<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: Carla Benedetti, &#8220;Disumane lettere&#8221;	</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/2011/03/21/carla-benedetti-disumane-lettere/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/03/21/carla-benedetti-disumane-lettere/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 21 Mar 2011 09:31:12 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>
		Di: roberta salardi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/03/21/carla-benedetti-disumane-lettere/#comment-149167</link>

		<dc:creator><![CDATA[roberta salardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 09:31:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=38463#comment-149167</guid>

					<description><![CDATA[Ho trovato molte considerazioni interessanti e condivisibili in questo testo, a partire da quella, da cui il libro stesso scaturisce, sull&#039;emergenza di specie, mai così attuale, coniugata a una forte volontà fondativa di nuovi discorsi e scritture non rassegnate all&#039;apocalisse prefigurata da tanti pensatori di fine secolo. Mi fermo qui su questo punto perché ritengo molto utile anche il pensiero di tanti autori e pensatori nichilisti e apocalittici, nel senso che una posizione depressiva (il contrario, nell&#039;analisi kleiniana, della posizione esaltata o psicotica) è pur sempre occasione di riflessione e ripensamento anche utile agli altri. Insomma, è da una posizione depressiva che spesso si parte per cambiare le cose o se non altro per non perdere del tutto il lume della ragione, mentre la posizione entusiasta ed esaltata ci farebbe andare avanti all&#039;infinito nel cammino intrapreso. Non scendo nei particolari dell&#039;analisi di Beckett o T. Bernhard che si dichiararono anti-narratori, rifiutando soprattutto la trama e l&#039;intreccio, poiché qui l&#039;argomento è solo sfiorato. Mi limito a un&#039;affermazione molto generica: il rifiuto di forme precostituite ha aperto spesso nuove strade. E&#039; anche ingiusto tuttavia (e qui mi schiero decisamente con l&#039;autrice) che alcuni scrittori arrivati a conclusioni estreme, si arroghino il diritto di affermare per tutti: &quot;Après moi le déluge!&quot;, affermazione che rivela perlomeno una certa presunzione e narcisismo. Niente può essere del tutto perduto finché c&#039;è vita sulla Terra e finché ancora alcune persone scrivono e si pongono problemi etici.
Condiviso e ormai riconosciuto da molti è poi il riferimento alle consorterie e &quot;oligarchie di giro&quot; che, come in tanti altri settori della società italiana, impediscono a nuove energie di svilupparsi ed emergere. Tuttavia non mi sento di sottoscrivere le parole qui citate di Moresco dalle &quot;Lettere a nessuno&quot;: &quot;... stanno di guardia alle porte delle istituzioni giornalistico-culturali e delle case editrici a controllare che ogni cosa che passa sia veramente inoffensiva, cioè sia veramente e perfettamente morta.&quot; Pur stimando molto le &quot;Lettere a nessuno&quot; come opera letteraria, su questo punto non sono d&#039;accordo. Secondo il mio modesto parere, nessun tipo di società, nemmeno una totalitaria, può essere interessata a far nascere solo cose morte. Inoltre bisognerebbe stabilire con certezza quali sono i criteri che distinguono le produzioni morte da quelle vive e gli stessi critici non sarebbero sempre d&#039;accordo. Se è vero che lector è in fabula, la creatività di un&#039;opera è data anche dal lettore: siamo noi che diamo valore alle cose e qualunque libro di conseguenza può acquistare una vitalità inaspettata in diversi periodi storici o presso diversi lettori. Secondo me, ma qui usciamo un po&#039; fuori tema e finisco subito, la questione della barriera a pubblicare è più intrecciata con cause sovrapersonali di carattere socio-economico e non deriva da singole volontà conservatrici.
Sempre per quanto attiene l&#039;ambito editoriale, s&#039;incontra l&#039;interessante questione del &quot;genere letteratura&quot;. Qui si afferma che le opere molto letterarie appartengono al numero di quelle che ancora vengono lasciate passare dalla griglia della selezione, che ancora possono emergere, intendendosi per &quot;letteratura&quot; proprio un genere specifico in stile molto paludato e spalmato sopra. Sempre per quello che è il mio modesto parere, la letteratura non si può relegare in un genere a sé, in una piccola casella. Studiando la sua storia, constatiamo che si tratta di letterature, di correnti e di stili diversi,spesso opposti e varianti nel tempo. A questo proposito mi viene da citare De Sanctis, dal momento che siamo in clima risorgimentale: &quot;La letteratura non è un ornamento sovrapposto alla persona, diverso da voi e che voi potete gettar via; essa è la vostra stessa persona, è il senso intimo che ciascuno ha di ciò che è nobile e bello, che vi fa rifuggire da ogni atto vile e brutto, e vi pone innanzi una perfezione ideale, a cui ogni anima ben nata studia di accostarsi&quot; (A&#039; miei giovani). Proprio per la sua vastità, la letteratura oggi potrebbe offrire un&#039;alternativa al condizionamento dei media e, per amor di completezza, per chi volesse approfondire, rimando anche all&#039;appello all&#039;essenziale di Ferroni in &quot;Scritture a perdere&quot; o al saggio di Jossa in &quot;Dove siamo?&quot;.
