’accechi, s’arrovesci
ritorni a quell’inizio che non c’era:
e insieme si trovi la fine presente
che impesta l’Italia molesta e modesta
– che bello sarebbe se Italia s’appresta
a lasciarsi inghiottire:
divorata dalle smanie del possesso
(e del sesso ivi compreso)
della roba (ora, ora padron ‘Ntoni)
delle ruby (padron ‘Ntoni mi perdoni
questi accostamenti osceni)
ma non c’è mica materia per far scandalo davvero
è solo un’altra anestesia
un’altra capriola sul declivio del mistero:
ci si rotola e si cade, lentamente
dolcemente, e pure
inavvertitamente:
noi, cullati da un bisbiglio
fragoroso come pochi, come poi
nel miracoloso caso che tornassero le stelle
ci sarebbe da stupire di vergogna:
essersi perduti nella fogna di un silenzio
fradicio di niente,
di gente rancorosa
a cui il proprio basto basta:
gente guasta.

Tag: , , ,

9 Responses to Dal paese guasto. Partitura per un inizio

  1. borsh il 16 marzo 2011 alle 17:40

    stiamo coperti, che domani è la festa dell’umidità

    http://www.youtube.com/watch?v=Bj8BjfbzQM0&feature=player_embedded

  2. alex cartoni il 16 marzo 2011 alle 18:08

    Patriottismo obbligatorio a iosa… Qualche antidoto ci sta bene. Bel poemetto ricco di forza civile

  3. stalker il 16 marzo 2011 alle 18:54

    concordo con alex :)

  4. borsh il 16 marzo 2011 alle 20:07

    Gabry Buontempo: “In politica, la Carfagna è sempre stata telecomandata da mio marito: segue tutto quello che lui dice. Se non era per Italo, mica li prendeva tutti quei voti in Campania”.

    domani, Gran Festa dell’Italo Bocchino.

  5. borsh il 17 marzo 2011 alle 02:01

    svelata l’identità della fidanzata di berlusconi: è juventina e si chiama italia

  6. marco rovelli il 17 marzo 2011 alle 13:40

    dario, il tuo modo di anti-celebrare l’Italia rispecchiando il suo andar-in-vacca mi trova concorde… però mi piacerebbe anche che il traduttore di celan scendesse un po’ più nel merito :-)

  7. borsh il 17 marzo 2011 alle 16:26

    @marco

    come scritto sotto altro post di ni l’altroieri, ho raccolto altri elementi interessanti sull’affaire saviano/nipotinadicroce, oltre quelli postati sul prio amore: un esempio? benedetto scrisse parte delle sue memorie in casa berlusconi… w l’italia dunque!
    sotto lo stesso post chiedevo un post mio per esporre i risultati ulteriori della mia ricerca. Se non volete, amen, cercherò altrove.
    infine ti prego: mi chiamo darix, darix borsch come titti.

    http://www.ilprimoamore.com/testo_2205.html

  8. marco rovelli il 17 marzo 2011 alle 17:21

    sei stato lontano un anno ma continui a sbagliare i modi…la mia mail la conosci, che bisogno c’è di scrivere la cosa nei commenti creando un bell’off topic (nel thread precedente e in questo)? cos’è, vuoi creare un ricatto morale?

  9. franz krauspenhaar il 19 marzo 2011 alle 12:00

    testo per canzone, appunto, niente di più. nemmeno tanto musicale.



indiani