La mia sconfitta, la nostra salvezza

26 marzo 2011
Pubblicato da

di Farid Adly

Vivo questi momenti con angoscia. Sono convinto antimilitarista, pacifista e nonviolento.
Vivo la guerra libica come una sconfitta personale. La mia generazione di libici è fallita. Non abbiamo fatto abbastanza per sconfiggere politicamente la dittatura gheddafiana. L’opposizione era frantumata in mille rivoli, dai monarchici fino ai socialisti, ma tutti regolarmente all’estero e uno contro l’altro. Perché all’interno del paese c’erano soltanto Abu Selim (eccidio di 1200 detenuti politici, nelle loro celle, il 26 Giugno 1996, del quale ha parlato nel 2009 solo il manifesto) oppure le esecuzioni in pubblico negli stadi. Non abbiamo avuto sufficiente voce per farci sentire e, forse, anche il mondo non ci aveva dato ascolto, perché gli orecchi dei grandi erano tappate da cerotti di petrolio e dalla carta moneta delle commesse di armamenti.
Perché considero giusta la richiesta della No Fly Zone, da parte del Consiglio Nazionale Transitorio Libico (Cntl)? Perché era l’unica strada per la salvezza dei giovani libici che hanno dato avvio a questa rivoluzione, a questa resistenza. Il Cntl non ha chiesto – e lo ha ribadito anche nella giornata di lunedì 21 – bombardamenti sulla residenza di Gheddafi a Bab Azizie per ucciderlo. «Destituire Gheddafi è un compito nostro e lo faremo mobilitando il nostro popolo in questa resistenza formidabile che unisce tutto il paese», ha detto l’avvocato Abdel Hafeez Ghouga. È un diritto sacrosanto alla sopravvivenza!
È, parimenti, diritto dei miei compagni pacifisti italiani dichiararsi contrari all’intervento delle potenze occidentali, ma non mettano in campo ragioni che riguardano la nostra ricchezza petrolifera o il concetto di sovranità nazionale. Non ho dubbi che Stati uniti, Francia e Gran Bretagna non sono lì a difendere il mio popolo. Non ci sono guerre umanitarie, come ha scritto giustamente Tommaso Di Francesco. Lo so che sono lì per il petrolio e per le commesse future. La ridicola polemica tra Francia e Italia sul commando della missione dimostra ampiamente questo occhio rivolto al petrolio e rischia di allungare la vita al dittatore. Vi ricordo però che il petrolio ce l’avevano sotto il loro controllo anche prima. Non hanno organizzato loro la rivolta in Libia. Per loro sarebbe stato meglio se fosse rimasto tutto come prima, quando ballavano coi lupi.
Un discorso a parte per il miliardario ridens. Ha fatto ridere i polli e ha trascinato l’Italia in una situazione ridicola. Un giorno diceva una cosa e l’altro sostieneva il contrario. Ha superato se stesso quando la mattina ha detto che Gheddafi è tornato in sella e poi la sera, dopo che ha capito le intenzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ha cambiato idea per dire: «Gheddafi non è più credibile».
A Torino poi, dopo l’avvio della campagna militare alla quale partecipa l’Italia, ha cambiato ancora bandiera, dando credito al colonnello.
I compagni dell’Arci e della Tavola della Pace hanno ragione a chiedere che l’Italia non abbia un ruolo attivo nei bombardamenti. C’è una doppia ragione che consiglia ciò. La posizione altalenante di Berlusconi e Frattini è un dato che consiglia prudenza, ma la ragione più forte è un’altra: l’Italia è stata una potenza coloniale in Libia, quest’anno ricorre il centenario dell’aggressione italiana al suolo libico (avete visto qualche cerimonia per ricordarlo?) e questo trascorso militare (i primi bombardamenti aerei in assoluto nella storia militare sono avvenuti a Kofra da parte di un aviatore italiano), consiglia di astenersi completamente dal bombardare il territorio libico da parte dell’aviazione militare italiana.
L’Italia, se intende rimettere i rapporti con il popolo libico sul binario giusto, dedichi qualche piazza a Omar Mukhtar, eroe della resistenza libica, proposta che avevo avanzato proprio sulle pagine del Manifesto, oltre 10 anni fa, ma caduta nel dimenticatoio anche da parte del compagno(?) Veltroni, allora sindaco di Roma.
Se il governo italiano ha fatto una brutta figura, peggio hanno fatto certi opinionisti, attaccati a concetti ideologici, dimenticando la resistenza italiana contro il regime fascista e contro la repubblichina di Salò. Ecco, Gheddafi per noi libici rappresenta quello e i nostri ragazzi sono i nuovo partigiani. In questi momenti, i democratici di Tripoli vivono lo stesso sentimento di quei partigiani di Milano che lottavano per la liberazione in una città sotto le bombe degli alleati.
Noi vogliamo la libertà e mettere finire alla tirannia, scrivere una costituzione e scegliere, in elezioni libere, chi governerà la Libia. Questo processo è guidato da magistrati, avocati, medici, ingegneri e cosa sento e leggo? Che la Libia è abitata da beduini. Si sono dimenticati che la Libia nel 1804 ha sfidato e sconfitto gli Stati Uniti, freschi freschi di indipendenza (Professor Giuseppe Restifo, «Quando gli americani scelsero la Libia come nemico» Armando Siciliano Editore).
Non so se questo dice qualcosa a certi «signoroni» opinionisti italiani. Alcuni arrivano a ripetere cliché retaggio del colonialismo culturale, dimostrando ignoranza della realtà libica.
Noi oggi siamo protagonisti e vogliamo chiudere con il dittatore. Ben vengano tutte le proposte di mediazione internazionale, come quella del presidente della Bolivia Evo Morales, per arrivare, per via pacifica, alla cacciata del sanguinario despota.

“Il Manifesto”, 24.3.2011

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52 Responses to La mia sconfitta, la nostra salvezza

  1. marco rovelli il 26 marzo 2011 alle 17:43

    Aggiungerei, per pluralità e completezza, un’altra voce libica:

    Faccio appello a tutti i popoli perchè ci sostengano: faccio appello agli Egiziani, ai Tunisini, ai Francesi, persino ai Cinesi, a tutti i popoli del mondo, perchè siano benvenuti il loro appoggio e la loro solidarietà [العربية ]

    In poche ore, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha deciso di dare inizio agli attacchi aerei contro la Libia. La Francia era già pronta la notte prima.
    Condanniamo questa risoluzione internazionale. E respingiamo totalmente ogni intervento straniero in Libia, da qualsiasi parte, e specialmente quello francese. Quella Francia, che ha venduto a Gheddafi armi per un valore di miliardi, armi che ora vengono usate per colpire i libici, quella stessa Francia che ha continuato a fare affari con Gheddafi fino a 3 settimane fa.
    Noi condanniamo questo intervento che trasformerà la Libia in un inferno peggiore. Si tratta di un intervento che sta rubando la rivoluzione agli stessi libici, una rivoluzione che sta costando loro migliaia di morti fra uomini e donne.
    E’ un intervento che dividerà la stessa resistenza libica.
    Ed anche se queste operazioni riuscissero a far cadere Gheddafi (o ad ucciderlo) come fu per Saddam Hussein, vorrà dire che dovremo agli Americani ed ai Francesi la nostra libertà e possiamo stare sicuri che ce lo ricorderebbero ogni istante.
    Come possiamo accettare questa situazione? Come spiegheremo tutte queste vittime alle generazioni future e tutti quei cadaveri ovunque?
    Essere liberati da Gheddafi solo per diventare schiavi di coloro che lo hanno armato e lo hanno sostenuto in tutti questi anni di violenza e di repressione autoritaria?
    Dopo il primo errore –aver militarizzato la rivoluzione popolare – stiamo commettendo il secondo errore – l’istituzione di una nuova dirigenza o di figuri che provengono dai resti del regime libico della Jamahiriya. Ed il nostro terzo errore si sta realizzando inevitabilmente: chiedere aiuto ai nostri nemici. Spero solo che non commetteremo anche un quarto errore: e cioè l’occupazione e lo sbarco dei marines.
    Sarkozy e la Francia sono nostri nemici; e lo sono anche di tutto il Terzo Mondo. Non nascondono il loro disprezzo nei nostri confronti. A Sarkozy importa solo di essere ri-eletto l’anno prossimo.
    L’uomo che ha organizzato l’incontro tra Sarkozy ed i rappresentanti del consiglio nazionale ad interim non è altri che Bernard-Henri Lévy, un filosofo ciarlatano, e per coloro che non lo conoscono, si tratta di un attivista sionista francese che si impegna strenuamente a difesa di Israele e dei suoi interessi. Costui è stato visto recentemente in Piazza Tahrir per vigilare che i giovani rivoluzionari non se la prendessero con Israele.
    Cosa possiamo dire delle bombe che arrivano?
    Che esse non sanno distinguere tra chi è pro-Gheddafi e chi è contro.
    Le bombe colonialiste, come ben si sa, hanno il solo scopo di difendere gli interessi dei commercianti di armi.
    Costoro hanno venduto armi per miliardi ed ora ne chiedono la distruzione…. Poi noi compreremo altre armi col nuovo governo ed è una vecchia storia che si ripete. Ma ci sono persone che non sanno imparare senza commettere gli stessi vecchi errori di sempre.
    Credo sia tutto molto chiaro: si tratta di un vero errore strategico, un errore che il popolo libico pagherà forse per anni. Forse per un tempo persino più lungo deI governo di Gheddafi e della sua famiglia.
    Mi appello oggi, in queste ore in cui la Libia sta bruciando come una nuova Baghdad, a tutti i libici, a tutti gli intellettuali agli artisti, ai laureati, a chi sa scrivere ed a chi è analfabeta, alle donne ed agli uomini, affinché rifiutino questo intervento militare di USA, Francia, Gran Bretagna e regimi arabi che lo sostengono. Al tempo stesso faccio appello a tutti i popoli perchè ci sostengano: faccio appello agli Egiziani, ai Tunisini, ai Francesi, persino ai Cinesi, a tutti i popoli del mondo, perchè siano benvenuti il loro appoggio e la loro solidarietà.
    Ma per quanto riguarda i governi, tutti i governi, noi non gli chiediamo niente, se non di lasciarci in pace, di lasciarci risolvere Il problema con Gheddafi per conto nostro.
    Saoud Salem,anarchico libico

  2. lorenzo galbiati il 26 marzo 2011 alle 18:03

    Ci sono delle contraddizioni macroscopiche in questo articolo di Adly.

    Per esempio.

