VIOLA AMARELLI la lastra e il cristallo

23 marzo 2011
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1.1.
 
Una fatica la schianta, una fatica qualunque. Dipenderà dagli enzimi. O dagli ormoni, il metabolismo. L’ipofisi o la tiroide. Ci giurerebbe col cuore.
 
Procede a strappi. Con il lavoro. Con i bambini. Con i servizi di casa. Concentra e incendia. Un fuoco che si esaurisce con poco.

Pressione bassa e aritmia. Suo padre è stato sempre ipocondriaco. Lo sta diventando anche lei. Che sciocca. Che importa. Odia. Dottori e medicine. Le compera e, regolare, non le prende.
 
E’ imbarazzante essere al centro dell’attenzione. Per un motivo o un altro le capita spesso. Perché non riflette e dice le cose che gli altri non voglion vedere.
 
Ha deciso. Ora tace. Almeno ci prova. Si sente ridicola : parla, e anche poco, solo se interrogata. Tutti cominciano a dirle brava, ma lei s’intristisce. Non si trova bene
 
Funziona tutto benissimo, insomma, discretamente quando si trova da sola senza doveri. Procede con calma. Rifare un letto può prendere una giornata.
 
Purtroppo non può farlo spesso. Ha le ore piene. E mucchi di cose, casini, bordelli che crea e magicamente risolve.
 
 
1.0
 
Così razionale e, adieu, tutto va a posto, secondo loro, ma non è obbligatorio risolvere affari. Degli altri
 
Così razionale, con gli altri. Le riesce facile, è l’ipermetropia che vede il quadro completo, e oltre. Più n. Con gli anni aggiusti pure le derivate. Degli altri.
 
Così razionale che si è ritirata, in secca, argini irrilevabili, la beatitudine dell’insignificanza. Da bambina amava il buio perché nessuno poteva trovarla.
 
Talmente razionale che quando arriva la piena delle passioni, la lascia sfogare. Cambia lavoro, case e amori e intorno, ovvio, restano esterrefatti.
 
La differenza è solo alle regole, il gioco. Lei conosce le regole degli altri. Non sono le sue. Quelle, non le conosce né vuole impararle nessuno, neppure lei.
 
 
0.0
 
In sottofondo il bisbiglio, costante, non sai se certezza o sospetto. E’ piombata lì da un altro posto, ignoto, lontano, comunque diverso.
 
Il cristallo, la lastra, netto l’acquario tra l’iolaltro. Si vede benissimo, ogni dettaglio. Non si può toccarlo.
 
C’è stato il giorno in cui l’hanno detto. Lei sta morendo, ci spiace moltissimo, ha preso in mano il referto. Lo stesso giorno in cui s’era rotta la lastra e per miracolo aveva toccato.
 
In sottofondo, clangore e tamburo, piombata. Daccapo e di nuovo, le viene in mente passando alla cassa.
 
 

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9 Responses to VIOLA AMARELLI la lastra e il cristallo

  1. Alessandro Ansuini il 23 marzo 2011 alle 12:36

    Sempre un piacere leggerti.

  2. gianni montieri il 24 marzo 2011 alle 08:47

    madame viola…lei sempre mi colpisce. grazie

  3. véronique vergé il 24 marzo 2011 alle 11:56

    Una musica nella mente. Sembianza semplice delle parole. In realtà tarantella del corpo tra le cose del mondo.

    Una preferenza per 00

    Complimenti a Viola

  4. sparz il 24 marzo 2011 alle 13:11

    tarantella del corpo tra le cose del mondo mi piace molto, ottima definizione di un ottimo pezzo.

  5. nadia agustoni il 24 marzo 2011 alle 13:14

    “Da bambina amava il buio perché nessuno poteva trovarla.”

    Diversi i passaggi significativi come quello sopra, scrittura attenta come sempre. Un caro saluto.

  6. franz krauspenhaar il 24 marzo 2011 alle 17:37

    viola!!!

  7. Jack il 24 marzo 2011 alle 19:00

    “coinvolgente” mi pare un termine assai calzante.
    Mi ha richiamato immediatamente alla memoria ” Sette piani” di Dino Buzzati.
    Grazie, Viola!

  8. viola il 25 marzo 2011 alle 18:26

    grazie a tutti, di cuore, V.

  9. pasquale.vitagliano il 27 marzo 2011 alle 09:09

    “La beatitudine dell’insignificanza”. Bel testo Viola. Ti abbraccio.
    PVita



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