Seak sick sic

16 marzo 2011
Pubblicato da

di Jacopo Galimberti

Sono un poeta e uno scrittore collettivo. Per due anni ho lavorato a un romanzo storico insieme ad altri 99 scrittori. Sappia il lettore che nel 2007 Gregorio Magini e Vanni Santoni hanno inventato un metodo di scrittura collettiva, detto “metodo SIC”: il sito dedicato a questo lavoro plurale ha prodotto sinora una manciata di racconti a dieci/dodici mani, tutti scaricabili con licenza copyleft, ma il vero, decisivo stacco è avvenuto nel febbraio del 2009, quando il gruppo di scrittori coagulatosi attorno al progetto SIC ha lanciato in rete l’idea di un romanzo che abbracciasse un numero più ampio di partecipanti―ci si augurava almeno cinquanta. Contro ogni aspettativa, la proposta ha ricevuto un numero di adesioni esorbitante, arrivando a oltre duecento iscritti, tra cui io stesso. Duecento iscritti che si sono subito dimezzati quando è stato chiaro che non si trattava di un giochino, di uno di quei divertissement letterari che fioccano in rete, ma che ci sarebbe stato da scrivere davvero, intensamente, molte pagine, per molti mesi.

L’impresa, durata in effetti oltre due anni, è stata impervia, i ritmi industriali; com’era prevedibile le defezioni non sono mancate, anche tra i più valenti. Ma le mani sono state infine duecento, e il romanzo ora è terminato, l’opera si avvia a cercare un editore. Le gioie e i crampi del lavoro collettivo sono noti a pochi, poiché è ancora diffusa la perniciosa idea che la prosa e la poesia spettino al singolo, al privato, all’intelletto di dio. Ci sono cose che davvero forse non si possono partorire che da soli, ma vi sono materie controverse e collettive che trovano la loro verità solo se l’elaborazione da cui emergono ne ricalca almeno in parte le movenze. Il tema del Grando Romanzo Collettivo SIC è infatti la Resistenza. Anzi, le Resistenze, nelle loro confliggenti declinazioni: femminili e maschili, comuniste, liberali, libertarie, vittorioemanuelesche, nazarene o psichiatriche―il tutto rigorosamente incentrato sulla trasfigurazione di fatti reali, puntellati da ciò che è verosimile. Ne è esploso un epos medio e multiforme, sfrontatamente teso ad amalgamare introspezione e coralità, percorso da un’enorme messe di dati, aneddoti, figure storiche e figure di storia che uno scrittore singolo avrebbe raccolto, a far bene, in quindici anni di lavoro.

Un romanzo collettivo scritto col metodo SIC lascia ampi margini di scelta e di negoziazione, tuttavia una volta che l’alveo è stato tracciato il flusso scrittorio vi deve scorrere rapinoso, ma senza tracimare. Occorre parlare con le mascelle di personaggi ripugnanti, perché le schede di quelli che preferivi sono state magari assegnate ad altri. Bisogna accettare di vedersi amputate dal lavoro di editing scene di sesso che gridano al Nobel, scorci o dialoghi di bellezza accecante, macchine di tortura che la letteratura italiana ci avrebbe messo anni a digerire. Ma cosí sia, impuntarsi sarebbe un malinteso di ciò che sottintende un lavoro collettivo tra pari. Il “grande romanzo” della SIC è stato in fondo per me (e penso per molti dei miei novantanove sodali) anche uno strumento per mettersi nella condizione di vedere all’opera in se stessi certi cipigli stronzetti e borghesi: l’ingiustificata diffidenza nel lavoro altrui; la competizione vista come prologo al saccheggio dei meriti e non come momento della collaborazione. Insomma, il Grande Romanzo Collettivo è stato un lavoro sul reale, sulle Resistenze, ma anche sulle resistenze della singolarità incarognita, disabituata a solidarizzare, chiusa nelle quattro mura di un reality―e usciremo a riascoltar Radio Londra.

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17 Responses to Seak sick sic

  1. jacopo galimberti il 16 marzo 2011 alle 10:42

    Ovviamente il pezzo e’ stato scritto a piu’ mani e va a-scritto anche a Vanni Santoni.
    Non si cerchi di capire cosa significa il titolo del post. E non si cerchi neppure di comprendere cosa centra Giuliano Ferrara. Il pezzo e’ di circa un mese fa, quando ancora non si sapeva che quella serpa immonda avrebbe riesumato Radio Londra!

  2. sabanero il 16 marzo 2011 alle 10:57

    Molto bello il suo post. Tutto. Sick in inglese significa debole, forse non è fuori luogo visto che alcuni dei propri pezzi scritti ne rimangono fuori dall’opera finale. Ma ciò va accettato lei dice per il concetto medesimo di scrittura collettiva.

  3. sarmizegetusa il 16 marzo 2011 alle 11:21

    Il Galimba al solito è troppo schivo… noi ci siamo limitati a rileggere e aggiustare qualche passaggio, “SICwise”.
    E, no, nessuno poteva prevedere il sabotaggio della chiusa da parte di Ferrara, dannazione… :)

  4. jan il 16 marzo 2011 alle 14:04

    jacopo, come funziona tecnicamente, dal lato informatico il progetto? cosa usate per comunicare e coordinarvi? per scrivere? per il controllo di versione?