    1) I pacifisti hanno diritto alla loro posizione però non devono tirare in ballo il petrolio o il concetto di sovranità nazionale. E perché no? E’ lo stesso Adly a dire che la guerra non viene fatta per motivi umanitari, quindi a che scopo son lì GB e FRANCIA?
    E siamo sicuri che a loro conveniva più Gheddafi degli insorti? E siamo sicuri che non abbiano fornito aiuti logistici, militari e di truppe per l’organizzazione della rivolta? Il Sunday Mirror è sicuro del contrario.
    http://www.mirror.co.uk/news/top-stories/2011/03/20/crack-sas-troops-hunt-gaddafi-weapons-inside-libya-115875-23002207/#ixzz1HiXMvgJs

    Ma soprattutto perché quei pacifisti che coerentemente hanno sempre detto che non si deve fare la guerra a uno stato che ha in atto rivolte popolari perché la guerra è un’ingerenza illegittima (e magari vietata anche dall’ONU in questo caso) dovrebbero ora evitare di dirlo per la Libia? Adly non dice perché.

    2 “Se il governo italiano ha fatto una brutta figura, peggio hanno fatto certi opinionisti, attaccati a concetti ideologici, dimenticando la resistenza italiana contro il regime fascista e contro la repubblichina di Salò.”

    Adly non dice di quali opinionisti (che avrebbero fatto peggio del governo, niente meno, opinioni che fan peggio di azioni militari!) stia parlando, cmq dice che si dimenticano della guerra di resistenza italiana contro Salò. Ma lui pare dimentichi che l’esercito alleato non ha fatto la guerra per aiutare i partigiani, l’ha fatta perché l’Inghilterra è stata bombardata dalla Germania e gli USA dal Giappone.

  3. lorenzo galbiati il 26 marzo 2011 alle 18:08

    Prova…

    perché i miei commenti non compaiono più?

  4. lorenzo galbiati il 26 marzo 2011 alle 18:20

    L’articolo di Adly presenta contraddizioni macroscopiche.

    Per esempio.

    1) Adly riconosce il diritto alle posizioni pacifiste ma dice di non tirare in ballo il petrolio e la sovranità nazionale.

    E perché no, perché la guerra sarebbe fatta per aiutare gli insorti? NO, non è fatta per questo: è lui a dirlo.

    E allora perché non si dovrebbe parlare del petrolio? Come fa Adly a essere sicuro che Francia e GB non abbiano più vantaggi da un governo diverso da quello di Gheddafi? E come fa a essere sicuro che non abbiano preso parte all’organizzazione dell’insurrezione con armi e truppe? Il Sunday Mirror per es. è sicuro del contrario – non metto il link sennò non mi si posta il commento.

    E poi: perché un pacifista che in tutta coerenza crede non si possa legittimamente fare la guerra uno stato per rivolte interne non debba dirlo anche per la Libia? Non si sa.

    2) Adly se la prende con commentatori ideologici non specificati, rei di fare “peggio” del governo e di dimenticare la lotta partigiana a Salò. Pare voglia dire che i partigiani italiani sono stati aiutati dall’esercito alleato. Ma allora è Adly che dimentica che l’esercito alleato è entrato in guerra dopo i bombardamenti di Germania e Giappone – e non per aiutare i partigiani italiani.

  5. giorgio mascitelli il 26 marzo 2011 alle 18:53

    Ognuno naturalmente è libero di pensarla come vuole, però sostenere che il petrolio libico sia già nelle mani occidentali, è solo un grazioso giro di parole per nascondere la realtà: questo petrolio non è nelle mani di francia, regno unito e usa che sono i paesi che hanno promosso la guerra.
    Varrebbe la pena di riflettere oltre che sull’emotività sugli effetti di 15 anni di esportazione della democrazia e dei diritti umani: il Kossovo è una sorta di terra di nessuno che si regge su un’economia malavitosa e sul giro di denaro portato dalle truppe straniere; l’afghanistan continua la sua guerra civile trentennale senza particolari differenze col passato; la democrazia irachena non credo sia riuscita ancoira a scendere sotto la soglia dei 100 morti a settimana a otto anni dalla ‘fine della guerra’ e ‘dalla liberazione del paese’. Nel concreto della Libia cosa si farà finita l’euforia del bombardamento: intervento via terra e instaurazione di una dittatura dei clan della Cirenaica invece di quelli della Tripolitania? Si fa consumare il paese in una guerra civile, intervenendo solo via aerea quando le cose si mettono male per i buoni? Trattativa con secessione della Cirenaica dalla Tripolitania? Mi rendo conto che queste domande sono banali e volgarucce quando si ha un animo, come quello di Levy e Cohn-Bendit, naturalmente incline ai Diritti dell’Uomo, ma forse varrebbe la pena di occuparsi dei diritti degli uomini.

  6. la funambola il 26 marzo 2011 alle 19:21

    ot
    ma perchè aprire un altro fronte :) di discussione helena?

    bacio
    la fu

  7. carmelo il 26 marzo 2011 alle 21:52

    a tutti quelli che in questa contesa si proclamano pacifisti vorrei chiedere due tre cose?

    In libia c’e’ stata una sollevazione popolare contro un dittatore che nega le libertà, la democrazia e reprime con il sangue ogni forma di opposizione.
    Lo stesso dittatore rapina da 50 anni il suo popolo mantenendolo nellam miseria e rapinandolo delle sue ricchezze con la complicità dei paesi ricchi italia in prima fila.

    All’ultim omomento poco prima che il suddetto dittatore finisse di massacrare e schiacciare come “ratti” la popolazione civile r”ribelle”
    gli occidentali decidono di intervenire
    ovviamente dietro l’intervento militare c’e’ un calcolo politico ed economico:
    1): l’interesse a stabilire lucrosi rapporti economici con la nuova leadership
    2): la convinzione che le dittature che hanno da 40 ann immobilizzato questi stati in regim iasfittici, stiano per volgere al termine e che nei paesi arabi sono in atto trasformazioni struttuarli con le quale bisogna fare i ocnti.

    Bene penso che piu’ o meno fin qui siamo tutti d’accordo.

    A Chi ritiene che l’occidente non debba intervenire “negli affari interni” di un paese vorrei dire che definirsi pacifista è un eufemismo
    I cosiddetti pacifisti in questo caso sono semplicemente non-interventisti e con le loro posizioni, ideologiche e retoriche, di fatto come gli struzzi mettono la testa sotto la sabbia di fronte alle repressioni sanguinose di cui le garndi potenze son ostoricamente responsabili.
    Definirsi pacifisti e assistere beatamente seduti davanti alla tv o a un ipad il massacro che stava per essere consumato in libia lo trovo un po’ caNAGLIESCO.

    Curiosamente le posizioni che si leggon odei comunisti-rivoluzionari, radicali nostrani coincidono con le posizioni ciniche e razziste della lega e dei vari sgarbi televisivi.

    Ilcosiddetto pacifismo, ha un senso nel XXI secolo se noi bianchi ricchi e liberi abbiamo il coraggio di rinunciare ai nostri privilegi allo scandaloo stile di vita di consum ie di spreco che ci possiamo permettere solo perchè oltre i 4/% dell’umanita, quell’umanita che aspira ai nostri diritti e al nostro benessere.

    per finere.
    L’interventismo dei paesi occidentali nei confronti di questi paesi è stato nel secolo scorso, costante e di gran lunga più feroce e terribile dei raid aerei a cu iassistiamo oggi. Un interventismo che appoggiando le dittature e mantenendo quei popoli nella ,miseria e nella privazione delle liberta’ ha fondato la base del nostro benessere.

  8. ng il 27 marzo 2011 alle 07:57

    @ Carmelo
    Ti ricordo che le leggi internazionali non permettono a nessuno di interferire, e tanto meno di farlo militarmente, per risolvere le questioni di uno stato sovrano (e anche la risoluzione Onu sulla Libia riafferma questo assunto). Tutto ciò che scrivi può riassumersi così: W la legge del più forte. Che è proprio quella che stanno applicando i “volenterosi” …

    Una curiosità: perché non “intervieni” anche tu? E perché non lo fai a favore, ad esempio, dei palestinesi, ormai ridotti a vivere dentro una prigione a cielo aperto? O, se preferisci, puoi “intervenire” in Colombia, là dove il buon Obama, con la scusa del narcotraffico, ha militarizzato il territorio in funzione anti-Chaves e anti-Brasile … Oppure quelle popolazioni (e tante altre nel mondo!) valgono meno di quelle libiche? Scusa l’acidume, Carmelo, la mia è una curiosità antopologica: mi interessa sapere per quale via logica si arriva ad approvare una modalità di risoluzione dei conflitti alla Tex Willer … Un apache che scalpa un viso pallido ha mille ragioni per farlo, a differenza di un qualsiasi colono in marcia verso un mitico West.

    ng

  9. Sergio Baratto il 27 marzo 2011 alle 09:15

    Aggiungerei, per pluralità e completezza, un’altra voce dalla Libia. Per la precisione tratta da un blog che è in diretto contatto con gli insorti, nel senso che letteralmente viene scritto dall’interno dellla rivolta (grazie a Carmilla per la segnalazione). E’ in francese, ma il senso mi sembra chiaro:

    “Les Libyens savent bien que la France et l’Angleterre sont en train de niquer la Libye quelle qu’elle soit, mais leur intervention épargne aux insurgés, pour l’instant, un grand nombre de morts et rend envisageable une (potentielle) victoire. Alors pétrole contre vies humaines, les « merci sarkozy » ne sont pas dilapidés en vain, et franchement, étant Libyen, qui ne ferait pas pareil : que la France prenne son pétrole, qu’elle reconnaisse qui elle veut comme nouveau Kadhafi démocratique, on fera la révolution quand il n’y aura pas une pure puissance militaire prête à nous écraser aux portes de la ville”.

    Il post originale è qui: https://setrouver.wordpress.com/2011/03/24/libye-les-combats-continuent-sur-le-front-benghazi-se-reorganise/

    Il blog: https://setrouver.wordpress.com/

  10. maria il 27 marzo 2011 alle 09:39

    L’intervento del presidente dell’uganda segnalato da kelebek che lo ha tratto dal blog, socialista senza partito.
    maria

    Ho tradotto dall’inglese (forse già a sua volta una traduzione) un intervento del presidente dell’Uganda, Yoweri Museveni, su Gheddafi e la Libia. Ho trovato affascinante questo punto di vista africano sulla crisi e su un personaggio così controverso come Gheddafi. Un intervento fine e articolato, pieno di intelligenza politica e di esperienza vissuta, quale non siamo più abituati a sentire dai nostri politici occidentali. (Per favore segnalate eventuali errori) [ore 11:38 – ho apportato vari miglioramenti alla traduzione]

    qui l’originale

    ***

    Quando Muammar Gheddafi prese il potere nel 1969, ero studente universitario del terzo anno a Dar-es-Salaam. Accogliemmo la notizia con favore perché si inseriva nella tradizione del colonnello Gamal Abdul Nasser in Egitto, che aveva una posizione nazionalista e pan-arabista.