Su una barchetta di salvataggio durante il diluvio, fosse per me, salverei anche la letteratura, in quanto ricerca dell&#039;essenziale opposta alla retorica della sovrabbondanza, insieme coi vari nichilisti, apocalittici e sconvolti da come stanno andando le cose.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho trovato molte considerazioni interessanti e condivisibili in questo testo, a partire da quella, da cui il libro stesso scaturisce, sull&#8217;emergenza di specie, mai così attuale, coniugata a una forte volontà fondativa di nuovi discorsi e scritture non rassegnate all&#8217;apocalisse prefigurata da tanti pensatori di fine secolo. Mi fermo qui su questo punto perché ritengo molto utile anche il pensiero di tanti autori e pensatori nichilisti e apocalittici, nel senso che una posizione depressiva (il contrario, nell&#8217;analisi kleiniana, della posizione esaltata o psicotica) è pur sempre occasione di riflessione e ripensamento anche utile agli altri. Insomma, è da una posizione depressiva che spesso si parte per cambiare le cose o se non altro per non perdere del tutto il lume della ragione, mentre la posizione entusiasta ed esaltata ci farebbe andare avanti all&#8217;infinito nel cammino intrapreso. Non scendo nei particolari dell&#8217;analisi di Beckett o T. Bernhard che si dichiararono anti-narratori, rifiutando soprattutto la trama e l&#8217;intreccio, poiché qui l&#8217;argomento è solo sfiorato. Mi limito a un&#8217;affermazione molto generica: il rifiuto di forme precostituite ha aperto spesso nuove strade. E&#8217; anche ingiusto tuttavia (e qui mi schiero decisamente con l&#8217;autrice) che alcuni scrittori arrivati a conclusioni estreme, si arroghino il diritto di affermare per tutti: &#8220;Après moi le déluge!&#8221;, affermazione che rivela perlomeno una certa presunzione e narcisismo. Niente può essere del tutto perduto finché c&#8217;è vita sulla Terra e finché ancora alcune persone scrivono e si pongono problemi etici.<br />
Condiviso e ormai riconosciuto da molti è poi il riferimento alle consorterie e &#8220;oligarchie di giro&#8221; che, come in tanti altri settori della società italiana, impediscono a nuove energie di svilupparsi ed emergere. Tuttavia non mi sento di sottoscrivere le parole qui citate di Moresco dalle &#8220;Lettere a nessuno&#8221;: &#8220;&#8230; stanno di guardia alle porte delle istituzioni giornalistico-culturali e delle case editrici a controllare che ogni cosa che passa sia veramente inoffensiva, cioè sia veramente e perfettamente morta.&#8221; Pur stimando molto le &#8220;Lettere a nessuno&#8221; come opera letteraria, su questo punto non sono d&#8217;accordo. Secondo il mio modesto parere, nessun tipo di società, nemmeno una totalitaria, può essere interessata a far nascere solo cose morte. Inoltre bisognerebbe stabilire con certezza quali sono i criteri che distinguono le produzioni morte da quelle vive e gli stessi critici non sarebbero sempre d&#8217;accordo. Se è vero che lector è in fabula, la creatività di un&#8217;opera è data anche dal lettore: siamo noi che diamo valore alle cose e qualunque libro di conseguenza può acquistare una vitalità inaspettata in diversi periodi storici o presso diversi lettori. Secondo me, ma qui usciamo un po&#8217; fuori tema e finisco subito, la questione della barriera a pubblicare è più intrecciata con cause sovrapersonali di carattere socio-economico e non deriva da singole volontà conservatrici.<br />
Sempre per quanto attiene l&#8217;ambito editoriale, s&#8217;incontra l&#8217;interessante questione del &#8220;genere letteratura&#8221;. Qui si afferma che le opere molto letterarie appartengono al numero di quelle che ancora vengono lasciate passare dalla griglia della selezione, che ancora possono emergere, intendendosi per &#8220;letteratura&#8221; proprio un genere specifico in stile molto paludato e spalmato sopra. Sempre per quello che è il mio modesto parere, la letteratura non si può relegare in un genere a sé, in una piccola casella. Studiando la sua storia, constatiamo che si tratta di letterature, di correnti e di stili diversi,spesso opposti e varianti nel tempo. A questo proposito mi viene da citare De Sanctis, dal momento che siamo in clima risorgimentale: &#8220;La letteratura non è un ornamento sovrapposto alla persona, diverso da voi e che voi potete gettar via; essa è la vostra stessa persona, è il senso intimo che ciascuno ha di ciò che è nobile e bello, che vi fa rifuggire da ogni atto vile e brutto, e vi pone innanzi una perfezione ideale, a cui ogni anima ben nata studia di accostarsi&#8221; (A&#8217; miei giovani). Proprio per la sua vastità, la letteratura oggi potrebbe offrire un&#8217;alternativa al condizionamento dei media e, per amor di completezza, per chi volesse approfondire, rimando anche all&#8217;appello all&#8217;essenziale di Ferroni in &#8220;Scritture a perdere&#8221; o al saggio di Jossa in &#8220;Dove siamo?&#8221;.<br />
Su una barchetta di salvataggio durante il diluvio, fosse per me, salverei anche la letteratura, in quanto ricerca dell&#8217;essenziale opposta alla retorica della sovrabbondanza, insieme coi vari nichilisti, apocalittici e sconvolti da come stanno andando le cose.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-06-27 23:23:24 by W3 Total Cache
-->