  5. Alessandro Broggi il 16 marzo 2011 alle 14:21

    Mi sembra un lavoro molto interessante.
    Ho dato un’occhiata alla brochure sul sito di SIC, e vorrei chiedere come è stato scelto il soggetto iniziale su cui avete lavorato in collettivo, chi ne è l’autore e di cosa tratta più precisamente.
    Quello che mi viene da chiedermi è se (e in che misura) fosse possibile, in qualche modo, collettivizzare/democratizzare anche la scelta/scrittura di tale soggetto di partenza.
    Un’altro punto che mi interessa, per poter comprendere a livello fondativo il grado di radicalità del progetto, è: oltre ai personaggi, quali sono stati esattamente gli elementi/parametri narratologici che avete collettivizzato dando a tutti una scheda da compilare a riguardo. Insomma, per fare un paragone con la musica seriale di alcuni decenni or sono, si è trattato dicollettivizzazione integrale o parziale (e quanto) rispetto ai parametri della scrittura narrativa? e: pensate sia possibile spingere la collettivizzazione della scrittura a un grado ulteriore, p. es. a livelli di diegesi post-lineare classica? di laboratorio sul “genere”?
    Un caro saluto,
    AB

  6. jacopo galimberti il 16 marzo 2011 alle 15:21

    @ Jan

    Vanni potrà risponderti più nel dettaglio, ma ti posso dire fin da ora che la mente informatica e’ Magini che è un web master, oltre che scrittore e studioso di letteratura.

    @Alessandro

    anche qui delego a Vanni la delucidazione. Nel complesso siamo arrivati a livelli di radicalità estremi. Siamo partiti democratizzando una storiella e siamo giunti a collettivizzazioni sessuali davvero pesanti – taluni, in particolare la corrente Santoniana, caldeggiava l’incesto di gruppo (sono pazzi!). Non ditelo alla Feltrinelli…

  7. gianluca garrapa il 16 marzo 2011 alle 15:30

    mi piace l’ossimoro: comuniste, libertarie. e maschili e femminili, si potrebbe completare con fascite, gay e transgender, così sarebbe davvero collettivo, ma non di parte.
    a parte tutto, complimenti, un bel lavoro.

  8. Vanni Santoni il 16 marzo 2011 alle 16:56

    @Alessandro: il soggetto iniziale del Grande Romanzo SIC è stato composto a partire da aneddoti relativi al periodo in questione inviati dagli iscritti stessi. Successivamente, dopo la stesura delle schede personaggio e luogo, sono stati di nuovo i cento scrittori a completarlo, tramite le schede trattamento, nelle quali ogni scaglione di soggetto veniva ampliato e arricchito di particolari (per quanto strutturalmente diverse dalle altre schede, anche le schede trattamento sono state scritte a più mani e composte secondo il metodo SIC—”collettivizzate”, come del resto ogni elemento della narrazione).
    Questa del soggetto basato su aneddoti e su chede trattamento è stata una innovazione cruciale dal momento che nei cinque racconti sui quali è stato rodato il metodo, il soggetto di partenza era sempre predefinito e “dato” dagli organizzatori. Se vuoi approfondire la questione, ne parliamo qui: http://www.carmillaonline.com/archives/2011/02/003791.html

    @Jan: il sito SIC ha una sua piattaforma di scrittura, ma per ragioni pratiche, dovute anche alla necessità di un “basso livello d’entrata” per gli scrittori, tutti i lavori sono stati coordinati via e-mail, mentre le schede composte, oltre che reinviate in mail agli scrittori, sono state pubblicate nell’archivio del sito, per facilitare la consultazione a lavori in corso.
    La composizione dei “mucchi” di schede individuali in singole schede definitive è invece avvenuta tramite un normale word processor (per quanto banale vale la pena dirlo, in quanto senza word processor il metodo SIC non potrebbe essere applicato—o comunque diventerebbe estremamente gravoso).

  9. gianluca garrapa il 16 marzo 2011 alle 18:08

    madonna quanto se la tira, sto garrapa, manco fosse un europeo :))

  10. Alessandro Broggi il 16 marzo 2011 alle 21:34

    Grazie per i chiarimenti – e in bocca al lupo per la pubblicazione del libro.

  11. peterpoe il 17 marzo 2011 alle 01:29

    Grazie a te, e crepi il (maledetto) lupo ;)

  12. yamunin il 17 marzo 2011 alle 12:58

    aspetto il libro con curiosità crescente. in bocca al lupo (!) e, se può tranquillizzare @jacopo, non ho pensato minimamente ala serpe immonda.

  13. yamunin il 17 marzo 2011 alle 12:59

    ops, scusate —> *alla* serpe immonda

  14. blepiro il 17 marzo 2011 alle 17:12

    Condivido tutto quel che ha scritto il qui presente sodale/compagno/partigiano letterario Galimberti. Specie sull’editing delle scene di sesso e sulla famigerata corrente Santoniana.

  15. jan il 18 marzo 2011 alle 10:04

    Grazie dei chiarimenti Vanni.

  16. franz krauspenhaar il 19 marzo 2011 alle 11:38

    col grande romanzo collettivo tutti saremo sicuri di essere letti…

  17. sarmizegetusa il 20 marzo 2011 alle 00:26

    @yamunin meglio così :)

    @franz non tutti-tutti, ma almeno 115 sì :))

    Una nota (ignota ai tempi della stesura del pezzo da parte di JG): alla fine, come titolo di lavorazione “ufficiale”, tra i molti proposti dagli scrittori, è passato “In territorio nemico”.



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