    Ben presto, però, sorsero problemi con il colonnello Gheddafi, per quanto riguarda l’Uganda e l’Africa nera:
    1. Idi Amin giunse al potere con il sostegno di Gran Bretagna e Israele, perché pensavano che fosse abbastanza ignorante da poter essere usato da loro. Amin, invece, si rivoltò contro i suoi sponsor, quando si rifiutarono di vendergli armi per combattere la Tanzania. Purtroppo, il colonnello Muammar Gheddafi, senza sufficienti informazioni sull’Uganda, saltò a sostegno di Idi Amin. Questo perché Amin era un ‘musulmano’ e l’Uganda era un ‘paese musulmano’, dove i musulmani venivano ‘oppressi’ dai cristiani. Amin ha ucciso extra-giudizialmente un sacco di persone e Gheddafi è stato associato a questi errori. Nel 1972 e nel 1979, Gheddafi ha inviato truppe libiche a difendere Idi Amin quando lo abbiamo attaccato. Mi ricordo di un bombardiere Tupolev 22 libico che cercava di bombardarci in Mbarara nel 1979. La bomba è finita in Nyarubanga perché i piloti erano spaventati. Essi non potevano avvicinarsi per bombardarci con precisione. Avevamo già abbattuto molti MIG di Amin usando missili terra-aria. I fratelli e le sorelle della Tanzania facevano parte di questa lotta. Molte milizie libiche sono state catturate e rimpatriate in Libia da parte della Tanzania. Questo è stato un grosso errore da parte di Gheddafi e una aggressione diretta contro il popolo dell’Uganda e dell’Africa orientale.

    2. Il secondo grosso errore di Gheddafi fu la sua posizione per un Governo Continentale dell’Unione Africana “subito”. E’ dal 1999 che spinge per questo obiettivo. Ora, i neri sono sempre educati. Essi, di norma, non vogliono offendere gli altri. Questo si chiama: “obufura” in Runyankore, “mwolo” in Luo – trattare, soprattutto gli stranieri, con cura e rispetto. Sembra che alcune delle culture non-africane non hanno ‘obufura’. È possibile sentire una persona parlare con una persona matura, come se lui / lei stesse parlando con un bambino dell’asilo. “Dovresti fare questo, dovresti fare quello, ecc”. Abbiamo cercato educatamente di segnalare al colonnello Gheddafi che ciò era difficile nel breve e medio termine. Dovremmo, invece, mirare alla Comunità Economica dell’Africa e, ove possibile, mirare anche a federazioni regionali. Il Col. Gheddafi non voleva cedere. Egli non rispettava le norme dell’Unione Africana (UA). Cose che erano state oggetto di precedenti riunioni venivano riesumate da Gheddafi. Non teneva conto di decisioni prese da tutti gli altri capi di stato africani. Alcuni di noi sono stati costretti a prendere posizione e opporsi alla sua posizione sbagliata e, lavorando con gli altri, abbiamo ripetutamente sconfitto la sua posizione illogica.

    3. Il terzo errore è stata la tendenza del Col. Gheddafi ad interferire negli affari interni di molti paesi africani usando i soldi che la Libia possiede in misura maggiore di quei paesi. Un esempio lampante è stato il suo coinvolgimento con i leader culturali dell’Africa Nera – re, capi, ecc. Poiché i leader politici dell’Africa si erano rifiutati di appoggiare il suo progetto di un governo africano, Gheddafi, incredibilmente, pensò che poteva aggirarle e lavorare con questi re per attuare i suoi desideri. Ho avvertito Gheddafi ad Addis Abeba che provvedimenti sarebbero stati presi contro ogni re ugandese che si fosse immischiato in politica perché era contro la nostra Costituzione. Ho promosso una mozione ad Addis Abeba per espungere dagli atti dell’UA tutti i riferimenti a re (leader culturali) che avevano fatto discorsi nel nostro forum, perché erano stati invitati illecitamente dal colonnello Gheddafi.

    4. Il quarto grosso errore è stato comune alla maggior parte dei leader arabi, incluso Gheddafi in una certa misura. Questo riguarda la gente del Sud Sudan che soffre da lungo tempo. Molti dei leader arabi appoggiarono o ignorarono le sofferenze del popolo nero in quel paese. Questa ingiustizia ha sempre creato tensione e frizione tra noi e gli arabi, tra cui Gheddafi in una certa misura. Tuttavia, devo rendere merito a S.E. Gheddafi e a S.E. Hosni Mubarak per essersi recati a Khartoum poco prima del referendum in Sudan e consigliare S.E. Bashir di rispettare i risultati del voto.

    5. Qualche volta Gheddafi e altri radicali del Medio Oriente non prendono le distanze a sufficienza dal terrorismo anche quando sono in lotta per una giusta causa. Il terrorismo è l’uso indiscriminato della violenza – non fa distinzione tra obiettivi militari e non militari. I radicali del Medio Oriente, a differenza dei rivoluzionari dell’Africa nera, sembrano dire che ogni mezzo è accettabile finché stai combattendo il nemico. È per questo che dirottano gli aerei, usano l’omicidio, mettono bombe nei bar, ecc. Perché bombardare i bar? Le persone che vanno al bar sono normali buontemponi, non persone politicamente impegnate. Siamo stati insieme con gli arabi nella lotta anti-coloniale. I movimenti di liberazione dell’Africa nera, però, si sono sviluppati in modo diverso da quelli arabi. Dove abbiamo usato le armi, abbiamo combattuto i soldati o sabotato le infrastrutture ma mai mirato a non combattenti. Questi metodi indiscriminati tendono a isolare le lotte del Medio Oriente e il mondo arabo. Sarebbe bello se gli estremisti in questi settori potessero razionalizzare i loro metodi di lavoro in questo campo dell’uso della violenza indiscriminata.

    Questi cinque punti di cui sopra sono alcuni dei punti negativi in ​​relazione al Col. Gheddafi, per quello che ha riguardato i patrioti dell’Uganda nel corso degli anni. Queste posizioni del Col. Gheddafi sono state spiacevoli e non necessarie.

    Tuttavia, Gheddafi ha avuto anche molti punti positivi, obiettivamente parlando. Questi punti positivi sono stati a favore dell’Africa, della Libia e del Terzo Mondo. Mi occuperò di essi punto per punto:

    1. Il colonnello Gheddafi ha tenuto una politica estera indipendente e, naturalmente, anche politiche interne indipendenti. Non riesco a capire la posizione dei paesi occidentali che sembrano risentirsi di leader indipendenti e sembrano preferire burattini. I burattini non sono buoni per nessun paese. La maggior parte dei paesi che sono passati da uno status da Terzo Mondo ad uno da Primo Mondo a partire dal 1945 hanno avuto leader indipendenti: Corea del Sud (Park Chung-hee), Singapore (Lee Kuan Yew), Repubblica popolare cinese (Mao Tse Tung, Chou Enlai, Deng Xiaoping, il Maresciallo Shangkun Yang, Li Peng, Jiang Zemin, Hu Jing Tao, etc), Malesia (Dr. Mohamad Mahthir), Brasile (Lula Da Silva), Iran (gli ayatollah), ecc Tra la prima e la seconda guerra mondiale, l’Unione Sovietica è divenuta un paese industriale spinta dal dittatoriale ma indipendente Giuseppe Stalin. In Africa abbiamo beneficiato di un certo numero di leader indipendenti: il colonnello Nasser in Egitto, Mwalimu Nyerere della Tanzania, Samora Machel del Mozambico, ecc Questo è il modo in cui il SudAfrica è stato liberato. È così che ci siamo sbarazzati di Idi Amin. L’arresto del genocidio in Ruanda e il rovesciamento di Mobutu, ecc, sono stati il risultato degli sforzi di leader africani indipendenti. Muammar Gheddafi, qualunque siano i suoi difetti, è un vero nazionalista. Io preferisco i nazionalisti ai pupazzi di interessi stranieri. Dove mai i pupazzi hanno promosso la trasformazione dei paesi? Dovrebbero dircelo, coloro che hanno familiarità con i pupazzi. Pertanto, l’indipendente Gheddafi ha dato qualche contributo positivo alla Libia, io credo, così come all’Africa e al Terzo Mondo. Farò un piccolo esempio. Al tempo in cui stavamo combattendo le dittature criminali qui in Uganda, abbiamo avuto un problema dovuto ad una complicazione derivante dalla nostra incapacità di catturare abbastanza pistole a Kabamba il 6 febbraio 1981. Gheddafi ci ha dato una piccola fornitura di 96 fucili, 100 mine anticarro, ecc, che è stata molto utile. Egli non ha consultato Washington o Mosca prima di farlo. Questo è stato un bene per la Libia, per l’Africa e per il Medio Oriente. Dovremmo anche ricordare, come elemento di quella indipendenza, che ha espulso le basi militari britanniche e americane dalla Libia, ecc.

    2. Prima che Gheddafi prendesse il potere nel 1969, un barile di petrolio costava 40 centesimi di dollaro americano. Ha lanciato una campagna per trattenere il petrolio arabo a meno che l’Occidente lo pagasse di più. Mi pare che il prezzo salì a 20 dollari al barile. Quando scoppiò la guerra arabo-israeliana del 1973, il barile di petrolio andò a 40 dollari. Sono, quindi, sorpreso di sentire che molti produttori di petrolio nel mondo, compresi i paesi del Golfo, non apprezzano il ruolo storico svolto da Gheddafi sulla questione. Le enormi ricchezze di cui molti di questi produttori di petrolio stanno godendo sono dovute, almeno in parte, agli sforzi di Gheddafi. I paesi occidentali hanno continuato a svilupparsi a dispetto dell’aumento del prezzo del petrolio. Ciò significa che la situazione del petrolio pre-Gheddafi era caratterizzata da super sfruttamento in favore dei paesi occidentali.

    3. Non mi sono mai dedicato allo studio delle condizioni socio-economiche della Libia. Nella mia ultima visita, ho potuto vedere buone strade, anche dal cielo. Dalle immagini televisive, si possono anche vedere i ribelli sfrecciare su e giù in camionette su strade molto buone accompagnati dai giornalisti occidentali. Chi ha costruito queste belle strade? Chi ha costruito le raffinerie di petrolio a Brega e gli altri luoghi dove i combattimenti hanno avuto luogo di recente? Questi impianti furono costruiti durante il periodo del re e dei suoi alleati americani e inglesi, o sono stati costruiti da Gheddafi? In Tunisia e in Egitto, alcuni giovani si sono immolati (bruciati) perché non riuscivano a ottenere posti di lavoro. Anche i libici sono senza lavoro? Se sì, perché, allora, ci sono centinaia di migliaia di lavoratori stranieri? La politica della Libia di fornire così tanti posti di lavoro a lavoratori del Terzo Mondo è negativa? I bambini in Libia vanno tutti a scuola? Ed era questo il caso in passato – prima di Gheddafi? È il conflitto in Libia economico o puramente politico? Forse la Libia avrebbe potuto svilupparsi di più se avesse incoraggiato di più il settore privato. Tuttavia, questo è qualcosa che i libici sono in una posizione migliore per giudicare. Così com’è, la Libia è un paese a medio reddito con il PIL a 89,03 miliardi dollari. Questo è più o meno come il PIL del Sud Africa quando Mandela prese la leadership nel 1994 ed è circa — [*] il PIL della Spagna.

    4. Gheddafi è uno dei pochi leader laici nel mondo arabo. Egli non crede nel fondamentalismo islamico ed è per questo che le donne sono state in grado di andare a scuola, arruolarsi nell’esercito, ecc. Questo è un punto positivo sul lato di Gheddafi.

    Venendo alla crisi attuale, quindi, abbiamo bisogno di ricordare alcune questioni:

    1. La prima questione è distinguere tra dimostrazioni e insurrezioni. Sulle manifestazioni pacifiche non si dovrebbe sparare con proiettili veri. Naturalmente, anche le manifestazioni pacifiche dovrebbe coordinarsi con la polizia per garantire che non interferiscano con i diritti degli altri cittadini. Quando rivoltosi, però, attaccano stazioni di polizia e caserme dell’esercito con l’obiettivo di prendere il potere, allora, non sono più manifestanti, sono degli insorti. Dovranno essere trattati come tali. Un governo responsabile dovrebbe usare una forza ragionevole per neutralizzarli. Naturalmente, il governo responsabile ideale dovrebbe essere anche uno eletto dal popolo a intervalli periodici. Se c’è un dubbio sulla legittimità di un governo e la gente decide di lanciare un’insurrezione, questa dovrebbe essere la decisione di forze interne. Non sta a forze esterne arrogarsi tale ruolo, spesso non hanno conoscenze sufficienti per decidere correttamente. L’eccessivo coinvolgimento esterno porta sempre distorsioni terribili. Perché dovrebbero interferire forze esterne? Questo è un voto di sfiducia nei confronti del popolo stesso. Una legittima insurrezione interna, se questa è la strategia scelta dai dirigenti di quella lotta, può avere successo. Lo Scià di Persia è stato sconfitto da un’insurrezione interna, la Rivoluzione russa del 1917 fu una insurrezione interna, la rivoluzione in Zanzibar nel 1964 è stata una insurrezione interna: i cambiamenti in Ucraina, Georgia, ecc, tutte sono state insurrezioni interne. Spetta ai capi della Resistenza di quel paese di decidere la loro strategia, non agli stranieri sponsorizzare gruppi insurrezionali in paesi sovrani. Io sono totalmente allergico alla partecipazione straniera, politica e militare, in paesi sovrani, in particolare nei paesi africani. Se l’intervento straniero fosse positivo, allora, i paesi africani dovrebbero essere i paesi più prosperi del mondo, perché ne abbiamo avuto le maggiori dosi: tratta degli schiavi, colonialismo, neo-colonialismo, l’imperialismo, ecc. Tutti questi eventi imposti dagli stranieri, invece, sono stati disastrosi. È solo di recente che l’Africa sta cominciando a rimettersi in piedi anche grazie al rifiuto di ingerenze esterne. Le ingerenze esterne e l’acquiescenza da parte degli africani a tali ingerenze sono state responsabili della stagnazione in Africa. La definizione errata di priorità in molti dei paesi africani è, in molti casi, imposta da parte di gruppi esterni. La mancata prioritarizzazione data alle infrastrutture, per esempio, soprattutto l’energia, è dovuta, in parte, ad alcune di queste pressioni. Invece, viene promosso il consumo. Ho assistito a questa definizione sbagliata di priorità anche qui in Uganda. Interessi esterni si sono collegati, per esempio, con gruppi fasulli interni per opporsi ai progetti energetici per motivi pretestuosi. Come si sviluppa un’economia senza energia? I Quisling e i loro sostenitori esterni non si curano di tutto questo.

    2. Se promuovete insurrezioni sostenute dall’esterno in piccoli paesi come la Libia, cosa farete con quelli più grandi come la Cina che ha un sistema diverso dai sistemi occidentali? Avete intenzione di imporre una no-fly-zone sulla Cina in caso di alcune insurrezioni interne come è avvenuto in piazza Tiananmen, in Tibet o in Urumqi?

    3. I paesi occidentali usano sempre due pesi e due misure. In Libia, sono molto ansiosi di imporre una no-fly-zone. In Bahrain e altre zone dove ci sono regimi filo-occidentali, chiudono un occhio di fronte a situazioni analoghe o ancora peggiori. Ci siamo appellati alle Nazioni Unite per imporre una no-fly-zone sulla Somalia al fine di ostacolare la libera circolazione dei terroristi, legati ad Al-Qaeda, che ha ucciso americani l’11 settembre, ha ucciso ugandesi il luglio scorso e hanno causato tanti danni ai somali, senza successo. Perché? Non ci sono esseri umani in Somalia simili a quelli di Bengasi? O è perché la Somalia non ha petrolio che non sia completamente controllato dalle compagnie petrolifere occidentali a causa della postura nazionalista di Gheddafi?

    4. I paesi occidentali sono sempre molto pronti a commentare ogni problema nel Terzo Mondo – Egitto, Tunisia, Libia, ecc. Tuttavia, alcuni di quei paesi [occidentali] eranoproprio quelli che ostacolavano la crescita in questi paesi. Ci fu un colpo di Stato militare, che lentamente divenne una rivoluzione, nell’Egitto arretrato nel 1952. Il nuovo leader, Nasser, aveva l’ambizione di trasformare l’Egitto. Voleva costruire una diga, non solo per produrre elettricità ma anche per aiutare l’antico sistema di irrigazione egiziano. Gli è stato negato il denaro dall’Occidente perché non credeva che gli egiziani avessero bisogno di energia elettrica. Nasser ha deciso di raccogliere i soldi nazionalizzando il Canale di Suez. E’ stato attaccato da Israele, Francia e Gran Bretagna. Per essere giusti verso gli Stati Uniti, il presidente Eisenhower si oppose a tale aggressione quella volta. Certo, ci fu anche la ferma posizione dell’Unione Sovietica. Quanta elettricità avrebbe dovuto produrre questa diga? Solo 2000 mgws per un paese come l’Egitto! Che diritto morale ha, allora, questa gente di commentare le vicende di questi paesi?

    5. Un altro punto negativo sorgerà dalla abitudine ormai dei paesi occidentali di super-utilizzare la loro superiorità tecnologica per imporre la guerra a società meno sviluppate, senza una logica cristallina. Questo innescherà una corsa agli armamenti nel mondo. Le azioni dei paesi occidentali in Iraq e ora la Libia sottolineano che la forza è “diritto”. Sono abbastanza sicuro che molti paesi che possono, intensificheranno la ricerca militare e in pochi decenni potremmo avere un mondo più armato. Questa scienza bellica non è magia. Un piccolo paese come Israele è oggi una superpotenza in termini di tecnologia militare. Eppure 60 anni fa Israele dovette acquistare di seconda mano aerei magister fouga dalla Francia. Ci sono molti paesi che possono diventare piccoli Israele se questa tendenza di un uso eccessivo di mezzi militari da parte dei paesi occidentali continua.

    6. Tutto ciò nonostante, il colonnello Gheddafi dovrebbe essere pronto a sedersi con l’opposizione, attraverso la mediazione dell’Unione africana, con l’insieme dei gruppi di opposizione, che ora include persone a noi ben note – Ambasciatore Abdalla, Dr. Zubeda, ecc. So che Gheddafi ha il suo sistema di comitati eletti che culminano in una Conferenza Nazionale del Popolo. In realtà Gheddafi pensa che questo sia superiore al nostro sistema multi-partitico. Naturalmente, non ho mai avuto il tempo di sapere quanto veramente sia competitivo questo sistema. Comunque, anche se è competitivo, c’è ora, a quanto pare, un numero significativo di libici che pensano che ci sia un problema in Libia in termini di governance. Poiché non vi sono state in Libia elezioni con osservatori internazionali, neppure dell’Unione Africana, non possiamo sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato. Pertanto, un dialogo è la strada corretta da seguire.

    7. La missione dell’Unione africana non è potuta entrare in Libia perché i paesi occidentali hanno iniziato a bombardare la Libia il giorno prima dell’arrivo previsto. Tuttavia, la missione continuerà. La mia opinione è che oltre a ciò che la missione dell’Unione africana sta facendo, può essere importante chiamare un vertice straordinario dell’Unione Africana ad Addis Abeba per discutere di questa grave situazione.

    8. Per quanto riguarda l’opposizione libica, io mi sentirei in imbarazzo ad essere supportato da aerei da guerra occidentali, perché i Quisling di interessi stranieri non hanno mai aiutato l’Africa. Ne abbiamo avuto un rifornimento abbondante negli ultimi 50 anni – Mobutu, Houphouet Boigny, Kamuzu Banda, ecc. L’Occidente ha fatto un sacco di errori in Africa e in Medio Oriente in passato. Oltre al commercio degli schiavi e il colonialismo, ha partecipato alla uccisione di Lumumba, fino a poco tempo fa l’unico leader eletto del Congo, l’uccisione di Felix Moummie del Camerun, Bartolomeo Boganda della Repubblica Centrafricana, il sostegno all’UNITA in Angola, il sostegno ad Idi Amin all’inizio del suo regime, la contro-rivoluzione in Iran nel 1953, ecc. Recentemente, c’è stato qualche miglioramento negli atteggiamenti arroganti di alcuni di questi paesi occidentali. Certo, con l’Africa nera e, in particolare, l’Uganda, le relazioni sono buone dopo la loro posizione corretta riguardo ai neri del Sud Sudan. Con la democratizzazione del Sud Africa e la libertà dei neri in Sud Sudan, non c’erano più problemi tra i patrioti dell’Uganda e i governi occidentali. Purtroppo, queste azioni affrettate sulla Libia stanno cominciando a sollevare nuovi problemi. Essi dovrebbero essere risolta rapidamente.

    Pertanto, se i gruppi dell’opposizione libica sono patrioti, devono combattere la loro guerra da loro stessi e condurre i loro affari da soli. Dopo tutto, hanno facilmente catturato così tanto materiale dall’esercito libico, perchè hanno bisogno di sostegno militare straniero? Avevo solo 27 fucili. Essere burattini non è bene.

    9. I membri africani del Consiglio di Sicurezza ha votato a favore della risoluzione del Consiglio di Sicurezza. Questo era in contrasto con ciò che il Consiglio Africano per la Pace e la Sicurezza aveva deciso ad Addis Abeba di recente. Questo è qualcosa che solo il vertice straordinario è in grado di risolvere.

    10. E’ stato un bene che alcuni grandi paesi nel Consiglio di Sicurezza si siano astenuti su questa risoluzione. Questi sono: Russia, Cina, Brasile, India, ecc. Ciò dimostra che vi sono forze equilibrate nel mondo che, attraverso altre consultazioni, contribuiranno ad evolvere posizioni più corrette.

    11. Essendo membri delle Nazioni Unite, siamo vincolati dalla risoluzione che è passata, per quanto affrettata la procedura. Tuttavia, vi è un meccanismo per la revisione. I paesi occidentali, che sono più attivi in ​​queste azioni affrettate, dovrebbero guardare a questo percorso. Può essere un modo per districarsi tutti noi da possibili brutte complicazioni. Che succede se i libici fedeli a Gheddafi decidono di combattere? L’utilizzo di carri armati e aerei facilmente bersagliati dagli aerei di Sarkozy non è l’unico modo di combattere. Chi sarà responsabile di una tale guerra protratta? E’ ora che cominciamo a ragionare con più attenzione.

    Yoweri Museveni K.
    PRESIDENTE
    20 marzo 2011

  11. Arduino il 27 marzo 2011 alle 11:26

    @Lorenzo Galbiati
    Non vedo contraddizioni in quanto scrive Faird Adly. Riconosce che l’intervento di Gran Bretagna e Francia non è disinteressato, ma gli è chiaro che senza quell’intervento Gheddafi avrebbe sterminato, così come ha fatto nel passato in occasione di altri moti e rivolte e come ha dichiarato di voler fare anche in questa occasione, gli insorti. Gli insorti sono riconoscenti nei confronti di chi è intervenuto (tra l’altro secondo i crismi della legalità internazionale, con una risoluzione ONU approvata senza voti contrari e senza che nessuno ne metta in discussione la validtà), ma anche crecano di limitare gli effetti di questo intervento, rivendicando la libertà di scelta per il loro futuro. E il paragone con i resistenti europei aiutati dagli alleati contro i nazisti è calzante.

    @np
    Il diritto di ingerenza negli affari interni di altre nazioni è elemento compromesso e discusso, ma nel caso della Libia, la risoluzione 1973 dell’ONU è garante del fatto che l’intervento non viola la legalità internazionale. E aggiungo il che il dilagare delle rivolte dal Marocco, alla Siria, all’Iran dimostra che esistono dinamiche di ampio respito che vanno ben oltre la capacità di intrigo di Sarkozy ipotizzata in Libia e che richiedono analisi che vadano oltre al solito schema dell’imperialismo americano.

    @giorgio mascitelli
    Cosa accadrà in Libia è difficile dirlo, la politica non è una partita di scacchi tra due giocatori pienamente razionali per cui è sempre possibile individuare le conseguenze di ogni mossa.

  12. giorgio mascitelli il 27 marzo 2011 alle 12:59

    Per favore non scherziamo: cosa vuol dire che la politica non è prevedibile? Si interviene in una guerra civbile schierandosi per un dei due gruppi tribali contrapposti e non si pensa ai risultati della propria azione? D’accordo che nessuno degli attuali leader occidentali mi sembra una cima, però quello di cui Arduino accusa implicitamente i gruppi dirigenti occidentali è un avventurismo criminale alle soglie dell’idiozia autolesionistica francamente eccessivo. Un qualche piano Sarkozy e Cameron ce lo devono avere.

  13. helena il 27 marzo 2011 alle 13:16

    Non esistono guerre umanitarie. Non esistono guerre che non siano al contempo grandi spartizioni della torta, anche se il loro motivo originario può essere stato un’altro. E la realpolitik, alla fine, tradisce sempre buona parte delle promesse ideali. Sappiamo che gli alleati hanno sganciato le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, che hanno provocato un numeri di morti civili altissimo con i bombardamenti delle città tedesche, che anche in Italia il numero più alto di vittime della guerra aerea è stata causata dagli alleati. Ma senza le loro truppe e i loro armamenti, le forze della resistenza non avrebbero potuto liberare l’Italia.
    Non so cosa accadrà in Libia. Ma pare evidente che i rivoltosi erano destinati a soccombere di fronte alla superiore potenza militare del regime, armi e aerei di da guerra made in Italy, mercenari che con il denaro accumulato Ghedaffi ha potuto assoldare.
    Quel che abbiamo visto finora altrove, non lascia sperare bene. Il Kosovo dato chiavi e armi in mano all’Uck, l’Afghanistan e l’Iraq impantanati in guerre che costano un prezzo di sangue giornaliero altissimo alla popolazione civile, morti che qui passano pressoché inosservati. E’ facile pronosticare che anche stavolta finirà così.
    Ma credo che intanto ci fossero differenze nelle situazioni nominate sopra, differenze politiche, storiche, culturali, persino geo-militari.
    Il disegno neo-con del Nuovo Secolo Americano che doveva realizzarsi a partire dall’Iraq mi pare c’entri assai poco con la situazione attuale di diversi paesi arabi dove sono nate rivolte per reclamare condizioni di vita migliore e sbarazzarsi di regimi corrotti e dittatoriali.
    Quel che accade là è qualcosa di importante per noi tutti, anche se gli esiti dovessero essere deludenti. Ci sono spinte che malgrado tutto agiscono su tempi lunghi, continuano a scavare. Lasciar Gheddafi riprendersi la Libia comportava, oltre al nuovo imbarazzo di chi ha cominciato a chiamare tiranno l’amico del giorno prima, il rischio che la sua ritorsione fosse un segnale per tutto il resto dell’area. Un segnale che dice: è tutto inutile.
    Quel che mi colpisce in queste discussioni e disquisizioni, è la certezza che sia così. E anche una sorta di mancanza di empatia, una mancanza di fiducia che quelle persone che si ribellano, siano davvero interessate a una vita migliore, anche a una vita più libera. Mi colpisce, Giorgio, che tu citando uno come Henri-Levy quale paladino di un astratto principi dei Diritti dell’Uomo che dimentica quello degli uomini concreti, finisca per mettere implicitamente sullo stesso piano le parole di un giornalista libico di formazione marxista come Farid Adly.
    Parole che magari non sono più rappresentative di quelle citate per coazione alla par-condicio da Marco, ma che alle mie orecchie testimoniano di una autentica lacerazione.
    Per finire, aggiungo. Come Andrea Inglese, avrei voluto (senza i dubbi che mi porto appresso ora) un’intervento militare dove non c’è stato, come in Ruanda. Questo per dire che credo si possa ragionare senza dover prendere la parte dei concreti poteri politici, e senza dover appoggiare quel che, di fatto, fanno.

  14. la funambola il 27 marzo 2011 alle 13:54

    “E anche una sorta di mancanza di empatia, una mancanza di fiducia che quelle persone che si ribellano, siano davvero interessate a una vita migliore, anche a una vita più libera”

    perchè ti arroghi un primato di com passione?
    lo sai che questo che esprimi è un giudizio moralistico e fuorviante?
    per avvallare un NI o un SI a questa operazione che di umanitario c’ha solo la “speranza” che lo sia, hai bisogno di stigmatizzare emozionalmente chi ha uno sguardo diverso dal tuo?

    la fu

  15. lorenzo galbiati il 27 marzo 2011 alle 14:05

    Nell’altro articolo, Andiam a guerreggiar, molti commentatori hanno discusso del ruolo delle masse popolari, del proletariato in questa rivolta. Interessante è chiedersi che cosa succederà alle masse popolari della futura Libia filoccidentale (democratica?) visto il credo neoliberista filoamericano del capo del governo provvisorio Jibril.

    Ecco un ritratto di Jibril, successore di Gheddafi

    Dopo aver incontrato Sarkozy e la Clinton, Mahmoud Jibril è stato nominato ieri capo del governo provvisorio dei ribelli libici
    Il Consiglio nazionale dei ribelli libici ha nominato ieri un governo di transizione guidato da Mahmoud Jibril, il distinto signore ricevuto con tutti gli onori da Sarkozy all’Eliseo lo scorso 10 marzo e incontratosi pochi giorni dopo con la Clinton.

    Questo anonimo tecnocrate sessantenne, finora sconosciuto alle cronache, è stato per anni l’uomo chiave di Washington e Londra all’interno del regime del Colonnello Gheddafi. In qualità di direttore dell’Ufficio nazionale per lo sviluppo economico (Nedb) del governo libico, Jibril lavorava per facilitare la penetrazione economica e politica angloamericana in Libia promuovendo un radicale processo di privatizzazione e liberalizzazione dell’economia nazionale.

    Dopo aver studiato e insegnato per anni ‘pianificazione strategica e processi decisionali’ nell’università statunitense di Pittsburgh, Jibril ha trascorso la sua vita a predicare il vangelo neoliberista in tutti i paesi arabi, per poi dedicarsi al suo Paese natale alla guida del Nedb, organizzazione governativa creata nel 2007 su impulso di “aziende di consulenza internazionali, prevalentemente americane e britanniche”.

    Dai cablogrammi inviati a Washington dall’ambasciata Usa a Tripoli emerge il lavoro di lobbying che Jibril ha svolto negli ultimi quattro anni nel tentativo di convincere il regime di Tripoli – in particolare il figlio del colonnello, Said al-Islam – ad adottare radicali riforme economiche, a potenziare i rapporti economici con gli Stati Uniti (e la Gran Bretagna), congelati da decenni, e a formare una nuova classe dirigente filo-occidentale. Un lavoro che all’inizio sembrava promettente, ma che alla fine è stato bloccato da Gheddafi.

    Un cablo del novembre 2008 rende conto di come Jibril suggerisca agli Usa di stare attenti alla “crescente competizione” per le risorse petrolifere libiche da parte di Europa, Russia, Cina e India, osservando che nei prossimi anni la Libia diverrà ”più preziosa” in ragione delle sue riserve petrolifere ancora non sfruttate. Il capo del Nedb invita Washington ad approfittare delle future privatizzazioni libiche per investire anche in infrastrutture, sanità e istruzione, e a formare giovani libici nelle università Usa. Non stupisce che, in un successivo cablo di fine 2009, l’ambasciata americana Usa a Tripoli descriva Jibril come “un interlocutore serio che sa cogliere la prospettiva Usa”.

    Enrico Piovesana

  16. maria il 27 marzo 2011 alle 14:08

    E il paragone con i resistenti europei aiutati dagli alleati contro i nazisti è calzante

    maria
    calzante? ma gli alleati intervennero in piena guerra mondiale con i paesi occidentali occupati dal nazismo da quasi quattro anni, e non lo fecero certamente per le resistenze europee, anche se naturalmente con esse poi si intrecciarono. Il coinvolgimento statunitense, avvenne il 6 giugno 1944, dopo il bombardamento di Pearl Harbour e dopo l’aggressione della Germania all’Unione Sovietica del 22 giugno 1941 e la guerra era cominciata nel 1939.

    La Libia non ha dichiarato guerra a nessuno e non è una minaccia per l’Europa, ciò non vuol dire che i ribelli libici non abbiano le loro ragioni, ma stabilire a tutti i costi analogie con le parti in causa della seconda guerra mondiale pare quasi la ricerca nel passato di una legittimità che nel presente ha delle ombre.

    Io penso che il problema dei nostri tempi sia la ricerca di modalità di intervento e di sostegno ai ribelli di paesi dittatoriali, ma non in base a interessi nazionali dei soccorritori o situazioni geopolitiche particolari come avviene in tutta evidenza adesso; secondo me l’ONU non è in grado di fare questo ,e del resto, se tale organismo venne realizzato all’indomani della fine della guerra in una situazione politica internazionale profondamente differente da quella odierna, qualcosa da modificare ci sarà di certo.

  17. helena il 27 marzo 2011 alle 14:21

    Non mi pare di aver espresso con arroganza quella che è la sensazione che ho avuto leggendo i thread che toccano il discorso delle rivolte/rivoluzioni arabe anche prima che si entrasse in guerra, ossia che prevale lo sguardo sulle manovre dei potenti, cosa che non esclude che uno possa avere dei sentimenti di solidarietà ecc. Però dice che gli sembra poco rilevante esprimerli.
    In più non ho mai detto che la guerra possa essere umanitaria, né intendevo avvallare un SI alla guerra in corso.

  18. giorgio mascitelli il 27 marzo 2011 alle 14:54

    Cara Helena, apprezzo il tuo approccio dubbioso e rispettoso delle opinioni altrui anche perchè abbastanza raro, anche tra i sostenitori dell’intervento. Permittimi però di dirti che sul pezzo di Adly, giornalista che peraltro stimo, mi sono limitato a constatare un’imprecisione oggettiva, quindi non ho implicitamente paragonato Adly a nessuno, ho messo in luce una contraddizione del suo pezzo. Quanto al merito della questione, credo che ognuno di noi stia scegliendo il male minore e al di là dei toni striduli o ragionati la sappia benissimo. Per quel che mi concerne il timore che una guerra prolungata funga da detonazione nell’intero mediterraneo, la convinzione che la situazione della Libia non sia esattamente paragonabile a quella dell’Egitto e i precedenti storici mi inducono a essere critico sull’intervento militare.

  19. georgia il 27 marzo 2011 alle 15:05

    visto il credo neoliberista filoamericano del capo del governo provvisorio Jibril.
    Ecco un ritratto di Jibril, successore di Gheddafi

    Lorenzo :-)))) prima di tutto NON è il successore di gheddafi, ma solo quello del governo provvisorio, visto che come minimo ci sarà una costituzione (bella o brutta che sia), delle elezioni (chiunque le vinca) e via dicendo … poi scusa ma … riguardo al noliberismo, ci teniamo da ormai quasi vent’anni berlusconi, una grande fetta di italiani è talmente tranquilla che neppure va a votare tanto uno vale l’altro e tu ti stai a preoccupare di Jibril? per quanto orrido sia, sarà meglio dell’attuale gheddafi ;-). Poi almeno da quello che ho letto sembra molto più legato ai francesi che agli usa (e fra sarkozy e obama io sinceramente preferisco obama)
    Poi visto che siamo in ambito di paragoni: che ci si doveva tenere mussolini, visto che badoglio non era certo il meglio che una resistenza potesse sognare? ….
    Dimostrami che il tutto è un complotto della cia e del mossad, e che jibril è un loro uomo imposto alle tribu, e non il contrario, e io ti do ragione, Altrimenti mica possiamo imporre ai libici quello che neppure siamo capaci di avere noi ;-)

  20. lorenzo galbiati il 27 marzo 2011 alle 15:30

    Geo,
    ho preso un articolo di peacereporter nel cui titolo c’è scritto “possibile successore di Gheddafi”: se vuoi aggiungiamo “possibile”.

    Per il resto, tu scrivi: Dimostrami che il tutto è un complotto della cia e del mossad, e che jibril è un loro uomo imposto alle tribu, e non il contrario, e io ti do ragione, …ma ragione su che cosa? Ho solo riportato che il capo attuale del governo è un neoliberista filoccidentale amico da tempo di Francia e USA, c’è poco da obiettare. E io cosa dovrei dimostrarti, che le tribù della Cirenaica hanno imposto Jibril a Francia e USA (che CIA e Mossad te li sei inventati tu)? Beh, se sono state le tribù a volerlo e imporlo all’Occidente, l’Occidente non poteva augurarsi di meglio, no?

  21. helena janeczek il 27 marzo 2011 alle 15:38

    D’accordo, Giorgio.

  22. ng il 27 marzo 2011 alle 15:44

    Scrive Helena:

    “Il disegno neo-con del Nuovo Secolo Americano che doveva realizzarsi a partire dall’Iraq mi pare c’entri assai poco con la situazione attuale di diversi paesi arabi dove sono nate rivolte per reclamare condizioni di vita migliore e sbarazzarsi di regimi corrotti e dittatoriali.”

    Certo che la situazione è diversa. Nessuno ha mai detto il contrario. Altrettanto certo è che gli americani (e francesi e inglesi) stanno giocando un ruolo non indifferente nell’indirizzamento (a proprio vantaggio) di quelle rivolte. E lo fanno non certo per la “democrazia”, ma per gli stessi motivi di fondo per cui, alla fine, stanno in Iraq e in Afghanistan.

    Su ciò può essere utile leggere alcuni passi dell’intervista al generale della Nato Fabio Mini (Espresso del 23 marzo):

    […] E quali sarebbero (le vere ragioni del conflitto)?
    «Io sono convinto che le ragioni non siano umanitarie o di rimozione del regime di Gheddafi. Si stanno decidendo i nuovi equilibri energetici dell’area nordafricana e degli Stati che la controllano. Gheddafi da parte sua ha sbagliato nel credere di poter sedare la rivolta come fosse un movimento del pane, e questo perché i movimenti sono stati solo un innesco di un procedimento ben più grande. Ci sono in gioco gli interessi delle compagnie energetiche e tutti gli Stati vogliono dire la loro nella nuova spartizione».

    Una corsa alla colonizzazione, insomma?
    «Si può parlare di una “guerra coloniale”, è vero, tenendo questo termine tra virgolette. Il riassetto del Nord Africa può seguire solo due vie: la ricerca di un equilibrio e di una stabilità che permettano degli investimenti futuri, oppure la balcanizzazione dell’area. La seconda soluzione è quella che è stata applicata più spesso negli ultimi anni in tutti gli scenari di guerra: nei Balcani certamente, ma anche in Afghanistan. Se non si riesce a trovare un punto di accordo, allora si destabilizzano le istituzioni e si frammentano, in modo che il potere vada nelle mani di chi ha degli interessi diversi, come le compagnie private energetiche». […]

    Ciò, ovviamente, non toglie importanza alle rivolte. Come ho già scritto, tutto si gioca sul “controllo” della sollevazione popolare. E la guerra è (anche) uno strumento per indirizzarla in un certo modo: se alcune di queste rivolte volessero, per loro spinta interna, farsi veramente democratiche e socialiste, gli americani lo permetterebbero? Andiamo, non facciamo troppo gli ingenui; la storia ha scritto pagine indelebili su ciò. Io ho molta fiducia nelle rivolte. Ma non in tutte. E certamente non ho fiducia nella “direzione politica” di quella libica. Se fino a ieri potevo sperare in alcune sue componenti, diciamo in quelle meno compromesse col vecchio regime o con gli “occidentali”, e comunque potevo sperare nella spinta liberatrice che veniva dalle rivolte dei paesi vicini, ecco, l’intervento militare mi toglie ogni speranza, giacché riporta tutto sotto una bandiera che non è quella delle “masse popolari”.

    ng

  23. lorenzo galbiati il 27 marzo 2011 alle 15:57

    ng

    Mi pare che gli elementi informativi che ho appena postato siano d’appoggio alla tua posizione, che è anche la mia – a parte il fatto che io non faccio una lettura “classista” (non so se sia il termine giusto) delle rivolte e che cmq non ho, in genere, “molta fiducia” nelle rivolte armate, quanto meno nel loro sbocco democratico.

  24. georgia il 27 marzo 2011 alle 16:17

    Ho solo riportato che il capo attuale del governo è un neoliberista filoccidentale amico da tempo di Francia e USA, c’è poco da obiettare.

    io manco sapevo ci fosse già addirittura un capo del governo.
    E che sia neoliberista filoamericano non mi sorprende in un paese che vive di solo petrolio, in libia non ci sono classi, nè partiti, non ci sono sindacati … la classe operaia è composta per lo più da stranieri … cosa dovrebbe essere? E già tanto se ci sono giovani che hanno fatto la rivolta … tutto verrà dopo se mai verrà. Ad ogni modo anche gheddafi era ormai neoliberista e della specie peggiore.

  25. georgia il 27 marzo 2011 alle 16:47

    ma perchè continuate a chiamarli ribelli?
    soprattutto in questo colonnino visto che il povero Adly ha proprio fatto un appello a smetterla di chiamarli ribelli ;)
    Tra poco sono la classe dirigente libica e ancora li chiamate ribelli?

  26. Arduino il 27 marzo 2011 alle 17:37

    @maria
    Il paragone con i resistenti europei aiutati dagli alleati contro i nazisti è calzante dal punto di vista di chi combatte una dittatura. La percezione oggettiva degli insorti libici è quella di un aiuto che viene dall’esterno nella loro ribellione contro un dittatore con un potenziale bellico di gran lunga superiore al loro e che coopera con loro alla liberazione del loro paese. Che piaccia o meno, gli insorti si percepiscono come i partigiani liberatori del loro paese e trovano nella Resistenza al nazismo l’analogia più vicina nella esperienza di molti paesi europei.

    @giorgio mascitelli
    Il mio commento sull’esito della rivolta libica non riguarda tanto le strategie di Camerone Sarkozy, ma le domande che lei pone:
    “Nel concreto della Libia cosa si farà finita l’euforia del bombardamento: intervento via terra e instaurazione di una dittatura dei clan della Cirenaica invece di quelli della Tripolitania? Si fa consumare il paese in una guerra civile, intervenendo solo via aerea quando le cose si mettono male per i buoni? Trattativa con secessione della Cirenaica dalla Tripolitania?”

    Rimosso il discutibile riferimento all’euforia del bombardamento, associabile al più a qualche esagitato politico come il nostro ministro della difesa, è certo che chi ha voluto l’intervento ha una sua strategia, senz’altro non rigida e senz’altro modificabile in seguito alle circostanze, ma non è parte di questo mondo una strategia infallibile nel suo dispiegamento e in grado di prevedere adeguate contromisure a ogni contromossa dell’avversario.

    Mi associo a chi come helena ha notato una assenza di empatia nei confronti dei ribelli libici, come se l’intervento ONU-NATO a loro favore cancellasse la legittimità e l’onorabilità della loro lotta dal punto di vista di qualche rigorosa ortodossia. In altre parole ribellarsi può essere più o meno giusto e l’elemento discriminante è la presa di posizione del mondo occidentale in proposito. Se l’Occidente appoggia una rivolta, allora questa va guardata con sospetto ed da considerarsi adulterata e manovrata come un movimento popolare che non risponde a rigorosi requisiti DOC. Noto anche un malcelato senso di superiorità nei confronti dei ribelli libici, considerati di fatto come entità eterodirette, incapaci di prendere in mano il proprio destino e politicamente ingenui, al punto di non capire che chi li mette al riparo dai carri armati del dittatore che combattono e che li ha oppressi per decenni è di fatto il loro vero nemico.

    Helena parla anche di Ruanda. Per il poco che ho capito del genocidio del Ruanda, il comportamento dell’ONU e della comunità internazionale di allora fu segnato dalle vicende della Somalia dell’anno precedente, con la morte di numerosi caschi blu, e dalla coincidenza temporale con le guerra in Jugoslavia. Di fronte all’opinione pubblica internazionale, nessun governante si sentì di sostenere la tesi che fosse opportuno andare a morire per Kigali. Anche in Ruanda i caschi blu, là inviati con mandato di interposizione, furono attaccati e uccisi (parlo dei paracadutisti belgi che difendevano il primo ministro ruandese) e i ripetuti allarmi del capo della missione furono sottovalutati dall’ONU anche per l’incredulità rispetto all’idea della pianificazione di un genocidio. Giocò la sua parte in negativo anche il manovrare della Francia di Mitterand. Così l’ONU rinunciò a garantire un’area di sicurezza per i Tutsi vittime del genocidio e la missione si limitò ad assicurare il rimpatrio degli stranieri residenti in Ruanda.

  27. Arduino il 27 marzo 2011 alle 17:46

    dimenticavo
    @maria
    Io penso che il problema dei nostri tempi sia la ricerca di modalità di intervento e di sostegno ai ribelli di paesi dittatoriali, ma non in base a interessi nazionali dei soccorritori o situazioni geopolitiche particolari come avviene in tutta evidenza adesso; secondo me l’ONU non è in grado di fare questo ,e del resto, se tale organismo venne realizzato all’indomani della fine della guerra in una situazione politica internazionale profondamente differente da quella odierna, qualcosa da modificare ci sarà di certo.

    Su questo sono d’accordo, al momento c’è l’ONU, c’è un formalismo di legalità basato sulla Carta dell’Onu stessa, c’è una capacità di mediazione, interposizione, di imposizione dell’ONU, ma ci sono anche la pesantezza burocratica, l’autoreferenzialità, la debolezza dell’ONU. Si può e si deve fare di meglio, ma a partire dalla considerazione del mondo e degli uomini quali essi sono, inclini alla pace ma anche alla guerra e alla violenza da almeno una cinquantina di secoli, per quello di cui si è trovato traccia

  28. maria il 27 marzo 2011 alle 18:06

    @arduino
    che gli insorti si possano percepire come partigiani e liberatori del loro paese si può anche comprendere, ma che tale analogia, di fatto, venga ripresa dalla coalizione internazionale che bombarda un paese che non ha fatto nessuna azione ostile verso le nazioni che la compongono e in nome dei diritti umani mi pare una mistificazione bella e buona e fatta in evidente malafede.

  29. georgia il 27 marzo 2011 alle 18:16

    Che piaccia o meno, gli insorti si percepiscono come i partigiani liberatori del loro paese e trovano nella Resistenza al nazismo l’analogia più vicina nella esperienza di molti paesi europei

    per la verità non sono gli insorti a percepire questa analogia ma semmai farid adly che non a caso abita, e fa il giornalista, in italia da tantissimi anni ed è quindi di cultura italiana, compreso la mania di paragonare tutto a quel periodo, hitler compreso (per indicare il male per antonomasia)
    Io non percepisco assolutamente questa analogia, anzi, perché non mi risulta che la guerra contro i nazisti sia stata fatta in seguito a una risoluzione dell’Onu;-)
    Detto questo anch’io ho provato fastidio (come helena) per l’atteggiamento di molta sinistra di cercare, prima ancora di aver capito, di delegittimare e ridicolizzare gli insorti e il loro consiglio nazionale transitorio, e questo indipendentemente dal fatto che io sia contro o a favore dell’intervento. Io sono contro (anche se ne riconosco l’utilità nell’aver evitato un massacro) perchè la guerra quando inizia,quando la si scatena, è difficile poi fermarla e l’eroico sarkozy (che in francia è diventato un mito) ha già l’occhio a pazzo di chi ha sentito l’odore del sangue. Speriamo bene ….

  30. Arduino il 27 marzo 2011 alle 18:26

    @maria
    ed è quello che scrive Adly, non c’è nessuna contraddizione dal suo punto di vista, lui scrive a nome dei libici, non a nome di Cameron o Sarkozy
    “Ecco, Gheddafi per noi libici rappresenta quello e i nostri ragazzi sono i nuovo partigiani. In questi momenti, i democratici di Tripoli vivono lo stesso sentimento di quei partigiani di Milano che lottavano per la liberazione in una città sotto le bombe degli alleati.”

  31. georgia il 27 marzo 2011 alle 18:47

    adly però sembra usare il paragone più per far capire agli italiani (che sono quel paragone capiscono ;-) il sentimeno dei libici che dopo 32 anni non ne possono più di gheddafi (e detto fra noi anche se gheddafi fosse il grande rivoluzionario che molti a sinistra ci vogliono far credere, dopo 32 anni sarebbe il caso di cambiarlo)
    Vivendo in italia adly si sarà rassegnato all’inutilità di cercare di spiegare cosa davvero pensino e sentano i libici … gli italiani sono così egocentrici che sono capaci di incazzarsi e indignarsi, con aria di superiorità, se a londra trovano una pizza fatta con la pasta mal lievitata ;-)

  32. georgia il 27 marzo 2011 alle 18:47

    che sono quel paragone capiscono

    scusate il SONO = SOLO

  33. arduino il 27 marzo 2011 alle 22:30

    @georgia
    Non mi pare le cose vadano alla grande per Sarkozy, si è preso una bella batosta anche nel secondo turno delle cantonali. Comunque c’è qualcuno che si porta avanti con il lavoro:

    http://www.washingtonpost.com/world/venezuelas-chavez-offers-supports-to-syrian-leader-amid-protests-blames-us-for-unrest/2011/03/26/AFFCkteB_story.html

  34. carmelo il 27 marzo 2011 alle 22:38

    @ ng
    scusa se scrivo con ritardo. vorrei cercare di interloquire con la tua posizione a partire dalle osservazion iche mi muovi

    dici
    “”””””
    Ti ricordo che le leggi internazionali non permettono a nessuno di interferire, e tanto meno di farlo militarmente, per risolvere le questioni di uno stato sovrano”””””

    Intanto ribadisco che le parole che usiamo sono ormai vuote e sterili.
    Le garndi potenze nel secolo scorso sono sempre interventute negl iaffari interni degli stati che tu definisci sovrani ma che forse sarebbe meglio dire “asserviti”.
    Gli stati uniti nel loro giardino di casa hanno promosso finanziato e appoggiato le dittature delle oligarchie locali che con la scusa dell’anticomunismo hanno insaguinato e affamato un intero continente sotto la benedizione della potenza usa.
    Lo stesso hanno fatto l’URSS e poi la russia e la Cina.
    In nome degli interessi geopolitici ed economici le grandi potenze si sono divertite a manovrare i conflitti locali.
    Sappiamo bene che al quaeda è un prodotto degli USA + Arabia saudita creato per combattere i sovietici in afganistan.
    Dopo il crollo del muro, il giocattolo si è rotto, i conflitti si sno moltiplicati fuori da ogn icontrollo.
    La follia USa ha immaginato di imporre la sua egemonia trascinando il mondo interro in due guerre stupide terribili ( i morti non sono i militari ma centinaia di migliaia di civili) che probabilmente hanno segnato il suo irrversibile declino.

    Non credo che l’intervento armato per via aerea sia e debba essere il modo attarverso il quale vengono liquidati i dittatori che per mezzo secol ohanno regnato in mediooriente affamando e togliendo ogni libertà.

    ma non credo nemmeno che siano giuste le posizioni di chi come te si dichiara pacifista (e ripeto, curiosamente sono praticamente identiche a quelle ciniche e razziste della destra), che si limita a proclamare il non intervento, ovvero un atteggiamento pilatesco (se la sbrighino loro !).

    e allora?

    allora bisogna che noi occidentali cii rendiamo conto di un po’ di cosette semplici semplici:

    E’ finito il giochetto di riempire di armi e potere le oligarchie locali, lasciate libere di terrorizzare e affamare i loro popoli in cambi odi una totale dipendenza verso le grandi potenze.

    E’ finito il giochetto secondo il quale 1/5 dell’umanità consumava (in modo osceno) i 4/5 delle risorse del pianeta.

    I popoli dei paesi arabi, non sonìgnano la rivoluzione comunista nè tantomeno la rivoluzione islamica deis edicenti terroristi.
    Quei popoli sognano le nostre libertà e il nostro benessere. IL NOSTRO STILE DI VITA.

    e allora se davvero siamo pacifisti, dobbiamo chiedere ai nostri governi di rinunciare a intervenire (altro che stati sovrani!) e appoggaire le oligarchie, di non vendere piu’ armi (ormai anche gli USA hanno capito che le guerre tecnologiche sono dispendiose e inefficaci e non se le possono permetetre più nemmeno loro) e di accettare un nuovo ordine internazionale dove le nazioni che non rispettano i principi democratici vengano isolate economicamente da tutta la comunità internazionale. Questo vale ovviamente per tutti anche per l’arabia saudita per esempio.

  35. robertobugliani il 27 marzo 2011 alle 23:50

    Finalmente si comincia a vedere, anche i nostri giornalisti embedded se lo lasciano sfuggire, di che pasta sono fatti i cosiddetti insorti. Un reportage ci mostra un soldato libico che ha rischiato il linciaggio e che viene portato via in auto, un altro servizio fa vedere un gruppetto di giovani neri in abiti civili catturati dagli insorti e definiti mercenari, uno di loro si affanna a dire che lui è solo un bracciante che lavorava in una fattoria, e il commento del giornalista fa capire che verranno giustiziati subito dopo.
    Del resto, in una guerra civile che può succedere di diverso? E cosa si può sperare da ex-ministri libici che compongono il cosiddetto governo di transizione? Quale democrazia hanno in mente i ragazzi di Sarkozy che sparano in aria col kalashnikov e danzano sui carri armati libici in fiamme colpiti dalla coalizione (a questo proposito la tv embedded francese è più onesta, perché fa anche vedere le bandiere francesi che sventolano costoro, e l’audio fa ascoltare i loro ringraziamenti a Sarko). Quale concezione di stato unitario e sovrano hanno coloro che sventolano le bandiere di re Idris, spuntate a centinaia? In tutte le insurrezioni, i rivoltosi hanno sempre messo le cose in chiaro esponendo fin da subito con comunicati e altro le loro ragioni di lotta, dicendo chi sono e cosa vogliono. Qui al di là delle grida di morte al dittatore, non si sente altro. Forse perché proclami e comunicati non sono stati ancora preparati dagli uffici di Londra e di Parigi.

  36. georgia il 28 marzo 2011 alle 00:57

    non so dove tu abbia sentito la notizia, però da aljazeera veniva invece detto che venivano arrestati e che sarebbero stati rimandati a casa solo dopo che gheddafi se ne fosse andato e sembra che davvero fossero mercenari …
    Molti giornalisti, ma anche naviganti di rete, hanno una netta preferenza per le notizie forti e truci ;-)

    Ad esempio che il video del cimitero (fatto passare per fosse comuni) fosse una bufala me ne ero accorta da me appena l’ho visto, ma che tale video e foto avesse circolato in rete addirittura mesi prima proprio non lo sapevo ascoltate questo video
    http://www.youtube.com/watch?v=nFN14FeGVzk

  37. robertobugliani il 28 marzo 2011 alle 10:38

    @ georgia
    la fonte è stato il tg 3, dunque dal campo interventista. Ma anche su aljazeera ci sarebbe da dire, visto che è stata tra i media che hanno sdoganato senza alcuna verifica la serie impressionante di bufale (dai diecimila morti della repressione alle foto del cimitero di Tripoli fatte passare per fosse comuni) messe in circolazione dalla dissidenza libica radicata a Londra. Comunque, a parte i “sembra che”, trovo che stiano dando ottima informazione certi giornalisti latinoamericani, dall’argentina Stella Calloni (la quale, in quanto argentina, ha avuto Videla, mica Berlusconi) al messicano Almeyra (il quale, in quanto messicano, ha avuto Salinas de Gortari, mica Berlusconi). La ragione mi pare soprattutto una: i latinoamericani sono abituati ad avere sul collo il fiato dell’impero a stelle e sbarre, e a trovarsi ogni mattina un bel Plan Condor che li aspetta, per cui sanno riconoscere, anche da lontano, i disegni “umanitari” dell’Impero, mentre qui, malgrado la vicinanza, la cecità sulle avventure neocoloniali della UE in salsa US è sovrana. E allora mentre qui si discetta di rivoluzione e gioventù (ma se l’età meia di quei paesi arabi

  38. robertobugliani il 28 marzo 2011 alle 10:40

    ops, errore di digitazione, ma concludo subito: mentre qui si discetta di rivoluzione e gioventù, là titolano gli articoli sulla Libia: “Gli avvoltoi volano sulla Libia”

  39. georgia il 28 marzo 2011 alle 11:04

    prima di tutto la storia è piena di imprevisti ;-) e non esistono disegni che valgano per sempre e che permettano di capire una volta per tutte … ma lasciamo perdere.
    Invece ci tengo a precisare che aljazeera quando mise in onda il video (NON parlò di fosse comuni) disse subito che non era affidabile e che non ne era stata controllata la provenienza. Poi per chi conosce un minimo le usanze musulmane era chiaro che quelle erano tombe normali, quello che non si sapeva era che il video avesse già circolato l’anno prima.
    Sulla bufala dei 50.000 feriti invece non so … ma davvero sono partite da londra le due bufale? e da dove precisamente? Io credevo le avessero messe in giro gli stessi rivoltosi della cirenaica (in base ad una logica al rialzo, comunissima in queste proteste nordafricane).
    Riguardo a rivoluzione e gioventù, tu saprai meglio di me che non esistono rivoluzioni giovanili o senili, di destra o sinistra, regionali o nazionali, esistono solo rivoluzioni e la caratteristica di una rivoluzione è che dentro c’è tutto, cioè tutti contro un regime (tutti anche l’esercito il cui passaggio è la caratteristica principale) … la marcatura della rivoluzione avviene dopo, quando vince qualcuno. Questo non toglie che da che mondo è mondo le rivoluzioni le inizino i giovani … Riguardo agli avvoltoi … beh quelli non mancano mai … rivoluzione o meno, è naturale che volino sulla libia mi meraviglierei del contrario ;-)

  40. alcor il 28 marzo 2011 alle 11:14

    Le immagini, e le facce terrorizzate di questi giovani ragazzi africani, neri, caricati sul pick-up, forse mercenari, forse no, ma chiaramente dei morti di fame pronti a fare qualsiasi cosa, sparare o vangare, per un salario da sopravvivenza, sono passate anche sulla prima rete, non si è visto che li fucilassero, ma tirava una brutta aria, come del resto c’era da aspettarsi.

  41. lorenzo galbiati il 28 marzo 2011 alle 11:34

    carmelo,

    ti risponderò presto anch’io sulle posizioni dei pacifisti, cmq se hai tempo potresti anche leggere i miei commenti su Andiam a guerreggiar che in parte già rispondono alle tue domande.

  42. georgia il 28 marzo 2011 alle 12:10

    alcor hai la possibilità di ritrovare quel video?
    perchè mi piacerebbe confrontare i prigionieri caricati sul pick up, con questi che non sembrano proprio immigrati contadini morti di fame, ma anzi sono ben palestrati
    http://www.youtube.com/watch?v=mepw_fIoSjI
    preso da qui
    http://robertobrumat.wordpress.com/2011/03/01/mercenari-arrestati/

  43. georgia il 28 marzo 2011 alle 12:12

    naturalmente quelli del video non sono stati giustiziati.
    certo i metodi di interrogatotio non saranno stati da educanda, non lo sono neppure dove la democrazia vige da centinaia di anni ;-)

  44. alcor il 28 marzo 2011 alle 12:30

    mi pare che siano state passate durante l’approfondimento del TG1 con il generale Jean, ci provo, ma non garantisco di trovarle

  45. georgia il 28 marzo 2011 alle 12:43

    poi impazza la guerra dei video e … non è che i gheddafiani trattino molto bene i propri prigionieri
    http://www.agoravox.it/Libia-il-video-che-testimonia-gli.html

  46. Ennio Abate il 28 marzo 2011 alle 16:37

    UNO PER RIFLETTERE PIU’ A FONDO SUI “GIOVANI” PROTAGONISTI DELLA “RIVOLUZIONE”:

    DA: http://www.sinistrainrete.info/geopolitica/1303-piero-pagliani-la-libia-e-limperialismo-un-deficit-di-analisi

    Dati gli avvenimenti che si susseguono e non da adesso nel fu Terzo Mondo, è necessario invece approfondire il ruolo e gli interessi dei giovani della emergente e composita classe media (che è quella di Twitter, non quindi “generazione Twitter” come scrissero sul Manifesto in occasione del tentativo di rivoluzione colorata in Iran, ma generazione e classe Twitter) e le loro relazioni con le “masse” suddette. Di solito sono relazioni strumentali, perché i loro interessi sono divergenti, e qui si vede quanto fuori dalla realtà siano i discorsi che accomunano l’Illuminismo antifeudale o i risorgimenti a quanto avviene nel Maghreb e nel Makresh, perché nel caso delle rivoluzioni borghesi europee il proto-proletariato era alleato alla proto-borghesia e la borghesia aveva una strategia nazionale. Qui invece sembrerebbe che la borghesia (per lo meno quegli strati che hanno accesso ai media) sia alleata col capitale internazionale e con chi ne tira le fila o li abbia come punti di riferimento, quanto meno culturali. Per questo le “opposizioni” vogliono l’intervento armato “democratizzante” occidentale (buona ultima la cosiddetta “opposizione siriana”). Per questo i loro slogan sono in Inglese. Il contendere è più liberismo, non meno liberismo. Questo è quanto si capisce, anche se dobbiamo tenere conto che solitamente la comunicazione coi nostri media avviene tramite una lingua occidentale e questo già filtra la posizione sociale e politica degli interlocutori locali.

    [SELEZIONATO DA “IL CONTRABBANDIERE”]

  47. arduino il 28 marzo 2011 alle 17:05

    @Ennio Abate
    cosiddetta “opposizione siriana”

    Non riesco a capire perché l’opposizione siriana debba essere virgoletatta e definita cosiddetta. Gli sparano addosso, li sbattono in carcere, li massacrano, cosa dovrebbero fare di più per guadagnarsi il rango di opposizione tout court?

  48. AMA il 28 marzo 2011 alle 20:42

    A parte Georgia che ve le suona, quanto siete inutilmente VERBOSI!

  49. Ennio Abate il 28 marzo 2011 alle 21:30

    @ arduino

    Condivisibile o meno, le virgolette a ‘opposizione siriana’ indicano il giudizio scettico di Pagliani nei confronti di questi movimenti che, come dice nello stralcio da me riportato, vogliono “più liberismo, non meno liberismo”; e quindi non si oppongono veramente al liberismo. Affermare questo non significa negare che vengono repressi.
    Ma è la mia interpretazione.
    Puoi chiedere direttamente all’autore andando all’indirizzo da cui ho ricavato la citazione. Sotto l’articolo c’è lo spazio commento.

  50. Vincenzo Cucinotta il 29 marzo 2011 alle 10:11

    Una breve notazione a questo dibattito e a quello sul post precedente.
    Non sarà che la condanna dell’intervento e l’attenzione concentrata sulle mire espansionistiche della Francia nasconde un’incapacità a cogliere lo spostamento del centro del mondo dall’occidente sviluppato, mentre la comprensione di questo spostamento del baricentro geopolitico verso la periferia dovrebbe convincerci dell’importanza di ciò che si muove in quei popoli, considerando così l’intervento occidentale come un disperato tentativo di mettere il cappello a quegli eventi che in realtà sfuggono a questi centri di potere?

  51. giorgio mascitelli il 29 marzo 2011 alle 12:00

    L’osservazione di Cucinotta è interessante, ma in realtà se si pensa alla teoria dei cicli di accumulazione di Arrighi, la fase imperialistica della potenza imperiale è proprio quella prossima alla crisi e dunque le due ipotesi non sono contrastanti, ma complementari. Questo naturalmente per la sola Libia, per quel che riguarda l’Egitto e gli altri paesi arabi senza petrolio, forse sarebbe utile un paragone con la rivoluzione arancione ucraina. Però confesso che è solo un’ipotesi non suffragata da particolari elementi di riflessione e conoscenza, dunque potrebbe anche essere campata per aria.

  52. andrea inglese il 29 marzo 2011 alle 21:00

    D’accordo con Cucinotta. Ma molti credono ancora che l’impero del bene (USA) goda di ottima salute. Anche se alcuni lo hanno annunciato da tempo, che è allo sbando (Todd, Wallerstin).



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